4 ottobre 6° secolo

San Vulgis

Vulgius

Sacerdote, Confessore ed Eremita

Festa
4 ottobre
Morte
4 octobre vers l'année 550 (naturelle)
Epoca
6° secolo

Discepolo di San Remigio nel VI secolo, Vulgis fuggì dagli onori della corte di Clodoveo per vivere quarant'anni come eremita a Troësnes. Celebre per aver salvato le mucche di un contadino dall'annegamento, divenne un taumaturgo ricercato. Morì ottuagenario nel 550 e rimane il protettore delle greggi a La Ferté-Milon.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 8

S. VULGIS O VULGIUS, SACERDOTE E CONFESSORE,

EREMITA A TROESNES, NELLA DIOCESI DI SOISSONS

Vita 01 / 08

Sacerdozio e umiltà

Elevato al sacerdozio, Vulgis si dedica alla predicazione e alle funzioni ecclesiastiche sotto la guida del suo prelato, nonostante un profondo timore di non essere all'altezza del suo incarico.

Quando si vide elevato alla dignità del sacerdozi o, Vul Vulgis Sacerdote e confessore, discepolo di san Remigio, eremita a Troësnes. gis fu colto da un santo timore e, la sua profonda umiltà facendogli considerare questo carattere come un onore di cui si credeva assolutamente indegno, divenne più esatto che mai nell'osservanza dei suoi esercizi, per rispondere con fedeltà alla santità del suo stato.

Ciò che lo rassicurò nel timore in cui si trovava di non adempiere abbastanza degnamente ai doveri del sacerdozio, fu la scelta che il suo prelato aveva fatto di lui e la risoluzione che aveva preso di obbedirgli in tutto ciò che gli avrebbe ordinato: non pensò dunque ad altro che a seguire ciò che gli sarebbe stato indicato da un così grande maestro. Dedicandosi interamente alle funzioni ecclesiastiche, aprì la bocca per annunciare al popolo la parola evangelica. Obbligato a far fruttare il talento che Dio gli aveva affidato, rese partecipi le chiese dell'abbondanza di tutte le luci di cui lo Spirito Santo lo aveva colmato.

Missione 02 / 08

Partecipazione alla conversione di Clodoveo

Discepolo di san Remigio, Vulgis partecipa attivamente all'evangelizzazione dei Franchi durante la conversione di Clodoveo e del suo esercito verso l'anno 500.

L'autore della sua vita nota che fu all'incirca in quel periodo, vale a dire verso l'anno 500, che il grande Clodoveo si convertì e che venne a Reims per ricevere il battesimo dalle mani di san Remig saint Remi Vescovo di Reims che battezzò Clodoveo. io. Non si deve dubitare che san Vulgis, suo fedele discepolo, abbia avuto una grande parte in questa azione, poiché non si trattava allora della sola conversione di Clodoveo, ma anche di quella di tutto il suo esercito e dei grandi del regno, i quali, come la storia ci insegna, abbracciarono, sull'esempio del loro monarca, la religione cristiana che san Remigio presentò loro. In effetti, questo raccolto appariva così abbondante che si aveva bisogno di un gran numero di operai, e che diversi celebri vescovi e santi sacerdoti, tra gli altri san Vedast saint Vaast Vescovo di Arras contemporaneo di Vulgis. o, che fu fatto vescovo di Arras, furono chiamati per annunciare le verità del Vangelo a un così numeroso esercito; così, sebbene san Vulgis non sia nominato, così come tanti altri che lavorarono a quest'opera, non si deve dubitare che, avendo il talento della predicazione, essendo animato dallo zelo per la gloria di Dio come lo era, e dimorando attualmente con san Remigio, che lo aveva associato alle cure e ai lavori del suo ufficio di pastore, egli abbia, di conseguenza, contribuito in molti modi alla conversione del re Clodoveo e di tanti altri Franchi che lo seguirono e abbracciarono la fede come lui. In effetti, le memorie della sua vita ci apprendono che, essendo stata riconosciuta la santità della sua vita dai principali signori della corte, essi furono così affascinati dalla sua virtù e dalla sua condotta che, non potendo privarsi della sua conversazione, lo obbligarono a rimanere a corte, contro tutte le sue inclinazioni, che tendevano solo al silenzio e al ritiro.

Vita 03 / 08

Rifiuto degli onori e partenza per la solitudine

Nonostante il suo successo a corte e la nomina a coadiutore di san Remigio, Vulgis sceglie di fuggire dalle dignità episcopali per ritirarsi nel deserto.

San Vulgis sostenne per un tempo questa situazione, che si poteva dire violenta nei suoi confronti; ma, sebbene la sua istruzione e il suo esempio producessero un frutto meraviglioso tra quel gran numero di signori, e sebbene fosse di uno straordinario aiuto al santo prelato che lo aveva scelto, e sul quale si riposava per un'infinità di cure legate al suo incarico pastorale, non poté resistere alla voce e al richiamo interiore della grazia che sembrava chiamarlo alla solitudine, e lo sollecitava a lasciare i rumori e gli imbarazzi della corte, per andare a godere in silenzio delle dolcezze della contemplazione nel deserto. Ciò che lo determinò interamente a prendere questa decisione e ad eseguirla al più presto, fu una certa voce che giunse alle sue orecchie, e gli fece conoscere che il popolo, che egli credeva troppo prevenuto in suo favore, progettava di elevarlo sul trono episcopale dopo la morte di san Remigio, già fiaccato dalla vecchiaia: e in effetti, questo santo prelato, che lo giudicava anche più degno di chiunque altro di occupare il suo posto, lo nominò poco tempo dopo suo coadiutore, con il consenso del popolo e di tutta la corte. La dignità alla quale Vulgis si vide elevato non fece che confermarlo nel suo proposito; la sua umiltà da una parte, il pensiero della sua salvezza e della sua perfezione dall'altra, e l'estrema ripugnanza che provava per le grandezze e per la molteplicità degli affari, gli fecero cercare i mezzi per sottrarsi ai suoi amici e per assentarsi dalla corte. San Remigio ne fu avvertito; vivamente addolorato, ne parlò al suo caro discepolo e fece tutto ciò che poté per trattenere un così eccellente soggetto, che aveva formato con tanta cura e da così tanto tempo; ma, dopo molte prove e conversazioni su questo punto, avendo riconosciuto i disegni di Dio su questo santo sacerdote, non poté rifiutargli il permesso di ritirarsi come desiderava; avendolo dunque abbracciato, con il volto bagnato di lacrime, gli diede la sua benedizione, e il nostro Santo lasciò con una gioia incredibile i suoi amici, la corte e tutte le dignità che gli venivano presentate.

Vita 04 / 08

Vita eremitica a Troësnes

Il santo si stabilisce nella foresta di Retz, a Troësnes, dove conduce per quarant'anni una vita di mortificazioni estreme e di preghiera nascosta.

Libero ormai da ogni sorta di vincolo, il giovane sacerdote andò a stabilirsi nell'Orceois, in un luogo selvaggio della foresta di Retz, sul pendio di una collina ai piedi della quale scorre il fiume Ourcq, chiamata T roësnes, Troësnes Luogo dell'eremo e della prima sepoltura del santo. a causa della pianta di questo nome che vi cresceva in abbondanza. Vi si vedono ancora i resti di una piccola cella che si dice sia stata costruita dalle sue mani, e vi si nota persino una forma di altare sul quale si crede che celebrasse il sacrificio della messa. Bisogna ammettere qui che l'eccesso di umiltà di questo santo solitario ci priva di beni grandissimi, togliendoci la conoscenza di ciò che praticò durante i quarant'anni in cui rimase nascosto nel seno di questo deserto. Dio solo e gli angeli hanno potuto essere testimoni delle sue mortificazioni, delle sue veglie, dei suoi digiuni e della sua orazione continua. Quale poteva essere il suo nutrimento in un luogo che non era affatto coltivato, e le cui terre erano allora interamente sterili? erano, senza alcun dubbio, alcune erbe selvatiche che trovava nella foresta, e il suo letto non poteva essere che la terra nuda. Vulgis ripercorreva così il modo di vivere dei più santi eremiti che lo avevano preceduto, e che prendeva come modelli della perfezione a cui aspirava.

Miracolo 05 / 08

Il miracolo delle mucche e la fama

Vulgis viene scoperto dopo aver resuscitato o salvato dalle acque le due mucche di un contadino, attirando da quel momento una folla di pellegrini e malati.

Era apparentemente il disegno del pio solitario di perseverare così fino alla morte, sconosciuto agli uomini e in una pratica continua della più severa ed esatta penitenza, se Dio, che non voleva che una così fulgida luce fosse ammirata solo dagli angeli, non avesse permesso che gli uomini ne avessero anch'essi qualche conoscenza, almeno verso la fine della vita di questo incomparabile penitente. Ecco l'occasione che lo fece scoprire. Un povero contadino dei luoghi circostanti, che non aveva che due mucche per tutta ricchezza, le condusse a pascolare in un prato poco lontano dalla montagna dove era situata la cella del nostro Santo; il fiume Ourcq, di cui abbiamo parlato, era allora molto grosso, e persino talmente straripato che non si poteva distinguere il letto ordinario dai luoghi della pianura che erano inondati: il che fece sì che le due mucche, credendo sempre di camminare su terreno fermo nelle acque che erano sulla superficie del prato, e arrivando infine sul bordo del fiume, in un punto molto profondo, vi caddero improvvisamente e vi annegarono, non avendo potuto scorgere le rive dove avrebbero potuto salvarsi. Nessuno avendo potuto dar loro un soccorso abbastanza pronto, il povero contadino a cui appartenevano, e che traeva da quegli animali la sua sussistenza e quella di diversi figli di cui era carico, vedendo questa disgrazia, cominciò a lamentarsi, a entrare in una specie di disperazione, e a lanciare grida così alte che la sua voce risuonò fino all'eremitaggio di san Vulgis il quale, apprendendo la desolazione in cui era quest'uomo povero, e spinto dalla sua carità a volerlo soccorrere all'istante, si avvicinò a lui, lo consolò, lo dispose ad avere una perfetta fiducia in Dio, e in seguito, avendo elevato gli occhi al cielo per fare la sua preghiera, fece il segno della croce sul fiume, e comandò ai due animali di uscirne. Cosa sorprendente! Il povero uomo e coloro che erano presenti li videro apparire e nuotare sopra l'acqua nello stesso momento. Si avvicinarono al luogo dove scorsero della gente, e vennero infine a slanciarsi con sforzo sul bordo della riva, poi si resero sane e salve presso il loro padrone.

Il nostro santo solitario non ebbe appena operato questa meraviglia, che il timore di riceverne lodi lo fece rientrare ben presto nella sua cara solitudine; ma Colui che gli aveva ispirato di compiere questa azione miracolosa di carità, volendo per questo mezzo far conoscere il suo merito, non permise che fosse più a lungo nascosto. Il rumore di un miracolo così pubblico si sparse presto per tutta la provincia: il povero contadino in favore del quale era stato fatto, pubblicava e raccontava da ogni parte la verità del prodigio; gli abitanti del luogo confermavano, come testimoni oculari, ciò che egli avanzava; si accorse da ogni parte per riconoscere l'uomo di Dio. La montagna dove era la cella del solitario cessò di essere un deserto: gli uni vi venivano per curiosità, per vedere un uomo a cui Dio aveva comunicato il potere di operare miracoli, gli altri per implorare il suo soccorso nelle loro malattie, alcuni per consultarlo nei loro dubbi, altri per chiedergli consigli nell'affare della loro salvezza; e tutti infine per ottenere da quest'uomo divino assistenza nei bisogni e nelle necessità pressanti in cui si trovavano.

San Vulgis, la cui carità non aveva alcun limite, e che si vedeva scoperto per un ordine della Provvidenza, non poteva più ormai né nascondersi, né rifiutare al suo prossimo soccorsi che sapeva di poter accordare. Rispondeva dunque con una dolcezza ammirevole a tutto ciò che si desiderava da lui; comprese bene che lo Spirito di Dio, che lo aveva condotto al deserto, per tenervelo nascosto agli occhi degli uomini per un tempo, gli ispirava, nella situazione in cui si trovava, di prodursi e di lasciarsi conoscere dagli stessi uomini per sollevarli nelle loro necessità e malattie corporee, e dare loro allo stesso tempo istruzioni e avvisi salutari per convertirli e farli uscire dalle loro cattive disposizioni spirituali. In effetti, sarebbe difficile raccontare tutte le cure miracolose che ha operato sui corpi, così come il numero infinito di conversioni che ha fatto riguardo alle anime; e si potrebbe dire, come apprendiamo dalla storia della sua vita, che bastava ai malati aver solo toccato le sue vesti per essere guariti; così era abbastanza per i peccatori aver assistito alle sue predicazioni, per ritornarsene tutti penetrati di contrizione e perfettamente disposti a lasciare i loro disordini e le loro cattive abitudini spirituali.

Vita 06 / 08

Morte del santo

Dopo aver predetto la sua fine, Vulgis muore verso l'anno 550 all'età di 80 anni, dopo aver ricevuto il viatico durante la sua ultima messa.

Ma il paese, che cominciava a godere abbondantemente dei frutti del ricco tesoro che gli apparteneva e che gli era stato così a lungo nascosto, non fu a lungo nella gioia di averlo finalmente scoperto e di possederlo, poiché appena questa bella luce fu tolta da sotto il moggio, per apparire sul monte dove era stata esposta, che la divina sapienza giudicò opportuno ritirarla per farla brillare in un luogo ben più onorevole, il soggiorno dei beati nel cielo.

Il nostro santo solitario, essendo dunque maturo per la patria celeste, dove doveva andare presto a ricevere la corona della gloria preparata per il suo merito, fu favorito da una rivelazione nella quale apprese il giorno del suo decesso; lo indicò persino a molti dei suoi amici che erano venuti a trovarlo; e sebbene si fosse preparato durante tutto il corso della sua vita alla morte, attraverso la mortificazione di tutti i suoi sensi e un perfetto distacco da tutte le cose della terra, tuttavia, essendo arrivato il felice e ultimo giorno che attendeva, offrì, secondo la sua consuetudine, il sacrificio della messa, dove ebbe ancora la felicità di ricevere la santa Eucaristia in forma di Viatico; e, essendosi presentato lui stesso al suo Dio, in quest'ultima azione, come una vittima che stava per essere consumata per la sua gloria, rese pacificamente il suo spirito al Creatore, il 4 ottobre, verso l'anno 550, all'età di ottant'anni, di cui ne aveva trascorsi quaranta nella solitudine.

Culto 07 / 08

Traslazione e culto a La Ferté-Milon

Nel 728, il signore Milon trasferisce le reliquie del santo da Troësnes verso il suo castello di La Ferté-Milon per meglio onorarle e proteggerle.

San Vulgis è il patrono di La Ferté-Milon: l La Ferté-Milon Città di cui san Vulgiso è patrono e dove riposano le sue reliquie. o si invoca soprattutto contro le malattie del bestiame.

## CULTO E RELIQUIE.

Essendosi sparsa la notizia della sua morte in tutto il paese, una folla immensa accorse ad assistere ai suoi funerali: non si credette di poter scegliere per la sua sepoltura un luogo più onorevole di quello che egli stesso aveva scelto con l'intento di nascondersi e di seppellirsi, per così dire ancora vivo, nelle ombre dei deserti e nella tomba di una profonda umiltà; fu dunque sepolto vicino alla sua cella, e fu lì che piacque a Colui che sa risollevare l'umiltà dei suoi servi, operare un'infinità di miracoli verso tutti coloro che venivano a implorare il soccorso del nostro Santo. Poco tempo dopo, si costruì in quel luogo una chiesa che fu dedicata all'apostolo san Pietro, poiché si scoprì che l'oratorio di san Vulgis era consacrato a questo Apostolo.

In seguito, Milon, che era il s ignor Milon Vescovo di Troyes che scoprì il corpo della santa nel 992. e più potente della provincia, giudicando che le preziose reliquie del Santo non fossero in abbastanza sicurezza, né in un luogo abbastanza onorevole, le fece rimuovere da Troësnes (728), e le pose nella cappella del suo castello, dedicata a san Sebastiano. Si era dato a questo castello il nome di La Ferté-Milon (*Firmitas Milonis*), a causa del signore a cui apparteneva: era allora uno dei più rari e magnifici edifici che vi fossero nel paese. Questo potente signore fece riporre il corpo di san Vulgis in una cassa d'argento, che si vede ancora ne lla chiesa di L châsse d'argent Reliquiario contenente il corpo intero del santo, esaminato nel 1643. a Ferté-Milon, con un busto anch'esso d'argento che fece realizzare per deporvi il capo del Santo. Fu anche in questo stesso periodo che Milon, volendo risarcire in qualche modo il paese di Troësnes, e conservare a perpetuità la memoria del luogo dove il santo solitario aveva praticato una così lunga e dura penitenza e dove aveva operato così grandi meraviglie, vi fece erigere una tomba di pietra sostenuta da quattro pilastri, che si vede nella chiesa di questo villaggio. La figura del santo solitario è in altorilievo su questa tomba. Vi appare rivestito dei suoi abiti sacerdotali, con un calice tra le mani; e, a testimonianza del primo miracolo che fece in favore del contadino di cui abbiamo parlato, si è posta sopra i suoi piedi la figura dei due animali ai quali rese la vita. Diversi gentiluomini di singolare pietà si sono fatti una devozione di succedersi in questo luogo per lo spazio di più di cinquecento anni, cercando di imitare le virtù straordinarie del Santo che vi aveva stabilito un tempo la sua dimora, e per il quale avevano concepito una stima e una venerazione particolari.

Miracolo 08 / 08

Miracoli e protezioni postume

Il testo riporta i castighi divini contro coloro che tentano di spostare la sua tomba, così come la protezione della città contro i Lorenesi e le epizoozie.

È accaduto in diverse occasioni che un odore soavissimo si sia sprigionato dalla tomba del nostro Santo, come per segnare quale fosse stato il buon odore delle virtù che questo pio solitario diffondeva un tempo nel paese; e si pretende anche che Dio abbia fatto conoscere attraverso diversi eventi di non approvare il disegno di coloro che volevano, sebbene con buone intenzioni, rimuovere la sua tomba di pietra che si trova a Troësnes, per darle un altro posto in questa chiesa; si aggiunge che ciò è costato persino la vita a coloro che hanno tentato di farlo, così come agli operai di cui ci si era serviti a tale scopo. Un verbale, redatto in buona forma nel 1611, fa menzione, tra l'altro, di due muratori che, lavorando in questa chiesa, vicino alla tomba di san Vulgis, ebbero la curiosità, nonostante il divieto che era stato loro imposto, di scavare fino sotto la figura del Santo, che è in rilievo su questo piccolo mausoleo; nonostante il gradevole odore che uscì subito da quel luogo, e che fu sentito da un gran numero di persone, i due operai, sia per punizione della loro temerarietà, sia a causa dell'estremo spavento da cui furono colti, morirono nello stesso anno, dopo alcuni mesi di una vita tutta languida.

Accadde qualcosa di simile nel 1691: due muratori, così come colui che li aveva messi all'opera, morirono quell'anno, dopo aver trasportato la tomba del nostro Santo dal luogo in cui si trovava in un altro della stessa chiesa. Si aggiunge che altri due operai, avendo ancora lavorato per fare un'apertura vicino alla stessa tomba di san Vulgis, per seppellirvi colui che era stato l'autore del trasporto di cui abbiamo parlato, poiché era un uomo di distinto merito, morirono anch'essi lo stesso anno; e che colui che li aveva destinati a questo lavoro, sebbene per un motivo lodevole, rimase tuttavia, per lo spazio di quattro mesi, in un languore al quale i medici non potevano apportare alcun rimedio, non conoscendone la causa. Un sant'uomo, molto esperto, avendogli esposto che la sua malattia poteva ben essere sopraggiunta per aver avvicinato troppo alla tomba di san Vulgis la sepoltura del personaggio che aveva seppellito in quella chiesa, il malato, approfittando della riflessione e guardando ciò che aveva fatto come una colpa, ricorse subito a san Vulgis, chiedendogli la liberazione dalla sua infermità, e recuperò la sua prima salute per questo mezzo.

Lasciamo tuttavia alla libertà del giudizioso lettore di portare il giudizio che vorrà su questi fatti. Ciò che abbiamo di più certo è il verbale che Monsignor Le Gras, vescovo di Soissons, fece redigere nel 1643 a La Ferté-Milon, e dal quale appare che, essendosi recato in quel luogo con i suoi ufficiali per farvi l'apertura della cassa di san Vulgis, alla presenza di un'infinità di persone distinte che vi si erano recate per essere testimoni di questa cerimonia, e di diversi medici chiamati per fare ciò che era della loro arte, si trovò in questa cassa il corpo intero del nostro Santo. I medici, esaminando scrupolosamente tutte le parti, giudicarono, dalle ossa, che san Vulgis era stato un uomo forte, grande e potente di corpo, e che sembrava essere vissuto fino a una grande vecchiaia. Si ebbe ancora la soddisfazione e la gioia di trovare in questa cassa un rotolo di pergamena, dove le seguenti parole sono scritte in lettere gotiche e perfettamente ben formate, ciò che si assicura essere una testimonianza della loro antichità: Corpus sancti Vulgisii, filioli et discipuli sancti Remigii, Rhemenris archiepiscopi: «Ecco i Corpus sancti Vulgisii Sacerdote e confessore, discepolo di san Remigio, eremita a Troësnes. l corpo di san Vulgis, figlioccio e d sancti Remigii Vescovo di Reims che battezzò Clodoveo. iscepolo di san Remigio, arcivescovo di Reims».

Si trovò ancora, nella stessa cassa, un verbale dell'anno 1543, riguardante la traslazione di questa cassa nella città di Soissons, a causa di alcune riparazioni che vi si dovevano fare. Monsignor di Soisson Soissons Luogo di nascita e di morte di Goffredo. s, che compiva questa cerimonia con una devozione molto tenera, non potendo nemmeno fermare le lacrime che scorrevano dai suoi occhi, trasse, col consenso delle parti interessate, le due mascelle del corpo del Santo, una delle sue costole e un osso di san Sebastiano, antico patrono della cappella del castello. Lasciò questo osso di san Sebastiano e una mascella di san Vulgis alla chiesa di La Ferté-Milon, e li si incastonò in seguito in un reliquiario d'argento, rappresentante la figura di un angelo che li porta sulla testa. Per quanto riguarda la seconda mascella e la costola di san Vulgis, le portò a Soissons, dove non appena arrivato, fece fare una processione generale, nel mezzo della quale portò queste due reliquie allo scoperto, in un ricco bacino d'argento. In seguito, ne donò una all'abbazia di Notre-Dame di Soissons e si riservò l'altra. Monsignor di Bourlon, suo successore, l'ha da allora fatta incastonare in un prezioso reliquiario. Era rimasto un solo dente alla chiesa di Troismes, che possedeva un tempo tutto il corpo; ma, nel 1652, le fu sottratto dai Lorenesi, che vollero avere la soddisfazione di possedere nel loro paese alcune particelle delle reliquie di un così grande Santo.

La città di La Ferté-Milon attribuì alla protezione di san Vulgis, suo patrono, il non essere stata saccheggiata e distrutta dall'esercito dei Lorenesi, che erano tutti disposti a dare l'assalto a quella piazza, se le preghiere che si rivolsero al cielo per intercessione del protettore di questa città non avessero fatto cambiare il loro disegno. Terminiamo riportando ciò che accadde nel 1714, riguardo al bestiame che moriva da ogni parte, il che causava un'afflizione estrema a tutto il popolo. Tutta la provincia e persino i paesi vicini ricorsero al potere di san Vulgis; un'infinità di processioni arrivavano senza sosta da ogni parte alla sua chiesa, per farvi le loro preghiere e celebrarvi messe solenni. Si è ricevuto in questa occasione un così potente soccorso da questo santo avvocato, che non si fa alcuna difficoltà ad assicurare che i due luoghi che hanno san Vulgis come patrono non abbiano perso, nel disastro che si faceva sentire altrove, nessuna delle loro bestie, nel tempo delle malattie che regnavano ovunque.

Cf. Acta Sanctorum, 1° ottobre.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Discepolo di san Remigio a Reims
  2. Presunta partecipazione alla conversione di Clodoveo e del suo esercito intorno al 500
  3. Nomina a coadiutore di san Remigio
  4. Ritiro solitario di quarant'anni nella foresta di Retz a Troësnes
  5. Miracolo delle mucche resuscitate o salvate dalle acque dell'Ourcq
  6. Morto all'età di ottant'anni dopo aver celebrato la messa

Miracoli

  1. Resurrezione o salvataggio miracoloso di due mucche annegate nell'Ourcq
  2. Guarigioni tramite il contatto con le sue vesti
  3. Soave profumo che si sprigiona dalla sua tomba
  4. Punizioni mortali per coloro che hanno tentato di spostare la sua tomba
  5. Protezione di La Ferté-Milon contro l'esercito dei Lorenesi nel 1652

Citazioni

  • Corpus sancti Vulgisii, filioli et discipuli sancti Remigii, Rhemenris archiepiscopi Rotolo di pergamena trovato nel reliquiario

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo