Sant'Apollinare di Valence
VESCOVO DI VALENCE E CONFESSORE
Vescovo di Valence e Confessore
Proveniente da un'illustre famiglia di Vienne, Apollinare divenne vescovo di Valence nel VI secolo, risollevando una diocesi in rovina. Difensore della disciplina ecclesiastica, fu esiliato dal re Sigismondo prima di guarirlo miracolosamente. Morì nel 520 dopo una vita segnata da numerosi miracoli e da una grande fermezza apostolica.
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SANT'APOLLINARE,
VESCOVO DI VALENCE E CONFESSORE
Contesto storico e origini familiari
Apollinare nasce a Vienne verso il 453 in un'illustre famiglia cristiana, mentre la Gallia è devastata dalle invasioni barbariche e la sede di Valence è vacante.
La chiesa di Valence versava in uno stato deplorevole quando Dio le donò il più illustre e il più santo dei suoi vescovi. In quell'epoca, infatti, la Gallia, asservita da lungo tempo sotto la dominazione romana, era devastata dai popoli del Nord, gli Unni, gli Alani, i Goti, i Visigoti, i Franchi e i Burgundi. La monarchia che questi ultimi fondarono, verso l'anno 414, comprendeva la città di Valence. Per colmo di sventura, Massimo, vescovo di questa città, che ne occupava la sede dal 419, aveva scandalizzato il suo popolo con una vita sregolata e criminale. Il suo posto era rimasto vacante per mezzo secolo. Infine piacque a Dio di colmarlo con un santo, Apollinare.
Egli discendeva Apollinaire Discepolo di Massimo e futuro vescovo di Valence. da una delle più antiche e illustri famiglie delle Gallie. Annoverava tra i suoi antenati patrizi, senatori, pontefici, non meno celebri per la loro pietà che per i servizi resi alla Chiesa e allo Stato. Ebbe per padre san Isicio e per madre la beata Audance. Il primo, rives tito dapprim saint Isique Padre di san Apollinare e vescovo di Vienne. a della dignità senatoria, vi aveva rinunciato per entrare nel sacerdozio, e dopo la morte di san Mamerto, verso l'anno 472, fu elevato sulla sede di Vienne, per il merito fulgido delle sue virtù, ancor più che per l'illustrazione della sua nascita; l'altra, degna sposa di un Santo, aveva costantemente offerto nella sua persona il felice connubio di tutte le qualità che si possono desiderare in una madre cristiana; il Signore le aveva dato quattro figli: due maschi e due femmine. La maggiore di queste morì giovane e non è quasi conosciuta; ma Fuscina, sua sorella, ha meritato giuste lodi per la sua innocenza e per il suo amore per la verginità; ella camminò, durante il corso di tutta la sua vita, sulle orme dei suoi due fratelli, dei quali il primo, Apollinare, illustrò la sede episcopale di Valence, e il secondo, chiamato Avito, quella della metropoli di Vienne. Consacra ta di Avite Fratello di sant'Apollinare e arcivescovo di Vienne. buon'ora al Signore, Fuscina fu per i due prelati oggetto di tenera sollecitudine.
Isicio e Audance abitavano a Vienne, e fu in questa città che nacque sant'Apollinare, verso Vienne Sede episcopale e città principale dell'azione del santo. l'anno 453. Di buon'ora, si distinse per la sua candidezza, la sua modestia, la sua pietà. I suoi genitori curarono la sua prima educazione; ma essendo morta Audance e Isicio impegnato nel sacerdozio, il piccolo Apollinare fu messo sotto la guida di san Mamerto, arcivescovo di Vienne.
Formazione ed elezione all'episcopato
Educato da san Mamerto e poi ordinato da suo padre sant'Isichio, fu eletto vescovo di Valence nel 486 per riformare una diocesi in decomposizione.
Morto san Mamerto nel 472 e succedutogli sant'Isichio sulla sede di Vienne, Apollinare, che giungeva allora al suo ventesimo anno e si preparava alla ricezione dei santi Ordini, raddoppiò lo zelo e il fervore nella pratica di tutte le virtù. Suo padre lo giudicò presto degno di essere elevato al sacerdozio e di condividere con lui la sollecitudine pastorale. Lo applicò dunque a diverse funzioni del ministero ed ebbe la felicità di vederlo adempierle con tanta fede, dedizione e frutto, che riconobbe fin da allora che Dio lo destinava ai primi incarichi della Chiesa.
Verso l'anno 486, i vescovi della provincia, dopo aver cercato invano un vescovo capace di rigenerare la Chiesa di Valence, posarono gli occhi su Apollinare, di trentatré anni. Gli annali della Chiesa di Valence non ci dicono quasi nulla della vita di questo incomparabile pastore durante i primi anni del suo episcopato; sappiamo solo che, appena giunto nella sua diocesi, mise mano all'opera con tanta fede, dedizione e saggezza; che cominciò dapprima a riformare il clero, in mezzo al quale si erano insinuati innumerevoli abusi; che si applicò poi a confondere l'eresia, a reprimere i cattivi costumi, a risvegliare ovunque lo zelo per le buone opere, resuscitando lo spirito di carità che le ispira, e che infine, sia con le sue predicazioni, sia con i suoi esempi e la santità della sua vita, riuscì a rinnovare in poco tempo il volto di tutta la sua diocesi. Fu così che la sede episcopale di Valence recuperò presto il suo antico splendore, e che i valentinesi non pensarono più che a benedire il nome di Apollinare.
Lotta contro le eresie e concili
Il santo partecipa attivamente alla difesa dell'ortodossia contro l'arianesimo e l'eutichianesimo, e si distingue al concilio di Epaone.
Il santo Prelato aveva dunque ben compreso l'importanza e tutta l'estensione della missione che gli era stata appena affidata; la adempiva con uno zelo senza confini; ma presto le sue forze esaurite tradirono il suo coraggio, e la sua salute declinando poco a poco, cadde in una malattia pericolosa. L'intera città ne concepì un dolore estremo; la costernazione fu generale; ci si mise in preghiera, da ogni parte si sollecitò la sua guarigione. Il malato guarì, e trovandosi presto in grado di poter sopportare il viaggio, lo portarono a Vienne, in seno alla sua famiglia, al fine di affrettare in modo più sicuro la sua completa guarigione. Arrivato in questa città, Apollinare non vi trovò più suo padre, sant'Esichio; questo pio Pontefice era morto colmo di giorni e di meriti, e già diversi miracoli operati alla sua tomba attestavano la sua santità e la gloria di cui godeva in cielo. Sul seggio che aveva illustrato con le sue virtù era stato elevato sant'Avito, il secondo dei suoi figli e fratello del santo vescovo di Valence.
Qualche tempo dopo, il nostro santo Prelato si allontanò da Vienne e si recò a Lione, non si sa per quale motivo. Appena vi fu arrivato ricadde malato, e in pochi giorni si trovò ridotto agli estremi. San Vivenzio, arcivescovo di Lione, avendolo saputo, accorse prontamente presso di lui e gli prodigò ogni sorta di cure; ma Apollinare non aveva ancora compiuto la sua missione; Dio lo guarì miracolosamente e lo restituì alla sua Chiesa, che reclamava con lacrime la sua presenza in mezzo ad essa. Lo zelante Prelato riprese con nuovo ardore il corso dei suoi lavori apostolici, e non si allontanò più dalla sua diocesi fino verso l'anno 499, epoca in cui fu invitato alla celebre conferenza dei vescovi cattolici della Borgogna con gli Ariani, tenutasi a Lione davanti al re Gundobado.
Confuse gli Ariani davanti al re, che mostrò molto rispetto per il cattolicesimo, e il cui figlio e successore, Sigismondo, vi si con Sigismond Re di Borgogna a cui Pélade predisse la rovina. vertì. Prese con sant'Avito e molti altri vescovi della Gallia la difesa di papa Simmaco, ingi ustamente acc pape Symmaque Papa difeso da Apollinare. usato. Prese parte alla lettera che Avito indirizzò a papa Ormisda, per aderire al decreto pronunciato da questo Papa contro l'eresia di Eutiche.
Si distinse tra i Padri del concilio di Epao ne, presieduto d concile d'Epaône Concilio provinciale tenutosi nel 517 per organizzare la Chiesa nel regno burgundo. a sant'Avito, arcivescovo di Vienne, e san Vivenzio, arcivescovo di Lione. Epaone è probabilmente Saint-Romain-d'Albon, a sei leghe a sud di Vienne. Vi si fecero quaranta canoni per riformare la chiesa di Borgogna.
Il conflitto con Sigismondo e l'esilio
Per aver condannato il matrimonio incestuoso di un favorito reale, Apollinare viene esiliato a Sardinie dal re Sigismondo di Borgogna.
Poco tempo dopo, si distinse ancor più per l'energia e la fermezza che dispiegò per il mantenimento della santa disciplina nel primo concilio di Lione, tenutosi lo stesso anno di quello di Epaone o l'anno successivo. Ecco l'occasione: Stefano, favorito, prefetto del fisco o tesoriere del risparmio di Sigismondo, r e di Borgogna, viveva in un Sigismond, roi de Bourgogne Re di Borgogna a cui Pélade predisse la rovina. incesto scandaloso a causa del matrimonio che aveva contratto con Palladia, sorella della sua prima moglie. Questo matrimonio non poteva essere considerato un'unione legittima da pastori istruiti sulle regole della Chiesa. Stefano, invitato a separarsi da Palladia, rispose con un rifiuto. I vescovi delle province di Vienne e di Lione decisero di far cessare lo scandalo e si riunirono nell'ultima di queste città. San Apollinare vi accorse con Seculace, vescovo di Die, e Vittore, vescovo di Grenoble. Riuniti nel numero di undici, sotto la presidenza di san Viventiole, i prelati, senza avere riguardo al credito del colpevole, lo esclusero dalla comunione dei fedeli e lo ridussero alla penitenza, secondo i canoni della Chiesa che avevano appena rimesso in vigore al concilio di Epaone. Stefano, adirato per questa misura che il suo accecamento aveva reso fin troppo necessaria, si lamentò con Sigismondo della condotta dei prelati come di un insulto fatto alla sua persona reale. Il principe, sia per debolezza verso il suo favorito, sia per ignoranza delle regole ecclesiastiche, si lasciò prevenire e, cedendo alle insinuazioni del suo ministro, prese apertamente le sue difese, minacciò i vescovi della sua ira e intimò loro l'ordine di non uscire da Lione finché non avessero riammesso l'incestuoso nella comunione della Chiesa. Ma i prelati seppero mostrare che, degni successori degli Apostoli, temevano più il Signore che le potenze della terra; si riunirono di nuovo e, dopo aver confermato la sentenza di scomunica che avevano lanciato contro Stefano e Palladia, sottoscrissero, prima di separarsi, una convenzione notevole di cui ecco il tenore:
« Dopo aver preso tutti insieme la risoluzione di non riconoscere mai il matrimonio incestuoso di Stefano, ma di opporci sempre con una fermezza incrollabile a unioni così illegittime, ci riuniamo tutti ancora per convenire tra noi che se il re o i suoi ministri biasimano ciò che abbiamo appena fatto, se infliggono la minima punizione a qualche prelato dell'assemblea, subito tutti gli altri dichiareranno di voler condividere le sue pene o le sue sofferenze; che se il re continua a minacciarli e si separa dalla loro comunione, essi si ritireranno immediatamente in qualche monastero e vi rimarranno finché non gli piaccia di lasciarsi piegare ».
San Apollinare fu colui che si distinse maggiormente in questa lotta memorabile. Così la tempesta cadde su di lui in modo più sensibile. Sigismondo gli rivolse amari rimproveri e lo minacciò di esilio; ma i prelati, avendo preso le difese del loro venerabile collega, il re fece circondare il luogo dove erano riuniti e, essendosi assicurato delle loro persone, ordinò di condurli tutti a Sardinie, piccola città non lontano da Lione. Questo tra ttamento Sardinie Luogo di esilio del santo vicino a Lione. ingiurioso non abbatté affatto il coraggio dei nostri confessori; essi si felicitavano, al contrario, di essere stati giudicati degni di soffrire persecuzione per la giustizia, e addolcivano i rigori del loro esilio dedicandosi alla preghiera e incoraggiandosi a vicenda con pii colloqui. Il re, vedendoli inflessibili e tornato poco a poco dalle sue odiose prevenzioni, permise loro infine di tornare nelle loro diocesi; ma, sempre irritato contro il vescovo di Valence, gli ordinò di restare nel luogo della sua prigionia. Apollinare si sottomise umilmente; per quanto desideroso fosse di rivedere la sua Chiesa dove tutti sospiravano il suo ritorno, non fece sentire alcuna parola di lamentela o di mormorio. Gli altri prelati avrebbero volentieri acconsentito a non allontanarsi da un collega per il quale avevano tanta stima quanta venerazione, ma Apollinare stesso rappresentò loro i bisogni dei loro greggi e li esortò vivamente a partire, chiedendo loro come unica consolazione di pregare Dio per lui prima di lasciarlo. Tutti allora caddero in ginocchio e, sciogliendosi in lacrime, benedissero il Signore per l'eroica generosità del santo Vescovo e lo scongiurarono di abbreviare il tempo del suo esilio; poi, gettandosi al suo collo, lo abbracciarono piangendo e gli prodigarono ogni sorta di consolazione. Questi addii così fraterni toccarono profondamente il cuore di san Apollinare; ma quale non fu il suo dolore quando si accorse del vuoto immenso che la partenza dei prelati aveva fatto attorno a lui e che, pensando ai bisogni della sua Chiesa, non vedeva alcun termine ai rigori che lo tenevano lontano da essa.
Miracoli in esilio e riconciliazione
Dopo aver fatto scaturire una fonte miracolosa, guarisce il re Sigismondo a distanza grazie al suo mantello, ottenendo così la propria liberazione.
Il re di Borgogna, infatti, sembrava aver risolto di vendicarsi su di lui solo dell'inesorabile fermezza di tutti i vescovi che avevano così giustamente umiliato il suo favorito. Apollinare mancava di tutto nel luogo del suo esilio; non avrebbe avuto nemmeno dell'acqua da bere se Dio non gliela avesse procurata con un miracolo eclatante. Rinchiuso, senza dubbio, in un recinto abbastanza stretto, dove non c'era né pozzo né fontana, si mise in preghiera e, chiamando uno dei suoi servitori, gli disse: «Scavate la terra in questo punto, ne scaturirà una fonte, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Cosa che si verificò immediatamente. La fonte non si prosciugò più durante il soggiorno del santo Pontefice in quel luogo. Ma subito dopo la sua partenza, la si vide disseccarsi prontamente, come per non lasciare alcun dubbio sulla verità del prodigio. Già un anno era trascorso da quando sant'Apollinare gemeva così in prigione, lontano dal suo gregge desolato e senza alcuna speranza di liberazione; poiché Sigismondo non voleva nemmeno sentir parlare di lui. Ma Dio, che ride dell'ira dei re come della loro potenza, non dimenticò il suo servitore e si fece carico egli stesso della sua giustificazione. Sigismondo, colpito improvvisamente da una malattia pericolosa, si vide ridotto in pochi giorni all'estremo. Sotto la mano dell'Altissimo che lo colpisce, il persecutore apre gli occhi e si ricorda del vescovo di Valence. Chiama a sé la regina, sua sposa, e aprendole il cuore straziato dal rimorso, sconfessa i maltrattamenti che ha fatto subire al santo vescovo e la scongiura di inviare qualcuno da lui per sollecitare la sua guarigione.
La regina, che conosceva Apollinare e che era piena di venerazione per le sue virtù, applaudì di gran cuore al desiderio dell'augusto malato e, dirigendosi presto verso il borgo di Sardinie, andò a gettarsi ai piedi del santo Vescovo, gli chiese perdono per il re, suo sposo, e lo scongiurò di voler tornare con lei a corte, dove era atteso a braccia aperte. Stupito da questa richiesta, il beato Pontefice si raccoglie davanti al Signore, poi protesta che, lasciando il luogo del suo esilio, si recherà a Valence, in seno al suo gregge, e non nel palazzo del re, dove la sua presenza era inutile. Questa risposta non scoraggiò la regina, animata da una fede viva e da una fiducia senza limiti; sempre prostrata ai piedi di sant'Apollinare che innaffiava con le sue lacrime: «Signore», gli disse, «se non volete seguirmi dal re, mio sposo, degnatevi almeno di permettere che io porti via il vostro mantello; lo stenderò su di lui e sono certa della sua guarigione». Vinto da tante lacrime e da tanta fiducia, Apollinare si spoglia del suo mantello e lo mette tra le mani della pia regina, che, tornata dal malato, si affretta a rivestirlo e ha la felicità di procurargli all'istante una guarigione che è tanto subitanea quanto completa e meravigliosa. Poche ore dopo, il re di Borgogna va a prostrarsi a sua volta ai piedi di Apollinare, confessando con dolore l'ingiustizia dell'esilio al quale lo ha condannato e diffondendosi in azioni di grazie per il beneficio che ha appena ricevuto. Dà contemporaneamente ordini per far condurre il santo prelato nella sua diocesi, e la città di Valence lo vide arrivare tra le sue mura prima ancora di aver ricevuto la notizia della sua miracolosa liberazione.
Apollinare fu accolto dai Valentinois come un padre dai suoi figli, tra i trasporti della gioia più viva; sant'Ilario e sant'Atanasio, rientrando nelle loro chiese dopo grandi e gloriosi combattimenti, non erano stati ricevuti con più entusiasmo e allegrezza. Tutti i vescovi della Borgogna, e in particolare quelli della provincia di Vienne, gli scrissero per congratularsi. Sant'Avito soprattutto, naturalmente più sensibile degli altri alla felicità del suo fratello, gli espresse nei termini più affettuosi la gioia che ne provava. Nulla è più toccante della lettera che gli scrisse in quell'occasione e che si trova ancora tra quelle che ci restano di questo illustre prelato.
Pellegrinaggio in Provenza e ultimi miracoli
In età avanzata, viaggia verso Arles e Marsiglia, moltiplicando le guarigioni e gli atti di carità prima di tornare a Valence.
Apollinare aveva sessantaquattro anni quando tornò dalla Sardegna, dopo la guarigione del re di Borgogna; i rigori dell'esilio non avevano affatto alterato le sue forze, né indebolito il suo zelo; conservava sempre quell'energia che era il fondamento del suo carattere, e fino verso la fine dei suoi giorni non cessò di lavorare con ardore per la salvezza del suo gregge. A sessantasette anni, volle andare in pellegrinaggio alla tomba di san Genesio, in Provenza, e visitare passando l'arcivescov o di Arles, s saint Césaire Arcivescovo di Arles e mentore di Cipriano. an Cesario, uno dei suoi più illustri amici. Si imbarcò dunque sul Rodano, accompagnato da un sacerdote di nome Salutaris, da un diacono e da alcuni servitori. Il viaggio fu dapprima abbastanza felice; ma giunti vicino ad Avignone, la barca nella quale il nostro Santo si era addormentato rischiò di essere sommersa dai flutti. Corsero subito da lui. I suoi servitori lo svegliarono, ed egli disse loro: «Non temete nulla, è la potenza del demonio che ha scosso la nostra barca, ma il Signore è qui, continuiamo il nostro cammino in tutta fiducia». Nello stesso istante gli fu riferito che un giovane dell'equipaggio, di nome Alysius, caduto improvvisamente malato, era in preda a violenti dolori. Apollinare fece venire Salutaris e gli disse: «Andate a pregare accanto a questo malato e lo guarirete nel nome del Signore». Salutaris obbedì, e il giovane fu guarito all'istante. Alla vista di questo prodigio, tutto l'equipaggio, cadendo in ginocchio, si mise in preghiera e, da Avignone fino ad Arles, non si cessò di benedire Dio per il potere che accordava al santo Pontefice. Informato del suo arrivo, san Cesario accorse al suo incontro, seguito da diversi magistrati e da una folla numerosa; lo condusse come in trionfo fino alla sua dimora, dove, per alcuni giorni, Apollinare fu oggetto delle attenzioni più toccanti, dell'ammirazione e del rispetto di tutti coloro che ebbero la fortuna di avvicinarlo.
Tra le persone che testimoniarono maggiore premura nel vederlo vi furono due suoi stretti parenti di nome Partenio e Ferreolo: occupavano un rango molto distinto nel mondo, e non erano meno raccomandabili per la loro pietà che per l'illustrazione della loro nascita; fecero al nostro Santo magnifici doni; ma, subito dopo la loro partenza, egli volle che fossero venduti e che se ne desse il ricavato ai poveri. Poco tempo dopo, una dama, anch'ella parente di Apollinare, venne a presentarsi a lui e lo scongiurò di seguirla fino a Marsiglia dove risiedeva la sua famiglia. Le sue insistenze gli avendo ottenuto questo favore, il Santo abbracciò teneramente l'arcivescovo di Arles e si mise in cammino dopo aver affidato a uno dei suoi servitori una somma considerevole per i poveri che avrebbe incontrato durante il viaggio. Il servitore, avendo ricevuto questa somma, la chiuse in una borsa che perse per strada; desolato per questo contrattempo, andò tutto in lacrime a riferirlo al diacono del santo vescovo; il diacono gli disse: «Abbiate fiducia, il Santo ha destinato questo denaro ai poveri, non può perdersi, tornate sui vostri passi, lo ritroverete». Il servitore, rassicurato da queste parole, si mise alla ricerca della borsa e, qualche ora dopo, la ritrovò in mezzo alla strada dove sembrava essere sfuggita fino ad allora all'occhio di tutti i passanti.
Trapasso e visione celeste
Apollinare muore nel 520 dopo una visione luminosa testimoniata dal suo arcidiacono Leubarède.
Non sappiamo quasi nulla del soggiorno che il nostro Santo fece a Marsiglia; la storia della sua vita ci racconta soltanto che vi operò diversi prodigi, che guarì, tra gli altri, un bambino sordo e muto che si diceva fosse posseduto dal demonio. Tuttavia le fatiche del viaggio, e senza dubbio anche l'impazienza dei popoli nel ricorrere a lui in tutti i luoghi in cui si fermava, fecero prendere a sant'Apollinare la risoluzione di ritornare al più presto a Valence; appena vi fu di ritorno ebbe un segreto presentimento della sua morte, e da quel momento non si occupò d'altro che dell'eternità. La sua ultima malattia fu una serie ininterrotta di pii esercizi e di preghiere ferventi: volle che tutti i suoi sacerdoti fossero ammessi accanto al suo letto di dolore; diede loro le sue ultime istruzioni, li benedisse con amore e li pregò di assisterlo fino al suo ultimo respiro. Diversi miracoli operati ancora per sua intercessione accrebbero l'alta considerazione che tutti avevano concepito del suo credito davanti a Dio; è così che, malato egli stesso e quasi in agonia, guarì diversi infermi e liberò persino due persone possedute dal demonio. Alcune ore prima della sua morte, il suo arcidiacono, chiamato Leubarède, fu testimon Leubarède Arcidiacono di Valence e testimone della visione finale. e di una meraviglia ancora più sorprendente. Era durante la notte; Leubarède si recava alla cattedrale per assistere al Mattutino; cammin facendo, ebbe il pensiero di andare a vedere il santo vescovo. Arrivato al palazzo episcopale, si informò del suo stato e, apprendendo che era solo nella sua stanza, volle presentarsi a lui; ma quale non fu la sua sorpresa quando, avendo socchiuso la porta, vide la stanza inondata di luce e il santo Pontefice elevare con tutte le sue forze le mani al cielo, sospirando tra le lacrime! Abbagliato da questo splendore miracoloso, Leubarède non osò avanzare; chiuse e socchiuse dolcemente la porta a diverse riprese, non stancandosi mai di ammirare uno spettacolo così incantevole. All'improvviso scorse due colonne scintillanti formarsi a poco a poco, una a destra e l'altra a sinistra dell'augusto malato, e la sua testa coronarsi di un'aureola i cui raggi erano brillanti come quelli del sole. Il santo Pontefice gli parve allora entrare in un rapimento; faceva sforzi per sollevarsi dal letto, tendeva le braccia e i suoi occhi sembravano essere fissi con amore su qualcuno che discendeva dall'alto del cielo. A questa vista, l'arcidiacono meravigliato richiuse la porta un'ultima volta e, gettandosi in ginocchio, benedisse il Signore per la gloria che riservava a sant'Apollinare; il giorno seguente, pubblicò ovunque il prodigio ed eccitò nell'intera città sentimenti di ammirazione che esplosero presto in veri e propri trasporti. Sant'Apollinare aveva reso l'anima a Dio, nell'anno del Signore 520.
Lo si rappresenta mentre fa scaturire dalla terra una sorgente di acqua viva. Abbiamo dato la ragione di questa caratteristica.
Storia del culto e delle reliquie
Le sue reliquie, a lungo venerate nella cattedrale di Valence, furono distrutte dai protestanti nel XVI secolo.
## CULTO E RELIQUIE. Il suo corpo fu dapprima inumato nella chiesa di Saint-Pierre a Bourg-lès-Valence, celebre all'epoca per un monastero pieno di religiosi molto edificanti. Fu trasferito più tardi nella chiesa cattedrale che portava allora il nome di Saint-Étienne. Quest'ultima, essendo stata ricostruita nel 1895 e consacrata solennemente da pap a Urbano II, f pape Urbain II Papa che ha predicato la prima crociata. u dedicata ai santi martiri Cornelio e Cipriano; ma i miracoli operati presso la tomba di sant'Apollinare, il cui corpo era conservato nella nuova basilica, e la riconoscenza dei fedeli verso questo potente protettore, fecero a poco a poco sostituire il suo nome a quello dei santi martiri e, fin dal XII secolo, egli fu riconosciuto come l'unico patrono della cattedrale e di tutta la diocesi di Valence. Queste diverse traslazioni, lungi dall'attirare la fiducia dei popoli e il loro rispetto per le reliquie del santo vescovo, ravvivarono potentemente il culto di cui erano oggetto. Ovunque venissero deposte, accorrevano innumerevoli pellegrini e si operavano nuovi prodigi. Ma nel XVI secolo i protestanti incendiarono la cattedrale di Valence e gettarono nel Rodano le sue preziose reliquie. Questo atto sacrilego, consumato in poche ore, immerse la città nel lutto. Da allora essa non possiede più una sola particella delle reliquie del suo illustre patrono; ma conserva preziosamente il ricordo dei suoi benefici e delle sue virtù, lo invoca sempre con fiducia e, attraverso il culto solenne di cui lo onora, lo pone al primo rango tra i santi protettori che intercedono per essa nel cielo. Questo culto, la cui origine si perde nella notte dei secoli e risale probabilmente fino alla morte del santo pontefice, è stato autorizzato da lungo tempo dalla Chiesa. Il nome di sant'Apollinare si legge nel martirologio romano con l'elogio delle sue virtù e quello dei suoi miracoli. La sua festa è sempre stata celebrata nella diocesi sotto il rito doppio di prima classe, con ottava. *Tratto dalla Histoire hagiologique du diocèse de Valence, dell'abate Madal.*
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Vienne verso il 453
- Educazione da parte di San Mamerto
- Ordinazione sacerdotale per mano di suo padre, San Isico
- Elezione alla sede di Valence verso il 486
- Partecipazione alla conferenza di Lione contro gli ariani nel 499
- Partecipazione al concilio di Epaone e al primo concilio di Lione
- Esilio in Sardegna ordinato dal re Sigismondo
- Guarigione miracolosa del re Sigismondo tramite l'invio del suo mantello
- Pellegrinaggio in Provenza e visita a San Cesario di Arles
Miracoli
- Scaturire di una sorgente d'acqua a Sardinie tramite la preghiera
- Guarigione improvvisa del re Sigismondo tramite l'imposizione del suo mantello
- Guarigione di un giovane di nome Alysius sul Rodano
- Guarigione di un bambino sordo e muto a Marsiglia
- Apparizione di colonne di luce e di un'aureola prima della sua morte
Citazioni
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Scavate la terra in questo luogo, ne scaturirà una sorgente, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
Testo fonte -
Non temete nulla, è la potenza del demonio che ha scosso la nostra barca, ma il Signore è qui
Testo fonte