Vescovo di Verdun nell'VIII secolo, Madalvé restaurò la sua diocesi devastata dalle guerre e dalle usurpazioni. Dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme da cui riportò preziose reliquie, riformò il clero e ricostruì la sua cattedrale. Morì nel 777 durante una visita pastorale, lasciando l'immagine di un pastore zelante e di un grande riformatore della vita comune.
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SAN MADALVÉ O MAUVÉ
VESCOVO DI VERDUN E CONFESSORE
Giovinezza e vocazione
Nato a Verdun nell'VIII secolo, Madalvé si distinse per la sua precoce pietà, il suo voto di verginità e il suo passaggio alla corte di Pipino di Herstal prima di entrare tra i chierici di Saint-Vannes.
Madalvé Madalvé Vescovo di Verdun nell'VIII secolo. nacque all'inizio dell'VIII secolo nella città di Verdun, d a geni Verdun Città in cui si trova l'abbazia di Saint-Vannes. tori che erano ufficiali della Chiesa di quella città, o che ne possedevano le terre. Affidarono l'educazione del loro giovane figlio a maestri molto pii e molto dotti, sotto i quali apprese i primi principi della religione e della pietà cristiana, insieme alle scienze, nelle quali fece in poco tempo un progresso meraviglioso. Era naturalmente portato agli esercizi di devozione e nutriva un rispetto singolare per i luoghi santi e per le persone consacrate a Dio. Il suo piacere più grande era servirli all'altare, assistere agli uffici divini e ad altre istruzioni cristiane; e aveva più gusto per la lettura e lo studio della Sacra Scrittura e dei libri dei Padri della Chiesa, che ne davano l'intelligenza, che per le scienze umane, nelle quali aveva nondimeno eccelso e superato i suoi condiscepoli. Ugo di Flavigny dice che divenne molto abile in tutte le arti liberali e ne faceva un santo uso per regolare i suoi costumi e acquisire la vera sapienza, che lo rendeva gradito a Dio e agli uomini; che si applicò poi totalmente allo studio delle divine Scritture e che, leggendo questa massima dell'Apostolo, «che bisogna vivere castamente per diventare il tempio dello Spirito Santo», risolse di abbracciare il celibato e di fare voto di verginità. Questa virtù, che conservò per tutta la vita, fu l'ornamento principale della purezza e dell'innocenza dei suoi costumi; essa era accompagnata da un'umiltà e da una modestia singolari. Macerava il suo corpo e mortificava i suoi sensi con astinenze e austerità, che lo aiutarono a rendersi padrone delle sue passioni. La sua obbedienza verso i genitori lo impegnò, contro la sua inclinazione, a seguire per qualche tempo la corte di Pipino di Herstal, che lodò la sua modestia e ammirò la sua sapienza in un'età così poco avanzata: ma le carezze e i piaceri del mondo facevano poca impressione sul suo cuore. Era più potentemente attratto dalla grazia che lo chiamava a un ministero più santo, e vi si preparava con la preghiera e lo studio, che non interruppe mai nel mezzo delle agitazioni della corte. La Provvidenza divina gli fornì un'occasione per ritirarsene; allora Madalvé tornò a Verdun e chiese insistentemente di entrare nella comunità dei Chierici della chiesa di Saint-Vannes.
Abate di Saint-Vannes
Divenuto abate di Saint-Vannes, restaura la disciplina e le rendite della comunità nonostante le usurpazioni del conte Anselino e i disordini politici.
La purezza dei suoi costumi e il suo fervore negli esercizi di pietà fecero presto conoscere che sarebbe giunto in breve tempo a un'alta perfezione dello stato clericale. Si privò di tutte le compagnie secolari, vivendo in un ritiro ancora più rigoroso di quello prescritto dalla Regola, e prendendo grandi precauzioni per impedire ai suoi sensi e alle sue passioni di corrompere la sua anima. Era sempre attento a reprimere i desideri della carne e nutriva il suo spirito con la lettura e la meditazione delle verità cristiane, occupandosi solo della preghiera, dello studio delle sacre Scritture e degli altri esercizi della sua comunità. Distribuì ai poveri il suo ricco patrimonio, procurando loro tutti i soccorsi spirituali e temporali che la sua carità poteva inventare, e il buon odore della sua vita santissima essendosi diffuso, non solo in quella città, ma anche in tutta la provincia e fino alla corte, si chiese che fosse ordinato sacerdote, sebbene non avesse l'età prescritta dai sacri Canoni, e, poco tempo dopo, fu scelto per essere prevosto o abate dei chierici della chiesa di Saint-Vannes. Questa comunità era allora come il seminario di quella diocesi dove si formavano i giovani chierici agli esercizi del loro stato e alle scienze che vi si insegnavano. I regolamenti che san Vannone, e molti altri vescovi vi avevano stabilito, soffrirono di tanto in tanto qualche rilassamento durante i disordini delle guerre, che ne rovinarono una parte delle rendite: la saggezza di Madalvé restituì a questa comunità il suo primo splendore, ne aumentò molto le rendite temporali, proprio mentre quelle della cattedrale deperivano per le usurpazioni del conte Anselino e degl i altri uffic comte Anselin Conte di Verdun che usurpò i beni della Chiesa. iali di Carlo Martello; e vi ristabilì l'antica regolarità tanto con il suo esempio e la sua esattezza edificante quanto con i suoi discorsi toccanti. Fece allo stesso tempo rifiorire con tanto splendore gli studi che vi dirigeva, che non se ne parlava in quella città, nella provincia e alla corte, se non facendo l'elogio delle sue virtù e della saggezza del suo governo. Fu questo che gli attirò tutti i suffragi del clero e delle persone dabbene per elevarlo sulla sede episcopale, che era rimasta vacante per alcuni anni dopo la morte di Agronio, a causa delle vessazioni del conte Anselino.
Ascensione all'episcopato
Sostenuto da Carlo Martello, Madalvé viene eletto vescovo di Verdun verso il 735 per porre fine alle esazioni del conte Anselino e restaurare l'ordine canonico.
Questo Signore, dopo aver usurpato tutte le rendite del vescovado, intraprese il tentativo di diventarne titolare; si fece ordinare sacerdote per farsi eleggere vescovo: ma il clero gli oppose sempre una vigorosa resi stenza e infor Charles Martel Maestro di palazzo, possibile antenato del santo. mò Carlo Martello della triste situazione in cui versava allora la Chiesa di Verdun. Questo principe, giunto in Austrasia verso l'anno 735, dopo aver scacciato i Saraceni dall'Aquitania, incaricò Guerin il Lorenese, governatore e duca di Metz, di recarsi a Verdun per reprimere le violenze di Anselino e far procedere all'elezione canonica di un vescovo, dichiarandogli allo stesso tempo che Madalvé, che era del suo sangue e che gli era stato proposto per quella prelatura, gli sarebbe stato molto gradito. Guerin eseguì fedelmente il suo incarico e Madalvé fu eletto canonicamente con i suffragi unanimi di tutto il clero e del popolo di Verdun, che poterono vincere la sua resistenza solo impiegando l'autorità dei vescovi della provincia. Fu consacrato da quello di Metz, che esercitava la funzione di metropolita, essendo la sede di Treviri allora occupata da un chierico di nome Milone, molto screditato per la dissipazione e il cattivo uso che faceva dei beni delle due metropoli di Treviri e di Reims, che amministrava contemporaneamente.
Restaurazione della diocesi
Di fronte a una Chiesa devastata dalle guerre, esorta il popolo alla penitenza, ripara gli edifici in rovina e richiama i chierici ai loro doveri.
La Chiesa di Verdun si trovava allora in uno stato deplorevole; ovunque non si vedevano che i resti delle devastazioni causate dalla gente di guerra: chiese bruciate e profanate, chierici uccisi o cacciati, e quel piccolo numero che restava era caduto nel rilassamento e trascurava l'ufficio divino, cercando di sussistere in impieghi secolari. Non appena san Madalvé si vide obbligato ad accettare la carica pastorale di questa Chiesa desolata, non pensò che ai mezzi per ristabilirla nel suo antico splendore. Convocò un'assemblea generale del suo clero e del suo popolo nella cattedrale, e rivolse loro un discorso toccante per esortarli alla penitenza, mostrando la giustizia dei giudizi di Dio, che aveva permesso le calamità che soffrivano, la profanazione dei luoghi santi, i maltrattamenti inflitti ai ministri degli altari, perché avevano trascurato i doveri della religione e non avevano osservato fedelmente i suoi comandamenti. «Umiliamoci», diceva, «davanti al Signore che ci colpisce. Solo una penitenza sincera è capace di piegarlo». Il santo pastore attirò le lacrime e la compunzione del suo gregge ancora più efficacemente attraverso i segni umilianti di penitenza di cui si rivestì. Ordinò un digiuno di diversi giorni e preghiere nelle chiese. Il popolo vi accorse in folla per confessarsi e implorare la misericordia di Dio con i sospiri dei loro cuori contriti e umiliati. Mentre questo pio vescovo lavorava alla riconciliazione del suo popolo, non era meno applicato a riformare i disordini comuni delle chiese rovinate o abbandonate a causa delle vessazioni subite, e del rilassamento e della tiepidezza dei chierici che avevano cessato di servirle per cercare di sussistere in impieghi secolari. Iniziò a richiamare quelli della cattedrale e fornì loro il necessario per il nutrimento e il sostentamento, obbligandoli ad adempiere con esattezza l'ufficio divino, giorno e notte. Fece poi lo stesso nelle altre chiese della città e della campagna; provvide ai bisogni dei sacerdoti incaricati di servirle, impiegando per queste spese le rendite del suo patrimonio e le oblazioni delle persone pie, che lo aiutarono a riparare la maggior parte di queste chiese, rovinate o bruciate dai nemici, o persino dai soldati di Carlo Martello.
Relazioni reali e riforme
Vicino a Carlomanno e Pipino il Breve, ottenne la restituzione delle terre della Chiesa e collaborò con san Crodegango per riformare la vita comune del clero.
Carlomanno, suo figlio e successore nel governo dell'Austrasia, ebbe molta stima e affetto per san Madalvé; ne seguiva i consigli e gli accordò alcune somme di denaro per aiutarlo a riparare le chiese rovinate nella sua diocesi, facendogli sperare in un risarcimento maggiore quando gli affari dello Stato lo avessero permesso; ma questo principe, terminata la guerra contro i Bavari e i Sassoni, che sconfisse, si fece religioso e rimise, nel 747, il governo dell'Austrasia a Pipino il Breve, suo fratello, che fu consacrato Pépin le Bref Re dei Franchi la cui ascesa al trono fu sostenuta da Burcardo. re di tutti i regni di Francia, riuniti in un'unica monarchia, in un'assemblea generale degli Stati tenutasi a Soissons nel 752. San Madalvé assistette a questa assemblea; il nuovo re, che è il primo di quelli della seconda stirpe dei re di Francia, gli promise di proteggere la Chiesa di Verdun e, giunto in questa città verso l'anno 755, con papa Stefano III, gli fece restituire le terre usurpate sotto Carlo Martello, suo padre, e la risarcì delle perdite che aveva subito, donandole le signorie di Varnoncourt, di Wanau e di Rembercourt (Varnonci curtem, Vasnaum, Ramisbatum). Il re accordò allo stesso tempo diverse grazie e immunità al clero e al popolo di Verdun, sia per riconoscere i servizi importanti che aveva ricevuto dai vescovi Pepone e Volchise, sia per onorare i meriti e la pietà edificante di Madalvé, unicamente attaccato a Gesù Cristo, molto illuminato in tutte le materie della religione e sempre pronto a svilupparne le difficoltà che gli venivano proposte.
Questo piissimo e vigile vescovo visitava continuamente tutte le chiese della sua diocesi: non solo fece riparare tutte quelle che erano state rovinate, ma ne fece costruire un gran numero di nuove in tutti i luoghi dove non ve n'erano prima; le ornò il più magnificamente possibile e le provvide di buoni operai evangelici. Vi regolò l'ufficio divino, che fece celebrare decentemente, edificandovi i popoli con il suo esempio, con le sue istruzioni e amministrando loro i sacramenti, quando le sue altre occupazioni necessarie glielo permettevano. Era principalmente applicato a riformare il rilassamento del suo clero che aveva abbandonato la vita comune, e a guarire le piaghe che i saccheggi della gente di guerra avevano causato alla disciplina della sua Chiesa. Dopo aver radunato i chierici dispersi, provvide al loro nutrimento e al loro mantenimento nel chiostro, dove li fece rientrare, ordinando loro di vivere canonicamente. Il legame di un'amicizia molto stretta tra san Madalvé e san Crodegango, che fu ordinato vescovo di Metz nell'anno 743, fa presumere che quest'ultimo abbia composto l a regola della v saint Chrodegand Vescovo di Metz e amico di Madalvé. ita comune per i chierici della sua Chiesa in parte sul modello di quella che san Vannes aveva dato al clero di Verdun, che san Paolo, suo successore, perfezionò, e che san Madalvé proporzionò al tempo difficile in cui la rimise in vigore, obbligando più particolarmente i suoi chierici all'osservanza degli articoli che riguardavano la purezza dei costumi e la celebrazione dell'ufficio divino. Non erano costretti agli altri esercizi della comunità se non per quanto giudicato necessario per mantenervi l'ordine, la pace e l'unione. Il clero della cattedrale di Verdun, affascinato dalla dolcezza del suo vescovo, non fece alcuna difficoltà a sottomettersi a questi regolamenti; ma la maggior parte dei canonici di Metz rifiutarono di ricevere quella di san Crodegango, che vi aveva aggiunto alcune pratiche tratte dalla regola dei monaci. La comunità dei chierici di Saint-Vannes, che era governata da san Madalvé durante i grandi disordini delle guerre di Carlo Martello, non si era affatto rilassata dalla sua antica disciplina, né dal suo fervore nell'osservanza della sua regola; la conservò grazie alla saggezza del suo santo prevosto o abate. In effetti, l'amava così teneramente che, anche dopo essere diventato vescovo, non volle lasciare questo incarico, prendendosi la stessa cura dell'istruzione dei giovani chierici. Per quanto faticose fossero queste funzioni, non cessò le austerità né gli esercizi di penitenza che era solito fare in quella comunità. Vi andava il più spesso possibile, sia per la sua santificazione, sia per animare, con il suo esempio e i suoi discorsi, il fervore dei giovani chierici. Aumentò considerevolmente le comodità e le rendite temporali di questa casa. Le donò, in vista della sua sepoltura, la terra di Rarécourt (Raherei curtem) e diversi altri fondi del suo patrimonio, che sono segnati nelle carte della stessa chiesa. Lo zelo di san Madalvé non era rinchiuso nella sua diocesi; edificò anche i popoli dell'Aquitania con la santità della sua vita e della sua dottrina durante diversi viaggi che vi fece per andare a visitare l'abbazia di Saint-Amant, vicino a Rodez, e diverse terre vicine, chiamate Maderniacus e Pulliniacus, che appartenevano alla Chiesa di Verdun.
Pellegrinaggio in Terra Santa
Verso il 757, intraprende un viaggio pericoloso a Gerusalemme passando per Roma, riportando reliquie preziose, tra cui quelle di santa Maria Maddalena.
Dopo l'incendio della sua chiesa cattedrale, prese provvedimenti per ripristinarla e, non appena ne fu iniziata la riparazione, prese la risoluzione di partire per la Terra Santa dopo averne chiesto, come ordinano i Concili, il permesso al suo metropolita e ai suoi comprovinciali, ai quali raccomandò la sua diocesi durante la sua assenza. Il clero e il popolo di Verdun fecero il possibile per distogliere il loro santo pastore da questo viaggio pericoloso; ma le loro preghiere e le loro lacrime non poterono differirne l'esecuzione. Partito verso l'anno 757, passò per le Alpi e arrivò a Roma, dove visitò la tomba dei santi Apostoli e i cimiteri dei martiri. Continuò il suo viaggio per il monte Gargano, dove si fermò alcuni giorni per soddisfare la sua devozione: vi passò le notti in preghiera nella chiesa di San Michele; e, dopo avervi offerto il santo sacrificio e comunicato tutti i pellegrini che lo accompagnavano in gran numero, si imbarcò sul mare: i marinai furono edificati nel vedere l'austerità dei suoi digiuni e la sua assiduità nella preghiera. Una grande tempesta avendo messo la nave in pericolo di perire, scongiurarono il santo vescovo di invocare il cielo, e nello stesso istante la calma fu ristabilita. Approdò a Giaffa e, dopo aver corso grandi rischi sulle strade, arrivò a Gerusalemme con i l suo seg Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. uito. Il patriarca diede ospitalità al nostro santo vescovo, rendendogli tutti gli onori che gli erano dovuti, e gli fece dono di diverse reliquie e di un calice di cristallo, che era un'opera meravigliosa, che si conservava ancora nel tesoro della chiesa di Verdun, ai tempi di Bertaire. Visitò con viva fede tutti i luoghi santi, dove si sono compiuti i misteri della nostra redenzione, bagnando di lacrime il santo sepolcro e adorandovi il Salvatore risorto. Non appena ebbe soddisfatto la sua devozione, partì per ritornare alla sua chiesa, dove fu ricevuto con una gioia incredibile dal suo clero e dal suo popolo: fu molto contento della diligenza degli operai, che avevano terminato la costruzione della sua chiesa cattedrale, e li gratificò con una grossa somma di denaro. Fece la dedicazione di questa nuova chiesa con tutta la magnificenza possibile, collocò nell'abside principale le reliquie che aveva portato da Gerusalemme e uno dei due denti di santa Maddalena, che gli erano stati dati a Efeso, e sainte Madeleine Santa per la quale Zita nutriva una grande devozione. mise le antiche reliquie, che si trovavano prima dell'incendio nella cripta o cappella sotterranea, sul lato destro dell'altare della santa Vergine. San Madalvé mise l'altro dente e i capelli di santa Maddalena nella chiesa che aveva fatto costruire, e che dedicò sotto l'invocazione di questa Santa, nella quale stabilì un monastero di religiose, che sussistettero per circa duecento anni. Le rendite di questo monastero essendo andate perdute durante le guerre, e la chiesa cadendo in rovina, fu ricostruita più bella e più spaziosa, l'anno 1018, dal venerabile Ermenfroy, arcidiacono della Woëvre, che vi fondò il collegio dei canonici di Santa Maddalena. Vi si espongono ancora oggi tutti i giorni sull'altare maggiore, durante la celebrazione della messa canonicale, le stesse reliquie che san Madalvé vi depositò nella prima dedicazione di questa chiesa.
Fine della vita e morte
Dopo aver moltiplicato i miracoli e aver partecipato al concilio di Attigny, morì verso il 777 durante la dedicazione di una chiesa a Neuville.
La santità di san Madalvé apparve con molto più splendore dopo il suo viaggio in Terra Santa: raddoppiò i suoi digiuni e le mortificazioni della carne, vivendo come un angelo in un corpo mortale, e compiendo sforzi maggiori per giungere alla perfezione di un distacco generale da tutte le cose terrene e a una continua unione con Dio. Le esortazioni ordinarie che rivolgeva al suo clero e al suo popolo erano colme di una nuova unzione, con espressioni più vive, quando parlava dei misteri della nostra redenzione, e soprattutto della Passione di Gesù Cristo. Ben lontano dal cercare riposo in età avanzata, divenne più instancabile nel lavoro, e lo continuò con maggiore edificazione fino alla sua morte. Dio diede anche un nuovo splendore alla sua santità, attraverso le guarigioni miracolose che operò e la liberazione di diverse persone possedute dal demonio. Fu chiamato, nel 761, dal re Pipino, alla dedicazione della chiesa di Gorze. Il suo nome si trova tra quelli dei vescovi che sottoscrissero al concilio di Attigny, tenutosi nel 765 . San Madalvé fu concile d'Attigny Concilio tenutosi nel 765 al quale partecipò Madalvé. colpito lo stesso anno dalla malattia di cui morì nel corso dell'ultima visita della sua diocesi; si fece trasportare al villaggio di Neuville, che non era lontano, per con sacrarvi Neuville Luogo di morte del santo. la chiesa: comprese, durante la cerimonia di questa dedicazione, che Dio lo chiamava a un'altra vita. La gioia che apparve allora sul suo volto segnava quella della sua anima. Bruciando dal desiderio di essere con Gesù Cristo, lo ricevette come viatico in quest'ultimo sacrificio, ed spirò poco dopo: era il quarto giorno di ottobre, verso l'anno 777.
Culto e incorruttibilità
Il suo corpo viene ritrovato intatto a più riprese nel IX secolo, attirando numerosi pellegrini fino alla scomparsa delle sue reliquie durante la Rivoluzione.
## CULTO E RELIQUIE. Il buon odore della vita di san Madalvé, e i segni che fecero conoscere dopo la sua morte che la sua anima godeva della felicità dei Santi, attirarono subito sulla sua tomba la venerazione dei popoli, che vi venivano esauditi per i suoi meriti. Bertario e Ugo di Flavigny assicurano che, essendo stata scoperta questa tomba circa quarant'anni dopo la morte di questo Santo, vi si trovò il suo corpo senza alcuna corruzione, come se vi fosse stato vivo: fu il vescovo Austranne a fare questa prima scoperta. Nel IX secolo, Berardo, che governava questa chiesa nell'870, avendo riunito il suo clero e il suo popolo per sollevare questo santo corpo da terra, esso fu trovato ancora nello stesso stato, apparendo come quello di un uomo addormentato, bianco, vermiglio e senza alcuna macchia o segno di morte, emanando un odore gradevole, che restituì la salute a diversi malati e la vista persino ai ciechi. Si trasferì questo corpo in un'urna per esporlo alla venerazione pubblica. L'antica chiesa di Saint-Vannes, che conservava questo prezioso deposito, onorava san Madalvé come quello tra i suoi patroni o tutelari che l'ha maggiormente arricchita grazie alle grandi donazioni che vi fece durante la sua vita, e che le procurò per i suoi meriti dopo la sua morte. Matteo, abate di questo monastero, fece realizzare, nel 1477, una nuova urna ornata di lamine d'argento dorato con figure che rappresentavano la vita e i miracoli di san Madalvé. Questa urna e le preziose reliquie che racchiudeva sono scomparse durante la Rivoluzione. La chiesa di Verdun celebra la festa di san Madalvé il 5 ottobre. Estratto dalla Storia di Verdun, di Roussel, e da quella dell'abate Clonet. — Cfr. Acta Sanctorum, 4 ottobre.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Verdun all'inizio dell'VIII secolo
- Soggiorno presso la corte di Pipino di Herstal
- Ingresso nella comunità dei Chierici di Saint-Vannes
- Elezione alla sede episcopale di Verdun verso il 735
- Partecipazione all'assemblea di Soissons nel 752
- Viaggio in Terra Santa verso il 757
- Partecipazione al concilio di Attigny nel 765
- Morto nel villaggio di Neuville nel 777
Miracoli
- Placamento di una tempesta in mare durante il viaggio verso Giaffa
- Guarigioni di malati e ciechi durante l'elevazione del suo corpo
- Incorruttibilità del corpo constatata 40 e 100 anni dopo la sua morte
Citazioni
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Umiliamoci davanti al Signore che ci colpisce. Solo una penitenza sincera è capace di piegarlo.
Discorso alla cattedrale di Verdun