Religiosa ospitaliera dell'Ordine di San Giovanni nel XIV secolo, Flora visse nel monastero dell'Hôpital-Beaulieu nel Quercy. Segnata da visioni mistiche della Passione ed estasi prolungate, si distinse per la sua umiltà e la sua carità verso i poveri. Le sue reliquie, parzialmente salvate dalla profanazione rivoluzionaria, sono ancora venerate a Issendolus.
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SANTA FLORA O FIORE, VERGINE,
ALL'HÔPITAL-BEAULIEU (HÔPITAL-ISSENDOLUS), NELLA DIOCESI DI CAHORS
Giovinezza e vocazione
Proveniente dalla nobiltà, Flora manifesta fin dall'infanzia una pietà eccezionale e un rifiuto categorico del matrimonio, consacrandosi precocemente a Cristo.
AL L'HÔPITAL-BEAULIEU L'HÔPITAL-BEAULIEU Monastero dell'Ordine di San Giovanni dove visse la santa. (HÔPITAL-ISSENDOLUS), NEL LA DIOCESI DI CAH DIOCÈSE DE CAHORS Sede episcopale del santo. ORS
La perfezione della sua vita, era di nome e di fatto un vero fiore.
Diciannove fanciulle della stessa nobiltà frequentavano la stessa scuola e si dedicavano insieme allo studio dei primi elementi delle lettere. Flora superava tutte le sue compagne per la vivacità del suo spirito, la sua facile penetrazione e la sua avidità per lo studio. Appena i suoi progressi le permisero di leggere correntemente le ore canoniche, ne approfittò per recitarle devotamente ogni giorno. Aveva un tale amore per la verginità, era così desiderosa di conservarla, che non voleva nemmeno vedere o sentir parlare alcun uomo, a maggior ragione non volle mai prestare orecchio ad alcuna parola che avesse a che fare con il matrimonio. Aveva il suo spirito talmente pieno di Dio e della sua santa Madre, che se la conversazione non verteva su Dio, la santa Vergine o i Santi, la si vedeva sempre distratta, mentre al contrario appariva felice ed estremamente attenta se se ne parlava. È così che, nutrita ed educata nella pietà, Flora terminò nella casa paterna il suo quattordicesimo anno.
Verso quell'epoca, il suo nobile padre, dopo aver preso consiglio dai suoi amici, pensò seriamente a una sistemazione terrena per sua figlia. Le più belle speranze del mondo si aprivano davanti a lei, poiché era di una rara bellezza, e la nobiltà della sua nascita le prometteva un brillante avvenire. Ma già da molto tempo Flora aveva lei stessa fissato quell'avvenire, aveva scelto il Signore come sposo. Non tardò ad accorgersi dei disegni che suo padre aveva su di lei. «Padre mio», gli disse, «se mi amate come vostra figlia, non siate più in sollecitudine per il mio matrimonio, mi sono fidanzata a Cristo Gesù, non voglio altro sposo che lui; perciò, vi prego, mettetemi al più presto in un monastero per servirvi Dio più liberamente». I genitori di Flora misero tutto in opera per mettere alla prova la vocazione della loro figlia, e infine, disperando di vincere la sua ripugnanza al matrimonio: «Poiché», dissero, «il Signore la chiama, lasciamola obbedire a Dio; essa appartiene a Dio piuttosto che a noi: un'opposizione più lunga sarebbe un crimine; sarebbe sconveniente per noi voler distogliere nostra figlia dal donarsi al Signore». Fu dunque deciso che la giovane Flora sarebbe entrata in un monastero.
Ingresso all'Hôpital-Beaulieu
A quindici anni, entra nel monastero dell'Hôpital-Beaulieu dell'Ordine di San Giovanni, dove si distingue per la sua carità verso i poveri.
Tra Figeac e il santuario della Madre di Dio, costruito sulla roccia di Saint-Amadour, esisteva già, da quasi un secolo, un famoso monastero chiamato Hôpit al-Beaulieu, o B Hôpital-Beaulieu Monastero dell'Ordine di San Giovanni dove visse la santa. eluer. Era il rifugio che Dio aveva preparato per la sua figlia prediletta. Flora, ormai libera di donarsi al Signore, fa violenza al proprio cuore, si strappa dalle braccia dei genitori e parte. Giovane fanciulla di quindici anni, disdegna il mondo che le sorride e si affretta a rinchiudere nella solitudine gli ingannevoli fascini di una bellezza che teme. Entra nel monastero dell'Hôpital-Beaulieu.
La carità verso i poveri e i pellegrini costituiva il tratto principale del carattere di Flora. Ospitaliera di San Giovanni, era trattenuta nella sua estrema carità solo dal timore di superare la misura; a volte, persino, andava un po' oltre i limiti che una saggia prudenza impone. Dopo le prove ordinarie, fu ammessa alla professione religiosa, indossò l'abito dell'Ordine di San Giovanni e pronunciò i voti solenni.
Prove e tentazioni
Fiore attraversa violente crisi spirituali, lottando contro dubbi sulla ricchezza del monastero e tentazioni carnali attribuite al demonio.
Nutrita dal latte delle consolazioni divine, ignorava ancora le amarezze della vita; simile a quel bambino, amabile riflesso del candore degli angeli, che si addormenta al seno materno, Fiore aveva fino ad allora vissuto come addormentata sul seno di Dio. Privilegiata fin dal battesimo, Dio l'aveva fino ad allora come cullata tra le sue braccia paterne. Ma la santità richiede prove, e l'ora della prova era giunta per la povera Fiore.
All'improvviso, una violenta tempesta si levò, una nube scura la avvolse nelle tenebre più fitte, Dio sembrò per un tempo averla abbandonata, come un debole giocattolo, ai capricci del genio del male. Poco tempo dopo la sua professione religiosa, un giorno la giovane vergine prova un turbamento inusuale, un nemico invisibile si impone al suo spirito, un pensiero in apparenza luminoso le presenta il monastero sotto una falsa luce. È improvvisamente colpita dalla ricchezza dei suoi abiti, dall'opulenza del monastero, vede ricchezze ovunque, povertà da nessuna parte. Che ne sarà della sua virtù in mezzo ai piaceri che le ricchezze procurano? Stupita, colta da spavento, credendo di vedere l'abisso là dove aveva creduto di trovare la salvezza, si ferma improvvisamente gelata dal terrore, e comprimendo nel fondo del suo cuore il dolore profondo che l'opprimeva: «O prigioniera», dice, «hai respinto con disprezzo l'abito secolare, sospiravi dopo la vita religiosa, nella speranza di fare penitenza, e non hai avuto in sorte che un luogo di delizie. Che ne sarà di te? Come potrai piacere a Gesù Cristo?»
Ossessionata dallo spirito infernale, tali erano le riflessioni e altre simili che rimuginava nel suo cuore; questo pensiero crudele, come un dardo acuminato, vi rimaneva sempre inciso, e tutte le sue riflessioni approdavano a un abisso senza fondo e senza uscita. Mentre era così agitata da queste pene interiori, Dio condusse al monastero dell'Hôpital-Beaulieu un religioso di eminente santità. Ella andò subito a trovarlo: «Oh!» gli disse, «in mezzo a questa grande abbondanza di tutti i beni di questo mondo, quanto temo la dannazione eterna della mia anima!» L'uomo di Dio le rispose: «Deponete il vostro timore, figlia mia; fedele ai vostri voti, usate sobriamente di questi beni e solo per lo stretto necessario, e queste ricchezze stesse diventeranno per voi occasione di grandissimi meriti. Invece di affliggervi, rendete piuttosto grazie a Dio onnipotente. Egli ha cura di voi; ha largamente provveduto questo monastero di beni temporali, affinché possiate più efficacemente sollevare le miserie dei poveri e provvedere ai loro bisogni; poiché i poveri, privati di soccorsi adeguati, dimenticherebbero facilmente il servizio di Dio, e imbarazzati come da catene nelle difficoltà della loro infelice sorte, soffrirebbero mormorando la loro penosa condizione, e rifiuterebbero presto a Dio la sottomissione che gli è dovuta; mentre al contrario, sollevati da mani caritatevoli, imparano ad amare il Creatore, fonte di ogni carità. Perché dunque affliggervi? Coloro che, provvisti dell'abbondanza di tutti i beni, disprezzano con gioia le superfluità della vita, servono Dio solo, rifiutano le dolcezze del benessere, e non usano di questi beni se non per obbedire alle leggi imperiose della necessità: costoro accrescono i loro meriti in modo meraviglioso con queste privazioni continue, e fortificano i deboli con l'esempio di una così rara virtù».
Fiore raccolse con avidità queste parole; tutti i flutti di quel timore svanirono per far posto alle consolazioni più dolci; ella cominciò ad avanzare più rapidamente ancora nel servizio di Dio, e come se non avesse conosciuto nessuno sulla terra, d'ora in poi divenne unicamente attenta a Dio, dirigendo senza sosta verso di lui tutti i suoi pensieri e tutti i suoi affetti. La vita solitaria occupava talmente quest'anima, era talmente assidua alla meditazione delle cose celesti, vi perseverava con tanto ardore, che appariva piuttosto come un angelo disceso dal cielo, che una creatura che avesse mai vissuto nel mondo. Appena la giovane vergine, tutta intera a Dio, ebbe ricevuto lo spirito di questa vita nuova, ecco di nuovo che il nemico accanito di ogni santità, il demonio, è colto da furore e da rabbia; vuole a ogni costo distogliere la serva di Dio da questa via in cui è appena entrata, volge contro di lei tutte le sue macchine da guerra e tutte le sue astuzie. E dapprima si attacca al suo voto di castità; mette davanti ai suoi occhi tutti i piaceri opposti a questa angelica virtù. A queste orribili immagini aggiunge la perfidia delle sue menzogne, e le presenta questi brutali godimenti come convenienti, onesti, utili; va anche oltre, vuole farne una necessità, un ordine venuto da Dio; obietta a sostegno delle sue menzogne l'autorità della Genesi, in particolare il passo in cui Dio, rivolgendosi ad Adamo, a Noè e ai suoi figli, intima loro la sua volontà: Crescete e moltiplicatevi. «Che queste orribili cose siano la sorte dei mondani», esclamò la giovane vergine, «lo voglio bene, ma per delle religiose che hanno consacrato a Dio la loro castità con un voto solenne, il solo pensiero di queste cose oscene sarebbe un crimine. Ma tu che non puoi nulla se non per il permesso di Dio, ritirati ben lontano da me, non cercare più di sedurmi».
Il nemico respinto non si scoraggia: stupito della virtù di questa giovane, aggiunge alle carezze le minacce e il terrore. «Voglio che tu sappia», le dice, «che bisognerà bene che tu finisca per dare il tuo consenso al peccato della carne e alla perdita della tua castità, o altrimenti ti turberò talmente con i miei assalti continui, ti farò tanto e talmente soffrire pene da parte delle altre religiose, che bisognerà bene infine che, consumata dall'amarezza e dalla tristezza, tu finisca per cadere nella disperazione, e per la disperazione nei tormenti della dannazione eterna». Armandosi allora del segno della croce, alzando gli occhi e le mani al cielo, pregava Dio onnipotente, chiedendogli aiuto e consiglio, invocava la santa Vergine, madre di Dio, e quelli tra i Santi che onorava di una devozione speciale, supplicava tutti i Santi, implorando misericordia. Questo lungo e duro combattimento terminava infine in lacrime amare che la casta vergine spargeva davanti al Signore, fino al giorno in cui, toccato dalle sue lacrime, il Redentore le rese la sua benevolenza abituale allontanando il suo nemico accanito, senza che mai egli avesse potuto ottenere da lei il più leggero consenso né nuocerle in alcun modo. Le altre religiose la vedevano con pena oppressa dalla tristezza che durava sempre; ignoravano il terribile combattimento che si svolgeva nel fondo della sua anima, e i suoi movimenti degli occhi e delle mani verso il cielo, e tutto il suo contegno, lo attribuivano alla follia, e credevano la loro infelice sorella colpita da vertigine e diventata folle. Molte persino delle sue compagne discutevano tra loro di questa mania e di questa follia singolare; e se per caso dei monaci venivano al monastero, sia per ascoltare le loro confessioni, sia per chiedere ospitalità, alcune delle religiose avevano cura di pregare i loro ospiti di riprendere severamente la stoltezza e la demenza della loro infelice sorella diventata folle.
A tutte le accuse e a tutti i rimproveri, la giovane vergine rispondeva con il silenzio, mantenendo un segreto inviolabile sulle sue pene; spargeva lacrime giornaliere, indici del suo dolore interiore: e spesso, all'esempio di Maddalena, prostrata ai piedi del Salvatore, passava le notti in preghiera. È così che in mezzo ai flutti delle tentazioni, i suoi pensieri fissi su Dio trattenevano la sua anima sempre elevata verso di lui. Non mettendo mai la sua fiducia nell'uomo o in un braccio di carne, non chiedeva mai a nessuna creatura consolazione e soccorso. Inutile, in effetti, l'avrebbe cercato nel monastero; poiché sentiva tutte le sorelle parlar male di lei e non riceveva da tutte che dure parole; esercitavano tutti i giorni la sua pazienza in mille modi, a causa di questa demenza e di questa follia apparente, e la conducevano frequentemente davanti ai religiosi che passavano al monastero per metterla in ridicolo e farsi beffe di lei. Tutte queste pene le arrivavano, per persuasione e istigazione di Satana, che sperava che, stanca di tante lotte, finisse per cadere nella disperazione. Ma la grazia di Dio sosteneva la giovane vergine; le dava la forza di mantenere il silenzio in mezzo alle sue pene, e di tutto soffrire con coraggio e di buon cuore. Infine, il misericordioso Salvatore, la cui bontà appare per tutte le sue creature e in particolare per le anime pure che si danno a lui, che non prova le sue anime fedeli se non per renderle migliori, non dimentica mai di venire in loro soccorso quando la loro afflizione è al colmo, ebbe infine pietà della pia vergine; oppressa sotto il peso di tante lotte e pene, risolse di consolarla, e di rendere la forza alla sua anima facendola partecipare ai dolori ineffabili della sua passione.
Esperienze mistiche e stimmate
Vive una profonda unione con la Passione di Cristo, manifestando dolori fisici e sanguinamenti miracolosi per diversi mesi.
Il Salvatore, sotto una forma sensibile, si presentò davanti agli occhi della vergine afflitta e colpì il suo spirito con un'impressione così forte che, per circa tre mesi, questa visione rimase presente davanti a lei, senza che potesse mai perderla di vista. Le sembrava di portare nelle sue viscere Gesù Cristo appeso alla croce. Quando camminava, questo sacro fardello sembrava schiacciarla come un peso enorme; soffriva dentro di sé come se le braccia della croce del Salvatore avessero interiormente slogato il suo petto, e come se lei stessa fosse stata inchiodata alla croce. Provava spesso al fianco destro un dolore estremo, e soffriva così orribilmente come se la lancia l'avesse trafitto; il sangue vi affluiva in così grande abbondanza che spesso ne era come soffocata, mentre era in preghiera, e infine le usciva dalla bocca come un ruscello sanguinante. È così che fu totalmente cambiata in un'altra, che imparò a morire a tutte le cose, per non vivere che per Gesù Cristo solo. Ora, mentre soffriva così la passione del Salvatore con una pietà compassionevole, sull'esempio dell'apostolo san Paolo, credeva di non conoscere altro che il suo Salvatore e il suo Salvatore crocifisso.
Fiore non era che più vigilante su se stessa, nel timore di cadere nelle trappole del demonio, di cui conosceva la malizia. Si studiava di nascondere il suo tesoro nel profondo del suo cuore: ma, più si sforzava di tenere strettamente nascosta la fiamma dell'amore divino che la consumava, più il dolore diventava ardente nell'interno di quel santuario, e tuttavia non era senza una mescolanza di una dolcezza interiore totalmente ineffabile. È così che, infiammata dall'amore di Dio, consumata dal desiderio più ardente delle cose celesti, stanca per tante lotte, provata dalle tentazioni più diverse, Fiore si trovò tutta cambiata e come trasformata in una creatura nuova. Attirò su di sé gli occhi del suo amato, e Dio allora la ricompensò ora con il fervore dello spirito, ora con una dolcezza interiore; spesso provava anche corporalmente, attraverso uno stato pieno di fascino, la felicità della grazia divina. Altre volte, illuminando il suo spirito con una luce soprannaturale, Dio le scopriva il futuro e svelava davanti a lei il segreto delle cose più nascoste. All'inizio, aveva talmente a cuore di mantenere il silenzio sulle grazie segrete che Dio le faceva, che quando presentiva la venuta dei doni celesti e l'arrivo pacifico del Re eterno, che stava per ricevere, fingeva di essere malata, e facendosi un riparo con le tende del suo letto, nascondeva a tutti gli occhi gli ardori dell'amore di Dio che la consumavano e la felicità del cielo che era nel profondo del suo cuore. Questa felice pace di cui godeva non poté sfuggire a lungo all'occhio vigilante di Satana, e subito cercò di nuovo di turbarla e di agitarla con flutti innumerevoli di tentazioni nuove. Ma Dio, che aveva sufficientemente provato la fedeltà della sua serva e la fermezza della sua anima, venne subito in suo soccorso, per timore che fosse vinta da queste tentazioni e da queste tribolazioni nuove.
Un giorno, prostrata in ginocchio, pregava con fervore: al suo fianco apparve un angelo del Signore, armato di una spada a due tagli; lo splendore e il doppio taglio di quest'arma celeste era il simbolo fedele della parola di Dio che penetra più profondamente della spada a due tagli più affilata. La giovane vergine, prendendo nelle sue mani l'impugnatura di questa spada simbolica, armata da Dio stesso contro tutti gli assalti del demonio, imparò talmente per sua esperienza a disprezzare il demonio, che il timore e il terrore non ebbero più accesso nel suo cuore; armata della parola di Dio, respingeva senza alcuna fatica i fantasmi spaventosi e tutte le astuzie degli spiriti maligni, e dentro di sé le divine consolazioni erano come una dolce rugiada per la sua anima. Di più, vittoriosa in questo combattimento, questa giovane consacrata a Dio divenne una colonna di ferro e una città forte: ed era talmente conosciuta come un arsenale di dottrina e di grazie celesti, che tutti coloro che erano afflitti da pene, tentazioni o altri mali, venivano subito a trovarla, e grazie alle sue preghiere non si ritiravano mai se non felici e contenti, dopo aver ottenuto consolazione e soccorso.
Profezie ed estasi
La sua reputazione crebbe grazie ai suoi doni di profezia, alle sue estasi prolungate e alle sue levitazioni, attirando numerosi fedeli in cerca di soccorso.
La reputazione della santità di Flora si era diffusa lontano; da tutti i luoghi vicini e da contrade più remote, gli infelici ricorrevano a lei. Molti, non potendo recarsi al monastero, esprimevano per lettera i loro bisogni a Flora e, subito, il Signore, toccato dalle preghiere della sua servante, accordava loro la richiesta. Dotata del dono di profezia, annunciava nel modo più certo gli eventi futuri; illuminata dalla luce dall'alto, sebbene assente corporalmente, aveva conoscenza dei fatti che accadevano lontano da lei, scopriva il segreto delle cose più nascoste, e le sue estasi e la dolcezza dei suoi rapimenti si prolungavano per un lungo spazio di tempo.
Il giorno consacrato dalla Chiesa a onorare tutti i Santi, il primo novembre, Dio la favorì di una grazia straordinaria. Mentre meditava queste parole del discepolo prediletto: Vidi turbam magnam, ecc.: «Ho visto una grande folla, ecc.», il suo spirito fu rapito al cielo; ella rimase in questo stato fino ai secondi Vespri del giorno in cui la Chiesa celebra la festa di santa Cecilia, vergine e martire. Passò ventidue giorni in rapporti quasi continui con i beati, richiamando nella sua persona i rapimenti dei primi fedeli.
Arricchita dei doni della grazia celeste, aggiunse alla sua vita ammirevole lo splendore delle virtù e dei miracoli. Mai si notò il minimo disordine nella sua vita, ma apparve sempre agire con peso e misura. Provava una tale pienezza di grazia e una tale fervore dell'amore divino, che lei stessa non poteva comprendere come il cerchio stretto del suo povero cuore potesse contenere questo tesoro e resistere all'incendio che lo consumava. Spesso, quando pregava, Dio scopriva alla sua servante le gioie eterne del palazzo del cielo e vi fissava gli occhi della sua anima; e se più tardi cercava di richiamare alla sua memoria ciò che aveva visto, o se la si obbligava a esprimerlo con la parola, nello stesso istante provava un nuovo rapimento; una nuova estasi la riportava al cielo, e non era raro vederla rimanere a lungo immobile e come se fosse stata morta.
VIES DES SAINTS. — TOME XII.
Fuggiva l'orgoglio e la vanagloria e dedicava tutte le sue cure alla pratica dell'umiltà, considerandola come la custode della verginità e di tutte le buone opere, come la scuola e il fondamento della preghiera; è questa umiltà che Dio ricompensava in lei colmandola di grazie e di favori. Nei suoi colloqui privati con le sue nipoti, con le sue amiche più familiari, con le sue superiore o con le giovani novizie che le erano affidate, si guardava bene dal dire loro ciò che poteva volgere a sua gloria, ma nascondeva accuratamente col silenzio tutto ciò che era in suo potere tenere nascosto. Tuttavia, quando credeva utile parlare, aveva grande cura di istruirle su tutte le pratiche pie che potevano essere loro vantaggiose; così chiedeva loro, a ciascuna in particolare, in che modo si comportassero nelle loro preghiere, poi insegnava loro un buon metodo per pregare. Spesso respingeva con un silenzio assoluto le lodi che le venivano rivolte spontaneamente.
La pia vergine, sempre assidua alla meditazione delle cose divine e occupata del cielo, rivolgeva ferventi preghiere alla beata Madre di Dio, all'arcangelo Gabriele, ai santi Apostoli, alle sante Vergini, al santissimo vescovo di Mira, Nicola, modello perfetto di castità e di umiltà; aveva per loro una devozione particolare. Nei giorni che la Chiesa solennizza in onore dei misteri di Nostro Signore, in quei giorni con siderava questi misteri évêque de Myre, Nicolas Santo verso il quale Flora nutriva una devozione particolare. con un fervore tutto speciale, e riceveva dal cielo luci e rivelazioni straordinarie. La notte di Natale, contemplava il Bambino-Dio come avvolto in fasce, coricato nella mangiatoia; il giorno della Purificazione, considerava questo stesso bambino tra le mani del santo vecchio Simeone; la vigilia del giorno in cui Nostro Signore morì, attingeva dalla celeste luce una conoscenza così chiara dei misteri dell'umiltà divina, dell'eterna sapienza, dell'amore sacro di Gesù Cristo, che si sarebbe detto che, presente lei stessa in compagnia degli Apostoli, vedesse il divino Maestro e ascoltasse le sue divine parole. Quella stessa notte contemplava nel giardino degli Ulivi l'uomo dei dolori, e una spada dolorosa attraversava la sua anima afflitta. Il venerdì santo, a stento riusciva a sostenere il peso del dolore estremo che l'opprimeva. Nelle preghiere che faceva allora, questo stesso dolore la prendeva talmente tutta intera, che soffriva, come se i suoi piedi e le sue mani fossero stati trapassati dai chiodi, e il suo fianco aperto dal ferro della lancia. Emetteva grida lamentose che le strappava il ricordo della passione del Salvatore, ed esprimeva con i suoi sospiri e con le sue lacrime il sentimento del dolore più vivo, incapace di articolare una parola. Il giorno di Pasqua, vedeva con i propri occhi Nostro Signore parlare alle sante donne, e ascoltava avidamente tutte le parole che uscivano dalla sua bocca. Il giorno della festa dell'Ascensione, contemplava Nostro Signore salire al cielo e benedire i suoi discepoli, poi si ritirava colmata dei doni speciali della grazia, come gli Apostoli, quando scendevano dal monte degli Ulivi. Il giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo la favoriva di una gioia spirituale e di una consolazione meravigliosa. Le accadde una volta che nel momento in cui cantava l'inno: *Veni creator Spiritus*, tutto a un tratto, davanti a tutte le sorelle riunite, la sua anima fu rapita al cielo e il suo corpo elevato al di sopra di terra di più di due cubiti, e rimase così a lungo sospesa in aria.
Quando sapeva che qualcuno era nella pena e nella tribolazione, subito offriva a Dio per loro le sue umili e sante preghiere, e non era mai invano. In questa vita così santa, si notava in particolare la sua fede cristiana, fiaccola della verità e della virtù, e la sua devozione veramente singolare per i sacramenti della Chiesa. Si applicava con cura estrema a fare l'ammissione delle sue colpe nel sacramento della penitenza, e guardava la confessione come un bagno salutare che lava la nostra anima dalle sue sozzure. Si accostava tutti i giorni a questo tribunale di Gesù Cristo, sempre con un'umiltà e una contrizione nuova; sondava le pieghe della sua coscienza con una sottigliezza tale, che i sacerdoti più abili ai quali faceva l'ammissione delle sue colpe, abitualmente guardavano come tratti ammirevoli di virtù le pretese mancanze che lei stessa, gemendo e piangendo, veniva a sottoporre ai capi della Chiesa come grandi crimini. Guardava i sacerdoti come i ministri di Gesù Cristo e i dispensatori dei misteri di Dio; aveva per loro, come per dei padri, un amore filiale, e per loro tutti i giorni spandeva davanti a Dio le sue preghiere.
Aveva un'attrazione straordinaria per la divina Eucaristia. Tutte le volte che assisteva al santissimo sacrificio della messa, presentiva l'arrivo del Re celeste, ed elevando il suo cuore, rimaneva fino alla fine della messa in estasi e come privata dei suoi sensi. Ma i giorni soprattutto in cui doveva accostarsi alla santa Mensa, allora la si vedeva come bruciare interiormente, come tutta consumata dall'eccesso dell'amore e rapita al cielo.
La passione di Gesù Cristo era uno dei principali oggetti della devozione di Flora. È lì che concepiva un amore immenso per Gesù Cristo, è da lì, come da una fonte divina, che scorrevano nella sua anima flutti di soavità e di consolazioni celesti. Non era raro per lei partecipare ai dolori e alle piaghe del Salvatore, e allora il sentimento del dolore che provava diventava talmente intenso, che superava il sentimento di ogni dolore naturale più vivo. Considerando la preghiera e l'ufficio ecclesiastico come uno dei principali mezzi per arrivare a una vita perfetta, impiegava tutto il suo tempo alla preghiera, alla meditazione e alla contemplazione. Qualunque cosa facesse, in cammino, al lavoro, in casa o fuori, senza sosta pregava, secondo il consiglio dell'Apostolo; spesso la sua preghiera si prolungava molto avanti nella notte, e non era raro che vi passasse la notte intera. E ciò che c'è di più straordinario, è che per più di due o tre anni si privò totalmente di sonno, vegliando e pregando, secondo la parola del Salvatore, nel timore di cedere un istante alle suggestioni del tentatore che voleva la sua rovina. Recitava le ore canoniche dell'ufficio ecclesiastico con un'attenzione talmente sostenuta del suo spirito e del suo cuore, e con una devozione tale, che spesso, nella recitazione di questo ufficio divino, cadeva in estasi quando si incontravano versetti atti a eccitare l'amore di Dio. Per quanto lunghe fossero le sue estasi, mai ometteva nulla dell'ufficio ecclesiastico. Se per caso lasciava qualche punto incompiuto dell'ufficio alle ore volute, fosse pure della minima importanza, lo suppliva con ogni diligenza. Insegnava alle altre sorelle che mai dovevano lasciare l'ufficio divino, quand'anche corressero all'odore dei profumi dello sposo celeste, quand'anche fossero entrate nel santuario del cielo attraverso la contemplazione più sublime.
La vita così santa di Flora si appoggiava sul desiderio più ardente dell'eterna gloria, e appariva una vita piuttosto angelica che umana. Provava un assaggio delle cose divine attraverso la contemplazione più assidua. Sospirava dopo il giorno della liberazione, desiderando che i legami del corpo venendo a rompersi al più presto, la sua anima potesse finalmente uscire da questa vita per andare con Gesù Cristo. A stento riusciva a pronunciare lei stessa o a sentire pronunciare il nome del cielo o delle cose divine senza cadere in estasi, cosa che le accadeva frequentemente davanti al sacerdote che era il suo confessore. Il desiderio che aveva del cielo si rinnovava così spesso nel suo cuore, che appariva interamente esaurire le sue forze. La morte, terribile al resto degli uomini, le appariva amabile e piena di fascino. Non cercava che di piacere a Dio, e in tutto ciò che faceva, non aveva altro scopo che di rendergli gloria. In ricompensa, Dio consolava la sua servante in mille modi; la rallegrava, la fortificava e l'arricchiva di tutti i doni della grazia e dei favori celesti. Perciò, quando era in estasi o ne usciva, era talmente unita a Dio, che non era raro vederla tutta circondata da una luce celeste sparsa attorno a lei, come un'aureola, e appariva tutta risplendente.
Trapasso e glorificazione
Fiore muore l'11 giugno 1347; il suo corpo emana un odore soave e miracoli eclatanti si verificano immediatamente sulla sua tomba.
È così che, provata a turno dalla rabbia del demonio e dalle tentazioni più atroci, poi largamente ricompensata dalla bontà divina, la beata vergine Fiore aveva visto compiersi i giorni del suo pellegrinaggio. Illuminata da una luce soprannaturale sui suoi destini futuri, da tempo conosceva la strada per cui la sua anima doveva volare al cielo; da tempo, con la pratica assidua della contemplazione e della preghiera, con i suoi rapimenti divenuti abituali, abitava più il cielo che la terra. Già le era stato dato molte volte di intravedere gli splendori della città eterna; nel 1327, poco tempo dopo le sue grandi prove, si era vista per un momento rivestita da due angeli delle vesti di gloria che le erano riservate nell'eternità se avesse perseverato; e uno di questi spiriti beati le aveva mostrato il trono sfolgorante che le era preparato nei cieli come ricompensa della sua umiltà. Perciò invocava con i suoi voti più ardenti l'ora fortunata in cui, scappando dalla sua prigione mortale, la sua anima sarebbe andata a possedere per sempre Dio, che aveva tanto amato sulla terra. Il termine della sua vita si avvicinava, l'ora della liberazione stava per suonare. Accasciata dalle austerità, spezzata dalle sofferenze, bruciata interiormente dall'amore divino, uno sforzo supremo stava per rompere infine gli ultimi legami che la trattenevano ancora. Infatti, si addormentò dolcemente nel Signore, l'11 giugno dell'anno 1347.
Appena la beata Fiore ebbe reso l'ultimo respiro, prodigi eclatanti segnalarono la gloria di cui godeva nel cielo. Il volto della defunta gettò uno splendore straordinario, e apparve circondato da un'aureola luminosa, davanti a una folla di persone che ne furono testimoni, mentre da tutto il suo corpo si esalava l'odore più soave, come un profumo di gigli e di rose.
Si rappresenta santa Fiore in ginocchio davanti a un angelo che le presenta una corona.
Culto e destino delle reliquie
I suoi resti sono ufficialmente riconosciuti nel 1368. Nonostante la profanazione rivoluzionaria del 1793, frammenti del suo corpo vengono salvati e onorati a Issendolus.
## CULTO E RELIQUIE.
Subito dopo la morte di santa Flora, i miracoli operati per sua intercessione si moltiplicarono a tal punto presso la sua tomba, che si dovette procedere all'esaltazione solenne del suo corpo. Questa missione fu affidata a Gérard de Lentillac, abate di Figeac, dal vescovo di Cahors, Bertrand de C Bertrand de Cardaillac Vescovo di Cahors che ordinò l'esaltazione del corpo nel 1368. ardaillac, l'11 giugno 1368. Nel momento in cui la tomba della Beata fu aperta, un profumo dall'odore soavissimo si diffuse sotto forma di una rugiada profumata sulla folla del popolo, che la novità di questo spettacolo aveva attirato da ogni parte. Quel giorno, un gran numero di malati riacquistò la salute del corpo, e tutti ricevettero soccorsi spirituali e abbondanti; non vi fu che una voce per proclamare che quel profumo che aveva appena inondato l'aria non poteva venire che da Dio onnipotente.
I religiosi dell'Ordine militare di San Giovanni non dimenticavano mai di invocarla nei loro pericoli sul mare; un'infinità di religiose, seguendo la tradizione delle antiche, hanno imparato a pregarla e hanno spesso sperimentato il soccorso miracoloso della sua protezione; è così che il monastero di Beaulieu è stato illustrato da una serie ininterrotta di miracoli operati alla sua tomba dalla misericordia di Dio e dall'intercessione di Maria. Tale era, nel 1693, il culto che le si rendeva. L'illustre vergine dell'Hôpital-Beaulieu, da lungo tempo canonizzata dalla voce popolare con l'approvazione, almeno tacita, dell'autorità ecclesiastica, non era volgarmente chiamata che santa Flora. Inoltre, la sua santità era già talmente riconosciuta che il Padre Louis de Mesplèdes le conferisce sempre il titolo di Beata nel 1625. Il suo ufficio fu inserito nel breviario cadurciano stampato a Parigi nel 1746, per ordine di Bertrand Duguesclin, al 5 ottobre, con una semplice commemorazione con orazione comune di una vergine sotto questo titolo: *Commemoratio sanctæ Floræ virginis, hospitalis Belli-Loci, ordinis sancti Joannis Jerosolymitani, in territorio cadarcensi*. Ecco a che punto era il culto di santa Flora nel 1793.
Nel 1693, si vedeva addossata alla parete vicino all'altare maggiore, dal lato volgarmente chiamato lato dell'epistola, a dieci o dodici piedi sopra il pavimento della chiesa, una cassa di legno, convenientemente ornata all'esterno, nella quale erano rispettivamente collocate le ossa di questa vergine. I capelli erano ancora aderenti alla testa, e attorno alle tempie si vedeva ancora la benda bianca di lino fresca come il primo giorno; tuttavia essa vi era dal giorno della sua sepoltura, vale a dire dall'anno 1347.
Queste sante reliquie si conservarono in questo stato fino verso la fine del 1792. In quest'epoca nefasta della nostra storia, il corpo di santa Flora era ancora nella cappella del convento, nella stessa cassa elevata sopra il suolo, dallo stesso lato dell'epistola, i capelli erano ancora aderenti alla sua testa; ogni anno vi si faceva una grande festa, e vi si esponevano le sue sante reliquie avvolte in una seta rossa.
Tale era lo stato in cui si trovavano le reliqui e di santa Flora, Révolution de 1793 Periodo durante il quale le reliquie del santo furono nascoste e perdute. quando la terribile Rivoluzione del 1793 scoppiò. Allora iniziarono quelle scene d'orrore il cui racconto spaventa ancora dopo tanti anni: il martello demolitore si abbatté sull'ospizio, così come sul convento e sulla cappella; tutto fu saccheggiato, profanato e devastato, e perché nulla mancasse a questo dramma lugubre, i resti sacri di Flora furono consegnati alle fiamme, sulla soglia stessa di quella casa ancora tutta risplendente dello splendore delle sue virtù e dei suoi miracoli, in quello stesso luogo dove aveva accolto con tanta bontà i poveri e i viaggiatori, dove le sue mani si erano così spesso aperte per spargere nel seno dell'indigenza i tesori della carità. Ma il fuoco non poteva bruciare quelle ossa sacre, la testa verginale di Flora rotolava sempre in mezzo alle fiamme; resi più furiosi dall'impotenza degli elementi contro Dio, essi la rigettavano nel fuoco spingendo orribili bestemmie. Il fuoco rispettò persino i biondi capelli di Flora, che non erano mai serviti da esca alla vanità. Fortunatamente, in mezzo a quella turba di scellerati, si incontrò un uomo di bene che, passando per caso, assisteva con dolore a questo orribile dramma; egli si impossessò di quella testa sacra, la conservò con rispetto e la depositò al monastero della Visitazione di Saint-Céré. Le altre ossa furono disperse e si sparsero, come un prezioso tesoro, nelle famiglie cristiane della contrada. Una particella della testa di Flora e dei suoi capelli, riconosciuta autentica nel 1866 da Monsignor Grimardius, vescovo di Cahors, è depositata nella chiesa di Issendolus.
Così fu distrutto il monastero dell'Hôpital-Beaulieu; fondato nel 1235 o 1236, era durato circa cinquecentocinquantasei anni. Le reliquie di santa Flora, depositate in un luogo eminente della cappella l'11 giugno 1368, gettate nel fuoco verso la fine del 1792, avevano riposato nel luogo santo, circondate dalla venerazione pubblica, per circa quattrocentotrentadue anni.
Riconoscimento da parte della Chiesa
Il culto è ufficialmente approvato dalla Santa Sede nel XIX secolo, estendendo la sua devozione alle diocesi di Cahors e di Saint-Flour.
La gloria e il culto di santa Flora sono sopravvissuti alla rovina del suo monastero, il suo ricordo è rimasto vivo e dolce all'Hôpital-Beaulieu. Ancora oggi, al Battesimo si ama dare il nome di Flora; la si invoca durante i temporali insieme a santa Barbara contro i fulmini.
Il 18 novembre 1852, un decreto della Santa Sede, approvando il Proprio di Cahors, approvò anche l'ufficio di santa Flora, sotto il rito semidoppio, con il titolo di Santa. Poco tempo dopo, la diocesi di Saint-Flour richiese la stessa grazia, e il 29 aprile 1858 un decreto di p apa Pio IX pape Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. estese a tutta quella diocesi il culto solenne di santa Flora. Tre anni dopo, nell'anno 1861, i fedeli poterono di nuovo venire a prostrarsi ai piedi delle reliquie della Santa. Un osso quasi intero della tibia della gamba era stato salvato, nel 1793, da Angélique Bro, suora conversa, nativa dell'Hôpital, e conservato da lei insieme al cappellano dello stesso monastero, l'abate Surgier, sacerdote fedele. Questi preziosi resti, circondati da tutti i caratteri di autenticità desiderabili, riconosciuti autentici da monsignor Bardou nel 1861, racchiusi in una teca di legno indurito, muniti dei sigilli del vescovado e dell'approvazione episcopale, furono esposti alla venerazione pubblica, per la prima volta dal 1793, nella chiesa parro cchiale di Issendolus Parrocchia attuale che conserva le reliquie della santa. Issendolus, durante tutta l'ottava di Ognissanti (1861).
Da allora, il culto reso a santa Flora ha fatto rapidi progressi; cacciata dal suo monastero dalla Rivoluzione, santa Flora ha trovato asilo nella chiesa parrocchiale. Una cappella le è stata consacrata nella chiesa di Issendolus, sua parrocchia d'adozione. Ogni anno, il 5 ottobre e durante tutta l'ottava, le sue reliquie sono pubblicamente esposte alla venerazione dei fedeli.
Estratto dalla Vita di santa Flora o Fleur, vergine, dell'abate Cyprien Lacarrière, parroco di Issendolus. Tolosa, 1871.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ingresso nel monastero di Hôpital-Beaulieu all'età di 15 anni
- Professione religiosa nell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme
- Visione mistica della Passione di Cristo per tre mesi
- Visione di un angelo con la spada che simboleggia la parola di Dio
- Rapimento mistico di 22 giorni nel novembre 1327
- Esaltazione solenne del corpo nel 1368
- Salvataggio delle reliquie durante la Rivoluzione francese nel 1793
Miracoli
- Levitazione di due cubiti sopra il suolo durante il Veni Creator
- Stimmate interiori e fuoriuscita di sangue dalla bocca
- Dono di profezia e conoscenza di fatti lontani
- Profumo soave e rugiada profumata che emanano dalla tomba
- Incorruttibilità parziale (capelli e benda) constatata fino al 1792
Citazioni
-
Mi sono fidanzata con Cristo Gesù, non voglio altro sposo che lui
Parole rivolte a suo padre -
Commemoratio sanctæ Floræ virginis, hospitalis Belli-Loci, ordinis sancti Joannis Jerosolymitani
Breviario di Cahors del 1746