Il Beato Carlo Magno
RE DEI FRANCHI E IMPERATORE D'OCCIDENTE
Re dei Franchi e Imperatore d'Occidente
Re dei Franchi e poi Imperatore d'Occidente, Carlo Magno consacrò il suo regno all'estensione della fede cristiana e alla protezione della Santa Sede. Grande legislatore e protettore delle arti, unificò gran parte dell'Europa prima di morire nell'814. Il suo culto, sebbene non formalmente canonizzato da Roma, è ampiamente tollerato e celebrato in Francia e in Germania.
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IL BEATO CARLO MAGNO,
RE DEI FRANCHI E IMPERATORE D'OCCIDENTE
Legittimità del culto
Il testo giustifica la presenza di Carlo Magno nell'agiografia attraverso la tolleranza della Santa Sede verso il suo antico culto in Francia e in Germania, nonostante una canonizzazione irregolare.
Per fondare le società umane, Dio ha voluto queste due mani: il Papa e l'Imperatore. D'accordo, queste mani possono ogni bene; contrarie, sono impotenti contro ogni male.
Senza l'Imperatore, il Papa non è che un martire immortale; senza il Papa, l'Imperatore non è che un dio di pretese, un idolo spesso rifuso.
L. Veuilloy, Parfums de Rome, cap. 23.
Sebbene la canonizzazione di Carl o Magno non Charlemagne Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. sia avvenuta nelle forme ordinarie della Chiesa romana, tuttavia il culto che gli si rende in Francia e in Germania, sia dedicando chiese in suo onore, sia inserendolo nei Martirologi, sia consacrandogli un ufficio nei Breviari, senza che la Santa Sede vi trovi nulla da ridire, ci obbliga a dargli posto in questa raccolta per soddisfare la pietà dei popoli che hanno tanta venerazione per la sua memoria.
Ascesa al trono
Figlio di Pipino il Breve, Carlo Magno succedette al padre nel 768 e divenne monarca assoluto dei Franchi dopo la morte di suo fratello Carlomanno nel 771.
Egli era figlio d i Pip Pépin Re dei Franchi la cui ascesa al trono fu sostenuta da Burcardo. ino, re di Francia, e nipote dell'invincibile C arlo Martello. Charles-Martel Maestro di palazzo, possibile antenato del santo. Mai si videro in un principe disposizioni migliori per le armi, le lettere e la pietà: di un coraggio intrepido nelle spedizioni militari, di un'ammirabile vivacità di spirito per le scienze, era capace, per il suo grande cuore, della più generosa e bella dedizione alla causa di Dio e a quella degli uomini. Dopo la morte del re suo padre, succedette nei suoi Stati, insieme a Carlomanno, suo fratello, il 9 novembre 768. Non appena salì al trono, diede belle prove del suo valore, poiché iniziò il suo regno con la sconfitta di Hunauld, figlio e successore di Gaiffre, che rinnovava la guerra in Aquitania, e con quella di Lupo, duca dei Guasconi, che rese suoi tributari; essendo morto suo fratello Carlomanno a Samoucy, il 4 dicembre dell'anno 771, Carlo prese possesso del suo regno e rimase monarca assoluto dei Franchi. Si vide perciò maggiormente in grado di opporsi ai ribelli e di ridurre i nemici della Chiesa.
Espansione dell'Impero
Il racconto elenca le vittorie militari contro i Longobardi, i Sassoni, i Saraceni e vari popoli dell'Europa centrale, estendendo i confini dall'Ebro alla Vistola.
Bisognerebbe comporre grossi volumi per narrare le sue vittorie e le sue conquiste, ovunque il suo coraggio, la sua giustizia, la sua pietà e il suo zelo per la religione lo obbligarono a portare le armi, poiché Dio lo favorì in tutte le guerre che intraprese. In quella che condusse oltre le Alpi, distrusse interamente il regno dei Longobardi, che sussisteva da duecento anni, con la cattura di Desiderio, l'ultimo dei loro re; sconfisse e respinse i Greci fino al profondo della Calabria, e ricevette infine il giuramento di fedeltà dei Romani che si diedero a lui. Così, dalle Alpi fino alla bassa Calabria, l'altra estremità dell'Italia, Carlo Magno era assolutamente il padrone, così come nelle isole e nei regni di Corsica e Sardegna.
D'altra parte, nelle frequenti e famose spedizioni che compì in Germania contro i Sassoni tante volte ribelli, e gli altri popoli che si erano alleati contro di lui, soggiogò tutte queste vaste regioni che si trovano tra il Reno e la Vistola, il Mar Baltico e il Danubio; sottomise alle leggi del suo impero la Baviera, l'Austria, l'Ungheria, fino al Tibisco, la Dacia, la Croazia, la Carinzia, il Friuli, e spinse persino le sue conquiste, dopo aver sconfitto gli Unni o Avari, fino ai confini della Bulgaria e della Tracia.
Infine, portando le sue armi verso l'Occidente, fece guerra oltre i Pirenei ai Saraceni, e conquistò su di loro tutti i regni e tutte le province che si trovano tra l'Ebro e i Monti, l'Oceano, il Mediterraneo, con le isole Baleari.
Zelo per la Cristianità
L'autore afferma che le guerre di Carlo Magno non erano motivate dall'ambizione, ma dal desiderio di convertire i pagani e proteggere il papato.
Non bisogna immaginare che l'ambizione, così comune ai conquistatori, fosse lo spirito che animava il nostro Santo in queste grandi spedizioni. Il desiderio di estendere i confini della sua monarchia ebbe la minima parte in tutte le sue nobili imprese. Non fu nemmeno il titolo di Augusto e di Imperatore, che ricevette in seguito, poiché ne era così poco toccato che dapprima lo rifiutò con eroica umiltà, e protestò, dopo la sua incoronazione, che se avesse potuto conoscere il disegno del Papa, non sarebbe andato quel giorno in chiesa, sebbene fosse il giorno di Natale. Era dunque un motivo più elevato a spingere Carlo Magno verso queste gloriose imprese. Sapeva che l'idolatria regnava ancora in Germania, tra i Sassoni; volle portarli a ricevere la fede cattolica: per questo è chiamato il loro Apostolo. Papa Adr iano si lam pape Adrien Papa che approvò la missione di Ildegrino in Sassonia. entava delle persecuzioni che gli facevano i Longobardi; egli si fece un dovere religioso di liberarlo da quei tiranni. I Saraceni, nemici giurati della Chiesa, occupavano quasi tutta la Spagna: il suo zelo lo portò a impiegare le sue armi per sterminarli. Infine, se condusse tante volte le sue truppe in Italia, fu solo per soccorrere papa Adriano di cui abbiamo appena parlato, o per recarsi come pellegrino alle tombe degli apostoli san Pietro e san Paolo, verso i quali nutriva una devozione del tutto singolare, come appare dai grandi doni che fece alle loro chiese, in oro, argento e pietre preziose; o per vendicare le ingiurie fatte a Leone III, al quale alcuni Romani, con or ribile c Léon III Papa che donò le reliquie di Ippolito a Carlo Magno. rudeltà, avevano voluto cavare gli occhi e tagliare la lingua. In una parola, non è mai uscito dai confini del suo impero se non per estendere allo stesso tempo la religione cristiana; e non ha mai varcato i Monti se non a vantaggio della Santa Sede e per arricchire la Chiesa di una buona parte delle spoglie dei Longobardi e dei Greci, elevandola dalla bassezza della sua prima povertà a quel grado di grandezza temporale da cui i suoi nemici tentano di farla decadere, perché sanno che è la condizione migliore per la sua indipendenza e la sua prosperità spirituale.
Il principe colto e sobrio
Descrizione delle sue virtù personali: sobrietà alimentare, gusto per le scienze, fondazione di università e collaborazione con lo studioso Alcuino.
Se dalle virtù militari di Carlo Magno volessimo scendere nel dettaglio di tutte le sue virtù morali, sarebbe come intraprendere un'opera intera, e non una raccolta delle sue azioni più belle; mi accontenterò dunque di dire che era un principe che non poteva soffrire il lusso, e che la sua moderazione appariva persino nei suoi abiti, sebbene d'altronde la sua magnificenza fosse assai grande quando si trattava del bene o della gloria dei suoi Stati. Era estremamente sobrio nel bere e nel mangiare, ritenendo che la vita trascorsa tra le delizie sia non solo contraria alle leggi del Cristianesimo, ma anche indegna di un coraggio eroico che la delicatezza è capace di snervare. Durante i suoi pasti, si faceva leggere la storia, o libri di scienza, o qualche libro di sant'Agostino, in particolare la Città di Dio. Era eloquente, e il suo amore per le scienze è abbastanza noto grazie all'Università di Parigi e alle altre che fondò. Attirò anche gli studiosi in Francia e, tra gli altri, fece venire dall'Inghilterra Alcuino, l'uomo più dott o del Alcuin Celebre abate sotto il quale Aldrico iniziò la sua vita monastica. suo tempo, per servirgli da precettore. Per essere convinti dell'erudizione del nostro principe, basta leggere le belle leggi che egli stesso redasse, sotto il titolo di Capitolare.
Azione ecclesiale e miracoli
Carlo Magno fonda numerose chiese, tra cui Aquisgrana, raccoglie reliquie di apostoli e beneficia di favori celesti e apparizioni di santi.
Ma, tra tutte le sue virtù, quella che ha brillato maggiormente e che costituisce quasi il carattere della sua santità, è la sua pietà e il suo zelo per lo splendore della Chiesa. Abbiamo già detto che essa fu l'anima di tutte le sue imprese, e che il suo disegno principale era di stabilire o ristabilire il culto divino ovunque. Fece quattro volte il viaggio a Roma per devozione e, secondo alcuni autori, si recò a San Giacomo, in Galizia, per spirito di penitenza, e si può dire che sia stato lui a portare quel celebre pellegrinaggio al grande splendore in cui lo vediamo. Durante le sue conquiste, ebbe grande cura di cercare le reliquie insigni nei luoghi che le sue armi prendevano; si citano, tra le altre, i corpi di sei Apostoli, ovvero: di san Simone, di san Giuda, di san Filippo, dei due san Giacomo e di san Barnaba, con il capo di san Bartolomeo, oltre a un'infinità di altre di molti Martiri, che fece trasportare in Francia e deporre nella basilica di San Saturnino, a Tolosa; faceva più conto di questi preziosi tesori che di tutte le ricchezze dei popoli che soggiogava. Distribuiva liberalmente ai templi gli ornamenti e i vasi sacri necessari per il servizio degli altari. Fece costruire fino a 27 chiese, la principale delle quali è quella di Nostra Signora di Aquisgrana, sen za contare quel Aix-la-Chapelle Residenza imperiale dove Lioba fu chiamata dalla regina. le che erano in rovina e che fece riparare. È lui che ha fondato e arricchito così prodigiosamente tutti i vescovadi e tutte le abbazie della Germania. Ristabilì il canto ecclesiastico, che era stato così trascurato da essere interamente decaduto da quella santa armonia che porta la devozione nei cuori dei fedeli.
Non bisogna stupirsi, dopo ciò, se questa insigne pietà gli ha meritato tanti favori straordinari dal cielo; infatti, diversi Santi gli sono spesso apparsi per intrattenersi familiarmente con lui come se fosse già stato della loro compagnia: si nota, tra gli altri, san Salvo, vescovo di Angoulême, le cui reliquie aveva fatto riporre in una bella teca, e san Suitberto, che aveva fatto canonizzare da Leone III; si possono aggiungere ancora a queste apparizioni quella di due spiriti beati, i quali, gettando lo spavento nell'esercito dei Sassoni, li costrinsero a prendere la fuga e ad abbandonare l'assedio di Fritzlar, che avevano intrapreso durante l'assenza di Carlo Magno. Infine, si racconta che, facendo guerra a quel popolo, ottenne dell'acqua con le sue preghiere, durante una grande siccità, per rinfrescare il suo esercito che ne mancava da tre giorni.
Beneficenza e lotta contro l'eresia
Il sovrano dispiega una carità internazionale e convoca il concilio di Francoforte per condannare l'adozionismo di Elipando e di Felice di Urgell.
La pietà del nostro Santo non apparve soltanto per quel grande zelo che ebbe per la gloria e la maestà dei templi materiali, ma anche per la cura che si prese dei templi spirituali, che sono i poveri, sia fondando ospedali per accoglierli, sia distribuendo loro elemosine capaci di farli sussistere; e, come se le vaste province dei suoi regni non avessero racchiuso abbastanza miseri per far loro sentire gli effetti della sua carità, inviava prodigiose somme di denaro in Siria, in Egitto, a Gerusalemme, ad Alessandria, a Cartagine, per soccorrervi i bisognosi. E al fine di estendere le sue liberalità fin oltre la tomba, assegna, con il suo testamento, grandi beni da distribuire ai poveri. Ordina persino che la sua biblioteca sia venduta, e che il ricavato sia impiegato per assisterli nei loro bisogni; e, per mostrare l'amore che portava loro, vuole, con il suo stesso testamento, che di quattro grandi tavole, tre d'argento e una d'oro, quella d'argento che era la più pesante, e sulla quale, con un artificio ammirevole, il mondo era rappresentato in tre grandi cerchi, e quella d'oro, siano spartite tra loro e i suoi eredi, secondo la disposizione che ne fa; per le altre due tavole d'argento, lega alla basilica di San Pietro, a Roma, quella sulla quale era la descrizione della città di Costantinopoli; e l'altra, sulla quale era la figura di Roma, al vescovo di Ravenna.
Durante il regno di Carlo Magno, sorsero diverse eresie di cui procurò la condanna tramite l'assemblea di alcuni concili. Il più celebre di tutti fu quello di Francoforte, dove presiedettero Teofilatto e Stefano, legati del papa Adriano I; gli errori di Elipando, arcivescovo di Toledo, e di Felice, vescovo di Urgell, riguardanti la filiazione di Gesù Cristo, vi furono proscritti dai vescovi di Francia, d'Italia e di Germania, che vi si trovarono per ordine del nostro beato principe, che impiegava così tutte le sue cure al consolidamento della fede cattolica nei suoi Stati.
Fine della vita e culto liturgico
Carlo Magno muore nell'814 ad Aquisgrana. Il suo corpo viene in seguito esumato da Federico Barbarossa, e il suo culto si mantiene localmente sotto il titolo di Beato.
Ciò che è ammirevole nella vita del nostro Beato è che, nel mezzo delle sue grandi e importanti occupazioni, era regolato nei suoi esercizi di pietà quanto un religioso nel suo chiostro: assisteva regolarmente all'ufficio divino, tanto della sera quanto della notte, a meno che qualche indisposizione non glielo impedisse; faceva le sue preghiere con tale devozione da ispirarla a coloro che lo vedevano: sembra che, quando fece il suo testamento, quattro anni prima della sua morte, pensasse di spogliarsi della corona imperiale, affinché, non essendo più gravato dal peso degli affari della terra, non si occupasse più che di quelli della sua salvezza.
Infine il nostro grande monarca, dopo aver lavorato così utilmente per la religione, sostenuto così spesso l'autorità dei Papi, difeso la Chiesa, rovesciato l'idolatria e dissipato l'eresia, si am malò ad Aquisgr Aix-la-Chapelle Residenza imperiale dove Lioba fu chiamata dalla regina. ana; comprese subito, dalla violenza della febbre che fu seguita da una pleurite, che la sua ora era vicina; per questo impiegò il poco tempo che gli restava a prepararsi a questo ultimo passaggio: e dopo aver ricevuto i Sacramenti con un fervore straordinario, rese santamente la sua anima al suo Creatore nell'anno 814, nel settantaduesimo anno della sua età e nel quarantasettesimo del suo regno.
Si rappresenta il Beato Carlo Magno incoronato e che tiene sulla mano la pianta della sua cappella di Aquisgrana nella quale volle essere sepolto.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Il suo corpo fu solennemente sepolto nella cattedrale che aveva fatto costruire, e trecentocinquantun anni dopo, fu esumato per cura di Federico I, soprannomin ato Barbarossa, e il suo capo fu t Frédéric Ier, surnommé Barberousse Imperatore del Sacro Romano Impero con cui intratteneva una corrispondenza. rasferito a Osnabrück.
Sul culto reso a Carlo Magno, ecco ciò che ci dice dom Guéranger, nel suo *Année liturgique*.
Al grazioso ricordo della dolce martire Agnese, un gran numero di chiese, soprattutto in Germania, associano oggi (28 gennaio) l'imponente memoria del pio Carlo Magno. Il rispetto dei popoli era già preparato in favore della santità di Carlo Magno, quando Federico Barbarossa fece rendere il decreto della sua canonizzazione dall'antipapa Pasquale III, nel 1168; ecco perché la Sede apostolica, senza voler approvare una procedura irregolare, né ricominciarla nelle forme, poiché non gli è mai stato chiesto, ha creduto di dover rispettare questo culto in tutti i luoghi dove fu stabilito.
Nelle nostre chiese di Francia non ci facciamo alcuno scrupolo di dare il titolo di santi e di onorare come tali un numero considerevole di vescovi sulla santità dei quali nessun decreto è stato reso da nessuno e il cui culto non è mai uscito dal limite delle loro diocesi; le numerose chiese che onorano, da quasi sette secoli, la memoria del grande imperatore Carlo Magno, si accontentano, per rispetto per il Martirologio romano, dove il suo nome non si legge, di festeggiarlo sotto il titolo di *Beato*. — Per citare solo un esempio, una chiesa gli è ancora dedicata nell'antica diocesi di Sarlat, nel Périgord.
Prima dell'epoca della Riforma, il nome del beato Carlo Magno si trovava sul calendario di un gran numero delle nostre chiese di Francia; i Breviari di Reims e di Rouen sono i soli che l'abbiano conservato oggi. Più di trenta chiese in Germania celebrano ancora oggi la festa del grande imperatore; la sua cara chiesa di Aquisgrana custodisce il suo corpo e lo espone alla venerazione dei popoli... È conservato in una cassa di vermeil. Uno dei suoi bracci è in un reliquiario a parte. Si trova nella grossezza delle ossa di questo braccio la prova di ciò che gli autori raccontano sulla alta statura e la forza corporea del grande imperatore. Nel tesoro della stessa chiesa si trova anche il suo corno da caccia, e in una galleria, il seggio di pietra sul quale era seduto nel suo sepolcro.
Si sa che è su questo seggio che gli imperatori di Germania venivano installati, il giorno della loro incoronazione.
L'Università di Parigi lo scelse come patrono nel 1661.
Diversi Martirologi di Francia, di Germania e delle Fiandre fanno memoria di san Carlo Magno il 28 gennaio. Ferrarius non l'ha dimenticato nel suo supplemento dei *Santi* che non sono nel Martirologio romano, così come Usuardo, né Melan. Abbiamo tratto ciò che ne abbiamo detto in questa raccolta, da Eginardo, che fu il suo cancelliere e che si f Eginhard Segretario di Carlo Magno, traslatore di reliquie in Germania. ece religioso dell'Ordine di San Benedetto, dopo la morte del suo maestro, e dalle altre memorie che Bellandus riporta nel secondo tomo degli *Acta Sanctorum*, dove si possono vedere alcuni miracoli che sono stati fatti per i meriti del nostro santo re. Sulla vita di san Carlo Magno, si può ancora consultare ciò che ha scritto il beato Notker, monaco di San Gallo, nel XIV secolo.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Successione al trono con il fratello Carlomanno nel 768
- Monarca assoluto dei Franchi nel 771
- Distruzione del regno dei Longobardi
- Incoronazione imperiale il giorno di Natale
- Fondazione dell'Università di Parigi
- Morto ad Aquisgrana nell'814
Miracoli
- Apparizioni di santi (san Salvo, san Suitberto)
- Sorgere miracoloso di acqua per il suo esercito assetato
- Intervento di spiriti beati che mettono in fuga i Sassoni a Fritzlar
Citazioni
-
Senza l'Imperatore, il Papa non è che un martire immortale; senza il Papa, l'Imperatore non è che un dio di pretese.
L. Veuillot, Parfums de Rome