Dedicazione di Nostra Signora dei Doms
CHIESA METROPOLITANA DI AVIGNONE
Chiesa Metropolitana di Avignone
La basilica di Nostra Signora dei Doms ad Avignone sarebbe stata fondata nel I secolo da santa Marta, durante la vita della Vergine Maria. Ricostruita da Carlo Magno, la tradizione riporta che fu consacrata miracolosamente da Gesù Cristo stesso durante la notte. Rimane un centro spirituale maggiore che ha accolto numerosi papi e santi attraverso i secoli.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 6
DEDICAZIONE DI NOSTRA SIGNORA DEI DOMS,
CHIESA METROPOLITANA DI AVIGNONE
Origini apostoliche e fondazione
Santa Marta e san Rufo fondano il santuario di Avignone nel I secolo, mentre la Vergine Maria era ancora in vita, dopo il loro arrivo dalla Giudea.
I secolo.
*Templum hoc sanctum dicæ Matri Dei adhuc vivæ conservatur in honorem.*
Inno della Dedicazione.
Questo tempio è stato consacrato all'invocazione della Madre di Dio, al tempo in cui viveva ancora su questa terra.
Dopo la pubblicazione dei *Monuments inédits sur l'apostolat de sainte Marie-Madeleine*, a cura dell'abate Faillon, non è più possibile dubitare oggi che san Lazzaro, con le sue due sorelle, santa Marta e santa Maria Maddalena, santa Marcella, la loro serva, san Massimino e san Rufo, discepoli del Salvatore, perseguitati dai Giudei, non siano fuggiti dalla Giudea; che non siano giunti a Marsiglia e di lì non si siano diffusi nei dintorni per predicarvi il Vangelo. È ugualmente difficile non ammettere che, nelle sue pie escursioni, santa Marta sia venuta ad Avignone; che vi abbia predicato il cult Avignon Città di cui san Rufo fu il primo vescovo e fondatore della chiesa. o di Maria insieme a quello di Gesù, poiché di concerto con san Rufo, figlio di Simone di Cirene, e che fu il primo vescovo di Avignone, vi eresse un santuario in onore della Madre di Dio, e che, secondo la credenza generale, tale è la prima origine di Notre-Dame des Doms, così chiamata più tardi o dai suoi canonici che portavano il titolo di dom, in latino *domini*, o dai doni che si facevano alla santa Vergine, *domina a domis*, o dal latino *domus*, casa di santa Marta che era accanto, o dalla parola celtica *dom* che significa roccia, perché la chiesa era costruita sulla roccia. Qualunque sia la ragione di tale denominazione, la costruzione della chiesa da parte di santa Marta è 1° letteralmente affermata nell'iscrizione che si legge all'ingresso della metropoli; 2° equivalentemente enunciata nell'antico inno in cui si cantava: *Templum hoc sanctum dicæ Matri Dei adhuc vivæ conservatur in honorem*; 3° storicamente proclamata da Benedetto XIV, nella sua dotta opera: *De canonizatione sanctorum. Quidam*, dice, *afferunt exempla ecclesiarum ad honorem B. Mariæ Virginis adhuc viventis constructarum, in civitate videlicet Avenionensi, a sancta Martha*.
Interventi imperiali e dedicazione miracolosa
Dopo l'ampliamento di Costantino, Carlo Magno ricostruisce l'edificio che viene poi miracolosamente consacrato da Cristo stesso.
Costantino, dopo la sua conversione al cristianesimo, non trovò l'opera di santa Marta degna del suo scopo; ampliò questo santuario primitivo; e lo fece con tanto più zelo, in quanto era vicino a quel luogo, nella pianura che si estende da Avignone al mare, che aveva avuto quella celebre visione della croce luminosa che determinò la sua conversione.
Nel 731, i Saraceni vennero a saccheggiare la chiesa di Costantino; ma dal 785 all'800, Ca Charlemagne Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. rlo Magno la risollevò dalle sue rovine e dispiegò, in questa costruzione, tutte le ricchezze dell'architettura romano-lombarda. Sembra persino che vi abbia fatto servire i resti di due templi pagani del vicinato, se si giudica dal frontone del portico, la cui architettura ha una somiglianza sorprendente con i monumenti che restano della dominazione romana. In riconoscimento della pia generosità del santo imperatore, Gesù Cristo, si dice, venne di persona, nel mezzo della notte, a consacrare la nuova chiesa. Dei ministri sacri, che erano senza dubbio i suoi angeli, lo assistevano, gli uni cantando l'ufficio, gli altri compiendo le cerimonie; e dopo che ebbe compiuto attorno alla navata tutto il cerimoniale delle dedicazioni solenni, celebrò i divini misteri, secondo i riti consueti, sull'altare consacrato, che si crede comunemente essere stato l'altare a cinque colonne e a mensa cava, della quarta cappella a destra. Questo fatto meraviglioso ebbe per testimone una nobile dama che, per devozione alla santa Vergine, si recava ogni mattina al santuario dei Doms, fin dal primo suono della campana, e che, quella notte, vi si era recata poco dopo mezzanotte, svegliata dalla campana che aveva suonato prima del solito. All'offertorio, mise nel piatto il suo anel anneau d'or Oggetto miracoloso servito da prova della dedicazione divina della chiesa. lo d'oro, dicendo che sarebbe venuta a riprenderlo, in pieno giorno, rimettendo la sua offerta abituale che aveva dimenticato di portare. Il ministro che lo ricevette le indicò il luogo dove lo avrebbe trovato, aggiungendo che allora avrebbe portato l'impronta di certi caratteri che erano incisi dietro l'altare. Al levar dell'aurora, sentendo suonare l'ufficio del capitolo, questa dama tornò tutta stupita alla chiesa, chiese la ragione di questo secondo ufficio; e siccome non volevano crederle su ciò che diceva del primo, ne diede per prova il suo anello, che doveva trovarsi nel luogo che ella designò, impresso degli stessi caratteri che portava il retro dell'altare.
Riconoscimento da parte delle autorità ecclesiastiche
Diversi papi, tra cui Giovanni XXII e Sisto IV, così come eruditi come Benedetto XIV, confermano la tradizione della dedicazione miracolosa.
L'8 ottobre, anniversario di questa meravigliosa dedicazione, fu eretto a festa di precetto, con il divieto di ogni opera servile sotto pena di scomunica. Quel giorno, fin dalle quattro del mattino, il suono delle campane chiamava i fedeli sul sacro monte; e il divino sacrificio veniva offerto su un altare portatile eretto nel mezzo del coro, di fronte all'altare maggiore. Solo il secondo arcidiacono poteva entrare nel santuario con il più giovane chierichetto, che gli porgeva le ampolline; e durante tutto il sacrificio, arcivescovo, capitolo, diacono e suddiacono, tutti rimanevano fuori dal santuario. Il celebrante si serviva del calice che aveva lasciato i n eredità Jean XXII Papa che pose la diocesi di Rieux sotto la protezione di San Cizy. Giovanni XXII, con la sua piviale arricchita di pietre preziose, a condizione che l'uno e l'altro venissero usat i solo i Sixte IV Papa che ha autorizzato la riforma dei Couët. n quel giorno.
Nel 1475, Sisto IV credette di poter affermare nella sua bolla del 21 novembre: «Abbiamo appreso che la chiesa di Avignone, illustre tra le altre cattedrali di queste contrade, è stata fondata da santa Marta, l'ospite di Gesù Cristo, in onore di Nostro Signore e della gloriosa Vergine, e che è stata consacrata dalla mano di Dio stesso, come si dice generalmente, come riportano gli antichi e come attestano le lettere di diversi Pontefici romani».
All'inizio del XVI secolo, il capitolo metropolitano fece incidere sotto il nartece di Notre-Dame un'iscrizione, in cui si legge che «quando Carlo Magno ebbe fatto ricostruire la chiesa, Gesù Cristo, così come insegna la tradizione costante e come dichiarano le costituzioni dei papi Giovanni XXII e Sisto IV, la consacrò con la sua mano sacra».
Nel 1600, il prevosto della cattedrale, ricevendo la regina Maria de' Medici al suo passaggio per Avignone, le disse alla presenza di tutta la sua corte e dei notabili della città: «Preghiamo, Madame, il Sovrano Creatore la cui eterna mano ha voluto miracolosamente consacrare questa chiesa».
Nel 1622, l'illustre vescovo di Vaison, Monsignor de Suarez, che la sua grande erudizione fece nominare più tardi prefetto della biblioteca Vaticana, scriveva il seguente distico:
*Num rata, quæ nobis perhibet veneranda vetustas, Quod fuit a Christo adstante sacrata? — Rata.*
Nel 1701, il prevosto della cattedrale teneva lo stesso linguaggio ai figli di Francia, ricevendoli solennemente sotto il portico della basilica. Così parlavano ancora, nel 1708, Monsignor de Gonteri, ventunesimo arcivescovo di Avignone, nella lettera in cui rende conto a Clemente XI dello stato della sua diocesi; nel 1750, M. de Cambis-Velleron nei suoi Annales d'Avignon; e qualche anno più tardi, i dotti abati di Massillian e di Véras. Può esserci una tradizione più continua e più autorevole?
Splendore medievale e visite illustri
La basilica divenne un centro di primaria importanza, accogliendo numerosi santi, i papi di Avignone e i sovrani d'Europa.
Pertanto, Notre-Dame des Doms è sempre stata oggetto di una singolare venerazione. Fu sotto le sue volte che sedettero durante la loro vita, e vollero riposare dopo la loro morte, i santi vescovi di Avignone: san Rufo, il primo di tutti, san Massimo, sant'Agricolo e san Veredemo. Fu nel suo recinto che nel 1096 Urbano II pubblicò la Regola dei canonici regolari di Sant'Agostino. Poco dopo, Gelasio II e Callisto II vi celebrarono pontificalmente i santi misteri, Anastasio IV e Adriano IV ne furono canonici prima di essere elevati sulla cattedra di san Pietro, e nel 1163, Alessandro III vi consacrò sant'Antelmo, vescovo di Belley. Questa illustre chiesa vide pregare al suo altare san Remigio di Reims, san Maiolo di Cluny, san Ponzio di Villeneuve, sant'Ugo di Grenoble, san Domenico, san Pietro di Lussemburgo, san Francesco Borgia, san Francesco di Sales, san Pietro Tommaso, san Bertrando d'Aquileia, i beati Giovanni Soreth e Luigi Allemand, santa Caterina da Siena, santa Delfina, santa Coletta. Nel 1170, san Benezet ricevette da Dio l'ordine di costruire un ponte sul Rodano, e lo annunciò pubblicamente; nel 1322, Giovanni XXI I vi ordi Jean XXII Papa che pose la diocesi di Rieux sotto la protezione di San Cizy. nò il triplice suono quotidiano dell'Angelus, sconosciuto fino ad allora all'universo cattolico, e ricevette vicino al portico della cattedrale la celebre apparizione in cui la Vergine gli ordinò di pubblicare, in favore del Carmelo e dello Scapolare, la bolla Sabbatina. Più tardi, sotto questo stesso portico, sant'Andrea Corsini rese miracolosamente la vista a un cieco; e verso l'inizio del XV secolo, san Vincenzo Ferrer non mancò un solo giorno, durante i dieci anni che trascorse ad Avignone, di cantarvi la Messa ogni mattina all'altare di Maria. I re, i grandi del mondo rivaleggiarono con i Santi in devozione a Notre-Dame des Doms; e si videro inginocchiarsi davanti al suo altare, nel 1226, Luigi VIII; nel 1324, Carlo il Bello; nel 1365, l'imperatore Carlo IV e il duca Amedeo VI di Savoia; nel 1388, Carlo VI; nel 1420, Carlo VII, ancora delfino; nel 1516, Francesco I; nel 1564, Carlo IX; nel 1574, Enrico III; nel 1579, Caterina de' Medici; nel 1600, Maria de' Medici; nel 1622, Luigi XIII, e nel 1660, Luigi XIV e sua madre, Anna d'Austria. Nel XIV secolo, sette Papi vi apparvero in tutto lo splendore della loro maestà pontificale: Clemente V, Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Urbano V e Gregorio XI, che istituì ad Avignone, nella chiesa dei Cordiglieri, la festa della Presentazione di Nostra Signora. Quattro di loro vi furono incoronati; e tre vi scelsero la loro sepoltura. Nello stesso periodo, san Pietro Celestino, san Luigi di Tolosa e san Tommaso d'Hereford vi furono canonizzati. Roberto il Saggio vi fu incoronato re delle Due Sicilie, ed Elia di Villeneuve vi fu consacrato gran maestro dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme. La festa della Santissima Trinità, così come la festa della Santa Lancia e dei Santi Chiodi, vi fu istituita. La prima processione del Corpus Domini vi fu celebrata; la guerra santa contro i Mori d'Africa e i Saraceni di Spagna vi fu pubblicata tre volte; i re Filippo il Bello e Pietro d'Aragona vi furono assolti dalla scomunica che avevano incorso; Giovanni II prestò giuramento di fedeltà al Papa e vi prese la croce con il re di Cipro e il re di Danimarca. Infine, nel recinto di questa basilica si sono tenuti cinquantatré concili o sinodi; e lì riposa Benedetto XII, con centocinquantasette cardinali, arcivescovi e vescovi, una folla di alti dignitari dello Stato come della Chiesa, tra i quali bisogna contare il valoroso Crillon, soprannominato il bravo dei bravi.
Descrizione architettonica e vita devozionale
L'edificio romanico ospita diverse confraternite e devozioni mariane, in particolare il Culto perpetuo ristabilito nel XIX secolo.
Questa chiesa, così ricca di gloria, è costruita a mezza costa su una roccia, da dove domina l'intera città. La sua facciata, maestosa nella sua semplicità, è preceduta da un portico a frontone triangolare, che riproduce uno dei più bei pezzi dell'architettura romanica, ed è seguita da una pesante torre quadrata, traforata da sedici aperture e coronata da una balaustra ionica con una cupola di costruzione recente, sulla cui lanterna poggia la statua della Vergine. L'interno dell'edificio riunisce tutti i generi di architettura, dal fregio corinzio dei giorni migliori dei Cesari, fino al rivestimento greco-romano del tempo di Luigi XV, sebbene lo stile romanico vi prevalga con tutta la severità delle sue linee e la solidità delle sue costruzioni. Vi è una sola navata, voltata a botte a sesto acuto, attorno alla quale corrono graziose tribune del XVII secolo. A destra e a sinistra di questa navata sono distribuite cappelle di vari stili e dimensioni, nelle quali si trovano due altari di Maria, aggiunti a Nostra Signora dell'Assunzione che si trova all'altare maggiore. Il primo è Nostra Signora di Tutto Potere, nella cappella di San Rocco. È il più frequentato di tutti e la sua festa si celebra la domenica successiva a Nostra Signora della Neve. La sua statua, in pietra di Saint-Didier, è ricoperta da una pittura policroma, che fu rinfrescata nel 1859 per portarla in processione su una barella, simulando la cinta muraria della città e coronata da ghirlande di gigli.
Quando nel 1409 si assediava il palazzo dei Papi difeso dai soldati dell'antipapa Pietro di Luna, i canonici la nascosero, come il loro tesoro più prezioso, all'interno della città. Il secondo altare è quello di Nostra Signora dei Doms, sotto la rotonda. È lì che, davanti a una statua di marmo a grandezza naturale, l'associazione del Culto perpetuo di Maria ha la sua sede e le association du Culte perpétuel de Marie Associazione pia che assicura una preghiera continua nella basilica. sue assemblee: associazione pia i cui membri si dividono tutti i giorni dell'anno e tutte le ore di ogni giorno, per succedersi gli uni agli altri ai piedi della Madre di Dio, e renderle così un culto incessante e pubblico. Eretta all'inizio del secolo scorso dall'arcivescovo di Gonteri, approvata e arricchita di indulgenze nel 1713 da Clemente XI, perse a causa della peste del 1721 e 1722 un gran numero di associati e i suoi esercizi furono per qualche tempo interrotti. Nel 1727, l'arcivescovo di Gonteri la ristabilì solennemente e fece lui stesso la prima ora della Venerazione perpetua. Le ore successive furono riempite dal capitolo metropolitano, poi da tutti i fedeli della città. Interrotta dalla Rivoluzione del '93, riprese il suo corso nel 1853.
A questa confraternita, la cattedrale unisce ancora la confraternita del Sacro Cuore di Maria, dei pellegrini di San Rocco, dei facchini di San Nicola, dei muratori, dei fabbri e di altri mestieri. Vi si fanno, ogni sabato, gli esercizi dell'arciconfraternita di Nostra Signora delle Vittorie; vi si predica tutto il mese di Maria, così come una novena preparatoria alla festa dell'Immacolata Concezione; e, l'8 dicembre, la festa si celebra con una solennità eccezionale. Infine, nello slancio del suo amore per la santa Vergine, la città di Avignone ha posto sulla sommità della sua basilica una statua monumentale di Maria Immacolata; e il 24 ottobre 1859, giorno di questa inaugurazione, è rimasto un giorno celebre negli annali della città. Sette vescovi e più di centomila persone erano venuti da venti a trenta leghe alla cerimonia; e dalle nove del mattino fino alle quattro del pomeriggio, un'immensa processione si snodò per tutta la città, attraverso le strade tappezzate di verde, facendo risuonare l'aria di canti di gioia, di sinfonie musicali, di detonazioni militari, alle quali si mescolavano i gioiosi carillon di tutte le campane. Fu uno dei più magnifici omaggi che abbia mai ricevuto la Vergine Immacolata.
Elevazione e favori di Pio IX
Nel 1854, Pio IX eleva la chiesa al rango di basilica minore e le fa dono delle reliquie di santa Felicita.
Colpito dallo zelo degli avignonesi per l'onore della Madre di Di o, Pio Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. IX si è compiaciuto di glorificare Notre-Dame des Doms. Il 21 novembre 1475, Sisto IV l'aveva eretta a metropoli. Il 22 dicembre 1854, Pio IX la elevò al rango di basilica minore, rese al suo capitolo l'uso della porpora cardinalizia, e alla sua antica associazione del Culto perpetuo, la sua esistenza canonica. Più tardi, le inviò, in una preziosa teca, il corpo intero d i santa Felicit sainte Félicité Martire del III secolo il cui corpo fu donato da Pio IX alla basilica. a, martire del terzo secolo, e le accordò un'indulgenza plenaria nelle feste di Natale, dell'Epifania, dell'Ascensione, della Pentecoste, del Corpus Domini, dell'Immacolata Concezione, della Natività, della Presentazione, dell'Annunciazione, della Visitazione, della Purificazione e dell'Assunzione della santa Vergine, così come nelle feste di sant'Agostino, di san Rufo, di santa Marta, di san Gregorio Magno, della dedicazione miracolosa della basilica, infine, ogni domenica dell'anno, senza contare le indulgenze parziali di trecento giorni per ogni visita che vi si compie, di sette anni e sette quarantene, se è sabato, e di cinquecento giorni per tutte le messe che vi si ascoltano. Estratto da Notre-Dame de France, a cura del parroco di Saint-Sulpice.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Fondazione da parte di santa Marta nel I secolo, durante la vita della Vergine Maria
- Ampliamento da parte dell'imperatore Costantino dopo la sua conversione
- Saccheggio da parte dei Saraceni nel 731
- Ricostruzione da parte di Carlo Magno tra il 785 e l'800
- Consacrazione miracolosa da parte di Gesù Cristo stesso
- Elevazione a metropoli da parte di Sisto IV nel 1475
- Elevazione al rango di basilica minore da parte di Pio IX nel 1854
Miracoli
- Consacrazione della chiesa da parte di Gesù Cristo in persona assistito dagli angeli
- Apparizione della Vergine a Giovanni XXII per la bolla sabbatina
- Guarigione di un cieco per opera di sant'Andrea Corsini sotto il portico
Citazioni
-
Templum hoc sanctum dicæ Matri Dei adhuc vivæ conservatur in honorem.
Inno della Dedicazione