Santa Brigida di Svezia
Vedova
Vedova, Fondatrice dell'Ordine del Santissimo Salvatore
Principessa svedese sposata al principe di Nericia, Brigida condusse una vita familiare esemplare prima di consacrarsi interamente a Dio dopo la vedovanza. Fondatrice dell'Ordine del Santissimo Salvatore a Vadstena, è celebre per le sue visioni mistiche della Passione e i suoi pellegrinaggi a Roma e Gerusalemme. Morì a Roma nel 1373, lasciando dietro di sé importanti Rivelazioni dettate da Cristo.
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SANTA BRIGIDA DI SVEZIA, VEDOVA,
FONDATRICE DELL'ORDINE DEL SANTISSIMO SALVATORE
Origini e prime visioni
Proveniente dalla nobiltà svedese, Brigida manifesta fin dall'infanzia una profonda pietà segnata da visioni della Vergine e della Passione di Cristo.
La storia rende meravigliosi elogi agli antenati di san ta Brigida; poi sainte Brigitte Vedova, mistica e fondatrice dell'Ordine del Santissimo Salvatore. ché non solo li paragona ad Abramo e a Tobia, di cui il testo sacro parla così vantaggiosamente, ma applica loro anche le virtù che lo Spirito Santo, nel libro del Siracide, attribuisce ai grandi uomini dell'Antico Testamento. Ma, senza risalire così in alto e allontanarci tanto dal nostro soggetto, ci accontenteremo di dire che suo padre, di nome Birger, che traeva la sua origine d ai re Birger Padre di santa Brigida, discendente dei re di Svezia. di Svezia, era un principe molto virtuoso che passava la sua vita in tutti gli esercizi di una solida pietà. Si confessava ogni venerdì con profonda umiltà, affinché, diceva, di ricevere forze ogni settimana per sostenere costantemente le tempeste da cui si è senza sosta agitati in questo mondo; fece il pellegrinaggio di San Giacomo, in Galizia, e visitò un gran numero di altri luoghi di devozione; voleva anche andare a Gerusalemme, ma quando fu a Roma, il Papa, per ragioni che il suo storico non dice affatto, non giudicò opportuno che facesse quel lungo viaggio. Quanto a sua madre, che si chiamava Sigride e discendeva dai re Goti, era anch'ella una santissima principessa; aveva uno zelo straordinario per l'ornamento delle chiese, e ne fece costruire diverse che dotò con molta magnificenza. Prima della nascita di Brigida, Sigride fu sorpresa in mare da una tempesta così furiosa che, senza il soccorso di Enrico, fratello del re di Svezia, che la salvò quasi per miracolo, sarebbe infallibilmente naufragata con molti altri della sua nave che perirono in quell'occasione. La notte seguente, un uomo venerabile le apparve e le disse: «Dio vi ha salvato la vita a causa della figlia che portate nel vostro seno, nutritela per il suo amore, e amatela come un dono singolare che il cielo vi fa». Quando questa figlia della grazia venne al mondo (1302), un santo sacerdote di una virtù consumata, parroco di una parrocchia vicina, e, in seguito, vescovo in Svezia, essendo in orazione, vide una nube luminosa nel mezzo della quale era seduta una vergine, che teneva un libro in mano, e allo stesso tempo udì queste parole: «È nata a Birger una figlia la cui voce sarà ascoltata con ammirazione da tutto il mondo».
Per tre anni non poté parlare, come se fosse stata interamente muta; ma alla fine di questo tempo, cominciò a parlare, non come i bambini che, a quell'età, non fanno ancora che balbettare, ma con tanta facilità e chiarezza quanto le persone più anziane.
Dopo la morte di sua madre, che perse essendo ancora molto giovane, suo padre la mise sotto la guida di una delle sue zie. All'età di circa sette anni, vide nella sua stanza un altare sul quale era la santa Vergine, rivestita di abiti di uno splendore meraviglioso, e che, tenendo una corona di gran prezzo, l'invitava ad avvicinarsi e a venire a riceverla: Brigida si alzò subito, corse a questa Regina degli angeli, e ricevette la corona dalla sua mano. Provò tanta consolazione in quel momento, che ne ebbe per tutta la vita il ricordo presente. Da quel momento praticò la virtù con una perfezione ammirevole. Disprezzava tutte le cose della terra, e aveva il cuore penetrato dalla dolcezza delle cose celesti. Conservava la purezza della sua anima e del suo corpo come il più grande tesoro che potesse mai possedere. Era sobria, modesta, candida, umile, sottomessa, e godeva di una meravigliosa tranquillità di coscienza. La sua pazienza era sempre accompagnata da una santa allegrezza, e faceva senza sosta qualche nuovo progresso nella carità. All'età di dieci anni, avendo udito predicare sulla passione di Nostro Signore, vide, la notte seguente, quell'amabile Salvatore nello stesso stato in cui era sulla croce, che le disse: «Guarda, figlia mia, in che modo sono stato trattato». — «Chi è, mio Dio», esclamò, «che vi ha fatto tutte queste piaghe?» — «Sono coloro che disprezzano i miei comandamenti», rispose Gesù Cristo, «e che non si preoccupano di corrispondere alla tenerezza del mio amore». Questa vista così toccante fece una tale impressione su di lei, che non poteva più pensare ai misteri della Passione senza versare lacrime. Si occupava, durante la giornata, a fare lavori d'ago in oro e seta. La forte applicazione che aveva continuamente a Dio, le impediva di essere molto attenta a questo lavoro; ma la divina Provvidenza vi suppliva; poiché si vedeva talvolta, accanto a lei, una giovane ragazza di una bellezza straordinaria che l'aiutava. Sua zia, avendolo visto lei stessa, prese il lavoro che Brigida stava facendo allora, e lo conservò come una preziosa reliquia. Non dedicava tutta la notte al riposo, ma spesso si rialzava per fare la sua preghiera davanti a un crocifisso. Sua zia, temendo che vi fosse della leggerezza in quella condotta, la riprese e le chiese perché facesse ciò. «Mi alzo», rispose la nostra Santa, «per glorificare colui che ha la bontà di assistermi in ogni momento, e, se volete sapere chi è, è Nostro Signore Gesù Cristo, che ho avuto la consolazione di vedere non molto tempo fa». Un giorno il demonio le apparve sotto una figura orribile; ma Brigida, avendo fatto ricorso al suo crocifisso, obbligò quello spettro a ritirarsi, dopo che le ebbe confessato che non poteva farle alcun male se Gesù crocifisso non glielo avesse permesso.
Matrimonio e vita familiare
Sposata al principe Ulf, conduce una vita esemplare, cresce otto figli tra cui santa Caterina di Svezia e intraprende pellegrinaggi con il suo sposo.
Quando ebbe tredici anni, suo padre la diede in sposa, quasi contro la sua volontà, a Ulf, p Wulfon, prince de Néricie Sposo di santa Brigida e principe di Nericia. rincipe di Nericia, che ne aveva solo diciotto. Passò un anno intero con suo marito in perfetta continenza, pregando incessantemente la divina Bontà di farle conoscere il suo beneplacito su questo argomento e di non destinarla ad avere figli se non per la sua maggior gloria. I suoi voti furono felicemente esauditi; poiché, avendole Dio dichiarato che doveva essere madre, le diede quattro maschi e altrettante femmine, che furono tutti frutti degni del cielo, ovvero: Carlo e Birger, che morirono andando a Gerusalemme per la guerra santa; Benedetto e Gudmar, che morirono in tenera età;
Margherita e Cecilia, che furono sposate e divennero modelli di virtù nel loro stato; Ingeburge, che abbracciò la vita religiosa, dove la sua santità rifulse attraverso numerosi miracoli; e l'illustre santa Caterina sainte Catherine de Suède Figlia di santa Brigida e prima badessa di Vadstena. di Svezia, di cui abbiamo narrato la vita a suo tempo. Durante uno dei suoi parti, essendo in pericolo di morte, implorò l'assistenza della santa Vergine, che le apparve subito sotto le spoglie di una dama riccamente adornata e, toccandola con la mano, la liberò all'istante senza lasciarle alcun residuo di malessere. Impiegò ogni sua cura nell'educare i figli nel timore di Dio e nell'imprimere nei loro cuori le massime della religione cristiana. Un giorno, avendo saputo che suo figlio aveva dimenticato di digiunare la vigilia di san Giovanni Battista, ne fu estremamente afflitta e ne pianse amaramente: cosa che fu così gradita al divino Precursore, che le apparve e la rassicurò che, per riguardo a lei, sarebbe stato il protettore di quello stesso figlio. Vedendosi un numero sufficiente di figli per il sostegno della sua famiglia, persuase il marito a mantenere la continenza per il resto della loro vita e, con le sue pie esortazioni, lo ritirò insensibilmente dalla corte, dove era uno dei primi consiglieri del re: gli ispirò anche la devozione di recitare ogni giorno il piccolo ufficio di Nostra Signora. Fu ancora per distaccarlo interamente dalle vanità del mondo che lo impegnò a compiere con lei il pellegrinaggio di San Giacomo, in Galizia, nel quale soffrirono pene incredibili. Al loro ritorno, essendo Ulf caduto pericolosamente malato ad Arras, Brigida ne ebbe un dolore estremo; ma fu consolata da san Dionigi, che le apparve e le disse: «Io sono Dionigi, che sono passato da Roma nelle Gallie per predicarvi la parola di Dio. Poiché hai un singolare affetto per me, ti avverto che Dio vuole farsi conoscere al mondo per mezzo tuo, e che ti ha affidata alle mie cure; e, come segno della verità di ciò che ti dico, tuo marito non morirà di questa malattia»; cosa che effettivamente accadde. Le esortazioni di questa virtuosa sposa avevano fatto una tale impressione su di lui che, sentendosi del tutto disgustato dal mondo, fece voto, pochi giorni dopo il suo arrivo in Svezia, di farsi religioso. La Bolla di canonizzazione della nostra Santa riporta che morì prima di poterlo eseguire; ma il Breviario romano e lo storico di cui si è servito Surio dicono che morì santamente nel monastero di Alvastra, dell'Ordine di Cîteaux: e, in effetti, la sua memoria è segnata, nel menologio dell'Ordine, al 26 luglio.
Vedovanza e vita mistica
Dopo la morte del marito, adotta una vita di estrema ascesi, riceve numerose rivelazioni divine e si dedica alla carità.
Dopo la morte del marito, iniziò a condurre una vita molto più perfetta di prima; interamente padrona delle proprie azioni e avendo diviso i suoi beni tra tutti i suoi figli, si applicò solo agli esercizi di pietà: cambiò subito abito e, senza riguardo per la sua qualità di principessa, ne prese uno conforme alla vita penitente che aveva risolto di continuare per il resto dei suoi giorni. La gente del mondo non mancò di condannare la sua condotta e di trattarla come una mente debole; ma lei si fece beffe del loro giudizio e rispose loro generosamente: «Non ho iniziato per voi, e tutte le vostre derisioni non mi faranno cambiare risoluzione». Come le lodi degli uomini non la toccavano, così il loro disprezzo non faceva alcuna impressione sul suo cuore. Fu confermata nel suo pio proposito da una visione in cui Nostro Signore, apparendole in mezzo a una nube luminosa, le disse: «Io sono il vostro Maestro e il vostro Dio, e voglio conversare familiarmente con voi; sarete la mia sposa, e mi servirò di voi come di un canale per far conoscere agli uomini segreti che ignorano; e ciò che vi dirò contribuirà alla salvezza di molti. Ascoltate dunque la mia voce, e rendete un conto fedele al vostro confessore dei misteri che vi manifesterò». Questo fu l'inizio delle sue rivelazioni; e, da quel momento, non intraprese più nulla se non per un movimento espresso dello Spirito Santo. Aveva allora come confessore un celebre dottore in teologia, chiamato Mattia, che era canonico della cattedrale di Linköping.
Durante i trent'anni in cui sopravvisse al marito, non portò mai biancheria, se non un velo con cui si copriva il capo. Affliggeva la sua carne con un cilicio molto rude, al quale aggiunse, in onore della santissima Trinità, tre corde fatte di crine con diversi nodi, con cui si cingeva così strettamente che le perforavano la pelle. Aveva anche altri strumenti di mortificazione che metteva alle gambe, per soffrire in tutte le parti del suo corpo. Il suo materasso non era che un semplice tappeto che faceva stendere accanto al suo letto, quando voleva prendere un po' di riposo. Le fu chiesto un giorno come, in quello stato, potesse resistere al freddo, che è estremo in Svezia, e lei confessò di sentire interiormente un ardore così grande che era quasi insensibile al rigore dell'inverno. Si metteva così spesso in ginocchio, tanto di giorno quanto di notte; faceva un così gran numero di inclinazioni e baciava così tante volte la terra, che si restava stupiti che una donna della sua qualità e, per di più, di una costituzione molto delicata, potesse resistere a tutte queste austerità. Ogni venerdì faceva colare sulla sua carne la cera di un cero acceso, finché non l'avesse bruciata abbastanza da creare una ferita; e, quando la ferita guariva da sola prima del venerdì successivo, la riapriva con le unghie, tanto temeva di restare senza qualche nuovo dolore. Quel medesimo giorno, per onorare la passione di Nostro Signore, a cui i soldati presentarono fiele sulla croce, portava in bocca un'erba molto amara, chiamata genziana, per partecipare quanto più poteva a quella sofferenza del suo divino Maestro. Faceva la stessa cosa quando le capitava di proferire qualche parola con troppa precipitazione, espiando così le colpe leggere della sua lingua. Aveva l'abitudine, fin dall'infanzia, di confessarsi ogni venerdì; ma, dopo la morte del marito, si confessava più spesso, e talvolta anche più volte al giorno. Lo faceva con una profondissima umiltà e, sebbene i suoi peccati fossero poco considerevoli, ne concepiva tuttavia un estremo dolore, piangendoli più amaramente di quanto gli altri piangano solitamente i più enormi. Si accostava ogni domenica e nelle feste solenni alla santa mensa, e riceveva l'Eucaristia con i sentimenti della più tenera devozione. Non si accontentava di digiunare nei giorni comandati dalla Chiesa; ma lo faceva quattro volte la settimana e in quantità di altri giorni, secondo quanto la pietà le ispirava. Passava i venerdì a pane e acqua e osservava un gran numero di altri digiuni con lo stesso rigore. Infine, non trovava alcuna occasione di mortificarsi che non abbracciasse con un fervore ammirevole, persuasa che fosse un mezzo efficace per rendere il suo spirito capace delle luci di cui Nostro Signore aveva la bontà di favorirla.
Questa severità verso se stessa non le impediva di avere una dolcezza meravigliosa per il prossimo e un'estrema compassione per i poveri. Ne nutriva dodici ogni giorno, servendoli lei stessa a tavola e fornendo loro tutto ciò di cui avevano bisogno, e il giovedì lavava loro i piedi; aveva ospedali per accogliere i malati e i convalescenti, e vi manteneva diverse persone incaricate di assisterli. La sua stima per la povertà la portò a farsi povera lei stessa, abbandonando il suo reddito a una persona a cui chiedeva l'elemosina per amore di Gesù Cristo. Nei suoi pellegrinaggi, era felice di poter mangiare con gli altri poveri. Non arrossiva nemmeno di mendicare con loro, e il pane che riceveva in quelle occasioni, lo baciava con una tenerezza inconcepibile e lo preferiva ai cibi più deliziosi: cosa che fece particolarmente a Roma, alla porta del monastero di San Lorenzo, detto in Panisperna, dell'Ordine di Santa Chiara.
Fece apparire il suo zelo per la salvezza delle anime, non solo con i suoi discorsi edificanti che toccavano tutti coloro che avevano la fortuna di intrattenerla, e con gli esempi delle sue virtù che la facevano ammirare da tutti; ma anche con un gran numero di lettere che scrisse a ogni sorta di persone, come all'imperatore, ai re, ai principi, ai religiosi e al papa stesso, secondo quanto ne riceveva gli ordini da Dio, ora per avvertirli dell'ira divina di cui erano minacciati se non avessero fatto penitenza, ora per riprenderli dolcemente e con moderazione delle colpe che commettevano nelle loro funzioni, e ora per spingerli a intraprendere con fervore l'opera della loro perfezione. Le abbondanti luci che riceveva dall'alto non facevano che renderla più umile davanti a Dio e davanti agli uomini. Le sottoponeva al giudizio del suo confessore e delle persone illuminate, per timore di qualche illusione. La sua obbedienza verso coloro che avevano qualche autorità su di lei era perfetta; è segnato nella bolla della sua canonizzazione che non osava quasi alzare gli occhi senza il permesso del suo direttore. La sua pazienza fu invincibile nelle sue afflizioni e nelle sue malattie, e le soffriva con una piena conformità alla volontà di Dio, senza lasciarsi andare a lamentele e mormorii.
Fondazione dell'Ordine e partenza per Roma
Fonda il monastero di Vadstena e l'Ordine del Santissimo Salvatore prima di stabilirsi a Roma per ordine divino per dedicarsi alle opere di misericordia.
Tra le rivelazioni che ricevette, apprese da Gesù Cristo stesso le costituzioni che doveva dare a sessanta religiose che aveva riunito nel monastero di Vadstena, fo ndato nel 1344 grazie monastère de Wadstena Monastero principale fondato da santa Brigida in Svezia. alla sua generosità. Le propose anche di osservarle a venticinque religiosi che vivevano sotto la Regola di Sant'Agostino. E questo fu l'inizio dell'Ordine che da allora è stato chia mato di Santa Brigida o del Santissimo Salvatore. Queste costituzioni Ordre que l'on a depuis appelé de Sainte-Brigitte ou du Saint-Sauveur Ordine religioso fondato da santa Brigida secondo la regola di sant'Agostino. furono approvate dalla Sede Apostolica. Dopo aver soggiornato circa due anni nel monastero di Vadstena, Nostro Signore le apparve e le comandò di andare a Roma, affinché potesse partecipare alle Rome Città natale di Massimiano. grazie abbondanti che tanti santi martiri hanno meritato con l'effusione del loro sangue per coloro che visitano questa città. Non differì affatto nell'obbedire a questa ispirazione; ma abbandonando al più presto il suo paese e tutte le sue conoscenze, intraprese generosamente questo pellegrinaggio. Visitò lungo il cammino un'infinità di luoghi di devozione, esponendosi con gioia alle fatiche del viaggio, per avere la consolazione di rendere omaggio ai Santi che vi erano onorati; e le sue preghiere erano sempre ricompensate da favori straordinari che Dio spandeva nella sua anima: la si vide spesso rapita in estasi.
A Roma, diede grandi esempi di virtù. Andava spesso a piedi alle chiese stazionali nei tempi più inclementi, sebbene fosse già anziana e avesse il corpo tutto estenuato dalle sue grandi austerità; e invece di impiegare i suoi beni per procurarsi comodità, li distribuiva ai poveri, dei quali si prendeva cura come se fossero stati i suoi figli. Andava a trovare coloro che sapeva essere i più abbandonati da ogni soccorso umano, e li assisteva con una carità infaticabile. La si vedeva negli ospedali rendere ai malati servizi che ordinariamente si affidano ai servi più umili. Si applicava sempre a coloro che facevano più orrore, nel timore che non fossero trattati bene quanto gli altri; non temeva di toccare, pulire e medicare piaghe la cui sola vista faceva sussultare il cuore. Conferì anche a Roma con diversi dottori e con altre persone di ogni condizione, alle quali ispirò grandi sentimenti per Dio. Pubblicò poi alcune rivelazioni, che fecero confessare che Nostro Signore parlava per bocca sua. Conosceva il fondo delle coscienze e scopriva i più segreti movimenti del cuore di coloro che vedeva; aveva un tale orrore del peccato, che sentiva esalare un odore insopportabile dalle persone che erano in cattivo stato; ma si serviva utilmente di tutte queste luci per guadagnare le loro anime a Gesù Cristo, dicendo loro ciò che era necessario per eccitare in esse i sentimenti di una vera conversione. Da Roma, fece diversi altri pellegrinaggi, come in Sicilia, nel regno di Napoli e in altri luoghi di devozione d'Italia, e lasciò ovunque segni luminosi della sua santità: i popoli erano edificati e inebriati dal buon odore delle sue virtù.
Pellegrinaggio in Terra Santa e morte
Compie un pellegrinaggio a Gerusalemme dove riceve rivelazioni politiche e mistiche, prima di morire a Roma nel 1373.
Dopo tutti questi viaggi, che l'avevano ridotta a un'estrema debolezza, Nostro Signore le comandò di compiere quello di Gerusa Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. lemme per visitarvi i luoghi santificati dai misteri della Redenzione degli uomini. Le assicurò allo stesso tempo che le avrebbe dato le forze necessarie per farlo, e che egli stesso sarebbe stato la sua guida e il suo protettore. Ella eseguì prontamente e fedelmente quest'ordine del suo divino Sposo e si recò in Palestina con santa Caterina, sua figlia. Non omise nessuno dei luoghi che il Salvatore ha onorato della sua presenza, e ricevette ovunque grazie del tutto particolari. Fu nell'esercizio di questa devozione che Dio le rivelò una quantità di cose riguardanti lo stato di diversi regni, come la desolazione di quello di Cipro e la rovina intera dell'impero dei Greci, a causa del loro scisma. Ebbe anche la conoscenza di diverse particolarità della morte e della passione di Gesù Cristo, e, per servirci dei termini della storia della sua vita, meritò di gustarvi la soavità delle piaghe di Nostro Signore e di essere spesso inondata dalle dolcezze ineffabili delle sue comunicazioni divine. Al suo ritorno, visitò ancora alcune chiese d'Italia, e specialmente quella di Ortona, in Puglia, a causa delle reliquie di san Tommaso Apostolo. Desiderava ardentemente averne alcune, e quando le aveva visitate la prima volta, aveva avuto assicurazione, in una visione, che alla seconda avrebbe ottenuto ciò che chiedeva. Infatti, mentre pregava devotamente davanti a queste stesse reliquie, san Tommaso le apparve e le disse che il tempo era giunto di darle ciò che desiderava così vivamente, e nell'ora stessa un pezzo di un osso si staccò dal reliquiario, senza l'aiuto apparente di alcuna persona, e venne a mettersi tra le sue mani. Questa meraviglia è riportata nel capitolo IV del libro VII delle sue Rivelazioni, dove il cardinale di Torrecremata, nelle sue Note, prova che vi erano delle reliquie di questo Apostolo in quella chiesa.
Prima della sua partenza da Gerusalemme, era stata attaccata da una febbre e da una debolezza di stomaco che le causarono dolori molto acuti per un'intera giornata. A Roma, la sua malattia aumentò molto e la condusse infine alla tomba. Cinque giorni prima della sua morte, Nostro Signore le apparve per l'ultima volta, le diede assicurazioni della sua felicità eterna, le prescrisse ciò che doveva fare fino a quando vi fosse arrivata, le segnò precisamente questo felice momento, e le insegnò in quale maniera doveva farsi seppellire, ovvero: con l'abito delle religiose dell'Ordine che aveva fondato, sebbene non l'avesse portato durante la sua vita; le rivelò ciò che sarebbe accaduto del suo corpo e come sarebbe stato trasferito in Svezia, con la riserva di qualche parte che sarebbe rimasta a Roma, e le disse infine diverse cose segrete da dichiarare ad alcune persone particolari. Alla fine di questo tempo, vedendo apparire il felice giorno in cui doveva essere liberata da questo mondo per andare a godere eternamente della presenza del suo celeste Sposo, terminò di dare a Birger e a Caterina, i suoi figli, che erano con lei, bei insegnamenti per la condotta della loro vita e la pratica della virtù, e ricevette gli ultimi sacramenti della Chiesa in una perfetta libertà di spirito e un intero uso dei suoi sensi. Infine, dopo aver adorato il corpo di Gesù Cristo alla messa che si celebrava nella sua camera, dicendo queste parole: «Signore, raccomando il mio spirito nelle vostre mani», rese pacificamente la sua anima a Dio il 23 luglio, l'anno della salvezza 1373, essendo più che settuagenaria. Diverse persone ebbero subito rivelazione della sua gloria.
Culto, canonizzazione e reliquie
Canonizzata nel 1391, il suo corpo fu trasferito in Svezia mentre il suo culto si diffuse in Europa, in particolare a Roma e nella diocesi di Nevers.
## CULTO E RELIQUIE. — I SUOI SCRITTI.
Il suo corpo fu sepolto nella chiesa delle religiose di Santa Chiara, del monastero di San Lorenzo in Panisperna, sul Viminale. Oltre ad alcuni miracoli che aveva compiuto durante la sua vita e a quelli avvenuti presso la sua bara prima della sepoltura, ne avvennero un gran numero sulla sua tomba e altrove per sua intercessione; sant'Antonino nota, tra gli altri, la risurrezione di dieci morti. L'imperatore, i re, i principi, un'infinità di prelati e grandi signori, e soprattutto la beata Caterina, sua figlia, chiesero con insistenza la sua canonizzazione, che fu celebrata il 7 ottobre 1391 da papa Bonifac pape Boniface IX Papa che canonizzò santa Brigida nel 1391. io IX. Un anno dopo la sua morte, il suo corpo, eccetto un braccio, fu trasportato, per cura dei suoi figli, da Roma in Svezia, dove fu inumato nel monastero del Santissimo Salvatore di Vadstena che ella aveva fondato.
Il ricordo di santa Brigida è ancora vivo a Roma, nel monastero di San Lorenzo in Panisperna che ella abitò, nelle catacombe di San Sebastiano dove faceva frequenti pellegrinaggi, e nella basilica di San Paolo dove ebbe molte delle sue rivelazioni. Il crocifisso che le parlò è preziosamente conservato in questa basilica: viene scoperto il primo giorno di ogni mese e il giorno del Venerdì Santo. Questo crocifisso, più grande del naturale, ha la testa fortemente rivolta a destra, e l'espressione della vita vi si trova unita a quella di un indicibile dolore.
Santa Brigida è onorata da diversi secoli con un culto particola re a Ville Villechand Luogo di culto particolare nella diocesi di Nevers. chand, nella diocesi di Nevers; gli antichi registri della parrocchia di Sant'Agnano di Conze fanno menzione di due feste di santa Brigida, una l'8 ottobre e l'altra il lunedì di Pentecoste. In questi due giorni, una processione partiva dalla chiesa di Sant'Agnano per recarsi a Villechand.
In questa cappella si vede una statua in pietra della Santa, che è considerata molto antica e che è sempre stata oggetto di grande venerazione. All'epoca della Rivoluzione, fu nascosta da una pia famiglia e rimessa al suo posto quando la tempesta rivoluzionaria si fu dissipata. Le due feste di santa Brigida si celebrano come in passato nella diocesi di Nevers.
L'Ordine di Santa Brigida
Dettaglio delle costituzioni dell'Ordine del Salvatore, della sua doppia organizzazione (monaci e monache) e della sua espansione storica nonostante la Riforma.
Santa Brigida fondò a Wadstena (Wastein), nella diocesi di Linköping, in Svezia, un convento dove collocò sessanta religiose.
In un edificio separato, riunì tredici sacerdoti religiosi, in onore degli apostoli san Pietro e san Paolo; quattro diaconi, in memoria dei quattro grandi dottori della Chiesa, sant'Ambrogio, sant'Agostino, san Gregorio Magno, san Girolamo, e infine otto fratelli laici, per amministrare e curare gli affari temporali. Le religiose, con i fratelli laici e i diaconi, dovevano rappresentare i settantadue discepoli di Cristo. Chiamò la sua fondazione l'Ordine del Salvatore, Ordo Salvatoris, perché, diceva, il Salvatore stesso le ne aveva prescritto, in una visione, le regole più importanti. Pietro di Alvastra le redasse e ottenne da santa Brigida il permesso di aggiungervi alcune disposizioni tratte da altre Regole. La Santa chiese l'approvazione della sua Regola alla Chiesa. Il papa Urbano V, approvandola (1379), vi apportò notevoli cambiamenti e la considerò solo come uno statuto particolare dell'Ordine, che d'altronde fu stabilito sulla Regola di Sant'Agostino.
Secondo questi statuti, quest'Ordine di donne è istituito in onore della santa Vergine; i religiosi sono incaricati di provvedere ai bisogni spirituali delle religiose, e il loro numero non deve superare quello di tredici, che abbiamo indicato più sopra. Le religiose non possono essere ammesse prima dell'età di diciotto anni, i religiosi prima dei venticinque. I postulanti sono respinti tre volte per tre mesi e sono obbligati ogni volta a rinnovare la loro richiesta, in modo che il postulato duri un anno, durante il quale si deve seriamente mettere alla prova la propria vocazione.
Dopo l'anno di postulato, il vescovo diocesano appare alla porta della chiesa, e solo dopo aver formulato ancora una volta la sua richiesta e aver risposto a diverse domande sulla sua vita passata, la postulante viene ricevuta. Si porta davanti a lei uno stendardo rosso, avente un crocifisso da un lato e dall'altro l'immagine della santa Vergine. L'uno deve ricordarle la pazienza e la povertà, l'altro l'umiltà e la castità. La postulante resta all'ingresso della chiesa mentre il vescovo benedice un anello e glielo infila al dito. Allora il vescovo dice la santa Messa. La postulante fa la sua offerta all'Offertorio, torna al suo posto finché il celebrante, dopo aver benedetto il suo costume, la fa cercare da due sacerdoti. Ella avanza a piedi nudi, spoglia in un angolo dell'altare i suoi abiti secolari e riceve l'abito dell'Ordine.
Il vescovo continua la messa, si gira verso il luogo dove d'ordinario i fidanzati sono benedetti e uniti, pone sulla testa della postulante la corona delle religiose e termina il santo sacrificio. Quando è terminato, la nuova fidanzata di Gesù Cristo si getta ai piedi del vescovo e resta prostrata mentre il vescovo canta le litanie: poi il vescovo la rialza e le dà la comunione. Durante questo tempo, quattro religiose hanno aperto il convento, e vi portano su una barella la religiosa, che entra così nel monastero, accompagnata dal vescovo. Cerimonie analoghe hanno luogo per la ricezione di una religiosa.
Le ordinanze relative al digiuno e alla povertà non sono molto severe. Il costume delle religiose consiste in una veste grigia con un cappuccio e un maculau dello stesso colore. Il mantello è agganciato da un bottone di legno e guarnito in inverno di pelle di pecora. Un fazzoletto bianco incornicia il viso, si rialza dai due lati, corona la fronte e si attacca alla sommità della testa con uno spillo.
Sopra questo fazzoletto portano un velo di lino nero, e al di sopra del velo una corona di tela bianca con cinque piccole macchie rosse. Il costume dei Padri è dello stesso colore di quello delle religiose. I sacerdoti portano sul lato sinistro una croce rossa nel mezzo della quale è un'ostia bianca; i diaconi, un cerchio con una fiamma rossa, e i fratelli, una croce bianca con cinque macchie di sangue. Le religiose sono, per il temporale, sottomesse alla badessa, come nell'Ordine di Fontevraud; sono, per lo spirituale, sotto la direzione dei monaci.
Tutti i conventi sono sotto la dipendenza del vescovo diocesano, che ha diritto di visita. La badessa deve vegliare alla conservazione della disciplina. Una tomba aperta nel convento e una bara esposta nella chiesa devono incessantemente ricordare alle religiose i loro fini ultimi. La loro abitazione e quella dei monaci sono assolutamente separate le une dalle altre. La chiesa è comune, ma costruita in modo che i monaci e le monache non si vedano.
L'Ordine così costituito si diffuse soprattutto negli Stati del Nord, ai quali rese i più grandi servizi. Aveva anche alcune case in Francia e in Italia, dove possiede ancora due conventi molto ricchi, in uno dei quali si ricevono solo donne o figlie di alta nascita. Prima della rivoluzione francese e della secolarizzazione in Germania, si trovavano alcuni di questi conventi doppi nelle Fiandre; ce n'erano dieci in Germania. In Inghilterra, non c'era un tempo che un convento dell'Ordine, a Middlesex, sul Tamigi, a dieci miglia da Londra. Era stato fondato nel 1413 da Enrico V, con una magnificenza reale. Poiché offriva una preda notevole, i redditi ammontando da 1.700 a 1.900 sterline (circa 50.000 franchi), fu uno dei primi monasteri saccheggiati sotto Enrico VIII. Edoardo VI lo diede dapprima a Edoardo, duca di Somerset, dal quale passò al duca di Northumberland. La regina Maria lo rese alla badessa; ma fu di nuovo ripreso sotto Elisabetta, e le religiose perseguitate si rifugiarono a Malines, a Rouen, ecc. Infine si fissarono a Lisbona. Il re Filippo e diverse persone pie fornirono loro i soccorsi necessari al loro stabilimento, mentre una dama portoghese, che era entrata nel loro Ordine, dava loro una delle sue terre patrimoniali.
L'Ordine di Santa Brigida ebbe la sventura di avere la maggior parte dei suoi conventi precisamente situati in paesi devastati dallo scisma del XVII secolo, e di vederli così in maggior parte rovinati dalla Riforma. Il solo convento di Wadstena riuscì, per una specie di miracolo, a mantenersi abbastanza a lungo attraverso i torbidi religiosi del paese; i suoi abitanti sopportarono la persecuzione e il disprezzo dei Protestanti con una pazienza eroica, e trovarono nobili protettori in Giovanni III e nel nunzio del Papa, il Padre Possevin. Sette religiose poterono ancora fare i loro voti tra le sue mani. Ma quando il duca Carlo di Sudermania, padre di Gustavo Adolfo, ebbe ottenuto dalla dieta di Suderkorping (1605) che si estirpassero dalla Svezia gli ultimi resti del papato, il convento di Wadstena, l'ultimo e il più celebre dei monasteri di Svezia, fu abolito come gli altri e divenne un capitolo di dame protestanti.
La Regola di Santa Brigida subì allora notevoli cambiamenti là dove poté ancora essere osservata. In particolare non si poté più obbedire ai desideri della santa fondatrice per quanto riguardava il numero dei membri dell'Ordine e la loro sottomissione alla superiore, poiché parecchi conventi contarono solo pochissime religiose e non ebbero più monaci. Accanto ai pii personaggi che hanno onorato quest'Ordine, esso ha avuto la sventura di nutrire nel suo seno uno dei flagelli della Chiesa, Ecolampadio, che era sacerdote al convento del Santo Salvatore, vicino ad Augusta.
Un culto speciale che Marina Escobar aveva per santa Brigida fece introdurre il suo Ordine a Valladolid, in Spagna, nella prima metà del XVIII secolo. Progettò, a questo scopo, statuti particolari secondo le Regole di Santa Brigida; il suo confessore, il Padre du Pont, li redasse, e il papa Urbano VIII li approvò. Queste Brigidine, chiamate della Recollezione, ottennero quattro conventi in Spagna. Avevano lo stesso costume delle religiose di Svezia, e non se ne distinguevano che per una croce rossa sul loro velo. Altri pretendono che il primo convento di Santa Brigida fosse fondato a Valladolid da Elisabetta di Francia, moglie del re di Spagna Filippo IV. Marina Escobar morì nel 1633, a Valladolid, all'età di più di ottant'anni, senza aver portato l'abito dell'Ordine.
Il santo vecchio Simeone e la profetessa Anna
Resoconto evangelico della presentazione di Gesù al Tempio e menzione delle reliquie di san Simeone trasportate a Costantinopoli e poi a Venezia.
## IL SANTO VECCHIO SIMEONE E LA PROFETESSA ANNA
(verso l'anno 1).
«Quando fu compiuto il tempo della purificazione, prescritta dalla legge di Mosè», scrive l'evangelista san Luca, «Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nel libro della Legge: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore», e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi. Ora, c'era a Gerusalemme un uomo giusto e timorato di Dio, di nome Simeone; egli viveva nel l'atte Siméon Uomo giusto di Gerusalemme che accolse il Bambino Gesù al Tempio. sa della consolazione promessa a Israele. Lo Spirito Santo riposava su di lui e gli aveva rivelato che non sarebbe morto senza aver visto il Cristo del Signore. Mosso dall'ispirazione divina, venne al Tempio, nell'ora in cui i genitori di Gesù vi entravano per compiere le cerimonie legali. Simeone prese il bambino tra le braccia e benedisse Dio in questi termini: «Ora, Signore, lascerai che il tuo servo muoia in pace, secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno contemplato il Salvatore, che hai preparato per tutti i popoli del mondo; la luce che deve illuminare le nazioni, la gloria d'Israele, il nostro popolo». Giuseppe e Maria ammiravano in silenzio le parole del vecchio. Simeone li benedisse e disse a Maria, la madre di Gesù: «Ecco, questo bambino, stabilito per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, apparirà come un segno di contraddizione. Una spada trafiggerà la tua anima. Sarà così, affinché i pensieri che si nascondono nel profondo dei cuori siano messi a nudo».
In quello stesso tempo viveva Anna, la profetessa, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Aveva vissuto lunghi giorni. All'epoca della sua giovinezza, avendo perso il marito dopo sette anni di matrimonio, era rimasta vedova: aveva allora ottantaquattro anni. Non lasciava più il Tempio, servendo Dio, notte e giorno, nel digiuno e nella preghiera. Anna, giunta in quella circostanza, lodò anch'ella il Signore e parlava del bambino a tutti coloro che attendevano la redenzione d'Israele.
Si sostiene che le reliquie di san Simeone furono trasportate dalla Giudea a Costantinopoli, al tempo di Teodosio il Giovane (408-450) o sotto i regni successivi, e che vi si vedevano nell'VIII secolo in una chiesa di San Giacomo il Minore, da dove sarebbero state trasferite a Venezia nel 1200. Si è mostrato a lungo ai pellegrini, nella valle di Giosafat, vicino a Gerusalemme, un monumento che si pretendeva fosse la tomba di questo santo vecchio; tuttavia, al tempo di san Gregorio di Tours (559-593), l'opinione generale voleva che fosse stato sepolto sul monte degli Ulivi, con il sacerdote Zaccaria, padre di san Giovanni Battista, dall'apostolo san Giacomo il Minore, in una tomba che egli aveva fatto costruire per se stesso.
Uno dei bracci del santo vecchio si trova da diversi anni nel Périgord, a Ligueux (Dordogna, circondario di Périgueux, cantone di Savignac), che era prima della Rivoluzione un grande monastero di Benedettine (B. M. de Ligurio).
La festa di san Simeone è stata celebrata in giorni diversi. In Oriente, si faceva solitamente il 2 o il 3 febbraio. I più antichi martirologi della Chiesa d'Occidente la segnano al 5 gennaio; altri la pongono al 2 o 4 febbraio; alcuni al 9 dello stesso mese. Adone e Usuardo l'hanno posta all'8 ottobre senza che ne conosciamo la ragione: sono stati seguiti da Baronio, nel suo martirologio romano.
Si rappresenta san Simeone mentre tiene tra le braccia il Bambino Gesù. È patrono di Zara, in Dalmazia.
L'abate Darras, Histoire générale de l'Église catholique; Ballist; Note locali.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel 1302 in Svezia
- Matrimonio a 13 anni con Ulf, principe di Nericia
- Pellegrinaggio a Santiago di Compostela
- Vedovanza e vita di austerità
- Fondazione dell'Ordine del Santissimo Salvatore (Brigidine) nel 1344
- Pellegrinaggio a Roma e a Gerusalemme
- Morta a Roma nel 1373
Miracoli
- Parola improvvisa e chiara a 3 anni dopo un mutismo completo
- Visione della Vergine che le dona una corona all'età di 7 anni
- Guarigione istantanea dopo il parto tramite il tocco della Vergine
- Distacco miracoloso di una reliquia di san Tommaso a Ortona
- Resurrezione di dieci morti menzionata da sant'Antonino
Citazioni
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Io sono il vostro Maestro e il vostro Dio, e voglio conversare familiarmente con voi; voi sarete la mia sposa.
Visione di Nostro Signore -
Signore, raccomando il mio spirito nelle vostre mani
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