San Gosvino fu un illustre abate del XII secolo, celebre per la sua scienza e la sua pietà. Dopo aver trionfato dottrinalmente su Abelardo a Parigi, divenne abate di Anchin dove brillò per la sua direzione spirituale e le sue riforme monastiche. Vicino ai papi e ai grandi del suo tempo, morì santamente nel 1165 dopo una vita segnata dall'umiltà e dai miracoli.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
SAN GOSVINO DI DOUAI,
Giovinezza e studi a Parigi
Nato a Douai, Goswin si distingue per la sua intelligenza all'Università di Parigi, dove diviene un maestro rispettato per la sua scienza e la sua virtù.
Uno dei nomi più illustri che la religione e la scienza rivendicano in quest'epoca è quello di san Goswi n, settimo a saint Goswin Settimo abate dell'abbazia di Anchin e teologo. bate del monastero di Anchin. Nacque monastère d'Anchin Monastero benedettino di cui Goswin fu abate. a Douai da gen itori Douai Signoria d'origine della famiglia di Gertrude. onesti, che si presero cura della sua educazione e lo formarono fin da presto alla pratica delle virtù cristiane. Un gusto straordinario per lo studio si manifestò in lui fin dai suoi anni più teneri, e gli fece compiere in poco tempo rapidi progressi. Inviato a Parigi pe r seg Paris Luogo di nascita, di ministero e di morte del santo. uire i corsi della celebre un iversità di quella città, il virt célèbre université de cette ville Istituzione accademica restaurata da Urbano V. uoso giovane si fece notare ancora di più per la perfetta innocenza della sua condotta che per l'intelligenza con cui sviluppava le questioni più difficili. Il discepolo divenne presto maestro a sua volta, e numerosi allievi, attratti tanto dall'amabile dolcezza dei suoi modi quanto dallo splendore della scienza, vennero ad ascoltare le sue lezioni.
Confronto con Abelardo
Goswin si oppone pubblicamente alle dottrine di Pietro Abelardo, sconfiggendolo durante una controversia logica davanti ai loro rispettivi discepoli.
Il giovane e religioso professore aveva cura di attingere spesso dalla lettura dei libri santi lo spirito di fede e di umiltà, senza il quale l'uomo è ben esposto a smarrirsi nelle ricerche curiose della scienza. La sua pietà da sola lo avrebbe spinto a seguire questa condotta; la vista dei primi sviament i di Abe Abailard Celebre teologo che Pietro il Venerabile indusse a ritrattare. lardo, che insegnava nello stesso periodo, non fece che accrescere ulteriormente questo sentimento nel suo cuore. Quest'uomo straordinario, che i suoi talenti e le sue conoscenze avrebbero potuto rendere una delle glorie della Chiesa, si abbandonava a quello spirito di orgoglio a cui resiste a stento un'anima che non sia profondamente religiosa. Stimolato sempre più da un sottile amor proprio che si nasconde spesso sotto le apparenze dello zelo, si persuadeva che gli applausi sconsiderati dei suoi leggeri e frivoli uditori dovessero prevalere sulla critica saggia e caritatevole di coloro che hanno ricevuto la missione di conservare il deposito della verità. Abelardo preferiva la puerile soddisfazione di quella popolarità di un giorno al piacere di riconoscere con un nobile atto di umiltà di essersi sbagliato; sottometteva al tribunale della sua ragione, elevata senza dubbio, ma limitata e fallibile come ogni ragione umana, i dogmi sacri e i misteri temibili che la ragione non può raggiungere e davanti ai quali deve inchinarsi.
Goswin deplorava amaramente questi sviamenti di uno spirito che non sapeva affatto riconoscere e rispettare i confini della scienza umana. Gemeva nel vedere le dottrine sacre sottomesse alle dispute della scuola, come quelle opinioni umane che la Chiesa lascia alla libera discussione delle intelligenze. Molto spesso i suoi stessi discepoli lo incitavano a prendere la parola contro il novatore e a mostrargli la falsità del suo insegnamento e la sua temerarietà. Goswin rifiutò a lungo di ingaggiare una lotta di cui prevedeva forse l'inutilità. L'amor proprio di Abelardo era troppo coinvolto e la sua virtù troppo debole perché si potesse sperare da lui una ritrattazione umile e sincera. Tuttavia, al fine di mostrare a quella gioventù avida ed entusiasta che circondava la cattedra del sofista che non vi è insegnamento vero se non quello conforme alla dottrina della Chiesa, prese la risoluzione di attaccare alcune delle sue proposizioni.
Abelardo non era affatto abituato alla contraddizione. Come tutti i sapienti che l'umile semplicità della fede non guida, si irritò nel vedere discusse le sue opinioni, quando egli stesso discuteva, con imprudente audacia, non delle opinioni, ma i dogmi sacri della religione. La controversia tra i due professori ebbe luogo alla presenza dei loro discepoli: Abelardo avrebbe voluto declinarla; gli sembrava vergognoso essere obbligato a disputare contro un giovane uomo che iniziava appena la carriera che egli percorreva già da molto tempo. Tuttavia, su istanza dei suoi allievi accettò la sfida, e Goswin, avendo formulato una proposizione contraria a una di quelle che Abelardo aveva sostenuto precedentemente, questi rispose immediatamente per sostenere la sua opinione e difenderla. Dopo questa replica pazientemente ascoltata, Goswin presentò al suo avversario una serie di argomenti così logici, così pressanti, di deduzioni così rigorose, da mettere a nudo la debolezza dei ragionamenti che gli erano stati opposti. La sua vittoria fu completa e gli meritò un vero trionfo da parte degli studenti che lo riaccompagnarono tra gli applausi fino alla sua dimora.
Vocazione monastica ad Anchin
Dopo essere stato canonico a Douai, Goswin entra nell'abbazia di Anchin sotto la guida di Alvise, superando le tentazioni spirituali iniziali.
Queste ovazioni solenni e giustamente meritate non alterarono in nulla l'umiltà di Goswin; gli fecero comprendere al contrario, in modo più sensibile, le trappole nascoste all'amor proprio degli uomini di scienza, i quali, invece di cercare la ricompensa dei loro lavori nel sentimento del dovere compiuto per Dio, vanno a chiederla ai sterili applausi della folla. Fu soprattutto allora che il pensiero di lasciare il mondo per consacrarsi a Dio, che lo aveva già più di una volta preoccupato, cominciò a fare una più profonda impressione nella sua anima.
Dopo aver terminato con successo il corso dei suoi studi, san Goswin tornò a Douai, dove il suo raro merito lo fece nominare quasi subito canonico del capitolo di Saint-Amé. Non era quello, nei disegni di Dio, il luogo dove doveva stabilirsi il brillante filosofo, l'illustre antagonista di Abelardo. La provvidenza lo destinava a una vita di ritiro e di solitudine, e gli ispirò il pensiero di recarsi ad Anchin, nell'a bbazia Anchin Monastero benedettino di cui Goswin fu abate. di Saint-Sauveur, dove fiorivano la regolarità e lo spirito di religione. Nel ricevere il giovane postulante che si presentava a lui, il venerabile Alvise, a llora Alvise Abate di Anchin e successivamente vescovo di Arras, mentore di Goswin. abate del monastero, si sentì colmo di gioia. Tuttavia, per mettere alla prova la sua vocazione, gli rappresentò nel modo più impressionante tutti i sacrifici che imponeva la vita religiosa, l'abnegazione completa che essa richiedeva, e la sottomissione perfetta che esigeva dallo spirito e dal cuore.
Queste parole, ascoltate da Goswin con grande attenzione, non fecero che aumentare nella sua anima il desiderio che lo portava ad abbracciare la vita monastica. Tuttavia non gli fu possibile seguire immediatamente questo richiamo, e il demonio sembrò approfittare delle circostanze che motivavano questo ritardo per incalzare il pio giovane con ogni sorta di tentazioni.
Lo attaccò dunque in mille modi e non omise nessuna delle astuzie infernali con le quali è solito ingannare gli uomini. Soprattutto cercò di guadagnarlo con quella gloria mondana, che si lega alla scienza e che seduce tanto più facilmente quanto meno si è in guardia contro di essa. D'altro canto, Goswin era molto fortemente sollecitato da Haimeric, uno dei suoi primi maestri, ad andare di nuovo a Parigi dove il suo talento non mancherebbe di brillare con splendore. Il giovane studioso parve cedere a questa proposta e già faceva con Haimeric i suoi preparativi per la partenza, quando questi si ammalò e morì. Goswin credette di riconoscere un avvertimento del cielo in questo evento, che fece una viva impressione sul suo spirito. I saggi consigli di Alvise vennero a confermarlo nella sua risoluzione, e presto, rompendo generosamente con il secolo, si ritirò con suo fratello Bernardo nel monastero di Anchin.
Fin dai primi giorni della sua consacrazione al Signore, si mostrò un degno e fervente religioso, e si sarebbe detto che non si ricordasse più della sua scienza e dei suoi trionfi passati se non per umiliarsi maggiormente davanti ai suoi fratelli. Come tutte le virtù straordinarie, quella di Goswin doveva essere sottoposta alla prova. All'improvviso il giovane novizio si sentì attaccato da tentazioni e disgusti. Gli esercizi di pietà che avevano avuto per lui un tempo tanto fascino, gli causavano ora noia, e una vaga tristezza gli toglieva quella gioia intima dell'anima che aveva fatto fino ad allora le sue delizie. In mezzo alle perplessità alle quali la sua anima era esposta, non dimenticò le armi spirituali che Dio mette tra le mani dei suoi servitori, per combattere i nemici della salvezza. Si abbandonò nonostante i suoi disgusti al santo esercizio della preghiera, e attinse, in una lettura più assidua delle sacre Scritture, favori e grazie abbondanti. In poco tempo ebbe recuperato la calma, la pace e la felicità, per non perderle più fino alla fine della sua vita.
Riforme e accoglienza di Abelardo
Divenuto priore, riforma diversi monasteri e riceve la custodia di Abelardo, condannato al concilio di Sens, che tratta con dolcezza e fermezza.
Terminato il noviziato, Goswin ricevette il sacerdozio e fu scelto poco dopo per adempiere alle funzioni di priore. Se ne acquittò con successo e sviluppò ulteriormente la disciplina religiosa nella comunità di Anchin, già così regolare. La sua reputazione si diffuse rapidamente nei monasteri della regione e diversi abati, colpiti dal suo raro merito, lo pregarono di recarsi presso di loro per stabilire tra i loro religiosi una saggia riforma. Alvise e Goswin si rifiutarono a lungo; ma alla fine dovettero cedere alle istanze pressanti che venivano loro fatte, e l'abate di Anchin permise al suo saggio e venerabile priore di recarsi successivamente a Saint-Crespin e a Saint-Médard di Soissons. «Ora», dice un cronista del tempo, in una metafora mistica, «Goswin, dopo aver costituito i fratelli sui solidi fondamenti della fede, li rinchiuse nel chiostro quadrangolare delle quattro virtù, la prudenza, la giustizia, la temperanza e la fortezza, sostenuta da innumerevoli colonne di altre virtù, e ponendo i fratelli nel refettorio, alla tavola degli angeli, li nutrì e li confortò con la parola divina; e la dottrina dei suoi discorsi si diffuse lontano, tanto che persino degli stranieri venivano inviati per attingervi insegnamenti».
Mentre Goswin operava queste opere importanti, i vescovi di Francia si riunivano in gran numero a Sens per esaminare gli errori di Abelardo e condannarli . Questo Abailard Celebre teologo che Pietro il Venerabile indusse a ritrattare. eresiarca, come la maggior parte di coloro che lo avevano preceduto, si ritrattava momentaneamente per continuare poco dopo a diffondere gli stessi errori. La sentenza dei Padri del Concilio, essendo stata confermata dal papa Innocenzo II, Abelardo fu inviato al monastero di Saint-Médard di Soissons e affidato a Goswin, che si trovava ancora
In quella comunità. Questi lo ricevette con grande dolcezza, gli presentò, nel modo più adatto a toccarlo, le ragioni che dovevano determinarlo ad abbandonare le sue antiche dottrine per vivere d'ora in poi tranquillo nell'obbedienza così semplice e così ragionevole della fede. Ma era da troppo tempo che Abelardo ascoltava il suo orgoglio e ne seguiva tutte le aspirazioni, perché accettasse senza replica consigli così saggi. D'altronde gli ripugnava riceverli dalla bocca di un uomo più giovane di lui, e vedendo in Goswin il suo vittorioso antagonista di un tempo piuttosto che il religioso più dotto e più santo della regione, si dimenticò fino a lasciarsi sfuggire parole poco rispettose. Goswin tuttavia non si scoraggiò affatto e, mescolando alla dolcezza una saggia fermezza, seppe sottomettere al giogo della regola comune quella natura ribelle e orgogliosa.
Visione e guarigione miracolosa
Indebolito dai suoi lavori, Goswin viene miracolosamente guarito dopo una visione di san Gregorio Magno nella chiesa del monastero.
Tuttavia, questi lavori e queste solitudini, ai quali si aggiungevano gli esercizi e le austerità del chiostro, avevano considerevolmente indebolito la salute del pio riformatore. Temeva da un lato di non poter portare a termine la sua opera, se avesse reso noto il suo stato all'abate Alvise; dall'altro, sentiva che il suo male aumentava ogni giorno e lo esponeva a una morte piuttosto prossima. Dio, per ricompensarlo, permise che una visione miracolosa gli restituisse una salute di cui faceva un uso così santo. Una notte, dunque, mentre i fratelli erano andati a riposare, Goswin rimase in chiesa, secondo la sua consuetudine, occupato nella preghiera. Improvvisamente fu rapito come in estasi e vide presentarsi ai suoi occ saint pape Grégoire le Grand Papa e dottore della Chiesa, citato per i suoi scritti sulle pene purificatrici e le apparizioni. hi il santo papa Gregorio Magno, per il quale nutriva un'estrema venerazione e di cui leggeva abitualmente le opere. Il pontefice sembrava tenere tra le mani un piccolo vaso pieno di un liquido che presentò a Goswin. «Bevi», gli disse, «questo sarà salutare. Non temere, questa bevanda sarà nella tua bocca come un dolce miele e sarai guarito». Goswin prese effettivamente il rimedio, poi, svanita la visione, tornò dalla sua estasi e riprese la sua orazione, senza più sentire il minimo dolore: era guarito.
Abbazia e governo
Eletto abate di Anchin nel 1130, dirige la comunità con successo, rifiutando altri incarichi prestigiosi per dedicarsi alla sua abbazia.
Quando Goswin ebbe compiuto la sua opera a Saint-Médard di Soissons, si recò al monastero di Saint-Remi di Reims, il cui abate lo aveva richiesto con le più vive istanze. Di ritorno ad Anchin, do ve Alv Alvise Abate di Anchin e successivamente vescovo di Arras, mentore di Goswin. ise lo aveva richiamato per stabilirlo priore claustrale, apprese di essere stato eletto abate, quasi contemporaneamente, dai monaci dell'abbazia di Saint-Pierre di Châlons-sur-Marne e da quelli di Lobbes. Ma era nel monastero stesso di Anchin che Goswin doveva ricoprire questo importante incarico. Alvise, infatti, essendo stato chiamato in quell'epoca a governare la chiesa di Arras, privata del pastore dalla morte di Lamberto di Guines, tutti i religiosi di Anchin scelsero il loro saggio e degno Priore per sostituirlo nella direzione dell'abbazia di Saint-Sauveur (1130.).
Goswin era allora nel pieno della maturità: a tutte le sue brillanti qualità univa un'esperienza consumata nella guida degli uomini e la conoscenza delle cose di Dio. Così la sua lunga amministrazione fu molto felice e l'abbazia di Anchin prosperò sotto il suo governo. Tutti i religiosi nutrivano per lui un affetto così sincero e un rispetto così profondo, che si impegnavano a seguire le sue orme e a praticare, al suo esempio, tutte le virtù del loro stato. Se talvolta era costretto a rivolgere un rimprovero a qualcuno, lo faceva con una dolce fermezza che richiamava al dovere senza lasciare alcuna amarezza nell'animo. Tutto nella sua persona era semplice e senza affettazione, e ispirava queste disposizioni ai suoi fratelli. Gli stranieri stessi e gli ospiti che riceveva talvolta erano trattati con una semplicità che accresceva ancora ai loro occhi il merito dell'abate; di modo che era amato e venerato da tutti coloro che lo avvicinavano.
Miracoli e concili
Partecipa al concilio di Reims nel 1148 e compie diversi miracoli, tra cui la guarigione di un cieco e la moltiplicazione di monete.
Diverse guarigioni miracolose che Dio si degnò di operare per sua preghiera accrebbero ulteriormente questa venerazione generale. Si racconta che una domenica, mentre celebrava i divini misteri in una cappella consacrata a san Giovanni evangelista, e alla presenza di un gran numero di fedeli, un cieco ben noto nella contrada si trovò tra gli astanti e rimase appoggiato a una piccola porta di quell'oratorio. Improvvisamente, nel momento in cui il santo abate stava per ripetere per la terza volta l'Agnus Dei, il cieco alzò la voce ed esclamò: «Dio onnipotente, assistimi, ecco che vedo!». Aveva infatti riacquistato la vista e tutti gli spettatori, unendo le loro voci alla sua, benedicevano il Signore che aveva appena compiuto un così sorprendente prodigio. L'umiltà di san Goswin non permise loro di abbandonarsi alle dimostrazioni di rispetto che quel miracolo li spingeva a rendergli: «Dio», diceva, «compie i suoi prodigi per mezzo di chi gli piace e persino per mezzo di animali muti; è lui che ha ridato la vista a questo cieco».
Quando, nel 1148, si recò al concilio di Reims presieduto da papa Eug enio III, nel q pape Eugène III Papa che ha traslato le reliquie di san Vannes nel 1147. uale furono condannati gli errori di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers, il Signore si degnò di operare ancora un nuovo e toccante miracolo per le mani del suo servo. Poiché l'arcivescovo di Reims lo aveva invitato inaspettatamente e l'epoca fissata per l'apertura del concilio era molto vicina, l'abate aveva avuto solo poche ore per prepararsi a quel lungo viaggio. Essendo i religiosi incaricati dell'amministrazione temporale assenti in quel momento, san Goswin si mise in cammino con sole due piccole monete. Giunto presso i boschi del villaggio di Montigny, diede una di queste monete a un mendicante che gli si presentò davanti, e l'altra a un secondo mendicante che gli venne incontro poco più lontano. Nuovi poveri arrivarono ancora dopo i primi, e il santo uomo, portando la mano nella sua borsa, vi trovò altre monete che si moltiplicarono così fino al suo arrivo a Reims.
Lì san Goswin rese omaggio al Sommo Pontefice che, di concerto con san Bernardo, lo aveva fatto chiamare, poi iniziò, per quanto lo permettevano le sue nuove occupazioni e le circostanze, a seguire le umili e modeste pratiche della vita religiosa. Terminato il concilio, gli altri prelati si ritirarono nelle loro chiese o abbazie, ma l'abate Goswin fu trattenuto presso il Papa, che lo fece entrare nel suo consiglio privato. Gli affidò verso lo stesso periodo la riforma dei due monasteri di Saint-Corneille e di Saint-Cyprien di Compiègne, dove furono poi inviati religiosi di Anchin con sagge istruzioni impartite dal degno abate.
Morte e sepoltura
Goswin muore nell'ottobre del 1163 (o 1165) circondato dai suoi monaci; viene inumato nella basilica dell'abbazia di Anchin.
Rientrato nella sua comunità, il beato Goswin continuò a guidare i suoi fratelli nelle vie della perfezione. Nonostante la sua tarda età e le sue infermità, si mostrava ancora il più fervente e il più fedele alle minime prescrizioni della Reg ola di San Benedetto. Règle de Saint-Benoît Ordine religioso che occupa il monastero di Honnecourt. Negli ultimi mesi dell'anno 1165, si sentì colpito da una febbre violenta i cui accessi lo indebolirono molto in poco tempo. Quando il male gli impediva di celebrare i divini misteri, lo si vedeva trascinarsi penosamente, appoggiato alle braccia di alcuni religiosi, per andare a ricevere nella cappella la santa comunione. Sentendo egli stesso che la sua fine si avvicinava, vi si preparò nel modo più edificante. Secondo la toccante pratica delle abbazie benedettine, si fece adagiare su un cilicio, in mezzo alla chiesa, alla presenza di tutti i suoi figli riuniti attorno a lui; poi il venerabile Ugo, abate di Saint-Amand, gli amministrò l'Estrema Unzione. Rivolgendo poi la parola ai suoi discepoli, rappresentò loro i vantaggi preziosi della pace e della concordia, alla quale li esortava ad essere sempre fedeli. Li esortò parimenti alla pratica delle virtù che fanno il perfetto religioso, l'umiltà, la castità, la carità e la misericordia verso i poveri. Aggiunse a queste esortazioni i consigli più saggi per la scelta del suo successore, affinché tutto si facesse secondo le Regole dell'Ordine e nella più grande tranquillità.
Ricondotto nella sua cella dopo questa cerimonia, che strappò lacrime da tutti gli occhi, il santo vecchio si fece leggere la passione di Nostro Signore Gesù Cristo, mentre, con lo sguardo fissato su un crocifisso, lasciava andare la sua anima a tutti i sentimenti pii che eccitava in essa questa lettura. Il giorno che precedette la sua morte, chiese di essere posto di nuovo su quel cilicio. Poiché non poteva più parlare, lo si vide levare gli occhi e le mani verso il cielo, quando, nella lettura della passione, si arrivò a queste parole: «Padre mio, se questo calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà», volendo testimoniare così che si univa intimamente a questo sentimento dell'anima adorabile del Salvatore.
Fu il sabato, nono giorno di ottobre dell'anno 1163, che il venerabile Goswin rese lo spirito, nel momento in cui arrivavano da ogni parte al monastero di Anchin nobili e prelati per la festa anniversaria della dedicazione dell'abbazia. La maggior parte di loro furono testimoni di questa morte edificante, che fece sui loro cuori la più salutare impressione.
«Il corpo del santo abate», continua l'autore della storia di Anchin, «essendo stato lavato, poi rivestito della cocolla monacale, e sopra di ornamenti sacerdotali tutti bianchi, fu portato in chiesa, in mezzo a canti lugubri, e deposto in mezzo al coro dei cantori, affinché fosse in evidenza e che ciascuno potesse contemplarlo. Non portava alcuna traccia della morte, e si sarebbe detto che fosse solo addormentato in un pacifico sonno. Il suo volto, scoperto e bianco come le sue vesti, era calmo, e un'aureola sacra sembrava illuminarlo e spargere un fascino divino su tutto quel piccolo corpo. Sarebbe difficile dire il numero dei fedeli e dei fratelli che si accalcavano per baciare i suoi piedi e le sue mani venerabili. Fu sepolto a destra del presbiterio della basilica della beata Vergine Maria, madre di Dio, nel muro, proprio vicino al luogo dove era solito, durante la sua vita, venire ogni giorno a pregare in ginocchio e prostrato. Ecco la traduzione dell'epitaffio che fu inciso sulla sua tomba: «In questa piccola urna è rinchiuso un uomo di alto merito, di vasta rinomanza e di profondi disegni; vero nella sua fede, fermo nella sua speranza, di un'ardente carità, umile di spirito, prudente nel linguaggio, di mano larga e benigna. Era Marta per l'azione, e Maria per il suo amore della parola di Dio. Era Lia per la fecondità, Rachele per la meditazione, Giacobbe per il discernimento degli spiriti, Mosè per l'orazione continua, Fineas per la lotta contro il male. O Goswin, il nono giorno di ottobre, che fu il tuo ultimo giorno, ti annoverò tra i nove ordini supremi dei Beati, e noi custodiamo le tue ceneri quaggiù, troviamo un patrono in colui che Dio ci aveva dato come padre».
Abbiamo preso in prestito questa vita dalle Vite dei Santi delle diocesi di Cambrai e di Arras, dell'abate Dextembes.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Studi presso l'Università di Parigi
- Vittoriosa disputa teologica contro Abelardo
- Canonico del capitolo di Saint-Amé a Douai
- Ingresso nel monastero di Anchin con suo fratello Bernardo
- Riforma dei monasteri di Saint-Crespin, Saint-Médard di Soissons, Saint-Corneille e Saint-Cyprien
- Elezione ad abate di Anchin nel 1130
- Partecipazione al concilio di Reims nel 1148
- Membro del consiglio privato di papa Eugenio III
Miracoli
- Guarigione miracolosa di Goswin tramite una visione di San Gregorio Magno
- Guarigione di un cieco durante la messa al momento dell'Agnus Dei
- Moltiplicazione di monete nella sua borsa per i mendicanti sulla strada per Reims
Citazioni
-
Dio compie i suoi prodigi per mezzo di chi vuole e persino per mezzo di animali muti; è lui che ha ridato la vista a questo cieco.
San Goswin