Badessa del monastero delle Cassianite a Marsiglia nel VII secolo, Eusebia incoraggiò le sue quaranta compagne a mutilarsi il volto per sfuggire al disonore durante l'invasione dei Saraceni. Furono tutte massacrate ai piedi dell'altare. Le loro reliquie furono a lungo venerate nell'abbazia di San Vittore.
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SANTA EUSEBIA E COMPAGNE,
VERGINI E MARTIRI A MARSIGLIA
Il monastero dell'Huveaune
Descrizione del monastero fondato vicino a Marsiglia, sulle rive dell'Huveaune, caratterizzato dal suo isolamento propizio alla vita contemplativa.
VII secolo.
È meglio morire amando Dio che vivere offendendolo: questa è la prova del vero amore. San Bonaventura.
A poca distanza dal mare, e sulle rive di un piccolo fiume chiamato Huveaune, esisteva un tempo, vicino a Marsiglia, un monastero celebre sia per Marseille Città natale del santo. il nome del suo fondatore, sia per l'eroismo delle religiose che lo abitavano. Il luogo era mirabilmente scelto. Il monastero sorgeva nel mezzo di una vasta pianura, coperta di bei prati. Non vi si vedeva alcuna abitazione umana. Ovunque il silenzio, ovunque la calma, era il riposo del deserto; si sarebbe detta la Tebaide. A destra e a sinistra, apparivano alte colline coperte di alberi e di verde, che, separando questi bei luoghi dalla dimora degli uomini, ne facevano una solitudine incantevole. Un fiume puro e limpido bagnava le mura del monastero, e andava, dopo mille giri, a portare al mare le sue acque tranquille, immagine della vita umana, che scorre lentamente e va a perdersi senza ritorno. In lontananza, c'è il mare, che, talvolta placido e unito come uno specchio, riflette l'azzurro del cielo, talvolta colpito dai raggi del sole, brilla, scoppia, scintilla, o appare tutto in fiamme; e talvolta spinto dai venti scatenati, si alza, si irrita, muggisce e si spande sulla riva, che imbianca di schiuma. Dai luoghi in cui sorgeva il monastero, a stento si scorge l'azzurro dei flutti, e si sente un leggero mormorio, come per insegnare a coloro che si votano a Cristo, che devono vedere il mondo solo da lontano; che le sue pompe, le sue ricchezze, la sua gloria, devono a stento essere scorte, e che il vano rumore di cui riempie l'universo, deve venire a morire alle loro orecchie.
Origini e fervore delle Cassianite
San Cassiano fonda questo monastero femminile infondendovi lo spirito di san Vittore, attirando l'ammirazione di papa san Gregorio Magno.
È nel mezzo di questa bella natura, in questi luoghi solitari, dove tutto portava un tempo alla contemplazione, che san Cassiano saint Cassien Fondatore del monastero delle religiose sulle rive dell'Huveaune. fondò un monastero di donne. Fece ancora meglio che dare una regola alle religiose che stabilì sulle rive dell'Huveaune, diede loro lo spirito che lo animava, e le unì spiritualmente ai religiosi che aveva fondato sulla tomba di san Vittore. È a questo focolare di amore di Dio, di pietà, di zelo, di distacco dal mondo, che venivano a rinvigorirsi le serve di Cristo, e per questo mantenevano tra loro la carità, l'unione e le tradizioni del passato. Così, in quei secoli remoti, il monastero delle religiose Cassianite gettò il più vivo splendore; lo si citava come un modello di regolarità, ed esse erano in tutto le degne spose di colui al quale avevano votato la loro verginità. Il loro fervore era così rinomato che attirarono l'attenzione di un grande papa, sapiente apprezzatore del merito, san Gregorio Magno. Scrisse alla loro badessa una letter saint Grégoire le Grand Papa e autore dei Dialoghi, principale narratore della vita di Servulo. a toccante, dove si vede brillare tutto insieme la condiscendenza di un padre, la dolcezza del pontefice, la pietà del cristiano.
L'elezione di Eusebia
Eusebia entra in monastero a quattordici anni e diviene badessa per elezione delle sue compagne in virtù della sua santità.
Alla fine del VI secolo, viveva a Marsiglia una giovane di nome Eusebia, che si Eusébie Nipote e successore di Gertrude ad Hamage. gnifica pia. All'età di quattordici anni, rinunciò al mondo ed entrò tra le Cassianite. Lo splendore della sua virtù e anche lo spirito di Dio spinsero le sue compagne a porla a loro capo; divenne per elezione la loro superiora, la loro badessa, e fu salutata con il dolce nome di madre. Questo nome le era dovuto a giusto titolo, poiché fu veramente la loro madre; le generò per il cielo, tra lacrime e dolori, in quel bel giorno che la Chiesa chiama nascita dei martiri: Natalis.
La minaccia dei Saraceni
Il racconto descrive l'avanzata devastante dei Saraceni in Europa e in Provenza, segnata dal saccheggio dei monasteri e dal massacro del clero.
Quando fu incaricata del governo del suo monastero, i tempi erano assai difficili. Il nome cristiano aveva perduto il suo splendore. I nostri principi non mostravano più né talenti, né vigore, né coraggio, e si lasciavano, quasi senza combattere, strappare la corona e rapire i loro popoli. Una nazione crudele e potente si era gettata sull'Europa; saccheggiava, devastava, immolava e portava in tutto il Mezzogiorno la fiamma e la spada. Nulla poteva resistere alla sua furia. La croce impallidiva davanti alla mezzaluna. Già la Spagna apparteneva ai Saraceni, essi bramavano la nostra Francia. Varcano i Pirenei, si spargono come un torrente nelle nostre province, si impadroniscono delle nostre città fortificate e giungono persino ad accamparsi alle porte della Provenza. I flagelli che causarono e le crudeltà che commisero sono al di sopra di ogni espressione. I monasteri venivano saccheggiati, devastati, incendiati e i pacifici ospiti che accoglievano, massacrati senza pietà. Le chiese venivano rase al suolo e i sacerdoti, perseguitati senza tregua, non sapevano più dove riparare il capo. Ogni giorno si apprendeva qualche nuovo disastro e non si viveva più che nel turbamento, nel timore e nelle lacrime.
Le compagne di santa Eusebia non potevano non essere commosse nell'apprendere queste tristi notizie. Il timore e lo spavento gelavano la loro anima. Timide colombe, esposte senza difesa al crudele artiglio dei rapitori, temevano a ogni istante di vedere il nemico gettarsi su di loro e strapparle dal loro asilo. Ma Eusebia, senza dubbio con le sue dolci parole, le rincuorava, le consolava, faceva brillare ai loro occhi la speranza dei beni eterni e la pace scendeva nelle loro anime. All'improvviso scoppia una terr ibile Lérins Monastero dove Ausilio fu monaco. notizia: Lerino è divenuta preda dei Saraceni. Il sangue dei martiri ha inondato la terra, la spada non ha risparmiato nulla. Ci sembra allora di vedere Eusebia, perdendo ogni speranza di salvare la propria vita e non pensando più che al cielo, radunare attorno a sé le sue compagne tremanti, disponendole a dare la vita per colui che amavano.
La caduta di Marsiglia
Il governatore Mauronto tradisce la Provenza consegnando Marsiglia ai Saraceni, lasciando le religiose senza difesa nella loro solitudine.
Tuttavia, ogni speranza non era perduta. Marsiglia Marseille Città natale del santo. , città immensa e ben difesa, circondata da forti mura e dotata di truppe addestrate, poteva opporre una lunga resistenza, ispirare persino timore ai Saraceni e impedire loro l'avvicinamento. Ma presto questa speranza svanì. Il governatore della Provenza, Mauronto, anima i ncline Mauront Governatore della Provenza che tradì Marsiglia a favore dei Saraceni. alla gelosia, all'odio, alla vendetta e a tutte le passioni più oscure, non teme di tradire la sua patria e di consegnarla ai suoi nemici. Egli chiama i Saraceni; apre loro le porte di Marsiglia. Un orribile massacro ha inizio in questa sventurata città. Ovunque la triste immagine della guerra, ovunque sangue e cadaveri; le case sono saccheggiate, tutto ciò che vi è di ricchezza diviene preda del vincitore. Un orribile tumulto si leva, i lamenti dei morenti, le grida dei feriti, le bestemmie dei nemici di Cristo colpiscono l'aria. La fiamma viene appiccata in mille luoghi, presto un vasto incendio divampa; si fugge in fretta, ci si sottrae a tante miserie, si raggiungono le montagne, le strade sono piene di fuggitivi, inseguiti da feroci soldati. Santa Eusebia e le sue compagne non poterono vedere senza tremare la desolazione della loro patria e compresero da ciò il triste destino che le attendeva. Nessuno ha pensato a loro nel mezzo della loro solitudine; nessuno che voli in loro difesa. Come evitare i nemici della loro fede? Dove fuggire? Dove nascondersi? Si getteranno sulle strade e andranno a cercare in qualche terra lontana una nuova patria, un nuovo asilo; ma non sanno forse che i sicari sono ovunque, e che ovunque le loro frecce micidiali sapranno raggiungerle? Andranno a nascondersi nelle montagne? Ma vi periranno presto di freddo, di fame e di miseria; e a che scopo ritardare il loro martirio? Imploreranno il soccorso dei loro concittadini e dei loro fratelli, e andranno a ingrossare le schiere dei fuggitivi? Ma non è forse esporre la loro virtù e mancare alla fedeltà che hanno giurato al loro divino Sposo? Esse rimangono, attendono, gettano spesso sulla vasta pianura sguardi inquieti, per sapere se non si vedano fluttuare in lontananza gli stendardi dei Mori.
La mutilazione volontaria
Per preservare la loro verginità di fronte agli invasori, Eusebia e le sue quaranta compagne si mutilano il volto (naso e labbra) per suscitare orrore.
Un giorno, scoprono una soldatesca sfrenata che si precipita in tumulto verso il monastero. Il giorno supremo era giunto. Eusebi Eusébie Nipote e successore di Gertrude ad Hamage. a raduna attorno a sé le sue compagne, le conduce ai piedi dei santi altari e, riversando tutte insieme il loro cuore e le loro lacrime, alla presenza del loro Dio, lo supplicano di ispirare loro la forza e il coraggio di compiere, se necessario, l'ultimo sacrificio. Improvvisamente, il Dio che un tempo aveva ispirato Eleazaro Maccabeo, e gli aveva comunicato la forza di sfidare e ricercare persino i pericoli; colui che un tempo ad Alessandria aveva spinto una vergine celebre, Apollonia, a un atto eroico, si impadronisce dello spirito di Eusebia. Pensando alla giovinezza, alla bellezza della maggior parte delle sue compagne, teme che la spada le risparmi, che il nemico, tristemente umano, le porti via sulle sue navi e che esse vadano a fare l'ornamento e la gioia di qualche capo barbaro. Si alza in mezzo a loro, ispira loro i suoi timori, richiama alla loro memoria la promessa solenne che le lega a Cristo, parla loro con orrore delle orde selvagge che già si precipitano sul loro asilo, ritrae la servitù nella quale gemeranno, i mali di cui saranno vittime, le ingiurie di cui saranno caricate, la vergogna eterna che si attaccherà al loro nome, se l'infedele le trascinerà con sé. Quando vede che sono colme del fuoco che l'anima, che attorno a lei scoppiano i singhiozzi, le lacrime scorrono e che mormorii di approvazione accolgono ciascuna delle sue parole: «Coraggio, o mie compagne, o vergini, coraggio, ancora qualche ora di combattimento e la vittoria ci appartiene. La morte vale più del disonore; i tormenti, le sofferenze, il martirio, li preferisco alla vergogna; così, prego il vostro Dio e il mio di vegliare sulle nostre anime, e lo supplico di strapparci la vita. Gli chiedo per tutte noi una morte gloriosa. Nel triste stato in cui siamo ridotte, dobbiamo temere la vita come il più grande di tutti i nostri mali; spero che lo Sposo sacro non ci lascerà nel momento della tribolazione, che volerà in nostro aiuto, quando non abbiamo più risorse, e che i fieri nemici del suo nome trionfano e lo insultano. Cristo vi sostiene, Cristo vi rianima, Cristo vi parla per la mia bocca, ascoltate la sua voce. Sacrificate questa bellezza peritura che può rovinare le vostre anime, immolate i vostri vezzi, strappate dai vostri volti queste grazie ingannevoli, affinché il nemico, violando il nostro asilo, invece di trovarvi quelle bellezze che ricerca, non possa più scoprirvi che oggetti di orrore; e così sarete liberate, sfuggirete alla vostra rovina. Imitatemi, seguite le tracce che vi mostro, affinché presto possiamo tutte insieme passare a una vita migliore, dove celebreremo il nostro Dio, dove canteremo eternamente le sue lodi». Un'aria divina era diffusa sui suoi tratti. Prende all'istante uno strumento tagliente, lo porta al suo volto e mutila con forza sia il naso che le labbra. Il sangue scorre in abbondanza sul suo viso e arrossa le sue vesti. Alla vista del suo coraggio un grido generale di pietà si leva attorno a lei, e un vivo ardore penetra tutte le anime. Le sue compagne si affrettano a imitarla. Già tutte hanno fatto passare sul loro volto il ferro tagliente, e tutte queste vergini insanguinate, riversando il loro sangue, primizie del loro martirio, ma non versando una lacrima, attendono tranquillamente i loro carnefici. Non erano più per la terra che oggetti di disgusto e di orrore, ma agli occhi dello Sposo e dei santi angeli, quali toccanti bellezze rivestirono, di quali grazie brillarono!
Il massacro delle quaranta vergini
Delusi e furiosi per la bruttezza delle religiose, i Mori le massacrano ai piedi degli altari.
Già i Mor i sono Maures Invasori musulmani responsabili del massacro delle religiose. alle porte del monastero; le loro grida di rabbia, i loro canti empi, il rumore delle armi, il suono della tromba, colpiscono le orecchie delle spose di Cristo, che fremono allo stesso tempo di gioia e di spavento. Si rallegrano in anticipo per il loro bottino; ognuno già nel suo spirito si sceglie una sposa. Penetrano nel monastero, sul loro volto e nei loro occhi brilla una gioia feroce, arrivano nel luogo in cui si trovavano Eusebia e le sue compagne. Indietreggiano per l'orrore, fremono al triste spettacolo che colpisce i loro occhi. Vedendosi così delusi nelle loro speranze, aprono la loro anima alla vendetta, al furore, alla rabbia. Estraggono la spada, immolano senza pietà attorno ai santi altari quelle tenere vergini che vi si erano rifugiate come nel loro ultimo asilo. Esse non emisero alcun lamento, non si udì alcun mormorio, e, nel numero di quaranta, subirono con felicità la morte che poneva fine alle loro angosce e iniziava la loro gloria eterna.
Reliquie e memoria
Dopo la vittoria di Carlo Martello, i resti delle martiri vengono raccolti a Saint-Victor. La loro memoria è conservata da un'iscrizione funeraria e da tradizioni monastiche.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Due anni dopo il martirio di Eusebia, tutta la potenza congiurata dei Mori viene a spirare nei piaceri di Tours. Car lo Martello li Charles-Martel Maestro di palazzo, possibile antenato del santo. combatte, li atterra, li fa a pezzi e annienta per sempre in Francia l'impero dei Mori. Il suolo francese fu presto purificato dai loro resti. Quando la pace fu resa ai cristiani, ci si affrettò a raccogliere le ossa di Eusebia e delle sue compagne. Una tomba magnifica ricevette queste preziose reliquie. Esse furono venerate da tutti i cristiani nel sotterraneo di Saint-Victor, presso l'alta re principal Saint-Victor Ordine monastico che possedette la chiesa di Saint-Tropez a partire dal 1056. e.
Sulla tomba fu posta una pietra, che portava un'iscrizione toccante e improntata alla ingenuità di quei secoli di fede. Eccola per intero, con la traduzione:
Hic requiescit in pace Eusebia religiosa Magna ancilla Domini Qui in exculo ab hinc ante sexate vixit Sexaginta annos et ubi à Domino Electa est in monasterio S. C. S. Cyriaci Servivit annos quinq uaginta recessit S. C. S. Cyriaci Santo associato al nome del monastero nell'iscrizione funeraria. sub Die Kalend. Octobris, indictione sextâ.
Qui riposa in pace Eusebia religiosa, Grande serva del Signore, Che passò dalla sua nascita Sessanta anni nel mondo, e vi fu scelta da Dio Per il monastero di San Cussiano e di San Cirico. Vi servì Dio per cinquant'anni, morì La vigilia delle calende di ottobre, sesta indizione.
In fondo all'iscrizione è inciso un simbolo toccante, che si incontra frequentemente nelle catacombe. È un calice dove vengono ad abbeverarsi due colombe. Si sarà voluto raffigurare quel vino misterioso che genera le vergini, o piuttosto designare il riposo eterno, la pace, la felicità, che hanno acquisito Eusebia e le sue compagne dopo aver bevuto al calice dell'amarezza e delle sofferenze. È l'unico monumento che ricorda alle generazioni la dedizione di Eusebia. Un tempo, quando esistevano ancora alcuni resti del passato, in una comunità che apparteneva all'Ordine religioso di Eusebia, ogni volta che una giovane novizia riceveva il velo misterioso, emblema dell'innocenza, le si ricordava solennemente l'eroismo di Eusebia e delle sue compagne, e le si chiedeva se avrebbe osato dispiegare lo stesso coraggio.
Ora nulla ricorda più ai marsigliesi questi preziosi ricordi. Le ceneri di Eusebia e delle sue compagne sono state gettate al vento, la sua tomba è stata strappata dai luoghi che occupava. La pietra tombale stessa non è stata rispettata, essa adorna oggi il museo di Marsiglia.
Questa nota, dovuta all'abate J.-B. Magnan, è estratta dal Conseiller catholique, di Marsiglia.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ingresso nel monastero delle Cassianite all'età di 14 anni
- Elezione ad badessa
- Invasione di Marsiglia da parte dei Saraceni con il tradimento di Mauronto
- Mutilazione volontaria del volto (naso e labbra) per preservare la propria verginità
- Massacro delle quaranta religiose da parte dei Mori ai piedi degli altari
Citazioni
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La morte è meglio del disonore; i tormenti, le sofferenze, il martirio, li preferisco alla vergogna
Parole attribuite dal testo -
Hic requiescit in pace Eusebia religiosa Magna ancilla Domini
Iscrizione funeraria