Principessa del Quercy nell'VIII secolo, Speria fuggì nella foresta di Leyme per sfuggire a un matrimonio forzato con suo cugino Elidio. Dopo tre mesi di vita eremitica in una quercia, fu ritrovata e decapitata dal suo pretendente respinto. La leggenda narra che portò la sua testa fino al luogo della sua sepoltura, dove scaturì una fonte.
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SANTA SPERIA, VERGINE E MARTIRE,
PATRONA DI SAINT-CÉRÉ, NELLA DIOCESI DI CAHORS
La fuga nel deserto
Sperie rifiuta il matrimonio per consacrarsi a Dio, fugge dal castello di famiglia e si ritira nella foresta di Leyme, vivendo in una quercia cava.
rispondere, e corre a chiudersi nella sua stanza, dove, dopo essersi abbandonata per qualche tempo ai singhiozzi, rivolse a Dio questa preghiera: «Signore, che solo conoscete il legame indissolubile che mi ha per sempre unita a Voi, vedete le angosce e i pericoli che mi circondano da ogni parte, e siate in questo momento il mio rifugio, il mio consiglio e la mia forza». Dopo questa breve ma ardente preghiera, si sentì ispirata a rinnovare il suo voto e a ritirarsi in qualche solitudine dove avrebbe offerto in pace il perpetuo olocausto del suo cuore.
Obbediente alla voce del suo sposo che la chi Spérie Vergine e martire dell'VIII secolo, patrona di Saint-Céré. amava al deserto, Sperie lascia i suoi ricchi abiti, quei superbi ornamenti ai quali la sua alta condizione l'aveva fino ad allora condannata, e che aveva sempre considerato come lo scoglio della sua profonda umiltà, si traveste da contadina, affinché non fosse riconosciuta, e, accompagnata da una serva che portava alcune provviste, lascia segretamente il castello, scende in fretta l'aspra montagna di Saint-Sérène, attraversa la Bave che n e bagna il piede, ed en vaste solitude de Leyme Luogo di ritiro della santa. tra nella vasta solitudine di Leyme dove, dopo aver vagato per alcuni giorni, fissò il suo ritiro. Fu in questa orribile foresta che lo Spirito di Dio condusse i passi della vergine dove, avendo appena lasciato gli appartamenti dorati dei suoi antenati, si alloggiò nel tronco di una vecchia quercia che la proteggeva dalle ingiurie dell'aria e le serviva da tempio dove passava una gran parte delle notti a vegliare e a pregare, e, durante il breve spazio di tempo che la Santa concedeva al sonno, riposava su un letto di muschio e di fogliame che vi aveva ammucchiato. Abituata a vivere splendidamente e a conversare con persone di distinzione, la giovane Sperie mortificava il suo corpo delicato con digiuni rigorosi, e non aveva, in questa cupa e silenziosa foresta, altra compagnia che quella delle bestie selvatiche, né altri svaghi che il canto dei cantici divini abbelliti dagli accenti di una voce melodiosa alla quale rispondevano gli echi della solitudine.
La fedele compagna della sua fuga, dopo aver accuratamente notato l'albero e i luoghi circostanti, ritornò a Saint-Sérène, da dove le portava, a tempi stabiliti, una parte del nutrimento che le era necessario, e rivelò solo dopo la morte della Santa le meraviglie di cui fu sola testimone.
Le tentazioni nel deserto
Il demonio tenta Speria invocando i suoi doveri familiari e i rischi di guerra, ma lei riafferma il suo voto di verginità consacrato a Gesù Cristo.
Nel mezzo di queste austerità, il nemico della salvezza, che moltiplica gli attacchi e ne raddoppia la violenza in proporzione alla fermezza e alle resistenze che gli oppongono gli eletti, veniva di tanto in tanto a turbare l'immaginazione della Vergine: talvolta le rappresentava che il suo ritiro nel deserto era forse l'effetto di un'illusione, che la verginità non era né la via migliore né la più sicura per la salvezza, poiché il Creatore aveva ordinato ai primi abitanti della terra di crescere e moltiplicarsi, che era agire contro i suoi disegni non prestarsi al matrimonio stab ilito co Hélidius Cugino di Claro e pretendente respinto di Speria, suo diretto assassino. n Elidio che l'avrebbe resa madre di una numerosa famiglia che sarebbe stata educata nel timore del Signore, che lei sola non avrebbe mai potuto rendergli tanta gloria quanta una numerosa prosperità, e che, se tutti avessero mantenuto il celibato, la terra sarebbe stata presto ridotta in solitudine; talvolta richiamava alla sua memoria tutte le deplorevoli circostanze dell'ultima guerra pronta a riaccendersi, se avesse persistito nella sua risoluzione; che sarebbe stata responsabile di tutto il sangue che stava per essere versato, di tutti gli incendi e i brigantaggi che avrebbero potuto essere commessi, e che, anche se avesse sentito attrazione per il celibato, quel gusto particolare doveva essere sacrificato al bene pubblico. A tutte queste suggestioni dello spirito maligno, la Santa opponeva ferventi preghiere, invocando i nomi sacri delle persone divine e imprimendo sulla sua fronte l'augusto segno della nostra redenzione: «No», esclamava talvolta, «non sono stata condotta al deserto da uno spirito di errore, poiché mi vi sono ritirata solo per conservare questa castità che ho votato a Gesù Cristo, e, pronunciando questo voto, non ho fatto che obbedire a quel dolce invito che mi sembrava di udire fin dalla mia infanzia: «Figlia mia, dammi il tuo cuore». Il matrimonio è buono e santo, senza dubbio, ma lo stato al quale ha degnato chiamarmi è ancora più perfetto e più gradito al Signore, poiché lo paragona alla vita che conducono gli angeli nel cielo, e che, per onorarlo, ha voluto nascere da una vergine e scegliere come prediletto un apostolo vergine. Ordinando ai nostri primi genitori di moltiplicarsi, non ha dunque sottomesso ciascuno dei loro discendenti alla stessa legge. Mi sono irrevocabilmente impegnata ad amare solo voi, mio Dio, e voi mi siete testimone che, se rifiuto la mano di Elidio, è per non rompere il voto che ho fatto di mia propria e libera scelta. Nulla al mondo potrà ormai distogliermi dal vostro servizio al quale mi sono consacrata tutta intera; sì, piuttosto morire che gettare uno sguardo profano verso questo mondo che mi stimo mille volte felice di aver abbandonato». È così che la vergine Speria visse nel deserto da metà luglio fino al dodici ottobre.
La caccia di Clarus
Suo fratello Clarus la cerca invano in diverse province prima di scoprire il suo rifugio nella foresta grazie a un vassallo assetato.
Tuttavia C larus, Clarus Fratello di santa Speria, responsabile della sua morte. dopo la fuga precipitosa di sua sorella che era partita senza comunicargli il suo disegno, fu in strane perplessità: pensò dapprima che, invaghita di qualche altro giovane cavaliere, fosse fuggita per evitare le ricerche di Hélidius, per il quale aveva sempre mostrato distacco. Per rendere dunque al cugino i buoni uffici che gli aveva promesso, Clarus percorse le montagne dell'Alvernia, i quartieri del Quercy, del Rouergue e del Limo sino, Quercy Provincia storica in cui si trova il santuario. visitò tutte le città e i castelli dove sospettava che Spérie potesse essersi rifugiata; ma nessuno poté dargli alcuna notizia, e tutti rimanevano stupiti da una partenza così straordinaria. Dopo tre mesi di corse inutili, Clarus tornò a casa più addolorato e agitato che mai, credendo che lei si fosse forse tolta la vita per non cadere sotto il potere di un uomo che fino ad allora aveva fatto tanto male alla loro famiglia.
Qualche tempo dopo, di concerto con Hélidius, riunì tutti i suoi vassalli per esplorare con loro le foreste vicine dove pensava che lei si fosse rifugiata. Avevano già percorso i due terzi della foresta, e il sole aveva fatto la metà del suo corso, quando uno di loro, oppresso dalla sete, incontra un rigagnolo dove scorreva un'acqua pura; volendo dissetarsi alla fonte stessa che giudicò non essere lontana, la spia si mise a seguire il canale che lo condusse presso una quercia di una grossezza notevole; dopo che ebbe placato la sua sete, continuando il suo compito, avanza la testa verso l'apertura della quercia, con sorpresa! vi vede Spérie in ginocchio, gli occhi al cielo, e pregando così attentamente che non lo scorse. Ritorna sui suoi passi senza averle rivolto la parola e corre a portare la notizia a Clarus che esclamò con l'accento della gioia: «Spérie è trovata»; questo grido, ripetuto di vicino in vicino, arriva in un istante alle orecchie di Hélidius, che era all'estremità della foresta. Le ricerche cessano subito, tutti i vassalli impazienti di rivedere la figlia e la sorella del loro signore, si riuniscono ai loro capi che, guidati dall'autore della scoperta, si recano alla quercia dove trovano la vergine ancora in orazione: era così stranamente sfigurata dai digiuni e dalle austerità, i vecchi abiti che portava travisavano talmente la sua fisionomia, che ebbero dapprima qualche difficoltà a riconoscerla. Clarus la supplicò tra le lacrime di tornare alla casa paterna e di dare la sua mano a Hélidius, per mettere alla loro riconciliazione il sigillo dell'unione coniugale.
L'ultimatum fraterno
Clarus ed Elidio tentano di convincere Speria a tornare per sposarsi; di fronte al suo rifiuto categorico, passano alle minacce di morte.
Ma Speria, immobile, non lasciò trapelare alcun segno di turbamento o di emozione, annunciando con il suo contegno la calma della sua anima e la fermezza della sua risoluzione; poi, con un volto in cui regnavano la serenità e la dolcezza, rispose: «Carissimo fratello, se da tempo non avessi rinunciato al mondo, le ragioni che adducete contro il mio ritiro sarebbero sufficienti per spingermi a tornare da voi, per condurre il genere di vita che mi proponete; ma avendo con un voto segreto promesso di non avere altro sposo che il mio Salvatore Gesù, non posso più rientrare nel commercio del mondo che ho abbandonato con giusta ragione; poiché, lo sapete, la virtù costantemente esposta ai suoi disprezzi, o al torrente dei suoi cattivi esempi, corre il rischio di farvi naufragio. Ah! se vi fosse dato di gustare quanto è dolce la vita solitaria che conduco, lungi dal biasimarne l'austerità, la preferireste a tutti i rumorosi piaceri del secolo.
«Volgete lo sguardo su questi faggi la cui cima sembra toccare le nubi, su queste querce, su questi castagni che estendono i loro rami e dondolano le loro fronde cariche di frutti; là giocano gli agili scoiattoli, là migliaia di uccelli cantano le lodi del Creatore e fanno udire i più piacevoli concerti. Confrontate questi esseri animati con quelli che i pittori hanno tentato di rappresentare nei vostri salotti; vedete questi alberi, queste rocce, queste fontane nella realtà, di quanto superano quelli che gli artisti hanno collocato nei vostri appartamenti; ma ciò che qui è più attraente di tutti questi magnifici spettacoli, è che io godo di un riposo interiore, di una tranquillità d'animo sconosciuti a coloro che si lasciano trasportare dalle agitazioni e dalle sollecitudini del secolo. Lasciatemi dunque in pace, caro fratello, in questa solitudine dove mi credo la più fe Claros Fratello di santa Speria, responsabile della sua morte. lice della terra».
Clarus, oltraggiato nel vedere sua sorella perseverare nei suoi rifiuti che credeva fondati su motivi pretestuosi, dando libero sfogo all'indignazione che aveva dapprima saputo contenere nel suo cuore, esplose in questi termini: «Non mi pago delle sciocche fantasticherie di un cervello disturbato; la vostra sorte dipende dalla mia volontà; all'età che avete, non vi appartiene scegliere; l'ho fatto io per voi, non vi resta che obbedire; il matrimonio con Elidio vi conviene, che ciò basti; manifestate qui la vostra adesione, oppure rassegnatevi a soffrire tutti i mali che la mia giusta collera potrà suscitarvi, e, se i più duri trattamenti non potranno vincere la vostra ostinazione, non sarò più per voi quel fratello che vi amava così teneramente; contate che sarò il vostro carnefice, e che di mia propria mano spargerò il vostro sangue per farvi espiare tutti i dolori che mi causate».
«Il sangue che minacciate di versare», disse Speria con voce ferma e con volto sicuro, «non mi appartiene, è di Gesù Cristo al quale l'ho consacrato; mi riterrei felice di versarlo fino all'ultima goccia, se deve procurare la sua gloria e mostrarvi fino a che punto può giungere l'amore divino di cui questo sangue è tutto infiammato; so che un momento di afflizione mi procurerebbe una gloria incomparabile e che non avrà mai fine. Se la vostra collera non può essere placata che dalla mia morte, abbandonatevi al suo brutale impulso, ma sappiate, infelice! che questo momento di vendetta vi costerà un'eternità di supplizi».
A questa risposta piena di energia, il fratello furioso e più irruento di prima, si volge verso Elidio: «Vendichiamo», dice, «caro cugino, vendichiamo entrambi questa ingiuria che ci è comune; te l'ho promesso e manterrò la mia parola: mia sorella sarà tua sposa di grado o per forza; lei sta per promettertelo, oppure la vedrai cadere morta ai miei piedi». — Elidio, alternativamente in preda agli accessi dell'amore e della rabbia, ruppe infine il silenzio: «Devi risolverti a darmi soddisfazione», disse rivolgendosi a Speria, «oppure il mio amore si muterà in crudeltà, e questa testa dove hai concepito questo disprezzo sarà abbattuta; in due parole: o sarai mia sposa, o non lo sarai di nessuno». — «Sì», rispose lei, «sarei vostra, Elidio, se dovessi essere la sposa di un uomo mortale; ma non posso essere e non sarò mai alleata che a Gesù al quale ho dato il mio cuore e la mia vita». Dicendo queste parole, si ritirò in disparte, si mise in ginocchio, levò gli occhi al cielo, e fece a Dio questa preghiera: «Signore, è in voi che ho sperato fin dalla mia infanzia, non permettete che io sia confusa, ma prestate un orecchio attento alle mie umili preghiere; siate il mio protettore, il mio rifugio e la mia forza, liberatemi dalle trappole che vengono a tendermi i nemici della mia salvezza; Signore, rimetto la mia anima nelle vostre mani».
Il martirio e il miracolo
Elidio decapita Speria; la santa raccoglie la sua testa e la porta fino a una fontana. Gli assassini vengono in seguito giustiziati dal duca d'Aquitania.
Allora Elidio, spinto dalla furia e dalla disperazione, avanza a grandi passi, prende con una mano la Santa per i capelli e con l'altra le sferra sulla testa un duro colpo di scimitarra. Il suo sangue innocente scorre in abbondanza; il suo corpo, le sue vesti ne sono tinti, la terra ne è bagnata, esso schizza persino sugli assassini che hanno ancora la ferocia di contemplare per qualche istante la vittima della loro barbarie; ma presto lo spavento si impadronisce della loro anima, essi prendono la fuga attraverso la foresta e vanno a nascondersi nelle montagne dell'Alvernia e del Quercy, finché, per ordine di Vaitro, duca d'Aquitania, furono arrestati e puniti con l'estremo supplizio.
Si racconta che la Santa risollevò con le sue due mani la testa che era stata separata dal tronco, che la portò dal luogo del suo martirio fino alla fontana presso la quale il suo corpo fu sepolto e che da allora ha conservato il nome di Fontana di santa Speria; si vede oggi questo prezioso monumento conservato da più di mille anni con cura religiosa in una cripta, sotto il pavimento della chiesa parrocchiale di Saint-Céré. Il ruscello sulle cui rive fu commessa questa atrocità, fu a lungo chiamato il Ruscello dei Barbari, in memoria di questa barbara azione.
Così morì santa Speria, all'età di circa vent'anni, l'anno di Gesù Cristo 760, il 12 ottobre, giorno nel quale nella diocesi si è sempre celebrato da allora l'ufficio della Santa.
Sviluppo del culto a Saint-Céré
Una chiesa viene edificata sul luogo del martirio, dando origine a una città chiamata Sainte-Spérie, divenuta in seguito Saint-Céré.
Un quadro di dimensioni piuttosto grandi, collocato nella navata della chiesa di Saint-Céré, vicino all'altare di San Giacomo, rappresenta da un lato la Vergine Maria in lacrime, in piedi ai piedi di un grande Cristo, e dall'altro il tronco di santa Spérie, in ginocchio, che tiene nella mano destra la sua testa insanguinata. È rappresentata ancora mentre esce dalla foresta, con la testa in mano, su uno di quegli antichi arazzi che coprono le pareti laterali del coro. L'antico stemma del banco dei fabbricieri, incastonato oggi nel nuovo banco della fabbriceria, mostra, in mezzo rilievo, il tronco di santa Spérie in piedi, che tiene la testa tra le mani.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Poco dopo la morte di santa Spérie, il cui corpo fu sepolto vicino alla fontana che da allora ha portato il suo nome, fu costruita una cappella che comprendeva tra le sue mura la tomba e la fontana, per celebrarvi ogni anno il giorno del suo martirio e soddisfare la devozione di coloro che vi si recavano incessantemente per ottenere, per sua intercessione, la salute del corpo o le grazie spirituali di cui potevano aver bisogno.
La fama delle meraviglie che si compivano ogni giorno a Sainte-Spérie aumentò sempre più questo concorso di fedeli e, con le offerte che i cristiani vi deponevano, si fecero costruire degli ostelli per alloggiare una parte di coloro che venivano a visitare la tomba della Santa. L'affluenza dei pellegrini a lei devoti, il cui numero era in costante crescita, fece sì che si iniziasse a utilizzare il terreno adiacente alla cappella per costruirvi delle case.
Essendo la cappella divenuta presto insufficiente a contenere i numerosi abitanti del borgo o gli stranieri, si fece costruire nello stesso luogo una grande chiesa in onore e sotto l'invocazione di santa Spérie. La chiesa, con il borgo che da essa dipendeva, fu in seguito ceduta ai religiosi benedettini di Carenuse; infine, l'industria e il commercio succedendo insensibilmente a tutti quei movimenti ispirati dalla pietà, e la bontà del terreno che la coltivazione rendeva ogni giorno più fertile, diedero increment o a questa ci Sainte-Spérie Città del Quercy dove ha luogo il martirio e dove si trova il culto. ttà che ha conservato il nome di Sainte-Spérie fino al XVIII secolo, abbandonandolo dopo che la castellania di Saint-Séréne o Saint-Seren, come si scriveva nel Medioevo, essendo passata alla casa di Turenne, il castello cessò di essere abitato, la sede della giustizia fu trasferita alla città di Sainte-Spérie che si trovava nelle sue dipendenze e conservò sempre il nome di castellania di Saint-Seren; questa denominazione passò insensibilmente dagli atti giudiziari o notarili alla bocca del pubblico che presto dimenticò questa traslazione e si abituò a dare alla città il nome che trovava negli atti pubblici, togliendo alla città di Sainte-Spérie il suo vero nome per sostituirlo con quello dell'antico castello che si ha persino qualche difficoltà a ritrovare nel modo attuale di scrivere Saint-Céré. È così che la Santa ha colmato di favori la città che le deve la sua nascita.
Traslazione e perdita delle reliquie
Le reliquie, portate dagli inglesi a Lesterps, sarebbero state distrutte dai calvinisti durante l'assedio di Poitiers nel 1569.
Da molto tempo la chiesa di Santa Speria non possiede più le reliquie della sua patrona. Una tradizione orale abbastanza unanime e alcuni manoscritti dei secoli scorsi, che non citano alcun garante, riportano che gli inglesi le portarono via quando furono costretti a evacuare il Quercy e che le lasciarono in Spagna. Comunque sia, risulta da diversi documenti: 1° Che le reliquie di santa Speria Serena esistettero nel monastero di Lesterps, allora nell monastère de Lesterps Abbazia dove furono traslate le reliquie della santa. a diocesi di Limoges, oggi Lesterps, diocesi di Angoulême. Essendo la patrona di Saint-Céré l'unica ad aver portato questi nomi, e non trovandosi nel martirologio romano nessun'altra santa con il nome di Speria o quello di Serena, diventa quasi certo che queste reliquie fossero quelle di santa Speria di Saint-Séréne, figlia di Serena; poiché, secondo tutti gli scritti riguardanti questa santa, Speria era il suo nome di battesimo e Serena è usato per designare il nome della sua famiglia o il luogo da cui proveniva. Inoltre, è costante che la sua famiglia, il castello e la signoria abbiano portato il nome di Saint-Serenus finché si scrissero gli Atti in latino, e quello di Saint-Séren quando si cominciarono a scrivere in francese. È dunque naturale pensare che, essendo state queste reliquie lasciate a Lesterps dagli inglesi, invece di continuare a chiamarle reliquie di santa Speria Serena, ci si abituò a poco a poco a chiamarle, per abbreviazione, reliquie di santa Serena; 2° Essendo stati gli inglesi definitivamente cacciati dal Quercy nel 1451, è verosimilmente in quell'anno che le reliquie di santa Speria furono sottratte alla parrocchia di Saint-Céré e portate all'abbazia di Lesterps; era il cammino quasi diretto per andare dal Quercy in Inghilterra; 3° Essendo stata la città di Poitiers assediata dai calvinisti nel 1569, ne consegue che la chiesa di Lesterps e le reliquie che conteneva furono bruciate in quell'epoca, e che sfortunatamente non possiamo più conservare la speranza di ritrovarle. Abbiamo estratto questa biografia dalla Vita di santa Speria, dell'abate Paramelle, e da Note inedite dovute M. l'abbé Paramelle Autore della biografia fonte. alla cortesia dello stesso autore.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Voto di verginità segreto fin dall'infanzia
- Rifiuto del matrimonio con Elidio
- Fuga dal castello di Saint-Sérène travestita da contadina
- Ritiro eremitico nel tronco di una quercia nella foresta di Leyme
- Ritrovata da un vassallo dopo tre mesi di ricerche
- Martirio per decapitazione per mano di Elidio
- Cefaloforia: porta la propria testa fino a una fontana
Miracoli
- Cefaloforia (porta la propria testa dopo la decapitazione)
- Fonte miracolosa (Fontana di santa Speria)
Citazioni
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Il sangue che minacciate di versare non mi appartiene, è di Gesù Cristo al quale l'ho consacrato.
Parole attribuite alla santa prima del suo martirio