Santi Daniele, Samuele, Donulo, Leone, Ugolino, Nicola e Angelo
FRATI MINORI, MARTIRI A CEUTA, IN MAURITANIA
Frati Minori, Martiri a Ceuta
Nel 1221, sette frati minori guidati da Daniele da Calabria partono per evangelizzare il Nord Africa. Dopo aver predicato la fede cristiana a Ceuta, vengono imprigionati e rifiutano le ricchezze offerte dal re in cambio della loro conversione all'islam. Muoiono decapitati il 10 ottobre 1221, diventando i primi martiri francescani di questa regione.
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I SANTI DANIELE, SAMUELE, DONULO, LEONE, UGOLINO, NICOLA E ANGELO,
FRATI MINORI, MARTIRI A CEUTA, IN MAURITANIA
Ispirazione e desiderio del martirio
Ispirati dall'esempio di san Francesco d'Assisi e dal martirio di cinque frati in Marocco nel 1220, sette Frati Minori aspirano a morire per la loro fede.
Il Signore presenta delle lotte ai Santi, affinché i combattimenti li conducano alla vittoria, e la vittoria alla corona.
*San Bonaventura.*
Il serafico Padre France sco d'Assisi avev François d'Assise Fondatore dell'ordine dei Frati Minori. a cercato per tre volte l'occasione del martirio. Il suo esempio e il recente trionfo dei suoi cinque figli martirizzati in Marocco nel 1220, avevano ispirato a molti altri Frati Minori Frères Mineurs Ordine religioso mendicante a cui apparteneva il santo. un ardente desiderio di morire per Gesù Cristo.
La partenza per l'Africa
Daniele, provinciale di Calabria, ottiene il permesso di partire per predicare ai Mori con sei compagni, viaggiando dalla Toscana verso la Spagna e poi Ceuta.
Daniel Daniel Provinciale di Calabria e capo del gruppo dei sette martiri di Ceuta. e, provinciale di Calabria, uomo di eminente santità, chiese a frate Elia, vicario generale, il permesso di andare a predicare la fede ai Mori, con altri sei religiosi, chiamati: Samuele, Donulo, Leone, Ugolino, Nicola e Angelo. Avendo ricevuto l'obbedienza dal Vicario generale e la benedizione di Francesco, i santi missionari si imbarcarono, nel 1221, in un porto della Toscana, da dove passarono a Tarragona, in Spagna. Il loro primo disegno era di andare direttamente in Marocco, per mescolare il loro sangue a quello dei loro fratelli; ma alcune ragioni, favorevoli alla loro pia impresa, li fecero prendere la st rada Ceuta Città del martirio dei sette fratelli francescani. di Ceuta.
Arrivo e preparazione al combattimento
Dopo aver predicato ai mercanti cristiani di Ceuta, i sette missionari si preparano spiritualmente attraverso la confessione e l'Eucaristia prima di entrare in città.
Daniele vi arrivò per primo con tre compagni, poiché il padrone della nave non ne aveva voluti prendere di più. Si fermarono fuori città, in un sobborgo dove risiedevano tutti i mercanti cristiani di Pisa, Genova e Marsiglia. L'ingresso in città era rigorosamente vietato ai cristiani. La loro occupazione fu quella di distribuire a questi mercanti il pane della parola divina, in attesa dei loro compagni, che arrivarono il 29 settembre.
Il venerdì seguente, primo giorno di ottobre, conferirono insieme sulle disposizioni che dovevano prendere e sui soccorsi di cui avevano bisogno per il duro combattimento che si preparava. Il giorno seguente, sabato, si confessarono l'un l'altro e ricevettero la santa comunione, senza la quale, quando la si poteva ricevere, san Cipriano non voleva che si esponessero al martirio i confessori della fede: «perché», diceva, «è il corpo e il sangue di Gesù Cristo, che danno il coraggio di sopportare i supplizi». San Crisostomo e san Bernardo dicono anche che la santissima Eucaristia è la difesa più forte che si possa opporre alle tentazioni del demonio e alle attrattive del peccato.
I sette fratelli uscirono dalla mensa santa, secondo l'espressione di san Giovanni Crisostomo, come leoni ruggenti, non respirando che fuoco e fiamme, e non potendo più contenere l'ardore che li divorava. La sera dello stesso giorno, si lavarono i piedi a vicenda, per imitare il Figlio di Dio che lavò i piedi ai suoi discepoli prima della sua passione; e la domenica, di buon mattino, mentre c'era poca gente nelle strade, entrarono in città, con il capo coperto di cenere, e cominciarono a dire ad alta voce: «Non c'è salvezza se non in Gesù Cristo».
Arresto e testimonianza davanti al re
Arrestati per aver proclamato la salvezza in Gesù Cristo, vengono condotti davanti al re che li fa imprigionare dopo aver disprezzato la loro dottrina.
Non camminarono a lungo senza essere arrestati, sopraffatti dalle percosse e condotti davanti al re. Al suo cospetto e davanti ai grandi della Corte, ripeterono coraggiosamente ciò che avevano detto al popolo: «Che bisogna credere in Gesù Cristo, e che non vi è salvezza da sperare se non nel suo solo nome». Provarono questa verità con forti ragioni ed eloquenti parole. Il re, vedendoli poveramente vestiti e ascoltando la loro franchezza, li prese per pazzi e credette che le loro teste rase, con una corona di capelli, ne fossero un segno. Tuttavia, per mettere alla prova la loro costanza, e anche perché avevano disprezzato Maometto e la sua dottrina, li fece gettare in un'orribile prigione, dove rimasero otto giorni, caricati di catene e trattati senza pietà.
La loro prigionia non impedì loro affatto di scrivere ai cristiani del sobborgo di Ceuta. La lettera era indirizzata al sacerdote Ugo, incaricato dei Genovesi, e a due religiosi, l'uno Frate Minore, l'altro Frate Predicatore, che erano arrivati da poco dal profondo della Mauritania. Questo prezioso documento, essendo tutto ciò che ci resta quaggiù dei santi martiri, lo inseriamo in questa nota con tutto il rispetto che si deve a una reliquia.
«Benedetto sia Dio, Padre di Nostro Signore Gesù Cristo, Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, che ci consola in tutte le nostre pene! È lui che, avendo mostrato a nostro padre Abramo la vittima che gli doveva offrire, lo inviò a percorrere la terra come un pellegrino e un folle, giustificandolo a causa della sua fede, che gli aveva meritato il titolo di amico di Dio. Così, ci ha insegnato ad apparire folli agli occhi del mondo, se vogliamo essere trovati saggi davanti alla Maestà divina. Il Salvatore ci ha detto anche: «Andate, predicate il Vangelo a ogni creatura; il servo non deve essere più grande del suo padrone, né il discepolo al di sopra di colui che lo istruisce. Se gli uomini vi perseguitano, pensate che hanno perseguitato me, per primo». E noi, piccolissimi e indegnissimi servi di Gesù Cristo, toccati da queste parole, abbiamo lasciato la nostra patria e siamo venuti qui a predicare il Vangelo, per la gloria di Dio e la salvezza delle nostre anime, per l'edificazione dei fedeli e la confusione degli infedeli ostinati, seguendo questa parola dell'Apostolo: «Essendo davanti a Dio il buon odore di Gesù Cristo, siamo per alcuni un odore di vita, e per altri un odore di morte»; il Salvatore stesso aveva detto: «Se non fossi venuto e non avessi predicato loro, non avrebbero peccato».
«Siamo dunque entrati in questa città di Ceuta per predicare al popolo il nome di Gesù e la sua santa legge; abbiamo persino annunciato al re la buona novella della salvezza; ma lui, trattandoci come folli, ci ha fatto gettare in prigione; e ci è sembrato opportuno avvertirvene. Sebbene, per la grazia di Dio, abbiamo molto da soffrire qui, siamo nondimeno grandemente consolati in Nostro Signore, nella cui bontà abbiamo riposto tutta la nostra fiducia, sperando che gradirà il sacrificio della nostra vita. Che per questo gloria e onore gli siano per sempre resi! Anime».
Ultime prove in prigione
Nonostante le promesse di ricchezze e le minacce di tortura, i prigionieri rimangono incrollabili, manifestando una gioia soprannaturale e segni miracolosi.
Il giudice, di nome Arbaldo, volendo osservare da una fessura del muro cosa facessero i prigionieri nella loro cella, li vide liberi dalle catene, con il volto risplendente di una luce straordinaria, mentre cantavano melodiosamente le lodi di Dio con una gioia incomparabile. Il re, avvertito di questo prodigio, si fece condurre i confessori la domenica mattina, decimo giorno di ottobre, e offrì loro grandi ricchezze se avessero accettato di farsi musulmani. Essi risposero con intrepidezza di non poter provare che un profondo disprezzo per tutte le cose della terra e persino per la vita, pensando alla felicità della vita futura. Il re li fece separare, nella speranza di piegarli più facilmente, e ognuno fu tentato individualmente con promesse e minacce; ma i santi confessori, con uguale costanza, sfidarono i tormenti e disprezzarono i piaceri.
Poiché padre Daniele parlava con grande forza, un s araceno, tr Père Daniel Provinciale di Calabria e capo del gruppo dei sette martiri di Ceuta. asportato dall'ira, gli sferrò un gran colpo di scimitarra sulla testa; e mentre un altro saraceno lo esortava a farsi musulmano se voleva evitare trattamenti peggiori, il Santo gli rispose che avrebbe dovuto pensare piuttosto a convertirsi lui stesso alla fede cristiana, se voleva evitare l'inferno, dove Maometto si trovava già e dove il Corano non poteva che condurlo.
Ritornati in prigione, i santi confessori si gettarono ai piedi di padre Daniele, il loro superiore, che aveva così gloriosamente iniziato il martirio al quale tutti speravano di partecipare, e versando lacrime di gioia gli dissero: «Rendiamo grazie a Dio e a voi, padre mio, per averci procurato la palma del martirio. Le nostre anime seguiranno la vostra; benediteci e morite; moriremo volentieri con voi: il combattimento finirà presto e avremo poi una pace eterna». Daniele li abbracciò teneramente, li benedisse e animò ancora il loro coraggio con queste parole: «Rallegriamoci nel Signore, miei carissimi fratelli, ecco per noi un giorno di festa; il cielo ci è aperto, gli angeli vengono incontro a noi e ci circondano. Sì, è oggi che riceveremo la corona del martirio, e questa corona non appassirà mai!»
L'esecuzione dei sette fratelli
Condannati alla decapitazione, i martiri si avviano con gioia verso il supplizio e vengono giustiziati il 10 ottobre 1221.
In effetti, il re, vedendo che erano incrollabili, li condannò tutti alla decapitazione. Furono spogliati delle loro vesti e, con le mani legate dietro la schiena, furono condotti al luogo dell'esecuzione, preceduti da un araldo che proclamava la causa della loro morte. I santi martiri avanzavano gioiosi e fieri come se andassero a un banchetto nuziale, cantando trionfalmente le lodi di Dio nel mezzo del supplizio; si misero in ginocchio per raccomandare la loro anima a Dio, poi presentarono tranquillamente le loro teste al carnefice, che le abbatté successivamente, mentre le loro anime volavano nel seno di Dio per godere eternamente della gloria riservata ai martiri. Così si compì il trionfo dei sette Frati Minori, il decimo giorno di ottobre dell'anno 1221.
Culto, reliquie e riconoscimento
I loro resti, dopo diverse traslazioni tra il Marocco e la Spagna, sono oggetto di una devozione confermata ufficialmente da papa Leone X.
## CULTO E RELIQUIE.
La popolazione infedele spezzò le teste dei santi martiri e fece a pezzi i loro corpi; questi resti mutilati furono raccolti dai cristiani, che li depositarono dapprima nel magazzino dei mercanti marsigliesi e più tardi li inumarono nel sobborgo di Ceuta. Alcuni anni dopo, queste preziose reliquie furono trasferite nella chiesa di Santa Maria, vicino al Marocco, dove Dio fece risplendere la gloria di questi Santi attraverso un'infinità di miracoli, e in particolare attraverso una grande luce che i Mori stessi scorgevano ogni notte sopra la chiesa dove riposavano i santi corpi. In seguito, un infante del Portogallo, avendoli ottenuti da un re del Marocco, li fece trasportare in Spagna, dove nuovi miracoli li resero assai celebri.
Comunque sia di queste diverse traslazioni, non si sa al momento con certezza in quale luogo riposino le reliquie dei sette martiri. È piaciuto a Dio nasconderci questo tesoro, ma non dubitiamone, egli saprà bene essere lui stesso il custode di queste sacre ossa alle quali renderà un giorno la vita e l'immortalità.
I numerosi miracoli operati da questi santi martiri spinsero i popoli a onorarli solennemente; tuttavia la famiglia francescana non fece nulla per onorare la loro memoria, fino al 1816 quando ottenne da papa Leone X il permesso di recitarne l 'ufficio. Q pape Léon X Papa che ha autorizzato l'ufficio di Santa Ozanna. uesto papa li dichiarò solennemente martiri e fissò la loro festa al 13 ottobre. I loro nomi sono iscritti nel martirologio romano. Si celebra la loro festa non solo in tutto l'Ordine di San Francesco, ma anche in diverse diocesi, in particolare in quella di Braga, in Portogallo.
Estratto da gli A Braga Diocesi in Portogallo che celebra la festa dei martiri. nnali francescani.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Partenza dalla Toscana nel 1221 dopo aver ricevuto la benedizione di San Francesco
- Arrivo a Ceuta a fine settembre 1221
- Predicazione pubblica nelle strade di Ceuta, domenica 3 ottobre 1221
- Imprigionamento di otto giorni e rifiuto dell'apostasia
- Decapitazione collettiva il 10 ottobre 1221
Miracoli
- Apparizione di una luce straordinaria nella prigione
- Caduta miracolosa delle loro catene davanti al giudice Arbaldo
- Luce celeste sopra la loro tomba avvistata dai Mori
Citazioni
-
Non c'è salvezza se non in Gesù Cristo
Parole dei martiri al loro ingresso a Ceuta -
Rallegriamoci nel Signore, miei carissimi fratelli, ecco per noi un giorno di festa
San Daniele prima dell'esecuzione