Santa Teresa d'Avila
FONDATRICE DEI CARMELITANI E DELLE CARMELITANE SCALZE.
Vergine, Fondatrice dei Carmelitani e delle Carmelitane scalze
Nata ad Avila nel 1515, Teresa entra nel Carmelo dove vive esperienze mistiche intense, tra cui la transverberazione del suo cuore. Intraprende una riforma profonda del suo ordine, fondando numerosi monasteri di Carmelitane e Carmelitani scalzi nonostante forti opposizioni. Grande scrittrice mistica, muore nel 1582 dichiarandosi 'figlia della Chiesa'.
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SANTA TERESA D'AVILA, VERGINE,
FONDATRICE DEI CARMELITANI E DELLE CARMELITANE SCALZE.
Infanzia e prime aspirazioni
Nata ad Avila nel 1515, Teresa manifesta fin dall'infanzia un desiderio di martirio e una pietà precoce, segnata dalla lettura delle vite dei santi.
Santa Teresa nacque ad A vila, Avila Città natale della santa e luogo della sua prima fondazione riformata. nel regno di Castiglia, in Spagna, il 28 marzo 1515. Suo padre, che si chiamava Alfonso Sanchez de Cepeda, era un gentiluomo di grande merito, la cui nobiltà era elevata da molte virtù. Sua madre, che era solo la seconda moglie di questo signore, aveva anch'ella eccellenti qualità, e si chiamava Beatrice de Ahumada. Ebbero diversi figli maschi e due femmine prima della nascita della nostra Santa; ma, sebbene fosse la minore secondo l'ordine della natura, era tuttavia la primogenita nell'ordine della divina predestinazione. Subito dopo la nascita, fu portata alla chiesa parrocchiale di San Giovanni dove ricevette, con il battesimo, quel bel nome di Teresa che avrebbe dovuto immortalare con la santità della sua vita. Diede, fin dall'infanzia, bei presagi di un'eminente santità. All'età di sette anni, si occupava con un ardore e una soddisfazione meravigliose, insieme al più giovane dei suoi fratelli, alla lettura della vita dei Santi e della storia delle loro sofferenze, ed erano talmente compenetrati dal pensiero dell'eternità, tanto delle pene dell'inferno quanto della felicità dei Santi in cielo, che ripetevano continuamente queste parole: «Eternamente, eternamente, eternamente». Queste considerazioni li spinsero a complottare di uscire di nascosto dalla casa paterna e di andare dai Mori per trovarvi l'occasione del martirio. La loro uscita fu abbastanza segreta; ma, mentre avanzavano verso l'Africa, uno dei loro zii paterni li incontrò e, avendo appreso dalle loro labbra il motivo del loro viaggio, li persuase a differire quel buon proposito a un altro tempo e li ricondusse dai loro genitori.
Quando furono di ritorno, vedendo bene che non potevano essere martiri, pensarono di farsi eremiti e si costruirono, per questo, nel giardino di casa, delle piccole celle per ritirarsi dal mondo e fare più tranquillamente le loro preghiere. Nostro Signore comunicò fin d'allora a Teresa alcune scintille di quello spirito di orazione, che ha avuto in seguito in un grado così eminente, e, come noi, nel tradurlo, scrivere san Tommaso, Gesù Cristo, san Matteo, Filippo, la trilogia, la filosofia? D'altronde, la bella comunicazione porta formalmente Theresia; l'Ordine romano, stampato ogni anno a Roma, lo porta allo stesso modo. Sant'Alfonso de' Liguori, scrivendo in italiano, ha sempre firmato Alfonso, e, nella stessa lingua, i religiosi teresiani sono i teresiani. Cosa concluderne? Che bisogna, traducendo, rovesciare tutte le regole del francese? Nessuno è parso pretenderlo. Il Padre Ionia si è dunque sbagliato su questo punto, ed è triste constatare che sia così facile formare scuola in Francia.
non aveva alcun maestro per condurvela, si serviva per questo di alcune immagini molto devote, che erano nel palazzo, e soprattutto di una che rappresentava Nostro Signore mentre istruiva la Samaritana al bordo di un pozzo; imparava a desiderare ardentemente l'acqua viva e salutare che zampilla fino alla vita eterna. Del resto, recitava con fervore il suo rosario, che la sua buona madre le raccomandava estremamente, e faceva anche molte elemosine, sottraendo volentieri a se stessa le sue piccole comodità per assistere i poveri.
Sua madre, sebbene molto pia, le fece correre involontariamente grandi pericoli: amava, leggeva romanzi, libri di cavalleria, e, non prevedendo il male che potevano fare alle sue figlie, permetteva loro di leggerli all'insaputa del padre, che non l'avrebbe mai sofferto. Teresa vi prese nuovi gusti: le piaceva avere le mani bianche, la carnagione fresca e gradevole, i capelli arricciati e ornati, gli abiti puliti e alla moda, e non essere mai senza qualche profumo; ma in tutto ciò non aveva alcuna cattiva intenzione. Perse sua madre all'età di dodici anni: intravedendo la grandezza della perdita che aveva appena subito, se ne andò a un santuario di Nostra Signora e, gettandosi ai piedi della sua immagine, la scongiurò con lacrime di farle da madre: da allora, la santa Vergine l'assistette sempre straordinariamente. Al pericolo dei libri venne ad aggiungersi per Teresa quello delle compagnie. Alcuni giovani, suoi cugini germani, e all'incirca della sua età, si misero a venirla a trovare e ad avere lunghe conversazioni con lei; vi era anche una giovane sua parente, molto allegra, di un naturale leggero e volubile, che si insinuò così bene nel suo spirito, che era impossibile separarsene. Queste conversazioni rallentarono, nel cuore della Santa, i preziosi sentimenti della pietà che lo Spirito Santo vi aveva fatto nascere. Queste colpe, che ha poi deplorato con una santa esagerazione, non andarono mai, come lei stessa scrive, fino al peccato mortale, perché Dio, nella sua bontà, le aveva dato due guardie fedeli per preservarla da questa sventura. La prima era un orrore naturale per tutto ciò che era contrario alla purezza; in tutti questi colloqui inutili, non aveva alcuna mira né alcuna intenzione criminale. La seconda era un timore estremo di perdere il suo onore, che custodiva al di sopra di tutte le cose del mondo.
Vocazione e ingresso al Carmelo
Dopo un periodo presso le Agostiniane e una crisi di vocazione, entra nel monastero dell'Incarnazione di Avila nel 1533, nonostante le sue resistenze naturali.
Tuttavia suo padre, che era un uomo di buon senso, accorgendosi del pericolo in cui ella si trovava rimanendo più a lungo in casa sua, decise di privarsi della sua compagnia, nonostante l'affetto che nutriva per lei, e di metterla in pensione in un convento. Prese a pretesto il matrimonio della sorella maggiore; disse che non era affatto opportuno che alla sua età rimanesse sola senza madre e senza sorella nella sua casa. Il convento dove la mise fu quello delle dame Agostiniane di Avila, chiamato Nostra Signora delle Grazie, dove venivano educate molte altre fanciulle di nobile lignaggio. Teresa vi entrò per pura obbedienza e senza alcuna inclinazione a farsi religiosa, né a condurre una vita più ritirata; ma, la grazia di Gesù Cristo unendosi ai buoni esempi e ai saggi ammonimenti delle religiose di quel monastero, che erano molto virtuose e prudenti, ella riprese a poco a poco lo spirito di devozione e di fervore che aveva avuto nella sua infanzia. Ricominciò a recitare diverse preghiere vocali e a provare una santa invidia per coloro che erano attratte dall'orazione mentale e che avevano il dono delle lacrime. Le venne anche il desiderio di farsi religiosa, non in quel monastero, che credeva troppo austero per lei, ma in un altro dove aveva un'amica, con la quale sarebbe stata felice di rimanere; in ciò ella confessa di aver seguito più l'inclinazione del suo cuore che il bene della sua anima. Ma, dopo diciotto mesi, una grave malattia, che la colse, costrinse suo padre a ritirarla da quella pensione e a farla tornare a casa per farla curare meglio. La mandò poi in campagna, presso la sorella maggiore, che l'amava teneramente e che avrebbe desiderato averla sempre con sé, perché in effetti ella aveva tanta condiscendenza e affabilità che si faceva amare da tutti. In questo viaggio, fece visita a uno dei suoi zii, fratello di suo padre, chiamato Pietro Sanchez de Cepeda, che si era ritirato, dopo la morte della moglie, in una delle sue terre, situata nella piccola città di Hortigosa, a quattro leghe da Avila, per trascorrervi il resto dei suoi giorni negli esercizi della vita solitaria. Ebbe alcuni santi colloqui con lui e ne fu talmente toccata che decise fin da allora di iniziare una vita più spirituale. Ciò che le giovò anche molto fu che quest'uomo di Dio, che si dilettava estremamente nella lettura, le fece leggere libri di devozione in lingua volgare, tra gli altri le Epistole di san Girolamo, che le diedero un grande disgusto per le cose della terra e risvegliarono in lei tutti i desideri che aveva avuto un tempo per i beni dell'eternità.
Ricevette poi il grande dono della vocazione religiosa e, per non lasciare questo talento inutilizzato, fece tante insistenze presso suo padre che egli le permise infine di entrare nel monastero dell'Incarnazione di Avila, dell'Ordine di Nostra Signora del Mon te Carmelo, per prendervi l'abito. Ordre de Notre-Dame du Mont-Carmel Ordine religioso a cui appartengono i beati citati. Ella confessò lei stessa che, quando uscì di casa per andarvi, provò tanta ripugnanza e contraddizione nella sua natura che le sembrava che tutte le sue ossa si slogassero e che le strappassero il cuore dalle viscere; ma ella superò generosamente questa difficoltà e ebbe infine la felicità di essere rivestita del santo abito di Nostra Signora, il 2 novembre 1533, all'età di diciotto anni. La sua anima fu allo stesso tempo rivestita di una grazia così abbondante che tutte le sue aridità passate si mutarono in piogge di dolcezza e di consolazione. Da allora Dio le fece dono di quell'ammirabile dono delle lacrime, che le durò tutta la vita, ed ella se ne servì molto a proposito nel corso del suo noviziato, per piangere amaramente i peccati che aveva commesso nel mondo e per ottenerne il perdono dalla bontà infinita del suo Sposo. Li accompagnò anche con diverse austerità e mortificazioni superiori a quelle prescritte dalla Regola. Non vogliamo soffermarci qui a riportare in dettaglio le azioni eroiche di umiltà, di pazienza, di sottomissione di spirito, di obbedienza e delle altre virtù che ella manifestò in questo primo stato di fervore; diremo solo che tutte le religiose furono talmente edificate dalla sua condotta che, nonostante le sue infermità, che erano grandi, e la debolezza della sua costituzione, la giudicarono molto degna di fare professione. Così, ella pronunciò i suoi voti un anno dopo la sua vestizione, con una gioia e una soddisfazione indicibili di vedersi per sempre sposa di Gesù Cristo e umile serva della sua santissima Madre.
Malattia e prime grazie mistiche
Colpita da gravi malattie, scopre l'orazione mentale attraverso gli scritti di Francesco di Osuna e sperimenta le sue prime estasi.
Appena ebbe fatto professione, fu tormentata da gravi dolori al cuore, da vomiti continui e da molte altre malattie che spesso le toglievano ogni sorta di sensibilità. Suo padre, che non l'amava meno nello stato di vita religiosa di quando era accanto a lui, ottenne dai superiori di farla trasportare in un luogo chiamato Becedas. Poiché era l'inizio dell'inverno, dovette, in attesa della primavera, soggiornare presso sua sorella, che desiderava immensamente averla con sé. Suo zio, di cui abbiamo già parlato, non mancò di andarla a trovare e di intrattenersi, come in precedenza, sulle cose di Dio. Le mise anche tra le mani un eccellente libro, intitolato: *Il terzo Abecedario*, del Padre Francesco di Osuna, dell'Ordine dei Fra ti Minori, che insegna Père François de Osuna Autore del Terzo alfabeto spirituale che introdusse Teresa all'orazione. va a fare l'orazione mentale. Teresa lo lesse con avidità, trovandolo conforme alla sua inclinazione e incontrandovi ciò che cercava da tempo, e che nessuno dei suoi direttori aveva saputo spiegarle. Poiché allo stesso tempo si sentiva interiormente attratta alla vita dello spirito, cominciò ad amare maggiormente la solitudine, a confessarsi più spesso e a lavorare più accuratamente alla mortificazione dei sensi e alla purezza del cuore. Cercava anche di non perdere mai di vista Nostro Signore e di riempirsi della considerazione dei suoi misteri: il che fece sì che Egli la facesse entrare a poco a poco, dapprima nell'orazione che chiamiamo *quiete*, che è un dolce riposo in Dio presente, e in seguito nell'orazione di unione, che è un godimento semplice, tranquillo e amoroso di questo principio infinito di tutti i beni.
Giunta la primavera, la condussero nel luogo scelto per la sua cura; ma, ben lungi dal trovarvi la guarigione, vi divenne ancora più malata; non tralasciò, tuttavia, di guarire spiritualmente un sacerdote adultero, sacrilego e scandaloso, al quale si confessò e che fu costretto ad ammettere il suo disordine; lo assistette così potentemente con i suoi santi consigli e con le lacrime che versò per lui ai piedi della croce del Salvatore, che gli procurò lo spirito di compunzione e di penitenza, e una morte molto cristiana. Suo padre, vedendo che la sua salute non migliorava affatto, la fece venire da sé per farla visitare dai medici; essi giudicarono tutti che fosse tisica e che non potesse guarire da quel male. In effetti, il suo stomaco non svolgeva più le sue funzioni, il suo corpo era secco e scarno, e le sue membra si irrigidivano così fortemente per la contrazione dei nervi, che a volte era tutta contraffatta. Un giorno dell'Assunzione, cadde in una sincope così strana che fu tenuta per morta per quattro giorni; tanto che si preparò la sua fossa nel suo monastero, e che le religiose, sue sorelle, che non osservavano la clausura, vennero a pregare Dio attorno al suo corpo. Volevano farla portare via, ma suo padre, che le sentiva ancora un po' di polso, lo impedì, assicurando che non era morta. Dopo quattro giorni, si risvegliò come da un sonno profondo e, lamentandosi di essere stata disturbata, disse che, in quell'estasi, aveva visto il cielo e l'inferno, le grazie che avrebbe ricevuto dalla mano liberale di Dio e alcuni insigni favori che Egli avrebbe conferito ad altri in sua considerazione. Volle poi ritornare nel suo convento, dove, per i meriti di san Giuseppe, di cui celebrava ogni anno la festa con molto fervore, cominciò ad alzarsi e a camminare.
Conversione interiore e prove mistiche
Dopo un periodo di tiepidezza, vive una profonda conversione davanti a un'immagine di Cristo sofferente e subisce prove spirituali, tra cui la transverberazione.
Il monastero dove viveva santa Teresa non aveva clausura: le religiose ricevevano spesso visite, stringevano legami con persone esterne che venivano a intrattenersi con loro per lunghe ore: fonte di pericoli così grandi, dice santa Teresa, che i religiosi o le religiose che si trovassero in tale condizione farebbero meglio, per la salvezza della loro anima, a stare nella casa paterna o a vivere nel mondo. La nostra giovane Santa, che era così amabile e molto incline essa stessa alle amicizie oneste, fece anche la conoscenza di una persona che veniva a trovarla spesso. Non cadde nel disordine; non ci pensava nemmeno e non sospettava il pericolo; rimase obbediente, esente da ipocrisia, da maldicenza, amando Dio. Ma abbandonò l'orazione per più di un anno (dai ventisei ai ventisette anni); la riprese seguendo i consigli di Padre Vincent Baron, che la fece anche comunicare ogni quindici giorni. Nostro Signore le aveva dato egli stesso due avvertimenti: le apparve un giorno al parlatorio con un volto severo e indignato; un altro giorno, lei e la persona con cui conversava videro, molto vicino, un mostro orribile e misterioso che le spaventò. Inoltre, una vecchia religiosa, sua parente, la avvertì spesso del pericolo che correva. Rimase tuttavia dall'età di vent'anni circa fino a quella di quaranta, amando Dio, ma senza che il suo cuore fosse interamente chiuso al mondo. Ma un giorno, vedendo l'immagine di Gesù coperto di piaghe, ne fu così toccata che sentì il suo cuore come spezzarsi.
Santa Maddalena, che invocò, la assistette anche in modo sensibile, così come sant'Agostino, di cui lesse le Confessioni con il massimo frutto; si ispirò, per le sue piccole colpe, ai sentimenti di pentimento che sant'Agostino testimoniò per i suoi disordini. Da quel momento, la sua anima non cessò mai di restare santamente unita a Dio, che le accordò favori straordinari nella sua orazione. Non credendosene degna, prese dapprima per illusioni questa sospensione dei sensi, questa calma interiore, questa visione intellettuale dei più alti misteri della nostra fede, questi sentimenti improvvisi della presenza di Dio che occupava tutta la sua anima, questi slanci d'amore e questo riposo nella Divinità che provava abbastanza spesso. San Francesco Borgia, che era della Compagnia di Gesù, la sollevò da questo dubbi Saint François de Borgia Gesuita che rassicurò Teresa sull'origine divina delle sue visioni. o e le fece comprendere che, camminando nell'umiltà e iniziando sempre la sua orazione con qualche punto della passione del Salvatore, non aveva alcun motivo di temere l'illusione in queste grazie che le venivano date senza che le avesse ricercate. Ebbe anche dei saggi confessori nella stessa Compagnia, che la sostennero meravigliosamente in questa condotta straordinaria e che la obbligarono a unire l'esercizio della mortificazione e della penitenza a questi gradi così sublimi di orazione. Ebbe dapprima molta difficoltà a liberarsi di alcune amicizie particolari che, sebbene le sembrassero innocenti, poiché essendo di natura estremamente generosa credeva di dover amare singolarmente le persone che le testimoniavano affetto, costituivano tuttavia un grande impedimento alla sua perfezione. Recitò per questo, per ordine del suo confessore, per qualche tempo, l'inno Veni Creator Spiritus; e un giorno, mentre lo recitava, entrò in un rapimento improvviso e udì nel profondo del suo cuore queste parole del suo Sposo: «Non voglio più, figlia mia, che tu abbia alcuna amicizia con gli uomini, ma che tutto il tuo colloquio sia con gli angeli»; e all'istante stesso, quella passione di amicizia particolare, che non aveva potuto superare con mille sforzi, fu talmente spenta in lei, che non le fu più possibile amare nessuno se non in Dio e per Dio.
Da quel giorno, Nostro Signore la favorì spesso delle sue comunicazioni segrete e intime, istruendola egli stesso su ciò che doveva fare per il suo servizio e rivelandole in che modo doveva comportarsi per essergli più gradita. Poiché non c'era nulla che temesse più dell'essere ingannata dal demonio, le venne ancora il timore che queste parole non fossero dette dal suo divino Maestro, ma da qualche spirito maligno che avesse intrapreso di sedurla. Il suo confessore consultò cinque o sei maestri, i quali furono tutti del parere, con lui, che ciò che le accadeva nell'orazione non venisse da Dio, ma dal demonio; che quindi bisognava ritirarla da quell'esercizio, vietarle la solitudine e sospendere le sue comunioni. Questa sentenza fu per lei motivo di grande pena, tanto più che coloro che ne furono informati la prendevano per una visionaria, e alcuni parlavano persino di farla esorcizzare, come se fosse stata posseduta e ossessionata dal demonio. Inoltre, si osservavano curiosamente tutte le sue azioni, e se le sfuggiva qualche imperfezione, se ne faceva un grande mistero, inferendone che tutte le grazie che credeva di ricevere dal cielo non fossero che pure illusioni.
Durante questa prova, che durò due o tre anni, non perse mai la pazienza, ma rimase sempre in una perfetta sottomissione alla volontà di Dio. D'altronde, Nostro Signore non mancava di visitarla e di istruirla in vari modi. Le disse un giorno: «Non temere nulla, figlia mia, sono io che parlo, e mai ti abbandonerò». Questa parola fu così penetrante ed efficace che dissipò tutti i suoi dubbi e la convinse chiaramente e sicuramente che era lui. Inoltre, questa stessa parola le tolse talmente l'apprensione del demonio e di tutti i suoi artifici che, ben lungi dal temerlo, lo sfidava talvolta, dicendogli: «Vieni ora con tutta la tua scorta diabolica; poiché, essendo serva di Gesù Cristo, voglio sapere qual è la tua forza e cosa puoi fare contro di me». Altre volte, il suo amabile Sposo le appariva, ora sotto forme sensibili, ora sotto rappresentazioni puramente intellettuali, e operava allo stesso tempo nella sua anima effetti meravigliosi di distacco e di santificazione. Le si comandava di fare il segno della croce, di voltare le spalle, di lasciare il suo oratorio e di cambiare luogo quando aveva queste visioni; lei lo faceva per obbedienza, sebbene sapesse sicuramente che era il suo Beneamato che le faceva visita; ma, ben lungi dal cacciarlo con questa inciviltà apparente, lo affascinava ancora di più e lo obbligava a tornare più frequentemente. «Fai bene, figlia mia», le disse una volta, «a obbedire ai tuoi direttori, e devi agire in tal modo; ma farò finalmente conoscere loro che sono io stesso a onorarti della mia presenza».
Teresa gli presentò un giorno una croce, come si farebbe al demonio per cacciarlo. Egli la prese tra le mani (poiché non si spaventava della croce) e gliela rese. Ma questa croce d'ebano apparve allora alla nostra Santa composta di quattro pietre preziose di una bellezza e di un valore inestimabile; e da allora, le apparve sempre in tal modo, sebbene in effetti non avesse cambiato natura e agli altri apparisse solo d'ebano. È questa la croce che ridiede la vista a Maddalena di Toledo e che fece in seguito molti altri miracoli. Infine, Nostro Signore, per manifestare maggiormente la verità di queste visioni, accese in un istante nel cuore della sua diletta un fuoco così grande dell'amore di Dio e un desiderio così ardente di vederlo, che la vita presente non le era più che un lungo martirio. Era ferita da una piaga divina, che, facendola languire e morire, le causava un piacere ineffabile, al quale tutti i piaceri del mondo non possono essere paragonati. Fu in quel tempo che vide più volte al suo fianco un serafino di una bellezza meravigliosa, che, avendo un dardo in mano, le trafiggeva il cuore. Questo dardo era d'oro fino e abbastanza lungo, e vi era in punta una punta di ferro che era in fuoco. Quando lo portava nel suo cuore, vi produceva una fiamma d'amore così eccessiva che non poteva quasi sopportarne la veemenza; e quando lo ritirava, sembrava che le strappasse le viscere: la lasciava così infiammata che era come fuori di sé. Il dolore delle sue ferite sacre le faceva sfuggire dei gemiti; ma la loro soavità, che non era minore, l'inebriava talmente che non voleva più né vedere, né parlare, ma solo godere della dolcezza della sua pena e delle delizie del suo amore. Tanti effetti meravigliosi convinsero finalmente i servitori di Dio che consultava sulla sua condotta che queste operazioni venivano dal cielo e che non bisognava più temere alcun inganno. Quattro grandi luci della Chiesa, che illuminavano allora la Spagna con la loro santità e la loro dottrina, la confermarono in questo sentimento; ovvero: san Luigi Bertrando, san Pietro d'Alcántara, il Padre Giovanni d'Avila e il Reverendo Padre Luigi di Granada; ma queste vie straordinarie servirono sempre da occasione ai suoi direttori per respingerla, maltrattarla a parole ed esserle estremamente rudi; ciò che Nostro Signore Gesù Cristo permise per la sua grande perfezione.
La Riforma e la fondazione di San Giuseppe
Teresa intraprende il restauro della regola primitiva del Carmelo e fonda il primo monastero riformato, San Giuseppe d'Avila, nel 1562 nonostante forti opposizioni.
Lo zelo per la gloria del suo Sposo non poteva mai essere saziato. Si sforzò di ristabilire l'Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo, di cui era religiosa, nel suo primo vigore, attraverso l'intera e perfetta osservanza della Regola che esso ha ricevuto dalle mani di sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme. Conosceva i disordini che i Luterani e i Calvinisti causavano in Germania e in Francia, rovinando le chiese, profanando gli altari, disperdendo le reliquie dei Santi e compiendo tutti i sacrilegi che la rabbia del demonio può ispirare a eretici furiosi e disperati: «È ben ragionevole», diceva, «che, mentre i nemici di Gesù Cristo rovinano i templi sacri che i nostri padri gli hanno dedicato, noi ne costruiamo di nuovi per riparare il suo onore, e che non testimoniamo meno ardore al suo servizio di quanto questi strumenti dell'inferno facciano apparire furore e rabbia contro di lui».
Inizialmente, conferì di questo disegno con alcune virtuose figlie del suo monastero dell'Incarnazione; esse entrarono talmente nei suoi sentimenti che una di loro, che era sua nipote e ancora pensionante, offrì mille ducati per acquistare una casa a questo scopo. Madame Marie Guyaumar, sua intima amica e una delle più ragguardevoli della città di Avila, apprezzò anch'essa questa impresa e promis e di provvede ville d'Avila Città natale della santa e luogo della sua prima fondazione riformata. re al sostentamento delle religiose che l'avrebbero iniziata. L'affare fu raccomandato a Nostro Signore con molte preghiere e lacrime, affinché le desse la sua benedizione e le aprisse i mezzi per eseguirlo. Il giorno seguente, Teresa, facendo il suo ringraziamento dopo la comunione, questo divino Amante le apparve e, dopo aver testimoniato di approvare il suo disegno, che era per la sua maggior gloria, le diede assicurazione che questo convento della stretta osservanza si sarebbe fatto e che la sua divina Maestà vi sarebbe stata servita in grande fervore. Poi le comandò di chiamarlo di San Giuseppe e le disse che questo glorioso patriarca sarebbe stato a una delle porte per custodirlo, che Maria, la sua santissima Madre, lo avrebbe custodito all'altra porta e che lui stesso si sarebbe tenuto nel mezzo, per sostenerlo contro tutte le potenze del mondo e dell'inferno. Non si può credere agli ostacoli che il demonio fece porre da ogni parte a questa nuova fondazione: alcuni se ne fecero beffe come di un'impresa impossibile; altri prevennero i superiori per impedire che vi dessero il consenso; altri infine descrissero la santa madre come una ragazza inquieta, ambiziosa e piena di immaginazioni folli e ridicole. Tuttavia, con il permesso del vescovo e del provinciale dei Carmelitani, e l'approvazione di diversi santi personaggi di vari Ordini, si acquistò segretamente una casa, si lavorò per disporla in forma di monastero e si scrisse diligentemente a Roma, per ottenere dal Papa i poteri necessari per questo stabilimento.
L'affare andò estremamente per le lunghe, perché Teresa non aveva quasi denaro per continuare l'edificio; inoltre, il breve tardò molto ad essere spedito nelle forme in cui doveva esserlo, per prevenire ogni sorta di contestazioni e processi. Durante questo intervallo, il provinciale dei Carmelitani, che era stato molto raffreddato su questo affare e che aveva persino ritrattato il suo permesso, inviò un comando a Teresa di trasferirsi, al più presto, a Toledo per consolarvi Marie de la Cerda, che aveva appena perso il marito. Ella obbedì incontanente al suo ordine, senza che né la necessità della sua presenza per la perfezione del suo edificio, né il consiglio di diverse persone che erano dell'avviso che si scusasse per lettera da questa obbedienza, la facessero tentennare su questo per un solo momento. Dio fece il suo affare in sua assenza. Ella rimase sei mesi presso questa dama; e, la notte stessa in cui tornò ad Avila, il breve del Papa che attendeva arrivò; e il vescovo, a cui era indirizzato e che doveva essere il superiore di questo nuovo monastero, si trovò in città per farne lo stabilimento. C'era da temere che rifiutasse di acconsentire, perché la santa Madre voleva che fosse senza alcuna rendita e fondato solo sulla povertà. Ma san Pietro d'Alcantara, che era anch'egli in quel momen to ad Avila, e a cui le saint Pierre d'Alcantara Santo spagnolo che sostenne Teresa nelle sue visioni e nella sua riforma. sue virtù incomparabili e i suoi grandi miracoli davano un credito straordinario, le scrisse in termini così forti e toccanti (una malattia violenta gli impediva di andarlo a trovare lui stesso), che diede il suo consenso a tutto ciò che si volle. Così, l'anno 1562, il giorno di San Bartolomeo, il Santissimo Sacramento fu posto, per sua autorità, nella casa che era stata disposta e a cui fu dato il nome di San Giuseppe; e la santa Madre, che era uscita dal suo convento dell'Incarnazione per una malattia di suo cognato, diede l'abito di Carmelitana scalza della stretta Osservanza a quattro novizie, che, veramente, non portavano alcuna dote, ma erano figlie molto virtuose e piene di forza e di generosità per portare tutta l'austerità della Regola.
L'anno di questo inizio della riforma di Nostra Signora del Monte Carmelo è molto considerevole, poiché è lo stesso in cui i Calvinisti, essendosi resi padroni, con la forza delle armi, di diverse grandi città di Francia, vi commisero i sacrilegi più esecrabili che siano mai stati commessi dagli eretici. Infatti, senza parlare dei sacerdoti e dei religiosi che massacrarono con crudeltà inaudite, dei corpi dei Santi che trassero dalle loro casse o dalle loro tombe per bruciarli e gettarne le ceneri al vento, delle chiese che abbatterono, degli altari che profanarono e delle immagini sacre che fecero a pezzi, calpestarono in un'infinità di luoghi il corpo e il sangue prezioso di Gesù Cristo; poi, avendo saccheggiato i calici, i corporali e gli altri arredi dedicati al santo ministero, li convertirono in usi profani. Per un effetto ammirevole della Provvidenza, nello stesso tempo in cui questi empi si sforzavano di abolire in Francia tutti i segni della vera religione, una semplice ragazza, destituita di ogni soccorso umano, cominciava in Spagna una santa Congregazione, che non doveva costruire meno chiese ed erigere meno altari, in tutta l'estensione del mondo cristiano, di quanti il furore di questi mostri ne avesse abbattuti, e che doveva compensare le loro azioni abominabili con la pratica fedele e costante dei più santi esercizi della vita cristiana e religiosa.
Se il demonio si era scatenato contro i primi progetti del monastero di San Giuseppe, non fece minori sforzi per rovinarlo dopo il suo stabilimento. Inizialmente eccitò nel cuore della santa Madre uno scrupolo di non aver osservato abbastanza esattamente le Regole dell'obbedienza nella conduzione della sua impresa, e una ripugnanza estrema di lasciare il suo convento dell'Incarnazione, dove si era sempre trovata molto bene, per venire ad alloggiare in una casa così povera. Ma questa tentazione si dissipò presto: poiché piacque alla bontà di Dio illuminare la nostra Santa con una luce celeste; e lei prese ai piedi del Santissimo Sacramento la risoluzione di perseguire incessantemente il permesso di dimorare in questo nuovo monastero. Il nemico fece ricorso ad altre armi: mise in testa al governatore, agli assessori e ai principali borghesi di Avila che il convento di San Giuseppe sarebbe stato troppo di peso alla città e che, essendo il numero delle case povere già abbastanza grande, non sarebbe stato prudente permettere lo stabilimento di questa. Così, Teresa ebbe ordine di ritornarsene, senza alcun indugio, nella sua casa di professione e di non immischiarsi mai più in quella di San Giuseppe; poi si mise in deliberazione di abbatterne gli edifici, di rimandare le novizie presso i loro genitori e di rovinare interamente questi inizi di riforma. Teresa obbedì senza contraddizione, abbandonando la sua opera alla saggia Provvidenza di Dio che ne era l'autore; ma, per il resto, non si giunse all'esecuzione; poiché il Reverendo Padre Domenico Bannez, quel dotto e pio dottore dell'Ordine di San Domenico, e il Reverendo Padre Pietro Yvag nez, dello stesso Ordine, uomo Révérend Père Dominique Bannez Teologo domenicano che sostenne la fondazione di San Giuseppe. molto versato nelle cose spirituali, negoziarono così abilmente questo affare che tutta la tempesta si dissipò. Si permise persino, infine, alla santa Madre di lasciare per sempre il suo convento dell'Incarnazione e di venire in quello di San Giuseppe, con tante religiose del primo quante ne trovasse disposte ad abbracciare la sua riforma. Quattro soltanto l'accompagnarono; e con questa piccola truppa, entrò gioiosa e trionfante nella sua cara Betlemme, dove fu ricevuta con una gioia incredibile dalle quattro novizie che vi aveva lasciate tutte sole. Nostro Signore colmò la gioia di questa solennità con grazie straordinarie di cui ebbe la bontà di favorirla: poiché, essendole apparso, non solo la ringraziò di ciò che aveva fatto e sopportato per il ristabilimento dell'Ordine della sua benedetta Madre; ma le pose anche una corona d'oro sul capo, segno della vittoria che aveva riportato su tutte le potenze dell'inferno; e, d'altronde, la santa Vergine si fece vedere a lei con un grande mantello, di cui la copriva con tutte le sue figlie che si erano schierate, e che dovevano in seguito schierarsi sotto la sua guida.
Il disegno della nostra ammirevole Riformatrice, in questo nuovo stabilimento, non era di comandare, ma di osservarvi esattamente tutti i punti della Regola del suo Ordine nello stato di sottomissione e di obbedienza. Così, non appena ebbe fondato il suo monastero, nominò una delle otto religiose priora, un'altra sottopriora, e non si riservò per sé che la felicità di obbedire loro. Ma i superiori ordinarono altrimenti; poiché, conoscendo quanto fosse necessario che colei che aveva prodotto questa felice pianta avesse anche la cura di coltivarla, le comandarono di governare la casa di San Giuseppe in qualità di prima priora. Ella rifiutò quanto poté di accettare questo incarico, che le era sempre parso molto pesante; ma non le fu possibile esentarsene: cominciò per un'ispirazione divina a prescrivere alle sue figlie il modo di vivere che dovevano osservare, conformemente al primo spirito della loro Regola.
Ecco l'ordine degli esercizi che era seguito a San Giuseppe d'Avila, e che, salvo lievi differenze, si osserva ancora ai nostri giorni nei monasteri delle figlie di santa Teresa. Alle nove di sera le religiose si riunivano al coro per cantare Mattutino e Lodi. Terminato l'ufficio, facevano l'esame di coscienza. Si leggevano poi i punti della meditazione del giorno seguente. Questi esercizi duravano fino alle undici circa. Si dava allora il segnale del riposo. Si alzavano alle cinque dal giorno di Pasqua fino al 14 settembre, e alle sei negli altri tempi. Dopo il levarsi, impiegavano un'ora intera all'orazione mentale. Terminata l'orazione, dicevano le ore piccole e ascoltavano la santa messa. Ciascuna si ritirava poi nella sua cella, o nel luogo del suo ufficio, per occuparvisi al lavoro. La Santa volle che lavorassero a parte e non in una sala comune, affinché potessero più facilmente mantenersi alla presenza di Nostro Signore e continuare a intrattenersi con lui. Qualche tempo prima del pasto, si dava il segnale per fare l'esame di coscienza. Nei giorni di digiuno dell'Ordine, il pranzo era alle undici; nei giorni di digiuno della Chiesa, alle undici e mezza; negli altri tempi, alle dieci. Il digiuno cominciava il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della santa Croce, e si prolungava fino a Pasqua. Dopo il pasto, che era sempre accompagnato da una pia lettura, le religiose si riunivano per prendere insieme la loro ricreazione; ma durante questo tempo dovevano occuparsi in qualche lavoro. Alle due, si recavano al coro per cantare Vespri. Ogni religiosa si ritirava poi nella sua cella per fare una lettura spirituale. Dopo questa lettura, si occupavano dei loro lavori o dei loro uffici fino a Compieta. Recitata Compieta, le religiose consacravano di nuovo, come al mattino, un'ora intera all'orazione. Veniva poi il pasto che era seguito dalla ricreazione. Alla fine della ricreazione si dava il segnale del grande silenzio che doveva osservarsi fino al giorno seguente dopo la recitazione di Prima.
Espansione dell'Ordine e viaggi
Percorre la Spagna per fondare numerosi monasteri di carmelitani e carmelitane scalzi, vivendo al contempo costanti comunicazioni divine.
Santa Teresa era la Regola vivente di tutta la sua comunità, per la sua esattezza nella salmodia, nell'orazione mentale, nell'assistenza ai malati in infermeria e persino negli uffici più umili della casa. Rimase cinque anni in questo convento di San Giuseppe con molta consolazione e riposo. Tutte le religiose si dedicavano spontaneamente a ciò che era più perfetto, e coloro che in città erano stati i più contrari alla sua fondazione, furono i primi a benedire Dio per averla sostenuta contro le loro vane imprese. Ma non era quello il termine dei servizi che Nostro Signore attendeva dalla sua cara Sposa: un giorno, mentre lo pregava con le lacrime agli occhi e con grande insistenza di scoprirle i mezzi per guadagnargli nuove anime che fossero tutte infiammate del suo amore, Egli le apparve e le disse: «Aspettate, figlia mia, e vedrete grandi cose». In effetti, poco tempo dopo, il Reverendissimo Padre Generale dei Carmelitani venne a fare la sua visita in Spagna e, avendo intrattenuto santa Teresa e tutta la sua comunità, rimase talmente edificato nel vedere rifiorire tra loro il primo fervore del suo Ordine, che permise alla Santa di fondare tante case quante ne avrebbe avute occasione, non solo per le donne, ma anche per gli uomini. Fu quello senza dubbio per Teresa un grande campo dove poteva esercitare il suo zelo e far apparire l'ardore che aveva per la gloria del suo divino Amante. Fece la seconda fondazione per le religiose a Medina del Campo; la terza a Malaga; la quarta a Valladolid; la quinta a Toledo; la sesta a Pastrana; la settima a Salamanca; l'ottava ad Alba; la nona a Segovia; la decima a Veas. Ne fece ancora a Siviglia, a Caravaca, a Villanueva de la Jara, a Palencia, a Numancia, a Granada e a Burgos. E per i religiosi, ebbe la consolazione di vederne quindici conventi stabiliti durante la sua vita, e persino uno a Genova e un altro nel Messico, dove la stretta Osservanza era custodita con santo fervore.
Non intraprendiamo qui di descrivere le pene che dovette sopportare, le persecuzioni che superò, né gli atti eroici di prudenza, di forza e di fiducia in Dio che fece apparire in tutte queste fondazioni. Mai opera fu più ostacolata, e mai opera fu condotta con più saggezza, moderazione e fermezza di questa. Lei stessa ne ha composto la storia molto a lungo, in un libro intitolato *Il libro delle fondazioni*, al quale i lettori potranno fare ricorso. Nei suoi viaggi, era altrettanto raccolta e unita a Dio, e vi custodiva altrettanto esattamente la sua Regola quanto nella solitudine dei suoi monasteri. Il suo Sposo celeste la visitava in campagna come nel segreto del suo oratorio, e le faceva apparire ovunque tenerezze inestimabili. Le scopriva grandi segreti, le rivelava le cose future, le prescriveva ciò che doveva fare; e, un giorno, le disse con testimonianze di un'amicizia del tutto straordinaria: *Deinceps, ut vera Sponsa, meum zelabis honorem. Jam ipse sum totus tuus et tu tota mea*; «d'ora in poi, come una vera Sposa, sarai colma di zelo per la mia gloria. Io sono ora tutto tuo e tu, per un beato ritorno, sei anche tutta mia». Tuttavia, qualunque comando ricevesse nelle sue rivelazioni, non si allontanava mai dall'obbedienza ai suoi superiori; perché, diceva, posso ingannarmi prendendo una falsa rivelazione per una vera, ma non posso ingannarmi obbedendo a coloro che Dio mi ha dato per guidarmi.
Durante l'intervallo di queste fondazioni, la santa Madre fu due volte eletta priora del monastero dell'Incarnazione di Avila, dove aveva fatto professione; una volta dal Reverendo Padre Pietro Fernandez, dell'Ordine di San Domenico, che Sua Santità aveva nominato visitatore apostolico dei Carmelitani di Spagna, e un'altra volta per suffragio di tutte le religiose. La prima volta, vi andò e vi fece meraviglie, tanto per lo spirituale quanto per il temporale della casa, che erano ugualmente in disordine. La seconda volta, Nostro Signore non permise che vi fosse confermata, affinché potesse applicarsi, con più riposo, al governo dei suoi nuovi monasteri. Ma, infine, nell'anno 1580, il papa Gregorio XIII separò interamente la riforma dei Carmelitani e delle Carmelitane scalze che lei aveva fatto, dai Carmelitani mitigati, senza che i provinciali di questi ultimi potessero in seguito prendere alcuna autorità sui conventi degli Scalzi. Questa separaz ione fu come il si pape Grégoire XIII Papa che ha confermato la Congregazione dell'Oratorio nel 1575. gillo del suo istituto. Lei gli sopravvisse due anni. Poiché il suo convento di San Giuseppe era sottomesso al vescovo, mentre tutti gli altri che aveva stabilito in seguito erano sotto la dipendenza dei superiori dell'Ordine, fece in modo che il primo seguisse la forma degli altri: in modo tale che li lasciò tutti sotto la guida e il governo dei Padri che lei stessa aveva stabilito. Così, Dio le accordò due anni di calma prima del suo decesso; ma, prima di giungere a quell'ora beata che la unisce a Gesù Cristo, suo caro sposo, per tutta l'eternità, è necessario che facciamo alcune riflessioni sulle virtù di cui ha dato così rari esempi in tutta la sua vita.
Virtù e dottrina spirituale
L'autrice dettaglia le sue virtù eroiche, la sua profonda umiltà e il suo insegnamento sui diversi gradi dell'orazione e dell'unione con Dio.
La sua fede era così grande che sembrava vedesse ciò che credeva. Ha lasciato scritto di non aver mai avuto tentazioni contro questa virtù. Meno comprendeva un mistero, più provava affetto e devozione nel crederlo. Voleva che le sue figlie fossero semplici e per nulla curiose, principalmente nei punti della dottrina della fede. Le sue luci sono sempre state così pure e la sua dottrina così santa che non ebbe mai motivo di temere l'esame degli inquisitori; infatti i suoi scritti uscirono dalle loro mani senza che vi avessero cambiato una virgola. Ciò che le dava più gioia era avere la felicità di essere figlia della Chiesa. Non vi sono pratiche e cerimonie di questa stessa Chiesa che ella non stimasse estremamente e per le quali non nutrisse un profondo rispetto. Onorava le immagini e faceva grande caso alle indulgenze, all'acqua benedetta, al pane benedetto, agli Agnus Dei e ad altre cose simili, che sono strumenti di cui Dio si serve per la nostra protezione e per la nostra santificazione. Diceva che avrebbe dato volentieri la vita per difenderne la santità. I mali che gli eretici facevano da ogni parte nella cristianità le causavano un dolore inspiegabile. Li piangeva continuamente ai piedi del suo Sposo e faceva un'infinità di penitenze per arrestarne il corso, e uno dei suoi più grandi rimpianti era che il suo sesso le impedisse di andare per tutto il mondo a combattere pubblicamente l'eresia.
Le fondazioni dei suoi conventi sono altrettante prove della sua fiducia incrollabile nel soccorso di Dio. Quando tutte le cose le venivano a mancare, quando i suoi affari le parevano più disperati, quando non le restava più denaro, quando non aveva che un po' di pane e un po' d'acqua per sé e per le sue figlie, con della paglia per dormire, e quando tutte le potenze ecclesiastiche e laiche si erano unite insieme per ostacolare e rovinare le buone opere che lo Spirito Santo le aveva ispirato, era allora che ella era più tranquilla e più ferma nell'attesa della protezione divina. Mai alcuna persecuzione l'ha turbata e le ha fatto abbandonare ciò che Nostro Signore chiedeva da lei, ciò che aveva intrapreso con il consiglio dei suoi direttori e il permesso dei suoi superiori. Così ha provato un'infinità di volte quanto Dio sia liberale e magnifico verso le persone che sperano in lui. In un momento, coloro che erano più animati contro di lei cambiavano sentimento e si facevano suoi protettori; ciò che sembrava dover rovinare i suoi disegni, serviva al contrario a farli riuscire meglio: le portavano mobili, viveri e denaro da diversi luoghi, da dove meno se lo sarebbe aspettato. Coloro che l'avevano calunniata e che volevano farla passare per un'ipocrita, erano obbligati ad ammettere la sua santità, senza che lei avesse aperto bocca né scritto nulla per la sua difesa. Infine, Dio vegliava e lavorava per lei, perché ella non cercava che la sua gloria e si riposava interamente su di lui.
Tutte le sue parole e le sue azioni uscivano dal grande braciere dell'amore divino di cui il suo cuore era infiammato. Per questo amore, si rallegrava infinitamente del fatto che Dio è ciò che è, e possiede i tesori inestimabili di gloria e di felicità racchiusi nella sua essenza. Per questo amore, prendeva parte a tutto l'onore che egli riceve in cielo dalle adorazioni degli Angeli e dei Santi, e sulla terra dagli atti di religione di tutti i suoi fedeli servitori. Per questo amore, concepiva un'allegrezza inspiegabile quando si cantava, al simbolo della messa, che il suo regno non avrà mai fine: *Cujus regni non erit finis*. Per questo amore, avrebbe dato mille vite per bandire il peccato dal mondo e per guadagnare tutti i cuori al suo servizio. Per questo amore, piangeva inconsolabilmente i crimini e le abominazioni di cui sapeva che la terra era piena, e faceva austerità strane per ripararvi. Per questo amore, si ritirava dalle compagnie e dalla conversazione con le creature, tanto quanto le era possibile, al fine di essere sola a solo con il suo Beneamato. Per questo amore, desiderava con una santa impazienza di essere liberata dalla prigione del suo corpo, al fine di andare a godere al più presto degli amabili abbracci della Divinità. Per questo amore, era insaziabile di croci e ripeteva spesso queste belle parole: *Aut pati aut mori*: «Non posso vivere senza soffrire: bisogna che io soffra o che io muoia». Per questo amore, tutte le sue pene, per quanto grandi fossero, le sembravano piccole, e non vi erano lavori che non intraprendesse con gioia per l'avanzamento della sua gloria. Per questo amore, non viveva che di lui, non parlava che di lui, non poteva gustare che lui, e tutti i piaceri del mondo, fuori di lui, le sembravano insopportabili. Per questo amore, fece quel voto, così eminente e così difficile da compiere, e di cui prima di lei non vi era alcun esempio negli Atti dei Santi, di fare sempre ciò che credesse più perfetto e più gradito agli occhi della sua divina Maestà. Infine, questo amore era talmente il padrone di tutte le sue facoltà, che ella gli obbediva in tutto e non faceva nulla se non per suo movimento. Nostro Signore ha risposto a questo amore con grazie e tenerezze quasi incredibili. Abbiamo già notato che egli l'onorava spesso della sua presenza, che si intratteneva spesso con lei e che le scopriva grandi segreti che nessun uomo poteva sapere. Un giorno il Padre eterno si fece sentire a lei e le disse: «Figlia mia, ti ho dato mio Figlio, lo Spirito Santo e questa Vergine», e le mostrava Nostra Signora; «cosa puoi darmi in cambio?». Un'altra volta, Gesù Cristo si mise davanti a lei e, presentandole la sua mano destra, trafitta da un chiodo, le disse: «Guarda bene questo chiodo, è il segno del matrimonio sacro che contraggo con te; d'ora in poi sarai mia sposa, e nessuno sarà capace di separarti dal mio amore». Allora si fece nella sua anima un'operazione di grazia così alta e così perfetta, che ella non ne poteva sopportare l'estensione, e fu obbligata a dire al suo sposo, o che aumentasse la sua capacità o che ponesse più limiti alle sue grazie. In un altro tempo, mentre faceva il suo ringraziamento dopo la comunione, egli si pose sensibilmente accanto a lei e, prendendole le mani, le portò al suo fianco, dicendole che l'aveva sempre nel suo cuore e che non l'avrebbe mai dimenticata. Quando fondò il monastero di Siviglia, le rese una visita tutta singolare e le disse: «Sai bene, figlia mia, il matrimonio che è tra te e me; così tu sei tutta mia e ciò che ho è tuo. I miei lavori e i miei dolori ti appartengono e tu puoi chiederne il frutto a mio Padre come di una cosa che ti è propria». Ella sapeva già bene che tutte le pene del Figlio di Dio sono nostre; ma assicura che le ne fu fatta allora un'appropriazione così speciale, che le sembrava che l'avessero resa padrona di una grande signoria. In altre occasioni il suo Sposo l'ha assicurata che le avrebbe concesso tutto ciò che gli avrebbe chiesto, e che aveva tanto amore e benevolenza per lei, che non le poteva rifiutare nulla. Di qui viene che ella gli parlava talvolta con una familiarità meravigliosa, come una figlia beneamata parlerebbe a suo padre e una sposa al suo sposo.
Ci sarebbero cose ammirevoli da dire sulla sua devozione verso il santo Sacramento dell'altare, seguito dell'amore di Gesù Cristo. Una delle ragioni che la portavano più potentemente a fondare monasteri, era che vi fossero nuove chiese dove si dicessero messe e dove il santo Sacramento fosse adorato. Comunicava il più spesso che le era possibile, e ottenne infine di comunicare tutti i giorni: cosa che fece per ventitré anni, e da allora, il vomito che la prendeva ogni mattina cessò e non ebbe più che quello della sera. Non si può esprimere la purezza di cuore e il fervore con cui si avvicinava a questo grande Mistero. Non lo faceva mai senza confessarsi, se si sentiva colpevole del minimo peccato veniale; le fiamme del suo amore si aumentavano allora con tanto eccesso, che era come una fornace ardente e un grande braciere capace di consumare tutto. La sua riverenza nel comunicarsi non era minore che se avesse visto, con gli occhi del corpo, Nostro Signore in tutto lo splendore della sua maestà. Poiché raccomandava estremamente a tutte le sue figlie di ben gestire il tempo in cui egli era nel loro stomaco, cioè tanto quanto le specie sacramentali vi rimanevano senza essere consumate dal calore naturale, si guardava bene dal perdere un tempo così caro e così prezioso. Talvolta vi rimaneva ai piedi del suo buon Maestro come una Maddalena ad ascoltare le sue divine lezioni; talvolta lo stringeva sul suo cuore e l'abbracciava come il suo tutto, il suo unico e il suo beneamato. Il più delle volte, vi era così abissata e così fuori di sé, che non aveva alcun uso dei sensi. L'hanno vista uscire dalla comunione tutta raggiante e tutta coperta di luci. L'hanno vista durante il suo ringraziamento elevata da terra e sospesa in aria. Qualche volta la santa Eucaristia la guariva dai suoi mali e le toglieva ogni sorta di dolori, cosa che ella stessa assicura esserle accaduta tutti i giorni per tre mesi. Ne sentiva ordinariamente una così grande fame, che avrebbe fatto e sofferto ogni cosa per possederla; e, tuttavia, quando il suo confessore le vietava di comunicare o le sue malattie la mettevano nell'impossibilità di farlo, non se ne turbava affatto; ma si abbandonava per questo interamente alla volontà di Dio. Nostro Signore si è spesso fatto vedere sensibilmente a lei in questo augusto Sacramento, talvolta come un bambino di una bellezza incomparabile, talvolta nello stato delle sue sofferenze, talvolta nella gloria della sua Risurrezione. Un giorno delle Palme, mentre si sforzava di ben trattare il suo caro Sposo, ricompensa di ciò che i Giudei l'avevano lasciato uscire da Gerusalemme e ritornare a Betania senza presentargli da mangiare, avendo ricevuto la santa ostia, fu qualche tempo senza poterla inghiottire, e, durante questo tempo, le sembrò che avesse la bocca piena di sangue e che il suo viso e il suo corpo ne fossero anch'essi tutti coperti; sentiva questo sangue come ancora tutto caldo e appena uscito dalle vene. I suoi dolori furono allora inspiegabili; il suo divino Amante le parlò e le disse di non aver timore; che la sua misericordia non le sarebbe mai mancata e che voleva che il suo sangue fosse per lei una fonte di grazie; che l'aveva versato con molti dolori, ma che lei ne avrebbe goduto con delizie sovrane. Da questa devozione verso la santa Eucaristia veniva la grande, la profonda e l'intima riverenza che portava ai sacerdoti per mezzo dei quali questo mistero è operato. Faceva loro umilmente la mano, si prosternava in terra, in mezzo alla strada, per ricevere la loro benedizione, e non poteva soffrire che se ne parlasse male e che si mancasse al rispetto che è loro dovuto. Ne vide un giorno uno, che portava la santa ostia, che due demoni tenevano alla gola per strangolarlo. Conobbe che era in peccato mortale, e pregò per lui con tante lacrime e sospiri, che gli ottenne la contrizione dei suoi peccati e una volontà efficace di emendarsi. Infine questa stessa devozione faceva sì che avesse una cura straordinaria di tutto ciò che serve alla celebrazione della messa: come calici, corporali, tovaglie d'altare e abiti sacerdotali, e voleva che fossero molto puliti e che li si maneggiasse con riverenza.
Bisogna aggiungere a questi sentimenti di pietà la venerazione che aveva per la santa Vergine, per san Giuseppe e per quantità di altri Santi. Aveva scelto fin dalla sua infanzia la Madre di Dio per sua propria madre, e ebbe tutta la vita per lei le tenerezze di una figlia riconoscente e piena di un affetto tutto cordiale. Faceva molte devozioni in suo onore; voleva che vi fossero in tutti i suoi conventi molte cappelle e molti oratori del suo nome; raccomandava alle sue religiose di guardarla come loro singolare protettrice; faceva ricorso a lei in tutti i suoi bisogni; infine, non risparmiava nulla per farle apparire quanto avesse stima e amore per lei. Così gode spesso della felicità delle sue apparizioni, e Dio le accordò grandi grazie per sua intercessione.
Una delle glorie della missione provvidenziale di santa Teresa in questi ultimi secoli, è stata di propagare il culto di san Giuseppe in tutta la Chiesa cattolica. «Santa Teresa», dice il celebre Patrignani, «è stata una stella delle più risplendenti, uno dei più bei diamanti della corona di san Giuseppe. È stata scelta da Dio per estendere il suo culto nel mondo intero, e per mettere in qualche modo l'ultima mano a questa grande opera». È lei che ha fatto costruire il primo tempio cristiano in suo onore, quello di San Giuseppe d'Avila, culla della riforma del Carmelo. Su diciasset te monasteri saint Joseph Patrono particolare della Congregazione. che fondò dopo quello di Avila, non ve ne sono che cinque che non siano dedicati a san Giuseppe; ma ella impiantava in tutti il suo culto, li metteva tutti sotto la sua custodia, e faceva sempre collocare sopra una delle porte la statua di questo glorioso protettore. Inoltre, come si legge nelle informazioni giuridiche per la sua canonizzazione, mise di sue mani, alla porta d'ingresso di tutti i suoi monasteri, l'immagine della santa Vergine e di san Giuseppe in fuga in Egitto, con questa iscrizione: *Pauperem vitam gerimus, sed multa bona habebimus, si timuerimus Deum*: «Conduciamo una vita povera, ma possederemo grandi beni se temeremo Dio».
In tutti i suoi scritti appare questa tenera e filiale devozione che aveva per san Giuseppe, e per la ravvivante ingenuità delle sue parole infiammate, la comunica all'anima del lettore. Nei suoi ammirabili *Avvisi* dice: «Sebbene onoriate molti Santi come vostri protettori, abbiate tuttavia una devozione tutta particolare verso san Giuseppe, il cui credito è così grande presso Dio». Santa Teresa ha lasciato in eredità al suo Ordine tutto intero le sante arsure del suo zelo per la gloria di san Giuseppe. Al suo esempio, il Carmelo non ha cessato di lavorare per estendere il suo culto, e si può dire che ha rivaleggiato di zelo con l'antico Carmelo, al quale Benedetto XIV rende questa testimonianza: «È lui», dice questo grande Papa, «che, secondo il sentimento comune degli eruditi, ha fatto passare dall'Oriente all'Occidente la lodevole consuetudine di onorare san Giuseppe con il culto più solenne». Alla fine del XVIII secolo, si contavano già, nell'Ordine solo del Carmelo, più di centocinquanta chiese sotto l'invocazione di san Giuseppe. Non appena santa Teresa ebbe cominciato, tutti gli Ordini religiosi lavorarono a gara per propagare questo culto. Presto, da tutti i punti del mondo cattolico, si invocò il glorioso san Giuseppe, e ci si accalcò attorno ai suoi altari. È dunque a santa Teresa che appartiene la gloria di aver portato un culto così caro alla pietà cattolica a questo grado di splendore e di universalità dove lo vediamo oggi.
Abbiamo in *Ribera* una lista dei Santi che la nostra beata fondatrice venerava più particolarmente; uno dei principali era san Domenico, i cui figli l'avevano tanto aiutata per lo stabilimento della sua riforma. Un giorno le apparve nella sua camera del monastero di Santa Croce, e fu due ore con lei durante le quali le scoprì grandi misteri e l'infiammò di nuove fiamme dell'amore divino.
Sarebbe entrare in un abisso senza fondo voler parlare della sua orazione. Non solo è stata elevata ai gradi di questo colloquio con Dio, ma si può dire che lo Spirito Santo l'ha data alla Chiesa per scoprirne tutti i sentieri, i segreti e generalmente tutta la condotta. La storia che ha composto della sua vita non è che una descrizione delle vie per le quali Dio l'ha condotta a poco a poco all'intima unione con lui; vi prende occasione di segnare gli scogli che si possono incontrare in questo cammino, e che ha evitato con una grande cura di consultare uomini dotti, precauzione indispensabile nelle condotte soprannaturali, e per una grazia speciale di cui è sempre stata prevenuta. I suoi altri libri sono anche sullo stesso soggetto; non vi parla tanto per speculazione quanto per una lunga esperienza delle diverse dimore per le quali l'anima deve passare per arrivare al godimento pacifico e costante di ciò che ama.
La sua carità verso il prossimo rispondeva all'amore che aveva per Dio. Avrebbe dato mille vite, avrebbe sopportato mille morti, avrebbe sofferto i più orribili supplizi per salvare un'anima. Amava singolarmente i direttori e i predicatori impiegati nel ministero della loro salvezza. Li riceveva con gioia, li trattava e faceva trattare il meglio che le era possibile, e pregava Dio per loro con un fervore particolare. Pianse amaramente la morte del Padre Giovanni d'Avila, a causa dei grandi beni che le anime ne ricevevano. Lei stessa ha ritirato per le sue preghiere, per le sue lettere e per i suoi discorsi pieni di forza e di unzione, molte persone dai disordini in cui erano immerse, e ne ha portate molte alla mortificazione, all'orazione e alle pratiche di devozione. Vi sono persino dottori molto celebri che le sono debitori di essersi applicati alla meditazione e agli esercizi della vita interiore, e lei ha sostenuto per questo orribili persecuzioni da parte del demonio, fino a essere minacciata, picchiata, oltraggiata e coperta di piaghe. Che se ha tanto fatto per se stessa per la salvezza e la santificazione delle anime, che cosa non ha fatto per questo soggetto per mezzo dei suoi figli e del santo Ordine che ha stabilito? Non è al suo zelo e alla sua carità che bisogna riportare il numero infinito di conversioni che hanno fatto, non solo in Europa, ma anche al di là dei mari e tra le nazioni più barbare? La carità della nostra Santa si estendeva anche sulle anime del purgatorio, e ne ha liberate molte per le sue lacrime e per le sue penitenze. Infine, aveva ancora cura del sollievo dei corpi, e lo procurava talvolta con elemosine, per le quali si toglieva il pane di bocca e si privava delle cose più necessarie, talvolta con servizi che rendeva ai malati, talvolta con miracoli che faceva in favore degli afflitti e di coloro che vedeva accasciati dai dolori. Aggiungiamo, per prova dell'eccellenza della sua carità, che perdonava di tutto cuore a tutti coloro che le facevano del male, che li amava teneramente, che scusava i loro impeti, che pregava per loro con fervore, e che procurava loro tutto il bene che le era possibile: cosa che le ha spesso guadagnato i cuori più inaspriti e più avvelenati contro di lei.
Possedeva l'umiltà e la pazienza in un grado molto eminente. Il suo nulla le era così perfettamente noto, e penetrava così profondamente nella corruzione originale della sua natura, che non aveva che sentimenti di disprezzo per se stessa; non poteva soffrire che la si stimasse; e rovinava negli spiriti, tanto quanto poteva, la buona opinione che si aveva della sua virtù. Avrebbe voluto che si pubblicassero le sue colpe, e lei stessa le pubblicava e le metteva davanti agli occhi di coloro che le davano lodi. Si vede nella storia che ha composto della sua vita, la cura che prende di diminuire il prezzo delle sue azioni, di esagerare i suoi minimi peccati e di farsi passare per una criminale. Voleva farvi la sua confessione generale, ma non ne poté ottenere il permesso. Mai era più contenta che quando le si dicevano ingiurie o che la si calunniava e l'accusava di qualche crimine. Rispondeva allora che si cominciava a conoscerla, che non la si trattava che secondo i suoi meriti. Si persuadeva che tutte le sue sorelle facessero grandi progressi nella virtù, e che lei sola rimanesse indietro: «Ciascuno avanza verso la perfezione», dice in un punto della sua vita, «non vi è che me che non avanza punto. Non sono buona a nulla, e questa non è punto un'umiltà in me, ma una pura verità». Qualcuno le disse un giorno, considerando le grazie di cui il cielo la favoriva: «Madre mia, guardatevi dalla vanagloria». — «Di vanagloria», replicò, «non so di che ne avrei; farò molto, vedendo ciò che sono, a non disperarmi punto». Una delle sue più grandi pene era quando i favori che riceveva dal suo Sposo apparivano all'esterno per le estasi e per i rapimenti. Li nascondeva con più cura di quanto gli orgogliosi nascondano i loro difetti, e quando li si era scoperti, non voleva che la si stimasse di più. Si abbassava agli uffici più vili e agli impieghi più disgustosi dei suoi conventi; e tutta superiore e fondatrice che era, riconosceva le sue colpe davanti alla comunità e ne faceva penitenze pubbliche. La sua vita non è stata che una serie continua di malattie molto violente, di contraddizioni e di persecuzioni; ma più i suoi dolori erano acuti e le persecuzioni atroci, più la si vedeva gaia, contenta e soddisfatta. Rideva in mezzo ai rimproveri, alle ingiurie e alle false testimonianze, senza esserne per nulla alterata, e ammetteva persino che non vi era musica che le fosse più gradevole di quella. Quando la caricarono di colpi, le vietarono di continuare le sue fondazioni, la minacciarono di portarla all'inquisizione, che il demonio le fece rompere il braccio sinistro per una caduta, il suo spirito rimase nello stesso calma che nella più dolce godimento delle consolazioni celesti. In una parola, Teresa non desiderava gloria che a Dio solo; e per se stessa, non cercava che disprezzi e sofferenze.
Su questo grande fondamento dell'umiltà, ha elevato nel suo cuore tutte le virtù che sono l'anima e lo spirito della vita religiosa. La considerazione di Gesù Cristo nascente e morente in una estrema povertà, le faceva amare teneramente lo stato di povero evangelico. Il suo primo disegno era che i suoi conventi fossero senza rendite e non vivessero che di elemosine; ma questa disposizione essendo stata cambiata dal regolamento dei superiori, voleva, tuttavia, che i suoi edifici fossero piccoli, semplici e grossolani, fino a chiedere a Dio, tanto quanto la coscienza lo poteva permettere, che, se mai le sue figlie facessero gli edifici superbi e sontuosi, cadessero su di loro e le schiacciassero tutte: sono i suoi propri termini riportati da Ribera. Raccomandava loro estremamente di essere povere nei loro mobili e nei loro abiti, di non avere nulla di particolare, di non chiedere nulla per loro ai loro genitori, di rallegrarsi quando le cose necessarie venivano a mancare, e di lavorare esse stesse per provvedere ai loro bisogni. Nessuna era più povera di lei, e, sebbene fosse molto pulita e non amasse punto la sporcizia, si compiaceva, tuttavia, di avere la camera, gli abiti e i mobili più vili della casa. La bolla della sua canonizzazione porta espressamente che ha conservato la sua verginità fino alla morte. Uno dei suoi confessori, per rispetto per la sua purezza angelica, la chiamava un tesoro verginale. Un altro diceva che non la guardava come una creatura composta di carne e di sangue, ma come un angelo esente dai disordini della concupiscenza. Ammise un giorno che non capiva nulla di cose sulle quali la si consultava riguardo all'impurità, e che in tutta la sua vita non aveva avuto nulla da confessare su questa materia.
Abbiamo riportato molti atti eroici della sua obbedienza; ma non bisogna ometterne uno di grandissima perfezione: un confessore ignorante avendole comandato di bruciare un ricco commentario che aveva fatto sul Cantico dei cantici, dove spiegava il commercio sacro dello Sposo con la Sposa, lo bruciò incontanente, preferendo in ciò l'obbedienza a tutte le luci che aveva ricevuto dal cielo. Diceva che, quando si venisse a comandarle una cosa, se i suoi superiori gliela vietassero, farebbe piuttosto la loro volontà che ciò che le sarebbe stato ordinato da questo spirito celeste: e, in effetti, viveva in una dipendenza così perfetta dai suoi superiori, che non obbediva alle ispirazioni e alle rivelazioni di Gesù Cristo stesso, se non tanto quanto erano conformi ai loro ordini.
Possedeva eminentemente le quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. La sua gratitudine verso Dio e verso i suoi benefattori era meravigliosa. La sua austerità non poteva essere moderata che dalle difese che le facevano i suoi direttori. Infine, era un vaso prezioso dove lo Spirito Santo aveva preso piacere di spargere tutta la pienezza delle sue grazie. Se possedeva quelle che chiamiamo gratificanti, aveva anche la maggior parte di quelle che sono chiamate gratuite. Il suo spirito era talmente illuminato dal dono di profezia, che dom Alvarez de Mendoza, vescovo di Avila, diceva ordinariamente: «Se la madre l'assicura, quando la cosa fosse impossibile, si farà».
Si riportano molti miracoli che ha fatto prima della sua morte. Rese la vita a uno dei suoi nipoti, di cinque anni, stringendolo morto sul suo seno. Guarì due religiose con il suo tocco: una, malata di una grossa febbre e di un erisipela al viso; l'altra, tormentata da una pleurite. Moltiplicò talmente nel suo convento di Villeneuve, un mucchio di farina che non poteva durare che un mese, che fu sufficiente per nutrire tutta la sua comunità per sei mesi, e che lo si trovò ancora tutto intero dopo questo tempo. Dio le diede anche una alta saggezza e un perfetto discernimento degli spiriti per la condotta dei suoi religiosi e delle sue religiose. Leggeva nel loro interno, penetrava le loro inclinazioni, conosceva il loro debole e sapeva i mezzi più propri per impegnarli allo studio della perfezione.
Morte ad Alba de Tormes
Esausta per le sue fatiche, muore d'amore divino ad Alba de Tormes nell'ottobre del 1582, affermando fino alla fine la sua fedeltà alla Chiesa.
Teresa, dopo aver vissuto in così grande santità, giunse infine a un tale eccesso di puro amore, che non poteva più vivere senza godere dei felici abbracci del suo diletto. Egli la rassicurò che, se non avesse creato il cielo, lo avrebbe creato per lei sola, e che voleva metterla nel godimento del bene che desiderava con tanto ardore. Aveva terminato la sua ultima fondazione a Burgos e voleva tornare nel suo convento di Avila, di cui era priora; ma quando fu a Medina del Campo, il B. P. Antonio di Gesù, vicario provinciale della sua riforma, la obbligò ad andare ad Alba. In cammino, cadde in una t ale Albe Luogo del decesso della santa e conservazione del suo corpo. debolezza che svenne. Giunti ad Alba, la vigilia di san Matteo, fu costretta a mettersi a letto, perché non poteva più reggersi; ma, fin dal giorno seguente e nei giorni successivi, si alzò, andò a messa, fece la comunione e svolse le funzioni della sua visita. Il giorno di san Michele, fece ancora le sue devozioni; ma in seguito fu messa a letto e non le fu più possibile alzarsi; tuttavia, rimase tutta la notte e il giorno seguente in un'orazione molto eminente. Fu allora che apprese dal cielo il giorno della sua morte; otto anni prima, ne aveva appreso l'anno, che aveva fatto segnare in cifre nel suo breviario. Disse poi cose ammirevoli alle sue figlie per confermarle nell'amore del loro stato e nell'affetto alla stretta osservanza che avevano abbracciato, e per elevarle a Dio attraverso un perfetto distacco da tutte le cose di questo mondo. Il P. Vicario provinciale, pregandola di chiedere a Nostro Signore il prolungamento della sua vita, rispose che non era necessario sulla terra.
Il 3 ottobre, vigilia della sua morte, verso le cinque di sera, chiese di ricevere il santo viatico. Poteva a stento muoversi; e, quando era costretta a farlo, non era che con l'aiuto di due religiose. Mentre ci si preparava a portarle il Santissimo Sacramento, disse a coloro che erano attorno al suo letto: «Figlie mie, vi chiedo, per l'amore di Dio, di osservare fedelmente le regole e le costituzioni del nostro Ordine»; poi aggiunse parlando di sé stessa: «Dimenticate i cattivi esempi che questa infedele religiosa vi ha dato, e perdonatemeli». Le si rispose solo con singhiozzi e lacrime. Quando vide entrare il Santissimo Sacramento nella sua cella, raccolse le poche forze che le restavano, si alzò con vivacità a sedere, e sarebbe persino scesa dal suo letto per riceverlo se non glielo avessero impedito. Il suo volto apparve infiammato e di una bellezza ammirevole. Disse molte cose di devozione al Dio di bontà che veniva a donarsi a lei; si notarono tra le altre queste: «O mio Signore e mio Sposo, il momento dopo il quale sospiravo con tanto ardore è finalmente arrivato; è giusto che io goda della vostra presenza; è tempo, o mio Dio, che io esca da questa vita; che il vostro buon piacere, vi prego, si compia». Ringraziò anche Dio di averla fatta nascere cattolica. «Infine, Signore», ripeteva spesso, «sono figlia della Chiesa». Chiese poi a Dio di perdonarle i suoi peccati, e impegnò le sue compagne a chiederle per lei la stessa cosa, aggiungendo che «sperava di essere salvata per i meriti di Gesù Cristo».
Dopo che la cerimonia fu terminata, le religiose le chiesero di dire loro qualche parola di edificazione; ma lei si rifiutò; di tanto in tanto raccomandava loro solo di osservare bene la loro regola e le loro costituzioni, e di obbedire fedelmente ai loro superiori. Spesso la si sentiva ripetere questi versetti del salmo 50: «Il sacrificio che Dio desidera è uno spirito afflitto; tu, o Dio, non disprezzi un cuore contrito e umiliato. Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. Crea in me, o Dio, un cuore puro!», e particolarmente questo versetto: «Tu, o Dio, non disprezzi un cuore contrito e umiliato». Lo ebbe quasi sempre sulle labbra, fino al momento in cui perse la parola. Alle nove di sera, desiderò ricevere il sacramento dell'Estrema Unzione, e lo ricevette con molta pietà, aiutando lei stessa a recitare i salmi, e rispondendo alle litanie e alle orazioni. Quando la cerimonia fu terminata, ringraziò ancora Dio di averla fatta figlia della Chiesa. Il P. Antonio le chiese poi se desiderasse che portassero il suo corpo ad Avila. Questa domanda parve dispiacerle: «Devo avere una volontà propria?» gli rispose con umiltà; «e non mi si darà bene qui un angolo di terra?»
Passò la notte in grandi dolori e in atti eroici di pazienza. Il mattino seguente si mise su un fianco con un crocifisso tra le braccia, nella stessa postura in cui si è soliti rappresentare santa Maddalena; rimase in questo stato fino alle nove di sera, senza muovere i piedi né le mani. Durante questo tempo, che fu di quattordici ore, si infiammò talmente del fuoco sacro dell'amore divino, per la considerazione di ciò che sperava, che, non potendovi più resistere, finì la sua vita nel mezzo di queste caste fiamme, nelle quali era sempre vissuta. E persino dal giorno dopo il suo decesso, rivelò a una religiosa del suo Ordine di eminente santità che non era morta *vi morbi*, per la violenza della sua malattia, ma per un ardore e per un'impetuosità d'amore di cui non aveva potuto sopportare la veemenza: *intolerabili divini amoris incendio*, come è riportato nella bolla della sua canonizzazione. Nostro Signore l'onorò, in quest'ultima ora, della sua cara visita, accompagnato da un'infinità di angeli e di anime gloriose, e soprattutto dai diecimila martiri, che le avevano precedentemente promesso di rendersi presenti, così come aveva dichiarato alla contessa d'Ossone, sua intima amica.
Morì il 4 ottobre di sera, l'anno di grazia 1582. Ma poiché in quell'anno si riformò il calendario romano con il taglio di dieci giorni, di modo che il 5 ottobre divenne il 15, si conta come se fosse morta il 14 di sera o il 15. Vi furono nell'ora stessa testimonianze eclatanti della sua felicità. Una religiosa vide la sua anima uscire dalla sua bocca sotto la forma di una colomba di una bianchezza ammirevole. Un'altra la vide sotto la forma di un cristallo luminoso che si elevava verso il cielo. Un albero vicino alla sua cella, che era secco da molto tempo e che era stato persino quasi tutto coperto di calce e di macerie, rinverdì e cominciò a portare fiori, sebbene la stagione vi si opponesse. Il suo volto apparve estremamente bello e senza alcuna ruga, sebbene ne avesse avute in precedenza. Uscì dal suo corpo un odore soavissimo che imbalsamò tutta la camera e che si comunicò generalmente a tutto ciò che l'aveva toccata, fino alle mani di coloro che la lavarono; il che fece sì che si conservassero preziosamente tutti i suoi abiti: furono distribuiti ai suoi monasteri, dove sono stati in seguito strumento di molti miracoli. Lei stessa apparve dopo la sua morte a diverse persone per far conoscere loro l'eminente grado di gloria al quale era stata elevata: come alla Madre Caterina di Gesù, che guarì da un ascesso al fianco, e a uno dei suoi religiosi, grande servitore di Dio, a cui disse: «Noi che siamo nel cielo, e voi che siete sulla terra, dobbiamo essere uniti da uno stesso spirito d'amore e di purezza: noi, vedendo l'essenza divina; voi, adorando il Santissimo Sacramento e rendendogli gli stessi doveri che noi rendiamo alla Divinità: noi, godendo; voi, soffrendo. E sappiate, e ditelo alle mie figlie, che più soffrirete, più godrete». Era anche apparsa prima della sua morte a una delle sue religiose a Salamanca per dirle che lo stesso giorno sarebbe entrata nella beatitudine.
Eredità, scritti e reliquie
Presentazione delle sue opere maggiori (Il Castello interiore, Vita) e della storia movimentata delle sue reliquie attraverso l'Europa.
Il suo corpo fu inumato nel coro del suo monastero di Alba, molto in profondità nella terra e ricoperto da una grande quantità di pietre e calce, affinché a nessuno venisse voglia di farlo rimuovere. Ma, poiché continuava ad emanarne un ottimo odore, fu riesumato nove mesi dopo, trovato intatto, persino flessibile e maneggevole come lo era stato dopo la sua morte. Le fu tagliata la mano sinistra che fu portata presso le Carmelitane scalze di Lisbona, dove ha operato diversi miracoli e dove si conserva ancora oggi. Il braccio sinistro fu lasciato ad Alba, e il resto del corpo portato al monastero di San Giuseppe di Avila, il 24 novembre 1535. Ma, poco tempo dopo, per ordine di Sisto V, fu restituito al convento di Alba de Tormes. Ques to convento po Albe de Tormes Luogo del decesso della santa e conservazione del suo corpo. ssiede ancora il corpo di santa Teresa, il suo cuore e il suo braccio sinistro. L'ultima traslazione che ne fu fatta ebbe luogo il 15 ottobre 1760.
Questo santo corpo, rimasto flessibile, esala un profumo delizioso; adornato di ricchi abiti, riposto in un'urna d'argento, racchiusa a sua volta in una tomba di diaspro costruita nel muro stesso dell'altare maggiore, a trenta piedi sopra il livello della navata, questo santo corpo è visibile da ogni punto della chiesa e sembra adorare il Santissimo Sacramento. Dietro il grande muro dell'altare maggiore vi sono due oratori sovrapposti: quello superiore è per la tomba della Santa: è lì che le Carmelitane si inginocchiano davanti al suo santo corpo; l'interno contiene il cuore e il braccio sinistro di santa Teresa. Il cuore è in un globo di cristallo trasparente sostenuto da un magnifico reliquiario. Vi si nota la ferita fatta dall'angelo. Il Padre Bovix, che ebbe, nel 1849, la felicità di tenere questo sacro cuore tra le mani e di venerarlo, attesta anch'egli che ne esala un odore celestiale.
Una lettera che il Segretario di Monsignor d'Avila ci ha fatto l'onore di scriverci nel 1859 conferma i dettagli che precedono e aggiunge: «Per quanto mi riguarda, e secondo quanto attestato da relazioni conservate negli archivi di questo vescovado, posso affermarvi che un tempo trasudò o colò dal corpo di santa Teresa un liquido oleoso dotato senza dubbio di virtù meravigliose».
Il braccio della Santa è racchiuso in un tubo di cristallo spesso ma trasparente e ricurvo, con una leggera inflessione, verso il gomito. Dalla spalla fino al gomito le carni sono state rimosse e distribuite come reliquie in diverse parti del mondo. L'avambraccio è intatto; è grande e bello; le carni appaiono vive e flessibili; e, sebbene il cristallo non abbia alcuna apertura, questa santa reliquia come quella del cuore esala un odore tutto celestiale.
Nel 1615, uno dei suoi piedi fu trasferito a Roma e posto nel convento di Santa Maria della Scala, dove i papi Paolo V e Gregorio XV gli resero molte assicurazioni. In seguito, Elisabetta di Francia, moglie di Filippo IV, re di Spagna, ne ottenne un dito della mano; e, avendolo fatto incastonare in un reliquiario d'oro, ne fece dono a sua madre, la regina Maria de' Medici, che lo diede al monastero dell'Incarnazione delle Carmelitane di Parigi.
Le Carmelitane di Parigi hanno ancora, oltre al dito medio della mano destra della loro santa madre, delle reliquie abbastanza notevoli della sua carne; infine possiedono il suo mantello, portato nel 1404 dalle sei Carmelitane spagnole che vennero a fondare il primo monastero di Carmelitane scalze in Francia.
Il Carmelo di Bruxelles è in possesso del quinto dito. Le Carmelitane di Bruxelles possiedono ancora un'altra bella reliquia di santa Teresa: una clavicola.
L'indice di questa stessa mano si trova nel convento di Regina Coeli, a Roma. Uno dei suoi dita è venerato nel monastero delle Carmelitane di Siviglia. La mano sinistra è al Carmelo di Lisbona.
Dio volle glorificare la culla di santa Teresa; è oggi uno dei più bei santuari del Carmelo. Una chiesa e un monastero di Carmelitani scalzi sorgono dove era l'antica abitazione dei Cepeda. Nella pianta della chiesa, si è rispettato l'appartamento dove nacque la Santa, e quello che abitò per quasi quindici anni. Formano un piccolo santuario racchiuso nel grande, e che si trova accanto alla cappella di Nostra Signora del Monte Carmelo. È in questo asilo santificato dalla sua nascita e dal suo soggiorno, che i Carmelitani conservano le reliquie che possiedono della loro gloriosa fondatrice. Queste reliquie sono: 1° un dito della mano destra; 2° il suo rosario; 3° un'alpargata o sandalo; 4° il bastone di cui si serviva nei suoi viaggi. Si vede, inoltre, accanto alla porta, una croce di quattro o cinque piedi, fatta con il legno dell'appartamento dove nacque la Santa. Giorno e notte, delle lampade bruciano in questo santuario; ogni mattina, l'adorabile sacrificio vi è offerto, e la preghiera vi sale senza sosta verso il cielo.
La culla di santa Teresa è scampata alla distruzione durante la tempesta rivoluzionaria; ma oggi non vi sono che tre carmelitani secolarizzati che vegliano alla sua custodia. È stata lasciata loro la chiesa, alcune celle e il chiostro; il resto del monastero è stato loro tolto.
All'inizio del XVIII secolo, i Carmelitani riformati di Spagna e d'Italia avendo chiesto alla Santa Sede l'istituzione di una festa particolare per onorare la ferita fatta dall'angelo al cuore della loro santa fondatrice, il papa Benedetto XIII accolse la loro richiesta, e concesse, il 25 maggio 1726, ai religiosi e alle religiose del Carmelo riformato un ufficio proprio per la festa della Trasverberazione del cuore di santa Teresa. Questo ufficio non conteneva all'inizio che l'orazione e le lezioni; ma in seguito lo stesso sovrano Pontefice permise di celebrare una messa e un ufficio completi per questa festa.
Questo ufficio è recitato anche dai Carmelitani dell'Antica Osservanza, e la Spagna intera lo ha adottato.
Benedetto XIV, nel suo breve *Dominici gregis*, dell'8 agosto 1744, ha concesso a perpetuità un'indulgenza plenaria a tutti i fedeli che visitassero le chiese del Carmelo dai primi Vespri della Trasverberazione fino al tramonto del giorno della festa, che si celebra il 27 del mese di agosto. È vero che questo breve parla solo della congregazione spagnola dei Carmelitani; ma Clemente VIII, nella sua bolla *In apostolicae dignitatis culmine*, del 13 novembre 1600, avendo concesso alla congregazione italiana la partecipazione a tutti i privilegi, indulgenze, ecc., concessi o da concedersi alla congregazione spagnola, è chiaro che tutto il Carmelo gode di questo favore di Benedetto XIV.
Il papa Paolo V l'ha beatificata nel 1614, e il papa Gregorio XV l'ha canonizzata nel 1622. La Chiesa ne celebra l'ufficio doppio per comando del papa Clemente IX. La Spagna l'ha adottata come sua patrona e protettrice, dopo l'apostolo san Giacomo il Maggiore; e la Francia, che le aveva fatto versare tante lacrime per mantenervi la fede cattolica quando era esposta al furore dei Calvinisti, si è mostrata perfettamente riconoscente di questa grazia accogliendo le sue religiose a Parigi nel 1604 e i suoi religiosi nell'anno 1610 per raccomandazione del papa Paolo V. Il suo Ordine si è da allora estremamente esteso in tutto questo paese, dove, tra i grandi frutti che vi produce, mantiene e aumenta la devozione verso il Santissimo Sacramento, la santa Vergine e il glorioso patriarca san Giuseppe.
Le opere di santa Teresa sono: 1° la sua Vita, scritta da lei stessa; 2° le sue Lettere, nel numero di più di duecento; 3° il Modo di visitare i monasteri; 4° la Storia delle sue fondazioni; 5° gli Avvisi alle sue Religiose; 6° il Cammino di perfezione; 7 ° il Castello inter le Château de l'âme Opera maggiore di Teresa sulla vita interiore. iore; 8° i suoi Pensieri sull'amore di Dio; 9° le sue Meditazioni sul Pater; 10° un Cantico o ode dopo la comunione; 11° delle Meditazioni dopo la comunione.
Le sue lettere offrono tutti i generi di stile epistolare abbellito dagli ornamenti della gaiezza. È ovunque una bellezza di cuore, un'anima tenera, generosa e forte che non conosce né l'ingratitudine, né la perfidia degli uomini. Il Libro delle sue fondazioni rivela uno spirito consumato nell'arte di governare. Il suo Cammino di perfezione e il suo Castello interiore mettono in luce tutto ciò che si può immaginare di elevazione di pensiero, di grandezza di sentimenti, di calore di stile, di alta e divina contemplazione.
La migliore traduzione delle opere di santa Teresa è quella del P. Bouix, della Compagnia di Gesù. 6 vol. in-8°.
La vita e l'elogio di santa Teresa sono stati scritti dal vescovo di Terracina; da Francesco di Ribera; dal P. Giovanni di Gesù-Maria e dal P. Ilarione di Coute. Abbiamo completato il P. Giry con la Vita di santa Teresa, tradotta dal P. Bouix, della Compagnia di Gesù.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita ad Avila il 28 marzo 1515
- Ingresso nel monastero dell'Incarnazione nel 1533
- Transverberazione del cuore da parte di un serafino
- Fondazione del primo monastero riformato di San Giuseppe ad Avila nel 1562
- Riforma dell'Ordine del Carmelo (Scalzi)
- Morta ad Alba de Tormes nel 1582
Miracoli
- Transverberazione del cuore da parte di un angelo
- Levitazioni durante l'orazione e la comunione
- Resurrezione di un nipote di cinque anni
- Moltiplicazione della farina a Villeneuve
- Incorruttibilità del corpo e odore soave dopo la morte
Citazioni
-
Aut pati aut mori (Soffrire o morire)
Tradizione teresiana -
Infine, Signore, sono figlia della Chiesa
Ultime parole