Beato Tommaso Hélye di Biville
SACERDOTE, CAPPELLANO DI SAN LUIGI
Sacerdote, Cappellano di San Luigi
Sacerdote normanno del XIII secolo, Tommaso Hélye fu dapprima un umile maestro prima di diventare cappellano del re san Luigi. Dopo pellegrinaggi a Roma e Compostela, si consacrò a una vita di estrema austerità ed evangelizzazione nel Cotentin. Morto nel 1257, è venerato come taumaturgo a Biville dove le sue reliquie furono salvate durante la Rivoluzione.
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IL BEATO TOMMASO HÉLYE DI BIVILLE,
SACERDOTE, CAPPELLANO DI SAN LUIGI
Origini e giovinezza
Nascita di Tommaso Hélye verso il 1187 a Biville in una famiglia pia e un'educazione segnata da una grande saggezza precoce.
Se è un onore per questo eccellente sacerdote essere stato cappellano di un così grande monarca, possiamo anche dire che è un onore per san L uigi aver s saint Louis Re di Francia di cui Thomas Hélye fu il cappellano. celto un sacerdote così saggio e così pio per avvicinarsi alla sua persona e per prendersi cura della distribuzione delle sue elemosine. Venne al mondo verso l'anno 1187, nella parrocchia di Biville Biville Luogo di nascita e principale santuario del santo. , piccolo villaggio della Bassa Normandia, nella diocesi di Coutances, da genitori più raccomandabili per le loro eminenti qualità che per la loro nascita. Matilde, la pia madre di questo bambino predestinato, lo pose, fin dalla culla, sotto il patrocinio della santissima Vergine, e, non appena poté articolare qualche suono, gli insegnò a pronunciare i due nomi di Gesù e di Maria, cosa che faceva con una docilità incantevole.
I suoi genitori, notando in lui delle disposizioni precoci per lo studio, lo affidarono a maestri abili, sotto i quali fece rapidi progressi. Non imparava per meritare la reputazione di sapiente, ma unicamente per rispondere ai disegni dei suoi genitori, e adempiere alla legge rigorosa e sacra del lavoro; il dovere era per il giovane allievo una di quelle parole magiche che operano meraviglie. Il degno figlio della pia Matilde univa a un portamento grave un'espressione di fisionomia piena di candore e di serenità. Mai si scorse in lui quell'impetuosità di movimenti, quella mobilità di impressioni, quella leggerezza di condotta, appannaggio ordinario della giovane età. Si sarebbe detto, vedendolo, che appartenesse più al cielo che alla terra; e un sentimento di rispetto si mescolava all'ammirazione, quando si scorgeva quel volto dolce, all'uscita dalla preghiera, come illuminato da una chiarezza soprannaturale.
Il maestro di villaggio
Tommaso sceglie di diventare maestro a Biville e poi a Cherbourg per dedicarsi all'istruzione cristiana della gioventù.
Tuttavia, una volta terminati gli studi del Beato, egli rifletté davanti a Dio sul modo di impiegare utilmente le conoscenze che aveva acquisito. Diverse carriere onorevoli si aprivano davanti a lui, ma avevano tutte uno scopo umano: di conseguenza non potevano offrirgli alcun attrattiva; d'altronde, sull'esempio del Salvatore del mondo, Tommaso amava l'infanzia, la gioventù. Provava una gioia sensibile nel vedersi circondato da quei piccoli, ai quali il cristiano deve somigliare per ottenere il regno dei cieli. Furono dunque le umili, ma utili funzioni di maestro di villaggio, che Tommaso scelse preferendole ad altre più onorifiche e più lucrative, al fine di dedicarsi corpo e anima all'istruzione della gioventù. Al mattino, precedendo l'aurora, si incamminava verso il tempio del Signore, dove restava a intrattenersi con l'adorabile Solitario dei nostri altari, fino al momento di iniziare la sua lezione. La sera, tornava ancora a ritrovare il Beneamato della sua anima, per rilassarsi con lui dalle fatiche del giorno e dissetarsi a quella fonte di acqua viva che sgorga dal cuore di Dio stesso. La vita del Beato non aveva allora nulla di austero, ma era così regolata e così perfetta, che suscitava non solo l'ammirazione di tutti coloro che ne erano i felici testimoni, ma provocava ancora in loro una pia emulazione per praticare i comandamenti del Signore.
In pochi anni, il piccolo villaggio di Biville fu quasi trasformato in una cristianità, che ricordava le prime età della Chiesa. Gli abitanti di Cherbourg, città situata non l ontano da Cherbourg Città in cui il santo esercitò la professione di insegnante. Biville, sentendo parlare di tutte le meraviglie operate in quella oscura località dal beato Tommaso, provarono il desiderio di esserne essi stessi gli oggetti: di conseguenza, una deputazione dei notabili di Cherbourg fu inviata a Biville, al fine di convincere Tommaso Hélye a venire a portare la fiaccola delle sue luci in una città così degna di apprezzarne i benefici. Il Beato cedette alle loro istanze pressanti e si recò a Cherbourg. La sua cura principale fu di ispirare la pietà ai suoi scolari e di insegnare loro a temere Dio, senza di che la scienza non può servire che a rendere un uomo più inescusabile. Iniziava e finiva tutte le sue azioni con la preghiera, e nel suo esercizio stesso aveva spesso lo spirito e il cuore elevati verso Dio, per ricevere le sue luci e per concepire nuove fiamme del suo amore.
Vocazione sacerdotale e studi
Dopo una malattia, adotta una vita ascetica, riceve gli ordini minori da Ugo di Morville e parte in pellegrinaggio prima di studiare teologia a Parigi.
Dopo aver esercitato per qualche tempo quest'opera di carità, cadde molto gravemente malato: il che lo fece lasciare Cherbourg e ritornare alla casa di suo padre. Dio gli ispirò fin da allora una vita del tutto straordinaria. Appena fu in convalescenza, si rivestì di un cilicio, cominciò a digiunare tre volte la settimana a pane d'orzo e acqua pura, e intraprese tre Quaresime all'anno con la medesima austerità. Era anche quasi sempre in preghiera e, poiché il parroco gli aveva dato una chiave della chiesa, vi passava spesso la maggior parte del giorno e della notte in questo santo esercizio. Il vescovo di Coutances, suo prelato, essendo informato di una condotta così santa, lo esortò ad abbracciare lo stato ecclesiastico, affinché potesse lavorare per la salvezza delle anime, poiché molte perivano per mancanza di buoni pastori che le guidassero. Tommaso ricevette questa esortazione come un ordine del cielo; ma pregò il vescovo di permettergli di consultare a lungo il Signore prima di prendere una decisione. Il vescovo lo rialzò con bontà e gli accordò il tempo che sollecitava con così toccanti istanze, facendogli tuttavia promettere di tornare a trovarlo per comunicargli la decisione che lo Spirito di Dio gli avrebbe ispirato di prendere. Tommaso, dopo aver ricevuto la benedizione del suo vescovo, lo lasciò per ritornare nella sua cara solitudine. Qualche tempo dopo riprese a piedi il cammino per Coutances, dove il santo vescovo lo accolse con l'effusione di un tenero padre che rivede un figlio benamato; nell'apprendere dalla bocca del Beato tutto ciò che era ac caduto nel suo cuo Hugues de Morville Vescovo di Coutances che ordinò Thomas Hélye. re, Ugo di Morville adorò in silenzio i disegni di Dio su quest'anima privilegiata; poi conferì la tonsura a Tommaso, che ricevette successivamente dalle sue mani, pur rispettando gli intervalli prescritti dai santi canoni, gli Ordini minori, il suddiaconato e infine il diaconato. Il buon prelato non poté convincerlo ad andare oltre. Il Beato pregò allora il suo vescovo di permettergli di compiere prima il viaggio a Roma e a San Giacomo, in Galizia, e di venire in seguito a fare il suo corso di teologia a Parigi. Il vescovo gli accordò facilmente ciò che desiderava. Egli compì dunque l'uno e l'altro pellegrinaggio con una devozione singolare e, essendone tornato in piena salute, rimase ancora quattro anni a Parigi, per acquisirvi le luci che avrebbe poi dovuto diffondere sui popoli.
Ministero e cappellania reale
Divenuto sacerdote, conduce una vita di estrema austerità ed evangelizzazione prima di diventare cappellano del re san Luigi.
Dopo quattro anni ritornò nel suo paese e vi fu promosso al sacerdozio. Se fino ad allora era stato molto austero, si può dire che, divenuto sacerdote, divenne come crudele e spietato verso se stesso. Non si coricava mai e, se dormiva qualche momento, non era che sull'angolo di una panca della chiesa. Si disciplinava ogni giorno molto duramente e, per quanto fosse debole a causa del rigore estremo dei suoi digiuni, non tralasciava di mettersi il corpo a sangue, al fine di assoggettarlo perfettamente ai desideri dello spirito. Passava quasi tutta la notte in orazione mentale, gustando a suo agio le inestimabili delizie della conversazione con Dio. Allo spuntar del giorno recitava i Mattutini, con l'ufficio dei defunti, il graduale, i sette Salmi penitenziali e altri sette salmi che recitava con il suo chierico. Celebrava poi la messa con una devozione angelica, e talvolta con tale abbondanza di lacrime che sembrava che i suoi occhi dovessero sciogliersi a forza di piangere. Aveva anche le sue ore per recitare l'ufficio di Nostra Signora, e lo adempiva allo stesso modo con tanta attenzione che il demonio, non potendo sopportare un così grande fervore, faceva talvolta orribili rumori per distrarlo. Per il resto del suo tempo, lo sacrificava al soccorso del prossimo, ad annunciare la parola di Dio, a fare il catechismo, ad ascoltare le confessioni, a consolare gli afflitti, a visitare i malati, ad aiutare coloro che erano in agonia e a procurare il sollievo dei poveri; e, come se la diocesi di Coutances fosse stata troppo piccola per soddisfare l'ardore del suo zelo, la estendeva ancora con le sue corse evangeliche in quelle di Avranches, Bayeux e Lisieux. Nostro Signore diede sempre una grande benedizione ai suoi lavori; operava conversioni senza numero, e la sua parola era così potente, sia quando mostrava la malizia e l'indegnità del peccato, sia quando minacciava i rigori del giudizio di Dio, sia quando proponeva le ricompense che sono preparate ai giusti nel cielo, che i peccatori più ostinati e più induriti non vi potevano affatto resistere. Si vedevano persino i suoi uditori, mentre predicava, o i suoi penitenti, quando ascoltava la loro confessione, versare torrenti di lacrime, e li si sentiva gridare misericordia, nel timore del giudizio di Dio, di cui erano compenetrati.
Il re san Luigi, essendo informato dei meriti di un così grande predicatore, volle Le roi saint Louis Re di Francia di cui Thomas Hélye fu il cappellano. vederlo presso la sua persona e lo chiamò alla sua corte per essere suo cappellano. Tommaso Hélye non osò dapprima resistere a un principe così saggio e così pio; venne a trovarlo ed esercitò per qualche tempo l'ufficio di cui Sua Maestà l'aveva onorato; ma, non potendo abituarsi all'aria della corte che, per quanto santa fosse, gli sembrava ben diversa dall'amabile segreto della sua solitudine, chiese infine il congedo per ritornare a Biville, dove, nella casa stessa di suo padre, si era fatto una sorta di eremitaggio. Al suo ritorno, il suo prelato lo incaricò della cura di Saint-Maurice, di cui si adempì con tutta la vigilanza e la sollecitudine di un buon pastore. Tuttavia la tenne solo per poco tempo; poiché, volendo essere libero per correre in soccorso delle anime che avevano bisogno di essere illuminate dalle luci del Vangelo, se ne scaricò su un altro ecclesiastico che giudicò degno di ricoprirla.
Morte e primi miracoli
Tommaso muore nel 1257 al castello di Vauville; la sua salma opera un primo miracolo di guarigione sulla dama di Vauville.
Poco tempo dopo, cadde in una tale debolezza che non poteva alzarsi per celebrare la messa. Non cessò tuttavia di comunicarsi ogni giorno, e lo faceva con sentimenti di tale devozione che sembrava godere già degli abbracci del suo Beneamato nella sua gloria. Infine, dopo aver dato molte altre testimonianze dell'eminenza della sua santità, ricevette per l'ultima volta quel pane degli angeli che lo riempì di una forza meravigliosa per l'importante viaggio dell'eternità. Si fece leggere il Vangelo di san Giovanni, la Passione di Nostro Signore e il salmo *In te, Domine, speravi*; e, quando il suo chierico giunse a queste parole: «Signore, nelle tue mani affido il mio spirito», cessò di vivere sulla terra per andare a vivere eternamente in cielo. Questa morte avvenne un venerdì 19 ottobre 1257, al castello di Vauville, dove lo aveva col to la sua ultima ma château de Vauville Luogo del decesso del santo. lattia.
Un antico monumento lo rappresenta mentre predica alla presenza dei due vescovi di Coutances e di Avranches. Viene ancora rappresentato, ora con le mani giunte, gli occhi levati e fissi verso il cielo; ora mentre assiste in qualità di cappellano, in ginocchio vicino a san Luigi, alla messa di uno dei cappellani reali.
## CULTO E RELIQUIE.
Alla notizia della morte del Beato, le genti accorsero da ogni parte per contemplare e venerare la sua salma mortale; si deposero sul suo corpo guanti, cinture, collane, anelli, per conservarli come reliquie. Una folla immensa assistette al suo corteo funebre, che somigliava più a una marcia trionfale che a una pompa funebre. Un incidente miracoloso venne ancora ad aumentare il pio entusiasmo di cui la folla era animata, mentre il pio corteo avanzava verso Biville. La dama di Vauville, che aveva una mano disseccata, l'applicò con fiducia sulla mano del Beato e fu subito guarita. Il corpo di Tommaso fu inumato nel cimitero di Biville, così come aveva richiesto.
Salvataggio delle reliquie durante la Rivoluzione
Nel 1794, il signor Lemarié d'Yvetot salvò le ossa dalla profanazione rivoluzionaria nascondendole a Virandeville.
Nel 1261, egli fu trasferito in una cappella, costruita nel 1260, vicino alla chiesa parrocchiale, dalla quale era tuttavia ancora separata nel 1325. Fu lì che l'arcivescovo di Rouen, Eudes Rigaud, lo visitò nel 1266. La chiesa, secondo Arthur Dumoustier, fu ricostruita nel corso del XVI secolo, e allora, senza dubbio, si fece della cappella l'attuale coro, al centro del quale il parroco Michel Leverrier eresse, nel 1533, il monumento in piastrelle scolpite e dipinte, che è rimasto fino al 1778. Allora, Jacques Bogardin, tenente colonnello d'artiglieria, signore di Biville, aiutato dalle offerte del parroco e dei parrocchiani, sostituì questa tomba, che l'indiscreta pietà dei fedeli aveva mutilato, con quella che vediamo ancora oggi e che, nonostante la lastra di marmo su cui riposa l'immagine in rilievo del Beato, è ancora ben poco degna di racchiudere reliquie così preziose.
Il santo corpo vi ha riposato fino al 13 luglio 1794. Questo tesoro, così caro ai cattolici, stava per essere profanato e disperso da alcuni terroristi empi e folli, quando il signor Lemarié d M. Lemarié d'Yvetot Sacerdote che salvò le reliquie del santo durante la Rivoluzione. 'Yvetot, ex superiore dell'ospedale della Trinità a Parigi, poi vicario generale di Monsignor de Talaru, vescovo di Coutances, allora in esilio per la fede, concepì, con alcuni cattolici fedeli e coraggiosi, il progetto di impedire questo sacrilego misfatto. All'ora indicata (le dieci e un quarto di sera), si riunirono tutti insieme; l'intrepido sacerdote portava sul petto la santa Ostia, secondo il permesso ricevuto dal suo vescovo. Penetrarono nella chiesa devastata; gli amministratori rivoluzionari avevano posto sulla tomba, al posto della lastra di marmo, una sorta di scrivania per il loro uso: ma due larghe pietre sovrapposte chiudevano ancora il monumento. Quando ebbero ceduto agli sforzi di uno dei compagni del signor Lemarié, scorsero con un misto di gioia e religioso timore le ossa del beato Tommaso ben conservate e disposte quasi tutte nella loro posizione naturale. Il confessore della fede le trasse rispettivamente dal sarcofago di pietra e le depose in lini bianchi con la polvere da cui erano circondate. Le collocò poi in una bara di quercia che sigillò con il suo sigillo, dopo aver redatto, nella forma canonica, un verbale che fu firmato dai suoi cooperatori, testimoni irrecusabili di questa edificante traslazione. Il santo corpo fu posto a Virandeville, sotto un altare, attorno al quale i c Virandeville Luogo in cui furono nascoste le reliquie durante la Rivoluzione. attolici perseguitati si riunivano in segreto, durante tutto il tempo della rivoluzione. Furiosi di vedere i loro odiosi progetti così sventati, i terroristi intentarono procedimenti giudiziari, al fine di conoscere gli autori di questo presunto crimine. Tutti i loro sforzi furono inutili e non portarono ad altro che a imprigionare il parroco scismatico come sospettato di aver, almeno per sua negligenza, favorito la sottrazione delle reliquie e come colpevole di un ostinato rifiuto di nominarne gli autori.
Restaurazione del culto e beatificazione
Le reliquie furono restituite a Biville nel XIX secolo e Thomas Hélye fu ufficialmente beatificato da Pio IX nel 1859.
Il 14 settembre 1803, il signor Closet, vicario generale di Monsignor Rousseau, di concerto con il signor Bunté, suo collega, autorizzò gli abitanti di Virandeville, in memoria della loro coraggiosa dedizione, a conservare il capo del beato Thomas nella loro chiesa, conformemente al desiderio espresso dal signor Lemarié. Il resto del corpo santo fu restituito agli abitanti di Biville, eccetto alcune ossa concesse alle parrocchie di Vanville, Saint-Maurice e Yvetot. Il 16 settembre, il signor Leverrier, parroco di Biville, dopo aver assistito all'apertura della bara a Virandeville, depose nel loro antico sepolcro le sante reliquie, alla presenza di diversi testimoni e secondo tutte le forme giuridiche.
Il capo rimase a Virandeville fino al 1811. Allora (31 marzo) Monsignor Dupont, ponendo fine a una discussione molto lunga e molto vivace tra le due parrocchie, ordinò che questa insigne reliquia fosse riunita alle altre ossa del Beato, cosa che fu eseguita giovedì 18 aprile dello stesso anno, con tutta la pubblicità e le formalità prescritte. Il sepolcro di Biville contiene dunque oggi i resti preziosi del santo sacerdote, che sono rimasti, fino al 18 ottobre 1859, in due casse separate: l'una, contenente il capo, era munita del sigillo di Monsignor Dupont, e l'altra, contenente le ossa, era munita del sigillo di Monsignor Rousseau.
Aggiungiamo a queste reliquie il calice con la patena in vermeil, e la casula che la chiesa di Biville considera da tempo immemorabile come donata da san Luigi al beato Thomas, e alcuni paramenti, casula, camice e cingolo, che la parrocchia di Saint-Maurice venera come appartenuti al su Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. o santo pastore. Pio IX ha beatificato Thomas Hélye nel 1859.
Il potere di intercessione del beato non è venuto meno da quell'epoca, il che spiega il suo glorioso soprannome di Taumaturgo e la popolarità del suo culto, in quella parte della Normandia che gli diede i natali, e dove tutto richiama il suo benedetto ricordo. Qui, è la fontana dove veniva a dissetarsi, quando da Cherbourg si recava nel suo paese natale; là, è la Charrière, il cammino attraverso il quale fu portato, dal castello di Vanville alla chiesa di Biville, il corpo santo del Beato. La chiesa, di cui una parte è formata dall'antica cappella, eretta nel XIX secolo in onore di Thomas Hélye, è anche un perpetuo memoriale di questo grande servitore di Dio, e le mille luci accese attorno al suo sepolcro, in particolare il 19 ottobre, giorno della sua festa, testimoniano la fiducia, la riconoscenza, l'amore dei numerosi pellegrini accorsi a Biville per sollecitare i favori del Beato, o ringraziarlo di quelli ottenuti per sua mediazione.
Questa biografia è tratta da un piccolo libro pubblicato sul beato Thomas Hélye, dal signor abate Gilbert, vicario generale di Coutances; e dalla Vita del Beato, della baronessa de Chabannes.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita verso il 1187 a Biville
- Insegnante a Biville e poi a Cherbourg
- Pellegrinaggio a Roma e a Santiago di Compostela
- Studi di teologia a Parigi per quattro anni
- Ordinazione sacerdotale da parte di Ugo di Morville
- Cappellano del re San Luigi
- Parroco di Saint-Maurice
- Morto al castello di Vauville nel 1257
- Beatificazione da parte di Pio IX nel 1859
Miracoli
- Guarigione della mano disseccata della dama di Vauville durante il corteo funebre
- Numerose conversioni grazie alla potenza della sua parola
Citazioni
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Dio si serve degli strumenti più vili e più miseri secondo il mondo, per compiere la sua opera, affinché nessun uomo si glorifichi davanti a lui.
Massima del Beato citata nel testo