San Aderaldo di Troyes
CANONICO E ARCIDIACONO DI TROYES
Canonico e arcidiacono di Troyes
Arcidiacono di Troyes nel X secolo, Aderaldo si distinse per la sua pietà austera, i suoi dodici pellegrinaggi a Roma e il suo viaggio a Gerusalemme. Riformò il capitolo della sua cattedrale e fondò il monastero del Santo Sepolcro a Villacerf per custodirvi le reliquie di Terra Santa. Morì nel 1004, lasciando l'immagine di un pastore caritatevole devoto ai poveri e ai lebbrosi.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
SAN ADERALDO,
CANONICO E ARCIDIACONO DI TROYES
Origini ed educazione
Aderaldo nasce nel X secolo in una nobile famiglia di Troyes e riceve un'educazione religiosa prima di diventare accolito.
La pratica della virtù è un bene prezioso per chi la possiede, e uno spettacolo estremamente gradevole per coloro che sono testimoni delle sue opere. San Basilio Magno.
Adera ldo nac Adérald Canonico e arcidiacono di Troyes, fondatore del monastero del Santo Sepolcro. que verso la metà del X secolo da genitori illustri e ricchi. Walon era i Walon Padre di sant'Aderaldo. l nome di suo padre, Odrade quell Odrade Madre di San Aderaldo. o di sua madre, ed entrambi avevano ancora più virtù che ricchezze. Persuasi che la scienza senza la pietà non possa che gonfiare il cuore e corromperlo, affidarono a santi religiosi l'educazione del loro figlio, e non ebbero che da rallegrarsene in seguito. Il giovane Aderaldo fece rapidi progressi nelle lettere sacre e mostrò presto le felici disposizioni della sua anima. Sebbene fosse di estrema giovinezza, il vescovo non esitò punto a riceverlo tra i chierici della sua cattedrale e ad accordargli, con l'ordine di accolito, le rendite di una prebenda.
Sacerdozio e vita ascetica
Divenuto sacerdote, si dedica allo studio dei Padri della Chiesa e conduce una vita di estrema austerità, segnata da visioni mistiche e combattimenti spirituali.
Avanzando nell'età, Aderaldo cresceva, sull'esempio del divino Maestro, in sapienza e virtù. Dopo aver superato i vari gradi del clero, fu chiamato al sacerdozio; e da allora non vi fu più giorno, né momento nella sua vita in cui non rinnovasse il sacrificio con il quale si era consacrato, nella sua ordinazione, alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime.
Per lavorarvi con maggior frutto, fece dei suoi studi privilegiati gli scritti dei Padri della Chiesa e la vita dei Santi. Nei primi trovava le regole della santità; nei secondi ne ammirava la pratica. Quante volte, vedendo ciò che le anime ferventi di tutti i tempi hanno realizzato per la gloria del Signore, sentì la sua anima animata da vivi ardori, ed esclamò, con gli occhi bagnati di lacrime: «Ahimè! Che differenza tra questi grandi servitori di Dio e questo miserabile sacerdote, che non ha ancora iniziato ad amare Gesù Cristo! Perché sono qui, al posto di un altro che sarebbe diventato un santo? Parlo sempre a Dio, canto le sue lodi con gli Spiriti celesti, e non respiro che la terra, non esco mai dalle mie imperfezioni e dalle mie miserie».
Solo la sua umiltà gli faceva tenere un simile linguaggio; poiché, un giorno, piacque a Dio rivelare agli uomini le comunicazioni intime che egli aveva con il cielo. Fin dalla festa dell'Ascensione, si era preparato con il ritiro, i digiuni e la preghiera, a ricevere più abbondantemente nel giorno di Pentecoste i doni dello Spirito Santo. Giunta la solennità, mentre prendeva un meritato riposo dopo le sue prolungate ore di orazione, i prodigi del Tabor si rinnovarono per lui, e si vide il suo volto illuminato da un raggio celeste, di cui non poterono sopportare lo splendore tutti coloro che furono testimoni del miracolo. «O Gesù», esclamò allo stesso tempo il santo canonico, «da dove viene questa fiamma di cui il mio cuore non può sopportare gli ardori?» Poi, vedendosi sorpreso in questi favori spirituali di cui lo inebriava il Signore, impose silenzio a coloro che, avendo visto questa meraviglia, non potevano dubitare che fosse lo Spirito divino ad essere disceso, come un tempo sugli Apostoli, in forma di fuoco e di raggi ardenti su quest'uomo così pieno di zelo e di meriti.
Non ci si stupirà affatto di queste grazie straordinarie quando si conoscerà la vita mortificata, raccolta e interiore che conduceva l'illustre servitore di Dio. Aveva preso come modelli i Santi che avevano digiunato con la massima austerità, e non solo si nutriva di pane d'orzo, ma lo mescolava alla cenere, per poter dire con il Profeta che mangiava cenere come pane, cinerem tanquam panem manducabam. Mai il canto del gallo sorprese Aderaldo tra le braccia del riposo; non mancò mai all'ufficio notturno, e spesso lo si trovava in orazione alla porta della chiesa, attendendo che si aprisse ai suoi desideri. Spesso passava anche le notti nella meditazione della legge di Dio, e, all'ufficio del mattino, lo si vedeva talmente esausto che sembrava tornare da una lotta estenuante. È che, in effetti, i demoni gli sferravano duri combattimenti per distoglierlo dalla sua preghiera e sottrargli i frutti della sua infaticabile vigilanza. Si mostravano a lui sotto le forme più ripugnanti e lanciavano le grida più spaventose; ma la loro malizia non poteva trionfare sul suo coraggio ed erano costretti a una fuga vergognosa.
Carità e viaggi a Roma
Si distinse per la sua dedizione verso i lebbrosi e i poveri di Troyes, compiendo al contempo dodici pellegrinaggi a Roma.
La sua carità era incomparabile. Non gli bastava nutrire chi aveva fame ed esercitare l'ospitalità verso gli stranieri, si prendeva cura in modo particolare dei lebbrosi, lavava le loro piaghe, forniva loro i propri vestiti e li abbracciava con la tenerezza di un fratello per i membri più cari della sua famiglia. Aveva un elenco di tutti i malati e di tutti gli indigenti della città. Andava a visitarli, dando a ciascuno ciò di cui aveva bisogno, accompagnando la sua elemosina con qualche consolazione, istruzioni pie e azioni di grazie. Adérald non si accontentò di edificare così la città di Troyes; ritenne utile per il suo progr esso s Troyes Sede episcopale di Manasse. pirituale intraprendere dei pellegrinaggi. Animato da una vera devozione per la cattedra apostolica, fece dodici volte, in onore dei dodici Apostoli, il viaggio a Roma. Prostrato davanti alle san te t Rome Città natale di Massimiano. ombe, innaffiava con le sue pie lacrime le ceneri sacre degli Apostoli e desiderava ardentemente finire i suoi giorni vicino a questi due oracoli del mondo cattolico. Tale non era la volontà di Dio: Adérald tornò a Troyes. Lo si vide, a ognuno dei suoi ritorni, riprendere i suoi esercizi di devozione con un ardore sempre crescente, diventare sempre più insensibile alle cose della terra, sempre più desideroso dei beni del cielo. Le derisioni del mondo costituivano la sua consolazione; le croci, le sofferenze erano l'oggetto favorito dei suoi voti e di tutta la sua ambizione.
Restaurazione della vita canonicale
Nominato arcidiacono dal vescovo Manasse I, riforma il capitolo della cattedrale di Troyes, impoverito dalle incursioni normanne, imponendo la vita comune.
Non era senza disegni provvidenziali che Dio faceva così del suo servo uno specchio di tutte le virtù; lo preparava a una grande e difficile impresa, la restaurazione della comunità dei canonici della cattedrale.
Le incursioni e le devastazioni dei Normanni a Troyes avevano causato un rilassamento tra loro. Vittime della furia dei barbari, erano privi di ogni bene e costretti a dedicarsi al commercio per provvedere ai bisogni più impellenti della vita. Questa spiacevole necessità li distoglieva dalle loro sante funzioni e li coinvolgeva in affari il cui imbarazzo si addice solo alle persone del secolo. Aderaldo, toccato da questi gravi inconvenienti, insistette presso Manasse I, allora vescovo di Troyes, affin ché provvede Manassès Ier Vescovo di Troyes nel X secolo, riformatore e fondatore. sse ai mezzi per riportare nel suo clero il fervore dei giorni antichi. Questo progetto era da tempo oggetto della sollecitudine del pio pastore: perciò Aderaldo non ebbe difficoltà a persuaderlo. Manasse formò dapprima un consiglio, alla cui testa pose Aderaldo con la carica di arcidiacono. Questa alta funzione permise al nostro Santo di perseguire più facilmente il suo disegno; non trascurò nulla per farne comprendere la necessità e, volendo aggiungere le opere alle parole, donò generosamente al Capitolo la maggior parte del suo patrimonio. Il vescovo non rimase indietro e unì le sue liberalità a quelle del suo arcidiacono, di modo che i canonici poterono rinunciare al commercio che li faceva sussistere per applicarsi, in una vita comune, all'adempimento dei loro doveri religiosi.
Viaggio in Terra Santa
Nonostante i pericoli, si reca a Gerusalemme, sopravvive miracolosamente a un attacco di pirati e mantiene la sua regola del silenzio di fronte ai Saraceni.
Tuttavia, Aderaldo aveva concepito il progetto di compiere il viaggio a Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. Gerusalemme. La lunghezza e le incertezze della traversata spaventarono il vescovo che, rispondendo ai desideri dei parenti e degli amici del Santo, non gli permise inizialmente di imbarcarsi. Ma vedendo poi che era irremovibile nella sua risoluzione, e credendo che obbedisse a un'ispirazione celeste, il Pontefice gli diede infine il suo consenso e la sua benedizione come protezione.
Aderaldo si mise in cammino e, passando per l'Italia , andò Salerne Porto d'imbarco per la Terra Santa. a imbarcarsi a Salerno. La nave che lo trasportava fu quasi interamente distrutta da una tempesta. Un'altra volta, fu inseguito e raggiunto da pirati che minacciarono di sgozzare tutti i passeggeri, di gettare in mare tutto l'equipaggio e di abbandonare il resto al saccheggio. Il terrore si diffuse nella nave; i marinai stessi erano presi dallo spavento; i Barbari non ascoltavano alcuna preghiera e seguivano solo i moti della loro folle furia. Nel mezzo di questo pressante pericolo, il Santo si mise in orazione per implorare il soccorso del cielo; subito la nave si liberò dai nemici e, trasportata per miracolo a una distanza considerevole dai pirati, evitò la sorte orribile che l'attendeva.
Infine, dopo aver scampato tutti i pericoli del mare, Aderaldo sbarcò sulle terre dei Saraceni, dove fu sottoposto a nuove prove. Fu spogliato, maltrattato, e il freddo e la fame vennero a completare la sua sventura. Era allora in uso, secondo gli statuti dei canonici, mantenere un profondo silenzio dopo le Compiete. Nonostante i suoi viaggi, il Santo osservò sempre questa legge con rigoroso scrupolo, e nulla poté fargliela infrangere. Invano i Barbari impiegarono a turno i maltrattamenti e le lusinghe per farlo parlare, mai l'uomo di Dio, pieno di rispetto per la sua regola, acconsentì a rompere il silenzio nel tempo che gli era imposto.
Devozione ai Luoghi Santi
Visita i luoghi della Passione e del Giordano, raccogliendo reliquie prima di fare ritorno trionfale a Troyes.
Appena Aderaldo ebbe messo piede a Gerusalemme, volò al Calvario, dove adorò Gesù Cristo appeso alla croce per la redenzione degli uomini. Cento e cento volte ripeté la toccante preghiera del buon ladrone: «Signore, ricordati di me, ora che sei nel tuo regno!». Si rimproverò di aver egli stesso crocifisso il suo Salvatore con i propri peccati, di aver, con le sue colpe, coperto di un velo di obbrobrio e di ignominia Colui che è la gloria degli Angeli, lo splendore del Paradiso. Con gli occhi amorosamente rivolti al cielo e il cuore spezzato da una viva contrizione, versò con Pietro lacrime amare e abbondanti; e, come se avesse visto spirare il suo Signore su quella croce infame, in mezzo alle eclatanti testimonianze che tutta la natura rende alla divinità del suo autore, si percosse il petto, gemette ed esclamò con la fede del Centurione: «Veramente, o Gesù! Tu sei il Figlio di Dio!». Percorse i vari luoghi santificati dalla presenza di Gesù Cristo; visitò la santa mangiatoia, dove fu rapito in estasi, e abbracciò in spirito i piedi del Bambino divino che si fece nostro fratello e rivestì la nostra mortalità. Si spinse fino al Giordano, le cui acque furono consacrate dal corpo del Salvatore; vi si immerse due o tre volte e chiese al cielo di farlo partecipare egli stesso a quella santificazione. Quando infine ebbe percorso i vari luoghi testimoni dei misteri della nostra Redenzione, riunì le reliquie che aveva potuto procurarsi e tornò in patria. Il suo ritorno fu un trionfo: i canonici si affrettarono a testimoniargli la gioia più viva nel rivederlo; facevano a gara a chi lo stringesse tra le braccia, a chi gli riservasse l'accoglienza più calorosa. Più che mai appariva loro come il loro maestro e il loro dottore, e, se avevano vivamente sentito la sua assenza, si credevano ormai al sicuro contro ogni pericolo, essendo sostenuti dalla forza di colui che consideravano il loro Pastore e il loro Padre.
Fondazione del Santo Sepolcro
Fonda a Samblières (Villacerf) un monastero dell'ordine di Cluny per custodire le sue reliquie e muore poco dopo nel 1004.
Tuttavia Aderaldo aveva concepito un nobile progetto durante il suo viaggio; si trattava di riprodurre nella diocesi di Troyes la forma e la grandezza del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Non si diede pace finché non ebbe realizzato il suo disegno, e presto si vide sorgere a Samblières un monastero di Benedettini di Cluny, che conservò le reliquie portate dalla Terra Santa e prese, così come il villaggio, il nome di Santo Sepolcro, in onore della reliquia principale: si tra tta dell' Villacerf Luogo di fondazione del monastero e di sepoltura del santo. odierna Villacerf, a dodici chilometri a nord-ovest di Troyes.
Il santo arcidiacono sopravvisse pochi anni a questa fondazione. Con le mani piene di buone opere, andò a riceverne la ricompensa in cielo, il 20 ottobre dell'anno 1004.
Storia delle reliquie e culto
Le sue reliquie, profanate durante la Rivoluzione francese, furono infine messe al riparo in una cripta murata a Villacerf nel 1802.
## CULTO E RELIQUIE.
Sant'Aderaldo fu inumato nel monastero del Santo Sepolcro, come aveva desiderato, e vi si venerò il suo corpo fino al 1791, quando il timore degli eccessi rivoluzionari lo fece trasferire dal priorato nella chiesa parrocchiale. Non fu per questo più rispettato. Nei giorni del Terrore Terreur Periodo durante il quale le reliquie del santo furono nascoste e perdute. , la cassa che lo conteneva fu violata e rotta; le sante ossa furono gettate alla rinfusa con altre nella cripta della chiesa di Villacerf. Fu solo nel 1802 che il signor Saget, allora incaricato provvisoriamente di quella parrocchia, desiderò esporle di nuovo alla pietà dei fedeli; ma l'incertezza in cui ci si trovò nel determinare con precisione quali delle sue ossa fossero appartenute al corpo del pio arcidiacono, fece prendere la risoluzione di murare la cripta per garantire da nuove profanazioni le ceneri venerate e la cassa di quercia che le aveva contenute. Si eresse sull'apertura un monumento alla memoria di sant'Aderaldo. Su un piedistallo quadrato si levò un cero molto alto, ornato da una corona, per rappresentare le virtù cardinali, per le quali il Santo è stato durante la sua vita l'appoggio, il sostegno e l'edificazione della diocesi.
La festa di sant'Aderaldo si celebrava, fino a tempi recenti, il 20 ottobre di ogni anno.
Estratto dalla Vie des Saints du diocèse de Troyes, dell'abate Defors.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita verso la metà del X secolo
- Ordinazione come accolito e poi sacerdote a Troyes
- Dodici pellegrinaggi a Roma
- Riforma della comunità dei canonici della cattedrale di Troyes
- Pellegrinaggio a Gerusalemme e sopravvivenza a un attacco di pirati
- Fondazione del monastero del Santo Sepolcro a Samblières (Villacerf)
Miracoli
- Volto illuminato da un raggio celeste il giorno di Pentecoste
- Protezione miracolosa della nave contro i pirati saraceni
- Vittoria contro apparizioni demoniache durante le sue veglie
Citazioni
-
Ahimè! Che differenza tra questi grandi servitori di Dio e questo miserabile sacerdote, che non ha ancora iniziato ad amare Gesù Cristo!
Parole riportate dall'autore -
cinerem tanguam panem manducabam
Salmi (citato nel testo per illustrare la sua ascesi)