Magistrato aquitano di nobile lignaggio, Sulpicio Severo abbandona il mondo alla morte della moglie per diventare il discepolo fervente di san Martino di Tours. Storico celebre soprannominato il 'Sallustio cristiano', consacra la sua vita alla preghiera, alla povertà e alla scrittura delle virtù del suo maestro. Dopo un breve smarrimento dottrinale, si impose un silenzio penitenziale fino alla sua morte verso il 420.
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SAN SULPICIO SEVERO, DISCEPOLO DI SAN MARTINO
Origini e rinuncia al mondo
Proveniente da un'illustre famiglia dell'Aquitania e brillante magistrato, Sulpicio Severo abbandona la sua carriera e le sue ricchezze dopo la morte prematura della moglie per consacrarsi alla vita solitaria.
Verso il 420. — Papa: san Bonifacio I. — Re dei Franchi: Faramondo.
Lo storico di san Martino, Sul picio Severo, Sulpice-Sévère Storico, presbitero e discepolo di san Martino di Tours. fu un grande uomo per nascita, sapere e umiltà cristiana. San Paolino di Nola ne parla come di un Saint Paulin de Nole Amico e discepolo spirituale di Amando, i cui scritti costituiscono una fonte fondamentale. sacerdote ornato delle virtù più ragguardevoli. Originario dell'Aquitania, fu nella sua giov Aquitaine Ducato governato da Walfre. inezza una delle glorie della magistratura e contava nella sua famiglia diversi consoli romani. Un avvenire di gloria e di felicità si apriva davanti a lui, quando, dolorosamente colpito nei suoi affetti più cari dalla morte della giovane moglie, risolse di lasciare il mondo, dove era felice e onorato, per vivere nella solitudine.
Discepolo di San Martino
Attratto dalla fama del vescovo di Tours, si reca a Marmoutier dove diviene fervente discepolo di san Martino, colpito dalla sua umiltà e dalla sua santità.
La fama di san Martino era saint Martin Santo le cui reliquie furono venerate dai missionari a Tours. giunta fino a lui; alcuni pretendono persino che sia stato convertito dalla predicazione del santo vescovo di Tours. Comunque sia, andò a trovarlo a Marmoutier per essere te Marmoutier Abbazia fondata da Martino vicino a Tours. stimone delle sue virtù, per chiedergli consiglio e anche, a quanto pare, con il segreto disegno di far conoscere attraverso i suoi scritti la santità del grande vescovo, se essa fosse stata all'altezza della sua reputazione. San Martino accolse il giovane gentiluomo con grande bontà; lo ricevette alla sua tavola, gli porse l'acqua per lavarsi le mani e la sera volle lavargli egli stesso i piedi. Sulpicio, toccato da una così profonda umiltà, già soggiogato da una così grande santità, non seppe resistere e, da quel momento, il suo spirito e il suo cuore subirono, con la docilità di un bambino, l'ascendente delle virtù del santo vescovo.
Il loro colloquio verterà sulla vanità del mondo e sui vantaggi di abbandonarlo per seguire Gesù Cristo. A sostegno delle sue parole, san Martino citò l'esempio di Paolino, che aveva appena rinunciato a grandi onori e immense ricchezze per abbracciare, in tutto il loro rigore, i consigli evangelici.
Sulpicio rispose con sollecitudine alle esortazioni del grande vescovo e più tardi strinse una santa amicizia con colui che gli veniva proposto come modello. Entrarono in relazione e si stimolarono a vicenda alla virtù e al disprezzo del mondo. Ma questo affetto non prevalse mai su quello che aveva votato a san Martino. Ritornava costantemente a Marmoutier per vederlo, per ascoltarlo, e divenne uno dei suoi più ferventi e cari discepoli.
Visioni e lutto per il suo maestro
Sulpicio Severo riceve una visione celeste di san Martino nel momento della sua morte, confermando il suo profondo legame spirituale con il vescovo di cui piange amaramente la scomparsa.
Durante queste numerose visite conobbe san Claro, questo nobilissimo fanciullo, come egli lo chiama, che san Martino amò di un amore così profondo e così puro.
Egli racconta che, essendo un giorno immerso in uno di quei dormiveglia in cui ci si sente dormire, san Martino gli apparve, rivestito di una veste bianca, il volto raggiante e gli occhi brillanti di uno splendore inusitato. Il santo vescovo, dice, teneva in mano e mi porgeva, sorridendo, il libro che ho scritto su di lui. Gli abbracciai le ginocchia e, secondo la mia consuetudine, chiesi la sua benedizione. Sentii allora la sua mano posarsi dolcemente sulla mia testa... udii le parole solenni della benedizione e, mentre tracciava sulle sue labbra il segno della croce che gli era abituale, egli scomparve e, davanti a me, fu rapito in cielo. Poco dopo, vidi il santo sacerdote Claro, suo discepolo, morto da alcuni giorni, avanzare per la stessa via del suo maestro. Volli seguirli e, mentre facevo sforzi per salire con loro, mi svegliai.
Sulpicio si era appena svegliato, quando due monaci, giungendo da Tours, furono introdotti alla sua presenza e gli annunciarono la morte di san Martino. «Le lacrime mi vennero subito agli occhi», scrive ad Aurelio, «e nell'ora in cui vi scrivo piango ancora amaramente».
Lo storico di san Martino
Ritiratosi nella cella del suo maestro, redige la 'Vita di san Martino', un'opera dal successo immenso che diffonde la fama del santo fino in Oriente.
Alla morte del vescovo di Tours, chiese come una grande grazia il permesso di abitare la sua cella. Vi dimorò per cinque anni, nella preghiera e nella solitudine, terminando di scrivere la vita del suo maestro e del suo amico. Si sa quale successo otten ne questa vita di s vie de saint Martin Poema agiografico in quattro libri. an Martino. Fu presto conosciuta fino nelle solitudini dell'Oriente, e san Paolino, che la fece conoscere a Roma, dove la si leggeva con pia avidità, scriveva a Sulpicio: «I vostri discorsi, casti quanto eloquenti, mostrano bene che voi siete l'azimo di Cristo, e mai vi sarebbe stato dato di scrivere così degnamente di san Martino, se il vostro cuore non avesse reso le vostre labbra degne di celebrarne le lodi». Scrivendo, il pio autore non si era affatto proposto di attirare gli sguardi degli uomini e di chiamare le loro lodi. Ha voluto, come dice con amabile franchezza, mostrare che il cristiano deve cercare la vita eterna piuttosto che una memoria immortale. E non è né scrivendo, né combattendo, né filosofando che si raggiunge questo scopo, ma attraverso una vita santa.
Vita monastica e amicizia con Paolino di Nola
Fonda un monastero sulle sue terre in Aquitania e intrattiene una corrispondenza spirituale e affettuosa con san Paolino di Nola, scambiandosi consigli e doni ascetici.
San Paolino, vescovo di Nola, sollecitò vivamente Sulpicio Severo a venire ad abitare con lui. Per due volte l'umile sacerdote aveva preparato tutto per la partenza, e per due volte la malattia vi aveva posto ostacolo. Uno scambio di corrispondenza ebbe luogo allora tra i due amici. Nulla è più soave e affettuoso di questi pii colloqui. Vi si scorge la loro tenerezza reciproca e la purezza dei loro cuori, sempre avidi di compiere nuovi sacrifici e di acquisire nuove virtù. Paolino, pieno di ammirazione per i meriti di Sulpicio, si compiace di ricordarli, e trovò così il modo di umiliare se stesso paragonandosi al suo amico che, «dopo essere stato l'ammirazione del foro e aver colto le palme dell'eloquenza, ha scosso all'improvviso il giogo del peccato e spezzato le funeste catene della carne e del sangue».
San Sulpicio era, in effetti, cresciuto nella pratica della rinuncia e nell'amore per la povertà. Aveva venduto tutti i suoi beni e ne aveva dato il ricavato ai poveri. Si era riservato un piccolo terreno dove stabilì un monastero. Ritirato in questa solitudine, riceveva i poveri, i viaggiatori, e si compiaceva in mezzo ad alcuni discepoli che aveva riunito in comunità sul modello di quella di Marmoutier. Conducevano tutti una vita penitente e mortificata, i loro vestiti erano fatti di pelli di animali, i capelli rasati, e si applicavano a indebolire i loro corpi con i digiuni e le veglie, al fine di dare più vigore ed energia alle loro anime. Sulpicio non era da meno di nessuno dei suoi discepoli in queste pacifiche e penose lotte della perfezione.
Scriveva a Paolino per iniziarlo a tutti gli usi che si praticavano in quel piccolo monastero, e un giorno gli inviò uno dei suoi discepoli, chiamato Vittore, che aveva fatto a Tours il suo noviziato alla vita religiosa. Lo aveva incaricato di rimettere al santo vescovo un cilicio. Paolino non volle essere da meno in generosità al suo amico, e gli rimandò una tunica di lana che era stata tessuta da santa Melania. «Il giorno in cui ho ricevuto questo indumento», scrive, «ve l'ho destinato. Ho voluto tuttavia portarlo prima di inviarvelo, al fine di diminuirne la rudezza... Mi è sembrato anche che, servendomi di un abito che consideravo come vostro, avrei avuto parte alle benedizioni che ricevete dal cielo e che potrei veramente dire di essere rivestito del vostro abito».
Tali erano gli scambi che l'amicizia suggeriva a questi due santi! Un'altra volta san Sulpicio ha scelto un cuoco per il suo amico, e glielo annuncia in un grazioso e affascinante scherzo: «Ho appreso», dice, «che tutti i cuochi hanno rinunciato a servirvi. — Disdegnano senza dubbio di preparare magri manicaretti. — Vi invio, dal mio ufficio, un giovane ragazzo molto abile a cuocere le fave, a condire alcune erbe con l'aceto e a preparare piante aromatiche.
«Ve lo dono con i suoi difetti e le sue qualità, non come uno schiavo, ma come un figlio... Avrei voluto io stesso servirvi al suo posto: tenete conto della mia buona volontà e accordatemi un ricordo in mezzo ai vostri beati pasti».
San Sulpicio aveva conservato una memoria così dolce e un affetto così tenero per il suo maestro nella vita spirituale, che ogni anno ritornava, dal profondo dell'Aquitania, a visitare il sepolcro di san Martino e i luoghi che aveva santificato.
Caduta e penitenza
Alla fine della sua vita, si smarrisce brevemente nell'eresia dei Millenaristi o dei Pelagiani, ma si pente subito e si impone un silenzio perpetuo in segno di espiazione.
Una così costante e affettuosa fedeltà per la memoria del santo vescovo non impedì a Sulpicio di cadere nell'eresia d ei Millenaristi, alcuni hérésie des Millénaires Dottrina eterodossa nella quale Sulpicio Severo cadde brevemente. dicono dei Pelagiani. Era allora in età avanzata. La sua umiltà e la grazia divina lo preservarono dall'ostinazione; riconobbe presto il suo errore, lo pianse amaramente e si condannò al silenzio fino alla fine della sua vita, volendo così espiare la colpa che aveva commesso con i suoi discorsi. Provò così che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio: con la sua penitenza, si elevò a un più alto grado di virtù e meritò in tal modo una corona più brillante.
Morte ed eredità letteraria
Muore verso il 420, lasciando dietro di sé un'opera storica ed epistolare la cui eleganza stilistica gli vale il soprannome di 'Sallustio cristiano'.
Nella stagione dei gigli, Sulpicio Severo era solito raccoglierne alcuni e appenderli alle pareti della cella che aveva scelto per la sua tomba. Dopo la sua morte, i suoi discepoli rispettarono uno di questi gigli che egli stesso vi aveva posto. Stava già riducendosi in polvere, quando nel giorno dell'anniversario dei suoi funerali, si vide improvvisamente il suo stelo raddrizzarsi, la sua bianca corolla tornare a sbocciare come nelle più belle mattinate d'estate.
San Sulpicio morì verso l'anno 420. Compose diverse opere piene di unzione che trasudano ovunque la santità del loro autore. Il suo stile è puro ed elegante; leggendolo, si sente che lo studio che aveva fatto nella sua giovinezza degli autori del secolo di Augusto non gli fu inutile. Oltre alla Vita di san Martino, scrisse una Storia sacra dall'origine del mondo fino all'anno 400 di Gesù Cristo. Compose inoltre Tre Dialoghi, di cui i primi due trattano delle virtù di san Martino, e l'ultimo delle meraviglie dei solitari d'Oriente. Possediamo anche alcune Lettere la cui pietà e grazia faranno a lungo rimpiangere la perdita delle altre. L'eleganza e la precisione che regnano in tutti i suoi scritti lo hanno fatto soprannominare il S allustio cristian Salluste chrétien Storico, presbitero e discepolo di san Martino di Tours. o.
Culto e distinzioni storiche
Il testo analizza la confusione storica tra lo storico e il vescovo di Bourges, difendendo al contempo la legittimità del culto reso a Sulpizio Severo dalla Chiesa di Tours.
Si confuse a lungo lo storico di san Martino con san Sulpizio il Severo, arcivescovo di Bourges. I monaci di Marmoutier stessi facevano un solo personaggio di questi due Santi nel loro ufficio liturgico. Non è così tuttavia, e il nostro Sulpizio non fu mai rivestito del carattere episcopale. È l'opinione del cardinale Baronio, che è prevalsa ovunque oggi.
Un'altra questione può presentarsi qui: Sulpizio Severo ha ottenuto legittimamente gli onori che la Chiesa rende ai Santi? Non diremo qui con Dom Martenne, che se il vescovo di Bourges ha ottenuto un culto pubblico, è «forse perché gli sono state attribuite le azioni e le virtù del discepolo di san Martino»; ma teniamo a provare che, da tempo immemorabile, Sulpizio Severo è stato onorato come un santo dalla chiesa di Tours. Guiberto, abate di Gembloux, vicino a Namur, morto nel 1208, ha scritto la sua vita, e dopo aver raccontato la sua caduta nell'eresia, il suo pentimento e la sua penitenza, aggiunge: «Chi dunque potrebbe dubitare, non dico della sua salvezza, ma della sua santità, senza dubitare allo stesso tempo della misericordia di Gesù Cristo?». E lo mostra nella sua solitudine, espiando nel silenzio e con le sue lacrime il suo momento di smarrimento e di errore. Provato nel crogiolo dal fuoco del suo amore, dice, purificato dall'abbondanza delle sue lacrime, fu completamente lavato dal suo peccato, poiché divenne più bianco della neve. Quest'albero che aveva dato tanti frutti eccellenti, fu un istante rovesciato dal vento dell'eresia, ma non rimase a terra, e Dio soffiando di nuovo su di lui, lo risollevò; cadde infine, carico di nuovi frutti, ed è rimasto là dove è caduto.
«Se non credete alla mia testimonianza», continua, «credete almeno agli abitanti del santo monastero di Marmoutier. Ogni anno, infatti, essi celebrano solennemente la sua festa. Io stesso, vi ho assistito diverse volte il 29 gennaio. Si rispetti dunque come merita la credenza di una così grande chiesa, e l'iniquità che vorrebbe togliere al nostro Santo la gloria e la bellezza che il Signore gli ha dato, chiuda la bocca».
Il martirologio di Du Saussay si esprime così al 29 gennaio: «Lo stesso giorno, nell'Aquitania, al borgo di Primlau, festa di san Severo-Sulpizio, sac erdote Primlau Borgo dell'Aquitania associato al culto del santo. e confessore, ragguardevole per la sua dottrina e la sua santità. Scrisse in uno stile purissimo le azioni di san Martino, che fece rivivere non meno con le sue azioni che con la sua penna. Onorò la povertà in una maniera ammirevole; di un'umiltà profonda, meritò che san Paolino di Nola facesse un magnifico elogio delle sue brillanti qualità e della regola di vita che si era tracciata».
Pierre des Noëls e Godescard lo pongono anch'essi nel numero dei Santi.
Dom Martenne dice: «Quando non avessimo altre prove della santità di Sulpizio Severo che la stretta unione che ebbe con san Martino e con san Paolino, vescovo di Nola, non potremmo dubitare che sia stato uno dei più grandi santi del suo tempo».
Le edizioni del martirologio romano del 1594 e del 1630 confondono lo storico di san Martino con l'arcivescovo di Bourges. Ecco come si esprimono: «A Bourges, festa di san Sulpizio Severo, vescovo, discepolo di san Martino, ragguardevole per le sue virtù e per il suo sapere».
Quando il papa Urbano VIII fece ristampare il martirologio nel 1630, non lasciò sussistere questo errore, e fece cancellare solo queste parole: *discepolo di san Martino*.
È dunque l'arcivescovo di Bourges, conosciuto sotto il nome di Sulpizio il Severo, che la Chiesa romana intende unicamente onorare alla data del 29 gennaio. Per il fatto di questa soppressione, Sulpizio Severo fu realmente spogliato degli onori resi ai santi? Non lo pensiamo. Infatti, nel suo breviario, stampato nel 1685, Monsignor Amelot, arcivescovo di Tours, non continua meno a celebrare la festa di san Sulpizio Severo il 29 gennaio; ma nella leggenda non esiste più alcuna confusione, il Santo è onorato come *confessore non pontefice*.
Non si potrebbe concludere da questo fatto che il Papa, nel sopprimere queste parole: *discepolo di san Martino*, che si trovavano a seguito del nome del santo vescovo di Bourges, abbia semplicemente voluto rettificare un errore storico, e che non abbia affatto inteso privare lo storico e il discepolo di san Martino degli onori che gli rendeva la Chiesa di Tours? Questa supposizione, che Benedetto XIV sembra favorire nel suo *Trattato della Canonizzazione*, sembra d'altronde la sola giustificazione possibile dell'arcivescovo di Tours, che mantiene nei suoi libri liturgici la tradizione della sua Chiesa che onorava con un culto speciale san Sulpizio Severo da più di cinque secoli.
Comunque sia, possiamo in tutta sicurezza seguire gli esempi di umiltà, di rinuncia e di pietà del discepolo di san Martino, e potremo noi stessi arrivare così a un eminente grado di santità. Concludiamo dunque che ci importa prima di tutto imitarlo, e diciamo, terminando questa breve dissertazione, con i Bollandisti: Ciò che abbiamo detto è sufficiente affinché non ci si accusi di aver voluto rapire a Sulpizio Severo gli onori celesti, e anche affinché non ci si rimproveri di renderglieli se non ne ha alcun diritto.
L'abate Rolland, *Aumône, du pens. des Frères des Ecoles chrét. de Tours*.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Carriera nella magistratura in Aquitania
- Ritiro dal mondo dopo la morte della moglie
- Incontro e conversione presso san Martino a Marmoutier
- Vendita dei suoi beni per i poveri e fondazione di un monastero
- Redazione della Vita di san Martino
- Episodio di adesione temporanea all'eresia dei millenaristi o pelagiani
- Condanna al silenzio perpetuo come penitenza
Miracoli
- Apparizione di san Martino che gli annuncia la morte
- Fioritura miracolosa di un giglio appassito sulla sua tomba durante l'anniversario dei suoi funerali
Citazioni
-
Il cristiano deve cercare la vita eterna piuttosto che una memoria immortale.
Sulpicio Severo (affermazione riportata)