Beato Giovanni il Buono di Mantova
DELL'ORDINE DEGLI EREMITI DI SANT'AGOSTINO
Eremita di Sant'Agostino
Nato a Mantova, Giovanni il Buono condusse una giovinezza dissipata prima che una malattia lo conducesse a una conversione radicale. Divenuto eremita vicino a Cesena, fondò una congregazione sotto la regola di Sant'Agostino, distinguendosi per austerità estreme e numerosi miracoli. Morì a 98 anni dopo aver predetto la gloria futura delle sue reliquie.
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IL BEATO GIOVANNI IL BUONO DI MANTOVA
DELL'ORDINE DEGLI EREMITI DI SANT'AGOSTINO
Giovinezza e traviamenti
Nato a Mantova, Giovanni si allontana dall'educazione cristiana dei genitori per condurre una vita di dissolutezza durante i suoi viaggi in Italia.
È attraverso la penitenza che si acquisisce quella misericordia senza la quale nessuno può sperare nel perdono.
Andiamo ad ammirare, nella persona del beato Giovanni il Buon bienheureux Jean le Bon Eremita e fondatore della Congregazione degli Eremiti di Sant'Agostino. o, una delle più belle luci che siano apparse nella celebre Congregazione degli Eremiti di Sant'Agostino. Questo grande servitore di Dio era dell a città di Manto ville de Mantoue Diocesi italiana in cui è stato autorizzato il culto di Ozanna. va. Suo padre si chiamava Giovanni e sua madre Bona, il che gli fece dare, secondo il desiderio dei genitori, il nome di Giovanni il Buono. Quando suo padre morì, egli abbandonò per qualche tempo i buoni consigli che ne aveva ricevuto. Lasciò persino sua madre e la sua patria per andare a viaggiare in Italia, per uno spirito di curiosità che lo impegnò insensibilmente in diversi disordini; le cattive compagnie nelle quali si trovò nei suoi viaggi lo attirarono in dissolutezze verso le quali la sua natura non lo portava. Sua madre, apprendendo la vita sregolata che conduceva quel figlio che amava teneramente, ne concepì un dolore estremo; e, ricordandosi che le lacrime e le preghiere di santa Monica erano state un tempo abbastanza potenti presso Dio per ott enere la conve saint Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. rsione di sant'Agostino, si servì anch'ella di questo stesso mezzo per far tornare suo figlio dai suoi traviamenti; di modo che Dio, avendo riguardo alle lacrime che ella versava notte e giorno, e alle ferventi preghiere che faceva a questo scopo, inviò una malattia salutare a questo giovane proprio nel momento in cui era nei più grandi divertimenti della sua giovinezza.
Conversione e voto
Colpito da una malattia provvidenziale e dalle preghiere di sua madre, Giovanni promette di consacrarsi a Dio se riacquisterà la salute.
Lo stato di infermità in cui si vide ridotto, privandolo per necessità dell'uso di tutti i piaceri che tanto stimava, gli fece riconoscere la vanità della vita dei sensi; comprese che questa malattia era un colpo di Dio che lo puniva per la sua infedeltà e per l'abuso che faceva della buona natura di cui lo aveva favorito, e non dubitò affatto che il male che gli inviava fosse per disporlo a un grande bene; di modo che, senza indugiare oltre, rinunciò di buon cuore a tutti i piaceri e a tutte le vanità di questo mondo, e promise allo stesso tempo a Dio, con un voto molto serio, che avrebbe lasciato il secolo e si sarebbe ritirato in un chiostro, se fosse piaciuto alla Sua divina bontà farlo guarire da questa malattia.
Ritiro a Cesena
Dopo la sua guarigione, distribuisce i suoi beni ai poveri e si ritira in una grotta vicino a Cesena per praticare una rigorosa penitenza.
Il santo giovane riacquistò una perfetta salute; e, riconoscente per la grazia che aveva appena ricevuto, volle eseguire, senza indugio, la promessa che aveva fatto. Si recò, a tal fine, dal vescovo di Mantova, lo rese depositario del suo segreto, gli rivelò i santi ardori di cui sentiva il cuore infiammato, gli fece una confessione generale; e, infine, dopo aver distribuito tutti i suoi beni ai poveri, conformemente ai consigli del Vangelo, lasciò il proprio paese e tutti i suoi parenti, poi si ritirò, con il consenso dello stesso prelato che abbiamo appena citato, in un eremitaggio abbastanza vicino a Cese na, ci Césène Luogo del primo ritiro eremitico del santo. ttà di Roma gna, in Romagne Regione d'Italia in cui si trovava l'eremo del santo. Italia. Trovò fortunatamente in quel luogo una grotta molto ritirata nel deserto, la quale era assai adatta al suo disegno, che era quello di allontanarsi interamente dal commercio del mondo per attendere in libertà alla penitenza e all'orazione; si rinchiuse dunque in quella solitudine e cominciò a espiare ivi tutti i vizi della sua giovinezza con i digiuni, le veglie, le austerità corporali, l'esercizio della preghiera vocale e mentale, e con un'infinità di altre pratiche che sembravano piuttosto appartenere alla crudeltà che alla virtù della penitenza.
Tentazioni e vittorie
Supera le tentazioni di gola e lussuria attraverso mortificazioni estreme, ricevendo una guarigione miracolosa dalle sue ferite.
Il coraggio e la fedeltà con cui perseverava in questo genere di vita stupirono le potenze dell'inferno; il demonio, per arrestare se possibile così grandi progressi nella virtù, gli sferrò due attacchi particolari che il nostro Santo superò coraggiosamente. Il primo fu sulla gola, o meglio sulla ghiottoneria, rappresentandogli i bocconi delicati di cui si era saziato e i banchetti deliziosi ai quali si era trovato un tempo; il beato Giovanni evitò questa prima trappola raccogliendo un intero piatto di foglie di rovo selvatico dal gusto molto amaro e persino un po' spinose, che mangiò tutte crude per il suo pasto senza alcun condimento, con la ferma risoluzione di reiterare questo rimedio se la tentazione fosse tornata; ma questo mezzo fu così efficace che il nemico non lo tentò più da quel lato.
Fu nondimeno attaccato in un altro modo: lo spirito maligno gli rappresentava con colori estremamente vividi l'immagine di una creatura che aveva un tempo ammirato, ed eccitava in lui scintille di un fuoco disonesto che gli faceva sentire tra le spine del suo cilicio e nel mezzo della freddezza della sua astinenza; il santo Penitente, il cui cuore era rivolto a Dio, per superare questo assalto, si conficcò con coraggio eroico delle punte di canne molto acuminate sulla punta delle dita, tra la carne e le unghie; il dolore che ne provò fu così vivo e penetrante che cadde in deliquio e rimase per lo spazio di tre giorni mezzo morto. Questo mezzo, che una prudenza comune avrebbe condannato, fu nondimeno talmente approvato da Dio, che gli fece conoscere che sarebbe stato esente per il resto dei suoi giorni da simili tentazioni: ricevette persino miracolosamente la guarigione perfetta di tutte le piaghe che si era fatto sulla punta di tutte le dita delle sue due mani.
Fondazione e regola
Attirando numerosi discepoli, fondò diversi monasteri e adottò la regola di Sant'Agostino con l'approvazione di Papa Innocenzo III.
Sebbene il servo di Dio lavorasse così per superare, con un coraggio incredibile, gli attacchi dell'inferno nel segreto del ritiro di una profonda foresta, non si mancò tuttavia, permettendolo Dio, di scoprirlo infine e di riconoscere il suo insigne merito; ciò gli attirò discepoli in così gran numero, che fu obbligato a costruire piccole celle e oratori particolari, e in seguito una chiesa, col consenso dell'Ordinario, in onore della santa Vergine; e la cosa giunse a tal punto che, aumentando di giorno in giorno il numero dei penitenti, il beato Giovanni fu costretto a costruire, in diversi luoghi, parecchi monasteri per accogliere tutti coloro che si presentavano. Questi pii eremiti non avevano dapprima una regola particolare, e si accontentavano di osservare alcuni regolamenti che il Beato dava loro a viva voce; ma essendo infine risoluto di conformarsi con i suoi religiosi a qualcuna delle regole antiche già stabilite e ricevute nella Chiesa, scelse quella degli Eremiti di Sant'Agostino: e affinché la cosa fosse me glio accolta e più autent Ermites de Saint-Augustin Ordine religioso al quale Giovanni è appartenuto e di cui ha adottato la regola. ica, inviò a chiedere l'approvazione del sovrano Pontefice che era allora Innocenzo III, il quale, essendo ben informato del me rito e della Innocent III Papa che inviò Pietro di Castelnau contro gli Albigesi. santità delle intenzioni del venerabile Giovanni, gli accordò volentieri ciò che chiedeva, permettendo così a lui e ai suoi discepoli di vivere, di pronunciare voti e di redigere costituzioni e leggi conformemente alla Regola di Sant'Agostino.
Questo santo personagg io condusse quest'opera Règle de Saint-Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. con una prudenza ammirevole; e, vedendo le benedizioni che Dio dava alla sua Congregazione, e che tutti i suoi religiosi vivevano in una perfetta obbedienza, trovò modo, per un effetto di umiltà, di dimettersi dalla carica di generale che occupava, e di darla a un altro, al fine di vivere lui stesso in uno stato più nascosto, e di avere più tempo libero per attendere in libertà agli esercizi della contemplazione e della mortificazione, che sono i due principali articoli della vita dei solitari. In effetti, quando ebbe ottenuto di non essere più priore generale, ricominciò a condurre un genere di vita più austero e più regolare di quello che aveva tenuto fino ad allora, e non sostenne meno efficacemente con il suo solo esempio l'opera che aveva iniziato, di quando faceva le sue esortazioni e dava leggi per iscritto e a viva voce, essendo generale.
Ascetismo estremo
Giovanni pratica digiuni eroici, in particolare tre quaresime annuali, e si impone condizioni di vita di una durezza eccezionale.
Contava così poco sulle mortificazioni e sulle penitenze che aveva praticato fino ad allora nella solitudine, che si obbligò di nuovo con voto a fare ogni anno tre Quaresime per tutto il resto della sua vita. La prima era quella a cui la Chiesa obbliga i fedeli prima di Pasqua: la osservava con un rigore così estremo che il giorno delle Ceneri prendeva solo tre once di pane, che divideva in piccoli pezzi, e ognuno di questi piccoli pezzi costituiva il suo pasto quotidiano: poi, quando arrivava il Giovedì Santo, moltiplicava così abbondantemente il resto, che ce n'era a sufficienza per dare un pasto a un gran numero di religiosi che riuniva in quel periodo per celebrare con loro la festa di Pasqua.
La seconda Quaresima che faceva era dall'ottava di Pasqua fino alla Pentecoste: durante questo periodo, non usava altro nutrimento se non quello che poteva ricevere dalla santa comunione che prendeva allora ogni mattina; poiché, per gli altri tempi, si accontentava di ascoltare la santa messa e di comunicarsi le domeniche e le feste. Faceva la sua terza Quaresima immediatamente prima delle feste di Natale, e allora non prendeva per il suo pasto quotidiano che tre fave; durante tutto il resto del tempo, digiunava esattamente a pane e acqua il lunedì, il mercoledì e il venerdì di ogni settimana. Non mangiava mai carne, nemmeno da malato, sebbene ciò fosse permesso in quel tempo.
Se era così rigoroso nel vivere, non lo era di meno nel vestire: si può dire che portasse qualche indumento solo per non apparire nudo; non si serviva, nel suo eremitaggio, che di una semplice tunica tessuta di paglia, la quale, tuttavia, è diventata in seguito un mirabile strumento di guarigione per un gran numero di malati tunique tissée de paille Veste austera del santo divenuta strumento di guarigioni miracolose. che sono venuti a farsela applicare dopo la sua morte: Dio facendo conoscere per mezzo di ciò quanto avesse avuto in gradimento le austerità del suo Servo. La sua storia dice anche che aveva tre letti nella sua cella: uno era fatto di tronchi d'albero assai mal congiunti e più adatti a far soffrire il martirio a un corpo che a servirgli da luogo di riposo; infatti la sua intenzione era di servirsene solo per procurarsi una grande fatica e un dolore estremo. Il secondo dei suoi letti era una fossa che era più profonda da un lato che dall'altro; scendeva a certe ore del giorno in questa specie di sepolcro e vi si coricava, mettendo la testa dal lato che era più profondo per soffrire maggiormente, e non lasciava la postura che vi prendeva se non dopo aver recitato devotamente duecento volte l'Orazione domenicale; infine, il suo terzo letto era un asse semplicissimo sul quale si riposava, avendo solo un pezzo di legno come capezzale. È così che lo spirito di penitenza faceva trovare a questo grande Servo di Dio belle invenzioni per non dare alcun riposo alla sua carne e per portare continuamente la mortificazione di Gesù Cristo sul suo corpo.
Combattimenti spirituali e doni
Vittima di attacchi demoniaci fisici, beneficia in cambio di visioni di Cristo, del dono della profezia e di una scienza infusa.
Sebbene il beato Giovanni il Buono vivesse in una perfetta innocenza e non desse alcun appiglio al suo nemico, il demonio, il quale tuttavia non poteva sopportare che egli osservasse una così grande fedeltà ai suoi esercizi e che perseverasse come faceva giorno e notte nelle pratiche della più alta contemplazione, gli sferrò grandi combattimenti: talvolta gli appariva sotto figure orribili per spaventarlo e distrarlo nel dolce riposo della sua orazione, talvolta gli muoveva una guerra aperta colpendolo duramente; a volte lo minacciava di fargli guerra per il resto dei suoi giorni; altre volte suscitava contro di lui le calunnie più atroci per fargli perdere la reputazione e diminuire la fiducia che i popoli avevano in lui. Questo mostro infernale lo attaccava più comunemente quando si trovava sul rude letto di legno di cui abbiamo parlato, e, non potendo sopportare i dolori volontari che il Santo soffriva standovi coricato, un giorno, dopo averlo prima ben tormentato, lo trasse via e lo gettò così rudemente sul pavimento della sua stanza, che ne fu gravemente ferito. Sarebbe troppo lungo dare qui il resoconto di tanti diversi combattimenti; basti dire che egli rimase sempre vincitore del suo nemico, sia usando il segno della croce, sia compiendo atti interiori di una perfetta fiducia in Dio, sia continuando con una fedeltà incomparabile gli esercizi della preghiera e della mortificazione che più dispiacevano al nemico, sia discolpandosi con una tranquillità e una modestia angeliche davanti al suo vescovo, da tutte le imposture e calunnie più nere che venivano suscitate contro la sua persona: di modo che tutte le avversità che gli accadevano, tanto da parte degli uomini quanto da parte dell'inferno, non servirono mai che ad aumentare la sua pazienza e le sue vittorie, e a sollevare davanti a Dio e davanti al mondo il suo insigne merito.
Non ci fermeremo qui a scoprire in dettaglio le comunicazioni interiori che egli riceveva da parte del cielo, diremo solo che esse erano proporzionate alle fatiche che soffriva, e che, se i demoni lo attaccavano visibilmente sotto forme corporee, Gesù Cristo, d'altra parte, sotto i cui ordini sosteneva i suoi combattimenti, gli appariva anche spesso visibilmente sotto forma umana, per fortificarlo e consolarlo nelle sue fatiche. Queste grazie e questi insigni favori gli venivano comunicati specialmente quando meditava i misteri della passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Le sue visioni esteriori erano sempre accompagnate da una grande abbondanza di consolazioni interiori e di luci straordinarie; era in questo dolce commercio che apprendeva le cose future che non poteva sapere per conoscenze naturali: il che lo portava a predire diversi eventi determinando circostanze così particolari, che causavano ammirazione e grande stupore in tutti coloro che ne venivano a conoscenza. Un malato, essendo abbandonato da tutti i medici come prossimo a morire, il Santo predisse, contro ogni apparenza, che sarebbe tornato presto a una perfetta salute: ciò che avvenne, infatti, poco tempo dopo. Dichiarò ancora che un certo religioso avrebbe abbandonato il suo stato e lasciato l'abito religioso, ma, tuttavia, che si sarebbe riconosciuto così bene in seguito, che avrebbe fatto una felicissima fine, e che si sarebbero resi persino grandi onori al suo corpo dopo il suo trapasso: ciò che avvenne come egli aveva predetto.
Attingeva ancora dal santo esercizio della contemplazione la soluzione di un'infinità di difficoltà molto spinose, di cui sarebbe stato difficile penetrare il fondo con le scienze umane. È per questo che, sebbene non avesse mai studiato molto e avesse solo una leggera tintura delle lettere umane, non mancò di risolvere molto nettamente una questione tra le più delicate del diritto canonico, riguardante il matrimonio, alla presenza di due famosi avvocati molto esperti, i quali furono estremamente sorpresi di udire dalla bocca del Santo la spiegazione della loro difficoltà, e di vedere persino che egli citava loro il luogo del diritto dove si trovava la soluzione che dava loro.
Miracoli e fine della vita
Dopo aver compiuto miracoli eclatanti, torna a morire a Mantova all'età di 98 anni, circondato dagli angeli.
Compié cose del tutto miracolose nel corso della sua vita, che sono altrettante prove convincenti della sua innocenza e del potere che Dio gli aveva dato sulle creature. Un motivo di pura carità verso un religioso dell'eremo dove dimorava lo spinse a compiere un'azione che non dobbiamo omettere qui. Un giovane frate, avendo risolto per tentazione di ritornare nel secolo e di abbandonare la sua vocazione, il Santo, andato ad attenderlo nel luogo dove doveva passare per andarsene, lo prese per mano e, conducendolo vicino a un grande fuoco, vi saltò dentro in sua presenza, avendo i piedi nudi; poi, essendosi camminato a lungo sui carboni ardenti senza esserne offeso in alcun modo, disse a quel religioso, che vedeva tutto sorpreso e come estasiato nell'essere testimone di una tale meraviglia: «Fratello mio, il motivo del tuo stupore cesserà se comprenderai che Dio fa tante grazie e misericordia a coloro che, essendosi consacrati a Lui, sono fedeli nel perseverare nella loro vocazione, che l'acqua, il fuoco e tutte le altre creature diventano loro sottomesse e servizievoli, perdendo le loro qualità naturali o acquisendone di nuove in favore di questi stessi servitori di Dio». E, per una maggiore prova di ciò che gli diceva, prese sul momento, nel fuoco, un tizzone tutto acceso che andò a piantare in terra per l'estremità che bruciava, e, cosa sorprendente, Dio, rispondendo alla fede del suo servitore, il bastone rinverdì subito e si trovò in poco tempo carico di foglie e di bei frutti molto buoni da mangiare. Così grandi meraviglie aprirono gli occhi del religioso che era vicino ad andarsene; egli deplorò la sua viltà, ammirò il potere che Dio dava ai suoi servitori quando gli erano fedeli, e infine perseverò nella sua prima vocazione e fece una felice fine nella religione.
La grande reputazione che si acquistò, tanto per la santità della sua vita quanto per il numero dei prodigi che compiva, gli attirò tante visite da ogni parte, che risolse di ritirarsi in qualche luogo sconosciuto per evitare la vana gloria ed essere meno esposto alle lodi degli uomini. Partì dunque segretamente una sera dal suo eremo; ma, per una disposizione della divina Provvidenza, dopo aver camminato bene tutta la notte, al mattino, credendo di essere ben lontano e fuori condizione di essere raggiunto da coloro che sapeva doverlo inseguire, si trovò davanti alla porta della sua cella, da dove era uscito la sera: il che gli fece presto concludere che Dio, che aveva così regolato i suoi passi, non approvava il suo ritiro né che egli fosse lontano da quel luogo, perché doveva sostenervi i suoi fratelli nell'austerità della disciplina religiosa con la forza del suo esempio, e assistere e favorire con i suoi buoni soccorsi coloro che avrebbero fatto ricorso a lui nelle loro disgrazie e nelle loro malattie.
Appena dunque il santo eremita fu tornato in quel luogo, Dio fece ancora più chiaramente conoscere che era la divina Sapienza a trattenerlo lì; poiché i genitori di un giovane indemoniato volevano condurlo al beato Giovanni il Buono, affinché lo liberasse dalla tirannia di quell'ospite malvagio, il demonio non volle mai risolversi ad andare dove si desiderava condurre il malato, dicendo che sapeva bene dove volevano condurlo, ma che non ci sarebbe andato; i genitori, tuttavia, avendo trovato il modo di trasportare il loro figlio nella chiesa del luogo dove era il buon eremita, non appena vi fu arrivato, il demonio, senza attendere nemmeno la presenza del Santo che si richiedeva, uscì subito dal corpo del malato, con grande stupore dell'assemblea, che non poteva abbastanza ammirare, da una parte, il rispetto che il demonio aveva per il santo religioso, e, dall'altra, il grande potere che il servitore di Dio aveva sulle potenze infernali.
Siamo obbligati a passare sotto silenzio molte altre belle azioni per non essere troppo estesi in questo compendio, e per tornare alla fine che ha felicemente coronato la fedeltà e le fatiche di questo grande servitore di Gesù Cristo. Avendo dunque riempito degnamente la misura delle buone opere che Dio attendeva da lui per farlo partecipe della sua gloria, fu avvertito da un angelo di andars ene a M Mantoue Diocesi italiana in cui è stato autorizzato il culto di Ozanna. antova, che era il luogo della sua nascita, dove Dio voleva che il suo corpo fosse inumato e ricevesse grandi onori. Il Santo obbedì, e, poiché il potere e la facoltà di fare miracoli lo seguivano ovunque, si trovò ancora obbligato a compiere prima del suo trapasso, una meraviglia che non dobbiamo omettere. Una donna avendo perso il suo figlio unico in cui riponeva tutta la sua fiducia e tutta la sua consolazione, non parlava di nient'altro che di morire, e diceva che voleva assolutamente essere sepolta con suo figlio che era deceduto, non potendo sopravvivere a una tale perdita; i suoi amici la persuasero a fare ricorso al beato Giovanni il Buono a cui nulla era difficile, per pregarlo di rendere la vita a suo figlio; ella accettò il consiglio, e, piena di fiducia in Dio e di stima per il santo Eremita, portò il corpo del suo bambino morto alla sua cella, scongiurandolo con ogni sorta di preghiere di ottenerle da Dio la consolazione di ricevere in vita questo figlio che le era così caro. Il Santo, la cui carità non aveva confini, si mise in preghiera, e, quando ebbe passato tre giorni interi accanto al defunto per ottenergli dal cielo la vita di cui era stato privato, Dio, esaudendo infine le preghiere del Santo, rese la vita al morto, con grande stupore di tutta la città di Mantova, che fu testimone di questa meraviglia; ma infine, colui che aveva appena ottenuto così facilmente la vita a uno straniero, non respirando altro che di morire per andare a godere in libertà della presenza del suo Dio, accettò con grande gioia di uscire da questo mondo; di modo che dopo aver avvertito i suoi fratelli del giorno del suo decesso, li esortò a osservare bene i loro voti e a non allontanarsi mai dalle pratiche della mortificazione e della penitenza: «Non ricercate quaggiù altra gioia», disse loro, «che quella che una buona coscienza riceve dalle buone opere che si compiono; non dimenticate mai di imitare gli esempi del nostro Salvatore e Redentore Gesù Cristo che è il nostro Maestro comune; sarà per questo mezzo che tutte le cose vi riusciranno in questa vita, e che meriterete la gloria nell'altra».
Un po' prima della sua morte, un religioso prese la libertà di chiedergli cosa sarebbe diventato il suo corpo dopo il suo decesso; egli gli rispose che gli uomini lo avrebbero trattato con grande rispetto, e che Dio avrebbe fatto vedere molte meraviglie attorno a lui per molti anni; che si sarebbe dimenticato, tuttavia, per un tempo, tutte queste cose, ma che sarebbe piaciuto alla divina Provvidenza di metterlo in una così grande reputazione, che sarebbe stato rispettato da tutta la terra: ciò che l'evento ha fatto vedere veritiero. Infine, giunto l'ultimo istante della sua partenza da questo mondo, una schiera di angeli circondò il suo letto, e si udì una voce che lo invitava ad andare a godere delle delizie eterne in compagnia dei suoi fratelli che lo avevano preceduto nella gloria, e, nello stesso momento, rese la sua bella anima a Dio. Fu il 23 ottobre dell'anno di grazia 1222, all'età di novantotto anni.
Il suo corpo fu inumato con molti onori, come aveva predetto, e, diciotto mesi dopo essere stato messo in terra, lo si trovò tutto intero quando lo si sollevò per dargli una sepoltura ancora più onorevole della prima.
Iconografia e fonti
Il santo è tradizionalmente raffigurato con un giglio e un teschio; la sua vita è documentata dagli annali del suo ordine.
Viene rappresentato mentre tiene un giglio in una mano e un teschio nell'altra, per segnare le lotte che dovette sostenere contro l'impurità dopo la sua conversione, e il pensiero della morte che era oggetto delle sue assidue meditazioni.
Abbiamo composto questa vita basandoci sulle memorie che si trovano nella Storia degli uomini illustri dell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Giovinezza dissipata e viaggi in Italia
- Conversione in seguito a una malattia salutare
- Ritiro in un eremo vicino a Cesena
- Fondazione di una congregazione di eremiti
- Adozione della regola di Sant'Agostino con l'approvazione di Innocenzo III
- Dimissioni dalla carica di Priore generale per tornare alla solitudine
- Ritorno a Mantova prima della sua morte
Miracoli
- Guarigione miracolosa delle dita dopo essersi conficcato delle canne
- Moltiplicazione del pane il Giovedì Santo
- Cammina su carboni ardenti senza bruciarsi
- Bastone di tizzone che rinverdisce e dà frutti
- Resurrezione di un bambino a Mantova
- Incorruttibilità del corpo diciotto mesi dopo il decesso
Citazioni
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Non cercate quaggiù altra gioia se non quella che una buona coscienza riceve dalle buone opere che si compiono.
Ultime parole ai suoi confratelli