29 ottobre 10° secolo

San Germano di Montfort

RELIGIOSO DELL'ORDINE DI SAN BENEDETTO, NELLA DIOCESI DI ANNECY

Religioso dell'Ordine di San Benedetto

Festa
29 ottobre
Morte
vers l'an 1000 (naturelle)
Epoca
10° secolo

Nato in Belgio nel X secolo, Germano fu il precettore di san Bernardo di Mentone prima di diventare monaco benedettino a Savigny e poi a Talloires. Visse gli ultimi quarant'anni della sua vita come eremita in una grotta a picco sul lago di Annecy. Le sue reliquie, preservate durante la Rivoluzione, sono oggetto di grande devozione in Savoia.

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Sezioni di lettura: 7

SAN GERMANO DI MONTFORT,

RELIGIOSO DELL'ORDINE DI SAN BENEDETTO, NELLA DIOCESI DI ANNECY

Vita 01 / 07

Origini e giovinezza in Belgio

Germano nasce all'inizio del X secolo a Montfort, vicino a Malines, in una famiglia pia e benestante. Fin dall'infanzia, manifesta una precoce devozione, servendo il vescovo di Malines e praticando la carità verso i poveri.

San Germano n Saint Germain Religioso benedettino, precettore di san Bernardo di Mentone ed eremita a Talloires. acque in Belgio, in una piccola città nei dintorni di Malines, chiamata Montfort, da una famiglia distinta tanto per lo splendore della sua pietà quanto per l'importanza della sua fortuna. Il nome dei suoi genitori non ci è giunto; si sa solo che ebbe un unico fratello di nome Rodolfo. Non conosciamo in modo preciso la data della sua nascita; ma documenti degni di fede la fanno risalire all'inizio del X secolo, verso l'anno 906.

Prevenuto fin dai primi anni della sua vita dalle più rare benedizioni e avendo ricevuto dal cielo, per formare la sua giovinezza, genitori virtuosi e zelanti il cui unico impegno fu di formare il suo giovane cuore all'amore di Dio e alla pratica delle virtù cristiane, e i cui esempi e lezioni lo portavano continuamente al bene; il giovane Germano fece rapidi progressi nelle vie della salvezza, e diede, fin dalla sua più tenera infanzia, segni inequivocabili della sua futura santità.

Così leggiamo in una leggenda tratta dagli archivi del monastero di Talloires, come in diverse vite di san Bernardo di Mentone, di cui fu precett ore, che essendo appena saint Bernard de Menthon Allievo di san Germano e fondatore dell'ospizio del Gran San Bernardo. giunto all'età della ragione, non aveva già gusto e attrazione che per la preghiera, la gloria di Dio e la santificazione della sua anima; che evitava con cura i giochi e gli altri divertimenti della giovane età, e che, mentre i suoi compagni non pensavano e non si occupavano che ai piaceri e ai divertimenti dell'infanzia, egli si allontanava spesso dalla casa paterna per andare a effondere i sentimenti e gli affetti del suo cuore, davanti al suo Dio, nelle chiese, dove passava talvolta giorni interi in adorazione e in preghiera.

Già allora non amava intrattenersi che delle cose di Dio, e la sua conversazione più ordinaria era nel cielo e per le cose del cielo. Aveva anche un grandissimo rispetto per le pratiche e le cerimonie della Chiesa; e, non appena fu uscito dalla prima infanzia, si recava spesso a Malines per avere la felicità di servire il vescovo durante il santo sacrificio della messa. Si può meglio immaginare che descrivere i sentimenti di devozione e di fervore che animavano quest'anima piena di fede, in questa azione santa, e come, per il fervore che apportava nel servire all'altare, si preparasse fin d'allora, e senza prevederlo ancora forse, a salire un giorno lui stesso all'altare con quella devozione che gli meritò, in seguito, tante grazie e favori.

I suoi virtuosi genitori, che volevano prima di tutto la gloria di Dio e la salvezza del loro figlio, erano ben lontani dall'opporsi a così sante disposizioni; al contrario, benedicevano il Signore per le sue precoci virtù e impiegavano ogni loro cura per fortificarle e accrescerle. Il vescovo di Malines, da parte sua, toccato dalla modestia, dal raccoglimento e dalle altre qualità di questo giovane fanciullo che vedeva spesso in chiesa e che gli serviva la messa con una pietà così poco ordinaria a quell'età, lo aveva preso in particolare affetto e gli faceva spesso piccoli doni per incoraggiarlo e mostrargli la sua stima. Ma il piccolo Germano, che apprezzava senza dubbio tutto il valore di questi regali di un vescovo, non ne conservava tuttavia nulla per sé; sapeva che non si può amare Dio senza amare anche il prossimo, e subito si affrettava a darli ai poveri, così come ciò che riceveva dalla mano dei suoi genitori. È così che univa già allora in sé, in un grado ben perfetto, le due virtù fondamentali del cristianesimo, quelle da cui dipendono tutte le altre e che racchiudono tutta la legge: l'amore di Dio e l'amore del prossimo.

Vita 02 / 07

Studi a Parigi ed educazione di san Bernardo

Dopo brillanti studi a Parigi, Germano diventa sacerdote e viene scelto come precettore del giovane Bernardo di Mentone in Savoia. Accompagna il suo allievo all'università di Parigi per perfezionarne l'educazione proteggendone al contempo la virtù.

Giunto a un'età un po' più avanzata, e probabilmente dopo aver appreso nella casa paterna i primi elementi delle scienze, Germano fu inviato a Parigi con Rodolfo, suo unico fratello, dove dimorò alcuni anni, durante i quali compì studi distinti e divenne oggetto dell'ammirazione di tutti i suoi condiscepoli. In mezzo ai disordini e agli scandali che questa grande capitale offrì sempre alla gioventù e che causarono così spesso vergognosi naufragi alla virtù anche più solida, il nostro giovane allievo seppe, con la preghiera, la vigilanza, la fuga dalle occasioni, la lettura dei buoni libri, la meditazione dei nostri destini eterni, la mortificazione dei sensi e il digiuno, premunirsi contro tutti i pericoli; vi fece progressi tanto rapidi nella santificazione della sua anima quanto nell'acquisizione delle scienze umane, e terminò i suoi corsi tanto lodato per la sua rara pietà quanto ammirato per i suoi talenti e il suo sapere. Fin dal suo ingresso in questa scuola famosa, si era soprattutto notato in lui un grande disprezzo delle creature, una completa abnegazione di sé, uno zelo ardente per il bene della Chiesa, il che, secondo i Padri della Chiesa, è il segno più certo di predestinazione, una tenera devozione per la santissima Vergine; devozione che sostenne tutta la vita e che gli valse in seguito diverse apparizioni di questa augusta Vergine.

Dopo aver terminato i suoi studi con successi così brillanti e una pietà così esemplare, ed essere stato rivestito del carattere sacro del sacerdozio, Germano, che non aveva altro scopo che seguire in tutto la volontà del suo Dio, lo pregò istantemente di fargli conoscere i suoi disegni su di lui. Fu esaudito, ed ecco come: in una delle più antiche e illustri famiglie della Savoia, al castello di Mentone, situato su un ridente pendio, sul bordo orientale del lago di Annecy, il Signore aveva concesso un figlio a genitori virtuosi. Era Bernardo di Men tone. Fin dall'inf Bernard de Menthon Allievo di san Germano e fondatore dell'ospizio del Gran San Bernardo. anzia, mostrò le più felici disposizioni per le scienze e soprattutto per le virtù. Aveva allora raggiunto l'età di sette anni, e il barone, suo padre, pensò di dargli un precettore.

Ma, poiché gli interessi della pietà e della religione furono sempre posti in prima linea in questa illustre casa di Mentone, dove si è sempre creduto che la religione sia il primo fondamento della vera nobiltà, Riccardo voleva innanzitutto un uomo che eccellesse nella pratica delle virtù cristiane e i cui esempi e lezioni portassero suo figlio al bene nello stesso tempo in cui lo istruisse nelle scienze umane; poiché sapeva che nulla è più pernicioso alla gioventù degli esempi dei cattivi istitutori, e che, pertanto, i genitori non devono avere nulla più a cuore che scegliere buoni maestri per dirigere l'educazione dei loro figli. Questi motivi e un segreto disegno di Dio gli fecero chiedere il nostro Germano, uomo tanto raro per la perfezione delle sue virtù quanto per quella dei suoi talenti; sacerdote tanto versato nelle scienze della terra quanto in quelle del cielo. Germano guardò l'offerta che gli veniva fatta come una grazia venuta dal cielo e un segno della volontà di Dio, e, senza esitare, si affrettò ad arrivare al castello per dedicarsi interamente alla nobile funzione che la Provvidenza gli affidava. Aveva allora circa venticinque anni. Il solo desiderio di obbedire a Dio, di procurare la sua gloria, di contribuire alla santificazione del giovane Bernardo e di lavorare alla propria salvezza, aveva condotto Germano al castello di Mentone. È a tutto ciò che egli si applicherà senza sosta.

Poiché aveva meditato molte volte su queste parole dello Spirito Santo: «Dio resiste ai superbi; ma dà la sua grazia abbondante agli umili», la sua prima cura, non appena vi fu arrivato, fu di rafforzarsi in questa preziosa virtù, l'umiltà. E, per premunirsi contro le lusinghe dell'amor proprio e dell'orgoglio alle quali si vede esposto in mezzo agli onori e all'abbondanza di cui vi è circondato, fa qui ciò che ha già fatto nella casa di suo padre e durante tutti i suoi corsi a Parigi: prega con assiduità, digiuna con rigore, si dedica con fervore agli esercizi della pietà cristiana, e soprattutto si adopera con zelo per formare lo spirito e il cuore del suo giovane allievo. Fin dal suo ingresso al castello, considera il giovane Bernardo come una pianta preziosa che ha missione da parte del cielo di coltivare, come un cuore innocente che deve portare a Dio e formare alla pietà ancora più che alla scienza.

Sotto la saggia guida di Germano, il suo santo precettore, il giovane Bernardo aveva fatto a Mentone progressi così rapidi nelle scienze, che, secondo il rapporto degli storici della sua vita, arrivò in poco tempo a un grado di istruzione dove gli altri giungono solo dopo lunghi anni. Così i suoi genitori, vedendo che non poteva più nulla acquisire nella sua provincia, risolsero di inviarlo di buon'ora a Parigi per finire di renderlo tale quale lo desideravano.

Non dimenticheranno tuttavia ciò che la religione prescriveva loro riguardo all'anima del loro figlio; ecco perché preposero ancora il nostro virtuoso Germano alla guardia della sua innocenza e lo pregarono di volerlo accompagnare a Parigi e di continuare a coltivare quel ricco fondo di natura e di grazia, come aveva fatto con tanto successo nel loro castello. Germano lo promise con felicità. Partono dunque l'uno e l'altro per questa grande città, accompagnati da un governatore e da due domestici. San Bernardo aveva allora quattordici anni, e san Germano, circa trentadue. Roland Viot, storico e prevosto del Gran San Bernardo, verso l'anno 1614, assicura che entrarono nella celebre università costruita un centinaio d'anni prima da Carlo Magno. È dunque la stessa università dove san Germano aveva già fatto, alcuni anni prima, progressi così ammirevoli nelle scienze e nelle virtù.

Durante il soggiorno che vi fecero, Germano non perse un momento di vista il suo santo allievo; in tutto e ovunque si mostrò veramente l'angelo tutelare di questo bambino di benedizione. Per le sue cure, le sue esortazioni e i suoi consigli, Bernardo si distinse presto nello studio della filosofia, del diritto e della teologia, ma si fece molto più notare ancora per il suo orrore per il peccato e il suo ardore per la propria santificazione. Alla vista dei disordini e dei flagelli spaventosi che il vizio causava tra questo concorso prodigioso di studenti attirati da ogni parte in questa scuola già così celebre, spesso il suo cuore puro e innocente si allarmava e si rivoltava; ma Germano era sempre lì per mettere la sua anima al riparo dalle seduzioni. Lo premuniva contro tutti i pericoli con la preghiera, la meditazione delle cose sante, la fuga dalle occasioni e la frequentazione dei Sacramenti; non gli lasciava perdere di vista il pensiero della presenza di Dio, e spesso, durante il giorno, elevava la sua anima al di sopra delle cose della terra con considerazioni sante e tutte infiammate dell'amore divino.

Fondazione 03 / 07

Ingresso nell'ordine di San Benedetto

Germano e suo fratello Rodolfo rinunciano ai loro beni per entrare nel monastero di Savigny. Germano viene poi inviato a Talloires per restaurarvi e dirigervi una comunità benedettina.

Essendo Bernardo e Germano stati richiamati al castello di Menthon, Germano vi soggiornò per poco tempo, dopodiché si recò immediatame nte a Tal Talloires Luogo del monastero e della grotta dove Germano visse e morì. loires, distante mezza lega, dove vivevano già alcuni cenobiti sotto la Regola di San Benedet Règle de Saint-Benoît Ordine religioso che occupa il monastero di Honnecourt. to. Vi fu accompagnato, dice l'autore dell'Héros des Alpes, da una buona parte degli ufficiali del giovane barone. Ora, si può ben presumere che furono gli esempi e le esortazioni di Germano ad averli determinati a questa vita più perfetta; poiché lo zelo dei Santi per la gloria di Dio e la perfezione delle anime non si stanca mai. Avendo sentito lodare e vantare la regolarità e la celebrità dell'abate e dei monaci di Savigny , nella Savigny Abbazia benedettina da cui dipendeva Talloires. diocesi di Lione, da cui dipendeva la comunità di Talloires, si sentì animato da un desiderio ardente di entrare in quella casa santa, dove la Regola di San Benedetto era praticata con tutto il fervore dei primi tempi, e dove ogni religioso era per così dire un Santo. È così che i Santi aspirano sempre a ciò che vi è di più perfetto e di più atto a farli avanzare a grandi passi sulla via della perfezione e della salvezza.

Nondimeno, poiché non voleva più occuparsi che di Dio e delle cose del cielo, ebbe cura, prima di mettere in atto il suo progetto, di sbarazzarsi di tutto ciò che poteva ancora attirare il suo spirito e i suoi pensieri verso la terra. È per questo che, applicando a se stesso queste parole del divino Maestro: «Se vuoi essere perfetto, vendi quello che hai, dacci il ricavato ai poveri e seguimi», si reca incontinente presso suo fratello Rodolfo, a cui comunica il suo disegno. Rodolfo, penetrato egli stesso da grandi sentimenti di pietà e da un grande zelo per la gloria di Dio e la propria santificazione, si determina con gioia ad imitarlo. Questi due fratelli vendono dunque tutto ciò che possiedono e ne danno il ricavato ai poveri.

Dopo questo atto sublime di carità e di disinteresse, Germano e suo fratello partono all'istante per il monastero di Savigny. Vi sono ricevuti dall'abate Joire, uomo ugualmente rimarchevole per la sua scienza e le sue virtù. È lì che fanno i loro voti e che si impegnano a seguire irrevocabilmente la Regola di San Benedetto in tutto il suo rigore.

San Germano era da qualche tempo in quell'illustre monastero di Savigny che edificava con le sue virtù, quando i suoi superiori, che avevano notato in lui tanta capacità per gli affari quanto zelo per la gloria di Dio e la propria santificazione, lo rimandarono a Talloires per rafforzarvi la piccola comunità di Benedettini che vi esisteva sotto la dipendenza di Savigny, e che vi era stata fondata, a quanto si crede, ai tempi di Carlo Magno. Gli fu associato suo fratello Rodolfo e alcuni altri cenobiti per aiutarlo in questa impresa, e presto vi ebbero costruito un monastero con una chiesa e fondato tutto ciò che era necessario al sostentamento dei religiosi.

Ma le cure esteriori e per così dire materiali che Germano fu costretto a dedicare alla costruzione di questi edifici non nuocquero affatto all'avanzamento spirituale della sua anima; poiché non solo riportava e offriva a Dio tutte le sue pene e i suoi lavori, ma seguiva anche tutti gli esercizi della comunità con un fervore degno degli antichi cenobiti. La sua fedeltà e il suo ardore sempre crescente stupivano ed edificavano singolarmente i religiosi anche più regolari e più santi di quella casa. Ognuno si sforzava a gara di imitarlo e di formarsi sui suoi esempi, allo spirito del santo patriarca di Montecassino; poiché allora non si doveva ancora deplorare quel funesto rilassamento che si introdusse più tardi in alcuni dei membri di questo monastero di Talloires.

Missione 04 / 07

Pellegrinaggio in Terra Santa e priorato

Dopo un pellegrinaggio di tre anni a Gerusalemme da cui riporta delle reliquie, Germano viene eletto priore di Talloires. Dirige la comunità con un grande rigore ascetico e una profonda umiltà.

Avendo così pienamente risposto ai disegni che ci si era proposti inviandolo a Talloires, Germano, che credeva di non aver mai fatto abbastanza per la gloria di Dio e la propria salvezza, ritorna a Savigny e ottiene dal superiore generale il permesso di visitare i principali luoghi di devozione e specialmente la Terra Santa.

Tuttavia, per procurare loro più merito e gloria, il Signore mette talvolta alla prova i suoi Santi e permette che, nel mezzo stesso dei loro più eccellenti esercizi, essi siano attraversati, sopraffatti da gravi tribolazioni. È ciò che le leggende ci danno modo di notare ancora nel nostro glorioso san Germano; poiché aggiungono che, durante i suoi pii pellegrinaggi, egli ebbe molto a soffrire.

Dopo circa tre anni, Germano, che i suoi pellegrinaggi e le sue lunghe sofferenze avevano sempre più riempito dello spirito di Dio e infiammato del desiderio del cielo, ritornò a Talloires, portando con sé da Gerusalemme div erse reli Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. quie preziose che depositò nella chiesa del monastero, e che vi sono state conservate fino alla Rivoluzione francese, epoca in cui furono bruciate, almeno in gran numero, sotto i castagni, di fronte al convento.

Non si sa con esattezza se fu prima o dopo questo pellegrinaggio in Terra Santa che Germano fu eletto priore della comunità di Talloires, che aveva già così grandemente edificato come semplice religioso; ma si sa, dall'iscrizione della grotta, che lo era già nell'anno 989, e nulla impedisce di credere che lo sia stato prima. L'obbedienza ai suoi superiori e il timore di resistere alla volontà di Dio fecero sì che, nonostante la sua grande umiltà e la sua estrema avversione per gli onori, egli si sottomise tuttavia alla dignità alla quale veniva chiamato. Questa è qui una nuova carriera per il nostro Santo, e un nuovo teatro per il suo zelo e le sue virtù.

Pieno di diffidenza verso se stesso e di fiducia in Dio, san Germano sapeva che tutta la sua forza era nel Signore, e che, senza il suo soccorso, gli sarebbe stato impossibile dirigere bene la comunità alla cui testa la divina Provvidenza lo aveva appena posto. Ecco perché la sua più grande cura, non appena fu nominato priore, e durante tutto il resto della sua vita, fu di ricorrere al cielo, tramite ferventi preghiere, al fine di ottenere per i religiosi che doveva guidare, e di cui diventava in qualche modo il padre, lo spirito di docilità, di obbedienza e di tutte le virtù; e per se stesso, le luci, la prudenza, la fermezza e le altre qualità necessarie in un buon superiore. Poi, sapendo che la preghiera da sola non basta a coloro che sono incaricati di guidare gli altri, ma che occorrono ancora gli insegnamenti uniti all'esempio di una vita santa e perfettamente regolare, si sforzò di diventare sempre più un modello compiuto di tutte le virtù e un'immagine vivente della perfezione religiosa.

Con i suoi esempi, ancora più che con i suoi precetti, non cessava di spronare ciascuno dei suoi religiosi ad amare la propria cella, a fuggire l'ozio, a mantenere il silenzio, a rafforzarsi nell'amore del lavoro, del digiuno, delle veglie, dell'orazione e della meditazione continua; a praticare la carità fraterna e il sostegno reciproco; ad amare la santa povertà e il distacco dalle cose della terra; a non possedere nulla di proprio, secondo le prescrizioni della Regola; a portare continuamente verso Dio il suo spirito e il suo cuore e a non fare nulla se non nell'intenzione di piacergli; in una parola, in tutto e dappertutto, si mostrò un padre molto benevolo, un maestro molto perfetto e un superiore molto zelante.

In seguito a tali impulsi, si vide presto il convento di Talloires, dove la Regola, è vero, non era ancora stata disprezzata, prendere un ardore tutto nuovo per la pietà, dare al mondo l'esempio delle più austere virtù, e avanzare con una rapidità sorprendente nei sentieri della più alta perfezione. Era dappertutto l'ordine più perfetto, la regolarità più intera. Ognuno dei religiosi vi lavorava a gara al proprio avanzamento spirituale; tutto vi esalava il buon odore delle più ammirevoli virtù.

Vita 05 / 07

Ritiro nella grotta di Talloires

Germano si ritira per quarant'anni in una grotta isolata che domina il lago di Annecy per dedicarsi alla contemplazione. Diversi miracoli, tra cui impronte incise nella pietra, sono associati a questo periodo della sua vita.

A circa un quarto di lega sopra Talloires, nella roccia che funge da base all'alta montagna della Tournette e su un profondo precipizio, si trova una grotta solitaria scavata dalla mano del tempo. È situata a pochi passi sotto la canonica e la chiesa di San Germano; è chiusa su tutti i lati dalla roccia in cui si insinua, tranne che a mezzogiorno dove si vede un muro di data recente; ma si può supporre che un blocco franato dalla stessa roccia ne completasse un tempo la chiusura. In questa grotta regna il silenzio più completo; nulla di esterno può distrarre l'uomo, anche il più dissipato. È veramente il luogo della meditazione e della preghiera. Già prima di arrivarvi, tutto prepara lo spirito e il cuore ai grandi pensieri e ai santi affetti. Il sentiero che vi conduce, i cespugli che attraversa, le asperità della roccia che costeggia e che a volte si protende minacciosa sopra la testa; l'abisso che si ha ai propri piedi, il rumore dell'acqua che cade in fondo in una cascata spumeggiante; la vista incantevole del bel lago di Annecy, delle pianure e dei colli che lo circondano; l'aspetto di questa folla di montagne tanto pittoresche quanto varie che ne delimitano il bacino; tutto ciò forma allo stesso tempo qualcosa di imponente e grandioso, che eleva lo spettatore al di sopra della terra, lo costringe in qualche modo ad adorare e amare l'autore e il creatore di tante meraviglie, e a chiedergli con fervore il soccorso del suo braccio onnipotente.

Non appena san Germano ebbe visto questo luogo così adatto al raccoglimento dello spirito e alle sante ardori del cuore, prese la risoluzione di terminarvi i suoi giorni. Sapeva del resto che la solitudine è, come dice san Gregorio di Nazianzo, la madre dei divini trasporti dell'anima verso il cielo, o, come parla san Giovanni Crisostomo, la sorella di latte delle più eccellenti virtù. Ecco perché, secondo quanto ci insegnano le leggende, chiese e ottenne il permesso di ritirarvisi, per occuparsi più particolarmente della propria salvezza e per prepararsi meglio al grande viaggio della sua eternità.

Fu verso l'anno 960 che questo nuovo Paolo o Antonio cominciò a venire a nascondersi nei fianchi della roccia sospesa sull'abisso di cui abbiamo appena parlato. Le leggende ci dicono che vi rimase quarant'anni, fino al momento della sua morte.

Vi saliva ogni mattina all'alba, dopo aver assistito all'ufficio notturno e celebrato la santa messa nel convento di Talloires. Poi vi rimaneva l'intera giornata, sepolto, per così dire, vivo in quella cavità, separato da ogni commercio umano e non avendo a che fare che con Dio solo. Lì, nulla di terreno, nulla di umano occupava il suo spirito. La sua intera vita, dal mattino fino alla sera, trascorreva nella preghiera, nell'orazione, nella meditazione delle virtù eterne, nella contemplazione delle cose divine e negli esercizi della penitenza più austera. Vi digiunava ogni giorno con rigore e prendeva un po' di cibo solo verso sera, al tramonto del sole, epoca in cui ridiscendeva a Talloires per assistere all'ufficio notturno e risalire ancora il giorno seguente, dopo essersi munito del pane degli angeli al santo altare.

Una tradizione universale nel paese racconta che, arrivato poco sotto il sentiero che conduce alla grotta, e a pochi passi sopra il luogo chiamato il Salto del Monaco, il nostro Santo si metteva ogni giorno in ginocchio su una pietra piatta, o specie di roccia, posta accanto e al livello del cammino, per farvi una santa preparazione ai suoi esercizi della giornata. Si aggiunge che, per meglio fissare i suoi pensieri, tracciava sulla pietra con il dito una piccola croce che baciava all'inizio e alla fine della sua preghiera, e che la croce così come l'impronta delle sue ginocchia e delle sue mani vi rimasero e vi rimangono ancora incise. Le mani sono chiuse e le articolazioni delle dita ben distinte.

Per perpetuare il ricordo di questo prodigio, era stato costruito, sul luogo stesso, un piccolo oratorio che sfortunatamente cade in rovina; e, sebbene la pietra sia allo scoperto da molto tempo, le vestigia della croce, delle ginocchia e delle mani vi sono ancora perfettamente disegnate, e attirano la venerazione di un gran numero di fedeli.

Dopo aver terminato la sua preghiera preparatoria in quel luogo, san Germano entrava nella sua grotta per dedicarsi ogni giorno con più ardore ai suoi santi esercizi, e non uscirne più che verso sera, al tramonto del sole. Un giorno, e questo tratto merita di essere citato a causa del numero e dell'uniformità delle testimonianze che lo riportano, così come dei monumenti che lo confermano, un giorno, diciamo, dei disgraziati individui, spinti, non si sa per quali motivi, risolsero di impedire al nostro Santo di recarsi al suo eremitaggio. Si posizionarono per questo all'ingresso del sentiero che vi conduce, e gliene rifiutarono ostinatamente il passaggio. L'uomo di Dio, che ha riposto tutta la sua fiducia nel Signore, non si sconcerta; ma, senza dire altro, va oltre, sale sulla roccia che forma la grotta, fa una preghiera, avanza sul ciglio dell'abisso e, ispirato e sostenuto da Colui che serve, si lascia cadere e si trova senza alcun male all'ingresso del suo ritiro, nonostante gli ostacoli dei suoi persecutori. Le vestigia dei suoi due piedi sono rimaste incise e perfettamente disegnate sulla pietra, secondo il rapporto di un grandissimo numero di persone che li hanno visti, e che hanno soprattutto ammirato le dita perfettamente regolari e distinte. Ma sfortunatamente queste vestigia sono state nascoste, non molto tempo fa, all'epoca in cui è stato convertito in giardino il piccolo pianoro sopra la grotta.

Secondo un'altra tradizione molto diffusa e quasi universale a Talloires e nei dintorni, apprendiamo anche che, essendo alla fine della sua vita e non potendo quasi più camminare, a causa delle sue mortificazioni e del peso dei suoi anni, assisteva nondimeno esattamente all'ufficio conventuale della sera a Talloires, e che spesso vi veniva trasportato e ne tornava per miracolo. Si aggiunge che, più di una volta, per accertarsene, delle persone lo hanno spiato e lo hanno visto realmente nella sua grotta della roccia fino al momento preciso in cui si suonava l'ufficio, e che in quell'istante spariva e si trovava il primo nella chiesa del monastero.

Questi tratti non hanno certamente nulla di impossibile; li citiamo tuttavia, non per voler farne una certezza, ma solo a causa del gran numero di persone veramente degne di fede che assicurano uniformemente di averli sentiti raccontare molte e molte volte ai loro genitori, i quali certificavano anche di averli appresi dai loro avi, e così via.

Vita 06 / 07

Direzione spirituale e fine vita

Assicura la direzione spirituale dei genitori di Bernardo di Mentone prima di terminare i suoi giorni in una cella vicino al suo oratorio. Muore verso l'anno 1000 dopo aver avuto visioni della Vergine e di san Benedetto.

Mentre Germano si santificava così nel suo ritiro con la pratica delle più ammirevoli ed eroiche virtù, il barone e la baronessa di Mentone, che non avevano ancora smesso di rimpiangere il loro figlio unico, lo ritrovarono sulla cima del Mont-Joux, oggi il Gran San Bernardo. La sorprendente santità di quel figlio prediletto aveva fatto una così forte impressione sul cuore dei due nobili anziani che, al loro ritorno, riformarono tutto il loro stile di vita e non vollero più lavorare che per il cielo, né pensare ad altro che alla loro eternità; troppo felici di avere un Santo in famiglia, si sforzarono solo di imitarne le virtù. Per riuscirvi meglio, richiamarono dalla sua solitudine Germano, già precettore del loro figlio; poiché apprezzavano in quel momento più che mai le alte virtù di quel santo sacerdote, vedendo quelle che aveva saputo ispirare al loro caro bambino. Poi lo pregarono di voler essere d'ora in poi il loro confessore e direttore nelle vie della salvezza, e di non considerarli più in futuro che come anime che cercavano di andare al cielo tramite le sue cure e i suoi consigli.

San Germano, lungi dal ricordare ciò che era accaduto in passato nei suoi confronti, accetta questo incarico con vivo piacere; poiché vi vede nuovi Santi da formare, nuove anime da condurre a Dio. Ritorna dunque al loro castello. Appena vi fu giunto, il fuoco divino che lo consumava era già passato interamente nel cuore dei suoi nobili penitenti; e da quel momento non si vide più in quel maniero antico che i segni della più perfetta ed eminente pietà, tanto che lo si sarebbe preso piuttosto per un monastero che per una piazzaforte.

Dopo la morte del barone e della baronessa di Mentone, Germano ritornò alla sua cara solitudine e impiegò il lascito che aveva ricevuto per far costruire una cella e un oratorio o cappella, a pochi passi sopra la sua grotta, nel luogo stesso in cui si trovano attualmente la canonica e la chiesa parrocchiale di Saint-Germain. Da allora, non scendeva più così spesso a Talloires a causa della sua età avanzata, e forse anche per meglio separarsi da ogni commercio con gli uomini e non avere più altri rapporti che con Dio solo; ma passava la notte nella sua cella e celebrava la santa messa nella cappella che aveva appena fatto costruire. Durante il giorno, continuava a ritirarsi nella sua grotta, dove si occupava unicamente di Dio e della sua eternità, che vedeva avvicinarsi, e dove viveva come se la sua anima fosse già stata in cielo e il suo corpo nella tomba.

Vi godeva in qualche modo degli assaggi delle delizie del paradiso, e le leggende ci assicurano che vi fu favorito da diverse apparizioni della santissima Vergine, di san Martino di Tours e di san Benedetto, per i quali ebbe per tutta la vita una grandissima devozione.

Infine, dopo aver passato circa quarant'anni in questa solitudine, il nostro santo anacoreta, che non era più fatto per la terra, si addormentò dolcemente nel Signore, verso l'anno 1000. È certo che morì nella sua cella e non nella grotta.

Culto 07 / 07

Storia delle reliquie e del culto

Venerato fin dal 1014, le sue reliquie furono traslate da san Francesco di Sales nel 1621. Nascoste durante la Rivoluzione francese dai fedeli, furono riscoperte e installate nella chiesa di Talloires nel XIX secolo.

## CULTO E RELIQUIE.

Il suo corpo fu sepolto nella cappella che aveva fatto costruire sulla roccia, e che portò da allora il nome di Priorato o Eremo di Saint-Germain. Il luogo preciso della sua tomba si trova all'incirca nel mezzo dell'attuale chiesa, un po' più, tuttavia, verso levante, tra la cappella della santa Vergine e il pulpito.

Già durante la sua vita, lo splendore della sua santità si era diffuso lontano; ma immediatamente dopo la sua morte, Dio rese il suo nome così celebre e la sua tomba così gloriosa per i vari miracoli che vi si operarono, che fu pubblicamente venerato e canonizzato dai fedeli fin dall'anno 1014. Da allora una folla di pii pellegrini, provenienti da ogni paese, e cercando un rimedio alle loro sofferenze fisiche o alle loro pene morali, non hanno cessato di affluire alla sua tomba quasi tutti i giorni dell'anno, ma soprattutto i lunedì di Pasqua e di Pentecoste, e il giorno della Commemorazione di tutti i Santi.

La grotta stessa, che l'uomo di Dio aveva santificato per così tanto tempo con le sue preghiere ferventi, le sue sante meditazioni, i suoi ardenti colloqui con Dio, in una parola, con tutti gli esercizi della più alta e della più eroica santità, non è rimasta meno celebre della sua tomba. Dio si è compiaciuto anche di spandervi le sue grazie fin dal principio; e ancora oggi, sono pochi i pellegrini di Saint-Germain che non vogliano andare a pregare in questo luogo venerato. Nel mezzo di questa grotta si trova una piccola nicchia scavata nella roccia e un tempo munita di grata; essa racchiude oggi una piccola statua in legno davanti alla quale è stata posta una tavola a guisa di altare. La pietà dei fedeli sa trovare il modo di abbellire un po' questa povera nicchia e questa statua. Sono ghirlande di muschio, fiori naturali o artificiali, piccoli vasi più o meno preziosi, piccole tovaglie ricamate che ricoprono la tavola; corone poste sul capo della statua; rosari messi alle sue braccia, immagini disposte con arte tutto intorno. Si trovano persino a volte persone che, nella loro semplice ma toccante devozione, e senza preoccuparsi di cosa diventerà la loro offerta, posano monete sulle braccia o nelle mani della statua; Dio lo vede; il Santo lo vede; questo basta loro. Non si è mai sentito dire che nulla vi sia stato rubato.

Come abbiamo già detto, le ossa sacre di san Germano riposarono, fino al 1621, in una tomba posta nel mezzo della cappella dell'eremo di Saint-Germain, dove furono costantemente in grande venerazione tra i fedeli, e dove si operarono numerosi miracoli. Ma il 25 ottobre 1621, san Francesco di Sales, non potendo soffrire che reliquie così preziose rimanessero pi saint François de Sales Vescovo di Ginevra che profetizzò la vocazione di Olier. ù a lungo nascoste nella tomba, si recò all'eremo con Jean-François de Sales, vescovo di Châlons, suo fratello e suo coadiutore, ne fece la traslazione solenne e le espose alla venerazione pubblica. Il santo corpo fu messo in una cassa nuova e ben ornata che fu posta sotto l'altare.

La sua tomba, sebbene spogliata ormai delle sue ossa preziose, non cessò di essere in grande venerazione. Per conservare il ricordo del luogo che aveva occupato, era stata costruita sopra una specie di sarcofago (o *terra*, come dicono le genti del luogo) attorno al quale i devoti pellegrini amavano pregare. Molti ne staccavano persino con i loro coltelli alcuni frammenti che conservavano come reliquie preziose. Da tempo immemorabile, i religiosi di Talloires avevano mantenuto un priore all'eremo per officiare la cappella e favorire la devozione dei cristiani; ma da allora molto spesso non bastava più alla prodigiosa affluenza dei fedeli, e in diverse circostanze dell'anno, si era obbligati ad affiancargli alcuni dei Padri dell'abbazia.

Alla Rivoluzione, i religiosi di Talloires, come tutti i preti e i nobili, furono obbligati a emigrare. La cappella di Saint-Germain non sfuggì alle profanazioni e fu persino in parte devastata. Ma Dio salvò le sante reliquie dal furore degli uomini dalle mani sacrileghe ed empie che dominavano in quel tempo, e che vennero più volte a cercarle nel loro asilo per profanarle e distruggerle. Si era persino demolito l'altare maggiore nel quale erano state fino ad allora esposte. Nessuno sapeva cosa ne fosse stato; ma il Signore, che vegliava su questo santo deposito, seppe scoprirlo secondo i suoi disegni.

Un giorno, un abitante di Talloires, Nicolas Grillon, lavorava con alcuni altri per staccare la pietra da taglio di una finestra e di una porta. Finito il suo lavoro, ebbe il pensiero di andare a picconare il muro dietro Nicolas Grillon Abitante di Talloires che salvò le reliquie durante la Rivoluzione. il posto del grande altare che era già scomparso. Presto scorge in fondo a una cavità, che sembra praticata apposta, qualcosa che ne estrae. Era una cassa o cassetta tutta verniciata in nero. Sopra c'erano queste parole: *Osse beati Germani*: «Ossa del beato Germano». Apre la scatola, un po' di polvere ne fuoriesce; poi vi vede realmente delle ossa umane. Trasportato dalla gioia, chiude questa scatola con cura, chiama i suoi compagni sui quali crede di poter contare; si prende la scatola e la si porta con molto rispetto nel forno del priorato, da dove fu rimossa poco tempo dopo da Nicolas Grillon e Louis Adam; la portarono segretamente a Talloires, nella casa di uno di loro, che la custodì con cura fino al 1826, epoca in cui la rimise al parroco di Talloires.

Tuttavia il vandalismo repubblicano, pur devastando la cappella del nostro Santo, spostando le sue spoglie sacre e disperdendo i segni della riconoscenza dei fedeli, non aveva potuto né recare danno al suo credito, né indebolire la fiducia che si aveva in lui. Così il concorso dei cristiani continuava ad aver luogo anche quando tutto era demolito e si trovavano a stento alcuni resti che richiamavano il ricordo dell'uomo di Dio. Allora ancora ci si recava nella cappella in rovina; vi si pregava con fede in mezzo all'erba, ai rovi e alle spine che vi crescevano. La pace essendo finalmente resa alla chiesa, i fedeli di tutti i luoghi circonvicini richiesero a gran voce che le reliquie di san Germano fossero di nuovo esposte alla loro venerazione.

Mgr Claude-François de Thiollaz, dopo una saggia attesa e una folla di precauzioni che la prudenza gli prescriveva in simile circostanza, accedette finalmente ai voti di tanti ferventi cristiani. L'autenticità delle reliquie essendo stata riconosciuta, il grande vescovo risolse di esporre solennemente queste sante spoglie alla venerazione pubblica. È per questo che fece preparare e ornare a sue spese una bella cappella nella chiesa di Talloires, di fronte alla cappella del Rosario, e fissò per la cerimonia della traslazione il 23 ottobre dell'anno 1831. In mezzo a una moltitudine straordinaria di fedeli di Annecy e dei dintorni accorsi per assistere a questa festa religiosa, le reliquie furono messe in una nuova cassa e depositate nella cappella dove rimasero esposte alla venerazione pubblica fino al 29 ottobre 1838, epoca alla quale furono riportate da Mgr Rey, vescovo di Annecy, nell'antica cappella di Saint-Germain, che si era appena eretta in chiesa.

I resti venerati del Santo rimasero fino al 1857 nello stato in cui Mgr Rey li aveva posti. A quell'epoca, la chiesa e le mura che la circondavano furono riparate, e un terzo altare interamente nuovo fu costruito per contenere d'ora in poi le sante reliquie. Questo altare è posto di fronte a quello del Rosario, nel luogo occupato finora dalla cassa. Vi si vedono i resti preziosi di san Germano, in un corpo in cera artisticamente lavorato, e rivestito del costume degli antichi Benedettini di Talloires.

Un tempo, la festa di san Germano era celebrata al monastero di Talloires il 28 ottobre. Essa è ora trasferita al giorno seguente, 29 ottobre, giorno in cui si celebra nella parrocchia di Saint-Germain con tutta la pompa di una festa di prima classe.

Lo si invoca generalmente per ogni sorta di bisogni, ma più particolarmente per i dolori e le infermità corporee, e per tutte le malattie dei bambini.

Estratto dalla Vita di san Germano, religioso benedettino, dall'Abate Pinget. — Cfr. Notre-Dame de Savoie, dall'Abate Grobel.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita verso il 906 a Montfort
  2. Studi a Parigi con suo fratello Rodolfo
  3. Ordinato sacerdote
  4. Precettore di San Bernardo di Mentone
  5. Ingresso nel monastero di Savigny
  6. Fondazione del monastero di Talloires
  7. Pellegrinaggio in Terra Santa
  8. Eletto priore di Talloires
  9. Quarant'anni di ritiro in una grotta solitaria

Miracoli

  1. Impronte delle sue mani e ginocchia impresse nella pietra durante la preghiera
  2. Salto miracoloso dall'alto di una roccia per raggiungere la sua grotta senza ferirsi
  3. Bilocazione o trasporto miracoloso per assistere all'ufficio divino
  4. Apparizioni della Vergine, di san Martino e di san Benedetto

Citazioni

  • Figlio mio, prima di ogni cosa, applicatevi all'umiltà, che è la più perfetta delle virtù, affinché possiate meritare un vertice di perfezione. Attribuito a San Bessie il Grande in esergo alla sua vita

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo