Beato Angelo d'Acri
DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI DI SAN FRANCESCO.
Religioso dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini
Religioso cappuccino nato in Calabria nel 1669, Angelo d'Acri superò gli inizi difficili nella vita religiosa per diventare un predicatore apostolico infaticabile. Per trentotto anni percorse il regno di Napoli, convertendo le folle con il suo stile semplice e la sua devozione alla Passione. Morì nel 1739 dopo aver predetto l'ora del suo trapasso.
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IL BEATO ANGELO D'ACRI,
DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI DI SAN FRANCESCO.
Giovinezza e prime devozioni
Nato Luca Antonio Falcone nel 1669 ad Acri, manifestò fin dall'infanzia una precoce pietà sotto la guida di Padre Antonio da Olivadi.
Questo santo religioso vide la luce da genitori che non possedevano i beni della terra, ma che erano ricchi di virtù. Venne al mondo il 19 ottobre 1669, ad Acri, luogo popoloso della Calabria Citeriore, nel regno di Napoli. Suo padre si chiamava Francesco Falcone, sua madre Diana Enrico, ed egli ricevette al battesimo i nomi di Luca Antonio. Am Luc-Antoine Religioso cappuccino e celebre predicatore italiano del XVIII secolo. messo alla cresima fin dall'età di cinque anni, diede fin d'allora segni della santità alla quale giunse in seguito. Obbediente al minimo cenno della volontà dei suoi genitori, non aveva altra volontà che la loro. Estraneo ai divertimenti dell'infanzia, trovava il suo piacere nell'inginocchiarsi davanti a un'immagine della santa Vergine. Tutto il tempo che non impiegava nello studio, lo passava in casa, sia a preparare altari che adornava di fiori, sia ad ascoltare discorsi di pietà che seguiva con santo fervore. Ebbe, nella sua prima giovinezza, la fortuna di avere come maestro un pio predicatore cappuccino, chiamato Padre Antonio da Olivadi, che annunci ava la parola di Dio a Père Antoine d'Olivadi Predicatore cappuccino, maestro spirituale e provinciale del santo. d Acri, e che gli insegnò, tra le altre pratiche di devozione, il modo di meditare ogni giorno la passione di Gesù Cristo, e di accostarsi degnamente, sia al tribunale della penitenza, sia alla mensa santa. Fedele nel seguire i consigli della sua guida spirituale, il virtuoso giovane passava fino a due o tre ore di seguito nella contemplazione delle sofferenze del Salvatore; si comunicava in tutti i giorni di festa, e per prepararsi a celebrare più degnamente quelle della santa Vergine, digiunava la vigilia a pane e acqua, preludendo così alla vita austera che avrebbe condotto in seguito.
Vocazione e combattimenti spirituali
Dopo aver lasciato il noviziato dei Cappuccini per due volte a causa della debolezza, finì per perseverare al suo terzo tentativo sotto il nome di fra Angelo.
Quando Luca Antonio ebbe raggiunto il diciottesimo anno di età, pensò seriamente di lasciare il mondo e di abbracciare lo stato religioso. L'Ordine che scelse fu quello dei Cappuccini. Prima di eseguire il suo disegno, prese l'abitudine di passare una parte della giornata nella chiesa del convento dei Cappuccini di Acri, e quando non poteva andarvi durante il giorno, si recava di notte alla porta della stessa chiesa. Avendo impiegato del tempo a conoscere le osservanze dell'istituto che aveva intenzione di abbracciare, si presentò ai superiori che lo ammisero in qualità di postulante, e iniziò il suo noviziato; ma presto, cedendo alle suggestioni del demonio, ritornò nel secolo, dove il suo cuore non poté trovare pace. Rientrò dunque al noviziato, e, dopo qualche tempo, ne uscì di nuovo. Fu accolto da uno dei suoi zii, che era sacerdote, e che volle spingerlo al matrimonio. Luca Antonio non poté risolversi a rispondere alle mire di suo zio, e gli mostrò tutta la ripugnanza che provava per quello stato di vita. La sua incostanza nella religione lo mortificava molto e gli faceva sentire vivamente la sua debolezza. Comprese infine che doveva chiedere a Dio e attendere da Lui una forza che non possedeva lui stesso. Colmo di questi pii pensieri, si presentò ancora al noviziato dei Cappuccini, e vi fu ricevuto per la terza volta; ma le sue tentazioni ricominciarono subito, e il demonio fece nuovi sforzi per disgustarlo dalla vita religiosa, rappresentandogli che poteva facilmente salvarsi nel mezzo del mondo. Le austerità furono il mezzo che fra Angelo (questo era il n ome che gl frère Ange Religioso cappuccino e celebre predicatore italiano del XVIII secolo. i fu dato alla presa d'abito) impiegò per vincere il tentatore; vi aggiunse l'esercizio dell'orazione mentale. I suoi combattimenti gli meritarono la vittoria, e perseverò fino al momento in cui pronunciò i suoi voti. In quell'istante sembra che Dio lo rivestì di un nuovo coraggio per compiere con una fedeltà perfetta tutti gli obblighi dello stato religioso durante il corso della sua lunga carriera. Le virtù della sua professione presero allora in lui un nuovo incremento. La sua purezza divenne angelica, e la conservò in tutto il suo splendore, come un giglio in mezzo alle spine; la sua povertà fu estrema, poiché non possedette mai la minima cosa in proprio. La sua obbedienza fu intera, e per il resto dei suoi giorni non fece nulla che per il motivo di questa virtù.
Formazione e sacerdozio
Si distingue per i suoi studi di filosofia e la sua ricerca della santità prima di essere ordinato sacerdote, vivendo le sue prime messe nell'estasi.
Frate Angelo, dopo l'emissione dei voti, fu destinato dai suoi superiori allo studio della filosofia: vi si distinse e ottenne successi; ma non era quella la sua cura più importante: ambiva soprattutto ad acquisire la scienza dei Santi; perciò non trascurava alcun mezzo per avanzare nel cammino della perfezione. Tutto il tempo che non era obbligato a dedicare allo studio, lo consacrava alla contemplazione delle cose divine. Persuaso che sia quasi impossibile sottomettere il corpo allo spirito senza il soccorso della mortificazione, lo affliggeva con sanguinose discipline e dominava i suoi sensi con un gran numero di altre penitenze segrete. Il Padre Antonio, che lo aveva istruito nella sua giovinezza, era allora provinciale; venne ad Acri, fu informato della virtù del giovane religioso e volle assicurarsi di persona se la sua virtù fosse solida quanto appariva; lo trattò dunque dapprima duramente, lo mise più volte alla prova e si convinse talmente che frate Angelo fosse un Santo, che, colmo di ammirazione per lui, lo propose fin da allora agli altri religiosi come un modello di perfezione. In quell'epoca, il servo di Dio, chiamato al sacerdozio, si dispose, con un raddoppio di fervore, all'insigne onore che stava per ricevere. La sua prima messa fu notevole per l'abbondanza di lacrime che vi sparse e per la profonda estasi nella quale cadde dopo la consacrazione. Questo rispetto per i santi misteri non fu in lui un sentimento passeggero, e non gli occorreva meno di un'ora per offrire il santo sacrificio, tanto vi provava frequentemente delle estasi. Il resto della sua condotta era degno della tenera pietà che mostrava all'altare. Il ritiro, il silenzio, l'orazione e la penitenza costituivano le sue delizie; il coro e la sua cella erano i soli luoghi in cui si trovava; si interdiceva persino l'ingresso al giardino del convento. Pieno di umiltà, e non credendosi buono a nulla, desiderava vivamente passare i suoi giorni negli esercizi di una vita nascosta e tutta interiore; ma Dio aveva altri disegni su di lui, e non tardò a manifestarli.
Rivelazione sulla predicazione
Inizialmente incapace di predicare i suoi sermoni scritti, riceve una rivelazione divina che gli ordina di adottare uno stile semplice e familiare.
Non appena frate Angelo ebbe terminato i suoi studi, i suoi superiori lo destinarono all'ufficio di predicatore. Perfettamente sottomesso alla loro volontà, si applicò a comporre una serie di sermoni per la Quaresima e, una volta terminata, ricevette l'ordine di andare ad annunciare la parola di Dio in un luogo non lontano da Acri. Iniziò la sua missione con fervore; ma, sebbene non gli mancasse la memoria, si accorse presto che un ostacolo invincibile gli impediva di recitare i suoi sermoni così come li aveva scritti. Non riusciva a comprendere questo modo di agire della Provvidenza nei suoi confronti. Alla fine della Quaresima, tornò al suo convento e si mise a pregare con fervore, supplicando Dio di fargli conoscere la sua santa volontà riguardo alla predicazione.
Continuava così a pregare con umiltà, quando un giorno, durante la preghiera, udì vicino a sé una voce che gli diceva di non temere nulla. «Io ti darò», aggiunse, «il dono della predicazione, e d'ora in poi tutte le tue fatiche saranno benedette». Stupito di udire queste parole, il servo di Dio chiese: «Chi siete?» — «Io sono Colui che sono», rispose la voce con un fragore abbastanza forte da far tremare la cella. «In futuro predicherai con uno stile familiare, affinché tutti possano comprendere i tuoi discorsi». Colto da un santo timore, frate Angelo cadde a terra, quasi svenuto. Poi, tornato in sé, scrisse queste parole, e ogni volta che le leggeva o le sentiva leggere, provava un tremito in tutto il corpo. Questa rivelazione lo illuminò e gli fece conoscere la causa dello scarso successo che aveva ottenuto predicando la Quaresima. Immediatamente abbandonò i suoi scritti e tutti i libri, per limitarsi allo studio della Sacra Scrittura e del grande libro del grand livre du Crucifix Tema centrale della meditazione e della predicazione del santo. Crocifisso. Tali furono le fonti alle quali attinse d'ora in poi durante il lungo corso delle sue predicazioni. Tale fu la dottrina che propose costantemente ai popoli che evangelizzava. Spiegava con tanta sapienza e profondità i passi della Sacra Scrittura, che gli uomini più dotti ne rimanevano rapiti dall'ammirazione e dicevano che Dio stesso gli aveva insegnato il modo di penetrare i segreti della sua divina parola. Era soprattutto nella meditazione della passione di Gesù Cristo che il santo uomo apprendeva le verità sublimi che annunciava, e non faceva che comunicare agli altri i sentimenti di cui egli stesso era stato compenetrato. È così che Dio, che dona la sua grazia agli umili, ricompensò con successi consolanti la profonda umiltà del suo servo.
L'apostolo della Calabria
Per trentotto anni percorse le due Calabrie, convertendo i peccatori con le sue missioni popolari e il suo tono patetico.
È facile comprendere, da quanto si è appena detto, che il Signore voleva fare del santo religioso un nuovo Apostolo, se non del mondo intero, almeno della Calabria . Egli Calabre Regione d'Italia in cui il santo ha svolto la parte essenziale del suo ministero. percorse questa terra per trentotto anni e, attraverso l'esercizio del ministero apostolico, strappò al demonio un gran numero di vittime e riconciliò molti peccatori con Dio. L'inferno fece mille sforzi per arrestare le sue conquiste, sia causandogli incidenti fisici, sia ossessionandolo con le tentazioni più sottili e penose per un uomo virtuoso; ma questi incidenti non poterono fermare gli effetti del suo zelo; e, grazie al rigore della sua penitenza, trionfò così bene su tali tentazioni da esserne liberato per il resto dei suoi giorni. La preparazione che il servo di Dio apportava alla predicazione era una santa e fervente orazione, sia che predicasse la Quaresima, sia che tenesse una missione. Sua consuetudine era iniziare il corso delle sue predicazioni fin dal mese di novembre e continuarle fino al mese di giugno. In quel periodo, ritornava al suo convento, predicava in chiesa nei giorni di festa e i suoi sermoni producevano molti frutti. In qualunque luogo annunciasse la parola di Dio, fosse in città o in campagna, parlava sempre con un tono familiare e in modo abbastanza intelligibile affinché anche i più ignoranti potessero comprenderlo; illuminava la mente dei suoi ascoltatori con la luce della dottrina evangelica. La sua abitudine non era quella di gridare o di fare esclamazioni; al contrario, parlava al popolo con dolcezza e con un tono patetico. Dopo aver convinto il suo uditorio, presentava, sotto forma di meditazione, un punto della passione di Gesù Cristo. Presto il suo zelo e il suo fervore dominavano talmente gli animi che i peccatori più ostinati non potevano resistergli. Lo scuotimento era generale: tutti piangevano e, battendosi il petto, detestavano i loro peccati e chiedevano misericordia a Dio. Questi effetti meravigliosi avvenivano in tutti i luoghi che evangelizzava; perciò era molto raro che trovasse degli induriti che non fossero toccati e risoluti a cambiare vita. È così che, predicando le stazioni di Quaresima e tenendo missioni, il servo di Dio percorse le due Calabrie. Si fece ascoltare in tutte le città e in tutti i villaggi un po' popolosi, parlando sempre lo stesso linguaggio e producendo ovunque frutti abbondanti, così come Dio gli aveva promesso. Era una cosa abbastanza ordinaria vedere, dopo i suoi sermoni, dei bestemmiatori baciare il pavimento della chiesa, dei giocatori bruciare le loro carte o almeno strapparle, i debosciati andare con la corda al collo a chiedere perdono per i loro scandali, gli ingiusti fare restituzione per le loro ingiustizie e le donne detestare pubblicamente la loro vanità. In una parola, riformava ovunque i costumi e, cosa ancora più notevole, il cambiamento non era passeggero, come accade fin troppo spesso; le impressioni che produceva erano così profonde da essere sempre durature.
Devozioni e miracoli
Promuove la devozione al Santissimo Sacramento e alla Passione, illustrando il suo ministero con doni di chiaroveggenza come il miracolo del cero.
È consuetudine dei missionari ispirare ai popoli che evangelizzano alcune devozioni particolari. Padre Angelo metteva una cura speciale nello stabilire, in tutti i luoghi in cui predicava, la devozione verso Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento. La imprimeva così fortemente nello spirito dei suoi ascoltatori che nulla poteva cancellarla. Al suo ultimo sermone in ogni chiesa, faceva ornare l'altare con tutta la magnificenza possibile, per esporvi il Santissimo Sacramento. Allora, alla presenza del suo divino Maestro, che la sua fede gli faceva scoprire, rivolgeva al popolo un discorso animato che rafforzava la credenza verso questo augusto mistero, fortificava la speranza
e infiammava la carità di coloro che avevano la fortuna di ascoltarlo. Il predicatore era lui stesso talmente compenetrato del soggetto che trattava, che più volte lo si è visto cadere allora in estasi.
Un giorno in cui si facevano i preparativi per una simile cerimonia, accadde un incidente che sorprese molto gli abitanti del luogo in cui avvenne che ne furono testimoni. Il servo di Dio, vedendo preparare i ceri che dovevano essere posti sull'altare, disse: «Tra questi ceri, ce n'è uno che Nostro Signore non vuole». Quando si misero all'opera per accenderli, ce ne fu uno che non fu possibile far bruciare, sebbene gli altri si accendessero molto bene. «Non ve l'avevo forse detto», aggiunse allora il Beato, «che Nostro Signore non lo voleva? Toglietelo e gettatelo via». Le sue intenzioni furono eseguite. Esaminando poi la cosa, si riconobbe che il cero era stato donato da un personaggio che era andato solo una volta al sermone, e per di più per farsi beffe del missionario, e che morì poco tempo dopo, in un modo che non poté certo rassicurare sulla sua salvezza. Si ammirò la conoscenza che il santo religioso aveva del segreto dei cuori e si comprese che Dio punisce prima o poi coloro che disprezzano i suoi ministri.
Dopo la devozione al Santissimo Sacramento, quella che Padre Angelo raccomandava di più era il ricordo della Passione di Gesù Cristo e dei dolori della Santa Vergine. Parlava di questi argomenti con tanta forza, che li imprimeva profondamente nello spirito dei suoi ascoltatori. Dio solo sa quali frutti produsse nelle anime. Ovunque predicava, piantava un calvario, per ricordare più vivamente ai popoli le verità che aveva loro annunciato; e da allora, questi calvari sono stati in grande venerazione. La devozione alla Madre addolorata si è talmente stabilita in Calabria che ancora oggi molte persone ne recitano ogni giorno l'ufficio.
Virtù e doni soprannaturali
Riconosciuto per la sua umiltà e la sua carità eroica, manifestò anche doni di profezia, in particolare durante la presa di Belgrado.
Tali furono i prodigi di zelo e di carità che il santo predicatore operò durante il corso del suo lungo ministero. Insegnava ai peccatori i mezzi per compiere una conversione solida e duratura, e ai giusti a perseverare nel bene. Con i suoi discorsi semplici e familiari, faceva comprendere a tutti i fedeli i doveri che dovevano adempiere. Ma non era solo attraverso i suoi sermoni che Padre Angelo annunciava ai popoli le verità della salvezza; il suo esempio da solo era una predicazione tanto eloquente quanto le sue parole. Tutti vedevano bene che era lo zelo per la loro salvezza a spingere il santo uomo a sopportare grandissimi disagi, a camminare su strade fangose o coperte di neve, attraverso torrenti e fiumi in piena, e, dopo tante fatiche, a dedicarsi al lavoro del pulpito e del confessionale con un ardore che gli permetteva a malapena di concedersi un po' di riposo. Tutti sapevano che, come prezzo di tante pene, non accettava la minima cosa, nemmeno il più leggero regalo, e che non chiedeva altra ricompensa se non quella di vedere i cristiani abbandonare il peccato e riconciliarsi con Dio. Una condotta così disinteressata lo faceva ovunque considerare come un santo.
Lo era effettivamente, non solo per il suo disprezzo delle cose terrene, ma per tutte le altre virtù che praticava in modo perfetto. La sua umiltà era profonda. Aveva l'abitudine di dire che offriva a Dio tutte le sue fatiche e le sue pene per l'espiazione dei grandi peccati che aveva commesso, sebbene non sembrasse che si fosse mai macchiato di una sola colpa mortale. I bassi sentimenti che nutriva verso se stesso lo rendevano estremamente paziente nel sopportare le ingiurie e gli insulti che riceveva nel corso delle sue missioni; non ne mostrava né emozione né risentimento. In una città dove predicava, un giovane lo apostrofò mentre era sul pulpito e lo trattò nel modo più insolente; non contento di questo primo oltraggio, lo seguì al confessionale, dove gli fece un simile affronto. Il santo religioso si mise in ginocchio davanti a quello sciocco e confessò che meritava quei maltrattamenti perché aveva offeso Dio. Bisogna aver studiato bene le massime e gli esempi di Gesù Cristo per essere capaci di un atto di virtù così eroico.
La sua carità per il prossimo era in qualche modo senza confini; viveva solo per fargli del bene. Era soprattutto quando riceveva i peccatori al tribunale della penitenza che mostrava tutta la tenerezza di cui il suo cuore era colmo per i suoi fratelli. L'aria di bontà con cui li accoglieva incoraggiava i più criminali a sperare tutto dalla misericordia divina. Dimenticava i suoi bisogni corporei più impellenti quando si trattava di aiutarli a convertirsi. I suoi compagni, esortandolo un giorno a risparmiarsi un po', per timore che soccombesse a tante fatiche: «Cosa dite, fratelli miei?» rispose loro; «no, no. Oh! quanto è costata un'anima a Gesù Cristo. Tutte queste fatiche del mondo sarebbero ben impiegate per ottenere la conversione di una sola anima!»
Si comprende facilmente che questa ammirevole carità per il prossimo era prodotta da un ardente amore per Dio. Padre Angelo ne era tutto infiammato. «Oh! quanto è bello amare Dio!» esclamava spesso. «Oh! quanto è bello servire Dio! O amore che non sei amato!» L'amore divino lo penetrava talmente durante la celebrazione dei santi misteri che il suo volto ne appariva tutto infuocato. Il compimento della volontà di Dio costituiva tutta la sua felicità; così, le pene più sensibili non potevano né turbarlo né portarlo alla mormorazione. Un giorno in cui, cadendo, si era procurato una frattura considerevole, non ne mostrò alcun dispiacere; al contrario, disse ai suoi compagni: «Rallegriamoci, fratelli miei, fratello Angelo (si chiamava così per umiltà) si è rotto la gamba».
Non parleremo qui dei doni soprannaturali di cui il santo religioso fu favorito; ma non possiamo omettere un fatto che prova evidentemente che Dio gli rivelava le cose nascoste. Quando Belgrado fu ripresa ai Turchi dalle truppe cristiane sotto gli ordini del principe Eugenio, uscì dalla sua cella gridando: «Grande gioia, gran de gioia! La santa fede ha trionfa Belgrade fut reprise sur les Turcs Evento militare profetizzato dal santo. to: in questo momento i nostri hanno preso Belgrado».
Missione a Napoli
Su richiesta del cardinale Pignatelli, predica a Napoli dove il suo successo, dopo un inizio difficile, attira folle immense.
La reputazione di cui godeva Padre Angelo fece desiderare al cardinale Pignatelli, arcivescov o di N Naples Luogo di morte della santa. apoli, che egli predicasse in quella capitale. Avendoglielo ordinato i suoi superiori, egli si sottomise alla loro volontà e venne ad annunciare la parola di Dio. Il suo primo sermone, lungi dal piacere, scontentò tutti i suoi uditori; uno di loro in particolare si servì di questo pretesto per mettere in ridicolo il santo religioso; ma Dio colpì questo schernitore con una morte improvvisa, che apparve così chiaramente come un castigo del cielo, che tutta la popolazione cambiò sentimenti nei confronti del predicatore e lo seguì con premura. Alcuni miracoli che operò accrebbero a tal punto l'alta considerazione che si era concepita della sua santità, che fu necessario, affinché potesse andare in chiesa e tornare al suo convento, circondarlo di soldati e farlo scortare da uomini robusti, affinché non fosse soffocato dalla moltitudine che si accalcava incessantemente attorno a lui.
Morte e beatificazione
Muore il 30 ottobre 1739 dopo aver predetto il suo trapasso. Viene beatificato da papa Leone XII nel 1825.
Dio aveva fatto conoscere al suo servo che avrebbe continuato fino all'età di settant'anni l'esercizio del santo ministero. Quando giunse a quell'epoca della sua vita, ebbe una rivelazione del giorno e dell'ora della sua
FESTA DELLE SANTE RELIQUIE A NEVERS. morte; ne informò il suo compagno raccomandandogli di non farne parola. Man mano che quel momento si avvicinava, il santo religioso cresceva in fervore e in amore di Dio; così le sue estasi divenivano più frequenti. Sei mesi prima del suo trapasso, ritornò al convento dei Cappuccini e perse la vista; ma, cosa ammirevole! la recuperava per recitare l'ufficio e celebrare la messa, poi ne era privato di nuovo. Alcuni giorni prima che passasse dalla terra al cielo, si sentì bruciare da un calore interno senza alcun sintomo di febbre, il che fece credere ai medici che non fosse una malattia naturale quella che provava, ma piuttosto un raddoppio dell'amore di Dio. Nonostante il suo stato di abbattimento, non tralasciava di assistere al coro di giorno e di notte. Presto, progredendo la malattia, si recò in chiesa per ricevervi il santo Viatico. Durante il poco tempo che visse in seguito, non si occupò che del suo divino Maestro. «Oh! com'è bello amare Dio!» esclamava. Infine, nel giorno che aveva predetto e all'ora che aveva indicato, rese tranquillamente il suo spirito al suo Creatore. La sua beata morte avvenne il 30 ottobre 1739.
Appena il servo di Dio ebbe spirato, il popolo di Acri si recò in folla per venerare il suo santo corpo. Lo si lasciò esposto per tre giorni, per soddisfare la devozione dei fedeli, e da allora si sentirono gli effetti salutari del suo potere presso Dio. Il tempo trascorso dalla sua morte non diminuì la fiducia che si aveva nella sua intercessione, e numerosi miracoli hanno provato quanto essa fosse fondata. Papa Leone XII lo beatificò nel 1825, e la cerimon ia si svolse pape Léon XII Papa che ha proceduto alla beatificazione di Giuliano. con solennità il 18 dicembre dello stesso anno.
I continuatori di Godrecourt hanno tratto questa biografia dalla Vita del beato Angelo d'Acri, scritta in italiano e pubblicata a Roma nel 1825.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita ad Acri il 19 ottobre 1669
- Ingresso nel noviziato dei Cappuccini dopo due tentativi infruttuosi
- Professione dei voti religiosi e ordinazione sacerdotale
- Rivelazione divina che gli concede il dono della predicazione familiare
- Trentotto anni di missioni apostoliche in Calabria
- Predicazione a Napoli sotto l'ordine del cardinale Pignatelli
- Beatificazione da parte di Leone XII nel 1825
Miracoli
- Dono di profezia (annuncio della presa di Belgrado)
- Cero che si rifiuta di accendersi perché offerto da un empio
- Guarigioni ed estasi pubbliche
- Recupero temporaneo della vista per celebrare la messa
Citazioni
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Io sono Colui che sono... In futuro predicherai con uno stile familiare, affinché tutti possano comprendere i tuoi discorsi.
Voce divina udita in cella -
Oh! com'è bello amare Dio! Oh! com'è bello servire Dio! O amore che non sei amato!
Parole frequenti del Beato