Beato Alfonso Rodriguez di Segovia
Fratello coadiutore della Compagnia di Gesù
Commerciante a Segovia, Alfonso Rodriguez perde la sua famiglia e si unisce alla Compagnia di Gesù come fratello coadiutore all'età di 39 anni. Portinaio al collegio di Maiorca per tre decenni, si distingue per la sua obbedienza assoluta e la sua devozione mistica alla Vergine Maria. È il mentore spirituale di san Pietro Claver.
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IL B. ALFONSO RODRIGUEZ DI SEGOVIA,
Giovinezza e vita secolare a Segovia
Alfonso cresce a Segovia, si sposa con Maria Suarez e gestisce un'attività commerciale prima di essere colpito dal lutto per la moglie e la figlia.
visibile e gli disse, con uno sguardo pieno d'amore: «Ti sbagli, figlio mio, perché io ti amo molto più di quanto tu possa amare me».
Quale felicità non fu per Alf onso ved Alphonse Soggetto della biografia, fratello coadiutore gesuita e mistico. ere colei che tanto amava! Tuttavia rimase sorpreso da un tale favore e non osò ripetere quelle parole; ma sentì crescere nel suo cuore l'affetto che nutriva per Maria. Si avvicinava al suo diciannovesimo anno, quando la Provvidenza inviò a Segovia due religiosi della Compagnia di Ges ù, e suo padre ebb Compagnie de Jésus Ordine religioso a cui appartiene Pietro Canisio. e la felicità di offrire loro ospitalità. Alfonso e suo fratello maggiore furono scelti per servirli nella casa di campagna, dove i religiosi desideravano ritirarsi. Lì, si istruirono nelle verità della fede e furono formati alle pratiche di devozione compatibili con la loro età. Inviati, l'anno seguente, ad Alcalá, per compiere i loro studi in un collegio della Compagnia di Gesù, ne furono richiamati dalla morte del padre. Il maggiore si dedicò allora allo studio del diritto, e il Beato fu incaricato della casa di commercio. Qualche tempo dopo sposò Maria Suarez, dalla quale ebbe due figli; praticò in tutto le regole dell'equità e meritò l'elogio che lo Spirito Santo fa di san Giuseppe: che «era un uomo giusto». Così Nostro Signore volle legarlo interamente al suo servizio. I mezzi che Dio impiega per attirare a sé non sono gli stessi per tutti i suoi servitori. Quello che scelse per Rodriguez fu il più sicuro: la via delle prove. Fu allora che il Beato si vide separato da ciò che aveva di più caro al mondo, da una sposa e da una figlia amatissime. Disgustato dai piaceri della vita, abbandonò la cura dei suoi affari al resto della sua famiglia e non visse più nel mondo se non come se non vi vivesse. Aveva allora trentadue anni, e la sua unica occupazione non fu più che pensare alla morte e alla sua salvezza. Fece una confessione generale di tutte le colpe della sua vita e ne concepì un dolore così vivo che, per tre anni, non cessò di versare lacrime. Sapendo quanto la carne sia pronta a ribellarsi contro lo spirito, unì la mortificazione corporale alla mortificazione interiore, sottomettendo il suo corpo a dure e frequenti discipline. Si rivestì di un cilicio e si abituò a digiunare il venerdì e il sabato di ogni settimana. Ogni giorno recitava il Rosario, si accostava spesso ai Sacramenti con i sentimenti della più profonda contrizione. Nostro Signore gli mostrò presto quanto gli fosse gradito questo amaro e continuo dolore per i suoi peccati. Una notte, mentre il Beato versava torrenti di lacrime al ricordo delle sue colpe, gli apparve in mezzo al brillante e maestoso corteo di dodici Santi, tra i quali riconobbe solo il serafico san Francesco che, essendosi avvicinato a lui, gli chiese con bontà perché piangesse così. «O caro Santo», gli rispos e Alfonso, «se saint François Fondatore dell'Ordine dei Frati Minori. un solo peccato veniale merita di essere pianto per tutta la vita, come volete che io non pianga, io che sono così colpevole?». Questa umile risposta piacque a Nostro Signore, che gli rivolse uno sguardo d'amore, e la visione scomparve. Allo stesso modo in cui l'apparizione di Maria aveva aumentato il suo amore, quella del suo divino Figlio non rimase senza effetto nell'anima del suo servitore. Alfonso sentì da allora una maggiore attrazione per la contemplazione. La vita e la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo erano l'oggetto delle sue meditazioni continue; si rappresentava quel divino Salvatore pieno di dolcezza e che conversava con gli uomini durante la sua vita; poi, coronato di spine, coperto di piaghe, insultato da coloro che voleva riscattare, condotto davanti a Pilato, che incontrava la sua santissima Madre in uno stato così miserabile, carico di una pesante croce, coronato di spine e che sopportava la morte più ignominiosa per la salvezza del mondo.
Conversione e prime visioni
A trentadue anni, si volge verso una vita di rigorosa penitenza e riceve visioni di Cristo, della Vergine e di san Francesco.
Ah! se il nostro dolore è grande alla vista di Gesù sofferente, quale non deve essere quello di coloro ai quali questo divino Salvatore si lega in modo particolare! Come molti altri Santi, il nostro Beato meritò di vedere, con gli occhi dell'anima, ogni dettaglio di quel crudele supplizio e di sopportare, nel proprio corpo, come ricompensa per il suo distacco dal mondo, una parte delle sofferenze del suo buon Maestro. Nel 1568, ebbe una visione profetica delle sventure di Granada, durante la rivolta dei Mori; una notte, mentre era in preghiera, si sentì trasportato per le strade di Granada, dove truppe di uomini armati combattevano gli uni contro gli altri; poi, all'improvviso, gli sembrò di essere trasportato nel mezzo di una chiesa che quegli uomini devastavano con furore, profanando gli altari e una magnifica statua consacrata alla Madre di Dio. Questo triste spettacolo strappò lacrime al nostro Beato, che raddoppiò le sue preghiere.
Vocazione e prove a Valencia
Dopo la morte del figlio, tenta di studiare a Valencia, resiste alle tentazioni di un falso eremita ed entra tra i Gesuiti come fratello converso.
Ogni volta che aveva la felicità di ricevere la santa comunione, si recava di buon'ora ai piedi degli altari, per prepararsi a ricevere degnamente il Dio di ogni santità. Un giorno, era per l'Assunzione di Nostra Signora, dopo aver ricevuto la divina Eucaristia, fu rapito in estasi ai piedi del trono di Maria, vicino alla quale si trovavano san Francesco e il suo angelo custode. Nostra Signora lo accolse con onore e presentò la sua anima a Dio Padre, che accettò un'offerta così gradita; quando tornò in sé, a stento poté ritornare alla sua dimora; le sue gambe vacillavano sotto il peso del suo corpo. Aveva occhi, ma per non vedere; poiché non riconosceva più le persone che incontrava sul suo cammino; il mondo non era più per lui che il nulla di fronte a quella patria celeste, nelle cui delizie era ancora assorbito. Da allora, per una virtù che facciamo fatica a comprendere, e così familiare ai Santi, il suo cuore fu interamente distaccato da tutto ciò che riguardava la terra. Suo figlio, di tre anni, pieno di grazie, di bellezza e di innocenza, era l'oggetto della sua tenerezza; egli risolse di farne sacrificio a Dio. Non potendo sopportare la vista del peccato in una creatura così amabile, pregò Dio di chiamarlo a sé se mai dovesse offenderlo. Le sue preghiere furono esaudite: la notte stessa, mentre il bambino riposava al suo fianco, gli sembrò di vederlo morto e rivestito degli abiti con cui doveva essere sepolto. Il bambino morì infatti poco dopo, e il Beato non pensò più che a ritirarsi in un Ordine religioso; vendette ciò che gli restava dei beni di questo mondo e si diresse verso Valencia, dove conosceva il rettore del co llegio Valence Luogo dei primi studi di Ismidone. dei Gesuiti. Secondo i suoi consigli, decise di imparare la lingua latina ed entrò presso la duchessa di Terra-Neuve, come precettore di suo figlio, don Luigi di Mendace. Era allora nel suo trentottesimo anno; lavorava con i bambini, sopportando con pazienza le loro derisioni, ma, nonostante i suoi sforzi, fu costretto a rinunciare al suo proposito.
Tuttavia il demonio, che non vedeva senza dispiacere un uomo così santo dedicarsi alla salvezza delle anime, risolse di allontanarlo dalla Compagnia di Gesù, ed ecco l'inganno che impiegò: dopo l'arrivo del Beato a Valencia, vi era un uomo della sua stessa età, il quale, desiderando anch'egli imparare la lingua latina, frequentava le stesse lezioni. Questa conformità di gusto e di spirito li legò in amicizia. Insieme si recavano in chiesa per compiere i loro esercizi di pietà; ma Alfonso non tardò ad accorgersi che il suo compagno, che gli sembrava molto pio, non si accostava mai ai sacramenti. Il suo desiderio era la vita eremitica; ne parlava spesso con lui e finì per ritirarsi in un eremo a due giornate da Valencia, da dove scrisse al nostro Beato per pregarlo di andarlo a trovare.
Questi vi si recò, e poco mancò che non cedesse alle insistenze di questo nuovo eremita, che voleva tenerlo vicino a sé. Tuttavia volle vedere un'ultima volta la duchessa di Terra-Neuve e informarne il suo direttore. Questi, vedendolo arrivare, gli disse: «Dove siete andato, Alfonso, da quando non vi ho più visto? Temo molto che vi perdiate». — «E perché?» rispose il Beato. — «Perché volete seguire la vostra immaginazione, e, continuando così, non c'è dubbio che finirete per perdervi». A queste parole, Alfonso si gettò ai suoi piedi e gli disse: «Faccio voto di non seguire mai, durante la mia vita, la mia volontà propria, e vi prego di disporre di me secondo il vostro buon piacere».
Il rettore lo incoraggiò a seguire il proposito che aveva formato di entrare nella Compagnia. Poiché ignorava la lingua latina, e la sua salute, indebolita dalle austerità, non gli permetteva di rendere molti servizi, fu ricevuto solo con il titolo di Fratello converso o coadiutore. Quando fu sul punto di lasciare la duchessa, Dio gli inviò una nuova prova. Improvvisamente un gran rumore si fece sentire alla sua finestra, egli aprì: era l'eremita che veniva a ricordargli la sua promessa, a rimproverarlo con rabbia di essere un uomo di mala fede, e a comandargli, con minacce, di accompagnarlo al suo eremo. Il Beato, spaventato, non si lasciò vincere da queste minacce e chiuse in fretta la sua finestra. Non rivide più quell'uomo e non si poté sapere cosa ne fosse stato.
Il portinaio del collegio di Maiorca
Trascorre più di trent'anni come portinaio al collegio del monte Sion a Maiorca, santificando ogni compito con la preghiera e l'umiltà.
Seguiremo ora il nostro Beato in una nuova carriera. Dopo sei mesi di noviziato, iniziato all'età di trentanove anni, il 31 gennaio 1571, presso il collegio di San Paolo di Valencia, si recò, per voce dell'obbedienza, all'isola di Maiorca, al collegio della île de Majorque Luogo principale del suo ministero di portinaio. Santa Vergine del monte Sion, dove emise i vot collège de la Sainte-Vierge, du mont Sion Collegio gesuita a Maiorca dove fu portinaio. i semplici il 5 aprile 1573 e la professione solenne lo stesso giorno dell'anno 1585. Fu lì che trascorse la sua vita e ricoprì per più di trent'anni l'ufficio di portinaio, sapendo santificare le azioni di ogni giorno e rendendosi sempre più gradito agli occhi del Signore. Al mattino, al primo rintocco della campana, si gettava in ginocchio, ringraziava la Santissima Trinità per averlo conservato durante la notte, recitando il Te Deum, pronunciando con straordinario fervore queste parole: Dignare Domine, die isto, sine peccato nos custodire. Dopo i suoi altri esercizi di pietà, adempiva al suo ufficio di portinaio, accogliendo tutti coloro che si presentavano con la stessa premura come se fosse Nostro Signore in persona. Se talvolta riceveva ingiurie, le sopportava con la più grande e sincera umiltà e, quando il suo incarico gli permetteva di dedicarsi alla sua inclinazione per la pietà, invocava Maria recitando il rosario e si dedicava all'orazione, per la quale ebbe, come tutti i Santi, un affetto particolare. Poi pregava Nostro Signore di farlo morire piuttosto che vederlo acconsentire a qualsiasi peccato mortale. A ogni ora del giorno aveva un'invocazione speciale alla Regina dei cieli e, quando giungeva il momento del riposo, le raccomandava le anime del purgatorio, per le quali le offriva le mortificazioni che avrebbe fatto durante il riposo. Spesso il pensiero delle loro sofferenze gli faceva dimenticare di nutrirsi. Aveva una tale modestia nel mondo che veniva chiamato il «Fratello morto».
Combattimenti spirituali e protezioni mariane
Alfonso subisce violenti attacchi demoniaci ma beneficia della protezione costante e visibile della Vergine Maria.
Ma il demonio non poteva tollerare una tale pietà. Iniziò ad attaccarlo con assalti contro la più bella delle virtù, apparendogli sotto mille forme orribili. Il Beato resistette sempre. Allora, per vendicarsi, i demoni furiosi lo precipitarono dall'alto di una scala molto elevata; ma i nomi di Gesù e di Maria che egli pronunciò lo salvarono. Un giorno, sentì gli ardori di un fuoco così terribile, che invocò il Signore. Immediatamente la schiera infernale prese la fuga, e le sue piaghe furono guarite. Il demonio, vedendo allora che tutti i supplizi erano inutili, volle impiegare la tentazione più capace di affliggere un Santo: tentò di persuaderlo che un giorno avrebbe abbandonato il sentiero della virtù e che sarebbe stato dannato per sempre. Nel mezzo delle sue angosce, il Beato fece ricorso a Maria: la sua preghiera abituale era la recita del rosario; ma, vedendo che questo pensiero di disperazione aumentava di giorno in giorno, esclamò: «Maria, venite in mio aiuto, perché sto per perire». Immediatamente Maria gli apparve, risplendente della chiarezza dei cieli, mise in fuga tutti i demoni e rese la pace al suo servo. Lo liberò poco dopo da una nuova tentazione e gli disse: «Figlio mio Alfonso, là dove sono io non hai nulla da temere».
Ma il demonio, le cui astuzie sono senza numero, non si scoraggiò affatto. Trattenne queste parole e, dopo aver riempito l'anima del Beato di tristezza e di amarezza: «Dov'è Maria?» gli disse; «ora che venga in tuo aiuto». Immediatamente una luce divina annunciò l'arrivo di Maria, e la schiera infernale fu ancora messa in fuga. Dopo tutti questi soccorsi di Maria, si può comprendere la tenerezza filiale che il Beato aveva per lei, confidando nel suo aiuto in tutti i suoi bisogni, ed esortando sempre a fare ricorso a una così potente protettrice che non abbandona mai.
Un religioso spagnolo, che in seguito ha scritto la sua vita, essendo sul punto di lasciare Maiorca, andò a trovarlo un'ultima volta. Avendolo trovato tutto assorto in Dio, si gettò in ginocchio per baciargli i piedi. Il Beato, essendo tornato in sé, arrossì nel vederlo così umiliato in sua presenza. «Fratel Alfonso», gli disse allora, «sto per lasciarvi; ma, in memoria degli anni che ho passato con voi, datemi, vi prego, qualche ricordo spirituale». — «Quando desiderate ottenere qualcosa da Dio», rispose Alfonso, «fate ricorso a Maria, e sarete allora sicuro di ottenere tutto». Egli stesso non cessava di sentire gli effetti di questa fiducia nella Madre di Dio. Un giorno che si recava, con un altro religioso, a un castello sulla cima di una collina, e che camminava con difficoltà, la santa Vergine gli apparve e, con la tenerezza di una madre per suo figlio, gli asciugò il viso con un panno bianco e diffuse nelle sue membra un tale vigore che terminò senza difficoltà il resto del viaggio. Per ricompensarlo della devozione che aveva per l'Immacolata Concezione e per l'Assunzione, gli mostrò il trionfo che gli fece un angelo al suo ingresso in cielo.
L'eroismo dell'obbedienza
I suoi superiori mettono alla prova la sua sottomissione con ordini assurdi, come partire per le Indie senza mezzi, rivelando la sua docilità assoluta.
Si sono visti Santi praticare un'obbedienza cieca, che si fa fatica a comprendere con la nostra ragione orgogliosa, e rendersi così molto graditi agli occhi di Colui che scruta il più profondo dei cuori. L'amore che il nostro Beato portava a Nostro Signore e alla sua santissima Madre gli aveva fatto comprendere anche che, eseguendo gli ordini del suo superiore, egli adempiva a quelli del cielo: il che gli rendeva il peso dell'obbedienza dolce e facile. Talvolta lo si vide restare giornate intere là dove gli era stato ordinato di restare, aspettando che ci si ricordasse di lui. Se si rideva della sua semplicità, egli vi trovava una preziosa occasione per umiliarsi, che non voleva lasciarsi sfuggire, al fine di acquisire per questo slancio verso il cielo.
Il rettore del collegio volle metterlo alla prova e gli comandò, un giorno, di recarsi al porto per imbarcarsi, senza dirgli dove dovesse andare, né su quale nave potesse andarvi. Il Beato volle uscire subito; ma un religioso, che era stato avvertito, lo avvisò che il superiore lo richiedeva; allora egli tornò sui suoi passi. «Dove andate», gli disse allora il superiore, «e su quale nave volevate imbarcarvi, poiché non ve n'è alcuna al porto?» Alfonso gli rispose con semplicità che andava a praticare l'obbedienza. — «Partite per le Indie», gli disse un'altra volta il rettore. E il Beato scende subito e chiede di uscire. — «Dove andate?» gli disse il portinaio. «Parto per le Indie», rispose Alfonso, «secondo gli ordini del superiore». — «Avete il suo permesso? Se non l'avete, non vi lascerò uscire». Poi andò a trovare il rettore che chiese del Beato. «E in che modo volete andare alle Indie?» gli disse il rettore. «Mi recavo al porto», riprese il Beato; «se avessi trovato una nave, mi sarei imbarcato, altrimenti mi sarei messo in acqua, e sarei andato il più lontano possibile, poi sarei tornato felice di aver fatto tutto per obbedire». Felice amore dell'obbedienza, quanto sei grande, e quante cose puoi ispirare a un cuore generoso!
Il superiore volle infine mettere alla prova questo degno religioso un'ultima volta. Lo fece venire e gli disse che era diventato incapace di rendere il più piccolo servizio, che non poteva tenere alcun soggetto inutile, e che doveva di conseguenza ritirarsi. A queste parole, il buon vecchio china la testa e, senza lasciar sfuggire alcun lamento, si dirige verso la porta di una casa alla quale si era dedicato per più di trent'anni, e da cui lo si cacciava senza aver riguardo ai suoi servizi né alla sua vecchiaia. Ne parte come ha sempre vissuto, spogliato di tutto. Prega il Fratello di lasciarlo uscire: «No», gli rispose questi tutto commosso; «no, caro Fratello, non posso aprirvi, tornate alla vostra camera, e dimoratevi come d'abitudine». Questo esempio di un'obbedienza così toccante e il cui racconto fa scorrere le lacrime, fece sugli altri religiosi l'effetto che ne attendeva il superiore: poiché nessuno in seguito trovò che fosse duro obbedire.
Insegnamenti spirituali e profezie
Redige consigli sulla tentazione e predice con esattezza la sorte di diversi confratelli gesuiti catturati dai Turchi.
Il beato Alfonso era stato, per quasi tutto il corso della sua carriera, provato da dure tentazioni. Negli scritti che compose per ordine dei suoi superiori, egli fornisce, sul modo di comportarsi in queste delicate circostanze, consigli che possono essere utili a tutti i fedeli. Eccoli: «Le tentazioni sono talvolta così violente, e le pene da cui l'anima è attaccata sono così penose, che sembra che il pericolo sia inevitabile, soprattutto quando essa si vede privata di ogni consolazione interiore e di ogni soccorso umano e circondata da una schiera di demoni che la minacciano di una perdita infallibile. Che farà dunque l'anima che è così crudelmente perseguitata dai suoi nemici e che è privata di ogni soccorso divino e umano? Bisogna che quest'anima, che si trova oppressa dalle pene interiori o esteriori, grandi o piccole, si ponga davanti a Dio, nello stesso modo come se godesse di una pace profonda, e come se fosse nel fervore della sua devozione e del suo raccoglimento.
Essendo così alla presenza di Dio, bisogna che essa metta le sue pene, le sue tentazioni e tutto ciò che le dà inquietudine, tra Dio e se stessa, e che offra al suo Signore, con un atto d'amore, tutte le sue pene, le sue persecuzioni e le sue tentazioni. Per riuscire in questo esercizio e in questo combattimento contro le avversità, bisogna che l'anima compia tre atti, che sono come tre frecce con le quali vincerà in poco tempo l'inferno e tutti i suoi nemici: la prima freccia è l'amore, con il quale essa eccita la sua volontà davanti a Dio, per volere e amare tutte le sue sofferenze per amore di Lui. La seconda freccia è la mortificazione, abbracciando davanti a Dio tutte le pene, tutte le persecuzioni e le tentazioni, compiendo atti contrari. La terza è la preghiera che essa fa per ottenere da Dio la vittoria, ed è con questo aiuto che sarà vittoriosa; di modo che, per trarre frutto dalle sofferenze e non essere vinta dalle pene della tentazione, essa deve sostenere il combattimento con gli atti d'amore, non accontentandosi solo di amare Dio di buon cuore, ma deve ancora sforzarsi di volere con lo stesso cuore soffrire le pene presenti per amore, eccitando la sua volontà ad amare e a gustare le sofferenze per contentare il Signore».
In quel tempo si trovava nel collegio un religioso chiamato Padre J. Aguirre, il quale, dopo alcuni anni di soggiorno a Maiorca, aveva ricevuto l'ordine di partire per Père J. Aguirre Religioso gesuita il cui destino fu predetto da Alfonso. la Catalogna. A questa notizia, il Beato si mise in preghiera per raccomandare a Dio il suo viaggio. Allora la santa Vergine gli apparve e gli assicurò che la nave sarebbe stata presa dai Turchi e che il religioso, se si fosse imbarcato, sarebbe stato condotto prigioniero in Algeria. «Se lo volete, potete salvarlo», esclamò allora Alfon so, «e Algérie Città associata alla fonte liturgica del testo. non cesserò di pregarvi finché non lo avrete riportato sano e salvo vicino a me». Ciò che chiedeva avvenne in effetti; poiché il superiore, non si sa perché, aveva inviato l'ordine al religioso di ritornare, e, siccome il vascello non aveva ancora lasciato il porto, egli ebbe la felicità di rivedere il suo amico.
Qualche tempo dopo, dovendo diversi religiosi imbarcarsi per Valencia, il Beato consultò il Signore su questo viaggio, e gli fu risposto che avrebbero fatto «un viaggio d'oro». Tuttavia la nave fu presa e i religiosi condotti prigionieri ad Algeri. Il viaggio tuttavia era stato d'oro, poiché i Fratelli fecero un gran numero di conversioni tra gli infedeli. Uno di loro, Gerolamo Lopez, la cui virtù in precedenza era stata debole, soff rì i più cru Jérôme Lopez Gesuita catturato ad Algeri, definito apostolo. deli supplizi piuttosto che rinnegare la fede, e meritò il nome di apostolo del suo tempo.
Morte, eredità e canonizzazione
Muore nel 1617 a Maiorca; il suo culto è confermato da Urbano VIII e poi da Leone XII che lo beatifica.
Alfonso Rodriguez compì molte altre profezie e altri miracoli che non sono riportati nella sua vita. Vide in cielo il trono del beato Clave r, suo discepolo e bienheureux Claver Discepolo e amico di Alfonso Rodriguez. amico. Giunse infine il giorno, dopo quarantacinque anni trascorsi nella pratica delle più ammirevoli virtù, di andare a ricevere la corona dell'immortalità. Morì, pronunciando i santi nomi di Gesù e di Maria, il 31 ottobre 1617, all'età di ottantasei anni. Una pompa straordinaria fu dispiegata ai suoi funerali, ai quali assistettero il viceré, tutto il clero e la magistratura. Una folla immensa era accorsa dall'intera isola al richiamo delle sue virtù.
Il nostro Beato non ha cessato di essere oggetto di una grande venerazione, tanto da parte dei suoi compatrioti quanto dalle nazioni straniere. Numerosi miracoli sono stati compiuti e si compiono ancora presso la sua tomba. Già dall'anno 1627, papa Urbano VIII fece informare sulle sue virtù; ma era riservato a Leone XII i scriverl Léon XII Papa che ha proceduto alla beatificazione di Giuliano. o nel catalogo dei Beati: cosa che fece con un decreto del 25 settembre 1724.
Il beato Alfonso Rodriguez viene rappresentato: 1° Mentre recita il rosario o prega ai piedi di un'immagine di Nostra Signora: è un'allusione alla sua tenera devozione alla Madre di Dio; 2° con un mazzo di chiavi appeso alla cintura o deposto vicino a lui, poiché esercitò a lungo l'ufficio di portinaio nel collegio di Palma, nell'isola di Maiorca; 3° in compagnia del beato Pietro Claver, al quale lo univa una santa amicizia.
Abbiamo conservato il racconto del Padre Giry.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Matrimonio con Maria Suarez e nascita di due figli
- Morte della moglie e della figlia all'età di 32 anni
- Ingresso nel noviziato dei Gesuiti a Valencia all'età di 39 anni (1571)
- Professione solenne a Maiorca (1585)
- Ufficio di portinaio al collegio di Monte Sion per oltre 30 anni
Miracoli
- Visione della Vergine Maria che gli asciuga il volto su una collina
- Profezia sulla cattura di una nave da parte dei Turchi
- Visione del trono celeste di Pietro Claver
- Guarigioni miracolose dopo attacchi demoniaci
Citazioni
-
Quando desiderate ottenere qualcosa da Dio, ricorrete a Maria, e sarete allora certi di ottenere tutto.
Parole riportate da un religioso spagnolo -
Dignare Domine, die isto, sine peccato nos custodare.
Preghiera quotidiana