Già conte di Autun divenuto vescovo di Langres nel VI secolo, Gregorio si distinse per la sua giustizia civile e poi per il suo rigoroso ascetismo. Divideva il suo tempo tra Langres e Digione, conducendo una vita da anacoreta pur amministrando la sua diocesi con zelo. È celebre per i suoi miracoli, in particolare la liberazione di prigionieri e le sue veglie notturne miracolose.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
SAN GREGORIO DI AUTUN, VESCOVO DI LANGRES
Origini e carriera civile ad Autun
Proveniente da un'illustre famiglia senatoriale, Gregorio esercitò la carica di conte di Autun con giustizia per quarant'anni prima di consacrarsi a Dio dopo la sua vedovanza.
Modello dei magistrati cristiani per il suo ruolo ardente a favore de lla giustizia, saint Grégoire Soggetto della biografia, conte di Autun e successivamente vescovo di Langres. san Gregorio lo è ancora dei vescovi per la sua abnegazione e dedizione a Dio e alle anime.
Elogio del Santo.
Gregorio nacque ad Autun stessa da una delle più antiche famiglie senatorie della città. I suoi nobili e religiosi genitori gli fecero impartire un'educazione degna della loro posizione sociale, degna soprattutto della loro pietà, tesoro ereditario in questa illustre casata, che ha fornito diversi Santi e illustri personaggi, tra gli altri Gregorio di Tours. Dopo la morte di suo zio Attalo, conte di Autun, di cui Sidonio Apollinare vanta la giustizia e la bontà e si gloria di essere stato parente, fu giudicato, sebbene ancora molto giovane, capace di succedergli in questa importante carica che concentrava nelle sue mani tutti i poteri. Formato alla scuola del Vangelo, affabile e dolce con le persone perbene, severo contro i malvagi ai quali nessuno sfuggiva alle sue ricerche, equo con tutti, faceva rispettare in sé l'autorità, perché la faceva stimare e amare. I suoi concittadini benedicevano il suo governo e potevano dire che il miglior cristiano è anche, a parità di condizioni, il miglio r amminist Armentaria Moglie di Gregorio, figlia di un senatore di Lione. ratore. Armentaria, figlia di Armentarius, senatore di Lione, donna degna di lui per la sua pietà e la sua nascita, si associò al suo destino e gli diede due figli, Tetrico e Gregorio. All'età di circa sessant'anni, il nobile conte la perse e approfittò di questo colpo provvidenziale per rinunciare al mondo. Avendo dunque abdicato, con grande rammarico di tutta la città, alla carica che ricopriva così bene da quasi quarant'anni, entrò nel clero. Libero finalmente della sua persona e appartenente a se stesso, fu felice di poter donare interamente a Dio una vita che fino ad allora era stata consacrata all'assorbente cura degli affari pubblici.
L'ascesa alla sede di Langres
Nonostante il suo desiderio di semplicità, viene eletto vescovo di Langres nel 506, dividendo il suo tempo tra questa città e Digione.
Le sue eminenti qualità, alle quali era legata una grande reputazione, non gli permisero di rimanere a lungo, come desiderava, semplice sacerdote nella sua città natale. Presto fu elevato suo malgrado alla s ede di Langres ( siège de Langres Città d'origine del chierico Warnahaire e di diversi martiri citati. 506), dopo la morte di Albison, antico discepolo di sant'Eufronio, lo stesso che portò a san Sidonio Apollinare una lettera di questo grande prelato. L'affetto, la riconoscenza, il rimpianto dei suoi concittadini seguirono a Langres il nuovo vescovo; e il dolore di perderlo fu addolcito solo dal pensiero che egli avrebbe fatto allora largamente del bene su un teatro più vasto. Non si sbagliarono. Langres e Di gione Dijon Città dove le reliquie furono temporaneamente nascoste e contese. , dove Gregorio risiedeva alternativamente, furono i felici testimoni della sua santità.
Ascetismo e doni soprannaturali
Il prelato conduce una vita da anacoreta, segnata da rigorosi digiuni, veglie di preghiera presso il battistero di San Vincenzo e numerosi miracoli riportati da Gregorio di Tours.
Il santo pontefice praticò tutte le virtù cristiane ed episcopali con una perfezione ammirevole. La sua mortificazione era così grande che non prendeva per nutrimento che un po' di pane d'orzo con acqua; e i santi rigori della sua astinenza, sempre coperti dal velo dell'umiltà, erano conosciuti solo dal domestico che lo serviva. Tutto il tempo che non era impiegato nelle opere del ministero pastorale, lo consacrava all'orazione, e passava persino una buona parte delle notti nel battistero di San Vincenzo, vicino alla sua dimora e all'antica chiesa di Santo Stefano a Digione. Lì, mentre tutti riposavano, lui, prostrato davanti a Dio, vegliava solo, offrendosi come una vittima, intercedendo per il suo popolo, meditando sull'estensione dei suoi doveri e sulle verità eterne. Lì, attingeva nelle sue intime comunicazioni con il cielo le istruzioni piene di solidità e di unzione che rivolgeva al popolo, nutriva il suo zelo pastorale e riscaldava sempre più quell'inesauribile carità che lo rendeva povero per Gesù Cristo e gli faceva distribuire agli indigenti, non solo le rendite della sua chiesa, ma anche il suo ricco patrimonio. «Viveva», dice Gregorio di Tours, «come un anacoreta in mezzo al mo ndo». Del resto, Grégoire de Tours Vescovo e storico che menziona il martirio di Antoliano. profondo nella dottrina, di un'esperienza consumata, possedendo quella scienza pratica degli uomini e delle cose che si attinge nel maneggio degli affari pubblici, infine uno degli uomini più ragguardevoli del VI secolo. Dio volle, prima ancora di ricompensare nell'eternità una vita così ammirevole, onorarlo fin da quaggiù agli occhi degli uomini con il dono dei miracoli. Il santo vescovo operò un gran numero di prodigi che il suo pronipote, Gregorio di Tours, ha consignato nelle pagine immortali della sua storia e di cui il dettaglio ci porterebbe troppo lontano.
Sostegno al monachesimo
Interviene per ricondurre Giovanni, fondatore di Réome, al suo monastero e accoglie san Seine nella sua diocesi.
Verso l'anno 507, avendo appreso della fuga di Giovanni, fondatore della celebre abbazia di Saint-Jean de Ré Saint-Jean de Réome Monastero di cui Gregorio ha ricordato il fondatore. ome o Moutier-Saint-Jean, e del suo ritiro nel monastero di Lérins, Gregorio gli scrisse immediatamente, così come all'abate di Lérins, per richiamarlo a Réome. Il santo prelato temeva che la sorte di quell'abbazia appena fondata, alla quale teneva molto, fosse gravemente compromessa dalla scomparsa del fondatore; e d'altronde sarebbe stato addolorato se la sua diocesi avesse perso un uomo di così grande merito. Ecco la lettera che indirizzò al pio fuggitivo: «Affrettatevi, ve ne scongiuro, a tornare in mezzo ai figli che avete abbandonato. Se rifiutate la mia preghiera, temete il giudizio di Dio; poiché vi sarà chiesto un conto rigoroso dei mali causati dalla vostra fuga a questa comunità di cui siete il padre e che avete lasciato orfana. Essa è nella desolazione e presto si disperderà come un gregge senza pastore». L'umile abate non poté resistere a sollecitazioni così pressanti e provenienti da così in alto. Ritornò alla sua abbazia che continuò a governare fino alla morte. L'illustre vescovo di Langres, dopo aver ritrovato il fondatore di Réome, ebbe ancora la consolazione di vedere un altro Santo dotare la sua diocesi di un secondo monastero. Si trattava di san Seine saint Seine (Sequanus) Santo che fondò un monastero nella diocesi di Langres. (Sequanus), unico discendente di una nobile famiglia di Mémont, vicino a Digione, che, abbandonando il mondo, venne a Réome per porsi sotto la direzione di san Giovanni.
Il costruttore e il culto dei santi
Gregorio organizza il culto di san Benigno a Digione, erige una chiesa sulla sua tomba e ufficializza la creazione di un cimitero cristiano.
Gregorio effettuò la traslazione delle reliq uie di san Be saint Bénigne Apostolo della Borgogna le cui reliquie furono onorate da Gregorio. nigno e costruì per esse, come tomba, una superba chiesa circondata da un'abbazia che, per molti secoli, diffuse in tutta la Borgogna la vera luce e la vera carità. Oltre a questa chiesa, ve n'erano altre due, una consacrata a san Giovanni e dedicata da san Benigno stesso; l'altra costruita fin dai tempi antichi sulla tomba di santa Pascasia. L'intervallo compreso tra queste tre chiese era disseminato di numerose tombe, già esistenti e che aumentavano ogni giorno di più; poiché i cristiani erano desiderosi di dormire il loro ultimo sonno vicino alle tombe dei Santi. Non smisero mai di frequentare un luogo divenuto sacro per loro, vi seppellirono i loro martiri e i loro vescovi, vi costruirono oratori. Nel VI secolo, l'usanza di farsi seppellire lì era così generale che Gregorio decise di erigerlo canonicamente a cimitero cristiano e proibì con un decreto a tutti i fedeli di farsi mai seppellire altrove. Fu l'ultimo atto della pietà di questo grande vescovo verso il beato apostolo della Borgogna.
Attività conciliare e fine vita
Partecipa ai grandi concili del suo tempo (Epaone, Orléans, Clermont) prima di spegnersi all'età di 90 anni nel 539.
Nel 517, fece ammirare le sue virtù e la sua sapienza al concilio di concile d'Épaone Concilio provinciale tenutosi nel 517 per organizzare la Chiesa nel regno burgundo. Epaone. In questo viaggio, ebbe la gioia di rivedere, dopo molti anni, il suo amic o, il santo abate saint abbé Lautein Abate di Saint-Symphorien e amico di Gregorio. Lautein, che aveva conosciuto ad Autun nell'abbazia di San Sinforiano. Lo zelante e infaticabile pontefice volle ancora, nonostante il peso degli anni, recarsi al concilio di Orléans e al concilio di Clermont: nulla sembrava costargli quando si trattava del bene della Chiesa e della gloria di Dio. Avrebbe desiderato poter assistere ancora a un altro concilio tenutosi a Orléans nel 538; ma questa volta, fiaccato dalla vecchiaia, fu costretto a farsi rappresentare dal sacerdote Evance. Poco tempo dopo, avendo intrapreso, senza consultare le proprie forze, in occasione dell'avvicinarsi della festa dell'Epifania, il viaggio da Digione a Langres, poiché era solito andare a celebrare in quella città tutte le grandi solennità della Chiesa, il venerabile anziano fu colto da una febbre che ebbe presto spento il poco di vita che gli restava. Morì all'età di novant'anni (539), dopo un lungo e laborioso episcopato, pieno di buone opere e santificato da tutte le virtù.
Iconografia e posterità delle reliquie
Rappresentato con angeli o catene di prigionieri, le sue reliquie sono oggetto di diverse traslazioni tra Digione e Langres fino al XIII secolo.
Nelle immagini di san Gregorio, si vedono talvolta figurare degli angeli. Si racconta infatti che, pregando nella chiesa che aveva fatto costruire sulla tomba di san Benigno di Digione, udì voci angeliche che celebravano le lodi di Dio. Lo si rappresenta anche: 1° mentre tiene in mano delle catene di prigionieri, poiché dei prigionieri furono liberati miracolosamente dalle loro catene quando il suo corpo passò davanti alle porte della loro prigione; 2° davanti a una porta di chiesa; la sua leggenda riporta che ogni notte si recava in chiesa per farvi le sue preghiere, e che le porte si aprivano da sole quando si presentava, per poi chiudersi quando ne era uscito.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Appena ebbe reso l'ultimo respiro, si vide la gloria celeste nella quale era appena entrata la sua santa anima gettare come un riflesso sul suo volto che apparve radioso. Il suo incarnato si colorò del fresco rosa della rosa, e il suo corpo bianco come un giglio sembrava segnato dal sigillo della risurrezione beata.
Un miracolo operato ai suoi funerali accrebbe l'opinione che si era concepita della sua santità. Mentre si portava il suo corpo al luogo della sepoltura, i prigionieri implorarono il suo soccorso, e all'istante la prigione davanti alla quale passava il corteo si aprì da sola.
Egli fu, conformemente ai suoi desideri, trasportato a Digione e inumato nel cimitero di San Benigno, in quella stessa chiesa di San Giovanni, dove già il suo predecessore sant'Urbano dorm iva in Tetric Figlio e successore di Gregorio sulla sede di Langres. pace.
Tetricio, figlio e successore di san Gregorio sulla sede episcopale di Langres, fece una nuova traslazione del corpo santo. Gli anni trascorsi nel sepolcro non avevano portato alcuna corruzione né del corpo né delle stoffe che lo avvolgevano. Una parte delle sue reliquie fu portata alla cattedrale di Langres nel 1282.
Guido di Ginevra, vescovo di Langres, ne fece la ricognizione solenne e le rinchiuse in una cassa d'argento che fu posta su una colonna, dietro l'altare maggiore di San Mamante. La cerimonia si compì alla presenza del clero riunito in sinodo.
Estratto da Saint Symphorien et son culte, dell'abate Dinot. — Cfr. Vies des Saints de la Haute-Marne, dell'abate Godard; Vies des Saints de Dijon, dell'abate Duplos.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Conte di Autun per quasi quarant'anni
- Vedovanza e ingresso nel clero all'età di 60 anni
- Elezione alla sede di Langres nel 506
- Partecipazione al concilio di Epaone nel 517
- Partecipazione ai concili di Orléans e di Clermont
- Traslazione delle reliquie di san Benigno
Miracoli
- Apertura miracolosa delle porte della chiesa durante le sue preghiere notturne
- Liberazione di prigionieri al passaggio del suo corpo
- Incorruttibilità del corpo constatata durante la traslazione da parte del figlio
- Visione di angeli che cantano nella chiesa di San Benigno
Citazioni
-
Viveva come un anacoreta in mezzo al mondo
Gregorio di Tours