9 novembre 4° secolo

Dedicazione della Basilica del Salvatore

San Giovanni in Laterano

Madre e maestra di tutte le chiese

Prima dedicazione solenne del cristianesimo, la basilica del Salvatore (San Giovanni in Laterano) fu eretta dall'imperatore Costantino sul monte Celio a Roma. Consacrata da san Silvestro nel IV secolo, è considerata la madre e maestra di tutte le chiese del mondo. Custodisce insigni reliquie, tra cui le teste di san Pietro e san Paolo e la tavola dell'Ultima Cena.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

DEDICAZIONE DELLA BASILICA DEL SALVATORE,

OGGI SAN GIOVANNI IN LATERANO

Contesto 01 / 09

Origini dei luoghi di culto cristiani

Prima della pace costantiniana, i cristiani possedevano già chiese e oratori, sebbene spesso minacciati dalle persecuzioni imperiali.

Questa è la prima dedicazione solenne che sia stata fatta nel Cristianesimo, e come il primo segno splendente della sua libertà e del suo trionfo. Fin dal tempo degli Apostoli e nei secoli successivi, erano stati costruiti templi, basiliche, chiese e oratori per riunire il popolo cristiano, per istruirlo sui misteri della religione, per conferirgli i sacramenti, per cantare le lodi di Dio, per fare preghiere pubbliche e particolari, e soprattutto per offrire il sacrificio incruento del corpo e del sangue di Gesù Cristo. Gli editti degli imperatori (riportati da Eusebio di Cesarea, nel libro VIII della sua *Storia ecclesiastica*), che ordinano di demolire le chiese dei cristiani, accresciute e abbellite man mano che il cristianesimo si espandeva, ne sono una prova incontestabile. D'altronde, san Paolo fa egli stesso menzione, in d iversi luo saint Paul Apostolo al quale san Rufo si unì per le sue missioni. ghi delle sue Epistole, dei luoghi sacri dove i fedeli si riunivano; proibisce alle donne di parlarvi; vuole che vi siano velate, a causa degli angeli, e si lamenta che vengano profanati da litigi e banchetti. Sant'Ignazio, che viveva nel secondo secolo, esorta i Magnesi a riunirsi nel tempio di Dio con un solo cuore e un solo spirito, come se non fossero che una sola persona. Apprendiamo, dal libro *dei Sommi Pontefici*, che sant'Evaristo, il quinto papa dopo san Pietro (96-108), assegnò le chiese di Roma ai sacerdoti che componevano il suo clero; e sant'Ottato ci assicura che ve n'erano già più di quaranta in quella città al tempo del papa san Cornelio (251). Lampridio, storico latino del IV secolo, loda l'imperatore Alessandro per aver assegnato ai cristiani un luogo per costruire una chiesa, che era loro conteso da mercanti di vino, dicendo che, senza entrare nel merito del diritto, era meglio che quel luogo fosse destinato al culto divino piuttosto che a un commercio profano. Leggiamo ancora in Eusebio di Cesarea (IV secolo), che san Gregorio il Taumaturgo, fin dall'inizio del III secolo, fece arretrare una montagna per la forza della sua orazione, per dare spazio a una chiesa che voleva far costruire. Infine, abbiamo da ogni parte le vestigia di quelle che furono costruite da san Saviniano, san Menge, san Dionigi, san Marziale e gli altri apostoli delle province delle Gallie.

Queste chiese avevano diversi nomi, come abbiamo appena notato. Venivano chiamate templi, perché vi si erigevano altari e vi si offrivano sacrifici; e questo è il nome dato loro da san Basilio, san Gregorio di Nazianzo, sant'Ambrogio e san Girolamo, riportati da Bellarmino, nel tomo II delle sue Controversie, trattando del culto dei Santi. È vero che alcuni antichi, come l'Octavius di Minucio Felice, nelle loro discussioni contro gli idolatri, hanno sostenuto che il Cristianesimo non avesse alcun tempio, e che ciò fosse proprio solo del giudaismo e del paganesimo; ma intendevano con ciò luoghi dove si facessero sacrifici cruenti, e dove venissero immolati capri, montoni e buoi; d'altronde, non negavano che avessimo case sacre dove la carne dell'Agnello senza macchia e sempre vivente fosse offerta al Padre eterno e distribuita ai fedeli; e, se non ne parlavano in quelle discussioni, era per non gettare le perle davanti ai porci, svelando ai profani i segreti dei nostri misteri. Venivano chiamate basiliche, cioè case splendide e reali, perché erano dedicate al culto di Dio e dei Martiri; ciò che è comune negli scritti dei santi Padri. Su cui bisogna notare che, in qualità di templi, esse erano erette solo a Dio, perché non c'è che Dio a cui si possano erigere altari e presentare sacrifici; ma che in qualità di basiliche, esse erano costruite per i Santi e portavano i loro nomi; ecco perché è fatta spesso menzione, nei più antichi scrittori della Chiesa, delle basiliche di San Pietro e di San Paolo, di San Giovanni, di San Felice, di San Lorenzo, di San Cipriano, di Santa Eufemia e di un'infinità di altre. Che se i Greci parlano talvolta dei templi dei Martiri, vogliono solo significare che quei luoghi che, da una parte, erano destinati a sacrificare al vero Dio, e portavano per questo il nome di templi, erano d'altronde consacrati al culto dei Santi e servivano a conservare e onorare le loro reliquie. Venivano chiamate memorie, nome assai frequente in sant'Agostino: «Non costruiamo templi ai nostri Martiri come a degli dei», dice nel libro XXII della Città di Dio, «ma solo memorie come a uomini morti le cui anime vivono davanti a Dio». E, in questo stesso senso, i Concili di Gangra e di Calcedonia le chiamano ancora Martyria, non perché i Martiri vi avessero sofferto la morte, ma perché le loro preziose spoglie vi erano conservate per la risurrezione gloriosa. Venivano chiamate oratori e case di orazione, perché il loro proprio uso era di esercitarvi tutti gli atti di religione che si comprendono sotto la parola di preghiera e orazione; vale a dire: celebrare i santi Misteri, cantare salmi e fare ogni sorta di benedizioni. Venivano chiamate Dominica, luoghi del Signore. Da cui deriva che la grande chiesa di Antiochia fu chiamata Dominicum aureum, «il Dominicale d'oro», e che san Cipriano, nel suo Trattato sull'elemosina, inveendo contro coloro che venivano in chiesa senza portare la loro offerta, dice loro: *In Dominicum sine sacrificio venit*: «Avete la temerità di venire in chiesa senza portarvi il vostro sacrificio». Venivano chiamate titoli, perché si mettevano sulla porta croci o altri segni religiosi, come dei titoli, per distinguerle dalle case profane, ed è da qui che sono venuti i titoli dei cardinali. Infine, nello stesso senso in cui venivano chiamate chiese, venivano chiamate anche Conventus, Concilia, e persino Concilia Sanctorum, cioè luoghi di assemblea e case sacre, dove i fedeli, significati dalla parola Santi, si univano insieme per gli atti di religione.

Fondazione 02 / 09

La fondazione da parte di Costantino il Grande

L'imperatore Costantino trasforma il palazzo del Laterano nella prima basilica solenne dedicata al Salvatore, divenendo la sede del Papa.

Ma per quanto zelo avessero i prelati, nei primi tre secoli della Chiesa, di aumentare il numero di questi oratori, poiché li vedevano ogni giorno esposti a essere demoliti e bruciati dagli infedeli, e poiché erano spesso costretti ad abbandonarli per ritirarsi in cantine e grotte sotterranee, al fine di compiere con più pace e sicurezza gli esercizi della religione, essi non li consacravano ancora con quel gran numero di cerimonie che, in seguito, sono state istituite dai Sommi Pontefici. Questa maniera di consacrazione iniziò solo sotto l'impero di Costantino il Grande (306-337). Questo principe, che il cielo aveva scelto per far regnare il Cristianesimo nel mondo, essendosi fatto servitore di Gesù Cristo nello stesso tempo in cui Gesù Cristo lo rendeva maestro e sovrano di tutta la terra, volle segnalare il suo zelo con la costruzione di diverse chiese magnifiche, e la prima fu quella di San Salvatore a Roma, sul monte Celio, nel suo palazzo del Laterano. Questo palazzo era appartenuto un tempo a Plauzio Laterano, console romano, che Nerone aveva fatto morire con l'accusa di aver attentato alla sua vita e cospirato contro l'Impero; in seguito, Fausta, figlia di Massimiano Erculeo, vi aveva dimorato, e vi è apparenza che fosse divenuto dominio degli imperatori per la confisca che ne era stata fatta alla morte di Laterano. Il cardinale Baronio crede che Costantino l'avesse anche donato, fin dall'anno 313, al papa san Melchiade e ai suoi successori per servire loro da dimora; in effetti, questo Papa vi celebrò lo stesso anno un Concilio contro i Donatisti, e, da quel tempo, gli altri Papi ne sono sempre stati in possesso. Comunque sia, nell'anno 334, questo pio imperatore vi fece costruire un battistero nel luogo dove lui stesso era stato battezzato da san Silvestro, e una basilica per servire al Papa da chiesa patriarcale e pontificale, e per essere il capo e basilique pour servir au Pape d'église patriarcale La cattedrale di Roma e madre di tutte le chiese del mondo. la madre di tutte le Chiese del mondo. Ecco come ne parla il cardinale san Pier Damiani, nella sua epistola ai cardinali della santa Chiesa romana: «Come la chiesa del Laterano porta il nome del Salvatore che è il capo degli eletti, così essa è la madre e, per così dire, il capo e la vetta di tutte le chiese che sono nel mondo». E, nella sua lettera a Cadalo, scismatico: «Questa chiesa che è stata edificata in onore del Salvatore e che è stata fatta la prima e più alta sede della religione cristiana, è per così dire la Chiesa delle chiese e il Santo dei santi; essa è come nel mezzo delle due chiese di San Pietro e di San Paolo che sono come le sue figlie e le sue membra, e con le sue due braccia abbraccia tutto il resto delle chiese del mondo e le riunisce nel suo seno come in un centro indivisibile di unità». Le sono stati dati vari nomi, oltre a quello di basilica del Laterano: 1° È stata chiamata la basilica di Fausta, perché effettivamente era stata il palazzo di Fausta, come abbiamo già detto; 2° la basilica Costantiniana, perché Costantino l'aveva fatta costruire e aveva fondato un clero per compiere le funzioni ecclesiastiche; 3° la basilica di San Giovanni, a causa di due cappelle che furono costruite nel battistero, una in onore di san Giovanni Battista, l'altra in onore di san Giovanni l'Evangelista; 4° la basilica di Giulio, sia che qualche signore romano, chiamato Giulio, vi abbia dimorato tra il console Laterano e la principessa Fausta, sia che papa Giulio, che succedette a san Silvestro, vi abbia fatto aumenti considerevoli che abbiano obbligato a darle il suo nome. Ma il principale e il più ordinario è quello di basilica del San Salvatore, di cui si onora questa chiesa, 1° perché essendo Nostro Signore il capo di tutti i Santi e colui da cui deriva ogni santità, era ben ragionevole che il suo nome fosse dato alla chiesa che doveva essere la madre di tutte le altre e la capitale di tutto il mondo cristiano; 2° perché l'immagine del Salvatore vi apparve miracolosamente dipinta sulla parete, alla vista di tutto il popolo romano.

Culto 03 / 09

La dedicazione di San Silvestro

Papa san Silvestro consacra la chiesa, vi installa l'altare di legno di san Pietro e stabilisce il primato universale di questa basilica.

Costruita questa chiesa e avendola l'imperatore Costantino arricchita di molti vasi e ornamenti preziosi per la celebrazione dei santi Misteri, papa san Silv estro (314-336), che pape saint Sylvestre 33º papa della Chiesa cattolica, noto per aver battezzato Costantino. governava allora da dieci anni la navicella di san Pietro, ne fece la dedicazione con grande maestà. Ordinò allo stesso tempo che non si offrisse più l'augusto sacrificio della messa se non su altari di pietra; tuttavia, poiché vi era a Roma un altare di legno, scavato a forma di arca, sul quale san Pietro e gli altri Papi, suoi successori, avevano sempre consacrato (poiché, durante le persecuzioni, era molto più facile trasportarlo che un altare di pietra), lo fece collocare in questa basilica del Laterano, e stabilì nondimeno con un decreto che nessun altro sacerdote vi avrebbe mai celebrato la messa se non il sommo Pontefice: cosa che è stata osservata fino ad oggi. Del resto, è a buon diritto che tutti i cristiani celebrano la dedicazione o consacrazione di questa chiesa; poiché non bisogna considerarla come una chiesa particolare della città di Roma, ma guardarla come la chiesa madre del mondo intero; come la metropolitana, la patriarcale e la capitale di tutta la cristianità; come la chiesa di tutti coloro che vivono nell'unione della Santa Sede e che riconoscono il sommo Pontefice come loro pastore e loro padre. Essa non è meno la nostra chiesa di quanto ogni parrocchia sia la chiesa di tutti i parrocchiani, e ogni cattedrale la chiesa di tutti i diocesani, e possiamo dire che essa è ancora molto di più, poiché si può assolutamente cambiare parrocchia e diocesi, ed è impossibile essere cristiani e non dipendere dalla prima Sede, che è quella del Pontefice di Roma. Se dunque si celebra con solennità, in ogni parrocchia e in ogni diocesi, la dedicazione della chiesa parrocchiale o della chiesa cattedrale, è ben ragionevole che si celebri in tutta la cristianità la festa della dedicazione di questa chiesa pontificale del Santissimo Salvatore.

Teologia 04 / 09

Simbolismo e teologia della dedicazione

Analisi dei riti di consacrazione (alfabeto, acqua, incenso) come immagini della purificazione dell'anima e della sua trasformazione in tempio di Dio.

È questo il luogo per trattare, in poche parole, delle auguste cerimonie che si compiono in tali solennità. Eusebio di Cesarea, che viveva sotto l'impero di Costantino il Grande, parlando nella sua Storia di molte altre chiese che furono dedicate ai suoi tempi, dice che i vescovi si riunivano per la loro dedicazione; che vi si faceva un concorso immenso di principi, di signori, di magistrati e di popoli; che i prelati vi offrivano il sacrificio incruento e vi predicavano a turno, gli uni per esaltare la potenza di Gesù Cristo e il merito dei Martiri; gli altri per spiegare i punti della fede e i dogmi della teologia; questi per interpretare le sacre Scritture e scoprirne i tesori nascosti; quelli per sviluppare i misteri racchiusi nelle azioni del pontefice consacrante e dei ministri che lo accompagnavano; infine, che vi si vedevano «cerimonie auguste e divine, ministeri profondi e divini». San Atanasio, san Basilio, san Gregorio di Nazianzo, sant'Ambrogio e sant'Agostino, nei passi indicati dal cardinale Bellarmino, rappresentano anch'essi la dedicazione delle chiese come una delle più belle e splendenti funzioni della potenza episcopale. E certamente, se il tabernacolo di Mosè, il tempio di Salomone e il nuovo tempio costruito da Zorobabele furono dedicati con quel gran numero di osservanze sacre che ci sono descritte nell'Antico Testamento, sebbene non fossero destinati che a quei sacrifici che san Paolo chiama «ombre», «figure» ed «elementi deboli e poveri»; quanto era più giusto che le nostre chiese, dove Gesù Cristo stesso è sacrificato, e dove egli dimora poi perpetuamente con noi; dove riceviamo la vita della grazia attraverso il battesimo e la penitenza; dove siamo nutriti del pane celeste attraverso il sacramento dell'Eucaristia; dove siamo illuminati dalle grandi verità della fede attraverso le omelie, i catechismi e i sermoni, e dove compiamo la funzione degli angeli attraverso il canto continuo delle lodi di Dio; che le nostre chiese, diciamo, fossero santificate e distinte dalle case profane attraverso una serie di cerimonie sante e religiose. La natura stessa sembra insegnarci che bisognava agire così, poiché ci detta che le cose sante devono essere trattate santamente, e che non tutti i luoghi sono adatti per esercitarle con decenza.

Del resto, i nostri santi pontefici non compiono in ciò alcuna cerimonia che non abbia un rapporto meraviglioso con il fine che si propongono: quello di dedicare questi edifici al culto di Dio. Poiché, innanzitutto, bussano alla porta con il loro bastone pastorale, vi compiono esorcismi e invocano gli angeli e i Santi per scacciarne i demoni e attirarvi la protezione e persino la presenza degli spiriti beati. Quindi imprimono sulle ceneri l'alfabeto greco e latino, per segnare l'istruzione santa ed evangelica che i fedeli vi devono ricevere, e alla quale queste due lingue hanno principalmente servito. Inoltre, mescolano insieme l'acqua, la cenere e il vino, per significare che è attraverso l'umiltà e la contrizione del cuore, e attraverso una prudenza forte e vigorosa, che ci rendiamo graditi a Dio e degni di accostarci ai suoi altari. Aspergono tutti i luoghi con acqua benedetta e li profumano d'incenso, per bandirne ogni sorta di immondizia, e insegnarci che non vi dobbiamo entrare se non con un cuore puro, e non vi dobbiamo compiere che azioni sante e religiose. Formano delle croci, ungendole e illuminandole con torce accese, perché la Chiesa è tutta destinata al mistero della Croce, rappresentato nell'Eucaristia; che i cristiani devono conoscerlo, stimarlo, gustarlo e porvi la loro più grande gloria, e che non sono cristiani perfetti se non portando con gioia nel loro corpo la mortificazione di Gesù Cristo. Infine, consacrano gli altari con unzioni, incensazioni, illuminazioni e benedizioni, e ponendovi reliquie dei Santi, perché il Figlio di Dio, raffigurato dagli altari, è per eccellenza l'unto del Signore, il buon odore della Chiesa, la luce del mondo e la fonte di ogni benedizione, e non ha sede più gradita delle spoglie sacre dei Martiri.

Del resto, abbiamo in queste cerimonie della dedicazione un'immagine perfetta di ciò che fa Nostro Signore, al fine di trarre un'anima dall'infedeltà e dal peccato, e di farla entrare nelle vie della giustizia e della perfezione. Egli bussa alla porta del suo cuore attraverso i primi movimenti della grazia che le ispirano la conversione. Egli la apre attraverso il timore salutare dei suoi giudizi e delle punizioni terribili dell'altra vita. Vi scrive un doppio alfabeto facendole conoscere, attraverso la fede, le sue perfezioni e i suoi benefici, e i misteri della sua divinità e della sua umanità. La esorcizza attraverso le preparazioni dei sacramenti. La lava nel battesimo o nella penitenza. Le imprime la croce, la unge e la illumina attraverso la confermazione o attraverso la dolce meditazione delle sue piaghe. Vi mescola l'acqua e la cenere, dandole sentimenti di compunzione, di austerità e di mortificazione. Vi aggiunge il sale e il vino, comunicandole un fervore discreto e una prudenza ardente e zelante. Infine, vi consacra un altare, facendo del suo cuore un altare vivente, dove essa immola continuamente le sue passioni e i suoi affetti disordinati, e vi offre sacrifici d'amore e di lodi.

Predicazione 05 / 09

La chiesa come casa di preghiera

Insegnamento sull'importanza della preghiera pubblica e il rispetto dovuto ai luoghi sacri, illustrato dall'esempio dell'imperatore Teodosio.

Abbiamo già notato che l'imperatore Costantino, il quale ardeva di grande zelo per la religione cattolica, oltre alla chiesa del Santissimo Salvatore, ne edificò molte altre, non solo a Roma, ma anche in tutta l'estensione del suo impero, soprattutto a Gerusalemme, a Costantinopoli e a Elenopoli in Bitinia, e che le dedicazioni avvennero con grandi preparativi e magnificenza. Gli imperatori, suoi successori, e gli altri principi cattolici, imitarono poi la sua devozione; e, in tal modo, il mondo che era stato riempito di templi abominevoli, dove gli spiriti delle tenebre venivano onorati, si vide riempito di luoghi santi dove non si udivano che le lodi del vero Dio. Nostro Signore ha fatto compiere spesso miracoli molto insigni, per mostrare che questo fervore Gli era molto gradito; li abbiamo segnalati in vari luoghi di quest'opera; soprattutto vi sono molte chiese che Egli stesso ha dedicato, o che ha fatto dedicare dagli angeli. Questo è ciò che deve persuadere le persone nobili e ricche che faranno dei loro beni un impiego utile e gradito a Dio, quando li applicheranno a costruire chiese o cappelle, o a procurare loro ornamenti convenienti all'eminenza e alla santità dei misteri che vi si compiono; e, in ciò, provvederanno anche all'assistenza e al sollievo dei poveri, poiché si sa per esperienza che è la pietà la madre della misericordia.

D'altronde il popolo cristiano deve imparare che la Chiesa è il vero luogo della preghiera. Non che, secondo la dottrina di san Paolo, nella prima Epistola a Timoteo, non si possa e non si debba pregare Dio in ogni luogo, perché in effetti Dio è ovunque, e non vi è alcun luogo dove Egli non possa ascoltare ed esaudire le nostre preghiere; ma la chiesa è particolarmente destinata a questo; la preghiera vi si fa con più decenza, più soccorso dal cielo e più efficacia; ottiene più facilmente, più prontamente e anche più abbondantemente ciò che chiede, ed è meno soggetta ad essere respinta. «Alcuni», dice san Crisostomo, nell'Omelia XXX contro gli Anomei, «si scusano pigramente di non venire in chiesa, col pretesto che possono fare le loro preghiere a casa tanto bene quanto nei nostri templi. Si sbagliano, e sono in un grande errore; poiché, sebbene sia permesso a ciascuno di pregare Dio a casa propria, non può tuttavia accadere che la preghiera vi abbia la stessa virtù di quando la si fa in un luogo sacro. Qui il fervore degli altri che pregano ci eccita alla devozione e supplisce alla nostra debolezza e alla pigrizia con cui preghiamo; il canto melodioso degli inni e dei salmi risveglia la nostra languidezza e ci imprime sentimenti di compunzione e di fervore; l'assistenza dei santi Angeli dissipa le nostre tentazioni e ci rende più forti contro le insidie del demonio; la presenza di Gesù Cristo nel santo Sacramento e la vista dei divini Misteri ci fanno dimenticare gli affari del mondo e raccogliere i nostri spiriti per non pensare più che alle cose del cielo. Infine, la grazia vi scorre su di noi con più pienezza; perché, come è la casa di preghiera, possiamo dire anche che è la casa di misericordia». Si può vedere, nel libro delle Cronache, le promesse autentiche che Dio fece a Salomone di esaudire le preghiere di tutti coloro che Lo avrebbero invocato nel tempio che aveva fatto costruire alla gloria del suo nome. Che se Egli diede questa assicurazione a quel principe, in favore di un tempio che non conteneva che un'arca di legno, con la verga di Mosè, la manna degli Ebrei e le due Tavole della Legge, e dove non si offrivano altre vittime che bestie, cosa dobbiamo attenderci dalla bontà divina, quando la pregheremo in una chiesa dove il suo Figlio è offerto tutti i giorni in sacrificio, e dove si conserva questa arca vivente dell'alleanza eterna, che è anche la nostra manna e il nostro pane disceso dal cielo, con il bastone della croce che ha operato tanti prodigi, e i libri del Vangelo che contengono la legge nuova?

La buona edificazione che dobbiamo al nostro prossimo è ancora un motivo che ci impegna a fare piuttosto le nostre preghiere nelle chiese che nelle nostre case private. Poiché, come siamo eccitati alla devozione dall'esempio degli altri, così gli altri vi sono eccitati dall'esempio che noi diamo loro. Ed è allora che gli spiriti beati, prendendo parte, ci riscaldano interiormente, che si prendono cura di portare le nostre orazioni e i nostri voti al trono di Dio e di riportarcene con gioia i frutti di un'abbondante benedizione. Si potrebbe obiettare che Nostro Signore, nel Vangelo, ci insegna che per pregare dobbiamo entrare nelle nostre stanze, chiuderne diligentemente la porta e poi farvi le nostre preghiere in segreto, al fine di poter essere esauditi da Colui che vede le cose più nascoste e a cui nessun segreto è ignoto. Ma l'intenzione del nostro Maestro, in queste parole, non è che noi non preghiamo in pubblico, poiché Egli raccomanda ai suoi discepoli di pregare sempre, e il suo Apostolo chiede che si preghi in ogni luogo; Egli vuole solo che, nella preghiera così come nell'elemosina e nel digiuno, non si abbia il disegno di apparire né di essere visti, per attirare su di sé la stima e le lodi degli uomini, come facevano i Farisei, che pregavano per questo negli incroci e nelle piazze pubbliche. Anche, parlando dell'antico tempio, che non era che l'ombra dei nostri, Egli lo chiama casa di preghiera, e Lui stesso vi andava spesso e vi conduceva i suoi discepoli per farvi la preghiera. Infine, Egli non ha voluto dimorare perpetuamente nelle nostre chiese se non per ricevervi i nostri omaggi e ascoltarvi i nostri voti. E, se Egli vi è come nostro Re, nostro Capo, nostro Maestro, nostro Pastore, nostro Avvocato, nostro Medico, nostro Sposo e nostro Padre, è ben ragionevole che vi andiamo spesso, per fargli la corte ed esporgli i nostri bisogni.

Del resto, per meritare di essere esauditi, dobbiamo andarvi con un cuore puro e un'intenzione retta, e comportarci sempre con riverenza e modestia. Poiché coloro che non hanno queste disposizioni, e che, al contrario, vi commettono insolenze e vi perdono il rispetto, trovano la morte dove dovrebbero incontrare la vita, e, invece di chiamare su di sé e sulle loro famiglie le benedizioni del cielo, si attirano le maledizioni di un Dio irritato, che pronuncia già la sentenza di una dannazione eterna. In effetti, Nostro Signore Gesù Cristo, durante la sua vita mortale, non fece mai apparire il suo zelo con più ardore e trasporto di quando vide la santità del tempio profanata dal commercio dei mercanti e di coloro che compravano; e cosa avrebbe fatto se vi avesse visto fare scherni, pronunciare bestemmie, organizzare partite di gioco e passeggiate, negoziare matrimoni e commettere persino azioni lascive e disoneste?

Più una persona è elevata in dignità, più vi deve mostrare gravità e contegno, al fine di insegnare agli altri il loro dovere con l'esempio della sua modestia. L'imperatore Teodosio il Giovane portava un così grande rispetto a questi luoghi sacri, che disse di sé queste parole: «Noi, che siamo sempre circondati dalle nostre guardie, e che non camminiamo mai se non con una scorta di gente di guerra, quando entriamo in chiesa, lasciamo le nostre armi alla porta e deponiamo persino il diadema, che è il segno della nostra maestà imperiale; non ci avviciniamo all'altare se non per andare all'offerta, e, dopo l'offerta, torniamo alla navata per la riverenza che portiamo ai luoghi dove la Maestà divina fa maggiormente risaltare la sua presenza». La madre di san Gregorio di Nazianzo vi era così rispettosa, come lui stesso ha lasciato per iscritto, che non voltava mai le spalle all'altare. Piacesse a Dio che tutti i cristiani imitassero questi grandi esempi, e che, come i nostri templi sono figure della Gerusalemme celeste, si sforzassero, quando vi sono, di imitare il profondo rispetto con cui gli Angeli e i Santi appaiono davanti al trono di Dio nel cielo!

other 06 / 09

Splendori della Basilica d'Oro

Descrizione delle ricchezze offerte da Costantino e delle ricostruzioni successive dopo le invasioni barbariche di Alarico e Totila.

## BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO.

I nostri lettori ci saranno grati di completare l'esposizione morale di Padre Giry con la descrizione succinta dello stato antico e dello stato attuale della basilica di San Giovanni in Laterano. Lasciamo la parola a Monsignor Gaume, nelle sue *Tre Rome*:

«Penetrato di riconoscenza per il Dio al quale doveva la fede del cristiano e lo scettro del mondo, Costantino si compiacque di ornare con una magnificenza degna di un imperatore romano il tempio di cui aveva appena fatto omaggio al papa san Silvestro. Da qui venne alla basilica il nome di basilica d'oro. Mai nome fu meglio giustificato; lo si giudicherà da alcuni dei doni del regale neofita. Una statua del Salvatore seduto, di cinque piedi di altezza, in argento, del peso di centoventi libbre; i dodici Apostoli, di grandezza naturale, in argento, con corona d'argento purissimo; ogni statua pesava novanta libbre. Quattro angeli d'argento, di grandezza naturale, ciascuno con una croce in mano; ogni angelo pesava centocinque libbre. La cornice continua, che serviva da piedistallo a tutte le statue, d'argento cesellato, del peso di duemilaventicinque libbre. Una lampada, d'oro purissimo, sospesa alla volta, pesante, con le sue catene, venticinque libbre. Sette altari d'argento, ciascuno pesante duecento libbre. Sette patene d'oro, ciascuna del peso di trenta libbre; sedici d'argento, ciascuna del peso di trenta libbre. Sette canne d'oro, pesanti ciascuna dieci libbre; un'altra canna d'oro, tutta arricchita di pietre preziose, pesante venti libbre e tre once. Due calici, d'oro purissimo, pesanti ciascuno cinquanta libbre. Venti calici d'argento, pesanti ciascuno dieci libbre. Quaranta calici più piccoli, d'oro purissimo, ciascuno pesante una libbra. Cinquanta calici, per la distribuzione del prezioso Sangue ai fedeli (calici ministeriali), pesanti ciascuno due libbre.

«Come ornamenti della basilica: un candelabro, d'oro purissimo, posto davanti all'altare, dove bruciava olio di nardo, ornato di ottanta delfini, pesante trenta libbre, e contenente altrettanti ceri composti di nardo e degli aromi più preziosi; un altro candelabro d'argento con centoventi delfini, del peso di cinquanta libbre, dove bruciavano gli stessi aromi. Nel coro, quaranta candelabri d'argento, del peso di trenta libbre, da cui si esalavano gli stessi profumi. Sul lato destro della basilica, quaranta candelabri d'argento, del peso di venti libbre, altrettanti sul lato sinistro. Infine, due incensieri in oro fino, pesanti trenta libbre, con un dono annuale di centocinquanta libbre dei profumi più squisiti da bruciare davanti all'altare.

«Che ne è stato della basilica d'oro? Che ne è stato di tutte le sue ricchezze? Interrogate al riguardo i capi barbari così famosi nella storia, Alarico e Totila. Tuttavia l'augusto edificio, più volte risorto dalle sue rovine, esiste ancora. I suoi tesori sono scomparsi, ma la sua signoria gli resta. Sul frontespizio si legge questa semp lice, ma sublime iscrizione: *Sac Sacrosancta Lateranensis Ecclesia La cattedrale di Roma e madre di tutte le chiese del mondo. rosancta Lateranensis Ecclesia, omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput*. «La santissima Chiesa Lateranense, di tutte le chiese della città e del mondo madre e capo».

other 07 / 09

Arte e simbolismo della navata

Percorso iconografico dell'attuale basilica, che mette in parallelo l'Antico Testamento, il Vangelo e le figure dei dodici Apostoli.

« Delle tre porte della basilica, due colpiscono il viaggiatore per lo stupore, l'una per il suo mistero, l'altra per la sua magnificenza. Quella di destra, chiamata porta santa, è murata: si apre solo per mano del Santo Padre stesso durante l'anno del giubileo. Quella centrale è una porta antica, in bronzo e quadriforme: è quasi l'unica esistente. Entrando si rimane innanzitutto meravigliati dal simbolismo della grande navata. Sopra le crociere, vicino all'imposta della volta, sono dipinti i Profeti. Sopra i Profeti, vedete da un lato le figure dell'Antico Testamento relative al Messia, dall'altro i fatti del Vangelo che ne sono il compimento: la figura e il figurato. Così, sotto le due crociere più vicine all'abside appaiono,

Da una parte:

Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre per aver toccato l'albero proibito;

Dall'altra parte:

Nostro Signore sull'albero della croce, che riapre il cielo al genere umano;

Sotto le crociere successive:

| Il Diluvio; | Il Battesimo di Nostro Signore; | | --- | --- | | Il Sacrificio di Abramo; | Nostro Signore che sale al Calvario; | | Giuseppe venduto dai suoi fratelli; | Nostro Signore tradito da Giuda; | | Il mare che separa gli Israeliti dalla schiavitù del Faraone; | Nostro Signore che predica ai Giudei; | | Giona che esce dalle fauci della balena. | Nostro Signore che esce dal sepolcro. |

« Sotto ciascuno di questi bassorilievi avete i dodici Apostoli a figura intera. Le loro belle e grandi statue sono in perfetta armonia sia con i dipinti superiori, sia con le nicchie che li accolgono. I dodici Predicatori del Vangelo sono lì come coloro che hanno illuminato con la loro parola e gli oracoli dei Profeti le ombre dell'alleanza figurativa. Ma l'insegnamento apostolico non ha solo illuminato il passato; proietta lo splendore della sua luce sul futuro: il Vangelo sta nel mezzo tra la sinagoga e il cielo. Ecco perché dietro ogni Apostolo, nel fondo della nicchia, è dipinta una porta socchiusa; l'Apostolo è sulla soglia, per dire che, dopo la rivelazione cristiana, di cui è l'organo, non c'è più che la Gerusalemme eterna, città di luce, dalle dodici porte di smeraldo. Infine, alla base di ogni nicchia, appare una colomba in rilievo, con il ramoscello d'ulivo nel becco, toccante emblema dello spirito del Vangelo.

Eredità 08 / 09

Reliquie insigni e protettorato francese

Inventario delle reliquie maggiori (Tavola dell'Ultima Cena, teste di Pietro e Paolo) e presentazione dei privilegi dei re di Francia al Laterano.

« Tra le altre ricchezze di San Giovanni in Laterano, bisogna citare la tomba in bronzo di papa Martino V, pontefice grande tra gli altri, poiché pose fine allo scisma d'Occidente; da un lato del transetto la cappella di Sant'Andrea Corsini, una delle più magnifiche di Roma, che ricorda al tempo stesso la pietà filiale di Clemente XII e le toccanti virtù del suo illustre antenato. Le due colonne di porfido che accompagnano la grande nicchia, a destra dell'Evangelo, ornavano un tempo il portico del Pantheon di Agrippa; dall'altro lato del transetto si trova la ricca cappella del Santissimo Sacramento. Il maestoso portico della chiesa offre i suoi ventiquattro pilastri di marmo e la statua colossale di Costantino, trovata nelle sue Terme; infine la famosa porta di bronzo della basilica di Ancira, trasportata qui da Alessandro VII.

« Ecco il lato umano di San Giovanni in Laterano; ci resta da contemplare il lato divino della madre e maestra di tutte le chiese. Al centro del transetto, sotto il grande arco della navata principale, sostenuto da due colonne di granito orientale, di trentotto piedi di altezza, si erge l'altare papale; ma quale altare, gran Dio! lo stesso dove san Pietro ha celebrato la messa. È lì così come fu tratto dalle catacombe da papa san Silvestro. La sua semplicità, la sua povertà stessa ricordano bene i primi secoli della Chiesa: qualche asse di abete, senza doratura e senza ornamento che una croce intagliata sulla parte anteriore, ecco tutto. Per rispetto, lo si è circondato di una balaustra in marmo, sulla quale sono incise le armi di Urbano VIII e del re di Francia. Una ricca stella lo ricopre interamente. È l'unico altare al mondo sotto il quale non vi siano reliquie. Al successore di Pietro appartiene il diritto esclusivo di celebrarvi i santi Misteri.

« Alzando gli occhi si scorge a grande altezza, direttamente sopra l'altare, una tenda di velluto cremisi arricchito d'oro. Questo padiglione ricopre un'arca o ciborio in marmo di Paro sostenuto da quattro colonne di marmo egiziano con capitelli di ordine corinzio in bronzo dorato. Lì sono racchiuse le teste degli apostoli san Pietro e san Paolo. Due volte têtes des apôtres saint Pierre et saint Paul Apostolo apparso a Costantino per indicargli Silvestro. ogni anno, il sabato santo e il martedì delle Rogazioni, esse sono esposte solennemente alla venerazione dei felici fedeli di Roma. Vi è un altro uso non meno degno di essere conosciuto. Al fine di bagnare tutte le giovani labbra alla fonte stessa dello spirito sacerdotale, spirito dell'apostolato e del martirio, è ai piedi dell'altare di cui abbiamo appena parlato, sotto gli occhi di san Pietro e san Paolo, che hanno luogo le ordinazioni.

A destra dell'altare pontificio si trova la cappella del Santissimo Sacramento. Sebbene molto elevato, molto largo e molto profondo, il tabernacolo, eseguito sui disegni di Paolo Olivieri, è interamente composto di pietre preziose e dei marmi più rari. A destra e a sinistra brillano due angeli di bronzo dorato con quattro colonne di verde antico. La trabeazione e il frontone di bronzo dorato che coronano l'altare poggiano su quattro colonne dello stesso metallo, dorate, scanalate, di circa venticinque piedi di altezza su due piedi e mezzo di diametro alla base. Esse sono le stesse che Augusto fece fare dopo la battaglia di Azio con gli speroni delle navi egiziane, e che pose nel tempio di Giove Capitolino. Impiegate dapprima come candelabri, dove si faceva bruciare, nelle grandi feste, balsamo e altri profumi squisiti, devono la loro destinazione attuale a papa Clemente VIII.

« La basilica di San Giovanni in Laterano conserva un bel trofeo delle vittorie del cristianesimo sull'islamismo. Di fronte alla cappella del Santissimo Sacramento sventola la bandiera di Giovanni Sobieski alla celebre battaglia di Vienna. Come testimonianza della sua riconoscenza e della sua devozione alla religione, il grande capitano volle che il suo glorioso orifiamma fosse sospeso alla volta della prima chiesa del mondo.

« Nel coro del Capitolo, ecco lo stallo dei re di Francia, che, come si sa, sono canonici di San Giovanni in Laterano; esso è a sinistra, di fronte a quello del Santo Padre. Dal dossale dello stallo reale si stacca una graziosa statuetta della santa Vergine, di cui il re di Francia è il vassallo e il primo cavaliere; dietro lo stallo del Santo Padre appare Nostro Signore, di cui il Papa è il vicario.

« Ogni anno, i Canonici di San Giovanni in Laterano celebrano la nascita del loro reale confratello Enrico IV con una messa solenne. È una testimonianza di riconoscenza per il dono che il Béarnais convertito fece a San Giovanni in Laterano della ricca abbazia di Clarac, nella diocesi di Agen. Fino alla Rivoluzione di luglio, l'ambasciatore di Francia assisteva all'ufficio su una tribuna posta all'ingresso del coro.

« Ci resta da vedere il tesoro della basilica. Lì si conserva una delle reliquie più venerabili che vi siano al mondo. Dietro grate di ferro, sotto larghe foglie di cristallo, è nascosta la tavola stessa su lla quale Nostro Signore istituì la santa Eucaristia. Questa tavola è table même sur laquelle Notre-Seigneur institua la sainte Eucharistie Reliquia maggiore conservata nel tesoro della basilica. in legno, senza alcun ornamento; sembra avere un pollice di spessore su dodici piedi di lunghezza e sei di larghezza. Coperta di lamine d'argento dai sovrani Pontefici, ne fu spogliata nel sacco di Roma, sotto il connestabile di Borbone. A pochi passi da lì si trovano altre reliquie, la cui vista penetra ugualmente il cuore di riconoscenza e di composizione. È una parte della veste di porpora che fu gettata sulle spalle di Nostro Signore nel pretorio; una parte della spugna imbevuta nel fiele e nell'aceto; la coppa nella quale fu presentato il veleno a san Giovanni l'Evangelista, e che egli bevve senza risentirne alcun male; una parte della sua tunica e della catena con la quale fu condotto da Efeso a Roma; una spalla di san Lorenzo; la testa miracolosa di san Pancrazio, martire; una vertebra di san Giovanni Nepomuceno; del sangue di san Carlo Borromeo e di san Filippo Neri; infine una tavoletta composta dalle ceneri di una moltitudine di Martiri.

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Il Battistero e l'Obelisco

Descrizione del battistero ottagonale di Costantino e dell'obelisco egizio riedificato da Sisto V.

« Il battistero di San Giovanni in Laterano, separato dalla basilica, secondo l'uso dei primi secoli, è di forma ottagonale; ai otto angoli interni si elevavano otto colonne di porfido, separate dalle mura in modo da lasciare uno spazio sufficiente per circolare; esse sostenevano una cornice e un ampio frontone, sul quale regnava un secondo ordine di colonne in marmo di una bellezza e di una fattura squisite: questa nuova colonnata, più piccola della prima, supportava una grande architrave che coronava l'edificio.

« Al centro vi è ancora la vasca in basalto, di forma ovale e di cinque piedi di lunghezza. Costantino l'aveva rivestita internamente ed esternamente con lamine d'argento del peso di tremilaottocento libbre. Al centro della vasca si elevavano colonne di porfido, che supportavano lampade d'oro pesanti cinquantadue libbre, le cui stoppini erano in filo d'amianto. Al posto dell'olio vi si bruciava, nelle solennità di Pasqua, il balsamo più odorifero. Sul bordo della vasca vi era un agnello d'argento, del peso di trenta libbre, che gettava acqua nel fonte; a destra dell'agnello, il Salvatore in argento, a grandezza naturale, pesante centosettanta libbre; a sinistra, san Giovanni Battista in argento, di cinque piedi di altezza, che teneva in mano il testo sacro: *Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi*; pesava cento libbre. Sette cervi in argento, simboli dell'anima assetata di grazia, gettavano acqua nel fonte: ognuno pesava ottanta libbre; infine un incensiere dell'oro più fino, ornato di quaranta pietre preziose, pesante dieci libbre.

« Tale era il battistero di Costantino; tale è ancora oggi, meno l'oro e l'argento, divenuti preda dei barbari. Le decorazioni primitive sono state sostituite da bei dipinti che rappresentano le azioni memorabili di Costantino. Questo restauro risale al pontificato di Urbano VIII. Il pavimento è in mosaico fine, e tutte le pareti sono arricchite da dorature e dipinti.

« L'obelisco di San Giovanni in Laterano, destin ato a consacrare il ricordo del tri L'obélisque de Saint-Jean de Latran Il più grande obelisco egizio di Roma. onfo, dopo tre secoli di lotte, del cristianesimo sul paganesimo, ha novantanove piedi di elevazione sopra il piedistallo. Portato dall'Egitto a Roma dagli imperatori Costantino e Costanzo, suo figlio, fu spezzato dai barbari, poi riedificato, nel 1588, nel luogo che occupa oggi, dal genio così potente e così poetico di Sisto V.

Abbiamo completato il racconto di Padre Giry con le *Tre Rome* di Mons. Gaume. — Cfr. 1° tra i santi Padri: San Basilio, in *Poetae*, XXIII; san Giovanni Crisostomo, *Homil.*, XXIII in *Matth.*; sant'Ambrogio, *Sermo* CCCXXXVI in *Dedicat.*; sant'Agostino, *Sermo* CCCXXXI de *Dedicat.*; il venerabile Beda, in *Evang. Joan.*, I; san Bernardo, *Sermo de Dedicatione*; — 2° tra i predicatori: Alberto Magno, Ugo di San Vittore, Dionigi il Certosino, Rabano Mauro, Giovanni Taulero, san Tommaso da Villanova, Matthias Faber, Texier, Birout, Joly, Lejeune, Fléchier, La Colombière, Senserie.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Donazione del palazzo del Laterano da parte di Costantino a papa san Milziade nel 313
  2. Costruzione della basilica e del battistero da parte di Costantino nel 324
  3. Dedicazione solenne da parte di papa san Silvestro
  4. Istituzione della regola degli altari di pietra da parte di san Silvestro
  5. Restauro sotto Urbano VIII e Sisto V

Miracoli

  1. Apparizione miracolosa dell'immagine del Salvatore sulla parete durante la dedicazione
  2. San Giovanni Evangelista beve il veleno senza subire danni

Citazioni

  • Domus Dei nos ipsi : nos in hoc seculo ædificamur, ut in fine sæculi dedicemur. Sant'Agostino, Serm. CCCXXI de Dedicat.
  • Sacrosancta Lateranensis Ecclesia, omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput Iscrizione sul frontespizio della basilica

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo