Sant'Andrea Avellino da Castronuovo
CHIERICO REGOLARE TEATINO
Chierico Regolare Teatino
Sacerdote dell'Ordine dei Teatini nato nel XVI secolo, Andrea Avellino fu un riformatore zelante e amico di San Carlo Borromeo. Dopo una carriera di giurista e di superiore religioso segnata da numerosi miracoli, morì di apoplessia all'inizio della messa all'età di 88 anni. È invocato per ottenere una santa morte.
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SANT'ANDREA AVELLINO DA CASTRONUOVO,
CHIERICO REGOLARE TEATINO
Giovinezza e formazione giuridica
Nato Lancillotto a Castronuovo, il futuro sant'Andrea Avellino si distinse per la sua precoce pietà e per i brillanti studi di filosofia a Venezia e di diritto a Napoli.
Questo beato sacerdote, uno dei più fulgidi ornamenti dell'Ordine dei Chierici Regolari Teatini, nacque a Castronuovo, piccola città del regno di Napoli, da Giovanni Avellino e da Margherita, che la loro pietà rendeva più ragguardevoli di qualsiasi vantaggio di fortuna. Fu chiamato Lancillotto al battesimo, e portò questo nome fino al suo ingresso nell'Ordine dei Teatini, dove, per devozione alla cro ce, p André Santo teatino, discepolo e amico di Giovanni Marinoni. rese quello di Andrea. La sua infanzia fu così pura e innocente che non sembrava aver ereditato le passioni sregolate del vecchio Adamo. Iniziò fin da allora a onorare singolarmente la santa Vergine e a recitare ogni giorno il rosario: pratica che osservò fedelmente per il resto della sua vita.
Dopo i suoi primi studi, fu inviato a Venezia per compiere le sue lettere umane e la filosofia. Vi rimase quattro anni e vi studiò con tale successo che i suoi stessi professori ne erano sorpresi. La sua castità vi fu tentata nel modo più sottile e violento che possa essere quello di un giovane studente; ma egli uscì vittorioso e trionfante da questo combattimento, conservando intatta quella perla preziosa che il minimo soffio è capace di offuscare. Al suo ritorno presso i genitori, la sua nutrice ebbe ancora l'impudenza di sollecitarlo al male: egli invocò allora la Santa Vergine, sua potente avvocata, e soccorso dalla sua protezione, salvò con la fuga ciò che avrebbe forse perduto volendo combattere a viso aperto.
Fin dal giorno seguente, pregò il suo vescovo di ammetterlo nel numero dei suoi chierici e ricevette la tonsura clericale dalle sue mani. In memoria di ciò, incise il suo nome su una pietra della cappella dove la cerimonia era stata celebrata; e si è notato che, quando la chiesa cadde in rovina, il solo tratto di muro dove si trovava questa iscrizione rimase intatto. Si recò in seguito a Napoli per studiare giurisprudenza e prese il berretto di dottore in diritto, con l'applauso di tutta la facoltà. Questo onore fu seguito da un altro ben più considerevole: fu promosso all'ordine del sacerdozio. È vero che la sua umiltà gli faceva credere di essere assai indegno di tale carattere: se avesse seguito questo sentimento, non avrebbe mai preso che gli ordini minori; ma il desiderio di avvicinarsi più da vicino al suo Salvatore, l'unico oggetto del suo amore, e allo stesso tempo di lavorare per guadagnargli sempre nuovi cuori attraverso le funzioni sacerdotali, fece sì che risolvesse di chiedere il sacerdozio.
Riforma monastica e prove
Incaricato di riformare un convento di religiose indisciplinate, scampa per poco a un assassinio commissionato da libertini scontenti.
Subito dopo fu incaricato della direzione di un convento di religiose, le quali, non avendo più nulla della loro professione se non l'abito, vivevano in un disordine spaventoso. Non si accontentò di dare loro i soccorsi ordinari che le comunità femminili attendono dal loro direttore, ma ne intraprese anche l'intera riforma. Questo disegno gli costò pene e traversie incredibili; ma, poiché aveva un coraggio intrepido che non cedeva mai ad alcuna difficoltà, ne venne infine felicemente a capo, e ebbe la consolazione di vedere rifiorire l'osservanza regolare in quel luogo dove il disordine aveva già gettato profonde radici. Questo successo, che non ci si aspettava, riempì di furore alcuni libertini che avevano in precedenza grande accesso a quel monastero, e la loro rabbia giunse a tal punto che risolsero di sbarazzarsi del beato direttore. Corruppero per questo un assassino che lo attese all'uscita di una chiesa e gli sferrò tre colpi di spada. Questi colpi non furono mortali; ma gli recisero un'arteria e gli fecero perdere molto sangue, che si ebbe molta difficoltà ad arrestare; il suo stesso volto ne sarebbe rimasto sfigurato, se Dio, per un effetto della sua potenza, non avesse guarito così perfettamente le sue ferite, che non ne rimase alcuna cicatrice. In questo incidente così terribile, Andrea non si lasciò minimamente turbare; al contrario, mostrò una gioia estrema per essere stato maltrattato in difesa della castità. Il viceré di Napoli gli offrì tutta la sua autorità per punire gli autori di questo attentato; ma egli lo ringraziò, non desiderando la morte dei peccatori, ma la loro conversione e la loro salvezza. Tuttavia Nostro Signore non permise che un così grande sacrilegio rimanesse impunito: poiché, poco tempo dopo, il suo assassino fu ucciso da un uomo di cui aveva disonorato la casa con un'azione impudica.
Ingresso nell'Ordine dei Teatini
Dopo aver commesso una menzogna involontaria al foro, rinuncia al mondo e si unisce ai Teatini nel 1556, prendendo il nome di Andrea.
Avendogli Dio concesso molta eloquenza, Andrea la impiegava talvolta per difendere la causa dei suoi amici. Facendolo un giorno in modo molto gradevole, lasciò sfuggire nel suo discorso una menzogna officiosa. Non ne comprese subito la gravità; ma, avendo trovato all'apertura della Bibbia questo primo versetto del primo capitolo della Sapienza: *Os quod mentitur occidit animam*; «La bocca che mente uccide l'anima», ne provò tale orrore e rimorso che, dopo aver passato tutta la notte in lacrime, risolse di non entrare più al foro. Da ciò prese il proposito di abbandonare interamente il mondo e di consacrarsi a Gesù Cristo nell'Ordine dei Teatini: cosa che fece all'età di trentacinque anni, la vigilia dell'Assunzione di Nostra Signora, l'anno 1556. Nel suo noviziato, apparve come un professo molto avanzato. Non vi era nulla di così umile negli impieghi della casa che egli non considerasse come molto elevato. Più lo si umiliava, più si credeva colmo di onori; più gli si ordinavano penitenze e mortificazioni, più gli si causava gioia. Il suo coraggio e la sua pazienza furono sempre al di sopra di ogni prova; perciò, fu ammesso facilmente alla professione, che egli fece con tutto il fervore che ci si poteva attendere dalla sua pietà e dal suo zelo.
Espansione dell'Ordine e illustri amicizie
Fonda case a Milano e Piacenza, stringendo amicizia con san Carlo Borromeo e rifiutando un vescovado propostogli da Gregorio XIV.
Ottenne poi dai suoi superiori il permesso di fare un viaggio a Roma, non per vedere quei monumenti splendidi che attirano gli occhi di tutti i viaggiatori, ma solo per visitare le tombe degli Apostoli e dei Martiri, e guadagnare le indulgenze facendo le stazioni. Al suo ritorno a Napoli, gli fu dato l'incarico di maestro dei novizi, che mantenne per dieci anni. Fu poi eletto superiore della sua casa e, in entrambi gli uffici, seppe unire così bene la fermezza alla dolcezza, e lo zelo per l'osservanza alla pia condiscendenza verso le infermità dei suoi fratelli, da adempiere perfettamente a tutti i doveri di un vero pastore. Dopo questo superiorato, il suo generale, che aveva tante prove della sua prudenza e santità, lo incaricò di fondare due case: una a Milano, dove san Carlo Borromeo volle stringere una stretta amicizia c saint Charles Borromée Santo che fece eseguire donazioni a favore degli orfani. on lui, e l'altra a Piacenza, su sollecitazione del cardinale d'Arezzo, teatino, dove, con la forza delle sue predicazioni e delle sue conferenze, represse il lusso delle dame e convertì persino un gran numero di cortigiane. Questi cambiamenti eclatanti gli suscitarono molti nemici: si cercò di screditarlo pubblicamente e si scrisse contro di lui al duca di Parma, per ottenere da Sua Altezza che lo facesse uscire dai suoi Stati: ma queste calunnie servirono solo a dare più splendore alla sua virtù: il duca venne a trovarlo e fu talmente affascinato dalla sua modestia e dall'unzione delle sue parole, che non lo guardò più che come un Santo. Anche la duchessa volle partecipare alla sua conversazione e, avendola trovata tutta celeste, lo scelse come suo direttore e gli portò il principe Raimuec, suo figlio, per ricevere la sua benedizione.
Una luce così splendente non poteva essere rinchiusa in un solo luogo. Andrea, avendo avuto tanto successo a Piacenza, fu ancora incaricato dal suo generale di fare la visita della sua provincia di Lombardia, e se ne acquittò con tanta saggezza, vigore e bontà, che i religiosi di quella provincia non potevano abbastanza ammirare i talenti che Dio gli aveva dato per il governo. Fu poi nominato superiore della casa di Milano, che era sotto la protezione di san Carlo, e non si può dire quale di questi due Santi ricevette più consolazione da questo avvicinamento, se il grande san Carlo, che scopriva liberamente ad Andrea ciò che accadeva di più segreto nel suo cuore, o Andrea stesso, che, con quella semplicità di colomba di cui era dotato, non faceva alcuna difficoltà a dichiarare al santo cardinale le grazie straordinarie che riceveva dal cielo. Gli confessò un giorno che Nostro Signore gli era apparso nella sua gloria, e che gli aveva dato una così alta impressione della sua bellezza divina, che non era più capace di stimare né di amare nessuna di quelle che si ammirano sulla terra. Fu in questa città di Milano che toccò talmente la viscontessa Paola, cognata del cardinale Agostino di Cusa, che rinunciò al mondo per entrare tra le Cappuccine. Si fece pressione sul papa Gregorio XIV affinché gli desse un vescovado ; ma Andrea, a cu pape Grégoire XIV Papa che propose un vescovado ad Andrea Avellino. i l'ombra stessa dell'onore era insopportabile, e che, anche nei superiorati, sceglieva uno dei suoi discepoli, che riconosceva come suo superiore, per vivere sempre nella sottomissione e nell'obbedienza, rifiutò interamente questa dignità; e tutto ciò che si poté fargli accettare per il bene comune dei fedeli, fu un potere generale di assolvere da ogni sorta di casi i peccatori che si fossero rivolti a lui.
Ministero e miracoli a Napoli
Divenuto superiore a Napoli, combatte le eresie eucaristiche, compie miracoli e placa sedizioni popolari.
Da Milano fu rimandato a Piacenza, per governare una seconda volta la casa di cui era già stato superiore. Vi continuò le sue cure e la sua carità verso coloro che Dio metteva sotto la sua guida, e ebbe la consolazione di vedere uno dei suoi discepoli trionfare nel cielo, dopo averlo visto lavorare generosamente sulla terra alla conversione dei peccatori. Si trattava del reverendo Padre Giovanni Francesco Solarius, che era stato suo novizio e che egli aveva scelto come suo direttore. Terminato il tempo del suo superiorato, il capitolo generale del suo Ordine volle prolungarlo o affidargli il governo di un'altra casa; ma, in quell'occasione, la sua umiltà fu così eloquente da scongiurare efficacemente quel colpo, che egli temeva più della morte. Chiese la casa più povera d'Italia, per vivere sconosciuto al mondo e nella pratica delle più grandi austerità; tuttavia, fu inviato a San Paolo di Napoli, che era u Saint-Paul de Naples Chiesa e monastero teatino che custodisce le reliquie del santo. no dei monasteri più considerevoli dell'Ordine.
La sua virtù vi apparve con tale splendore che, dopo tre anni, non poté, per quanto facesse, difendersi dall'essere eletto superiore. Durante il suo governo, scoprì e confutò pubblicamente degli eretici che combattevano la verità del corpo e del sangue del Figlio di Dio nell'Eucaristia, e ne fece punire il capo. Un abitante, che era già stato sedotto da quegli impostori, avendo ricevuto la santa ostia alla comunione, la mise nel suo fazzoletto, con l'intento di profanarla una volta giunto a casa; ma al suo ritorno, aprendo il fazzoletto, lo trovò pieno del sangue che era colato dall'ostia. Il timore e lo spavento lo colsero all'istante, e tutto ciò che poté fare fu correre dal beato Andrea per confessargli il suo sacrilegio e raccontargli quel terribile miracolo. Il Santo agì in quell'occasione con una prudenza e una forza d'animo meravigliose; prese su di sé una parte della penitenza che meritava quello sventurato, per impedirgli di cadere nella disperazione; e, senza esporlo al castigo pubblico, non mancò di servirsi vantaggiosamente di quel prodigio per fortificare la fede di coloro che vacillavano sulla verità dei nostri santi misteri. Placò poi, con la sua saggezza e con processioni solenni che fece compiere, una fastidiosa sedizione che era sorta a Napoli; e trovò il modo di provvedere ai bisogni dei poveri, che una grande carestia di grano riduceva a estrema necessità.
Era infaticabile, sia nell'ascoltare le confessioni, sia nel fare esortazioni e conferenze spirituali, sia nel portare il Viatico ai malati; e un giorno che lo portava un po' lontano, un vento impetuoso e un violento temporale avendo spento le torce che venivano portate davanti a lui, il nostro Santo fu all'istante circondato da una luce celeste che, illuminandolo, lo preservò anche dagli incomodi della pioggia. Prima di uscire dal suo incarico di superiore, ebbe la soddisfazione di vedere una nuova casa del suo Ordine, costruita a Napoli con il denaro della principessa Salmone, che la fondò in considerazione di quel fervente religioso, sotto il titolo di Nostra Signora degli Angeli; e, il giorno in cui fu posta la prima pietra, guarì una dama di alto rango da un violento dolore che aveva all'occhio.
Visioni celesti e morte all'altare
Sostenuto da visioni di santi, muore di apoplessia ai piedi dell'altare nel 1608 dopo un ultimo combattimento spirituale contro i demoni.
Durante una grave malattia che lo colse, si volle nutrirlo con cibi delicati; ma egli non volle usare, come suo solito, che piselli e fave per ogni rimedio e per ogni alimento; questo regime, che non fu affatto approvato dai medici, ebbe tuttavia un ottimo successo, poiché il malato recuperò una perfetta salute. Era amato e ricercato da tutte le persone di condizione; i principi stessi chiedevano come una grazia singolare una sola delle sue visite. Recandosi un giorno dal principe Stilianne, su un cavallo a nolo, non avendo voluto attendere una carrozza, questo animale focoso lo gettò a terra su un selciato appuntito che avrebbe dovuto spezzarlo; e, essendosi i suoi piedi impigliati nelle staffe, il cavallo lo trascinò a lungo in una strada accidentata. Il suo compagno era lontano e non poteva soccorrerlo; ma san Domenico e san To mmaso d'Aquino, che saint Thomas d'Aquin Santo citato come esempio di resistenza alla tentazione. egli chiamò in suo aiuto, gli apparvero, gli liberarono i piedi, gli asciugarono il volto già tutto coperto di sangue, lo guarirono dalle ferite e lo rimontarono infine a cavallo. Ricevette, poco tempo dopo, dallo stesso san Tommaso e dal grande sant'Agostino, un favore ben più considerevole; poiché, mentre era tormentato da un timore straordinario di essere nel numero dei reprobi, perché la sua umiltà profonda gli nascondeva tutte le sue buone azioni e non gli faceva vedere che le sue colpe, questi due ammirabili dottori gli resero una visita piena d'amore e gli ispirarono una nuova fiducia in Dio, assicurandolo della divina misericordia verso di lui.
Più egli si annientava davanti alla sovrana grandezza di Dio, di cui non considerava la presenza che con un santo timore, più questa amabile potenza lo colmava di favori e di doni soprannaturali. Due anni prima della sua morte, apprese dal cielo in quale tempo essa doveva arrivare, e lo predisse a diverse persone. Essendo caduto gravemente malato all'età di ottantotto anni, rimase allegro e contento come in una salute perfetta. Il Fratello che lo assisteva avendo mancato a qualche piccola osservanza, per essere stato occupato attorno a lui, e avendo ricevuto per questo una penitenza regolare, egli chiese con istanza di compierla lui stesso, come essendo stato causa di quella trasgressione; ma non avendolo potuto ottenere, abbracciò quel Fratello e lo assicurò che tra otto giorni sarebbe stato libero e non avrebbe più avuto la pena che aveva tutti i giorni ad assisterlo. Il giorno stesso della sua morte, si vestì per dire la messa e andò all'altare; ma una debolezza apoplettica avendolo colto dopo il salmo Judica, non poté continuarlo. Ricevette il Viatico e l'Estrema Unzione con sentimenti di un'umiltà ammirabile.
Nei giorni precedenti era quasi continuamente prostrato a terra e con il volto incollato sul pavimento, per chiedere a Dio una santa morte; essa gli fu accordata, ma non fu senza grandi combattimenti. I demoni gli apparvero visibilmente, fecero strani sforzi per gettarlo nella disperazione e farne la loro preda. Ce ne fu uno soprattutto che, sotto l'orribile figura di un uomo scintillante di fuoco e di zolfo, ebbe l'effrontezza di dire che quell'anima era sua e che veniva a cercarla; ma la santa Vergine, che Andrea invocò con tutta la sua anima, gli diede un pronto soccorso, e il suo angelo custode, afferrando quel mostro, gli mise un collare appuntito al collo e lo trascinò fuori dalla stanza. Allora, il volto del beato moribondo, che un così terribile combattimento aveva reso tutto livido, riprese il suo colore e la sua serenità naturali; e, in quel momento, gettando uno sguardo amoroso sull'immagine della Madre di Dio, spirò in pace, per andare a ricevere la gloria che la sua innocenza, la sua umiltà, la sua pazienza, il suo amore per Gesù Cristo e il suo zelo per la salvezza delle anime gli avevano così giustamente meritata; ciò avvenne il 10 novembre 1608.
Culto, reliquie e opere letterarie
Canonizzato nel 1712, ha lasciato numerosi trattati di pietà. Il suo corpo riposa nella chiesa di San Paolo Maggiore a Napoli.
Nelle rappresentazioni di sant'Andrea Avellino, si vedono, mentre recita l'ufficio divino, degli angeli che cantano accanto a lui le lodi di Dio. Lo si vede anche rappresentato: 1° nel momento in cui cade colpito da apoplessia ai piedi dell'altare; 2° in compagnia di san Gaetano di Thiene, fondatore dell'Ordine dei Teatini, in qualità di riformatore di questo Ordine; 3° sorpreso da un temporale e circondato da una luce celeste che lo preserva dalla pioggia, come abbiamo riferito.
Per allusione all'incidente che pose fine ai suoi giorni, si invoca sant'Andrea Avellino per la buona morte e contro la morte improvvisa.
## CULTO E RELIQUIE. — SCRITTI.
Non appena il nostro Santo ebbe chiuso gli occhi, una folla numerosa si accalcò attorno al suo corpo per portar via ciò che gli era appartenuto, e gli tagliarono persino la barba e i capelli per farne delle reliquie. Il suo volto divenne più vermiglio che nei giorni più belli della sua vita. I bambini più timidi non ebbero alcuna difficoltà ad avvicinarsi a lui. Alcuni grani del suo rosario, che la principessa Stilianne si pose sul petto, la guarirono all'istante da un tumore doloroso che si credeva dovesse trasformarsi in un cancro.
Il suo corpo rimase a lungo esposto nella chiesa, sia per la preghiera dei più grandi di Napoli, e per soddisfare la devozione del popolo, sia perché la bara, che era stata ordinata per seppellirlo, apparve miracolosamente troppo corta; qualche giorno dopo, si trovava troppo lunga per un altro defunto più grande di lui. Dopo tre giorni, uscì molto sangue dalla sua testa e da alcuni altri punti del suo corpo; il sudario sul quale era adagiato ne fu tutto insanguinato, e ne venne infine abbastanza da riempire tre fiale di cristallo. I medici giudicarono tutti unanimemente che questo sangue non era naturale; e fu, in effetti, lo strumento di diverse guarigioni miracolose. Ciò che è ancora ammirevole, è che tutte le membra di questo beato defunto erano flessibili come se fosse stato in vita; che le sue guance rimasero sempre belle e vermiglie, e che i suoi occhi, all'apertura che ne fu fatta, non apparvero meno vivi e meno brillanti di prima del suo decesso.
Fu infine sepolto, alle due di notte; l'anno seguente, il 9 dicembre, essendo stato trovato senza corruzione né cattivo odore, fu esumato e collocato in un luogo più onorevole. I miracoli che aveva compiuto prima della sua morte, e quelli che fece in seguito, spinsero papa Urbano VIII, nel 1624, a dichiararlo Beato e a permettere al suo Ordine di celebrarne l'ufficio. Clemente XI lo canonizzò nel 1712. La Sicilia e la città di Napoli lo hanno scelto come loro patrono.
« La chiesa di San Paol o Maggiore a Napoli », scrive Monsig L'église Saint-Paul-Majeur de Naples Chiesa e monastero teatino che custodisce le reliquie del santo. nor Gaume, « appartiene ai Teatini. Davanti alla porta principale vi sono due colonne che facevano parte del tempio di Castore e Polluce, costruito nello stesso luogo da Giulio di Tarso, liberto di Tiberio. La Conversione di san Pietro e la Caduta di Simon Mago, che ornano la sacrestia, sono considerate i capolavori del fecondo Solimena. Ma le vere ricchezze di San Paolo Maggiore sono i corpi sacri di san Gaetano di Thiene e di sant'Andrea Avellino. Questi due Santi furono la gloria del loro Ordine, i modelli dei sacerdoti e i benefattori della loro patria. Lo stesso convento, che era stato testimone delle loro virtù e della loro morte, custodisce i loro resti preziosi. Dopo averli venerati, penetrammo nel chiostro.
« Vi si vedono i resti del teatro sul quale Nerone faceva le prove dei suoi talenti drammatici, prima di esibirsi sulla scena della grande Roma. Di questo monumento della follia imperiale, non restano che rovine sfigurate. La religione, che sembra averne affidato la custodia ai suoi figli per l'istruzione dei secoli, ha loro lasciato un altro monumento sul quale i buoni religiosi vegliano con una pietà tutta filiale: voglio parlare della camera di sant'Andrea Avellino. Tale era l'umile cella al giorno della morte del Santo, tale la vedemmo: nulla vi è stato cambiato. I poveri mobili che furono in suo uso, i suoi libri, il suo scrittoio, la sua piccola sedia di legno, alcuni scritti di sua mano, in una parola, tutto ciò che compone la fortuna ordinaria dei grandi servitori di Dio, è lì che parla, che predica, che commuove e che riempie l'anima di non so quale profumo di pietà, la cui dolce impressione si fa sentire a lungo ».
Sant'Andrea Avellino ha composto diverse opere di pietà, che sono state stampate in cinque volumi in-4° a Napoli nel 1733 e 1734.
Il primo volume racchiude: 1° un trattato sulla preghiera; 2° un'esposizione dell'Orazione domenicale; 3° delle riflessioni sulle preghiere più usate nella Chiesa in onore della santa Vergine; 4° un commentario sull'epistola di san Giacomo.
Si trova nel secondo volume: 1° un trattato sul rinnegamento del mondo; 2° dei commentari sul salmo CXVIII e sul salmo XLV; 3° un trattato sulle otto beatitudini.
Delle omelie sui Vangeli di tutte le domeniche dell'anno e di tutti i giorni della Quaresima formano il terzo volume.
Il quarto contiene un trattato intitolato gli Esercizi dello Spirito; delle meditazioni, degli avvisi a una religiosa, una spiegazione dei doni dello Spirito Santo, una dissertazione sul peccato originale.
Il quinto volume è composto da vari trattati, che hanno per oggetto l'umiltà, l'amore di Dio e del prossimo, la misericordia di Dio, e diverse virtù cristiane.
Abbiamo anche di sant'Andrea Avellino delle lettere molto interessanti, che sono state stampate a Napoli, nel 1732, in due volumi in-4°.
L'abate Grimes, nel suo *Esprit des Saints*, ha pubblicato le opere scelte di sant'Andrea Avellino.
Abbiamo completato il racconto del Padre Giry con Godescard; il Padre Cahier, *Caractéristiques des Saints*; Monsignor Gaume, *les Trois Roms*, e l'abate Grimes, *Esprit des Saints*.
Appendice: San Luseur di Bourges
Resoconto della vita e della sepoltura di san Luseur, fanciullo battezzato da sant'Ursino, il cui sarcofago antico è conservato a Déols.
NELLA DIOCESI DI BOURGES (99).
Luseur, figlio del senatore Leocade e di Susanna, illustre per la sua pietà tanto quanto per la sua origine, ebbe la fortuna di vedere, essendo ancora fanciullo, sant'Ursino, apostolo di Bourges, giunto a Lione per far visita a Leocade. Lo udì parlare dei misteri di Gesù Cristo e, nell'udirlo, il suo cuore ardeva di un celeste ardore. Accompagnò il padre in un viaggio che questi fece a Bourges per gli affari del suo ufficio. Lì, vide e udì di nuovo il santo pontefice e ricevette il battesimo dalle sue mani insieme a suo padre. Presto il santo fanciullo, già maturo per il cielo, uscì da questo mondo prima di aver deposto la veste bianca dell'innocenza battesimale.
La piccola chiesa di S aint- Déols Luogo di sepoltura di san Luseur. Étienne di Déols o Bourgdieu (Indre, circondario e cantone di Châteauroux) possiede ancora ai nostri giorni la tomba di san Luseur. Trasportiamoci in questa chiesa, scendiamo la piccola scala ricavata dietro l'altare della cappella di destra e penetriamo nello stretto sotterraneo che contiene il sepolcro. Questo monumento, a pareti dritte, in forma di altare, si compone di tre parti: la base, la tomba e il coperchio. Attraverso le mutilazioni e le brutture del tempo che lo disonorano, constatiamo, con Gregorio di Tours, che esso è interamente di marmo bianco (ex marmore Paros), ricca materia sconosciuta nella regione di Bourges, che basta a provare la sua illustre origine e a legarlo in modo inconfutabile alla dominazione romana nelle Gallie. La base, decorata da una semplice modanatura, è stata spezzata e presenta sulla destra un'ampia breccia, nella quale, in certe epoche, le madri introducono a turno i loro lattanti, per invocare su di loro le benedizioni del Santo. La tomba è arricchita, per tutta la lunghezza della sua faccia anteriore, da un superbo bassorilievo a tutto tondo, che rappresenta una caccia completa. Undici cacciatori, vestiti alla romana, alcuni a cavallo, altri a piedi, armati di sciabole e lance, inseguono e abbattono, con l'aiuto dei loro cani, animali selvatici di ogni sorta: leoni, cinghiali, lupi, cervi, ecc. Il coperchio offre sul suo fregio soggetti di un rilievo molto meno sporgente, il cui lavoro, assai inferiore in merito, non appartiene evidentemente né allo stesso autore, né alla stessa epoca. Il centro di questo fregio è occupato da due fanciulli alati che sostengono un cartiglio quadrato senza iscrizione; a sinistra si vede un pasto, a destra un corteo di cavalieri e pedoni.
Queste diverse sculture hanno dato luogo ai commenti più vari e più contraddittori. Alcuni, senza perdersi in congetture, sostengono che il sarcofago, pagano o cristiano, rappresenti puramente e semplicemente una caccia di animali selvatici, con i suoi episodi ordinari: il cammino dei cacciatori che si recano al ritrovo, la caccia propriamente detta e il pasto che solitamente segue le imprese cinegetiche. Altri, adottando i favolosi dettagli di una leggenda tutta locale, hanno creduto di riconoscere il senatore Leocade in persona, che si reca, con i suoi, all'invito di Dionigi il Gallo, sedendosi alla sua tavola e distruggendo le bestie feroci che infestavano i cantoni di Dieux e di Déols. Alcuni, più sottili, vi hanno cercato simboli, finzioni più o meno ingegnose e persino giochi di parole. Così, questi cacciatori che sterminano questi mostri, non potrebbero significare i cristiani vincitori delle passioni? Quel leone che cade (Leo cadit), non sarebbe una traduzione in rebus del nome di Leocade? Altri infine, prendendo una via di mezzo, hanno espresso un parere che appare più approfondito e più razionale. Essi non omettono innanzitutto che il feretro è stato eseguito da un artista pagano, in vista di una sepoltura pagana, e che le sculture non sono che gli ornamenti abituali ai monumenti funerari dell'epoca, di cui si trova più di un esemplare nei nostri musei. Sul coperchio, al contrario, segnalano le tracce evidenti del cristianesimo. Così, riconoscono veri angeli nei fanciulli alati che sostengono il cartiglio, nella scena di destra un pasto o comunione di fedeli, come sembrano provare tre pani o ostie posti tra le vivande, e su ciascuno dei quali si nota distintamente una croce; infine, nella scena di sinistra, un corteo funebre dove figurerebbe, conformemente ad antichi riti, il cavallo non montato del defunto.
Ciò posto, essi ragionano così: Leocade, ancora pagano, preoccupato della cura della sua sepoltura, avrebbe acquistato o fatto eseguire una tomba ornata di cacce, secondo il gusto del tempo, e ben degna, per la sua ricchezza, di ricevere i resti di un così nobile personaggio. Divenuto cristiano, e vedendo il figlio morire prima di lui, avrebbe deposto il corpo di questi nel proprio feretro, il cui soggetto, in sintesi, non aveva nulla di anticristiano, e sul quale avrebbe adattato un coperchio decorato con sculture posteriori, opere di un altro artista, e meglio appropriato alle sue nuove credenze. Quest'ultima opinione, assai plausibile, soddisfacendo al tempo stesso la ragione e la tradizione, sembra aver generalmente prevalso.
Abbiamo preso in prestito questi curiosi dettagli dalle Pieuses légendes du Berry, di M. Veillat (Châteauroux, 1864).
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Castronuovo
- Studi di giurisprudenza a Napoli e dottorato in diritto
- Ingresso nell'Ordine dei Teatini nel 1556 all'età di 35 anni
- Riforma di un convento di religiose e sopravvivenza a un tentativo di assassinio
- Fondazione di case a Milano e Piacenza
- Amicizia con San Carlo Borromeo
- Morto per un ictus ai piedi dell'altare a 88 anni
Miracoli
- Guarigione istantanea delle sue ferite da spada senza cicatrici
- Luce celeste che lo proteggeva dalla pioggia mentre portava il Viatico
- Sanguinamento miracoloso del suo corpo tre giorni dopo la morte
- Liquefazione del sangue in tre ampolle di cristallo
Citazioni
-
Oh, felice l'anima che, spogliata della propria volontà, sa sottomettersi in tutto e per tutto al volere divino!
Dottrina di sant'Andrea Avellino -
Os quod mentitur occidit animam
Sapienza, I, 1 (citato dal santo)