15 novembre 13° secolo

Il Beato Alberto Magno

VESCOVO DI RATISBONA, DELL'ORDINE DI SAN DOMENICO

Vescovo di Ratisbona, dell'Ordine di San Domenico

Festa
15 novembre
Morte
15 novembre 1280 (naturelle)
Epoca
13° secolo

Nato in Svevia alla fine del XII secolo, Alberto Magno fu uno dei più grandi geni del Medioevo, eccellendo nelle scienze naturali, nella filosofia e nella teologia. Domenicano e maestro di san Tommaso d'Aquino, insegnò in tutta Europa, in particolare a Parigi dove lasciò il suo nome a place Maubert. Vescovo di Ratisbona per obbedienza, terminò i suoi giorni a Colonia nella preghiera e nello studio.

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Sezioni di lettura: 8

IL BEATO ALBERTO MAGNO,

VESCOVO DI RATISBONA, DELL'ORDINE DI SAN DOMENICO

Vita 01 / 08

Origini e formazione intellettuale

Nascita di Alberto in Svevia in una famiglia nobile e i suoi primi studi delle arti liberali all'università di Padova.

*Magnus in magia, major in philosophia, maximus in theologia.*

Alberto fu grande nelle scienze naturali, più grande nella filosofia, il più grande nella teologia. Cronaca belga.

Il beato Alberto Magno nacque verso l'anno 1193, a Lauingen, città del la Svevi Lauingen Città natale del santo in Svevia. a bavarese. La sua nascita lo rese grande prima ancora che la sua virtù potesse fargli meritare questo titolo d'onore, poiché ebbe per padre un conte della casa di Bollstædt, una delle più illustri del paese. I giorni della sua infanzia sono avvolti da tenebre quasi impenetrabili.

Quando i felici anni di questo periodo della vita furono trascorsi, e Alberto ebbe raggiunto le liete rive della giovinezza, fu necessario pensare al futuro e scegliere una carriera. Quella delle armi, seguita con gloria dai suoi antenati, gli offriva onori, splendore e cariche, soprattutto nel mezzo delle ardenti lotte tra l'Oriente e l'Occidente. Le Crociate presentavano al valoroso cavaliere l'occasione di distinguersi e di acquisire gloria e ricchezze. La casa imperiale di Svevia, al servizio della quale si trovava il conte di Bollstædt, brillava del suo più vivo splendore ed era impegnata in guerre interminabili; ma, d'altro canto, la scienza attirava la sua anima candida con tutto il suo fascino. Alberto rispose a questo richiamo. Non gli sembrò possibile esitare tra lo studio pacifico, legittimo e nobile delle scienze, e il rumore tumultuoso delle armi, i trionfi troppo spesso ingiusti e disastrosi dell'uomo di guerra.

Fu all'università di Padova che Alberto venne a placare la sua sete di scienza. La grammatica, la dialettica, la retorica, la musica, la geometria, l'aritmetica e l'astronomia furono le scienze che studiò sotto la guida di sapienti maestri. Si avanzò poi verso il temibile santuario della logica come verso un arsenale dove il soldato trova le armi di cui ha bisogno per conquistare la verità e difendere il suo possesso contro gli attacchi dei suoi nemici.

Ma non era solo nei libri e nei corsi pubblici che il nostro giovane nobile lavorava con ardore per conquistare il vello d'oro della scienza e della saggezza, egli aveva l'occhio incessantemente aperto sul grande libro del mondo esterno e si applicava a leggerne le pagine meravigliose. Faceva numerose escursioni, con i suoi amici, nelle città e nelle province vicine, osservando con sguardo penetrante tutti i fenomeni, e cercando di spiegarli.

Nessun biografo fa menzione del tempo consacrato da Alberto agli studi filosofici all'università di Padova, ma possiamo credere che sia stato piuttosto lungo. Poiché se il fondatore e il patriarca dei Frati Predicatori, san Domenico di Guzmán, consacrò sei anni allo studio della filosofia, di cui tuttavia era poco soddisfatto perché essa non è la sapienza di Dio, è probabile che Alberto, che era tormentato senza sosta dalla sete delle scienze, vi abbia consacrato un tempo ben più considerevole.

Conversione 02 / 08

Vocazione ed entrata tra i Domenicani

Dopo una visione della Vergine Maria e l'influenza di Giordano di Sassonia, Alberto entra nell'Ordine dei Frati Predicatori nonostante l'opposizione familiare.

Tuttavia era giunto il momento di prendere una decisione. Alberto era rimasto abbastanza a lungo sotto il bel peristilio delle scienze generali; raggiungeva l'età in cui doveva seriamente pensare al futuro e scegliere tra lo studio del diritto, che lo avrebbe condotto alle più alte dignità politiche, e il servizio degli altari, i cui orizzonti non erano meno splendidi. Esisteva in quest'ultimo campo una carriera a cui aveva spesso pensato, la vita religiosa, che attirava con i suoi misteriosi incanti la sua bella e grande anima. Le sofferenze morali, quei temibili precursori di una vita nuova, gli causarono allora strani combattimenti. Il nostro Beato rifletteva senza sosta sul posto che gli era destinato nel mondo, senza poter mai decidere nulla. Non contava su se stesso; ma si rivolse a Dio con lacrime e lo scongiurò di fargli conoscere la sua vera vocazione. Un giorno, mentre si trovava nella chiesa dei Domenicani, la santa Vergine, davanti alla cui statua si era inginocchiato, sembrò rivolgergli queste parole: «Alberto, figlio mio! Lascia il secolo ed entra nell'Ordine dei Frati Predicatori, di cui ho otten uto la fondazione dal mio Ordre des Frères Prêcheurs Ordine religioso mendicante fondato da san Domenico. divino Figlio per la salvezza del mondo. Ti applicherai coraggiosamente alle scienze secondo le prescrizioni della Regola, e Dio ti riempirà di tale sapienza che la Chiesa intera sarà illuminata dai libri della tua erudizione». Fu dunque ai piedi della santa Vergine che il futuro di Alberto fu deciso. Risolse di lasciare quell'oceano del mondo, così fertile in naufragi, e di rifugiarsi nel porto sicuro della vita monastica.

Ma questo progetto era difficile da realizzare, ostacoli insormontabili si ergevano davanti a lui. Lo zio che amava con l'affetto di un figlio, e che sostituiva, a quanto pare, suo padre, era ben lontano dall'approvare i piani del nipote. Gli proibì ogni comunicazione con i frati domenicani e gli strappò la promessa che non avrebbe compiuto il suo disegno se non dopo un tempo determinato.

Tuttavia, il beato Giordano di Sassonia, discepolo e successore di san Domenico, era appena bienheureux Jourdain de Saxe Successore di san Domenico che accolse Alberto nell'ordine. arrivato da Bologna. Pochi uomini, nella storia, hanno posseduto quanto lui il meraviglioso talento di attirare le anime.

Essendosi sparsa presto la notizia della sua presenza per tutta la città, un numero prodigioso di uditori, tra i quali si trovava Alberto, invase la chiesa dei Frati Predicatori per gustare la sua dottrina, più dolce del miele. Il celebre predicatore, salito dunque sul pulpito, dipinse con tratti così infuocati e con un entusiasmo così celeste le trappole impiegate da Satana per distogliere gli uomini dalla cura della propria salvezza, che Alberto ne fu profondamente scosso e sentì nascere improvvisamente in lui un coraggio ammirevole per mettere in esecuzione il suo progetto. Questa volta non esita più; appena l'eloquente predicazione è terminata, rompendo ogni vincolo, vola alla porta del monastero, si getta ai piedi di Padre Giordano, esclamando: «Padre, avete letto nella mia anima!» e chiede tra le lacrime la sua ammissione nell'Ordine. Bisogna dire che i giorni di prova determinati dallo zio, e che Alberto aveva promesso di rispettare fedelmente, erano trascorsi. Giordano di Sassonia, il cui sguardo era stato esercitato dai suoi lunghi rapporti con la gioventù, riconobbe subito cosa sarebbe diventato Alberto. Lo ricevette con gioia e gli diede l'abito. Questo accadeva nell'anno 1223.

Predicazione 03 / 08

Insegnamento e diffusione europea

Brillante percorso accademico a Bologna, Colonia e Parigi, dove forma in particolare san Tommaso d'Aquino e insegna nella piazza Maubert.

Il nostro giovane nobile aveva raggiunto la meta dei suoi più ardenti desideri. L'opulento studente, già celebre per la sua scienza, che aveva così a lungo percorso le strade di Padova con tutto il lusso dei ricchi del secolo, e che aveva vissuto nell'abbondanza in un palazzo di marmo, era diventato un povero monaco. Che cambiamento! Aveva liberamente, e per amore di Dio, rinunciato a tutti i beni terreni, ai piaceri e alle speranze che il mondo poteva offrirgli! Ma non trovava forse una ricca compensazione nelle gioie dello spirito di cui lo avrebbero inebriato il silenzio del chiostro, i suoi rapporti più intimi con Dio e la pacifica cultura delle scienze sacre? Non poteva, del resto, rimanere più a lungo a Padova; poiché gli studi teologici non vi fiorivano ancora, e la presenza dei suoi parenti poteva essere un inconveniente. Fu dunque inviato a Bologna, per completarvi gli studi e acquisire la scienza divina. Il convento di San Nicola, seconda culla dell'Ordine, possedeva da alcuni anni le spoglie mortali del santo Patriarca che, durante la sua vita, amava abitarvi: fu lì che questo nuovo discepolo riunì le forze necessarie alla costruzione di un magnifico e gigantesco edificio, quello di una scienza universale e cristiana. Vi ricevette le lezioni dei più celebri professori di un'università che passava per il secondo centro del mondo scientifico.

I suoi progressi del tutto straordinari lo misero subito in grande credito tra gli scienziati, e si andava da lui come a un oracolo per avere la soluzione delle questioni più spinose. Infine non lo si chiamava più fratello Alberto, ma, per eccellenza, il filosofo. I suoi superiori, non volendo che una luce così splendente rimanesse senza comunicarsi, lo inviarono al loro convento di Colonia per insegnarvi subito filosofia e teologia. Lo fece con l'applauso generale di tutta quella città, che non poteva rallegrarsi abbastanza di vedersi illuminata da questo nuovo sole. Ciò che si ammirava di più in lui è che univa a questa profonda erudizione, che attirava tutti alla sua scuola, una semplicità, una modestia e un'umiltà prodigiosa. Aveva solo sentimenti molto bassi di se stesso; si disprezzava e cercava solo di essere disprezzato; si considerava l'ultimo dei fratelli e voleva anche essere trattato come l'ultimo. Del resto i suoi studi e le sue altre grandi occupazioni non gli impedivano di essere esatto nei suoi esercizi spirituali; e si dice persino che oltre alla santa messa, alle ore dell'ufficio grande e piccolo e al rosario, non mancasse di recitare ogni giorno i centocinquanta Salmi di Davide. Faceva anche regolarmente l'orazione mentale, ed era lì che attingeva le sue più alte luci e quelle ammirevoli concezioni che metteva poi per iscritto, o che spiegava ai suoi discepoli.

Da Colonia andò a insegnare a Hildesheim, in Sassonia, a Friburgo, a Ratisbona e a Strasburgo, e non vi riuscì meno che a Colonia. Sarebbe troppo lungo entrare nel dettaglio di tutto ciò che gli accadde in tutte queste città; ma non bisogna omettere che nell'anno 1237 il beato Giordano, generale dell'Ordine, essendo deceduto ritornando dalla Terra Santa, Alberto tenne il suo posto fino all'elezione del suo successore, che avvenne il giorno dopo la Pentecoste dell'anno 1238. Fu proposto per questa insigne prelatura, sebbene avesse ancora solo trentatré anni, con il grande Ugo di Saint-Cher, che fu poi cardinale; ma poiché ciascuno di loro se ne difendeva con tutte le sue forze e sollecitava potentemente per il suo compagno, i voti furono divisi equamente, e si elesse infine san Raimondo di Penyafort, che, non essendo al capitolo, non poté fare le stesse istanze per esentarsi da tale carica. Fu questo senza dubbio un grande colpo della divina Provvidenza, che, volendo che il nostro Beato fosse maestro del dottore angelico san Tommaso, non permise che lo si impegnasse nel gravoso ufficio di generale che gli avrebbe impedito di continuare le sue lezioni. Dopo la conclusione del Capitolo, fece un viaggio a Barcellona, per mettere con gioia, tra le mani di san Raimondo, i sigilli dell'Ordine che gli erano destinati.

Di lì ritornò a Colonia, e fu in quest'epoca che ebbe per discepolo colui che doveva essere l'aquila dei dottori, l'angelo della scuola e l'oracolo del mondo. Dapprima, la sua umiltà e il suo amore per il silenzio facendo sì che non apparisse n l'aigle des docteurs Santo citato come esempio di resistenza alla tentazione. elle dispute, i suoi compagni gli diedero il soprannome di bue muto; ma il nostro Beato, avendo scoperto la sottigliezza del suo spirito, la profondità del suo giudizio e il vantaggio della sua memoria, predisse che questo bue avrebbe muggito così altamente, che sarebbe stato udito da tutta la terra.

Era ben opportuno che l'Università di Parigi non fosse privata della felicità di avere Alberto come uno dei suoi dottori. Vi fu dunque inviato, e, dopo a Université de Paris Luogo di nascita, di ministero e di morte del santo. vervi ricevuto il berretto, salì in cattedra per spiegare i tesori di erudizione di cui la sua anima era colma. Le scuole si trovarono presto troppo piccole per contenere il numero infinito di uditori che accorrevano per prendere le sue lezioni e profittare della sua dottrina. Fu necessario che insegnasse in una piazza pubblica, affinché nessuno fosse privato di questa consolazione. Fu la piazza che ha conservato il suo nome, e che, per abbreviazione, si chiama piazza Maubert, invece di dire la piazza di maestro Alberto.

Missione 04 / 08

Governance e missioni diplomatiche

Elezione a provinciale di Germania e missioni apostoliche in Polonia e presso papa Alessandro IV per difendere gli ordini mendicanti.

Colonia lo richiese in seguito ed egli vi ritornò per la terza volta, al fine di inviare il suo caro discepolo san Tommaso a conseguire i gradi a Parigi. Ma mentre pensava solo a comporre quei dotti trattati di cui ha arricchito la Chiesa, i Padri della sua provincia di Germania, riunitisi a Worms, lo elessero come loro provinciale e lo caricarono, suo malgrado, della loro guida. Fece tutto il possibile per non essere confermato nelle sue nuove funzioni; ma, non essendovi riuscito, si applicò con meraviglioso coraggio ad adempiere perfettamente a tutti i doveri di questa prelatura. Questa provincia era di grandissima estensione, poiché comprendeva l'Austria, la Svevia, la Baviera, la Sassonia e i dintorni del Reno e della Mosella, e si estendeva persino fino in Olanda e nel Brabante; ciò tuttavia non gli impedì di visitarla interamente a piedi e senza alcuna provvista di viaggio, ma chiedendo l'elemosina; il che fu di grande esempio per gli altri superiori del suo Ordine. Istruiva i suoi religiosi più con l'esempio che con le parole; ma non mancava, quando necessario, di unire la giustizia e la severità alla dolcezza; e lo fece ben vedere nei confronti di un fratello converso che si scoprì, dopo la sua morte, essere deceduto proprietario; poiché, avendolo fatto dissotterrare, lo fece gettare in un luogo profano, non giudicando degno di una sepoltura sacra colui che aveva violato, con un sacrilegio, il voto solenne della povertà religiosa.

Ricevette, verso lo stesso periodo, una missione apostolica per recarsi in Polonia, al fine di farvi abolire alcune usanze che erano rimaste dal paganesimo, ovvero: uccidere i bambini che nascevano con difetti naturali, o che superavano il numero che si poteva nutrire, e i vecchi che non potevano più agire: cosa che eseguì con molto successo. Fu poi chiamato da papa Alessandro IV, e fu lì che, in qualità di maestro del sacro palazzo, s piegò pubblicamen pape Alexandre IV Papa che chiamò Alberto a Roma. te il Vangelo e le Epistole di san Giovanni, e che confutò gli errori di Guglielmo di Saint-Amour, il quale, combattendo l'istituzione degli Ordini mendic anti, voleva togliere al Guillaume de Saint-Amour Oppositore degli ordini mendicanti confutato da Alberto. la Chiesa quel gran numero di Santi, di lettori, di predicatori evangelici e di dotti teologi che questi Ordini le hanno dato.

Vita 05 / 08

Vescovo di Ratisbona e Concilio di Lione

Nomina forzata alla sede vescovile di Ratisbona, seguita dalle dimissioni per tornare allo studio, e partecipazione al concilio di Lione.

Il Papa volle spesso elevarlo alla dignità episcopale; ma egli ebbe sempre l'accortezza di scusarsene finché, essendo tornato in Germania per assistere al Capitolo provinciale del suo ordine, che si teneva a Strasburgo, fu eletto vescovo di Ratisbona. Questa el évêque de Ratisbonne Sede episcopale occupata da Alberto. ezione gli causò molta amarezza, perché, da un lato, la sua umiltà gli faceva credere di non essere capace di una così alta prelatura, e dall'altro la sua inclinazione, che lo portava a scrivere, a insegnare e a comporre, gli rendeva difficile vedersi sottratto alle sue occupazioni dall'imbarazzo degli affari esteriori; ma non gli fu possibile sottrarsi a questo colpo. Ricevette dunque la consacrazione pontificale e si applicò a tutti i doveri di un vero pastore. Predicava spesso al suo popolo, formava i suoi ecclesiastici, riprendeva i peccatori, animava le persone di buona volontà alla perseveranza, mostrava a tutti i suoi diocesani le vie della salvezza. Regolava le sue spese in modo tale che, avendo trovato il suo vescovado spogliato di ogni cosa e considerevolmente indebitato, pagò tutti i debiti e aumentò le entrate, senza smettere di fare elemosine considerevoli ai poveri. Nonostante queste grandi occupazioni, gli storici della sua vita assicurano che compose, nel suo castello episcopale di Stauff, la sua insigne opera su san Luca, che è una delle più belle e ricche uscite dalla sua penna.

Tuttavia, questo incarico pastorale gli pesava enormemente sulle spalle, e gemeva continuamente per non essere più nel segreto del suo chiostro e della sua cella. Perciò, fece tante istanze presso papa Urbano IV, che ottenne finalmente il permesso di lasciare il suo vescovado. Ciò avvenne solo per rimettersi come un semplice religioso con i suoi confratelli, e per andare a continuare a Colonia i primi esercizi di meditazione e di composizione di libri sulla Scrittura e sulla teologia. Ricevette poi una nuova missione dal sovrano Pontefice per predicare la crociata in Germania; e lo fece con un successo meraviglioso, avendo spinto un gran numero di signori e persone di ogni ceto a intraprendere il viaggio in Palestina per liberare i luoghi santi dalla mano degli infedeli. Appena ebbe terminato questo viaggio, Gregorio X, successore di Urbano, lo mandò al concilio di Lione, dove erano chiamati anche san Bonaventura, san Tommaso e molte altre luci della Chiesa. Quando si preparava a partire, essendo a tavola con i religiosi, il 7 marzo 1274, che era il giorno della morte di san Tommaso, gli vennero le lacrime agli occhi ed esclamò che la Chiesa perdeva in quel giorno una delle sue più grandi luci. In questo concilio, si fece ammirare per un dotto discorso che tenne sulle parole di Isaia: «Dio invierà loro un salvatore e un difensore che li libererà». E poiché vi svolgeva la funzione di oratore dell'imperatore Rodolfo, ottenne dai vescovi riuniti tutto ciò che quell'imperatore desiderava.

Tornò poi a Colonia, dove fu sempre impiegato in grandi affari. Arricchì il suo convento con trecento corpi santi e molte altre reliquie; soprattutto con una spina della corona di Nostro Signore e una parte della sua croce donata dal re san Luigi. Riconciliò tra loro signori che erano in conflitto. Svolse spesso nella diocesi le funzioni episcopali con fervore e zelo meravigliosi. Impiegò soprattutto la sua penna nello scrivere eccellenti trattati in onore della santa Vergine. Molti autori assicurano che questa Regina degli angeli, per dargli maggiore facilità in questa composizione, si mostrò a lui nell'incomparabile stato della sua bellezza.

Vita 06 / 08

Fine della vita e sepoltura

Perdita di memoria premonitrice e morte a Colonia nel 1280, seguita dalla movimentata storia della sua tomba e delle sue reliquie.

Infine, avvicinandosi il momento della sua morte, mentre teneva un dotto discorso davanti a un'infinità di uditori, perse improvvisamente la memoria, seguendo l'avvertimento che la stessa Vergine gli aveva dato fin dal tempo del suo noviziato; fu questo che gli diede modo di scoprire tale mistero e di avvertire l'uditorio che la fine della sua vita non era lontana. Senza sosta, a partire da quel momento, il pensiero della liberazione fu presente all'anima di Alberto. Aveva sempre desiderato che il suo corpo potesse riposare all'ombra della croce, in mezzo ai suoi fratelli, nella città di Colonia. Sperava di poter, nel giorno della risurrezione generale, andare incontro al suo Giudice con tutti quei Santi tra i quali tante migliaia di martiri attendono la venuta del loro Signore. Per questo si era scelto da tempo, sull'esempio degli antichi giusti, il luogo del suo riposo nella chiesa del suo monastero. Visitava ogni giorno la sua tomba e recitava per sé le Vigilie dei defunti come per un uomo già morto al mondo. Visitava anche gli altari e le sepolture dei Santi. Li salutava devotamente da lontano come concittadini e amici del suo Dio, e li scongiurava con lacrime di aiutarlo con la loro caritatevole intercessione.

Il grande servo di Dio sospirava così dopo la sua liberazione, quando suonò l'ora del supremo distacco; e l'illustre sapiente, fiaccato dalla vecchiaia e dalle fatiche, udì scendere dal cielo questa parola consolante: «Coraggio, servo buono e fedele, vieni a partecipare alla gioia del tuo Maestro!». Dopo aver ricevuto con ammirevoli sentimenti di devozione i sacramenti della Chiesa, rese, nella sua cella, seduto su una povera sedia, alla presenza dei fratelli inginocchiati e in lacrime, la sua bella e santa anima al Dio che aveva così fedelmente servito, e cantò con un entusiasmo divino queste parole del Salmista: «Abbiamo visto nella città di Dio ciò che avevamo udito». Era un venerdì 15 novembre dell'anno 1280, nel settimo anno del regno del re Rodolfo d'Asburgo, nel sessantaquattresimo dalla fondazione dell'Ordine, sei anni e quattro mesi dopo la morte di san Tommaso d'Aquino, che si spense Alberto Magn saint Thomas d'Aquin Santo citato come esempio di resistenza alla tentazione. o, questo sole della filosofia. Aveva raggiunto l'età di ottantasette anni.

Lo si rappresenta in abiti pontificali, con un libro in mano.

## CULTO E RELIQUIE. — I SUOI SCRITTI.

Il corpo dell'illustre Domenicano, rivestito degli ornamenti pontificali, fu posto in un sarcofago di legno. Tutti i conventuali delle chiese della città di Colonia, l'arcivescovo Sigfrido, molti nobili e una folla innumerevole di popolo lo accompagnarono; fu deposto nel coro della chiesa claustrale, accanto alla santa croce, davanti all'altare maggiore. Questa lugubre cerimonia si svolse tra il lutto e le lacrime universali e si concluse con la celebrazione di un servizio funebre tra i più splendidi.

La chiesa di Ratisbona, di cui il grande maestro era stato vescovo, desiderando possedere la preziosa spoglia del suo santo pastore, inviò subito dei commissari a Colonia per reclamarla; ma i monaci non si lasciarono sottrarre un così raro tesoro. Ne inviarono a Ratisbona solo una reliquia considerevole (cioè, gli intestini), che furono inumati, si dice, nella basilica di San Pietro, dietro l'altare maggiore.

Sulla tomba del beato maestro, nella chiesa di Colonia, fu posto un marmo magnifico recante questa iscrizione: «L'anno del Signore MCCLXXX, il quindicesimo giorno di novembre, morì il venerabile signore frate Alberto, già vescovo di Ratisbona, dell'Ordine dei Frati Predicatori e maestro in sacra teologia. Che la sua anima riposi in pace. Amen».

È impossibile precisare l'epoca in cui avvenne la prima apertura della sua tomba. Comunque sia, dalla prima traslazione, il corpo del nostro Beato rimase, per quasi duecento anni, nel mezzo del coro della chiesa domenicana a Colonia, oggetto di una venerazione profonda e meta di pii pellegrinaggi. Ma infine, quando l'Università di Colonia, uscita in gran parte dalla famosa scuola di Alberto, si fu elevata al suo più alto punto di splendore, e che la sezione di teologia ebbe ottenuto la considerazione e la stima universali, l'umile tomba del grande maestro della scienza non parve più adeguata al gran numero degli studenti. Si volle erigere a questo genio straordinario un mausoleo più splendido e più degno, come molti sapienti di minor merito avevano ottenuto. Toccato dalle preghiere incessanti di questa celebre scuola, Sisto IV permise l'apertura della tomba nonché la traslazione del corpo, pregando Hermann, arcivescovo di Colonia, di non porre ostacolo alla realizzazione di una così lodevole impresa. Ora, poiché il generale dei Domenicani, Salvius Casetta, si trovava precisamente a Colonia in quell'epoca, l'apertura della tomba fu fissata per il 14 gennaio dell'anno 1482. Il provinciale di Germania, Jacques Stobach, il priore del convento di Colonia, Jacques Sprenger, che doveva dirigere l'impresa, il rettore dell'Università, Ulrich d'Eislingen, i professori, i dottori e gli studenti furono tutti presenti alla redazione di questo atto.

Fu necessario darsi grandi pene per allontanare, con l'aiuto di solidi strumenti, l'enorme pietra che chiudeva l'ingresso del sepolcro; ma si trovò infine ciò che si cercava. Presto apparve il sepolcro di pietra con il sarcofago di legno che conteneva la santa spoglia. Questa era ancora ornata degli ornamenti episcopali. La testa portava la mitra alquanto danneggiata; la mano destra teneva il pastorale, la cui estremità superiore era di piombo e la parte inferiore di legno anch'essa danneggiata. Un anello di rame fu trovato nel dito della mano sinistra e dei sandali ai piedi. Se tutti questi oggetti provavano l'amore del beato Alberto per la santa virtù della povertà, le testimonianze della sua ardente devozione non mancarono altrettanto. Al collo del corpo erano sospesi un piccolo crocifisso contenente una particella della santa croce, un piccolo pacchetto di seta che racchiudeva un *Agnus-Dei* in cera, poi un pfenning forato un tempo da uno dei chiodi del Salvatore. Il corpo stesso non aveva quasi ricevuto alcun danno. Solo un po' di terra lo copriva. Il coperchio del sarcofago di legno essendo stato distrutto dal tempo e dall'umidità, i religiosi, dopo aver fatto sparire la terra senza toccare il corpo, trovarono la testa quasi intatta, la materia degli occhi era ancora nelle loro orbite, e la carne copriva il mento con una parte della barba. Si poteva persino vedere ancora un orecchio disseccato. Le gambe erano perfettamente intatte, gli arti guarniti di carne disseccata, e i piedi aderivano alle gambe.

Ci si stupì che il santo corpo, dopo aver passato un così lungo tempo sotto terra, emanasse ancora un odore tale da rapire d'ammirazione tutti gli assistenti. Coloro che presiedettero alla traslazione staccarono il braccio destro, destinato al papa Sisto, che lo offrì ai Frati Predicatori del convento di Bologna, e riposero il resto delle sante reliquie, con il loro paramento primitivo, in una tomba più onorevole, che era stata costruita in modo che potessero sempre essere offerte alla venerazione dei fedeli. Non possiamo purtroppo più dire quale fu questo nuovo e notevole monumento, poiché scomparve come tanti altri all'inizio di questo secolo. È verosimile tuttavia che fosse fatto di pietra, elevato sopra il suolo e arricchito di sculture. Nel mezzo sarà stato posto il sarcofago di legno, munito di un coperchio trasparente che si poteva scoprire. Da questa memorabile traslazione, un gran numero di pii fedeli visitarono le reliquie, e molte persone malate vi ottennero la guarigione.

La chiesa dei Domenicani di Colonia crollò, nei primi dieci anni del nostro secolo, sotto i colpi del vandalismo moderno, che distrusse ugualmente ottanta altri edifici, chiese o monasteri, nella città di Colonia. È una caserma d'artiglieria che sostituisce oggi l'antico convento dei Frati Predicatori. Il magnifico mausoleo di Alberto stesso non poté trovare grazia davanti ai demolitori, in quell'epoca di dolorosa memoria. Quando si aprì allora il sarcofago, i resti del grande uomo caddero quasi tutti in cenere; solo gli ornamenti e una parte del pastorale rimasero interi. Tutte queste reliquie furono trasportate nella chiesa cattedrale di Sant'Andrea. Le ossa, così come i due pezzi del pastorale in legno (aventi ciascuno una lunghezza di cinquanta centimetri), e di cui uno portava ancora nella sua parte superiore il rivestimento di ferro o di piombo, furono di nuovo chiusi in un piccolo cofanetto di legno che fu sospeso alla parete dell'ingresso laterale nord della chiesa.

Quanto agli ornamenti, furono conservati e depositati nella sacrestia superiore della chiesa, dove si possono ancora vedere. Si compongono della casula, del manipolo e della stola; la stola è di un velluto su seta notevole e di colore violetto. La casula è di un peso considerevole, e possiede ancora la forma antica di un mantello carico di pieghe che copre tutto il corpo e ha bisogno di essere sollevato alle braccia. Sulla parte anteriore e posteriore è disegnata una croce (*sur-frisio*) a forma di pallio, composta di stelle d'oro e ornata di riquadri o stelle rosse e verdi. La stola è una banda lunga e stretta che scende fino alle estremità del camice e ornata di dodici immagini molto piccole, ma complete, dei dodici Apostoli. Il manipolo, di forma simile, ma più corto, porta le immagini di sante vergini, e, alle estremità, le impronte di due Santi dell'Ordine di San Domenico.

Culto 07 / 08

Riconoscimento del culto

Processo di beatificazione e canonizzazione che si estende dal XIV al XIX secolo, con una progressiva estensione della sua festa liturgica.

Dalla morte del Beato, la fede nella sua gloria in cielo si era universalmente diffusa nei luoghi che egli aveva onorato con la sua presenza. Il suo culto si sviluppò successivamente. Alcuni fedeli iniziarono dapprima a invocarlo nei loro bisogni o a visitare piamente la sua tomba. Cinquant'anni dopo la sua uscita da questo mondo, si agitò già la questione della sua canonizzazione. Se bisogna credere ad alcuni biografi, il Papa Giovanni XXII, quel grande amico delle scienze, avrebbe, nel 1334, ordinato delle informazioni sulla canonizzazione di Alberto. Ciò avvenne senza dubbio dopo aver, nell'anno 1323, iscritto Tommaso, il dottore angelico, nel catalogo dei Santi. Tuttavia il processo, per motivi a noi ignoti, non ebbe seguito in quell'epoca.

Durante questo intervallo, il culto di Alberto prese ogni giorno nuovi incrementi in seno alla popolazione di Colonia. I Domenicani si videro allora nella necessità di procedere all'apertura della tomba. Quando ebbero ritrovato la preziosa spoglia e constatato diverse guarigioni ottenute con il contatto delle reliquie, pubblicarono, con l'autorizzazione del Papa Innocenzo VIII, un ufficio in onore del beato maestro. Gli eressero anche un altare e celebrarono l'anniversario della sua morte con grande magnificenza nei conventi di Ratisbona e di Colonia.

Al principio del XVIII secolo, un vescovo e principe di Frisinga, che, con il nome di Alberto, portava al servo di Dio una grande venerazione, riprese l'affare pendente della beatificazione con tutto lo zelo e la perseveranza che si riconoscono agli uomini di quelle contrade. Era Alberto IV, conte di Torringen e vescovo di Ratisbona. Iniziò dapprima a prendere le sue informazioni per sapere come si celebrasse a Colonia la festa del grande uomo. Due anni dopo, pregò i Frati Predicatori di quella città di dargli il capo o il cranio del Beato, manifestando loro il desiderio di esporre nella sua chiesa cattedrale questa reliquia racchiusa in un vaso prezioso. Ma i Domenicani non poterono separarsi dal loro caro tesoro. Per soddisfare tuttavia in qualche modo il principe-vescovo, il procuratore del generale dei Predicatori, Tommaso Marmus, prese nel sepolcro l'osso del braccio sinistro e lo inviò a Ratisbona il 18 gennaio 1619. Verso lo stesso tempo, il vescovo Alberto IV chiese al Papa Paolo V che la festa del Beato, che già si celebrava a Colonia e a Ratisbona, fosse estesa a tutte le parrocchie dipendenti da quest'ultima città; ma i negoziati andarono per le lunghe. La congregazione di Roma, alla cui testa si trovava il celebre Bellarmino, rispose dapprima che a Roma non si sapeva nulla dell'affare e dei pretesi miracoli di Alberto, e che bisognava dunque prima di tutto intentare un processo al quale si era, del resto, disposti. Questa risposta essendo giunta a Ratisbona, ci si affrettò a provare che la suddetta festa si celebrava da molto tempo già con un immenso concorso di popolo presso i Domenicani, che Alberto portava il nome di Beato in tutti i vecchi libri e martirologi, e che si conoscevano di lui un gran numero di fatti miracolosi. Infine il conte di Torringen delegò il proprio cappellano, Menzel, a Roma, con missione di spingere l'affare con vigore; pregò allo stesso tempo il duca Guglielmo di Neuburg, l'elettore Massimiliano a Monaco e l'imperatore di Germania, Ferdinando, di interessarsi per lui presso la corte pontificia. Ciò avveniva nell'anno 1622. Ora, quando l'inchiesta ebbe percorso tutti i gradi voluti, il Papa Gregorio XV, che nell'intervallo era succeduto a Paolo V, il 15 settembre 1622, dichiarò che era permesso alla Chiesa di Ratisbona di celebrare ogni anno, il 15 novembre, un ufficio solenne in onore del beato Alberto. Vale a dire, in altri termini, che si poteva contare il grande uomo nel numero dei Santi della Chiesa, che egli aveva praticato le virtù in un grado eroico, e che dei miracoli avevano manifestato la sua gloria.

Il vescovo Alberto fece di più, nel 1622, una fondazione di cinquecento fiorini, con l'autorizzazione del Papa, affinché la festa del Beato si celebrasse ogni anno nel coro della cattedrale. Il Papa Urbano VIII, a sua volta, cedendo a numerose istanze, estese il privilegio della Chiesa di Ratisbona a tutte le case dell'Ordine dei Frati Predicatori sparse negli Stati romani, in Germania e in Italia. Infine Clemente X permise a tutti i conventi domenicani del mondo di celebrare l'anniversario del trapasso di Alberto Magno.

Ai nostri giorni, con un decreto della Congregazione dei Riti, in data 27 novembre 1856, il sovrano Pontefice Pio IX ha messo Alberto Magno nel numero dei Santi dell'arcidiocesi di Colonia, e ha ordinato che la sua festa fosse celebrata il 16 novembre.

Eredità 08 / 08

Opera monumentale e posterità

Inventario dei numerosi trattati scientifici, filosofici e teologici attribuiti al Dottore Universale.

Alberto ha eretto a se stesso il monumento più splendido della sua gloria attraverso le opere che ha pubblicato su tutti i rami dello scibile umano. La loro enumerazione esatta sarà forse sempre impossibile, poiché non ne esiste alcun catalogo contemporaneo e molte non sono mai state stampate; altre rimangono ancora sepolte nelle biblioteche, e molte produzioni straniere sono state annoverate tra i suoi scritti. Labbe sostiene che Alberto abbia dotato il mondo di ottocento opere, tanto che egli solo potrebbe supplire a tutte le biblioteche; è certo, anche se dovessimo vedervi solo un'iperbole poetica, che egli ha dato alla luce una quantità prodigiosa di opere e che ha superato di gran lunga tutti gli scrittori precedenti in fecondità. Ha parlato di tutte le materie divine e umane con un'erudizione davvero sorprendente.

## 1° Scritti autentici e stampati di Alberto Magno.

Possiamo dividerli in due classi: 1° quelli che hanno rapporto con la filosofia o generalmente con le scienze naturali, e 2° quelli che trattano di questioni teologiche.

Alla prima classe appartengono gli scritti contenuti nei primi sei tomi dell'edizione lionese, ovvero: Il primo volume abbraccia i trattati sulla logica: *Dei Predicati*, nove trattati; *dei dieci Predicamenti*, sette trattati; *dei sei Principi di Gilberto Porretano*, otto trattati; sui due libri di Aristotele, dell'*Interpretazione*, o *Peri Hermenias*; del *Sillogismo simpliciter*, cioè sul libro dei primi Analitici, sedici trattati; della *Dimostrazione*, cioè sul libro degli ultimi Analitici, dieci trattati; otto libri sui *Topici*; sui due libri dei *Sophisticis Elenchis*. — Il secondo tomo contiene trattati di fisica: Sugli otto libri di *Physico auditu*; del *Cielo e del Mondo*, quattro libri; della *Generazione e della Corruzione*, undici libri; delle *Meteore*, quattro libri; dei *Minerali*, cinque libri. — Il terzo tomo contiene gli scritti sulla psicologia e sulla metafisica: I tre libri dell'*Anima*; i tredici libri delle *Metafisiche*. — Il quarto tomo è consacrato alle materie etiche e politiche: Dieci libri dell'*Etica Nicomachea*; otto libri della *Politica*. — Il quinto tomo racchiude i piccoli trattati fisici (*Parva Naturalia*): *De Sensu et Sensato*, lib. I; della *Memoria e della Reminiscenza*, un libro; del *Sonno e delle Veglie*, un libro; due libri dei *Movimenti degli Animali*; dell'*Età*, o Giovinezza e Vecchiaia; dello *Spirito o della Respirazione*, due libri; della *Morte e della Vita*, un libro; di *Nutrimento et Nutribili*, un libro; della *Natura e dell'Origine dell'Anima*, un libro; dell'*Unità dell'Intelletto* contro *Averroè*, un libro; dell'*Intelletto e dell'Intelligibile*, due libri; della *Natura dei Luoghi*, un libro; delle *Cause e delle Proprietà degli Elementi*, un libro; delle *Passioni dell'aria*, un libro; dei *Vegetali e delle Piante*, sette libri; dei *Principi del movimento progressivo*, un libro; della *Processione dell'universo da una causa prima*, un libro; *Specchio astronomico*. — Il sesto tomo racchiude la zoologia: *Opus insigne de Animalibus*, ventisei libri.

La seconda categoria delle opere di Alberto abbraccia quelle che trattano di materie teologiche. Nel tomo VII sono contenuti: i *Commentari sui Salmi*. — Nell'ottavo tomo: I *Commentari sulle Lamentazioni di Geremia*; i *Commentari su Baruc*; i *Commentari su Daniele*; i *Commentari sui dodici profeti minori*. — Nel nono tomo: i *Commentari su san Matteo*; i *Commentari su san Marco*. — Nel decimo tomo: i *Commentari su san Giovanni*; *Note o Commentari sull'Apocalisse*. — Il tomo XII contiene: i *Sermoni del tempo*; *Orazioni sui Vangeli domenicali di tutto l'anno*; *Panegirici dei Santi*; trentadue *Sermoni sul sacramento dell'Eucaristia*; il libro della *Donna forte*. — Il tredicesimo tomo offre: i *Commentari su Dionigi l'Areopagita*. — I tomi XIV, XV e XVI contengono: i *Commentari sui libri I, II, III e IV* del Maestro delle Sentenze. — Il diciassettesimo tomo contiene: la prima parte della *Somma teologica*. — Il diciottesimo tomo: la seconda parte della *Somma teologica*. — Il diciannovesimo tomo: la *Somma delle Creature*, divisa in due parti, di cui la prima tratta delle quattro *causa*; della *Materia prima*, del *Tempo*, del *Cielo e dell'Anima*; la seconda tratta dell'*Uomo*. — Il Somme théologique Opera maggiore di teologia di Alberto. ventesimo tomo: il *Mariale*, o duecentotrenta questioni sul vangelo *Missus est*. — Il ventunesimo tomo racchiude vari miscugli (*miscellanea*), dell'*Apprensione e dei Modi di apprensione*, un libro; *Filosofia dei Salmi*, o *Isagoge sui libri di Aristotele*, sull'*Intendimento fisico*, sul *Cielo e il Mondo*, sulla *Generazione e la Corruzione*, sulle *Meteore* e sull'*Anima*; del *Sacrificio della Messa*, un libro; del *Sacramento dell'Eucaristia*, un libro; *Paradiso dell'Anima*, o *opuscolo delle Virtù*; opuscolo sulla necessità di attaccarsi a Dio.

Tali sono le opere raccolte nella collezione completa delle opere di Alberto, e che possono essergli attribuite.

## 2° Scritti autentici manoscritti.

Ne esistono ancora altri riconosciuti come autentici dalle autorità più antiche e rispettabili. Questi scritti, ad eccezione di alcuni, non sono stati stampati finora. Sono perduti o rimasti sepolti nelle biblioteche. Molti non sono che estratti delle opere menzionate più sopra. Di questo numero sono i seguenti:

tra lo Spirito e l'Anima; — 17. Quindici libri di questioni contro gli Averroisti; — 18. Dell'Unità della forma; — 19. Delle Pietre e delle Erbe; — 20. Cinque libri sulla Vita monastica e quattro sulla Vita economica; — 21. Questioni sui libri dell'Etica; — 22. Otto libri della Politica; — 23. Due libri dell'Economica; — 24. Due libri della Grande Etica; — 25. Problemi di Aristotele; — 26. Esposizione sui tre libri dei Retori; — 27. Somma della Scienza aritmetica; — 28. Somma della Scienza musicale; — 29. Somma della Scienza geometrica; — 30. Somma della Scienza della Prospettiva; — 31. Somma la più completa dell'Astronomia; — 32. Commentario sull'Aritmetica di Boezio; — 33. Commentario sulla Musica dello stesso; — 34. Commentario sulla Geometria di Euclide; — 35. Sull'Almagesto di Tolomeo; — 36. Sulla Prospettiva di Alhazen; — 37. Il libro della Sfera del mondo; — 38. Il libro delle Immaginazioni degli Astrologi; — 39. Somma nella quale Alberto riprova le Scienze magiche e combatte la Negromanzia, la Geomanzia, l'Idromanzia, la Piromanzia, la scienza degli Aruspici, l'Oroscopica, l'Augurio, i Malefici, i Sortilegi e i Prestigi; — 40. Il libro della Natura degli Dei, diviso in diverse parti o opuscoli; — 41. Libro dell'Uomo immortale; — 42. Il libro dei dodici Alfabeti; — 43. Libro sulle Macchine destinate a trasportare l'acqua e i pesi; — 44. Della Logica o Dialettica; — 45. Sul libro delle Divisioni di Boezio; — 46. Sui libri dei Moderni per modo di esposizione letterale; — 47. Somma grammaticale; — 48. Libro dell'Arte oratoria; — 49. Esposizione sugli antichi Dottori grammatici; — 50. Delle Intelligenze e Sostanze separate; — 51. Libro sulla Medicina; — 52. Libro sull'Arte di preparare le lane, sull'Arte strategica, sull'Agricoltura, sulla Caccia, sulla Navigazione e sull'Arte teatrale.

Oltre a queste opere, già conosciute dai più antichi catalogatori, come Pignon e Valéoletanus, i bibliotecari di Lione citano ancora, nel 1646, gli scritti seguenti come provenienti da Alberto ed esistenti ancora alla loro epoca. Questi scritti non sono, del resto, che la ripetizione delle opere già menzionate, con titoli differenti e sotto una forma abbreviata.

1. Sulla sacra Scrittura; — 2. Piccole Note sul Vangelo di san Matteo per il giorno dell'Epifania; — 3. Passione di Nostro Signore Gesù Cristo; — 4. Annotazioni sui libri di sant'Agostino: le Confessioni, la Trinità, della Quantità e dell'Immortalità delle anime, la Genesi, della Disciplina ecclesiastica, ecc.; — 5. Tavola sui quattro libri delle Sentenze; — 6. Del Bene e della natura dei beni; — 7. Della Grazia di Dio; — 8. Dell'Origine e dell'Immortalità dell'anima; — 9. Della sacra Teologia; — 10. Teologia positiva, morale, scolastica, mistica, simbolica e oratoria; — 11. Del Timore multiplo; — 12. Enchiridion delle vere e perfette Virtù; — 13. Orazioni sulle Sentenze; — 14. Se sia espediente per l'uomo votarsi all'ingresso in religione?; — 15. Delle quattro Virtù cardinali; — 16. Dell'Arte di ben morire; — 17. Piccoli trattati: del Libro della vita, dell'Evacuazione della carità, dell'Ordine della carità nella patria. Delle Virtù cardinali. Dei Doni, della combinazione dei Doni, del Timore, della Scienza, della Sapienza. Dei Vizi in generale e dell'Usura in particolare. Della Menzogna. Differenza tra la Mansuetudine e la Misericordia; — 18. Un volume dei Sacramenti; — 19. Discorsi vari; — 20. Dell'Arte di parlare e di tacere; — 21. Dell'Ufficio della Messa; — 22. Dell'Orazione domenicale; — 23. Litanie del Tempo e dei Santi; — 24. Piccole Orazioni sulla Passione del Signore; — 25. Dei Misteri della Messa; — 26. Dei Capelli della Santa Vergine; — 27. Commentario sul cantico Magnificat; — 28. Somma della beata Vergine e Trattato dei mortai dei Santi; — 29. Degli Antipredicamenti, del Contingente e del Possibile, dei Postpredicamenti, delle Definizioni; — 30. Isagoge sulla Fisica; — 31. Della Mobilità del Corpo secondo i luoghi; — 32. Del Senso comune e delle altre potenze dell'anima; — 33. Della Natura degli Uccelli, dei Quadrupedi; — 34. Dell'Uomo e delle sue differenti definizioni; — 35. Della Perfezione dell'anima; — 36. Filosofia morale; — 37. Della Direzione astronomica e degli Astri; — 38. Se sia permesso ricorrere ai giudizi degli astri?; — 39. Sullo Specchio astrolabico; — 40. Effemeridi; — 41. Delle Cause; — 42. Dell'Essere e dell'Essenza; — 43. Su diverse questioni; — 44. Diverse questioni teologiche. Principi universali; — 45. Del Destino.

3° Scritti apocrifi.

Questi scritti sono: l'Indice si esprime così su questa pubblicazione diffusa lontano: *Alberto magno doctori egregio falso adscriptus libellus de Secretis mulierum omnium prohibetur*. Che questo scritto sia stato falsamente attribuito ad Alberto, è cosa visibile, per il solo fatto che vi è spesso citato dall'autore. Si crede generalmente che questo libro sia opera di Enrico di Sassonia, uno dei discepoli di Alberto Magno; — 10. Libro delle *Aggregazioni*, o Segreti delle virtù delle pietre, delle erbe e degli animali; — 11. Delle *Meraviglie del mondo*; — 12. Dei *Segreti di Enrico di Sassonia*; della formazione del feto; — 13. Dei *Segreti della Natura* o della fisionomia. L'autore di quest'opera è Michele Scoto, il celebre matematico e astronomo che viveva sotto il regno di Federico II (1290); — 14. Della *Natura o delle Nature delle cose*.

Ci siamo serviti, per completare e rettificare il Padre Giry, dell'*Année dominicaine*, e dell'opera intitolata: *Albert le Grand, au sûr et au science*, del dottor Joachim Sighart, professore di filosofia al liceo reale di Frisinga (Parigi, presso Poussinique, 1862).

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita a Lauingen verso il 1193
  2. Studi all'Università di Padova
  3. Ingresso nell'Ordine dei Frati Predicatori nel 1223
  4. Insegnamento a Colonia, Parigi, Hildesheim, Friburgo, Ratisbona e Strasburgo
  5. Maestro di san Tommaso d'Aquino
  6. Elezione a Provinciale di Germania a Worms
  7. Nomina a vescovo di Ratisbona
  8. Partecipazione al concilio di Lione nel 1274
  9. Improvvisa perdita della memoria durante un sermone
  10. Morto a Colonia all'età di 87 anni

Miracoli

  1. Apparizione della Vergine Maria che gli promette la sapienza
  2. Visione della morte di san Tommaso d'Aquino nel momento preciso del suo trapasso
  3. Conservazione del corpo e profumo soave durante l'apertura della tomba nel 1482

Citazioni

  • Magnus in magia, major in philosophia, maximus in theologia. Cronaca belga
  • Padre, avete letto nella mia anima! Parole di Alberto a Giordano di Sassonia

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo