Nato in Italia alla fine del XVII secolo, Paolo della Croce fondò la Congregazione dei Passionisti dedicata alla meditazione della Passione di Gesù Cristo. Predicatore instancabile e mistico austero, consacrò cinquant'anni della sua vita alle missioni apostoliche prima di spegnersi a Roma nel 1775. La sua opera si perpetua attraverso i suoi monasteri e la sua regola che unisce vita contemplativa e attiva.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
SAN PAOLO DELLA CROCE, CONFESSORE
Giovinezza e formazione
Paolo nasce nel 1694 a Ovada e riceve un'educazione pia, manifestando fin dall'infanzia un'intensa devozione per la Passione di Cristo e praticando precoci mortificazioni.
Paol Paul Fondatore della Congregazione della Passione di Gesù Cristo. o venne al mondo a Ova Ovada Luogo di nascita del santo. da, importante borgo della diocesi di Acqui, il 3 gennaio 1694. Al momento della sua nascita, un segno eclatante manifestò la grandezza della sua predestinazione: la stanza fu improvvisamente illuminata da una luce risplendente. Al suo battesimo, che ebbe luogo il giorno dell'Epifania, ricevette i nomi di Paolo Francesco. I suoi genitori si adoperarono per dargli un'educazione tutta cristiana: formarono la sua intelligenza insegnandogli le verità della fede e svilupparono il suo cuore iniziandolo alle loro pratiche di pietà. Il fanciullo rispose alle loro cure e superò ogni loro speranza; in quell'età così tenera, meditava senza sosta sui dolori del divino Crocifisso. Aveva quasi dieci anni quando i suoi genitori lo inviarono, per studiare le lettere, a Cremolino, dove, sotto la direzione di un venerabile sacerdote, fece rapidi progressi.
L'amore di Dio non si intiepidiva affatto nella sua anima: allo studio univa la pietà, e la sua condotta fu così saggia da suscitare l'ammirazione di tutti. Passava lunghe ore in pie meditazioni; visitava le chiese, recitava l'ufficio divino con i ministri del Signore, e il suo cuore si slanciava, nei santi trasporti di un ardente amore, verso il divino sacramento dei nostri altari; spesso si nutriva anche del pane eucaristico. Durante la notte, dava libero sfogo al suo fervore; si ritirava in un luogo solitario della casa, dove passava una parte della notte nella contemplazione delle divine bellezze del suo Dio, delle scene dolorose della passione; si interrompeva solo per lacerare la sua carne verginale con crudeli flagellazioni e concedeva solo poche ore di riposo su delle assi al suo corpo esausto che riduceva così in schiavitù, prima di averlo sentito ribelle. Digiunava frequentemente; il venerdì, per onorare la memoria di Gesù crocifisso, mangiava solo un po' di pane e beveva del fiele sciolto nell'aceto. La sua tenera e viva devozione alla santa Vergine era eguagliata solo dalla protezione speciale di cui questa Madre di misericordia lo circondava. La sua carità verso i poveri era ammirevole: alleviava le loro miserie con tutti i mezzi in suo potere, dando loro persino una parte del suo pasto. Infiammato di zelo per la salvezza delle anime, riuniva attorno a sé numerosi giovani d'élite, parlava loro spesso di Dio e delle cose del cielo, li conduceva alle chiese, li esortava al disprezzo del mondo e delle sue vanità, li istruiva sui misteri della fede, sulle regole di una vita cristiana e insegnava loro soprattutto a meditare la santa passione di Gesù Cristo; molti di loro, toccati dai suoi consigli, abbracciarono la vita religiosa, e gli altri vissero nel mondo dando l'esempio della più solida pietà.
Vocazione e fondazione dell'Istituto
Dopo una breve esperienza militare, Paolo rifiuta un'eredità per consacrarsi a Dio; una visione gli rivela l'abito della sua futura congregazione, approvata inizialmente dal vescovo di Alessandria.
Nel 1715, Paolo, venuto a sapere che a Venezia si stava arruolando un numeroso esercito per respingere i Turchi che devastavano l'Ungheria, si recò a Crema come volontario; ma Dio gli fece conoscere che lo chiamava ad altri combattimenti, ed egli ritornò in patria, dove riprese con nuovo ardore i suoi esercizi di pietà e i suoi lavori abituali. Poco dopo il suo ritorno a Castellazzo, uno dei suoi zii, che era sacerdote, lo fece erede di tutti i suoi beni a condizione che sposasse una giovane pia, modesta, ricca e ben educata, al fine di restituire alla sua famiglia il rango che aveva perduto. Ma Paolo aveva già risolto nel suo cuore di non avere che Dio per eredità e come oggetto delle sue tenerezze; diede prova di un disinteresse assai raro, rinunciando alla ricca eredità che gli veniva offerta. Da molto tempo già Dio faceva nascere e crescere nella sua anima il desiderio di condurre una vita solitaria, di riunire dei compagni per lavorare alla salvezza delle anime, consacrarsi al suo culto e soprattutto eccitare i fedeli a una tenera devozione verso Gesù crocifisso. Nel 1720, tornando un giorno dalla chiesa dei Cappuccini, una visione chiara e precisa gli manifestò la volontà del cielo. Vide una tunica nera sulla quale si disegnava un cuore con una croce bianca e il santo nome di Gesù in lettere bianche anch'esso; comprese che tale doveva essere l'abito dei discepoli della congregazione di cui stava per essere il fondatore. Paolo si affrettò ad aprire il suo cuore al vescovo di Alessandria, e quel saggio prelato approvò i suoi progetti e lo rivestì, il 22 novembre 1720, del santo abito che po rtarono da allora i rel religieux Passionnistes Ordine religioso fondato da san Paolo della Croce, caratterizzato da un quarto voto di devozione alla Passione. igiosi Passionisti.
Sui consigli del suo vescovo, Paolo si ritirò in un umile tugurio, vicino alla chiesa parrocchiale di San Carlo a Castellazzo. Il suo unico nutrimento era il pane di cui gli si faceva l'elemosina; concedeva solo poche ore al sonno, e si coricava su dei sarmenti. Una tunica di lana grezza formava tutto il suo abito; camminava sempre a capo scoperto; in ogni stagione i suoi piedi erano nudi. Si alzava nel mezzo della notte per pregare, e fino al mattino si intratteneva con il suo Dio nella più intima unione. Andava allora ad ascoltare e servire la messa, riceveva la santa Eucaristia, e dava consigli e consolazioni ai numerosi fedeli che ricorrevano a lui, come a un uomo in cui dimorava lo Spirito del Signore. Si occupò presto di stabilire la Regola del nuovo istituto, e la redasse con tanta facilità e prontezza, che sembrava scrivere sotto la dettatura di qualcuno. Paolo la sottomise poi al giudizio del suo vescovo; ma l'umile pastore, non osando fidarsi del proprio giudizio, la sottomise a quello di altri pii e dotti religiosi che vi riconobbero tutti il dito di Dio. Si riunirono al santo vescovo di Alessandria per impegnare Paolo a recarsi a Roma per sollecitare d alla Rome Città natale di Massimiano. Santa Sede l'approvazione della sua Congregazione e delle Regole che Dio gli aveva rivelate. Da allora lasciò la sua patria, e si recò a Roma per eseguire i disegni del cielo. Schiavo dell'obbedienza, Paolo, temendo di opporsi alla volontà di Dio, si affrettò ad eseguire il progetto che le decisioni dei suoi ministri avevano assicurato esserne l'espressione; si mise dunque in cammino fin dal mese di settembre dell'anno 1721; ma come accade alle opere che Dio ispira, questi non incontrò che contraddizioni. Il rifiuto che fu opposto alla sua domanda lo obbligò a ritornare in patria senza che i suoi passi avessero ottenuto alcun successo.
Stabilimento a Roma e approvazione della Regola
Paolo si stabilisce sul Monte Argentario e fonda il primo monastero; dopo diversi viaggi a Roma, papa Benedetto XIV approva ufficialmente le regole della Congregazione nel 1741.
Paolo non si scoraggiò tuttavia; qualche tempo dopo (1723), intraprese di nuovo il viaggio verso Roma facendosi accompagnare da uno dei suoi fratelli; ma allora questa faccenda prese una piega ben più favorevole. Dopo un soggiorno nella città santa, furono entrambi promossi al sacerdozio (7 giugno 1727), poi impiegati a Roma stessa per qualche tempo in esercizi di carità verso il prossimo; fu allora che ottennero il permesso di ritirarsi sul Monte Argentario, vicino alla città di Orbetello; fu lì e in un piccolo eremo che abitarono dapprima i due fratelli, avidi di mortificazioni. Ma avendo ottenuto in seguito il permesso di riunire dei compagni, e aumentando il loro numero di giorno in giorno, il servo di Dio mise subito mano alla costruzione del primo monastero della nascente congregazione che collocò sulla stessa montagna Argentario; se ne prese possesso il 14 settembre 1737 con molta solennità. Il servo di Dio, avendo felicemente ottenuto questo primo risultato dalle sue iniziative e dalle sue sollecitudini, diresse tutti i suoi sforzi per ottenere dalla Santa Sede la conferma e l'approvazione delle Regole della Società, affinché ci si applicasse a osservarle più esattamente in un'altra solitudine, che fosse meglio appropriata allo spirito dell'Istituto e della Regola. Non fu che dopo sforzi lunghi e perseveranti e diversi viaggi intrapresi a questo scopo, che Paolo ricevette dal Signore questa consolazione e l'oggetto dei suoi voti più ardenti. Dopo aver fatto esaminare con maturità queste regole e aver indicato le modifiche da apportare ad alcuni articoli, Benedetto XIV, di immortale memoria, con un rescritto del 15 m aggio 1741 Benoît XIV Papa che ha beatificato Girolamo Emiliani. , le approvò con gioia, e nell'anno 1746 fece spedire il breve di tale approvazione.
Ministero apostolico e governo
Eletto generale a vita nonostante la sua umiltà, Paolo dedica cinquant'anni alla predicazione della Passione e alla conversione dei peccatori attraverso instancabili missioni.
Benedetto XIV, nel suo breve, aveva provvisoriamente nominato Paolo generale della congregazione fino alla riunione del capitolo; questa dignità pesava all'umiltà del Santo, che non tardò a convocare tutti i suoi compagni nel suo ritiro del Monte Argentario. L'assemblea fu poco numerosa, ma la virtù e la santità dei suoi membri supplivano al numero. Non si deliberò a lungo sulla scelta di un capo; i discepoli di Paolo lo consideravano come un santo e un padre e, a dispetto delle sue resistenze, vollero averlo come superiore per tutta la vita. Per mantenerlo in tale carica, dovettero chiedere tre volte alla Santa Sede di derogare alla loro Regola, che non permetteva che una sola rielezione. Il santo vegliardo non cessò di piangere e di gemere, supplicando che lo si liberasse dal peso dell'autorità, ma i suoi figli conoscevano troppo bene i suoi meriti e i vantaggi, sia spirituali che temporali, della sua amministrazione; rimasero irremovibili. Le sollecitudini del governo del suo gregge, gli sforzi e le lotte per fondare e sviluppare il suo istituto, in mezzo a persecuzioni e ostacoli, non distolsero mai Paolo dal ministero apostolico. Non appena la Santa Sede, confermando i decreti di Dio, gli ebbe ordinato di annunciare agli uomini Gesù crocifisso, egli si diede interamente alla predicazione. Non lasciava sfuggire alcuna occasione per predicare la parola di Dio. Le missioni, gli esercizi spirituali, facevano ammirare il suo zelo instancabile; erano quelli i suoi campi di battaglia dove combatteva senza riposo, per distruggere nelle anime le radici del vizio e deporvi al loro posto il seme di tutte le virtù. Per cinquant'anni consacrò la sua vita a convertire i peccatori, a santificare i cuori pentiti, a perfezionare le anime giuste.
Miracoli e protezioni divine
Il racconto riporta diversi interventi soprannaturali, in particolare il soccorso degli angeli sul monte Argentario e la sopravvivenza a tentativi di avvelenamento.
In diverse circostanze il Signore circondò il nostro Santo di una visibile protezione. Un giorno, mentre attraversava il monte Argentario, si sentì mancare; la fatica aveva talmente esaurito le sue forze che fu colto da violente convulsioni e dovette gettarsi a terra. Credendo allora di essere giunto al suo ultimo giorno, pieno di tenera fiducia nel suo Dio, esclamò: «Signore, non vorrei morire in questo luogo senza ricevere l'assistenza dei miei religiosi». Non aveva ancora terminato questa preghiera che un braccio invisibile lo sollevò da terra; quando aprì gli occhi vide due angeli che lo trasportarono, in un istante, nel luogo del suo ritiro. Sostenuto dalla mano di Dio, camminava sulle acque di fiumi impetuosi; alla sua vista i briganti deponevano la loro ferocia selvaggia; e fu invano che mani criminali tentarono di avvelenarlo.
Riconoscimento pontificio e morte
Clemente XIV concede l'istituzione canonica all'ordine e offre la casa dei Santi Giovanni e Paolo a Roma, dove il santo muore nel 1775 dopo una vita di sofferenze offerte.
Sebbene gli statuti della congregazione fossero stati approvati da un breve di Benedetto XIV, non avevano ancora ricevuto l'istituzione canonica . Clemente Clément XIV Papa che concesse l'istituzione canonica e la casa dei Santi Giovanni e Paolo. XIV, al quale il Santo aveva spesso predetto la tiara, gli concesse questo segnalato favore. Elevato sulla cattedra di san Pietro, questo pontefice conservò sempre per Paolo un tenero affetto; sull'umile richiesta del religioso, si degnò di incaricare due prelati di esaminare le costituzioni e, avendo avuto parere favorevole, le approvò di nuovo, il 15 novembre 1769, in un breve che iniziava con queste parole: *Salvatoris nostri*; il giorno seguente, pubblicò la bolla *Supremi Apostolatus*, che confermava il nuovo Istituto, gli conferiva lodi e lo erigeva in Congregazione di chierici, soggetti a voti semplici; allo stesso tempo il Santo Padre si compiaceva di arricchirlo di privilegi e di grazie insigni. Il Santo, rinchiuso tra le mura del suo ospizio, nascondeva la sua gioia nel profondo di quel pio asilo, ringraziando il cielo e pregando per il sovrano Pontefice, quando i disegni di Dio e un ordine del Papa lo chiamarono un'ultima volta nell'arena apostolica, per predicare al popolo romano Gesù crocifisso. Invano si studiava di coprire con un velo modesto le virtù e i favori di cui Dio lo colmava, la sua fama era così grande e così popolare, che le più vaste chiese non potevano contenere la moltitudine accorsa alla sua voce. Quando, all'età di ottant'anni, predicava a Santa Maria in Trastevere, la folla che riempiva la basilica e la piazza omonima rifluiva in tutte le strade circostanti.
Le sue fatiche incessanti gli causarono una malattia che i medici dichiararono incurabile e mortale. Mentre i suoi discepoli desolati tremavano di perdere a ogni istante il loro padre beneamato, lui non sospirava che dopo l'ora in cui sarebbe andato a unirsi al suo Dio e, praticando le più eroiche virtù, regolava i suoi affari e quelli della sua congregazione. Clemente XIV apprese la sua malattia; il pensiero di essere separato dall'amico che amava tanto gli causò un vivo dolore e chiese un miracolo alla santa virtù dell'obbedienza. Due religiosi, essendo venuti a implorare la sua benedizione per il moribondo, il Papa li incaricò di trasmettere a Paolo queste precise parole: «Ditegli che non voglio che muoia ora, gli do una proroga, che obbedisca». Quando ricevette quest'ordine, il servo di Dio scoppiò in lacrime, protestando al divino Crocifisso che voleva obbedire al suo vicario. Da quel giorno la sua guarigione non cessò di fare progressi ed egli visse ancora parecchi anni.
Soddisfatto dell'umile e stretta dimora che occupava vicino al palazzo del Laterano, il nostro Santo non pensava affatto a cercare un'altra dimora; ma il suo benefattore, il sovrano Pontefice Clemente XIV, si preoccupava di trovargliene una, e la sua vigilante tenerezza finì per scoprire un luogo che rispondeva allo stesso tempo alla sua munificenza e ai bisogni della sua Congregazione. Il 9 dicembre 1773, i Passionisti, avendo a loro capo il loro venerabile padre, presero solennemente possesso della casa e della chiesa dei Sa Saint-Jean et de Saint-Paul Casa madre dei Passionisti sul colle Celio. nti Giovanni e Paolo, sul monte Celio. Le prodigiose austerità di Paolo, le lunghe e gravi malattie, unite alle fatiche del suo apostolato, alle lotte che dovette sostenere per stabilire la sua Congregazione, gli avevano lasciato numerose infermità che facevano della sua vita un continuo martirio. Ogni giorno le sue forze si indebolivano; non poteva più camminare e, alla fine del mese di giugno dell'anno 1775, fu costretto a stare a letto. Non trascurava tuttavia nessuno degli esercizi che gli aveva ispirato la sua pietà verso Maria; per non essere privato dei tesori di grazie che racchiude il santo sacrificio, poiché non poteva più celebrarlo lui stesso, voleva almeno assistervi. Aveva, a tal fine, scelto un sacerdote, la cui voce forte e distinta gli permetteva di seguire le preghiere della messa, e che, ogni mattina, veniva a dirla in una piccola cappella, contigua alla sua stanza. Tutti i giorni, per qualche tempo, si nutriva del pane eucaristico. Tuttavia il medico, di cui riceveva le cure, si accorgeva che le sue forze diminuivano rapidamente; consigliò di fargli ricevere il viatico; e, il 30 agosto, alla presenza di tutti i religiosi, tristi e raccolti, gli fu portato il santissimo Sacramento. Unito al suo Dio, il Santo attendeva rassegnato l'ora della liberazione, e nulla nel suo atteggiamento tradiva le numerose rivelazioni che aveva avuto sul momento del suo trapasso. L'8 ottobre, giorno consacrato alla maternità divina della Vergine, desiderando onorare la Madre di misericordia e prendere allo stesso tempo nuove forze per passare dalla vita all'eternità, volle ricevere il sacramento dell'Estrema Unzione. Durante la cerimonia rimase immerso in un profondo raccoglimento; le mani giunte, gli occhi pieni di dolci lacrime, rispondeva con un accento di amorosa pietà alle parole del sacerdote. Infine il 18 ottobre, dopo una dolce visione nella quale gli erano apparsi il divino Redentore e la sua santa Madre, la sua anima benedetta volò verso i cieli.
Culto e canonizzazione
Beatificato nel 1853 e poi canonizzato nel 1867 da Pio IX, le sue reliquie riposano a Roma in una cappella riccamente ornata.
## CULTO E RELIQUIE. — CONGREGAZIONE DEI PASSIONISTI.
Appena il Santo fu deposto nella tomba, i fedeli lo invocarono come un beato del cielo; si toccavano gli infermi con le sue reliquie e le sue immagini, e si attribuiva a queste pie pratiche il potere di ottenere dal Signore le guarigioni desiderate. I prodigi e le grazie che Dio si compiacque di accordare alla sua intercessione furono numerosi. Sua Santità il Papa Pio IX, dopo aver a Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. pprovato due dei miracoli del grande servo di Dio, dichiarò, con un breve del 1° ottobre 1852, che si poteva procedere alla sua beatificazione, la cui solennità ebbe luogo il 1° maggio 1853. Più tardi, nuovi e folgoranti miracoli determinarono lo stesso Pontefice a iscriverlo nel numero dei Santi, il 29 giugno 1867. Un decreto del 14 gennaio 1868 rende il suo ufficio obbligatorio per il 28 aprile, giorno in cui è stata fissata la sua festa.
Il suo corpo riposa nella chiesa del suo monastero, sotto la mensa dell'altare dedicato a san Vincenzo de' Paoli. È rivestito dell'abito del suo Ordine e sembra dormire, in attesa del risveglio della gloriosa risurrezione. Al tempo del Concilio Vaticano, fu predisposta, tra la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo e il convento dei Passionisti, una cappella che doveva essere dedicata a san Paolo della Croce e accogliere le sue reliquie. Vi si notano due colonne monolitiche, in alabastro orientale, di altissimo pregio. È un dono di Pio IX che volle, con questo regalo regale, riconoscere il merito dell'umiltà e della penitenza. Si vedono, nel convento, le stanze che il Beato occupò durante la sua vita. Tutto vi è semplice, tutto vi predica l'amore della croce. I libri di preghiere del Santo, i suoi paramenti sacerdotali, il suo cilicio, la catena di ferro di cui cingeva i fianchi, la sua disciplina le cui estremità sono lame metalliche, vi sono conservati. Sotto il suolo del convento dove san Paolo della Croce praticò le sue austerità, si mostra una caverna dove gli imperatori pagani nutrivano le bestie che dovevano divorare i cristiani nel circo.
L'eredità della Congregazione
L'ordine si sviluppa a livello internazionale, includendo un ramo femminile e missioni in Europa e nei Balcani, con un'enfasi particolare sulla vita contemplativa e sul voto della Passione.
Ma gli onori resi alle sue ceneri non hanno perpetuato da soli la sua memoria; egli ha lasciato al mondo cristiano un monumento imperituro nella fiorente Congregazione che ha raccolto l'eredità delle sue virtù.
Dopo la morte del santo fondatore, la Congregazione non cessò di crescere e, come un albero, di estendere lontano numerosi rami. Si fondarono case nella Marca d'Ancona, in Umbria, nel regno di Napoli; in tempi più recenti, nel ducato di Savoia, poi in Toscana, negli Stati di Genova. Si contano oggi religiosi Passionisti in Inghilterra, in Belgio, in Francia nella diocesi di Arras. La Congregazione ha tre noviziati, uno in Italia, uno in Belgio, il terzo in Inghilterra. In ciascuna delle case, i religiosi sono molto numerosi; la maggior parte si applica allo studio della filosofia e della teologia; vi consacrano sei anni, di cui due alla filosofia, tre alla teologia, uno all'eloquenza sacra, allo studio della Sacra Scrittura e dei santi Padri. Grazie a questi solidi studi, si rendono capaci di raggiungere lo scopo del loro Istituto.
È tempo ora di esporre l'utilità di questa Congregazione dei Passionisti e i servizi che essa rende alla società e alla Chiesa. È fuori dubbio che san Paolo della Croce, nell'istituire con tante pene e fatiche questa Congregazione, non abbia avuto di mira solo la salvezza di coloro che avrebbero voluto diventare membri di questa società, ma che si sia proposto soprattutto la santificazione delle anime, poiché, all'inizio delle regole in generale e in testa a ogni regola in particolare, egli ricorda ai suoi religiosi che il fine di questa Congregazione non è solo salvare la propria anima, ma anche quella del prossimo; ecco perché la vita dei Passionisti è al tempo stesso attiva e contemplativa. I membri che la compongono mostrano in tutti i loro atti questa vita apostolica alla quale si sforzano di formarsi ogni giorno.
Quanto ai doveri che la prima parte, vale a dire la vita contemplativa, impone ai religiosi della Congregazione della Passione, basta leggere le loro regole per conoscerli, e, per non parlare che di un solo punto, ci limiteremo a dire che i Passionisti sono tenuti all'esatta osservanza dei tre voti di castità, povertà e obbedienza; essi fanno inoltre un quarto voto che li distingue dagli altri religiosi, quello di fare ogni sforzo per eccitare nei cuori dei fedeli il ricordo della morte di Nostro Signore Gesù Cristo; e sebbene questo quarto voto non sia affatto solenne, poiché il fondatore credette di doversi sottomettere al desiderio della Santa Sede, che approvò l'istituto con voti semplici, per questo non se ne esige rigorosamente l'osservanza. I religiosi Passionisti fanno un'ora di meditazione al mattino, un'ora la sera e mezz'ora durante la notte; dopo la recita dell'ufficio divino, il silenzio continua, l'allontanamento dal rumore e dalla dissipazione del mondo è la virtù propria dei Passionisti, ed è per questo che il santo fondatore volle che i monasteri fossero, per quanto possibile, costruiti in solitudine, affinché i religiosi, separati dalle agitazioni del secolo, potessero godere più facilmente della prima parte della loro vocazione, e che, dopo essersi dedicati alle fatiche del santo ministero per la santificazione delle anime, avessero il vantaggio di ritirarsi nella solitudine, di raccogliervisi, di fortificarsi e di rendersi più capaci di dedicarsi poi alle funzioni della vita attiva. Infine, per riassumere, diremo che la vita di un Passionista è una vita consacrata a una rigorosa povertà, a una severa solitudine, il che li dispone perfettamente a compiere tutti i doveri della vita contemplativa, che è uno degli scopi dell'istituto. Diciamo qualche parola dell'altra parte della vita dei religiosi Passionisti.
La vita attiva che il santo fondatore della Congregazione della Santissima Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo prescrisse ai suoi figli, consisteva nel lavorare, per quanto le loro forze lo permettevano, alla santificazione delle anime; ecco perché tutti i sacerdoti della Congregazione che erano giudicati capaci di dedicarsi al ministero sacro dovevano dedicarsi alle missioni, dare gli esercizi spirituali al clero, ai seminaristi, ai monasteri, ai pensionati e a tutte le persone che vivono in comunità. Per adempiere a questa parte della loro vocazione, questi religiosi davano senza interruzione esercizi spirituali a tutte le persone che volevano raccogliersi e fare un ritiro per il loro progresso spirituale. Per corrispondere a questa parte speciale della loro vocazione, i predicatori evangelici della Congregazione della Passione si sforzano di imprimere nella memoria e nel cuore dei fedeli il ricordo della santissima Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, che costituisce l'oggetto del quarto voto. Insegnano il metodo pratico per meditarla e per trarre dal suo crocifisso quei tesori di scienza e di sapienza che esso racchiude. Coloro che non si dedicano alla predicazione adempiono ai doveri della vita attiva nel sacro tribunale della penitenza, e ricevono tutti i giorni dell'anno la moltitudine dei penitenti che frequentano le loro chiese. Lo zelo di questi uomini apostolici non è stato limitato dai confini dell'Italia, della Francia, dell'Inghilterra, del Belgio, si è esteso fino agli infedeli. La Congregazione di Propaganda Fide ha affidato da molti anni ai Passionisti le missioni della Bulgaria e della Valacchia; essa mantiene un vescovo e otto missionari e conserva questo numero sempre completo.
Sebbene i religiosi della Congregazione della Santissima Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo non siano legati da voti solenni, non sono per questo liberi; poiché, il giorno stesso della loro professione, fanno voto di perseveranza nella Congregazione; di conseguenza, a meno di un motivo reale e grave, approvato dal superiore generale, i Passionisti non possono lasciare la Congregazione, né la Congregazione può escluderli dal suo seno.
L'abito dei Passionisti consiste in una tunica di panno di colore nero e di un mantello della stessa stoffa che è grossolana; la tonaca e il mantello sono simili a quelli che portano i chierici regolari, se non che la stoffa è più comune. Portano inoltre sul loro abito, sul lato sinistro del petto e sospeso al collo, un cuore ricamato in bianco sormontato da una croce bianca: per distinguere i laici dai sacerdoti, questi ultimi li portano sulla tunica e sul mantello, mentre gli altri li portano solo sulla tunica. Questa tonaca è stretta con una cintura di cuoio nero. Tra le altre austerità, non hanno in uso che camicie di lana grossolana, l'inverno come l'estate, non possono avere che sandali per calzature; portano sulla testa un modesto cappello; digiunano abitualmente tre giorni alla settimana oltre l'Avvento e la Quaresima; dormono sulla paglia completamente vestiti, e non possono togliersi gli abiti per mettersi a letto, se non in caso di malattia grave; si alzano la notte per cantare il Mattutino, e recitano d'altronde in coro, e nel tempo fissato dalle rubriche, ogni parte dell'ufficio canonico. L'amore per la perfezione, soprattutto per il raccoglimento e la preghiera, li fa ricercare la solitudine; da qui deriva che le loro case, che portano il nome di ritiro, sono stabilite in luoghi appartati.
San Paolo della Croce fondò, prima della sua morte, un monastero di religiose della Passione. La loro vita è in tutto simile a quella dei religiosi, se non che la Regola ammette alcune piccole differenze nelle cose che non si addicono al loro sesso. La città di Corneto ha il favore di essere scelta per ricevere questo monastero delle figlie Passioniste. La Regola prescrive loro di applicarsi, per quanto è loro possibile, ad annunciare a tutti Gesù e Gesù crocifisso. Quando non è dato loro di contribuire altrimenti, devono rivolgere al Signore preghiere ferventi per ottenere l 'efficac Cornetto Luogo di fondazione del monastero delle religiose Passioniste. ia della parola di coloro che vanno a evangelizzare i popoli, e in particolare i religiosi della Santissima Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Le Passioniste portano lo stesso costume dei religiosi; cantano gli uffici alle stesse ore, consacrano lo stesso tempo alla meditazione alle stesse ore del giorno e della notte; in una parola, le religiose Passioniste vivono dello stesso spirito e sono in tutto conformi ai religiosi della stessa Congregazione.
I Passionisti possiedono oggi più di trenta case, di cui undici nello Stato romano, due sul monte Argentario e una vicino all'Aquila, ecc. Per osservare più strettamente la povertà, non hanno rendite, vivono solo di elemosine e non possiedono assolutamente nulla, se non in comune. La casa di ritiro dei Santi Giovanni e Paolo, che hanno a Roma, è situata nel luogo stesso in cui questi due Santi subirono il martirio per Gesù Cristo. I Passionisti godono a Roma, come in tutta l'Italia, della più alta stima. Hanno una grande reputazione di regolarità. La loro casa è a Roma, secondo il giudizio di Gregorio XVI e di Pio IX, attualmente regnante, uno dei conventi della città santa dove regna più fervore. Il voto più ardente di questi religiosi è di vedere l'Inghilterra tornare alla religione cattolica. Pregano molto a questo fine con grande fiducia di essere esauditi; hanno persino a questo riguardo una predizione del loro venerabile fondatore, che ha annunciato loro il ritorno dell'Inghilterra all'unità. Dirigono in questo momento i loro sforzi verso questo obiettivo.
Ci siamo serviti, per comporre questa biografia, delle *Vies des Saints canonisés à Rome*, nel 1867, e del *Dictionnaire des Ordres religieux*, di Hélyot. — Cf. *Vie de P. Paul de la Croix*, dal Padre Vincenzo Maria Strambi, Passionista; e un'altra, più estesa, pubblicata nel 1821, da un Padre dello stesso Ordine.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Ovada il 3 gennaio 1694
- Arruolamento volontario nell'esercito a Venezia nel 1715
- Visione della tunica nera nel 1720
- Vestizione dell'abito religioso il 22 novembre 1720
- Ordinazione sacerdotale a Roma il 7 giugno 1727
- Fondazione del primo monastero sul Monte Argentario nel 1737
- Approvazione delle regole da parte di Benedetto XIV nel 1741
- Beatificazione da parte di Pio IX il 1° maggio 1853
- Canonizzazione da parte di Pio IX il 29 giugno 1867
Miracoli
- Luce sfolgorante alla sua nascita
- Trasporto per opera di due angeli sul Monte Argentario
- Cammina sulle acque dei fiumi
- Guarigione miracolosa per obbedienza a Papa Clemente XIV
Citazioni
-
Beato colui che non si gloria nella sapienza, nelle ricchezze, nell'eloquenza e nella potenza del secolo, ma piuttosto nelle sofferenze di Gesù Cristo.
San Girolamo (in epigrafe) -
Digli che non voglio che muoia adesso, gli concedo una proroga, che obbedisca
Clemente XIV