20 novembre 8° secolo

Sant'Ippolito di Belley

Vescovo di Belley e Abate di Condat

Festa
20 novembre
Morte
20 novembre 769 (naturelle)
Categorie
vescovo , abate , confessore
Epoca
8° secolo

Nato in Borgogna nel VII secolo, Ippolito divenne abate di Condat e poi vescovo di Belley nel 755. Unendo rigore monastico e zelo pastorale, fu un vicino consigliere di Pipino il Breve e di Carlo Magno prima di ritirarsi nel suo monastero per morirvi nel 769.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SANT'IPPOLITO, VESCOVO DI BELLEY

Vita 01 / 07

Giovinezza e vocazione

Nato in Borgogna verso il 686, Ippolito si distinse presto per la sua pietà e la sua erudizione prima di scegliere la vita religiosa.

San Ippolito na Saint Hippolyte Vescovo di Belley e abate di Condat nell'VIII secolo. cque, verso l'anno 686, nella Bo rgogna transgiurana. Bourgogne transjurane Regione di origine del santo. I suoi genitori furono così attenti a formarlo fin da presto alla virtù, che non si notarono mai in lui i difetti quasi sempre inseparabili dalla giovinezza; ma fu soprattutto alla scuola interiore della grazia che apprese la scienza della salvezza, nella quale fece rapidi progressi; fin da allora fu facile vedere che egli preludeva a quella sublime santità che gli valse dopo la sua morte gli onori degli altari. Una pietà solida, una dolce candore, una saggia e prudente circospezione nelle sue parole e nelle sue azioni, una conoscenza delle lettere sacre e profane ben superiore a quella che si acquisiva in quell'epoca, predisponevano in suo favore tutti coloro che avevano la fortuna di conoscerlo. Questi felici inizi di una vita così perfetta gli attirarono gli applausi del mondo che gli conferiva un posto onorevole, ma il giovane Ippolito aveva già meditato sui pericoli che esso offre alla virtù; fin da allora risolse di lasciarlo per abbracciare lo stato religioso.

Vita 02 / 07

Vita monastica a Condat

Entrò nel monastero di Condat dove praticò un'ascesi rigorosa, l'obbedienza perfetta e accedette al sacerdozio nonostante la sua umiltà.

Fu accolto nel monastero di Condat monastère de Condat Luogo di formazione monastica iniziale del santo. (chiamato in seguito Saint-Claude), che non era lontano dal luogo della sua nascita. Le istruzioni e gli esempi dei ferventi cenobiti che lo abitavano non fecero che eccitare sempre più gli ardori della carità di cui il giovane novizio era infiammato. Mai se ne vide uno più fervente, più raccolto, più modesto, più umile e più sottomesso. Non contento di aver rinunciato al mondo con la professione religiosa, si sforzava, per quanto la regola del convento glielo permettesse, di seguire l'esempio dei più austeri anacoreti; la sua cella non gli sembrava nemmeno abbastanza solitaria per pregare in segreto, era ai piedi degli altari che passava una parte delle notti in orazione e meditazione; la preghiera comune tuttavia aveva per lui grandi attrattive, e la sua felicità era di cantare nel coro le lodi di Dio. L'obbedienza che praticò sempre con quella perfezione tanto raccomandata dai primi istitutori della vita monastica, poté sola porre dei limiti alle sue eccessive macerazioni. Indebolito dai colpi moltiplicati di una crudele disciplina, pronto a soccombere in seguito a digiuni continui e veglie prolungate, ne moderò il rigore per ordine del suo abate; ma mai trattò il suo corpo altrimenti che come un nemico che bisogna tenere per mezzo della penitenza sotto la dipendenza dello spirito.

La sua profonda umiltà non cedeva in nulla alla sua obbedienza e alle sue austerità. Elevato al sacerdozio nonostante la sua resistenza, ci si accorgeva del suo cambiamento di stato solo all'altare; ovunque altrove lo si sarebbe preso per l'ultimo dei fratelli, a vedere la premura con cui sceglieva gli uffici più umili del monastero. Non cercava meno di abbassarsi con le sue parole che con le sue azioni. A sentirlo parlare di sé, era il più grande di tutti i peccatori; ma era il solo a dirlo, e mai il disprezzo che faceva della sua persona poté riuscire a sottrargli le giuste lodi che gli prodigavano gli altri religiosi.

Vita 03 / 07

Abbazia e influenza

Eletto quattordicesimo abate di Condat dopo sant'Aufrido, guida la comunità con l'esempio e accresce la fama del monastero.

Tutti tendevano come Ippolito alla perfezione; ognuno tuttavia si riteneva felice di seguirlo da lontano nella carriera delle più sublimi virtù, e colui che si credeva l'ultimo tra loro fu posto a capo del monastero per la riunione di tutti i suffragi. Le voci che lo chiamarono al posto di sant'Aufrido, quattordices saint Aufrède Quattordicesimo abate di Condat. imo abate di Condat, che la morte aveva appena rapito all'amore dei suoi abitanti, erano troppo unanimi perché egli potesse opporsi a questa elezione; ma l'accettò solo tremando, e per fare una sorta di contrappeso alle deferenze che i monaci avevano per lui, raddoppiò in umiltà e fervore; li serviva con tanto affetto che spesso li inteneriva fino alle lacrime. Se bisognava fare qualche rimprovero, parlava loro non solo con dolcezza, ma con rispetto, e come raccomanda san Benedetto agli abati, li governava più con i suoi esempi che con i suoi avvertimenti. Sotto la guida di un tale capo, il monastero di Condat acquisì un nuovo grado di celebrità. La reputazione di Ippolito crebbe con essa, e avendola la fama pubblicata lontano, non ci si deve stupire se diverse Chiese desiderarono avere come pastore un religioso così degno dell'episcopato.

Missione 04 / 07

Episcopato a Belley

Consacrato vescovo di Belley nel 755 sotto la pressione del Papa, riformò il clero, sviluppò l'agricoltura nel Bugey e assistette i poveri.

Fu per un effetto visibile della Provvidenza che la sede d i Bell Belley Diocesi di origine e luogo di insegnamento del santo. ey volse lo sguardo verso il nostro Santo e lo scelse per succ edere ad Ansemonde Predecessore di Ippolito sulla cattedra di Belley. Ansemonde. Dedito interamente al ritiro e allo studio, credendo di essere conosciuto solo da Dio, Ippolito, come un tempo i Crisostomo, i Basilio, gli Ambrogio e gli Agostino, cadde nell'angoscia e nell'allarme alla vista dell'incarico che si voleva imporgli; ma le difficoltà che oppose alla sua elezione non ebbero maggior successo di quelle che aveva fatto quando si volle metterlo a capo del suo monastero; il clero e il popolo lo reclamavano con tanta insistenza, il Sommo Pontefice lo pressò così viva souverain Pontife Papa non nominato che inviò reliquie di san Pietro a Évroult. mente, che Ippolito credette infine di riconoscere la voce di Dio nel concorso di tante volontà rispettabili. Non si può dire quale fu l'afflizione generale di tutti i monaci, che non vollero lasciar partire il loro abate senza aver ottenuto che continuasse a governare il monastero di Condat.

Così, rimosse tutte le difficoltà, Ippolito fu consacrato verso l'anno 755 e fece il suo ingresso a Belley tra l'allegrezza pubblica. L'alta opinione che si era concepita della sua santità fu presto confermata dalla sua presenza: la sua modestia, la sua umiltà, la sua dolcezza e la sua pietà gli conquistarono tutti i cuori, e per quanto si fosse prevenuti a suo favore, la stima e la venerazione aumentarono rapidamente per lo splendore folgorante dei suoi esempi. Si vide apparire allora in tutta la sua luce quell'eminente santità che aveva acquisito nella solitudine, e tutte le virtù che san Paolo esige da un vescovo brillarono nella persona di questo prelato. La sua carità per i poveri, che si era ammirata in lui fin dall'infanzia, si sparse con profusione su tutti gli infelici della sua diocesi; gli ospedali, i lebbrosari, le prigioni erano luoghi che amava visitare, e i poveri furono sempre ben accolti presso di lui, tanto che il suo palazzo sembrava essere la loro casa. Percorreva con cura la sua diocesi e ovunque riconciliava i nemici e sollevava i bisognosi. Sotto un tale vescovo, si vide fiorire la pietà e la religione, tanto la santità di un pastore ha potere su tutte le sue pecore! Il ristabilimento della disciplina ecclesiastica fu una delle sue prime cure e il primo frutto della sua sollecitudine pastorale; formò un clero pio e zelante che favorì lo sviluppo della civiltà tra i nostri antenati, immersi ancora allora nell'ignoranza e che contendevano alle bestie feroci le foreste di cui una parte del Bugey era coperta in quel Bugey Regione della diocesi di Belley. l'epoca, e che conquistarono all'agricoltura, aiutati dalla mano potente e feconda della religione.

Sebbene circondato dagli onori, sant'Ippolito conservò i suoi gusti per la semplicità. Viveva nel suo palazzo a Belley come aveva vissuto nella sua cella a Condat: stessi digiuni, stesse veglie, stesse penitenze, stessa durezza per la sua persona, riservando tutta la sua indulgenza per il suo gregge. Assisteva al coro con i suoi canonici e diede loro costantemente l'esempio dell'assiduità. La sua modestia rispettosa nel luogo santo era un'eloquente predicazione che ispirava il rispetto per la religione a tutto il popolo. Il suo gusto per la povertà gli fornì le risorse per fare riparazioni considerevoli alla sua cattedrale e per soccorrere altre chiese.

Fondazione 05 / 07

Fondazioni e sostegno reale

Sostenuto da Pipino il Breve e Carlo Magno, fondò numerosi priorati e abbazie in tutta la Francia, gestendo al contempo Condat.

Le occupazioni dell'episcopato, una vita laboriosa e austera non lo distoglievano dalle cure che doveva a Condat. Simile al fuoco che attiva le sue fiamme in proporzione al combustibile che gli viene fornito, lo zelo di sant'Ippolito sembrò prendere un nuovo ardore per dare maggiore estensione alla sua abbazia compiendo nuove fondazioni. Sapeva che le case religiose sono un rifugio non solo per la virtù, ma anche per le grandi passioni che, dopo essersi tormentate nel rumore del mondo, hanno bisogno della solitudine per consolarsi delle vanità della terra attraverso il ricordo del cielo. Per questo ne costruì un gran numero in diverse province della Francia. Pipino il Breve si compiacqu Pépin le Bref Re dei Franchi la cui ascesa al trono fu sostenuta da Burcardo. e di colmare il nostro Santo con le sue liberalità. Lo onorava della sua fiducia, lo consultava spesso negli affari di Stato e, tra i bei privilegi che gli aveva concesso, si vede figurare quello di battere moneta a Condat. Carlo Magno, fi glio e succ Charlemagne Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. essore di Pipino, seguì le orme di suo padre e fece dono a sant'Ippolito di diverse proprietà considerevoli in Champagne, in Borgogna, in Bretagna, dove stabilì delle abbazie. È questa l'origine dei numerosi priorati che il monastero di Saint-Claude possedeva ancora prima del 1792 in queste province, così come nel Bugey, nella Bresse e nel paese di Gex. Queste ricchezze non cambiarono nulla all'austerità dei religiosi: sant'Ippolito le fece volgere a profitto dei poveri e della religione, impiegandole per moltiplicare le case del suo Ordine. Sostenne inoltre spese molto ingenti per costruire il grande chiostro che serviva da comunicazione tra la chiesa di San Pietro e quella del suo monastero.

Vita 06 / 07

Abdicazione e morte

Dopo aver assistito al sinodo di Attigny nel 765, si ritira nella solitudine e muore nel 769 a più di 80 anni.

Non si sa con precisione per quanto tempo sant'Ippolito sia stato vescovo di Belley; alcuni storici sostengono che abbia governato questa Chiesa solo dal 755 al 765. Ciò che è certo è che in questo stesso anno egli assistette al sinodo di Attigny, nel quale i vesc synode d'Attigny Assemblea ecclesiastica tenutasi nel 765. ovi e gli abati, riuniti in gran numero, decisero questioni importanti relative al bene della religione e alla salvezza delle anime; convennero in questa assemblea che, non appena uno di loro fosse morto, gli altri avrebbero pregato Dio per lui, e specificarono persino le preghiere che i vescovi e gli abati avrebbero dovuto recitare. Sant'Ippolito, sottoscrivendo gli atti di questo sinodo, firma al rango dei vescovi senza assumere altra qualifica che quella di abate di Condat; da ciò si deve concludere che nel 765 aveva già abdicato all'episcopato per rientrare nella solitudine. È su questo documento che fondano le loro congetture coloro che dicono che fu a capo della diocesi di Belley solo per lo spazio di dieci anni.

La decisione presa da sant'Ippolito di lasciare la sua sede diffuse la costernazione tra il suo gregge. Il dolore che egli stesso provava per questa separazione lo avrebbe trattenuto a Belley, se da tempo non avesse risolto di andare a morire nella solitudine. La diminuzione delle sue forze, dovuta più alle sue grandi austerità che alla vecchiaia, non aveva affatto indebolito il vigore della sua tenera pietà; si sentì consumare a poco a poco senza allentare nulla delle sue pratiche di devozione. I dolori inseparabili da un'età molto avanzata non alterarono mai la sua tranquillità, né la sua dolcezza. Aveva avuto per tutta la vita una devozione affettuosa verso la santa Vergine; questa devozione prese un nuovo incremento; le sue orazioni divennero anche più lunghe e più ferventi. Parlava senza sosta ai suoi religiosi del disprezzo che si deve avere per la vita, che è seminata di miserie e che approda alla tomba. «Felici», diceva loro, «coloro che si considerano stranieri sulla terra e che con occhio sereno guardano alla morte come alla fine del loro esilio!». «Dio solo è il nostro tesoro», amava ripetere, «un cristiano non deve fissare il suo cuore verso un altro oggetto. Non lasciatevi abbagliare da nulla di ciò che brilla in questa vita, perché la morte ci spoglia di tutto, eccetto dei meriti che si sono acquisiti davanti a Dio lontano dal mondo». Le sue forze diminuivano ogni giorno e, vedendo che la sua fine si avvicinava, chiese gli ultimi sacramenti che ricevette con un fervore nuovo; entrò da quel momento in una dolce contemplazione delle misericordie del Signore, nella quale spirò il 20 novembre 769, in mezzo ai suoi discepoli in lacrime che benediceva con la sua mano vacillante e paterna. Era più che ottuagenario e governava l'abbazia di Condat da più di vent'anni.

Culto 07 / 07

Culto e reliquie

Sepolto a Condat, le sue reliquie subirono le profanazioni della Rivoluzione prima che il suo culto fosse restaurato nel XIX secolo.

## CULTO E RELIQUIE.

Il suo corpo fu sepolto con pompa nella chiesa dell'abbazia accanto a quelli di sant'Oyend e di san Claudio, suoi gloriosi predecessori. La sua tomba divenne celebre per il gran numero di miracoli che vi si compirono. Fu annoverato tra i Santi e la sua festa fu in seguito celebrata ogni anno con solennità il 20 novembre. Oggi se ne celebra l'ufficio, nella diocesi di Saint-Claude, il 28 novembre. Se ne celebrava l'ufficio anche in quella di Belley prima della Rivoluzione del 1790. L'antico Messale (1527) e l'antico Breviario (1518) di Belley, stampati sotto monsignor Claude de Stavayé, contenevano l'ufficio di sant'Ippolito. La cattedrale possedeva una costola di questo santo vescovo di Belley, che monsignor de Passelaigue aveva ottenuto dai monaci di Saint-Claude e che aveva solennemente trasportato nella cattedrale, assistito da tutto il suo clero, il 31 maggio 1645. Mani sacrileghe la consegnarono alle fiamme il 6 dicembre 1793. Quello stesso anno, il corpo di sant'Ippolito, che si trovava nella cattedrale di Saint-Claude, fu profanato dagli empi. Da quella fatale epoca, la festa di sant'Ippolito fu interrotta nella diocesi di Belley, che il concordato del 1802 unì a quella di Lione. Era riservato allo zelo e alla p ietà di m Mgr Devie Vescovo di Belley nel XIX secolo che ha restaurato il culto. onsignor Devie, uno dei suoi illustri successori e fedele imitatore delle sue virtù, far rivivere il culto di un così grande protettore della sua Chiesa. L'ufficio di sant'Ippolito è fissato al rito di semi-doppio minore, nel calendario che questo sapiente vescovo ha pubblicato nel 1831 nel tomo III del suo Rituale.

Estratto dalla Histoire Angiologique du diocèse de Belley, di monsignor Doyéry.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita in Borgogna transgiurana verso il 686
  2. Ingresso nel monastero di Condat
  3. Elezione a 14° abate di Condat in successione a sant'Aufrido
  4. Consacrato vescovo di Belley verso il 755
  5. Partecipazione al sinodo di Attigny nel 765
  6. Abdicazione dall'episcopato per ritornare alla solitudine di Condat
  7. Morto a oltre 80 anni circondato dai suoi discepoli

Miracoli

  1. Numerosi miracoli avvenuti presso la sua tomba dopo la morte

Citazioni

  • Dio solo è il nostro tesoro, un cristiano non deve fissare il suo cuore verso un altro oggetto. Massima del Santo citata nel testo
  • Beati coloro che si considerano stranieri sulla terra e che con occhio sereno guardano alla morte come alla fine del loro esilio! Parole ai religiosi prima della sua morte

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo