Beata Margherita di Savoia
DELL'ORDINE DI SAN DOMENICO
Vedova, Principessa e Religiosa dell'Ordine di San Domenico
Principessa di casa Savoia e marchesa del Monferrato, Margherita consacrò la sua vita alla pietà e al sollievo dei poveri dopo la sua vedovanza. Rifiutò le più alte alleanze per entrare nell'ordine di San Domenico ad Alba, dove fondò un monastero. È celebre per la sua pazienza eroica di fronte alle malattie e la sua visione mistica delle tre lance.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
LA BEATA MARGHERITA DI SAVOIA,
DELL'ORDINE DI SAN DOMENICO
Giovinezza ed educazione principesca
Proveniente dalla casa di Savoia, Margherita manifesta fin dall'infanzia una pietà e una modestia eccezionali, sotto l'influenza spirituale di san Vincenzo Ferrer.
La beata Margherita proven La bienheureuse Marguerite Principessa di casa Savoia divenuta religiosa domenicana. iva dalla famiglia reale dei duchi di Savoia e fin dall'infanzia diede prova della sua futura santità. La sua educazione fu degna di una persona del suo rango, ed ella vi rispose mirabilmente con virtù che superavano di gran lunga la sua età. In effetti, dell'infanzia aveva solo la piccolezza, l'innocenza e la grazia; la sua obbedienza, la sua modestia e il suo raccoglimento rapivano tutti coloro che le si avvicinavano, e aveva tanto onore e pudore che sembrava più un angelo che una fanciulla soggetta alle passioni della nostra natura corrotta. Fin da allora ebbe la fortuna di ascoltare i sermoni di san Vincenzo Ferre r e godette persino t saint Vincent Ferrier Predicatore domenicano che fu la guida spirituale di Margherita. alvolta della sua conversazione, nella quale gustò così bene le cose celesti che non poteva guardare quelle di quaggiù se non con estremo disprezzo e avversione. La morte di suo padre fu per lei un colpo terribile, ma lo accolse con una pazienza e una rassegnazione ammirevoli alla volontà di Dio. Trovò un altro padre nella persona di Luigi, suo zio, che era un principe virtuoso, magnanimo, attaccato agli interessi di Dio e della Chiesa, e che, non avendo figli, considerò Margherita più come una figlia che come una nipote e pupilla.
Matrimonio e vita di sovrana
Sposa Teodoro, marchese del Monferrato, per ragioni politiche e si distingue per la sua virtù domestica, l'educazione dei figliastri e la sua carità verso i poveri.
Desiderava conservare perpetuamente la sua verginità, sapendo bene che non vi è sposo paragonabile a Gesù Cristo, che è il sovrano Sposo delle vergini; ma fu costretta a sacrificare questo desiderio agli interessi del bene pubblico, e a sposare Teo doro, marchese del Monferrato, Théodore, marquis de Montferrat Sposo di Margherita e marchese di Monferrato. per placare una guerra crudele e spesso reiterata tra questo marchese e i principi del Piemonte. In questo matrimonio, adempì perfettamente a tutti i doveri di una cristiana verso Dio e i suoi ministri, di una moglie verso il marito, di una madre di famiglia verso i suoi domestici, e di una sovrana verso i suoi sudditi. Era estremamente esatta nel mantenere e nel far mantenere i comandamenti di Dio e della Chiesa, assidua nell'orazione e rigorosa nell'osservanza dell'astinenza e dei digiuni. Si accostava spesso ai sacramenti, e tutte le sue delizie erano di stare ai piedi degli altari, di ascoltare il sermone e di assistere a tutte le cerimonie religiose che si svolgevano in città. Il suo rispetto e la sua sottomissione per il marchese, suo sposo, non potevano essere più grandi; aveva un solo spirito e una sola volontà con lui, lo amava teneramente, e questo amore non serviva che a coinvolgerlo dolcemente nelle pratiche della più solida pietà. Non aveva meno cura e affetto per i figli del primo letto, che se fossero stati i suoi propri; si considerava come subentrata al posto di Giovanna di Bar, la loro madre, al fine di educarli nel timore di Dio e di ispirare loro i sentimenti che devono avere i principi cristiani, e non cessava mai di distoglierli dal male, di spingerli al bene e di dare loro tutte le istruzioni necessarie per vivere secondo le massime del Vangelo. La sua casa era regolata come un monastero. Non vi tollerava il giuramento, la bestemmia, la dissolutezza né il vizio dell'incontinenza; e, quando si accorgeva che un domestico era incline a questi disordini, lo cacciava immediatamente, per paura che la sua compagnia e il suo esempio divenissero contagiosi. Vi faceva recitare la preghiera e aveva cura che ciascuno frequentasse le chiese e adempisse al proprio dovere di cristiano nelle principali solennità dell'anno. Infine, poiché Dio non le diede figli, prese i poveri come suoi figli. Si faceva fare un fedele rapporto di tutti coloro che erano nel bisogno, e non mancava di provvedervi subito con l'estensione e l'industria della sua misericordia. Quante vedove ha preservato dalla miseria estrema con le sue carità e la sua protezione! Quante fanciulle ha impedito di prostituire il loro pudore, procurando loro, con le sue elemosine, un legittimo matrimonio! Quanti orfani ha mantenuto finché non fossero in grado di guadagnarsi da vivere! Quanti anziani ha assistito fino alla morte, affinché non soccombessero sotto le miserie della loro età! Infine, quante assemblee di carità ha fatto tenere per unire molte persone e le più grandi dame del suo Stato in questo pio dovere dell'assistenza ai miserabili!
Appello alla vita penitente
Dopo aver ascoltato nuovamente san Vincenzo Ferreri a Genova, adotta una vita di mortificazione segreta sotto i suoi abiti di corte.
Non si può lodare abbastanza la sua moderazione, quando il marchese, suo marito, essendo stato nominato governatore della città e dell Gênes Luogo di morte e di sepoltura del santo. a repubblica di Genova, ella fu obbligata a farvi un ingresso solenne con una pompa e una magnificenza davvero regali. Tutto l'apparato di questa grande festa non aveva nulla di paragonabile all'umiltà e alla modestia che apparivano sul suo volto, e sembrava che Dio non avesse permesso che le venisse tributato un così grande onore, se non affinché ella avesse il merito di disprezzarne lo sfarzo e di essere umile in mezzo allo splendore e alla gloria. Ma la divina Provvidenza la fece ancora andare a Genova per un altro disegno; fu per ascoltare una seconda volta san Vincenzo Ferreri, che vi giunse per animare i popoli e chiedere istantemente a Dio la cessazione dello scisma che affliggeva allora tutta la Chiesa.
Ella assistette tra il popolo a tutte le preghiere e a tutte le processioni che egli fece compiere, e fu talmente toccata dai suoi sermoni e dalle sue esortazioni infuocate, principalmente su queste parole di san Paolo ai Romani: «Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio», che, come se non avesse fatto nulla fino ad allora, prese la risoluzione di iniziare una vita penitente e umiliata, e di morire interamente al mondo e a tutte le sue delicatezze. In effetti, si rivestì di un cilicio sotto i suoi abiti d'oro e di seta, si dedicò con un nuovo fervore al digiuno, all'astinenza e alle altre mortificazioni del corpo, che accompagnava con lacrime, singhiozzi e sospiri, e la grazia operò nella sua anima una così grande morte riguardo a tutto ciò che è caduco e perituro, che il suo rango di principessa e di sovrana essendole in disgusto, ella non desiderava che di essere ridotta alla condizione dei poveri, o di essere rinchiusa nell'oscurità di un chiostro, per conversare ivi sola a solo con il suo Maestro celeste che possedeva tutti i suoi affetti.
Vedovanza e reggenza dello Stato
Alla morte del marito, assicura la reggenza del marchesato con saggezza e giustizia prima di rimettere il potere al figliastro.
Poco tempo dopo, la divina Provvidenza, che voleva compiere in lei i santi desideri che le ispirava, permise che il marchese, suo marito, morisse in un'età ancora robusta e nel punto più alto della sua gloria. Ella risentì nell'anima tutta la durezza di questa perdita, che era tanto più grande in quanto, nei quindici anni in cui avevano vissuto insieme, non avevano mai avuto un momento di disaccordo. Ma la sopportò con una forza ammirevole e senza mai dare alcun segno d'impazienza. Poiché si era sposata solo contro le sue inclinazioni, non appena si vide sciolta da questo legame, fece voto di continenza e di rimanere sempre vedova, e allo stesso tempo si applicò seriamente a tutti i doveri che l'apostolo san Paolo esige dalle donne che vogliono rimanere in questo stato, vale a dire governare bene le loro famiglie, allevare i figli nel timore di Dio, sperare unicamente in Lui, essere assidue nella meditazione e nella preghiera, vivere senza rimprovero e dedicarsi a ogni sorta di buone opere, soprattutto all'ospitalità e alla misericordia.
Il suo palazzo era come un santuario, dove il vizio e il disordine non osavano apparire. Avendo inizialmente la reggenza dello Stato, finché il figliastro non fosse in età di governarlo, compose il suo consiglio solo con i più saggi e virtuosi anziani del marchesato. Si prese una cura particolare nel far fiorire ovunque la pace, la giustizia e la religione. Fece riparare le chiese, ornare gli altari, aumentare e moltiplicare gli ospedali e i luoghi di carità, e accrescere il servizio divino. Lavorò con un coraggio superiore al suo sesso alla polizia delle città, al sollievo del popolo, alla sicurezza del commercio e al consolidamento della tranquillità pubblica. Non si poteva aggiungere nulla alla sua applicazione per educare bene il marchese, suo figliastro, e farne un grande principe, al fine di rimettergli al più presto la conduzione degli affari nelle mani. Non solo gli diede un governatore e dei precettori di una prudenza e di una probità singolari, che, con l'esercizio delle lettere e delle armi, gli facevano praticare la pietà; ma lo fece assistere a tutti i consigli, per formarvi il suo giudizio sulle sagge deliberazioni dei suoi consiglieri, e si prese la pena lei stessa di istruirlo di tutti i suoi doveri e di formarlo secondo le sante massime del Vangelo. Dio era tutto il suo sostegno, e non riponeva la sua fiducia né nel suo credito, né nelle sue ricchezze, né nelle sue grandi alleanze, né nella forza d'animo che aveva ricevuto dal cielo; ma solo nella protezione di quel sovrano Signore che chiama se stesso il Padre degli orfani e il Giudice che sostiene la causa delle vedove. Perciò, ricorreva continuamente a Lui con la preghiera e, oltre alla messa e alle altre devozioni pubbliche, stava ogni giorno due ore in orazione nel suo oratorio, spesso bagnata di lacrime nella considerazione dei dolori del suo Salvatore crocifisso.
La sua vita, ben lungi dall'essere soggetta a qualche rimprovero, era un modello di tutte le virtù. Nulla era più casto dei suoi sguardi, più dolce e più prudente delle sue parole, più moderato dei suoi pasti e più regolato di tutta la sua condotta. Sapeva ciò che dice l'Apostolo, che una vedova che vive tra le delizie è già morta; perciò si serviva, per l'amore del suo Dio, dei piaceri più innocenti che la sua condizione le presentava, e si affliggeva già con penitenze molto dure, di cui una principessa, educata delicatamente come lei, non sembrava affatto capace. Si insanguinava con le discipline, osservava digiuni molto rigorosi e, sebbene avesse passato la giornata a sbrigare affari molto spinosi, non prendeva la notte che pochissimo riposo. Una delle sue principali cure era soccorrere i poveri e provvedere ai bisogni dei malati. Non mantenne quasi alcuna misura in questo, e la sua carità cresceva tanto più quanto le sue elemosine sembravano esaurirla. Anche i monasteri avevano molta parte nella sua misericordia, e non lasciava che mancassero di nulla, al fine di partecipare maggiormente alle loro lacrime, alle loro preghiere e alle loro penitenze.
Ritiro religioso ad Alba
Rifiuta di sposare il duca di Milano nonostante una dispensa papale e fonda una comunità del Terz'Ordine domenicano ad Alba.
Era auspicabile che una così santa reggente mantenesse a lungo il governo; ma il suo cuore, sospirando incessantemente verso il distacco dagli affari del mondo e la tranquillità di una vita solitaria, non appena vide il marchese in grado di assumersi egli stesso il peso del governo, cosa che ella aveva grandemente favorito con la sua assiduità nell'istruirlo bene, se ne spogliò sulle sue spalle e, senza prestare attenzione alle sue istanze né a quelle dei grandi dello Stato, che volevano che ella rimanesse sempre accanto a lui per aiutarlo con i suoi consigli, lasciò la corte, calpestò le sue corone, rinunciò a tutte le grandezze della terra e si ritirò nella città di Alba, per vivervi nel silenzio e nel solo esercizio delle opere di pietà. Fu allora che il principe Filippo Maria, duca di Milano, che fu informato, così come tutta l'Italia, delle qualità incomparabili di questa illustre marchesa, la ricercò insistentemente in matrimonio e le fece fare la proposta dai suoi ambasciatori. Poiché ella rispondeva che, avendo fatto voto di castità, non era più in grado di essere sposata, egli scrisse a Roma e ottenne dal papa Eugenio IV la dispensa dal suo voto, affinché nulla le impedisse di acconsentire alla sua alleanza; ma questa generosa vedova la rifiutò con una costanza invincibile, dicendo che non aveva fatto quel voto per precipitazione e per leggerezza, ma con una volontà interamente determinata di non avere più commercio con la carne e con il mondo. Si scusò dunque presso Sua Santità di non servirsi del suo breve, e il Papa, che lo aveva concesso solo per condiscendenza alle preghiere del duca di Milano, trovò la sua resistenza e la sua fermezza molto gradite, e le scrisse persino per testimoniarle la sua soddisfazione.
Tuttavia, questa risoluzione le attirò molte calunnie da parte di coloro che prendevano le parti del duca, e fecero tutto il possibile con le loro lingue maldicenti per infangare la sua reputazione e farla passare per un'ostinata, o per una devota senza spirito, o per una donna che amava la sua libertà e che aveva peraltro impegni criminali. Margherita sopportò generosamente questa persecuzione, senza difendersi, né permettere che la si difendesse; poi, non volendo altra giustificazione che le sue buone opere, abbracciò, pe r ordine di san Vince saint Vincent Ferrier Predicatore domenicano che fu la guida spirituale di Margherita. nzo Ferrer, che le app arve, il Terz'Ordine di San Do Tiers Ordre de Saint-Dominique Ordine religioso a cui appartiene la santa. menico. Vi attirò allo stesso tempo un gran numero di dame delle più nobili famiglie d'Italia, e le accolse nel suo palazzo per vivervi in comunità con lei. Questo palazzo, rivelandosi presto troppo piccolo per tutte le persone pie che desideravano entrarvi, ottenne dal papa Eugenio IV l'unione della prevostura degli Umiliati, chiamata Santa Maria Maddalena del Sainte-Madeleine du Bourget Antica prepositura degli Umiliati unita alla comunità di Margherita. Bourget, per praticarvi gli stessi esercizi. La chiesa di questa prevostura fu la sua chiesa, e gli edifici servirono ad alloggiare queste sante terziarie, che volevano camminare sulle orme della grande santa Caterina da Siena.
La sua carità la portò in seguito a chiedere anche per lei e per le sue sorelle l'ospedale di Santa Maria degli Angeli, e non si possono rappresentare abbastanza degnamente gli atti di umiltà, di pazienza e di mortificazione che vi fece apparire nell'assistenza ai malati. Gli impieghi più umili erano quelli che le aggradavano maggiormente. Curava sempre le piaghe più ripugnanti e le ulcere più corrotte.
Visioni e prove mistiche
Attraversa crisi spirituali e riceve visioni di Cristo che le presenta le tre lance della sofferenza: calunnia, infermità e persecuzione.
In quel tempo, la nostra Beata ebbe un'estrema afflizione per l'apparizione di una sorella della sua congregazione; questa infelice le dichiarò di essere dannata per aver compiuto tutte le sue azioni in uno spirito di vanità e per pura ipocrisia; poi, prendendo della polvere, la disperse nell'aria, per mostrare che la vita delle anime vane e orgogliose non è che un po' di polvere che un vento porta via e riduce al nulla. La Santa fu talmente spaventata da questa visione che, temendo ella stessa di essere nel numero dei reprobi, passò diversi giorni in digiuni, mortificazioni e lacrime continue per attirarsi la misericordia di Dio e fermare il braccio della sua ira, che credeva pronto ad abbattersi su di lei.
Allora Nostro Signore la visitò, accompagnato da un gran numero di spiriti beati, e le presentò tre lance, di cui una si chiamava Calunnia, l'altra Infermità e la terza Persecuzione, come vie sicure della salvezza. Le permise di scegliere quella che le conveniva di più. Gli angeli l'avvertirono di non scegliere nulla, ma di abbandonarsi alla provvidenza del suo divino Maestro, che sapeva ben meglio di lei ciò che le era utile. Ella vi si abbandonò interamente, e si offrì persino di essere trafitta da queste tre lance, per quanto pungenti e dolorose fossero, se quello era il suo beneplacito. Una rassegnazione così eroica ebbe incontanente il suo effetto: Margherita fu esposta alle maldicenze e alle calunnie dei libertini, i quali, non potendo soffrire lo splendore incomparabile delle sue virtù, cercarono di oscurarle con accuse ingiuste e imposture piene di malizia.
Margherita fu tormentata fino alla morte dai dolori della gotta e da diverse altre malattie, che furono così brucianti che ebbe bisogno di un coraggio sovrumano per sopportarle con pazienza. Inoltre, poiché aumentavano di giorno in giorno e mettevano la natura quasi allo stremo, la santa Vergine le apparve e le ispirò una forza e un vigore del tutto celesti. Infine, Margherita fu perseguitata nella sua persona da vari insulti che le furono fatti, e lo fu principalmente in quella del suo direttore, religioso dell'Ordine di San Domenico, che fu messo due volte in prigione su false accuse, per aver sostenuto l'interesse della religione e della giustizia contro le imprese di una politica mondana. Gesù Cristo, suo caro Maestro, prendeva un singolare piacere nel vederla soffrire a causa della rassegnazione e della gioia che mostrava in mezzo alle sue croci, e la consolava nondimeno nei momenti in cui era più oppressa, per farle sentire che non l'abbandonava e che era sempre con lei. Fu allora che, alla sua sola parola, un moggio di vino particolare, che le era stato fatto venire per alleviarla nella violenza della sua gotta, essendo stato distribuito ad altri malati, secondo le inclinazioni della sua carità, si ritrovò tutto pieno, come se non ne fosse mai stato tratto nulla.
Impegno monastico totale
Trasforma la sua comunità in un monastero regolare secondo la regola di sant'Agostino e le costituzioni domenicane, vivendo in estrema povertà.
Ciò che vi era di più ammirevole in Margherita, è che credeva sempre di non aver ancora fatto nulla per il servizio di Dio, e che viveva in continui timori e apprensioni. Questa disposizione fece sì che, non accontentandosi delle pratiche di penitenza e di devozione del Terz'Ordine di San Domenico, che aveva abbracciato da più di trent'anni, persuase le sue compagne a farsi religiose dello stesso istituto, prendendo il velo e trasformando la loro casa in un monastero. Ottenne per questo l'approvazione del Papa e tutti i permessi necessari dal generale dell'Ordine. Fece costruire un convento regolare che dotò di ciò che le sue grandi elemosine e le sue profusioni verso i poveri le avevano lasciato di beni, e al quale fece unire, con bolla di Sua Santità, l'abbazia di Nostra Signora delle Grazie, fondata nel 1406 da Aliprando, duca di Milano. Vi entrò con tutte le sorelle della sua congregazione, e avendovi ricevuto l'abito religioso, vi fece professione, impegnandosi con un voto solenne alla Regola di Sant'Agostino e alle costituzioni di san Domenico.
In questo nuovo stato, rinnovò per così dire tutte le sue virtù. Aveva rinunciato a quattro o cinque corone, vale a dire: a quelle di Acaia, di Morea e di Piemonte, che erano l'eredità di suo padre; a quella di Ginevra, che poteva pretendere da parte di sua madre, e a quella di Monferrato, che portava come vedova del marchese Teodoro, suo marito. Si era anche spogliata di tutti i suoi redditi in favore dell'istituzione del suo monastero; ma, ciò che è più sorprendente, è che, per quanto grande principessa fosse, si fece la più povera della sua casa. Gli abiti più logori, le vivande più grossolane e i mobili di camera meno comodi erano sempre quelli che le aggradavano di più. Aveva una così grande cura della purezza del suo corpo e della sua anima, che faceva cose del tutto straordinarie per conservarla. Le sue malattie acute e quasi insopportabili non le impedivano di tormentare se stessa con supplizi volontari. Il cilicio era la sua camicia, il digiuno il suo miglior pasto, e l'orazione quasi tutto il riposo che prendeva dopo le sue più grandi fatiche. Non soffriva sulla sua coscienza la minima imperfezione, senza andare incontinente a deporla ai piedi del suo confessore. Per quanto perfetta fosse, non si mancò di provarla come una novizia con comandi molto difficili. La si obbligò a rinunciare a soddisfazioni innocenti che servivano a ricrearla un po' nelle grandi sofferenze di cui era oppressa; le si tolse ciò che aveva di più caro al mondo e che sembrava attaccare il suo cuore con un filo alla creatura; ma mai si trovò in lei un momento di resistenza. La volontà dei suoi direttori era la sua, e la sua obbedienza era così intera, che non credeva nemmeno che le fosse permesso di ragionare su ciò che le veniva comandato.
La si fece spesso priora del suo convento, e, per quanto lontananza avesse da questo onore, non leggiamo tuttavia che abbia mai resistito alla sua elezione, perché era talmente morta al proprio giudizio, che si lasciava condurre ciecamente ovunque la divina Provvidenza e le sue superiori la volevano condurre. Non abbiamo parole per esprimere né la sua esattezza nell'osservanza di tutte le sue regole, né l'estensione e la profondità della sua umiltà. Nell'ufficio stesso di priora, si faceva la più piccola delle sorelle. Se bisognava spazzare i dormitori, lavare le stoviglie, pulire i luoghi più sporchi della casa, rendere ai malati i soccorsi più disgustosi, vi metteva la mano per prima e non lo faceva solo per animare la comunità con il suo esempio, ma anche per un umile sentimento della sua bassezza e della sua indegnità. Non aggiungeremo nulla a ciò che abbiamo detto della sua grande pazienza; poiché la gotta la tormentò crudelmente fino alla morte, fece fino a quel momento un'infinità di atti eroici di questa virtù; e dopo l'apparizione della santa Vergine, portava quel male con tanta gioia, che non ne lasciava indovinare la violenza.
Miracoli e fine vita
Dotata di doni di profezia e di guarigione, morì nel 1464 circondata da segni celesti. Il suo corpo fu ritrovato incorrotto poco dopo.
Nostro Signore, in ricompensa di tante virtù, le conferì il dono della profezia e la grazia dei miracoli e delle guarigioni soprannaturali. Placò con le sue preghiere un'orribile tempesta di vento, pioggia, fuochi, lampi e tuoni, che aveva iniziato a sradicare alberi e a rovesciare case, minacciando la città di Alba di una rovina generale, e si udirono allora, in mezzo all'aria, i demoni gridare: «Maledetta Margherita, che ci hai impedito di finire ciò che avevamo iniziato!». Risollevò i grani, che una grandine furiosa aveva abbattuto e triturato, e fece nascere nel campo stesso che era stato così maltrattato, un raccolto una volta più abbondante di quello che si sperava. Richiamò alla salute, con le sue preghiere, sua nipote Amedea di Savoia, che, essendo caduta malata nel suo monastero, era stata abbandonata dai medici.
Infine, piacque a Dio di coronare le sue fatiche con una santa morte, che la mise nel godimento dei beni eterni. Nove segni diversi mostrarono la grandezza del suo merito e l'eminenza della gloria che stava per possedere in cielo: apparve una cometa sopra la sua stanza molte notti prima che morisse; la vigilia, Nostro Signore la onorò della sua visita, ed ella fece grandi sforzi sul suo letto per andare a mettersi tra le sue braccia; verso lo stesso tempo, una grande luce riempì tutto il luogo dove si trovava, come per mostrare che era sempre stata una figlia della luce; le religiose udivano nello stesso luogo come delle schiere di passanti, che erano senza dubbio spiriti beati che venivano a invitarla alle nozze dell'Agnello; il giorno di Santa Cecilia, tutta la sua stanza risuonò di una musica ammirevole, che non era composta che da voci celesti; quando le fu data l'Estrema Unzione, il confessore, il medico e tutta la compagnia videro accanto a loro una religiosa sconosciuta di una grazia e di una maestà straordinarie, rivestita dell'abito di San Domenico, che assistette a tutta la cerimonia, e che scomparve poi, senza che nessuno osasse chiederle chi fosse; all'ora del suo decesso, le suore che erano presenti udirono attorno al suo letto due cori di vergini che cantavano con una dolcezza meravigliosa le lodi dell'Onnipotente; alla stessa ora, che era mezzanotte, tutte le strade di Alba furono riempite di questa melodia che veniva da una processione di figlie del cielo che camminavano con ceri in mano verso il monastero di questa Beata. Molti borghesi ne furono testimoni di vista e di udito, e la seguirono persino fino alla porta del suo monastero dove scomparve.
Morì il 23 novembre 1464, all'età di oltre ottant'anni, di cui aveva passato la quarta parte in Savoia, presso i principi suoi parenti, quindici con il marchese di Monferrato, suo marito, trentuno nella professione del Terz'Ordine di San Domenico, e il resto nella clausura religiosa. Il suo corpo fu sepolto nella cripta comune, ai piedi delle altre suore, come aveva chiesto per umiltà; ma non essendo stata chiusa la tomba, perché vi si voleva mettere una pietra, la si trovò diciotto giorni dopo senza alcuna corruzione, flessibile come se fosse stata ancora in vita ed esalante un odore molto gradevole. Da allora, se ne sono fatte diverse traslazioni, nelle quali si sono compiuti grandissimi miracoli, per rendere testimonianza della sua gloria. Il Papa Clemente X la mise nel numero dei Beati.
È stata rappresentata: 1° mentre riceve da Gesù Cristo tre lan pape Clément X Papa che estese il culto di san Gonsalvo a tutto l'ordine domenicano. ce recanti ciascuna una scritta, ovvero: una Calunnia, l'altra Infermità, la terza Persecuzione; 2° mentre cammina con l'aiuto di un bastone, data l'infermità di cui era afflitta, e che la santa Vergine la esortava a sopportare pazientemente, cosa alla quale si rassegnò. La santa Vergine sembra mostrare alla Santa il posto che deve occupare in cielo.
Questo racconto è del Padre Giry. — Cfr. Année dominicaine, t. 1; e Vie de la bienheureuse Marguerite de Savoie, del R. P. Regnault.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Matrimonio con Teodoro, marchese del Monferrato
- Reggenza del marchesato del Monferrato
- Rifiuto del matrimonio con il duca di Milano nonostante una dispensa papale
- Ingresso nel Terz'Ordine di San Domenico
- Fondazione di un monastero ad Alba
- Visione delle tre lance (Calunnia, Infermità, Persecuzione)
Miracoli
- Moltiplicazione di una botte di vino
- Placamento di una tempesta ad Alba
- Restaurazione del grano distrutto dalla grandine
- Guarigione della nipote Amedea
- Incorruttibilità del corpo constatata diciotto giorni dopo la sua morte
Citazioni
-
Vi esorto, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio
San Paolo (citato da San Vincenzo Ferrer)