San Pietro Crisologo
ARCIVESCOVO DI RAVENNA E DOTTORE DELLA CHIESA.
Arcivescovo di Ravenna e Dottore della Chiesa
Arcivescovo di Ravenna nel V secolo, Pietro Crisologo fu celebre per la sua eloquenza che gli valse il suo soprannome. Grande difensore dell'ortodossia contro l'eresia di Eutiche, lavorò all'estinzione dei resti del paganesimo nella sua diocesi. Morì a Imola verso il 450 dopo aver governato la sua chiesa per diciannove anni.
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SAN PIETRO CRISOLOGO,
ARCIVESCOVO DI RAVENNA E DOTTORE DELLA CHIESA.
Ordinazione ed eloquenza
Pietro Crisologo accetta la sua ordinazione come un atto di salvezza per il suo popolo, presentandosi come una guida spirituale la cui eloquenza gli vale il suo soprannome.
diocesani che, poiché aveva finalmente acconsentito alla sua ordinazione per la salvezza delle loro anime, essi dovevano anche, da parte loro, sforzarsi di trarre profitto dalle buone istruzioni che non avrebbe mancato di dare loro; che era venuto verso di loro come medico per guarirli, come pastore per condurli, come madre per nutrirli e come padre per difenderli e procurare loro la salvezza eterna; e che era necessario, di conseguenza, che avessero nei suoi confronti la docilità e la sottomissione necessarie per rendere tutte le sue funzioni proficue. Se ne acquitò così degnamente che, per i discorsi forti e toccanti che fece al suo popolo, e che erano come un fiume d'oro che scorreva dalla sua bocca, meritò il glorioso soprannome di Crisologo.
Opere e incontri agiografici
L'arcivescovo fa costruire chiese, in particolare in onore di sant'Andrea, e assiste agli ultimi momenti di santi contemporanei come Barbaziano e Germano d'Auxerre.
Mentre il nostro Santo lavorava per formare templi spirituali a Gesù Cristo, dedicava le sue cure anche a edificarne di materiali o a riparare quelli caduti in rovina. Soprattutto fece costruire una celebre chiesa in onore di sant'Andrea apostolo e alcuni edifici pubblici per la comodità della città. Assistette alla morte di san Barbaziano, sacerdote, che con i suoi miracoli stupiva tutta la sua diocesi; ne lavò il corpo, lo imbalsamò e lo seppellì vicino all'altare maggiore di san Giovanni Battista, che egli stesso aveva dedicato. Si prese anche cura di seppellire il corpo di san Germano d'Auxerre, che morì ai suoi tempi a Ravenna e che fu in segu Ravenne Città natale del santo e luogo della sua ultima missione. ito riportato nella sua città episcopale. Ereditò i suoi poveri averi e il suo cilicio, e si ritenne più felice di una così ricca successione che se avesse acquisito tutti i tesori della terra.
Lotta contro l'eresia di Eutiche
Pietro si oppone fermamente all'eresia di Eutiche sulla natura di Cristo, rinviando quest'ultimo all'autorità dottrinale della Santa Sede.
In quel tempo l'empio E utiche c Eutychès Eresiarca i cui errori furono condannati dai concili. ominciò a far scoppiare la sua perniciosa eresia, con la quale confondeva le nature in Gesù Cristo, e di due ne faceva una sola, sia per la mescolanza dell'una con l'altra, sia per la perdita dell'una nell'altra. Per avere dei sostenitori dei suoi errori, scrisse ai principali vescovi d'Occidente che voleva coinvolgere nel suo partito, e, poiché il nostro Santo brillava tra gli altri, tanto per la dignità della sua sede quanto per la sua dottrina e la sua pietà, fu uno di coloro a cui indirizzò le sue lettere; ma Pietro gli diede la risposta che meritava la sua malizia. Lo riprese per la sua ostinazione, gli mostrò il suo accecamento e, dopo questo giusto rimprovero, lo esortò a sottoscrivere la dottrina della Santa Sede. Questa risposta si trova all'inizio degli Atti del concilio di C concile de Chalcédoine Concilio ecumenico confermato da Ilario. alcedonia, dove è stata inserita come un documento eccellente e una potente prova che sono san Pietro e in seguito Gesù Cristo a parlare per bocca del sovrano Pontefice.
Estirpazione del paganesimo e morte
Combatte i resti delle superstizioni pagane a Ravenna prima di morire a Imola verso il 450, dopo aver avuto la rivelazione della sua prossima fine.
Lo zelo di questo beato arcivescovo apparve anche nella cura che pose nell'estirpare dalla sua diocesi diverse superstizioni pagane che vi si praticavano ancora ai suoi tempi. Declamò in particolare nelle sue omelie contro l'uso di quelle maschere abominevoli che rappresentavano le false divinità, e contro l'usanza di celebrare in onore di Gesù Cristo, quando giungeva qualche buona fortuna, i giochi circensi che erano residui del paganesimo. Le sue rimostranze in merito furono così efficaci che sterminò interamente questi divertimenti empi e sacrileghi. Infine, dopo aver governato santamente la chiesa di Ravenna per diciannove anni, ebbe la rivelazione che il tempo della sua morte era vicino; e, poiché nutriva una devozione singolare per san Cassiano, martire, fece un viaggio a Imola, dove c'era una chiesa dedic Imola Luogo di morte e di sepoltura di Pietro Crisologo. ata in suo onore, per pregarlo di ottenergli la grazia di finire felicemente i suoi giorni. Mentre si trovava lì, si ammalò e, dopo aver esortato quelli della sua diocesi a eleggere un buon vescovo al suo posto e a non allontanarsi mai dalla via dei comandamenti di Dio, rese tranquillamente l'anima nelle mani di Gesù Cristo: ciò che accadde il 2 dicembre verso l'anno 450.
Culto e reliquie
Sepolto a Imola, una parte delle sue reliquie viene trasferita a Ravenna mentre la devozione popolare ne conferma la santità.
Il suo corpo, secondo il suo desiderio, fu sepolto nella stessa chiesa di San Cassiano; ma uno dei suoi bracci fu portato a Ravenna, dove si conserva in un reliquiario d'oro arricchito di pietre preziose. La voce del popolo, che aveva sempre ammirato la santità della sua vita, lo canonizzò e la Chiesa lo ha inserito nei suoi Martirologi.
Si può rappresentare san Pietro Crisologo mentre predica ai suoi fedeli contro gli scandali del carnevale, o mentre riceve gli ultimi respiri di san Germano d'Auxerre, giunto a Ravenna per qualche affare particolare della sua Chiesa.
Analisi degli scritti
Studio critico dei suoi numerosi sermoni, caratterizzati da uno stile serrato, interpretazioni allegoriche e una grande umiltà.
Possediamo di lui un certo numero di sermoni. La maggior parte riguarda la Scrittura, di cui spiega il testo con altrettanta piacevolezza quanto chiarezza. Ne fornisce solitamente il senso letterale, poi quello allegorico, al quale aggiunge alcune riflessioni morali. Spiega la Scrittura non di seguito, ma basandosi su ciò che era stato letto nella Chiesa il giorno in cui predicava. Vi sono anche discorsi in cui tratta espressamente del digiuno, dell'elemosina, della preghiera, dell'Orazione domenicale, del Simbolo; altri in cui declama contro l'ipocrisia, l'invidia, l'avarizia. Ve ne sono pochi di dogmatici; è solo di sfuggita che si spiega su alcuni dei nostri misteri. Ha composto tuttavia delle omelie per i giorni di Natale, dell'Epifania e di Pasqua. Ne abbiamo anche di sue sulle feste degli Innocenti, di san Andrea, di san Tommaso, di san Giovanni Battista, di san Matteo, di santo Stefano, di san Lorenzo, di san Cipriano, di sant'Apollinare e di alcuni altri. Tutti questi discorsi appaiono lavorati, i termini sono scelti, ma spesso poco usati, i paragoni giusti, le descrizioni coerenti, il che presuppone studio e riflessione. Ne è occorsa anche per una quantità di giochi di parole, che sembrano essere stati di gusto di san Crisologo. La maggior parte dei suoi pensieri sono belli; ma ve ne sono alcuni che cessano di piacere quando li si approfondisce; altri che sono tirati per i capelli e che si adattano meno bene al soggetto. Il suo stile è estremamente serrato e spezzato, il che lo rende oscuro e impacciato. Vi sono troppi giri di parole e troppa poca naturalezza. Predicò il centotrentottesimo discorso in una diocesi straniera, su richiesta di un vescovo che egli chiama padre e maestro comune. Egli testimonia in questo discorso un grande fondo di umiltà e di modestia; ne fa mostra in tutti gli altri, trattando i suoi uditori con altrettanta delicatezza quanto carità.
Vi sono manoscritti che attribuiscono a san Crisologo un sermone sulla Nascita di Gesù Cristo, che è il centoventiquattresimo nell'appendice di quelli di sant'Agostino; ma lo stile è gonfio e non è affatto spezzato come quello di questo Padre. Si trova al contrario il suo genio e il suo stile nei sermoni settantatreesimo e novantasettesimo della stessa appendice. L'uno è sul Digiuno e la Preghiera, l'altro sulla Pace. Non appaiono compiuti né l'uno né l'altro. Il sessantunesimo di quest'appendice è il cinquantatreesimo nelle edizioni di san Crisologo, ma molto più lungo e con diverse varianti. È ancora sulla Pace. Il Padre Labbe ne cita uno sulla Natività della Vergine. Non lo abbiamo; e vi sarebbe motivo di credere che non sia di san Crisologo, poiché non si celebrava affatto questa festa ai suoi tempi; se non si sapesse che sono state corrotte le iscrizioni dei suoi discorsi e che, nei manoscritti, non ve n'è alcuno che sia intitolato a qualche festa della santa Vergine. Anche Domenico Mita, che, nella sua edizione, ha seguito esattamente i manoscritti, non dà al sermone centoquarantaduesimo l'intitolazione di discorso sull'Annunciazione della Vergine che porta nelle edizioni ordinarie. Tritemio attribuisce diverse lettere a san Crisologo. Non abbiamo che quella che questo Padre scrisse a Eutiche. Si vede, dalla centododicesima di Teodoreto, che gli Orientali scrissero a questo Padre, nell'anno 431; ma non si legge da nessuna parte che egli abbia risposto loro.
La lettera a Eutiche è stata stampata con gli Atti del concilio di Calcedonia nelle raccolte dei concili. Per quanto riguarda i suoi sermoni, sono stati pubblicati, innanzitutto a Colonia, nel 1541, poi nel 1607, nel 1678; a Parigi, nel 1585; ad Anversa, nel 1618; a Lione, nel 1636; a Rouen, nel 1640; a Boulogne, nel 1643; a Tolosa, nel 1670; a Parigi, nel 1614 e 1670, con le opere di san Leone, e nelle Biblioteche dei Padri. La migliore edizione dei sermoni di san Crisologo è quella che fornisce, nel 1750, a Venezia, in un vol. in-fol., Sebastiano Paolo; è stata ristampata ad Augusta, nel 1758, in-fol., e, da ultimo, nella Patrologia latina, tomo 211. Si trova qui: 1° una prefazione di Paulus; 2° una vita di san Pietro, secondo il Pontificale di Agnelli, edito da Bacchinius, con osservazioni su questa vita da parte di quest'ultimo; 3° la sua Vita di Châtillon (Castillus); 4° un'altra Vita di Domenico Mita; 5° testimonianze in favore di san Pietro; 6° nota letteraria di Schmuemann; 7° dissertazione sulla metropoli ecclesiastica di Ravenna, di J.-A. Amadésius; 2° osservazioni critiche sull'autenticità di alcuni dei discorsi. Seguono poi: 1° i discorsi in numero di centosettantasei, con note; 2° un'appendice che contiene i sermoni che erano stati attribuiti a questo Padre, in numero di sette. La lettera a Eutiche si trova in questo volume, alla col. 71 e segg. La si legge anche tra le testimonianze e nelle lettere di san Leone Magno, edizione di Ballerini, dove è la venticinquesima.
Martirio di santa Bibiana
Resoconto del martirio di Bibiana e della sua famiglia sotto Giuliano l'Apostata, che si conclude con la sua morte sotto i colpi di flagelli piombati.
## SANTA BIBIANA O VIVIANA STE BIBIANE OU VIVIENNE Vergine e martire romana del IV secolo. , VERGINE E MARTIRE A ROMA (363).
Oltre alla gloria della verginità e del martirio, questa illustre romana ha il privilegio di essere figlia e sorella di martiri. Suo padre, Flaviano, che era stato prefetto di Roma, fu messo in prigione per la fede sotto il regno di Giuliano l'Apostata; ma, avendo rifiutato con eroica costanza di adorare gli idoli, di cui questo detestabile imperatore cercava di resuscitare il culto, fu marchiato sulla fronte come uno schiavo e inviato alle acque taurine, in Toscana, dove, sopraffatto da ogni sorta di miseria, finì gloriosamente la sua vita il 22 dicembre 362. Quanto a Dafrosa, sua madre, fu dapprima rinchiusa nella sua casa con le figlie, affinché vi morissero tutte di fame; ma questo supplizio sembrando troppo lungo al tiranno, le fece tagliare la testa fuori le mura di Roma, il 4 gennaio dell'anno seguente. Bibiana e Demetria, le sue figlie, non furono trattate con minore crudeltà: poiché Aproniano, pretore di Roma, dopo aver confiscato tutti i loro beni, non cessò di perseguitarle. Le fece dapprima rinchiudere in una stretta prigione, con il divieto di dar loro da mangiare, sperando che il rigore della fame le facesse finalmente cambiare idea. In seguito, trovandole più forti e in salute più fiorente che mai, perché Dio le aveva nutrite miracolosamente, ben lungi dall'essere toccato da questo prodigio, le minacciò dei più orribili supplizi e di una morte crudele e vergognosa, se non si fossero arrese alle volontà dell'imperatore; laddove, se gli avessero obbedito, avrebbero recuperato i loro beni e avrebbe fatto trovare loro dei partiti vantaggiosi. Ma le nostre generose vergini erano troppo ben radicate nella fede dall'istruzione e dall'esempio dei loro genitori per lasciarsi scuotere da queste minacce, o incantare dallo splendore di queste promesse; così risposero coraggiosamente ad Aproniano che i beni e i vantaggi di questo mondo non avevano alcun attrattiva per loro, e che avrebbero sopportato piuttosto mille morti che mancare di fedeltà a Gesù Cristo. Demetria, dicendo queste parole con un ardore inconcepibile, cadde morta in presenza di sua sorella e, con questa morte beata, andò a ricevere in cielo la corona del martirio (362), come è segnato nel martirologio romano del 21 giugno.
Quanto a Bibiana, il tiranno la mise nelle mani di una donna malvagia di nome Rufina, affinché cercasse di corromperla. Questa miserabile si servì di tutte le invenzioni immaginabili. Impiegò dapprima le carezze, le lusinghe e i buoni trattamenti; poi passò agli insulti, alle minacce e alle percosse, fino a maltrattarla ogni giorno in modo indegno. Ma, poiché tutti questi mezzi non servirono a nulla e non poterono mai scuotere la costanza della Santa nella risoluzione di rimanere vergine e cristiana, Aproniano, irritato di vedersi sconfitto da una giovane ragazza, la fece spogliare e legare a una colonna, e i carnefici, per suo ordine, la flagellarono con corde piombate, finché non ebbe reso l'anima per la violenza di un così grande tormento (363).
Posterità e arte a Roma
Descrizione della chiesa romana dedicata a Bibiana, restaurata da Urbano VIII e ornata dal Bernini e da Pietro da Cortona.
Il suo santo corpo fu gettato in un luogo pubblico, per essere divorato dai cani; ma la divina Provvidenza lo conservò ed essi non osarono avvicinarsi, cosicché dopo due giorni un santo sacerdote, di nome Giovanni, trovò il modo di portarlo via e di seppellirlo accanto a quello di sua madre e di sua sorella. Una graziosa chiesetta fu eretta nel 363 in suo onore, da una matrona romana di nome Olimpia, sul luogo stesso del palazzo di suo padre. Una magnifica urna di alabastro orientale, posta sotto l'altare, racchiude il corpo di santa Bibiana e anche quelli di sua sorella santa Demetria e di sua madre santa Dafrosa. Le pareti di questa chiesa, re Urbain VIII Papa che ha beatificato Giosafat. staurata sotto Urbano VIII nel 1625, sono coperte di affreschi che riproducono i fatti toccanti che abbiamo appena raccontato; questi affreschi sono di Ciampelli e di Pietro da Cortona. La statua in marmo bianco di sant a Bibi Bernin Scultore della statua di santa Bibiana. ana, graziosa opera del Bernini, è posta sopra l'altare. Si vede ancora in questa chiesa la colonna di rosso antico alla quale era stata legata per essere flagellata. Questa piccola chiesa si trova ora isolata nella campagna. È toccante vedere, il giorno della festa, l'intero capitolo della grande e sontuosa basilica di Santa Maria Maggiore venire processionalmente a questa modesta chiesa e celebrare solenni e pompose cerimonie in onore di queste due vergini e della loro madre.
Si rappresenta santa Bibiana: 1° tenendo in mano un ramo d'albero guarnito di diversi ramoscelli: è apparentemente un'allusione ai piombini (fruste guarnite di palle di piombo) con cui fu colpita; 2° in gruppo, con santa Demetria, sua sorella, san Flaviano, suo padre, e santa Dafrosa, sua madre; 3° legata a una colonna e flagellata; 4° tenendo talvolta un pugnale in mano: il che farebbe supporre che consumò il suo martirio con la spada, il che non è conforme ai suoi atti.
Santa Bibiana è patrona di Siviglia; in Germania, è la patrona dei bevitori; la si invoca particolarmente contro il mal di testa e l'epilessia.
Abbiamo completato il racconto di Padre Giry, con le Caratteristiche dei Santi, di Padre Cahier, e l'opera anonima: *Une Année à Rome* (Parigi, 1866, presso Ambroise Bray).
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ordinazione ad arcivescovo di Ravenna
- Lotta contro l'eresia di Eutiche
- Risposta dottrinale inserita negli Atti del concilio di Calcedonia
- Sradicamento delle superstizioni pagane e dei giochi circensi a Ravenna
- Assistenza agli ultimi momenti di san Barbaziano e san Germano d'Auxerre
- Viaggio a Imola prima della morte
Miracoli
- Rivelazione della sua prossima morte
Citazioni
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Sono san Pietro e poi Gesù Cristo a parlare per bocca del Sommo Pontefice.
Commento alla sua lettera a Eutiche