3 dicembre 16° secolo

San Francesco Saverio

Apostolo delle Indie

Apostolo delle Indie

Nato in Navarra e formatosi a Parigi, Francesco Saverio divenne uno dei primi compagni di Ignazio di Loyola. Inviato come missionario in Oriente, evangelizzò le Indie, le Molucche e il Giappone con zelo infaticabile e numerosi miracoli. Morì nel 1552 sull'isola di Sancian, mentre tentava di entrare in Cina.

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Sezioni di lettura: 9

SAN FRANCESCO SAVERIO, APOSTOLO DELLE INDIE

Vita 01 / 09

Giovinezza e studi a Parigi

Nato in Navarra nel 1506, Francesco Saverio compie brillanti studi di filosofia a Parigi e diviene professore al collegio di Beauvais.

San Francesco Saverio nacque al castello di Xavie château de Xavier Luogo di nascita del santo in Navarra. r, in Navarra, il 7 aprile 1506. Ebbe come padre Dom Jean de Jasso, signore di grande merito che occupava uno dei primi posti nel consiglio di Stato di Giovanni III, e come madre Maria Azpilcueta de Xavier, figlia unica ed erede di Dom Martin Azpilcueta e di Jeanne Xavier, capi di queste due famiglie, che erano le più illustri del regno. Dopo aver terminato gli studi umanistici nel suo paese, venne a Parigi per compie re il Paris Luogo di nascita, di ministero e di morte del santo. suo corso di filosofia, e vi riuscì così bene, tanto per la sottigliezza del suo spirito, che penetrava agevolmente le più grandi difficoltà, quanto per la sua assiduità nello studio e nella discussione, che, divenuto maestro delle arti, fu giudicato degno di insegnare egli stesso al collegio di Beauvais, uno dei principali dell'Università, le scienze che aveva appena appreso. La bellezza del suo ingegno apparve più che mai in questo nuovo esercizio, e la grande reputazione che vi acquisì gli fece avere molti più scolari di quanto potesse sperare alla sua età.

Conversione 02 / 09

Incontro con Ignazio e fondazione della Compagnia

Sotto l'influsso di sant'Ignazio di Loyola, rinuncia alle sue ambizioni ecclesiastiche per consacrarsi a Dio e partecipa alla fondazione della Compagnia di Gesù a Montmartre nel 1534.

Sant'Ignazio Saint Ignace Fondatore della Compagnia di Gesù e amico di Filippo. arrivò anch'egli in quel tempo a Parigi, per perfezionarsi nelle lettere umane. Poiché Dio gli aveva ispirato il disegno di radunare una compagni a di uomini dotti e zelant compagnie d'hommes savants Ordine religioso a cui appartiene Pietro Canisio. i, che non avessero altro scopo e altro impiego che lavorare per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime, pose gli occhi su questo professore, per farne uno dei più solidi fondamenti di questa società. Per questo motivo andò ad alloggiare presso di lui, nel collegio di Santa Barbara. Francesco Saverio era ambizioso: a causa dello straordinario successo delle sue lezioni sperava di salire, attraverso il grado delle scienze, a qualche alta dignità della Chiesa. Ignazio lo distolse dalla vanità di tutte le cose della terra, il cui splendore passa come un sogno e un lampo, ripetendogli spesso queste parole di Nostro Signore:

«Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se è così infelice da perdere la propria anima?». Lo persuase infine a intraprendere con lui una vita evangelica e a consacrarsi a questo nobile impiego della conversione dei peccatori.

Così, dopo aver fatto gli esercizi spirituali sotto la guida di un così grande Maestro; dopo aver cancellato le offese della sua vita passata con l'abbondanza delle sue lacrime e con penitenze assai rigorose (si coprì di un rude cilicio sulla carne nuda, legò con delle corde le varie membra del suo corpo, come una vittima che si offriva per essere sgozzata dal coltello della giustizia divina, passò tre o quattro giorni interi senza prendere alcun nutrimento e quasi sempre in preghiera); infine, dopo aver terminato il corso di filosofia che insegnava e iniziato la sua teologia, fece voto, insieme allo stesso sant'Ignazio e a cinque altri compagni, nella chiesa di Montmartre, il giorno dell'Assunzione di Nostra Signora dell'anno 1534, di recarsi al più presto in Terra Santa per assistervi i cristiani che gemevano sotto il giogo di Maometto, e nel caso in cui, dopo aver atteso un anno, non avessero trovato la possibilità di compiere quel viaggio, di andare a gettarsi ai piedi del sovrano Pontefice per offrirsi di servire la Chiesa in qualunque luogo del mondo Sua Santità avesse ritenuto opportuno impiegarli. Così iniziò ad adempiersi la profezia di una sorella del nostro Santo, chiamata Maddalena Saverio, badessa del monastero di Santa Chiara a Gandía, la quale, apprendendo dal padre che aveva intenzione di ritirarlo dagli studi, lo pregò istantemente di non far nulla del genere, assicurandolo che sarebbe stato un giorno l'apostolo delle Indie e un predicatore del Vangelo potente in opere e in parole.

Vita 03 / 09

Ministero e preparazione in Italia

Si prepara al sacerdozio attraverso una vita di mortificazione e carità negli ospedali di Venezia e Bologna prima di essere chiamato a Roma dal Papa.

Dopo questo voto, questo eletto di Dio completò i suoi studi di teologia su consiglio di sant'Ignazio, il quale sapeva che la pietà e il fervore non sono di grande utilità negli operai evangelici se non sono accompagnati da una dottrina solida e da una perfetta intelligenza delle sacre Scritture. Dopo un anno o diciotto mesi, partì da Parigi con i suoi compagni per recarsi a Venezia, che era il luogo dove dovevano imbarcarsi. Alla sua partenza, lo spirito di mortificazione di cui era colmo lo portò a circondarsi ancora le braccia e le cosce con delle piccole corde, le quali, per essere estremamente strette nell'agitazione del viaggio che faceva a piedi, gli entrarono così a fondo nella carne che non apparivano quasi più e che i chirurghi giudicarono impossibile rimuoverle senza praticargli delle incisioni molto dolorose. I suoi compagni, toccati da compassione e vedendo d'altronde che questa operazione avrebbe ritardato molto il loro viaggio, ricorsero a Dio, e le loro preghiere furono così efficaci che, fin dalla notte seguente, caddero da sole e lasciarono al nostro beato pellegrino la libertà di camminare. Quando fu a Venezia, non volle altro alloggio, in attesa del tempo di mettersi in mare, che l'ospedale degli incurabili. Non si può rappresentare abbastanza degnamente ciò che fece per l'assistenza e la consolazione dei malati; non contento di occuparsi tutto il giorno a medicare le loro piaghe, a rifare i loro letti e a rendere loro altri servizi ancora più umili e disgustosi, passava le intere notti accanto a loro. Le sue cure non si limitavano al sollievo dei corpi. Sebbene conoscesse appena l'italiano, non tralasciava di parlare loro molto spesso di Dio ed esortava soprattutto i più libertini alla penitenza, facendo loro comprendere al meglio che poteva che, se le loro malattie corporee erano incurabili, quelle delle loro anime non lo erano. Riportò su se stesso una vittoria insigne e che merita bene di essere riportata: uno dei malati aveva un'ulcera che faceva orrore a vedersi e il cui fetore era ancora più insopportabile della vista; nessuno osava quasi avvicinarsi a questo infelice, e lo stesso Saverio sentì una volta molta ripugnanza a servirlo; ma si ricordò allora di una massima di sant'Ignazio, suo padre, che non si avanzava nella virtù se non quanto ci si supera se stessi e che l'occasione di un grande sacrificio era uno di quegli incontri preziosi che non bisognava lasciarsi sfuggire. Fortificato da questi pensieri e animato dall'esempio di santa Caterina da Siena, che gli tornò allora in mente, abbraccia il malato e bacia le sue piaghe; nello stesso istante tutta la sua ripugnanza cessa, e da allora non ebbe più difficoltà in nulla, tanto è importante vincersi una buona volta. Avendo passato due mesi in questi esercizi di carità, si mise in cammino per Roma con gli altri discepoli di sant'Ignazio, che rimase solo a Venezia. Ebbero molto da soffrire in questo viaggio; le piogge furono continue e il pane mancò loro spesso, quando le loro forze erano più esaurite; ma il nostro Santo diede loro coraggio e si sosteneva egli stesso con la forza di quello spirito apostolico di cui Dio aveva cominciato a riempirlo. Visitò a Roma le principali chiese e vi si consacrò al ministero evangelico sui sepolcri degli apostoli san Pietro e san Paolo. Ebbe l'onore di parlare più volte al papa Paolo III, che era stato informato del suo merito e di quello dei suoi compagni; ricevett e la sua bene pape Paul III Papa che ha approvato l'ordine dei Somaschi nel 1540. dizione per il viaggio in Terra Santa e ottenne, per coloro che non erano ancora sacerdoti, il permesso di farsi promuovere agli Ordini sacri; infine, sentendosi animato da un nuovo fuoco per lavorare alla conquista delle anime che la corruzione dei costumi faceva perire da ogni parte, riprese la via di Venezia dove sant'Ignazio lo attendeva. Al suo arrivo, fece voto di povertà e di castità perpetue con gli altri, nelle mani di Girolamo Varelli, nunzio del Papa, e, entrando nell'ospedale degli incurabili, vi continuò, fino al momento dell'imbarco, gli esercizi di carità che il viaggio di Roma gli aveva fatto interrompere. Tuttavia, la guerra che si accese tra i Veneziani e i Turchi, avendo rotto il commercio del Levante e chiuso la porta della Terra Santa, i nostri generosi pellegrini furono costretti a prendere altre misure. San Francesco, per rendersi più utile al prossimo, in qualunque luogo la divina Provvidenza lo avrebbe condotto, si dispose a ricevere il sacerdozio; lo ricevette effettivamente con sentimenti di pietà, di timore e di confusione che non si possono esprimere. La città gli sembrò poco adatta per prepararsi a dire la sua prima messa. Si ritirò dunque per questo in una capanna, vicino a Padova, coperta solo di paglia, abbandonata e tutta in rovina. Che i suoi esercizi in quel luogo furono diversi da quelli di quei sacerdoti indovoti che non si dispongono alla loro prima messa che con visite e assemblee inutili che tolgono loro quel poco di raccoglimento e di spirito interiore che avevano ricevuto nella loro ordinazione! Passò quaranta giorni in una solitudine continua, esposto alle ingiurie dell'aria, dormendo solo sul duro, castigando rudemente il suo corpo e vivendo solo di qualche pezzo di pane che mendicava nei dintorni, senza quasi rompere il silenzio che si era prescritto. Si occupò poi per più di due mesi a istruire, con catechismi e discorsi familiari, i borghi e i villaggi circostanti e soprattutto quello di Monselice, che era il più vicino, dove il popolo era più rozzo e non aveva quasi nessuna conoscenza dei doveri del Cristianesimo. Infine, disse la sua prima messa a Vicenza, dove sant'Ignazio condusse tutti i suoi compagni, e la disse con tale abbondanza di lacrime che coloro che vi assistevano non poterono essi stessi trattenersi dal piangere. Poco tempo dopo, cadde molto gravemente malato e non ebbe altro rifugio in quella grande necessità che uno degli ospedali della città dove non gli fu data nemmeno la metà di un cattivo letto, in una stanza aperta da ogni lato, con rimedi e alimenti così poveri che non erano affatto capaci di guarirlo; ma san Girolamo, a cui era estremamente devoto, gli apparve una notte in mezzo a un grande splendore di luce; e, dopo avergli rivelato ciò che gli sarebbe accaduto in seguito, lo mise in condizione di recuperare presto la salute. Così, l'anno durante il quale la sua compagnia doveva attendere nello Stato della repubblica di Venezia un'occasione favorevole per passare al Levante, essendo scaduto, senza alcuna apparenza di potervi andare, si recò a Bologna per ordine di sant'Ignazio, al fine di lavorare alla salvezza delle anime, finché il Papa, che alcuni altri andarono a consultare, non ebbe prescritto a ciascuno ciò che dovevano fare per la gloria di Dio e il servizio della Chiesa. L'ospedale fu dapprima il luogo del suo ritiro; ma non poté infine rifiutare a Girolamo Casalini, sacerdote di grande merito e parroco di Santa Luce, di andare ad abitare da lui. Rifiutò solo la sua tavola e non volle mai vivere che di ciò che mendicava di porta in porta nella città. Ogni giorno, dopo aver celebrato i divini misteri nella chiesa di quel saggio ecclesiastico, vi ascoltava le confessioni di tutti coloro che si presentavano. Visitava poi le prigioni e gli ospedali, faceva il catechismo ai bambini e predicava al popolo nelle piazze pubbliche; ciò che continuò sempre a fare, nonostante una febbre quartana molto maligna e molto ostinata che lo gettò in una estrema languidezza e lo dimagrì tanto che non appariva più che uno scheletro. Si occupava a Bologna in questi eccellenti doveri di carità, quando sant'Ignazio, che era stato accolto molto bene dal Papa, lo chiamò a Roma per aiutarlo nello stabilimento della sua compagnia. Vi trovò nuove occasioni di esercitare il suo zelo. Sua Santità gli assegnò per il luogo delle sue funzioni la chiesa di San Lorenzo in Damaso ed egli fece prodigi con la for établissement de sa compagnie Ordine religioso a cui appartiene Pietro Canisio. za delle sue predicazioni e con la sua assiduità nell'ascoltare le confessioni dei penitenti. La morte, l'inferno e il giudizio erano il soggetto più ordinario dei suoi sermoni, e, sebbene proponesse semplicemente queste verità terribili, lo faceva tuttavia in una maniera così toccante che il popolo, che era venuto in folla ad ascoltarlo, non usciva dalla chiesa che con le lacrime agli occhi e pensando molto più a convertirsi, per evitare i castighi della giustizia di Dio, che a lodare il predicatore. Che cosa non fece quest'uomo incomparabile in un'orribile carestia che sopravvenne a Roma e che pensò di spopolare tutta la città? Quale cura non si prese, sia di condurre agli ospedali i poveri che trovava coricati sul selciato e morenti di fame nelle strade e nelle piazze, sia di portarveli egli stesso sulle spalle, quando erano troppo deboli per trascinarsi, sia infine di procurare loro assistenza, impegnando i ricchi ad aprire le loro borse e i loro granai per fare loro l'elemosina?

Missione 04 / 09

La chiamata delle Indie e la partenza

Su richiesta del re del Portogallo, viene nominato da Ignazio per portare il Vangelo in Oriente e si imbarca nel 1541 con il titolo di nunzio apostolico.

In quel tempo Giovanni III, re del Portogallo, e il principe più religioso del suo secolo, fece grandissime istanze presso il Papa, tramite Dom Pedro de Mascarenhas, suo ambasciatore alla corte di Roma, per avere sei compagni di Ignazio, che andassero a portare nelle Indie Orientali la luce del Vangelo . Il santo Fondato le saint Fondateur Fondatore della Compagnia di Gesù e amico di Filippo. re, a cui Sua Santità volle rimettere la questione, rispose che, essendo solo in dieci, non poteva assolutamente darne sei, poiché l'Europa, che era tutta sfigurata dal vizio e dall'eresia, non aveva meno bisogno di operai evangelici di quelle terre lontane che erano ancora immerse nel paganesimo; ma che ne avrebbe dati due di grande merito, che avrebbero soddisfatto i desideri del re. Il Papa approvò questa risposta e volle che Ignazio facesse lui stesso la scelta di questi missionari. Il Santo nominò dapprima padre Simone Rodrigues e padre Nicola Bobadilla; ma essendo quest'ultimo caduto malato di una febbre continua, e non potendo l'affare soffrire ritardi, fu ispirato dal cielo a nominare san Francesco, che la divina Provvidenza aveva destinato fin dall'eternità a questo impiego. Lo chiama dunque nel medesimo momento e, nel moto dello Spirito divino di cui era colmo, gli dichiara l'elezione che il cielo aveva fatto della sua persona per la conversione degli indiani: «È da Sua Santità», aggiunse, «che dovete ricevere questa missione: io non sono che il suo organo per annunciarvela, come egli non è che l'organo dello Spirito Santo per spiegarvi le sue volontà. Questo impiego deve esservi tanto più caro, in quanto soddisferà l'ardore che avete di portare la fede oltre i mari. Non vi si propone una provincia o un regno del Levante da convertire; vi si presenta un mondo intero, composto da più regni di quanti ve ne siano in tutta l'Europa. Questo campo così vasto e così esteso era il solo degno del vostro coraggio e del vostro zelo. Andate dunque generosamente, fratello mio, dove la voce di Dio vi chiama, e dove la Santa Sede vi invia, e incendiate tutto del fuoco divino di cui siete voi stesso acceso».

Non si può esprimere la gioia che questa notizia diede al nostro Santo. Era stato spesso avvertito da sogni misteriosi che Nostro Signore lo aveva fatto nascere per essere l'apostolo di un mondo di idolatri; ma, quando vide chiaramente ciò che la divina Provvidenza chiedeva da lui e che avrebbe potuto trovare l'occasione di subire il martirio, ne rese grandi azioni di grazie a Dio e, senza fare altra resistenza che testimoniare la propria incapacità, rispose che era pronto ad andare ovunque il Papa volesse inviarlo. Non ebbe per prepararsi a questo grande viaggio che il resto della stessa giornata. Quando andò a baciare i piedi del Papa e a chiedere la sua benedizione, Sua Santità gli testimoniò un affetto e una tenerezza singolari e lo esortò a camminare sulle tracce degli Apostoli, come egli aveva parte all'eccellenza del loro ministero. Gli raccomandò anche di ricorrere senza sosta alla protezione di san Tommaso, che per primo portò il Vangelo presso gli indiani. Infine, lo abbracciò più di una volta e gli diede una amplissima benedizione.

San Francesco partì da Roma il 15 marzo 1540, in compagnia dell'ambasciatore del Portogallo, senza altro bagaglio che una povera tonaca, un vecchio mantello e un breviario. Fece tutto il cammino fino a Lisbona per terra, passando per la Francia e per la Spagna. In questo lungo viaggio, che durò più di tre mesi, diede prove ammirevoli della sua virtù. Scendeva spesso da cavallo per far salire i lacchè che erano a piedi; cedeva agli altri nelle locande i letti che vi si trovavano, e si accontentava, per la sua persona, di un po' di paglia in un angolo di una stalla; infine, si faceva il servitore di tutta la compagnia, e si abbassava, per questo, ai ministeri dei minimi valletti. Fu ricevuto a Bologna, dove aveva in precedenza annunciato la parola di Dio, con mille dimostrazioni di rispetto e di riconoscenza; vi predicò e confessò, e queste funzioni, che svolse con uno zelo meraviglioso, diedero un desiderio estremo agli abitanti di poterlo trattenere. Molti ufficiali dell'ambasciatore furono liberati miracolosamente da grandissimi pericoli per la forza delle sue preghiere. Egli fece loro anche esortazioni pressanti di applicarsi seriamente all'affare della loro salvezza, e i successi dei suoi discorsi pieni di fuoco ci danno motivo di dire che egli fu il loro apostolo prima di essere quello degli indiani.

Il suo distacco dai genitori e da tutte le persone di sua conoscenza fu soprattutto un esempio delle più rare ed eroiche virtù che si leggano nella storia dei Santi. Sua madre viveva ancora, ed egli aveva molti fratelli, parenti e antichi amici, tanto al castello di Xavier quanto nei dintorni; poiché passò per la Navarra e per la città di Pamplona, che non ne era molto lontana, l'ambasciatore lo pressò di onorarli con una visita, facendogli notare che, lasciando l'Europa per non tornarvi forse mai più, non poteva dispensarsi onestamente dal dare loro una consolazione così legittima. Ma quest'uomo celeste, in cui il mondo era morto, come lui stesso era morto al mondo, rispose costantemente a Sua Eccellenza che si riservava di vedere i suoi parenti in cielo, non passando soltanto con i dolori che le separazioni e gli addii causano ordinariamente sulla terra, ma per tutta l'eternità e con una gioia che non sarebbe mai stata mescolata a dolore: cosa che riempì di stupore l'ambasciatore e tutto il suo seguito.

La sua condotta a Lisbona non fu meno ammirevole di quanto lo era stata in tutto il viaggio; vi fu ricevuto dal re e da tutta la corte come un uomo venuto dal cielo, e Sua Maestà diede i suoi ordini per alloggiarlo e trattarlo onestamente con padre Simone Rodrigues, che era arrivato per mare prima di lui. Non presero tuttavia altro alloggio che l'ospedale, e non vollero altro cibo che quello che chiedevano per la città, domandando l'elemosina di porta in porta. In attesa del tempo di imbarcarsi, si applicarono ai loro esercizi ordinari della predicazione, della confessione, della guida delle anime e dell'istruzione dei fanciulli tramite i catechismi; i loro lavori ebbero tanto successo che riformarono in poco tempo tutta la città e persino tutta la corte; a tal punto che i gentiluomini che si avvicinavano più da vicino al re si confessavano, facevano la comunione ogni settimana e davano al popolo rari esempi di modestia e di devozione.

Il re, che credeva che i suoi Stati del Portogallo fossero preferibili alle terre che possedeva in Oriente, prese la risoluzione di trattenere questi santi missionari presso di sé e di far cambiare l'obbedienza che avevano per le Indie. L'affare fu portato a Roma, e il Papa, avendo lasciato il regolamento a sant'Ignazio, quel beato fondatore mandò ai due Padri che gli avevano scritto per impedire un cambiamento, che il re doveva tenere per loro il posto di Dio e che bisognava che gli obbedissero ciecamente; ma allo stesso tempo mandò a dire a Dom Pedro de Mascarenhas che l'uno e l'altro erano a disposizione del principe, e che credeva fosse opportuno usare in ciò temperamento, tenendo soltanto padre Simone Rodrigues per il Portogallo e lasciando andare padre Saverio nelle Indie. Sua Maestà accettò questa spartizione, e il nostro Santo, che temeva estremamente che si revocasse la sua missione, provò una gioia straordinaria nel vedersi scelto di nuovo per questa grande impresa. Poco tempo dopo, gli furono messe tra le mani quattro bolle apostoliche, due con le quali Sua Santità lo faceva suo nunzio in tutto l'Oriente e gli dava poteri amplissimi per estendere e per mantenere la fede in Persia, nelle Indie, in Giappone, in Cina e negli altri regni dei dintorni; e due altre dove lo raccomandava ai principi cristiani che avevano Stati, dal Capo di Buona Speranza fino oltre il Gange.

Questa qualità di nunzio del Papa non gli fece diminuire nulla della sua umiltà e della sua povertà. Gli offrirono denaro, mobili e provviste per questo viaggio; ma egli li rifiutò costantemente, avendo disegno di vivere ovunque da apostolo e chiedendo il suo pane, persino nella nave dove sarebbe stato imbarcato. Accettò soltanto alcuni piccoli libri di pietà di cui prevedeva che avrebbe avuto bisogno nelle Indie, e un abito di panno grosso contro i freddi eccessivi che si devono soffrire oltre il Capo di Buona Speranza. Si imbarcò il 7 aprile 1541, pieno dello spirito apostolico, con i Padri Paolo di Camerini e Francesco Mancias, portoghesi, che, avendo abbracciato il suo istituto, vollero anche avere parte ai suoi lavori. Il viceré Dom Martin Afonso de Sousa lo pregò di imbarcarsi sulla nave ammiraglia, ed egli non poté rifiutargli questa grazia che desiderava con una passione estrema; ma non volle mai mangiare alla sua tavola, rimanendo fermo e incrollabile nella risoluzione che aveva preso di vivere sempre da mendicante.

Tuttavia non si può credere ai servizi che rese nella nave, dove non c'erano meno di mille persone di ogni sorta di condizione: ne bandì con la sua prudenza e con i suoi saggi rimproveri i giochi d'azzardo, le liti, le bestemmie, i giuramenti, le maldicenze, le parole dissolute e gli altri disordini che l'ozio produce ordinariamente sulle navi. Vi predicava in tutte le feste ai piedi dell'albero maestro con un profitto meraviglioso, e non mancava tutti i giorni di fare il catechismo ai marinai, che erano poco istruiti sui principi della nostra fede. Faceva fare pubblicamente la preghiera, ascoltava le confessioni con un'assiduità e una pazienza sorprendenti; assisteva i malati e serviva loro allo stesso tempo da medico, da infermiere e da sacerdote; infine, in questa grande differenza di persone che riempivano la nave, si faceva tutto a tutti per guadagnarli tutti. La sua carità e il suo zelo brillarono principalmente nelle malattie fastidiose e persino pestilenziali di cui la maggior parte dei passeggeri fu attaccata oltre la linea. Li asciugava nei loro sudori, puliva le loro ulcere, lavava le loro biancherie e rendeva loro i servizi più abietti; ma aveva cura soprattutto delle loro coscienze, e la sua principale occupazione era di disporli a morire cristianamente. Essendo lui stesso caduto in un'estrema debolezza, non interruppe punto questi uffici di carità; e poiché gli diedero una camera un po' migliore di prima e il viceré gli inviava piatti dalla sua tavola, mise i più malati in quella camera e distribuì loro le vivande che gli venivano portate, accontentandosi del ponte per letto e di cibi molto poveri per nutrimento.

La flotta, essendosi fermata a Mozambico, sulla costa orientale dell'Africa, per svernare, vi continuò le sue assistenze verso i suoi cari malati che erano stati sbarcati, e lo si vedeva nell'ospedale andare di sala in sala e di letto in letto per dare rimedi agli uni e amministrare agli altri i sacramenti della Chiesa. Vegliava anche i moribondi durante la notte e non li abbandonava punto finché non avessero reso l'ultimo respiro. In una febbre maligna, che tante fatiche gli attirarono, non tralasciò di visitare quei poveri afflitti e di assisterli quanto la sua grande debolezza glielo poteva permettere.

Missione 05 / 09

Apostolato a Goa e sulla costa della Pescheria

Arrivato a Goa nel 1542, riforma i costumi della città e poi evangelizza i pescatori di perle (Palawar) e il regno di Travancore, compiendo numerosi miracoli.

Non appena fu guarito, dovette rimettersi in mare e la sua nave arrivò felicemente, prima a Melinde, poi a Socotra, dove diffuse un così gradevole profumo di santità che, quando fu costretto a salpare, gli indigeni del paese, sebbene barbari e di una religione assai bizzarra, piansero amaramente nel vedersi privati di una così amabile compagnia, dalla quale speravano grandi soccorsi. Da Socotra fu in breve tempo a Goa, che era a qu Goa Luogo di traslazione delle reliquie dell'apostolo da parte dei portoghesi. ell'epoca la capitale delle Indie, sede dei vescovi e dei viceré, e il luogo dell'Oriente più considerevole e frequentato per il commercio. Si segna il suo arrivo il 6 maggio 1542. Quando fu sbarcato, andò a prendere alloggio nell'ospedale e, dopo aver reso i suoi doveri all'angelo custode degli indiani e all'apostolo san Tommaso, che per primo aveva loro annunciato il Vangelo, andò a salutare il vescovo, che era Dom João de Albuquerque, religioso di San Francesco, prelato di grandissimo merito e uno dei più virtuosi che vi fossero allora nella Chiesa. Gli spiegò le ragioni per le quali il sovrano Pontefice e il re del Portogallo lo avevano inviato in quel paese; gli presentò i brevi di Sua Santità che lo stabilivano suo nunzio apostolico in tutto l'Oriente, con lettere patenti di Sua Maestà, e gli dichiarò che non voleva servirsi degli uni e delle altre che con la sua benedizione e dipendentemente dalla sua autorità.

La sua prima cura fu di medicare, istruire, consolare e fortificare i malati. Iniziò poi a riformare tutti gli Ordini della città, che erano in una strana depravazione; poiché vi si vedeva ancora un gran numero di idolatri la cui vita teneva molto più della bestia che dell'uomo, e che, cambiando ogni giorno dèi, facevano in loro onore cerimonie abominevoli. Si tolleravano persino, tra i cristiani, l'adulterio, il concubinato, i trattati usurari e fraudolenti, l'assassinio e mille altri disordini degni dei fulmini del cielo. La giustizia vi si vendeva nei tribunali e i crimini più enormi rimanevano impuniti, quando i criminali avevano di che corrompere i loro giudici. L'ignoranza dei misteri della nostra religione e delle regole della morale cristiana vi era estrema, e nessuno si preoccupava né di farsi istruire, né di mandare i propri cari alle istruzioni pubbliche. L'uso dei sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia vi era quasi abolito; e se qualcuno, per caso, toccato dai rimorsi della sua coscienza, voleva riconciliarsi con Dio presso un sacerdote, non osava farlo che di notte e in segreto, tanto l'azione appariva straordinaria e vergognosa. Infine, si era giunti a un tale disprezzo delle censure ecclesiastiche, che non erano più capaci di fermare quel torrente che precipitava tutti negli inferi.

Che cosa non fece il grande Francesco per rimediare a tanti mali? Iniziò con i catechismi dei bambini, che istruì così bene nelle verità della fede e nelle regole della pietà e della modestia cristiana, che fecero vergognare i loro genitori e li obbligarono con il loro esempio ad andare ad ascoltare questo missionario celeste. Salì poi sul pulpito e si mise a tuonare contro il vizio, e la sua parola ebbe tanta forza che conquistò i peccatori più induriti e fece loro piangere amaramente le proprie offese. I frutti di penitenza che accompagnarono queste lacrime furono prove certe della loro conversione. Si ruppero i falsi contratti e i trattati usurari; si restituì il bene mal acquisito; si affrancarono gli schiavi che si possedevano ingiustamente; si cacciarono le concubine che non si volevano sposare; si rese alla giustizia lo splendore e la libertà che doveva avere, e l'uso dei sacramenti divenne frequente come lo era nei primi fervori di quella Chiesa. Fu principalmente in quel tempo e per questo grande successo che si cominciò a chiamarlo l'Apostolo, così come la sua insigne pietà gli aveva precedentemente meritato il nome di santo Padre.

Non appena gli affari di Goa furono nello stato che abbiamo appena descritto, passò nella costa della Pescheria, che si estende dal capo Comorin fino all'isola di Manaar. Gli abitanti di quel paese, chiamati Palawar, cioè pescatori, perché la loro occupazione era pescare perle, avevano ricevuto il Battesimo; ma non restava loro più nulla di cristiano se non il carattere. La depravazione dei loro costumi era generale e la loro vita era piuttosto una vita di idolatri che di discepoli di Gesù Cristo. Attraversando il capo Comorin, convertì tutto un villaggio immerso nelle tenebre dell'idolatria, attraverso la liberazione miracolosa di una donna che era da tre giorni nei dolori del parto. I suoi lavori presso i Palawar ebbero un successo ancora più completo. Vi riconquistò a Nostro Signore trenta borghi di cui quel cantone era composto; insegnò loro, con mille sante industrie e senza conoscere la loro lingua, i primi elementi della dottrina cristiana; ne confessò un'infinità che avevano violato con la loro infedeltà la purezza del loro battesimo; ne battezzò più di quarantamila, che non erano ancora lavati e rigenerati nel sangue di Gesù Cristo; ne guarì a centinaia, sia facendo su di loro il segno della croce, sia inviando loro giovani bambini appena battezzati, con il suo rosario, il suo crocifisso o il suo reliquiario, per farli toccare e pronunciare su di loro l'Orazione domenicale o il Simbolo degli Apostoli. Fece costruire in ogni borgo una chiesa in onore del vero Dio, al posto dei templi abominevoli che chiamavano pagode, dove i falsi dèi erano adorati. Infine, sterminò interamente il paganesimo e fece bruciare tutti i simulacri ai quali si era reso per così tanto tempo un culto pubblico.

La sua vita ammirabile e i suoi miracoli non contribuirono poco a queste conversioni; poiché non aveva altro nutrimento che riso e acqua, che era quello dei più poveri della costa; non dormiva ogni giorno che tre ore e, poiché la terra nuda era il suo letto, così non aveva altro alloggio che la capanna di un pescatore. Il processo della sua canonizzazione fa menzione di quattro morti ai quali Dio rese la vita, in quel tempo, per suo ministero; e le guarigioni di cui abbiamo appena parlato erano altrettanti prodigi che non venivano dagli sforzi della natura, ma dall'operazione della potenza divina.

L'anno seguente, dopo aver fatto un viaggio a Goa per stabilirvi un seminario in favore dei giovani indiani, ed essere ritornato alla Pescheria per consolarvi e soccorrervi i suoi cari Palawar, che i Badaga, loro nemici, avevano saccheggiato e messo in fuga, si recò nel regno di Travancore, dove ottenne un frutto inestimabile per la forza delle sue predicazioni. Il re stesso ne fu così toccato che diede permesso al Santo di predi care in tutti i suoi royaume de Travancor Regno indiano dove Saverio battezzò migliaia di persone. Stati e acconsentì che tutti i suoi sudditi abbracciassero il cristianesimo e fossero battezzati dalla sua mano. Fu lì che ricevette il dono delle lingue, per poter parlare senza interprete agli idolatri; che fece fuggire un esercito di barbari che venivano ad attaccare i nuovi cristiani, dicendo loro soltanto, con il crocifisso in mano: "Vi proibisco, nel nome del Dio vivente, di passare oltre, e vi comando, da parte sua, di tornare sui vostri passi"; che, essendo perseguitato e cercato per essere messo a morte dai bramini, che erano i sacerdoti del paese, evitò le loro insidie e fu preservato dai colpi che gli portarono, per una singolare protezione della bontà divina; che battezzò, in un solo mese, diecimila pagani; che fece costruire dapprima quarantacinque chiese e che, infine, confermò, con la risurrezione di diversi morti, le verità cattoliche e confuse l'ostinazione degli infedeli, che non volevano arrendersi alle sue ragioni né alle sue preghiere. Queste meraviglie gli acquistarono una così alta stima tra gli indiani, che non vi era provincia, città o borgo che non desiderasse ardentemente possederlo.

Ciò gli fece desiderare di avere nuovi compagni per aiutarlo in una messe così abbondante. Diceva spesso, in questo sentimento, che quel gran numero di preti oziosi, che si vedevano in Europa, erano ben colpevoli di non venire a impiegare i loro talenti per la salvezza di tante anime, che perivano miseramente per mancanza di predicatori che annunciassero loro le verità del Vangelo; e scrisse all'Università di Parigi per eccitarla a inviargli alcuni del loro corpo, pieni di scienza e di zelo, per lavorare a una così gloriosa conquista. Ebbe in quello stesso tempo la consolazione di apprendere, non solo la conversione degli abitanti dell'isola di Manaar, che uno dei preti che aveva lasciato alla Pescheria aveva attirato alla fede, ma anche il martirio di seicento o settecento di quei neofiti che furono messi a morte per ordine del re di Jaffna. Il furore di quel principe contro i fedeli giunse a tal punto che fece sgozzare il primogenito dei suoi figli per aver abbracciato il cristianesimo; e allora, essendo stato sepolto il corpo di quel glorioso soldato di Gesù Cristo, apparve sulla sua tomba una bellissima croce che gli idolatri non poterono mai cancellare e che, essendo rimasta raggiante, fu causa della conversione di un grandissimo numero di barbari. Quanto al tiranno, che perseguitò anche sua moglie e l'altro figlio, come cristiani, morì miseramente e perse, con la vita, il regno che aveva usurpato a suo fratello.

Missione 06 / 09

Missioni in Malesia e nelle Molucche

Prosegue la sua opera a Malacca, Ambon e nelle Molucche, affrontando tempeste e convertendo sovrani locali nonostante l'ostilità dei demoni.

Dopo tante vittorie riportate su Satana, sugli infedeli e sui loro sacerdoti, il beato Francesco compì un viaggio a Meliapur, che i portoghesi chiamano la città di San Tommaso, poiché questo santo Apostolo vi subì il martirio e vi ricevette sepoltura. Vi trovò una cappella dedicata in suo onore, con una grande lastra di marmo bianco, posta in fondo all'altare, sulla quale si ritiene sia stato messo a morte; per questo motivo, la prima volta che fu celebrata la messa in quell'oratorio, essa stillò sangue alla vista di tutti. Il nostro Santo vi pregò spesso, per meritare il soccorso e la protezione di quell'ammirabile predicatore del Vangelo, e vide presto che i suoi gemiti erano stati esauditi; poiché, avendolo i demoni attaccato molto furiosamente un giorno che si trovava in quella cappella, egli si fece beffe dei loro insulti e li obbligò, con la sua costanza, a ritirarsi con confusione. D'altronde, ricevette in quel luogo consolazioni meravigliose e una luce chiarissima sui viaggi che doveva compiere per accrescere il regno di Dio. Partì di lì per Malacca, per Ambon, per le piccol Malacca Città strategica in Malesia dove il santo ha soggiornato diverse volte. e isole circostanti, per le Molucche, di cui Ternate è la capitale, e per la grande isola di Moro, dove si trova la città di Monoya. Ovunque acquisì un'infinità di servitori a Gesù Cristo e compì azioni piene di gloria, molte delle quali miracolose e al di sopra delle forze della natura.

A Malacca, guarì un giovane la cui salute era disperata; rese la vita a una fanciulla che era stata sepolta in sua assenza; ottenne agli abitanti una segnalata vittoria sul mare, con sole sette o otto vecchie fuste, contro Soora, ammiraglio di Alaradin, re di Achem, che era venuto a insultarli con un esercito di sessanta grandi navi e una quantità di fregate, barche e brulotti. Ad Ambon, assistette con infaticabile carità una flotta spagnola che vi era approdata, i cui soldati erano colpiti dalla peste; e, non accontentandosi di procurare elemosine a coloro che erano afflitti da quel male, si espose mille volte egli stesso a esserne infettato, attraverso i soccorsi spirituali e temporali che offrì loro. Nei dintorni delle isole vicine, immerse il suo crocifisso nel mare per placare una furiosa tempesta; e, poiché lo lasciò cadere per sbadataggine, non appena giunto a riva, un granchio glielo riportò tra le chele, tenendolo dritto e sollevato, come per far apparire i trionfi che la Croce aveva riportato su tanti cuori infedeli. Nelle Molucche, convertì il re Tabarigia e la regina Néachile, con due principesse, sorelle di Cacil, re di Ternate, e li toccò così profondamente che essi entrarono nelle vie del più grande distacco e della più alta pietà. Infine, a Monoya e nell'isola di Moro, che gli erano state descritte come incapaci di istruzione e di commercio con i cristiani, da quando gli abitanti avevano rinunciato al loro battesimo a causa dei maltrattamenti dei portoghesi, parlò con tanta forza e unzione delle pene eterne dell'inferno, che gettò il terrore nei loro spiriti e li obbligò a rientrare negli esercizi del Cristianesimo.

Missione 07 / 09

L'epopea giapponese

Dal 1549 al 1551, impianta il cristianesimo in Giappone, in particolare a Kagoshima e Bungo, dibattendo con i bonzi e superando inverni rigidi.

È tempo di parlare dei viaggi che compì nei vari regni del Giappone, i qu Japon Paese dell'Estremo Oriente evangelizzato dal santo. ali, per il loro felice successo, gli hanno fatto meritare il nome di apostolo di questa nazione, così come di quella delle Indie. Prima di allora, ripassò per le isole, le città e le province che aveva bagnato con la pioggia salutare del Vangelo. Vi piantò croci nelle piazze pubbliche e nelle strade più frequentate; vi confermò i cristiani nella dottrina della fede e della vera morale che aveva loro insegnato; vi combatté a voce e per iscritto il libertinaggio di coloro che smentivano la santità della loro religione con la corruzione dei loro costumi; vi fece apparire in mille occasioni il suo zelo per la gloria di Dio, il suo ardore per la salvezza delle anime e i doni eminenti che aveva ricevuto, tanto nel parlare le lingue quanto nel guarire ogni sorta di malattia. Ciò fece sì che si cercasse di distoglierlo dalla sua grande impresa della conquista spirituale del Giappone; ma poiché sapeva, certamente, per le luci soprannaturali che Dio gli aveva dato, che era Sua volontà che la perseguisse, salì coraggiosamente su una nave e, dopo mille pericoli corsi, sia per la furia delle tempeste, sia per la malizia di un capitano cinese che lo aveva preso sulla sua nave e che, nel falso zelo della sua idolatria, fu spesso sul punto di massacrarlo o di gettarlo in mare, approdò infine felicemente a Kagoshima, una delle prime città del Gi appone, i Cangoxima Prima città del Giappone in cui sbarcò Saverio. l 15 agosto 1549.

Il suo primo rifugio fu presso un uomo chiamato Anger, che aveva convertito a Goa e a cui aveva dato, al battesimo, il nome di Paolo di Santa Fede. Ebbe per suo mezzo accesso presso il re di Satsuma, e ne conquistò talmente le buone grazie e quelle della regina, sua moglie, che ne ottenne il permesso di predicare la legge cristiana in tutte le terre sotto la loro obbedienza. Lo fece dapprima a Kagoshima, e ebbe la consolazione di vedervi una quantità di grandi signori abbracciare, per suo ministero, la dottrina del Salvatore del mondo. I bonzi, che erano come i religiosi del paese, rinchiusi in vari monasteri, si opponevano ai progressi delle sue predicazioni. Lo calunniarono e fecero il possibile per screditarlo davanti al popolo; entrarono spesso in discussione con lui e impiegarono tutta la sottigliezza del loro spirito per farlo cadere in confusione; ispirarono ai primi della corte segrete diffidenze sulla sua condotta; ma avanzarono poco con questi artifici. Francesco dissipò le loro calunnie con l'innocenza e la purezza della sua vita, che fu sempre irreprensibile. La sua austerità e il suo disinteresse furono prove che non cercava né i piaceri né le ricchezze, ma che era il solo desiderio di guadagnare anime a Dio che lo aveva già fatto percorrere più della metà del giro del mondo. Confutò con tanta forza le stravaganze di quei cattivi dottori, e stabilì così solidamente l'unità di un Dio e gli altri misteri del Cristianesimo, che non osarono più entrare in combattimento con lui.

Infine, confermò con miracoli le verità che insegnava. Passeggiando un giorno in riva al mare, scorse dei pescatori che stendevano la loro rete vuota e si lamentavano di non aver preso nulla. Ebbe pietà di loro e, dopo la sua preghiera, consigliò loro di pescare di nuovo; allora Nostro Signore diede una così grande benedizione al loro lavoro, e presero così tanti pesci e di tante specie, che a stento riuscirono a tirare la rete. Continuarono la loro pesca i giorni seguenti con lo stesso successo, e, cosa più sorprendente, il mare di Kagoshima, che non era affatto pescoso, lo fu da allora estremamente. Guarì un bambino, che un gonfiore di tutto il corpo rendeva straordinariamente deforme, prendendolo semplicemente tra le sue braccia e ripetendogli tre volte queste parole: «Dio ti benedica!». Guarì anche un lebbroso separato dal commercio degli altri uomini, facendo su di lui tre segni di croce, dopo che ebbe assicurato di credere in Gesù Cristo e di volersi far battezzare. Resuscitò una ragazza il cui padre venne a implorare il suo soccorso, dicendo semplicemente a quell'uomo: «Andate, vostra figlia è viva». Un idolatra, trasportato dalla sua stessa furia o animato da quella dei bonzi, lo caricò un giorno di ingiurie atroci. Vide nell'ora stessa il castigo terribile che la giustizia divina gli preparava, e gli disse con aria un po' triste: «Dio vi conservi la lingua!». Immediatamente quel disgraziato si sentì la lingua mangiata da un cancro, e uscì dalla sua bocca una quantità di pus e di vermi con un fetore insopportabile.

Questi miracoli e questa punizione, che furono nuove fonti di conversioni, non fecero tuttavia che irritare maggiormente i bonzi. Infine, complottarono così bene alla corte di Satsuma, che il re, che aveva mostrato così grandi disposizioni al Cristianesimo, e che aveva persino fatto spedire lettere patenti con le quali dava potere a tutti i suoi sudditi di abbracciarlo, cambiò interamente sentimento e proibì, con una dichiarazione del tutto contraria, di abbandonare o di combattere a voce o per iscritto l'antica religione del Giappone. San Francesco, riconoscendo da ciò che la divina Provvidenza lo voleva altrove, dopo aver confermato quella chiesa nascente di Kagoshima con discorsi potenti e pieni dell'unzione dello Spirito Santo, uscì dal suo regno con alcuni compagni pieni di zelo e prese la strada per Hirado.

In cammino guadagnò a Gesù Cristo quasi tutto un castello che apparteneva a un signore chiamato Hexandono; vi battezzò sua moglie e il suo figlio primogenito, vi diede la forma delle assemblee e delle preghiere cristiane e vi segnò un luogo nel castello per celebrarle; infine, vi gettò, così come a Kagoshima, le fondamenta di una chiesa fiorente che vi si è formata in seguito, quando vi si inviò un numero sufficiente di sacerdoti e di ministri per conferire i sacramenti e celebrare i santi Misteri. Partendo, lasciò alla dama un piccolo libro scritto di sua mano, e all'intendente di Hexandono una disciplina di ferro di cui si era servito, che furono in seguito fonti di guarigioni soprannaturali.

L'accoglienza che gli fece il re di Hirado fu meravigliosa. Gli accordò il permesso che il re di Satsuma gli aveva tolto, ovvero di predicare la fede nelle sue terre: e lo fece con tanta fortuna che, in meno di venti giorni, vi battezzò più pagani di quanti ne avesse fatti in tutto un anno a Kagoshima.

Questa facilità gli fece credere che uno dei suoi compagni sarebbe bastato per incrementare questa nuova chiesa cristiana. Così, volendo attaccare l'eresia fin nel suo forte, si mise in cammino per Miyako, che era la sede dell'impero del Giappone. Poiché bisognava passare per Yamaguchi, capitale del regno di Nagato, vi trovò una così grande corruzione di costumi che si credette obbligato a farvi qualche soggiorno per cercare di porvi rimedio; ma le sue rimostranze e le sue esortazioni furono inutili: le passioni vergognose e brutali di cui gli abitanti di quel luogo si erano resi schiavi, impedirono loro di ascoltare le parole di vita che predicava e di vedere la luce celeste che presentava loro. Il re non fu più docile del suo popolo; volle ascoltare Xavier, ma respinse la sua dottrina come una favola e rimase ostinato nel culto degli idoli e dei demoni, senza voler riconoscere il vero Dio, che aveva la bontà di manifestarsi a lui per bocca del suo servitore.

Lo stesso accadde a Miyako. Non si possono credere le pene che il Santo e la sua compagnia soffrirono in questo viaggio; era inverno, che i venti, le piogge e le nevi rendono straordinariamente rigido in quel paese; erano mal vestiti e non avevano né denaro, né alcuna provvista per il loro sostentamento; andavano a piedi e, per mancanza di buone guide, si perdevano spesso nei boschi e nei meandri delle acque e delle montagne. Si può giudicare da ciò quale fosse il coraggio di Xavier, di non soccombere sotto una fatica così terribile. Sarebbe stato consolato se il suo lavoro avesse contribuito alla conversione di un solo idolatra; ma trovò tutta la città in così grandi preparativi di guerra, che nessuno pensava alle cose della religione; di modo che, non avendo potuto avere udienza né dall'imperatore, né dal 'dairi', che è il gran Pontefice, soprattutto perché gli si chiedeva molto denaro per procurargliela, riprese la strada per la città di Yamaguchi.

Fu allora che, alla persuasione dei suoi amici, o piuttosto per un'ispirazione celeste, che gli fece conoscere che il predicatore evangelico deve talvolta accomodarsi alla debolezza dei suoi uditori per guadagnarli più facilmente, prese un abito un po' più pulito di quello che portava in precedenza, avendo spesso provato che un abito così strappato lo faceva respingere dai principi e dalle persone di condizione, e gli chiudeva la porta dei loro palazzi. Questa precauzione gli fu utile presso il re di Yamaguchi, con alcune rarità d'Europa di cui gli fece dono. Poiché quel principe, che gli era stato così poco favorevole la prima volta che era venuto in città, gli diede questa volta ogni potere di predicare, discutere, battezzare e comporre un'assemblea di fedeli. Su questo permesso, si faceva ogni giorno un grande concorso di dottori del paese, nel luogo in cui dimorava, per sottorgli dei dubbi. Li ascoltava attentamente e, cosa sorprendente e di cui non si trova altro esempio nella Storia ecclesiastica, con una sola risposta soddisfaceva contemporaneamente a dieci o dodici difficoltà tutte diverse e su soggetti che non avevano alcun legame; di modo che ciascuno di coloro che lo avevano interrogato trovava, nella parola che rispondeva, il vero chiarimento del suo dubbio. Dio gli rese anche il dono delle lingue che gli aveva accordato nelle Indie, in diverse occasioni; poiché, senza aver mai imparato la lingua cinese, e avendo studiato solo pochissimo quella giapponese, predicava ogni mattina, in cinese, ai mercanti della Cina che trafficavano a Yamaguchi, e il pomeriggio predicava ai giapponesi, nella loro lingua, ma così facilmente e così naturalmente che, ad ascoltarlo, non lo si sarebbe preso per uno straniero.

Per questo mezzo, una quantità di idolatri riconobbero i loro errori e aprirono gli occhi alle luci sacre del Vangelo; i bonzi persero il loro credito, i loro costumi corrotti divennero in orrore, i loro monasteri si spopolarono e i loro collegi furono abbandonati. Fecero strani sforzi per sostenersi, rinnovarono spesso la discussione con san Francesco, inventarono mille calunnie contro di lui, ebbero persino l'accortezza di riguadagnare il re e di impegnarlo a una crudele persecuzione contro i cristiani; ma tutti i loro intrighi non poterono impedire il progresso della religione. Il numero dei fedeli salì in pochi giorni a più di tremila in quella città, ed erano tutti così ferventi che non ce n'era uno che non fosse pronto, non solo a perdere i suoi beni, ma anche a versare il suo sangue per la difesa della fede. Tuttavia, diverse ragioni obbligarono il nostro Santo a riprendere la strada delle Indie, dove gli affari della sua Compagnia e della nuova cristianità richiedevano necessariamente la sua presenza. Lasciò dunque il Padre Cosme de Torrez e il fratello Giovanni Fernandez a Yamaguchi, e si recò al porto di Hiji, vicino a Funai o Fuchu, capitale del regno di Bungo, per salire su una nave portoghese che vi era arrivata carica di merci.

Non ci fermeremo a descrivere qui gli onori che gli furono fatti quando arrivò a quella nave, e quando di là fu condotto a Fuchu, al palazzo del principe; il suo cammino non fu meno augusto di quello di un sovrano; l'accoglienza che ricevette dal re di Bungo fu così gloriosa che mai si era visto un uomo privato in Giappone trattato con tanto rispetto e magnificenza. Quel re, dopo avergli fatto rendere mille onori dai suoi ufficiali, si inchinò per tre volte davanti a lui fino a terra, lo prese per mano, lo fece sedere al suo fianco e, abbandonando l'orgoglio della maestà reale, di cui i re del Giappone non si spogliano mai in pubblico, si intrattenne familiarmente con lui come con il suo amico particolare. In seguito, per un favore del tutto straordinario, lo fece mangiare alla sua tavola; e, poiché concepì un'alta idea della religione cristiana, gli diede potere di annunciarla nei suoi Stati e di conferire il battesimo a tutti coloro che lo avrebbero chiesto. Francesco ebbe ancora in quella città da sostenere il furore dei bonzi. Entrò spesso in discussione regolata con loro e mostrò la follia delle loro immaginazioni e la stravaganza della loro setta. Stabilì, d'altra parte, con una luce e una solidità meravigliose, la verità del cristianesimo, e Dio sparse tanta unzione sulle sue parole che gli idolatri stessi, soprattutto il re, i principi e i signori della corte, applaudirono a tutto ciò che diceva e gli diedero ragione. Tuttavia, pochi di coloro che lo ascoltavano furono giudicati degni di ricevere il sacramento della rigenerazione; poiché, sebbene sottomettessero il loro spirito alle verità della fede, erano tuttavia impegnati in vizi vergognosi che non erano ancora risoluti ad abbandonare. Ciò non avvenne che alcuni anni dopo, quando nuovi missionari furono inviati per coltivare quel campo che il nostro beato apostolo aveva scoperto e sul quale aveva gettato i primi semi della dottrina cristiana.

Martirio 08 / 09

Ultimo viaggio e morte a Sancian

Tentando di entrare in Cina, si ammala sull'isola di Sancian e muore in povertà il 2 dicembre 1552.

Essendo tutto pronto al porto di Figen per l'imbarco, san Francesco prese finalmente congedo dal re di Bungo, che gli aveva riservato tante attenzioni. Era il 20 novembre 1551, due anni e quasi quattro mesi dopo il suo arrivo in Giappone. Il suo disegno era di recarsi a Malacca, che sapeva, per rivelazione, essere assediata per mare e per terra da un potente esercito di Giavanesi e Malesi, e di dirigersi da lì a Goa, dove lo Spirito Santo lo chiamava e gli diceva interiormente che la sua presenza era necessaria. La navigazione fu dapprima abbastanza felice; ma, nei pressi dell'isola di Meleitor, si levò una tempesta così furiosa che non se ne può immaginare una più terribile. La scialuppa, dove si trovavano quindici uomini, fu strappata dai venti dai fianchi della grande nave e trascinata in mari assai lontani. Quella stessa nave si vide a un passo dal naufragio, tanto che i passeggeri, quasi inondati da una montagna d'acqua, non attendevano altro che il colpo finale della morte; ma il Santo fece tanto con le sue lacrime, ai piedi del crocifisso, che ottenne da Nostro Signore la salvezza di tutta la sua compagnia. La tempesta si placò, la nave su cui si trovava fu messa fuori pericolo, e coloro che navigavano nella scialuppa lo videro seduto accanto a loro, mentre teneva il timone e la riportava, in mezzo alle burrasche e alle tempeste, dritta verso la nave dalla quale i venti l'avevano separata. Molti altri miracoli avvennero nel corso di questo viaggio; ma ciò che è ben più considerevole è che, avendo detto al suo pilota che nessuna delle navi su cui sarebbe salito avrebbe mai fatto naufragio, si è vista in seguito la verità di questa predizione, poiché, avendo quel pilota comandato diverse navi in pessime condizioni, sulla fiducia che aveva in questa promessa, non gli è mai capitato alcun incidente. Similmente, avendo il Santo assicurato riguardo a una nave chiamata Santa Croce che non sarebbe perita in mare, ma che si sarebbe disfatta nel luogo in cui era stata costruita, essa corse in seguito, per più di trent'anni, tutti i mari dell'Asia, in mezzo a mille pericoli e con carichi molto più pesanti di quanto potesse portare, senza soffrire né la bonaccia né le tempeste, e andò infine a disfarsi sulla riva di Cochin, che era il luogo in cui era stata assemblata.

La brevità richiesta da questo compendio non ci permette di dilungarci su ciò che fece san Saverio, tanto a Malacca quanto a Goa, al tempo del suo ritorno. Diremo solo che vi prese la risoluzione di eseguire al più presto ciò che si era proposto fin da quando era in Giappone, vale a dire andare a portare la fede in Cina, perché riconobbe sempre più che tutta la corruzione delle Indie e del Giappone veniva da lì, e che non si sarebbe mai riusciti a sradicare l'idolatria in quei vasti paesi se non l'avessimo prima sradicata in Cina. Fece approvare il suo disegno al viceré del Portogallo e al vescovo di Goa, la cui autorità si estendeva su tutte le Indie. Regolò gli affari delle altre missioni e quelli della Compagnia e provvide ai bisogni di tutti i cristiani che aveva guadagnato a Gesù Cristo dal suo arrivo in Levante. Nominò rettore del collegio di Goa e vice-provinciale delle Indie il reverendo Padre Gaspare Barzeo, che era un uomo di prudenza e virtù consumate; gli diede per iscritto istruzioni ammirevoli per ben governare i suoi inferiori e per lavorare utilmente alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Infine, riconoscendolo allora come suo superiore, si mise in ginocchio davanti a lui, alla presenza di tutta la comunità, e gli promise obbedienza. Così, essendo tutto disposto per salpare, si imbarcò il giovedì santo, 14 aprile 1552, e prese la via della Cina. Passando per Malacca, si dedicò al servizio degli appestati con la stessa generosità con cui l'aveva fatto in tante altre occasioni. Risuscitò anche un morto, che si era ucciso sconsideratamente, mettendo in bocca il ferro di una freccia avvelenata. Ma il suo viaggio fu ostacolato dal governatore della città in modo così maligno e ostinato che non vi fu mai nulla di più barbaro. Fu costretto a lasciare a Malacca l'ambasciatore del Portogallo, che doveva condurlo in Cina, a salire su un'altra nave rispetto a quella che l'aveva portato e a mettersi in compagnia della gente di quel perfido governatore, che, all'esempio del loro padrone, non avevano che durezza per lui. Non smise lungo il cammino di colmarli di favori. Essendo finita la loro acqua, cambiò quella del mare in acqua dolce, per liberarli da una crudele sete che infiammava le loro viscere. Li predicò spesso, per farli rinunciare alla voluttà e all'interesse, che sono le passioni che dominano maggiormente nei mercanti. Fece loro diverse predizioni, il cui evento non mancò di giustificare la verità. Essendo un bambino caduto nel fondo del mare, lo fece tornare sei giorni dopo, e lo rese pieno di salute e di vita a suo padre: ciò che fu causa della conversione di quell'uomo, che era maomettano.

Arrivò infine a Sancian, che è un'isola che guarda Canton, ci ttà del Sancian Isola vicino alla Cina dove morì Francesco Saverio. la Cina, e che ne dista solo sei leghe. Gli sarebbe stato facile passarvi, senza il divieto che era allora in vigore di non permettere l'ingresso ad alcuno straniero, chiunque fosse; ma, poiché quest'ordine era esattamente osservato e le porte erano per questo guardate con estremo rigore, fu costretto a cercare vari mezzi per procurarsene l'apertura. Mentre impiegava a questo fine ora le preghiere e le lacrime ai piedi del crocifisso, ora ciò che Dio gli aveva dato di prudenza e di luce, cadde gravemente malato di una febbre maligna, accompagnata da disgusto, coliche e mal di testa, che fecero presto giudicare che non ne sarebbe guarito. Si ritirò dapprima nella nave, che era l'ospedale comune dei malati, per morire povero, come era sempre vissuto povero. Ma, poiché l'agitazione continua che vi sentiva aumentava il suo dolore alla testa e gli impediva di applicarsi così liberamente al suo Dio, chiese, il giorno seguente, di essere riportato a terra. Lo trasportarono e lo lasciarono sulla riva, esposto alle ingiurie dell'aria e a un vento del nord molto pungente, che soffiava allora. Sarebbe morto privo di ogni soccorso, se un portoghese, più caritatevole degli altri, chiamato Giorgio Alvarez, non l'avesse fatto portare nella sua capanna, che non valeva tuttavia molto meglio della riva, ed era aperta da ogni parte. Questo servitore di Dio passò tredici giorni in questa estrema povertà, privo generalmente di ogni cosa. Lo salassarono due volte; ma lo salassarono così male che i nervi ne furono offesi e cadde ogni volta in debolezza e convulsione. Non ebbe altro nutrimento, in questa estremità, che un po' di mandorle che il capitano della nave gli diede per carità.

Tuttavia, più la sua ora ultima, di cui Dio gli aveva dato conoscenza, era vicina, più si infiammava del desiderio dell'eterna beatitudine. Non erano che aspirazioni devote, che preghiere brevi e affettuose. Diceva senza sosta: «Gesù, Figlio di Davide, guardatemi con occhio di misericordia»; o bene, adorando le tre persone divine: «O santissima Trinità!» o invocando la Regina del cielo: «Mostrate di essere Madre». Infine, il 2 dicembre, che era un venerdì, avendo gli occhi tutti bagnati di lacrime e teneramente attaccati al suo crocifisso, pronunciò queste parole: «Ho speranza in voi, mio Signore, e sono assicurato che non sarò mai confuso». E, allo stesso tempo, colmo di una gioia celeste che apparve sul suo volto, rese dolcemente lo spirito verso le due del pomeriggio. Fu nel 1552, nel quarantaseiesimo anno della sua età.

Culto 09 / 09

Culto, incorruttibilità e reliquie

Il suo corpo, ritrovato intatto, viene trasferito a Goa. Il suo braccio viene inviato a Roma e viene canonizzato nel 1622 da Gregorio XV.

[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]

San Francesco Saverio fu sepolto la domenica successiva alla sua morte. Il suo corpo fu riposto in una cassa abbastanza grande, secondo l'uso cinese, e questa cassa fu riempita di calce viva, affinché, consumate le carni più rapidamente, si potessero trasportare le ossa a Goa. Il 17 febbraio 1553, si aprì la bara per vedere se le carni fossero consumate; ma, quando si tolse la calce dal viso, lo si trovò fresco e vermiglio, come quello di un uomo che dorme dolcemente. Il corpo era anche molto integro e senza alcun segno di corruzione. Si tagliò, per accertarsene maggiormente, un po' di carne vicino al ginocchio, e ne uscì del sangue. La calce non aveva minimamente danneggiato gli abiti sacerdotali con i quali era stato sepolto. Il santo corpo esalava un odore più dolce e più gradevole di quello dei profumi più squisiti. Fu posto sulla nave e portato a Malacca, dove si approdò il 22 marzo. Gli abitanti di quella città lo ricevettero con il massimo rispetto. La peste, che vi faceva sentire i suoi flagelli da alcune settimane, cessò improvvisamente. Il corpo del santo missionario fu sepolto nel cimitero comune. Essendo stato trovato fresco e intero, il mese di agosto successivo, fu trasportato a Goa e deposto nella chiesa del collegio di San Paolo il 15 marzo 1554. In quell'occasione si verificarono diverse guarigioni miracolose.

Nel 1612, quando si volle staccare dal corpo, ancora fresco, flessibile e colorito, il braccio destro per inviarlo a Roma, si incontrarono grandi difficoltà; infine il Santo, cedendo alle suppliche degli astanti, presentò egli stesso questo braccio al chirurgo e, subito dopo la prima incisione, il sangue colò con tanta abbondanza come se il corpo fosse stato pieno di vita! Se ne imbevvero dei lini che i Padri di Goa inviarono a Filippo IV, re di Spagna, e se ne raccolse in un flacone che fu inviato con il braccio alla Casa di Roma. La mano fu divisa tra i collegi di Cochin, Malacca e Macao. L'imbarcazione che trasportava queste sante reliquie in Europa fu incontrata e inseguita da corsari; stava per essere raggiunta, quando il capitano esclamò: «Si porti il braccio del santo Padre sulla coffa! Metterà i pirati in fuga». L'ordine fu eseguito e i predoni del mare virarono di bordo, si allontanarono a vele spiegate e non riapparvero più.

Di queste preziose reliquie, il braccio è rimasto a Roma, il flacone di sangue è nella Casa professa di Parigi. La corte di Roma, sollecitata dai sovrani del Giappone e dal re del Portogallo a procedere alla canonizzazione di Francesco Saverio, esaminò la sua causa, riconobbe ventiquattro reintegrazioni giuridicamente provate e ottantotto miracoli eclatanti operati durante la vita dell'illustre Santo; una bolla di papa Paolo V, in data 25 ottobre 1605, lo dichiarò Beato. Fu canonizzato da Gregorio XV, il 12 marzo 1621 Grégoire XV Papa che elevò la congregazione al rango di ordine regolare nel 1621. , con tutte le cerimonie ordinarie; ma la morte di Gregorio XV ritardò la pubblicazione della bolla, che fu data da Urbano VIII, suo successore, in data 6 agosto 1623.

Nel 1670, con un decreto del 14 giugno, papa Clemente X fissò la festa di san Francesco Saverio al 3 dicembre e ordinò, con lo stesso decreto, che il suo ufficio fosse di rito doppio per tutta la Chiesa.

Dalla morte del nostro Santo, il numero delle resurrezioni ottenute per l'invocazione dei suoi meriti — riconosciute dalla corte di Roma, unite agli atti della canonizzazione, sia prima che dopo la pubblicazione della bolla — saliva, nel 1715, alla cifra enorme di ventisette, di cui quattro ottenute da pochi anni.

Sarebbe difficile dire in quale paese cattolico questo Santo non sia invocato con ardente devozione; ovunque si pubblicano numerosi miracoli dovuti alla sua intercessione.

Si moltiplicarono forse ancora più che altrove al castello di Saverio. Si fece una cappella della stanza in cui era nato e i pellegrini vi accorsero in folla. La Navarra lo scelse come patrono e, ancora oggi, tutti i navarresi danno al battesimo il nome di Saverio ai loro figli, e i pellegrinaggi sono sempre numerosi a questa cappella, consegnata al pubblico dai discendenti della famiglia del nostro Santo. Tutti hanno conservato, con religioso rispetto, questo nobile maniero, illustrato da così gloriosi ricordi. Il castello di Saverio è ancora quello che era nel 1524, quando Dom Francisco se ne allontanava per sempre... La cappella della nobile famiglia è rimasta quella che era al tempo in cui la felice e triste madre del grande apostolo d'Oriente vi andava a trarre la forza di ringraziare Dio per tanta sofferenza e felicità.

Nel 1744, per ordine del re Giovanni IV, l'arcivescovo di Goa e il marchese di Castel-Nuovo, viceré delle Indie, accompagnati da tutti i grandi dignitari, fecero la visita dei resti di san Francesco Saverio e constatarono, con tutte le formalità richieste, la perfetta conservazione del suo corpo. Papa Benedetto XIV, vedendo i miracoli senza numero che si ottenevano ogni giorno per i suoi meriti, lo dichiarò protettore dell'Oriente, con un breve del 24 febbraio 1747.

Nel 1762, il Padre Cicala, della Congregazione dei Lazzaristi, assistette all'esposizione delle reliquie del grande apostolo, il 10, 11 e 12 febbraio. Scriveva che il concorso del popolo era stato così considerevole quell'anno, che superava tutto ciò che si era visto da trent'anni, per la sua premura di venire a visitare la santa tomba. Vi si era accorsi da tutte le parti delle Indie. La bara, di otto piedi di lunghezza, di due piedi di altezza e chiusa da tre serrature, fu aperta alla presenza del vescovo di Cochin, amministratore della diocesi di Goa, di tutto il clero, di tutti gli Ordini religiosi, del viceré e di tutti i grandi dignitari e magistrati. Il corpo del Santo era interamente ricoperto da un velo di stoffa di seta che fu tolto, e tutti gli astanti poterono contemplare ciò che restava del grande apostolo d'Oriente. Era rivestito degli abiti sacerdotali; la sua casula, dono della regina del Portogallo e bordata dalla sua mano, era della massima freschezza. Il corpo non aveva il minimo indice di corruzione; ma non aveva più le apparenze di vita che aveva conservato per più di un secolo. «La pelle», scriveva il Padre Cicala, «la pelle, e la carne che è disseccata, è totalmente unita con le ossa; si vede un bel bianco sul volto; gli manca solo il braccio destro che è a Roma, e due dita del piede destro, così come gli intestini». I piedi soprattutto si sono conservati nella massima bellezza.

Un frammento del braccio destro era stato concesso al collegio che la Compagnia di Gesù aveva stabilito a Macao; ma sotto l'influenza o piuttosto sotto la dominazione inglese, il collegio dei Gesuiti fu trasformato in caserma, la chiesa sola fu conservata. Nel 1824, un'imprudenza dei soldati diede fuoco alla caserma; i soccorsi furono mal diretti, l'incendio divorò gli edifici, raggiunse la chiesa e non lasciò che rovine... Ci sbagliamo: in mezzo a questa grande e deplorevole distruzione, un miracolo sorprendente fu constatato: quattro statue soltanto erano state rispettate dalle fiamme; quattro statue soltanto erano rimaste in piedi, e tutte e quattro perfettamente intatte: erano quelle di sant'Ignazio di Loyola, di san Francesco Saverio, di san Francesco Borgia e di san Luigi Gonzaga.

Numerose reliquie dei Martiri del Giappone scomparvero in questo disastro... Quella di san Francesco Saverio fu la sola a salvarsi! Oggi, la mummia si vede ancora, rivestita del costume che il Santo portava da vivo. Il volto è vermiglio, alcuni capelli grigi ornano le tempie, l'orbita dell'occhio fa sporgenza sotto le sue arcate fortemente accentuate da sopracciglia folte; il naso solo sembra aver sofferto un po'. Si esponeva un tempo questa santa reliquia senza avere la precauzione di metterla in una vetrina; una dama troppo fervente staccò con un colpo di denti una delle dita del piede del Santo; da quel tempo si sono dovute prendere precauzioni affinché simili atti non si rinnovassero.

Potremmo citare fatti ancora più recenti, che attestano che la potenza dei meriti dell'illustre apostolo è ben lungi dall'essere affievolita. In Belgio, si è formata un'associazione per la conversione dei pescatori, sotto il patrocinio di san Francesco Saverio, e questa associazione ottiene numerosi miracoli di conversioni. Chi non conosce il bene che si opera tramite un'associazione di altro genere, fondata a Parigi, per gli operai, sotto lo stesso patrocinio e la stessa invocazione? E chi non conosce i progressi meravigliosi e sempre crescenti di quella della Propagazione della Fede ugualmente posta sotto la sua protezione?

La tomba di san Francesco Saverio essendo stata aperta a Goa nel 1859, il corpo del Santo fu trovato intatto e ben conservato come il giorno dopo la sua morte.

Questo racconto è del Padre Giry. Lo abbiamo completato con la Revue catholique de Louvain, 1859. — Cfr. Histoire du Saint, di Daurignac.

ARCICONFRATERNITA DEL SACRO CUORE DI MARIA.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita al castello di Xavier in Navarra (1506)
  2. Studi e insegnamento presso il collegio di Beauvais a Parigi
  3. Incontro con Sant'Ignazio di Loyola al collegio di Santa Barbara
  4. Voti a Montmartre (1534) e fondazione della Compagnia di Gesù
  5. Partenza per le Indie come nunzio apostolico (1541)
  6. Missione a Goa, sulla costa della Pescheria e in Giappone (1549)
  7. Morte sull'isola di Sancian alle porte della Cina (1552)

Miracoli

  1. Incorruttibilità del corpo constatata a più riprese
  2. Resurrezioni di morti (27 censite)
  3. Trasformazione dell'acqua di mare in acqua dolce
  4. Il crocifisso riportato da un granchio dopo una tempesta
  5. Dono delle lingue per predicare ai giapponesi e ai cinesi

Citazioni

  • Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi è così infelice da perdere la propria anima? Parole di Nostro Signore ripetute da Ignazio di Loyola
  • Basta, Signore, basta, risparmiate il mio povero cuore. Francesco Saverio in estasi

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo