Rinchiusa in una torre dal padre pagano Dioscoro per la sua grande bellezza, Barbara si convertì segretamente al cristianesimo. Dopo aver distrutto gli idoli e sopravvissuto a numerosi supplizi miracolosamente guariti, fu decapitata dal proprio padre nel 235. Quest'ultimo fu immediatamente colpito da un fulmine divino, rendendo Barbara la protettrice contro le morti improvvise.
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SANTA BARBARA, VERGINE E MARTIRE,
A NICOMEDIA, IN BITINIA.
Origini ed educazione
Barbara, figlia del pagano Dioscoro a Nicomedia, riceve un'educazione accurata e si eleva attraverso la ragione alla nozione di un Dio unico.
Usuardo e Adone, nei loro Martirologi, dicono che sa nta Barbara sainte Barbe Vergine e martire del III secolo, patrona contro i fulmini. fosse della Toscana; Metafraste, al contrario, e Mombrice scrivono che fosse di Eliopoli; ma è più probabile, secondo Baronio, che il suo paese fosse Nicomedia. Ebbe per padre un uomo di rango, chiamato Dioscoro, che era Dioscore Padre di santa Barbara e suo carnefice. molto dedito al culto degli idoli.
Costui, vedendo che sua figlia, già giunta all'adolescenza, era di una bellezza assai notevole, e comprendendo i pericoli ai quali non avrebbero tardato ad esporla grazie senza eguali unite a un'immensa fortuna, immaginò di rinchiuderla in una fortezza inaccessibile. La celebre torre era ben lontana dal somigliare a una prigione; la si poteva considerare piuttosto come un palazzo magnifico, notevole per la sua elevazione, per il numero e la sontuosità dei suoi appartamenti, protetto allo stesso tempo da mura di cinta simili a bastioni. La giovane vergine vi fu presto introdotta, e nessuno vi poteva entrare, ad eccezione dei suoi servitori e dei suoi maestri. Dioscoro, nel sequestrarla così, teneva allo stesso tempo a renderle la solitudine gradevole; a tal fine, aveva fatto stabilire, ai piedi dell'edificio, un giardino pieno delle attrattive più varie, dove Barbara poteva ricrearsi e respirare un'aria pura, e, siccome era il più superstizioso degli uomini, erano state, per suoi ordini, collocate numerose statue dei falsi dei sotto gli occhi dell'innocente prigioniera, nella speranza che diventassero insensibilmente l'oggetto della sua venerazione e del suo culto.
Suo padre, felice di trovare in lei belle disposizioni per lo studio, si affrettò a coltivarle. La affidò ai maestri più abili, che le fecero studiare i poeti, gli oratori e persino i filosofi. L'applicazione della giovane allieva, frutto del suo ardente desiderio di istruirsi, la sua estrema facilità nel superare le difficoltà più serie, le procurarono i più grandi successi. Il suo spirito penetrante fu colpito da tutto ciò che contenevano di assurdo gli insegnamenti del paganesimo sulla pluralità degli dei, nati gli uni dagli altri e schiavi delle più vergognose passioni, e, allo stesso tempo, simile all'ape che sa trarre dai fiori più amari e più velenosi il succo pieno di dolcezza di cui compone il suo miele, scoprì, tra questi grossolani errori del politeismo, le verità fondamentali che le tradizioni primitive vi avevano conservato, e, separando così l'oro puro da una vile lega, si elevò per gradi alla nozione di un Dio unico e sovrano. Questi primi raggi della verità, diffusi nella sua anima e fecondati dalla dolce
VIES DES SAINTS. — TOME XIV.
influenza della grazia, vi lasciarono la più viva e la più profonda impressione.
Conversione e battesimo
In contatto con Origene, viene istruita da Valentino e riceve un battesimo miracoloso segnato da una visione di san Giovanni Battista.
Un giorno, ispirata dall'ardore del suo zelo per il vero Dio, che vedeva misconosciuto dalle persone a lei più care, disse a suo padre: «Che cosa significano, padre mio, queste figure di uomini che sono davanti a noi?» — «A cosa pensi, figlia mia?» risponde subito Dioscoro, «queste sono le figure dei nostri dei, che tutti dobbiamo adorare». — «Ma non sono stati un tempo uomini?» riprese Barbara. — «Sì, certamente», replicò il padre; «ma oggi sono dei, e non si può dubitarne senza commettere un crimine».
La giovane fanciulla, che Dio aveva prevenuto con una saggezza ben superiore alla sua età, diventava, grazie al buon uso delle grazie del Signore, sempre più degna dei doni della fede, sempre più capace di credere e di adorare i grandi misteri che la religione insegna. Dio, continuando a circondarla con le cure della sua Provvidenza, le procurò il favore di mettersi in contatto con Origene, il primo dei dottori cristia ni dell Origène Grande teologo e maestro di Gregorio a Cesarea. a sua epoca. Tra i suoi servitori, ne trovò uno a cui poté comunicare il suo disegno e affidare la sua delicata commissione. Il suo messaggero fedele portò, da parte sua, a Origene, una lettera nella quale erano esposte le disposizioni della sua anima e l'ardore dei suoi santi desideri. Origene, pieno di gioia alla notizia che gli veniva portata, si prostrò con la faccia a terra, lodando e benedicendo il Signore, che per la sua grazia operava tante meraviglie e non cessava di far brillare la luce della verità in mezzo alle tenebre più fitte del paganesimo; e questo tratto di misericordia gli servì ad affermare sempre più i cristiani nella fede e a ravvivare la loro fiducia e il loro fervore. Dopo essersi abbandonato ai sentimenti di riconoscenza e di pietà di cui la sua anima era colma, lo zelante dottore le scrisse e, scegliendo uno dei suoi discepoli più istruiti, chiamato Valentino, lo fece partire per Ni comedia con Valentinien Discepolo di Origene inviato per istruire Barbara. l'inviato della nostra neofita. Barbara trovò il modo di introdurre Valentino nella torre, e lo ricevette con i più grandi riguardi, come se fosse stato un inviato disceso dal cielo. Valentino compì con ardore la sua santa missione e, attraverso istruzioni lunghe e frequenti sui misteri della Santissima Trinità, dell'Incarnazione e della Redenzione, sulla legge divina e i sacramenti, sulle nostre destinazioni eterne, supplì a tutto ciò che Origene non aveva potuto racchiudere nella sua lettera. Il buon seme gettato in una terra ben preparata produce frutti abbondanti. Così la parola di Dio, che Barbara ebbe la felicità di ascoltare, fu per il suo spirito e per il suo cuore una fonte di vive luci e di eccellenti sentimenti. Cominciò a concepire un profondo disprezzo per i beni passeggeri e frivoli di questo mondo, e a sospirare dopo le gioie dell'eternità. Il battesimo, il primo e il più necessario di tutti i sacramenti, divenne l'oggetto dei suoi più ardenti desideri; i suoi voti furono presto esauditi.
Alcuni autori dicono che questo sacramento le fu conferito da Valentino, l'inviato di Origene, senza che accadesse nulla che uscisse dalle vie ordinarie della Provvidenza. Secondo altri, la cui autorità è molto più grande, Barbara fu battezzata con un concorso di circostanze tutte miracolose, come stiamo per vedere.
Essendo un giorno in preghiera, prostrata a terra, in uno degli appartamenti inferiori della sua abitazione, e spinta, senza dubbio, da un'ispirazione divina, esclamò: «Mio dolcissimo maestro e sovrano Signore Gesù Cristo, voi che, per mezzo di Mosè, vostro servitore, avete un tempo tratto dell'acqua da una roccia nel deserto, aprite per me, in questo luogo, una fonte d'acqua viva e degnatevi di benedirla, affinché nel nome della santa e indivisibile Trinità, io possa ricevere il battesimo ed essere purificata da tutte le mie colpe». Tutto a un tratto zampillò davanti a lei una fonte abbondante, che, dopo aver riempito un grande vaso posto in quel luogo, continuò a scorrere e si divise in quattro parti con la forma di una croce. Dopo aver preparato, con un primo prodigio, la materia del sacramento che doveva ricevere, Dio completò la sua opera con un miracolo ancora più eclatante. San Giovanni Battista appar ve accanto all'onda Saint Jean-Baptiste Figura biblica citata in confronto per la sua precoce santificazione. zampillante e, per rassicurare la fervente catecumena, le disse: «La pace sia con voi»; e avendole fatto conoscere, in poche parole, la causa della sua presenza, mise il colmo alla sua felicità conferendole lui stesso un battesimo ben altrimenti efficace di quello che un tempo dava ai Giudei nelle acque del Giordano.
Il santo Precursore, avendo adempiuto alle funzioni di questo ministero straordinario, scomparve, lasciando la nuova cristiana abbandonata ai trasporti della sua gioia e agli slanci della sua riconoscenza. Ma, come se fosse venuto per preparare, anche in questa circostanza, le vie al Salvatore del mondo, non appena si fu ritirato, Gesù Cristo stesso, sotto la figura di un giovane splendente di bellezza, favorì santa Barbara della sua presenza e, accordandole una grazia simile a quella che ricevettero molte altre Sante, e in particolare santa Caterina, vergine e martire, le rimise una palma e un anello d'oro, dicendole: «Vengo, nel nome di mio Padre, a prenderti come mia sposa».
Vocazione e ascetismo
Divenuta sposa mistica di Cristo, rifiuta il matrimonio e si dedica a una vita di preghiera e mortificazione nella sua torre.
Illuminata dalle vive luci della fede, colma della grazia del battesimo, divenuta sposa di Gesù Cristo, Barbara ci apparirà d'ora in poi come tutta trasformata in Dio, ispirandosi ormai solo alle massime più perfette del Vangelo. Per porre una barriera invalicabile tra sé e il mondo, rinunciò a ogni sistemazione terrena e consacrò per sempre il suo corpo e la sua anima all'amore e al servizio di Dio. Non era infatti agli uomini che Dio riservava questa creatura privilegiata che aveva colmato dei suoi favori; lui solo era degno di cogliere questo giglio così puro. Compiuto il generoso sacrificio di Barbara, avendo il suo divino Sposo ricevuto i suoi giuramenti, non le restava che conservargli una fedeltà inviolabile; era per lei, è vero, un dolce obbligo; ma come compierlo, in mezzo a una famiglia dedita all'idolatria? La casta sposa di Gesù Cristo non poteva, senza una viva opposizione, innalzare lo stendardo della verginità.
La solitudine in cui Barbara viveva non la faceva dimenticare al mondo; coloro che aspiravano a ottenerla come sposa avevano da tempo rivolto verso la sua abitazione sguardi pieni di speranza. Più suo padre si prendeva cura di sottrarla agli occhi degli uomini, più questi si occupavano di lei. Si amava intrattenersi sulle sue brillanti qualità; si parlava con ammirazione della sua bellezza, della sua saggezza, della nobiltà della sua famiglia, dei grandi beni che le erano riservati. Non tardò dunque a essere chiesta in matrimonio dai più potenti signori della provincia.
Dioscoro, nonostante il suo desiderio di non separarsi dalla figlia, credette di doverle fare delle aperture riguardo al suo futuro e parlarle delle proposte vantaggiose che gli erano state fatte. Barbara non solo fu insensibile a tali comunicazioni, ma si affrettò a testimoniare la più viva ripugnanza per il matrimonio e in particolare per tutto ciò che avrebbe potuto separarla da suo padre. Non aspirava, gli diceva con effusione di cuore, che a vivere con lui, per essere un giorno il sostegno e la consolazione della sua vecchiaia. Affascinato da queste parole e toccato fino alle lacrime dai bei sentimenti di sua figlia, il padre si guardò bene dall'insistere; abbracciò teneramente la sua cara bambina e le promise di raddoppiare le attenzioni per rendere il suo soggiorno sempre più piacevole.
La giovane vergine, pur esprimendo con sincerità il suo grande affetto per il padre e la sua avversione per ogni alleanza matrimoniale, aveva dovuto mantenere il silenzio sul motivo principale della sua condotta, ma i giorni di pace e di tranquillità che aveva potuto ottenere così non furono di lunga durata. I giovani principi che desideravano sposarla e che avevano visto fallire le loro prime richieste, fecero nuove istanze e riuscirono facilmente a guadagnarsi Dioscoro. Gli rappresentarono i vantaggi di un'alleanza ricca e potente, che lo avrebbe fatto rivivere circondato dal rispetto e dall'amore dei suoi discendenti. Barbara, dal canto suo, sempre più rafforzata dalla grazia nei suoi santi propositi, respinse, come la prima volta, ogni proposta contraria al suo voto e rimase interamente insensibile alla voce della carne e del sangue. Suo padre non vide ancora nella sua condotta né ostinazione né disobbedienza; credette che bisognasse usare pazienza e ricorrere alla persuasione piuttosto che alla violenza, sperando che col tempo nuove riflessioni avrebbero portato a un cambiamento nelle disposizioni di sua figlia.
Dioscoro, convinto che un'assenza prolungata da parte sua avrebbe fatto impressione sul cuore di sua figlia, che avrebbe stimolato in lei il sentimento della tenerezza filiale e l'avrebbe resa infine più docile alle sue volontà, risolse di allontanarsi al più presto. Prima di allontanarsi dalla figlia, diede ordini di far preparare con lusso una sala da bagno nella torre, affinché nulla mancasse di tutto ciò che avrebbe potuto procurare il suo benessere e provarle la dedizione di suo padre. Ma la giovane e nobile prigioniera pensava a ben altro che ai suoi piaceri; impiegava i giorni e una parte delle notti nella preghiera, nel canto di inni e cantici: «Benedirò il Signore in ogni tempo», diceva con il Profeta, «e la sua lode sarà sempre sulla mia bocca». La lettura dei libri santi faceva le sue delizie; amava specialmente meditare sulle otto beatitudini, questo sublime compendio delle massime evangeliche che ci presenta la felicità eterna sotto tanti aspetti attraenti. Si formava attraverso le sue letture alla pratica di tutte le virtù, ma soprattutto di un'inalterabile dolcezza e di una pazienza incrollabile, prevedendo il bisogno che ne avrebbe avuto un giorno. Con questo pensiero, nutriva specialmente il suo spirito di questa massima: «Beati coloro che soffrono persecuzione per la giustizia». Per essere ancora meglio preparata al martirio, si mortificava senza sosta, digiunando ogni giorno e portando abitualmente un rude cilicio. Con tali mezzi, domò le ribellioni della carne, l'abituò al sacrificio e assicurò la vittoria e il trionfo dello spirito sui sensi.
Conflitto paterno e simbolismo
Distrugge gli idoli di suo padre e fa aprire una terza finestra nella sua torre per simboleggiare la Santissima Trinità.
Il Signore, dal canto suo, per preparare la giovane eroina al compimento dei suoi grandi destini, la colmava di nuove grazie; gli angeli la consolavano e la fortificavano con visite frequenti; Gesù Cristo stesso si degnò di apparirle di nuovo più volte. Un giorno si fece vedere a lei sotto le sembianze di un meraviglioso fanciullo pieno di grazia, che, un istante dopo, apparve tutto coperto di ferite e di sangue. Questo spettacolo lasciò nella sua anima un misto di tristezza e di gioia, e le ispirò i più teneri e ardenti sentimenti d'amore per Gesù. Animata da un nuovo zelo contro l'idolatria, tutta compenetrata di orrore per gli odiosi oggetti di quel culto infernale, percorse la torre, che quei simulacri dei falsi dei posti ovunque rendevano simile a un tempio d'idoli. Armata allora di una forza soprannaturale, rovescia quelle divinità di legno, di pietra, di metallo, le sfigura, le frantuma sotto i suoi piedi e getta dalle finestre quegli oggetti odiosi, ripetendo queste parole del salmista: «Diventino come loro quelli che li fabbricano e chiunque confida in loro».
Colma dello spirito di Dio, e considerando che le tre persone divine sono la fonte di tutte le luci che illuminano gli uomini, volle rendere manifesta questa verità attraverso un simbolo esteriore e visibile a tutti, nella parte più elevata della sua abitazione. Fece aggiungere alla sommità della torre una terza finestra alle due che suo padre vi aveva fatto costruire, affinché una luce della stessa natura, penetrando all'interno attraverso queste tre aperture distinte ed eguali tra loro, fosse l'immagine dell'unità della luce divina che, attraverso le tre adorabili persone della Santissima Trinità, illumina e vivifica tutti gli uomini.
Compiuta quest'opera, Barbara si recò nella sainte Trinité Concetto centrale simboleggiato dalle tre finestre della torre. nuova sala del bagno e vi fece incidere da ogni parte, dagli operai, il segno della croce; lei stessa, con il pollice della mano destra, impresse questo segno sacro su una colonna di marmo, che si ammorbidì sotto la sua mano delicata come cera esposta al sole, ricevendo così miracolosamente l'impronta sacra, e allo stesso tempo, l'impronta del piede destro della Santa si impresse profondamente sulla lastra del pavimento.
L'allontanamento di Dioscoro non poteva essere di lunga durata; il pensiero di sua figlia lo preoccupava troppo perché non si affrettasse ad abbreviare il tempo della sua assenza, nonostante le intenzioni contrarie. Essendo dunque tornato a Nicomedia, spinto dal sentimento della tenerezza paterna, corse ad abbracciare la sua bambina. La paura e la speranza si dividevano a turno il suo spirito inquieto: non vedeva l'ora di uscire da quella penosa incertezza. Così, dopo i primi sfoghi del suo cuore, sollecitò Barbara a dargli una risposta positiva alle proposte che la sua assenza le aveva lasciato il tempo di meditare e di apprezzare, perché il momento era giunto di pronunciarsi tra i vari partiti che attendevano con impazienza la sua decisione, e voleva assolutamente che ne accettasse uno, senza indugiare oltre.
Mentre suo padre parlava, la giovane vergine, turbata, abbassava la testa. Il rossore della sua fronte e la tristezza del suo volto mostravano bene quanto quel discorso fosse doloroso per il suo cuore. Rompendo infine il silenzio, protestò che, essendo già unita a uno Sposo celeste e tutto divino, non lo avrebbe mai abbandonato per accettare uno sposo terreno e mortale, e che era disposta a sopportare i mali più grandi e la morte stessa piuttosto che mancare alla sua parola e tradire i suoi giuramenti.
A questo linguaggio fermo e coraggioso, Dioscoro resta interdetto, come colpito da un fulmine; non sa se credere alle sue orecchie o se sia vittima di un sogno crudele; tuttavia, contiene i primi moti della sua ira, non osando provocare spiegazioni che gli rivelerebbero il mistero di cui comincia a sospettare l'esistenza. Ricorre a minacce e promesse, e impiega a turno ciò che esse hanno di più seducente e di più terribile. Ma, vedendo che tutte le sue insistenze sono inutili davanti all'incrollabile risoluzione di Barbara, si ritira, con la rabbia nel cuore.
Fu ben altra cosa quando, percorrendo tutto l'edificio, vide ovunque gli idoli rovesciati, infranti e distrutti, e da ogni parte la croce, che egli detestava, incisa sulle mura e sulle colonne della torre. Interroga, moltiplica le domande, e non sente che questa risposta: «che tutto è stato fatto per ordine di Barbara». Trasportato dalla furia, torna sui suoi passi e, con una finta apparenza di calma, ordina a sua figlia di spiegare la sua condotta.
La giovane e fervente cristiana era tutta tremante di emozione, ma anche tutta infiammata di zelo per la gloria del suo divino Sposo e per la salvezza dell'anima del suo amato padre. Sperando che Dio avesse finalmente concesso l'occasione che attendeva da molto tempo, si dichiarò cristiana con coraggiosa franchezza e si sforzò di mostrare la vanità del culto degli idoli e di stabilire la verità della religione che aveva appena abbracciato.
«Come», disse rispettosamente a suo padre, «come potete considerare come dei statue d'oro e d'argento, di legno e di pietra, questi vani idoli che hanno occhi e non vedono, orecchie e non sentono, piedi e non possono camminare? Come potete adorare, come divinità, immagini di uomini mortali la cui vita è stata macchiata da tanti crimini e di cui non vorreste che io imitassi gli esempi? Ah! mio caro padre, rinunciate a tutte queste vergognose superstizioni e, come me, lasciate le tenebre dell'idolatria per aprire gli occhi alla vera luce; riconoscete il vero Dio; rendetegli il tributo di adorazione che appartiene solo a lui; rendete omaggio al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, a queste tre persone distinte che non sono che un solo Dio. È questo mistero che ho voluto rappresentare, sebbene in modo molto imperfetto, facendo aggiungere una terza finestra alle altre due, nella parte superiore della torre; ho voluto far comprendere che, come attraverso queste tre finestre arriva all'interno dell'edificio una stessa luce del sole, così le tre persone della Santissima Trinità sono la fonte unica della vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Il Figlio di Dio, la seconda persona di questa adorabile Trinità, si è fatto uomo per liberarci con la sua morte dal peccato e dalle sue terribili conseguenze e per salvarci. È a lui che ho consacrato la mia verginità; si chiama Gesù Cristo, e io sono cristiana per sempre».
Fuga e cattura
Minacciata di morte dal padre, ella fugge miracolosamente attraverso una roccia prima di essere tradita da un pastore e imprigionata.
Queste parole, che Dioscoro ebbe la forza di non interrompere, gli fecero conoscere tutta l'estensione della presunta sventura che temeva. Barbara lo aveva appena dichiarato: era cristiana. Non sapendo che partito prendere, cadde in uno sconforto più profondo della prima volta, quando aveva solo semplici indizi del cambiamento della giovane vergine. Dominato ancora dalla sua estrema tenerezza per una figlia unica, l'unica erede dei suoi titoli e dei suoi grandi beni, le dipinge il quadro più spaventoso di tutto ciò che aveva da temere, lui e tutta la sua parentela, da parte di un imperatore nemico accanito del cristianesimo, se venisse a sapere che esso è praticato persino nella casa di Dioscoro; e accompagna le sue parole con lacrime e suppliche. Ma tutto è inutile: lacrime, suppliche, promesse, minacce, considerazioni umane, nulla può scuotere l'intrepida eroina. Allora, simile a un torrente di cui si sono a lungo trattenuti i flutti impetuosi e che, riuscendo infine a rompere i suoi argini, porta ovunque desolazione e morte, la furia di Dioscoro non conosce più limiti. Dimenticando di essere padre, ascolta solo la sua disperazione e la sua rabbia, che lo trasformano subito in un crudele tiranno. Afferra la sua spada per trafiggere la figlia e giura per tutti gli dei che sarebbe stato il suo carnefice. Barbara ardeva dal desiderio di versare il suo sangue per Gesù Cristo; ma, spaventata al pensiero di vedere suo padre macchiarsi di un crimine enorme se fosse stata immolata dalla sua stessa mano, supplicò il Signore di venire in suo soccorso e di liberarla da questo pressante pericolo. I suoi voti furono prontamente esauditi.
Mentre fuggiva davanti al padre, un nuovo miracolo gliela fece perdere di vista nel momento in cui stava per raggiungerla. Una roccia, che non poteva superare, si spaccò per lasciarla passare e riprese subito la sua posizione iniziale; nello stesso momento, Barbara fu trasportata come da un vento impetuoso sulla cima della montagna, dove una grotta profonda, mascherata da fitti cespugli, le servì da rifugio. Questi segni così eclatanti della protezione divina in favore della povera fuggitiva avrebbero dovuto calmare l'ira del persecutore e farlo rientrare in se stesso. Ma, simile a un animale feroce assetato di sangue e di carneficina, ascolta solo la sua furia e si lascia trascinare dalla sete di vendetta che lo divora. Cercando da ogni parte la sua vittima, percorre tutti i sentieri, interroga tutti i rifugi. Oppresso dalla fatica, esausto per la violenza della sua passione, stava finalmente per ritirarsi, disperando per il momento di afferrare la sua preda, quando scorse due giovani pastori. Subito accorre, li pressa di domande, li spaventa con le sue minacce, finché uno dei due indicò col dito, tremando, il luogo dove si teneva nascosta la Santa.
A questo segno, Dioscoro rianima le sue forze e si precipita verso la caverna dove si è salvata sua figlia. Questa, sentendolo arrivare, esce dal suo rifugio e avanza, piena di coraggio e di dignità, al suo incontro, imitando il divino Maestro che, nel giardino degli Ulivi, andò incontro ai suoi nemici. La vista di questa innocente fanciulla che si getta ai suoi piedi, lungi dall'appacificarlo, parve raddoppiare la sua collera; come una bestia feroce, afferra la sua preda, la copre di colpi, la calpesta, la trascina per i capelli lungo i sentieri della montagna, tra le pietre e le spine, e la riporta così, a metà morta, nella sua casa; là, la getta in un oscuro carcere, carica di pesanti catene che la stringono strettamente.
Tuttavia la tenera vittima, in mezzo a questi crudeli trattamenti, non proferiva un lamento e conservava un'ammirevole fermezza. Si stimava felice, sull'esempio di san Paolo e degli Apostoli, di essere prigioniera per la causa di Dio. Il suo divino Sposo non la abbandonò nella sua angoscia; le inviò un angelo per consolarla, sollevarla e rianimare le sue forze esauste: «Non temere», le disse, «vergine cristiana, Dio sarà sempre con te, per proteggerti e sostenerti nei tuoi combattimenti». Ella stessa implorava il soccorso del cielo per le sue ultime lotte, e ripeteva con fiducia queste parole del Profeta: «Signore, l'anima mia si è attaccata a te; che la tua mano onnipotente sia il mio sostegno».
Processo e torture
Consegnata al presidente Marciano, subisce atroci supplizi ma rimane incrollabile, raggiunta nella fede da una donna di nome Giuliana.
Santa Barbara ha già compiuto i primi passi nell'arena insanguinata dei martiri; vi camminerà ancora per due giorni, secondo i suoi desideri, per rendere omaggio, attraverso tre giorni di combattimento, alle tre persone della santa Trinità, oggetto costante della sua tenera devozione. Dioscoro continuerà a comportarsi nei suoi confronti come un padre snaturato e barbaro. Se avesse seguito solo le proprie inclinazioni, le avrebbe tolto prontamente la vita; ma temeva, da una parte, di rendersi odioso ai suoi concittadini, di sembrare usurpare i diritti del rappresentante dell'imperatore e di irritarlo, se avesse agito senza il suo consenso; teneva, d'altro canto, a manifestare agli occhi di tutti il suo attaccamento agli dei dell'impero. Guidato da questi vari motivi, si affretta ad andare a trovare président Marcien Consigliere dell'imperatore Valeriano. il presidente Marciano e, riassumendo in poche parole le sue lamentele contro la giovane vergine, la accusa di aver oltraggiato gli dei e abbandonato il loro culto per abbracciare una religione proibita dai decreti dei principi; chiede allo stesso tempo che un ufficiale di giustizia venga a prendere l'accusata per condurla davanti ai giudici, e che sia trattata secondo tutto il rigore degli editti emanati dagli imperatori contro i seguaci di Cristo.
La Santa si vide presto tra le mani dei satelliti del suo nuovo persecutore. Elevando allora il suo spirito verso Dio per implorare il suo soccorso: «Signore», disse, «siate con me, non abbandonatemi; aiutatemi a vincere i miei nemici, che sono anche i vostri; poiché è a causa vostra che gli empi mi perseguitano; rivestitemi di un'armatura divina, affinché nulla possa trionfare della mia debolezza. Se uscirò vittoriosa dal combattimento, tutta la gloria sarà per voi, e gli infedeli stessi saranno costretti a riconoscere la vostra potenza e a renderle omaggio».
Barbara arrivò davanti al presidente, legata come una criminale e tutta contusa per i colpi che aveva ricevuto il giorno prima. Quando Marciano vide questa giovane ragazza, la cui modestia e dolcezza eguagliavano la bellezza, fu toccato da compassione: lungi dal trattarla con estrema severità, come aveva concordato con Dioscoro, ordinò di togliere i suoi legami, biasimò la severità che era stata usata nei suoi confronti e non trascurò nulla per guadagnarla con la dolcezza. «Come», le disse, «avete potuto lasciarvi sedurre dalla vile setta dei cristiani, voi, la figlia di un così potente signore? Perché rattristare la vecchiaia di vostro padre, che aveva per voi un così tenero e vivo affetto? Non vedete che perseverando nel vostro errore, vi priverete di tutti i vantaggi che vi procurerebbero la nobiltà della vostra nascita e il vostro raro merito? Diventate più saggia; rinunciate alle vostre vane superstizioni, e affrettatevi a sacrificare agli dei per evitare una morte ugualmente vergognosa e crudele». L'intrepida cristiana rispose: «Offro ogni giorno un sacrificio di lodi al mio Dio, creatore del cielo e della terra e di tutto ciò che racchiudono. I vostri dei non sono che vani simulacri, opere della mano degli uomini; sotto il loro nome, voi adorate i demoni o uomini disonorati da ogni sorta di vizi. Quanto ai beni di cui mi parlate, non ne faccio più caso del fango che si calpesta sotto i piedi. Non desidero, non stimo che i beni veri ed eterni che mi promette Gesù Cristo, mio Signore e mio Dio».
Queste nobili e coraggiose parole irritarono tanto più il governatore, in quanto vedeva così le sue avances disprezzate e respinte da una giovane ragazza. Da quel momento, non mantenendo più alcun riguardo, si portò verso la generosa cristiana a eccessi tali che l'inferno solo poteva ispirarglieli, e di cui non si saprebbe ascoltare il racconto senza essere colti da orrore. La fece spogliare dei suoi abiti e così crudelmente flagellare che il sangue, scorrendo a grandi fiotti, ruscellava sul pavimento; poi ordinò che si lacerassero con unghie di ferro le numerose ferite di cui le verghe avevano coperto il suo corpo. I pagani stessi non potevano trattenere le lacrime ed esprimevano apertamente i sentimenti di compassione che ispiravano loro gli spaventosi supplizi della giovane vittima.
Santa Barbara sola, come rapita fuori di sé, sembrava insensibile a tutti i supplizi. Non cessava di manifestare il suo disprezzo per gli idoli e di cantare le lodi del Dio dei cristiani. Esclamò: «Benedetto sia il Signore, che ha ascoltato la mia preghiera e che non ha allontanato da me la sua misericordia! Ecco il giorno che attendevo, che chiamavo con i miei voti più ardenti, e che mi è ben più gradito di tutte le feste del mondo!»
Il governatore, che il coraggio invincibile della giovane atleta rendeva più furioso, ordinò che la si sospendesse nell'aria, a piedi in su, che le si colpisse la testa con martelli di ferro finché il sangue ne uscisse da ogni parte; che dopo aver messo sulle sue ferite uno strato spesso di sale e posto sulla sua carne un rude indumento di crine, la si rotolasse tutta contusa su frammenti di vasi rotti, e infine che fosse gettata in una stretta prigione, con i ceppi ai piedi, affinché non potesse prendere alcun istante di riposo. Credeva di indebolire così il suo coraggio. Ma la Santa, gioiosa e trionfante, continuava a disprezzare i tormenti e ad applaudire se stessa per essere giudicata degna di soffrire per il nome di Gesù Cristo. Si intratteneva in pie pensieri e si fortificava con la preghiera nelle sue generose disposizioni, quando si vide circondata, nel mezzo della notte, da una luce sfolgorante. Il Salvatore stesso le appariva per la terza volta e veniva a comunicarle un nuovo coraggio e nuove forze, per prepararla agli ultimi combattimenti che avrebbe ancora dovuto sostenere.
Una dama di nome Giuliana, essendo stata testimone del coraggio soprannatu rale del Julienne Cristiana convertita dall'esempio di Barbara e martirizzata insieme a lei. la nostra Santa, comprese che Dio solo poteva averlo ispirato e sostenuto, e che, di conseguenza, la religione per la quale si era disposti a combattere così generosamente era divina. Tutta compenetrata da questi pensieri, si affrettò a dichiarare apertamente che apparteneva a Gesù Cristo e che voleva vivere e morire cristiana. Embrasata così improvvisamente dal desiderio del martirio, fu associata alle ultime sofferenze e al trionfo di santa Barbara.
Fin dal giorno seguente, Barbara, tratta dalla sua prigione, fu condotta di nuovo davanti al tribunale di Marciano; ma quale non fu lo stupore di quest'uomo crudele, quando la vide perfettamente guarita dalle ferite di cui l'aveva lacerata il giorno prima! Non volendo rendere testimonianza a Dio e alla verità, ebbe l'audacia di attribuire questa meraviglia alle sue divinità chimeriche. «Vedete», disse alla vittima, «quale cura i nostri dei hanno di voi e come vi hanno tratta dal triste stato in cui eravate ridotta. Siate loro dunque riconoscente, e, toccata da un così grande beneficio, non rifiutate loro più a lungo le vostre adorazioni». Barbara, indignata per questa sacrilega furberia, prendendo un tono di voce grave e solenne, rispose senza esitazione: «Come siete abbastanza insensato da osare parlare così? Cosa! Voi attribuite la mia guarigione ai vostri vani idoli, che non hanno potuto difendersi quando le mie deboli mani li hanno bruciati e gettati vergognosamente fuori dalla mia abitazione? No, no, non sono i vostri dei chimerici che hanno operato il prodigio di bontà di cui parlate; è Gesù Cristo, mio Signore e mio Dio, che è venuto in aiuto alla sua umile serva e che ha cicatrizzato le mie ferite. È lui la cui onnipotenza mi risusciterà quando mi avrete dato la morte; così mi sacrifico volentieri ora per il suo amore, perché so che mi farà vivere eternamente felice con lui nel cielo».
Questa ammirevole risposta mise il colmo al furore di Marciano. Ai tormenti del giorno prima, rinnovati con più accanimento, ne fece aggiungere altri, ancora più terribili. Così, dopo che una grandine di colpi ha di nuovo spezzato, in qualche modo, il corpo di santa Barbara; dopo che le unghie di ferro hanno una seconda volta lacerato e confuso tra loro le sue ferite sanguinanti, essa è stesa su un cavalletto. Le si bruciano i fianchi con torce ardenti e lame di ferro arroventate al fuoco le vengono applicate su tutto il corpo. L'intrepidezza dell'eroina sembrava crescere in ragione dell'aumento dei suoi supplizi. Attingeva questa forza soprannaturale nella sua unione con Dio e nelle sue ferventi preghiere. «Signore», diceva, «non posso nulla da me stessa, ma posso tutto in voi; non distogliete da me la vostra faccia adorabile; non ritirate da me il vostro santo Spirito». Raccomandava anche a Dio Giuliana, la compagna del suo martirio, la consolava e la esortava a perseverare fino alla fine.
Si sarebbe potuto credere che il barbaro governatore, per quanto inventivo fosse il suo spirito in fatto di supplizi, fosse incapace di trovarne di nuovi per torturare la sua vittima, e che avesse esaurito contro di lei tutti i tormenti che la malizia del suo cuore aveva potuto suggerirgli; ma il demonio, il nemico di Dio e degli uomini, che fu omicida fin dal principio, si è impadronito della sua anima; lo ispira e lo trascina in nuovi e inconcepibili eccessi di crudeltà. L'ordine è dunque dato di strappare, con tenaglie ardenti, le mammelle alla giovane vergine, e, in questo stato spaventoso, di farla camminare nuda attraverso le strade e le piazze della città, colpendola senza sosta sulle sue ferite vive, e infine di tagliarle la testa.
Nell'udire pronunciare questa infernale sentenza, Barbara fu compenetrata da un profondo dolore; le crudeltà atroci esercitate sul suo povero corpo non erano nulla per lei, in confronto a ciò che la sua modestia avrebbe dovuto soffrire dall'esecuzione degli ultimi ordini del suo carnefice. Così fu con una sorta di gioia che presentò le sue caste mammelle alle tenaglie brucianti che stavano per sfigurala e fare del suo corpo un oggetto di orrore; allo stesso modo provava una vera soddisfazione nel pensare che presto, tutta coperta di sangue dalle verghe che lacererebbero la sua carne miracolosamente guarita, sarebbe stata irriconoscibile. Tuttavia, pregava con ardore; chiedeva al suo divino Sposo di custodire l'onore della sua sposa e di non permettere che fosse così esposta alla derisione pubblica: «Signore», disse, «voi che coprite il cielo di nuvole e avvolgete la terra di tenebre impenetrabili, che date ai fiori dei campi il loro magnifico ornamento, venite in mio aiuto in questo momento critico. In nome della vostra bontà infinita, velate il corpo della vostra serva, affinché non sia punto esposto agli sguardi impudici degli infedeli. Liberatemi dalle criminali e vergognose derisioni di questa folla sfrontata che mi circonda».
Il Signore, che aveva fin lì condotto come per mano la pudica vergine, si affrettò ad esaudire la sua ardente preghiera e ad accordarle un soccorso sfolgorante in questo pressante bisogno. Dopo aver guarito una seconda volta tutte le sue ferite, la circondò di tale splendore che ne apparve come rivestita di una lunga veste e avvolta da un vasto mantello, che non solo la sottrassero agli sguardi avidi dei pagani, ma abbagliarono anche gli occhi delle sue guardie. Alla vista di un miracolo così inatteso, Marciano fu sprofondato nello stupore. Obbligato ad ammettersi vinto, spinge grida di rabbia e di disperazione, mescolate a parole interrotte e disparate. Pronuncia i nomi di maga, di seduttrice, di incantatrice, che sono ripetuti dai più induriti tra coloro che lo circondano. Temendo di far moltiplicare prodigi la cui eloquente significazione potrebbe distaccare dal paganesimo un gran numero di persone, come accadeva spesso in simili circostanze, prese il partito di farla finita prontamente e diede ordine al carnefice di tagliare, senza più indugio, la testa a questa vergine indomabile.
Esecuzione e castigo divino
Dioscoro decapita egli stesso sua figlia nell'anno 235, prima di essere istantaneamente folgorato dalla giustizia celeste.
Santa Barbara non poteva udire nulla di più gradito. La morte, così temuta dai malvagi, era l'oggetto di tutti i suoi desideri. Essa stava per porre fine alle sue crudeli prove e farla entrare in possesso della corona immortale delle vergini, della palma dei martiri; stava finalmente per riunirla per sempre al suo celeste Sposo.
L'ora suprema di santa Barbara era giunta; la sentenza di morte era stata emessa; non restava che procedere alla sua esecuzione. Ma, chi potrebbe crederlo? È suo padre che le darà il colpo di morte. Dopo aver assistito a tutti i supplizi di sua figlia e aver chiesto che fosse trattata con il massimo rigore; dopo aver applaudito a tutti gli atti di barbarie esercitati contro di lei, suo padre stesso, il fanatico Dioscoro, vuole essere il suo ultimo carnefice. La sua richiesta fa indietreggiare d'orrore tutti coloro che l'ascoltano, e tuttavia essa viene accettata. Il presidente ordina che all'istante Barbara sia rimessa nelle sue mani e, senza perdere tempo, lo sciagurato procede al compimento del suo orribile disegno. Afferra l'innocente vittima, la trascina fuori dalla città, scortato da un seguito degno di lui, e la conduce su una montagna vicina. La nostra Santa, lungi dall'opporre la minima resistenza, cammina con passo fermo e sicuro, la gioia nel cuore, come un atleta che, dopo aver ben combattuto, sta per ricevere la palma della vittoria. Ella unisce il suo sacrificio a quello di Gesù Cristo, che fu anch'egli condotto fuori dalla città e salì su un monte per consumarvi, sulla croce, l'opera della nostra redenzione.
Giunta sulla cima della montagna, si mise in ginocchio per prepararsi a ricevere il colpo fatale e, comprendendo da sé quanto sia necessario il soccorso dei sacramenti per andare a comparire davanti al sovrano Giudice, e quanto sia penoso esserne privati, chiese, per tutti coloro che avrebbero onorato il suo martirio, la grazia di ricevere, nell'ora della morte, il divino viatico in sante disposizioni. «Signore Gesù», disse, «bontà infinita, voi che siete il solido fondamento della speranza e della salvezza di coloro che credono in voi, fate, vi prego, che tutti coloro che vi invocheranno al ricordo delle mie sofferenze e della mia morte, risentano, in ogni circostanza, gli effetti della vostra misericordia, e soprattutto che alla fine della loro vita ricevano con un cuore veramente contrito e umiliato i sacramenti estremi e che siano liberati dalle insidie del demonio. Così sia». Una voce celeste rispose subito: «Venite, la beneamata del Signore; venite a godere del riposo eterno nel seno del vostro Padre celeste; venite a ricevere la corona che avete meritato; la porta del cielo vi è aperta. Tutto ciò che avete chiesto vi sarà accordato».
Queste parole riempirono di consolazione la santa martire. Tutti gli astanti le udirono distintamente e molti di loro, toccati fino al fondo dell'anima, proclamarono la divinità di Gesù Cristo e si convertirono. Quanto a Dioscoro, sordo a ogni altra voce che non fosse quella del suo odio contro il cristianesimo e della sua rabbia contro la sua innocente figlia, la colpì con la sua scure con tanta violenza che, con un solo colpo, fece rotolare la sua testa nella polvere. Questa dolce vittima si era voltata verso di lui inchinandosi rispettosamente e raccomandandosi a Dio con queste parole: «Signore, rimetto la mia anima nelle vostre mani». Questa preghiera suprema spirava sulle sue labbra quando il colpo della morte separò la sua bella anima dal suo corpo verginale e, mentre il suo sangue scorreva sulla terra, gli angeli, che attendevano la sua liberazione, ricevevano la sua anima e la portavano al cielo in trionfo. Questo glorioso martirio fu consumato, come abbiamo visto, l'anno 235 dell'era cristiana, il 4 dicembre, giorno in cui la Chiesa ne onora la memoria.
Se la morte dei Santi è preziosa agli occhi di Dio, quella dei malvagi non può che essere orrenda; mentre la prima mette i Santi in possesso della vita eterna, la seconda consegna gli empi ai colpi vendicatori della giustizia di Dio. Il criminale Dioscoro, il cui nome sarà per sempre odioso, ne fece la terribile esperienza. Il cielo, che aveva applaudito ai generosi combattimenti di santa Barbara e che si era aperto per riceverla con onore nel soggiorno del riposo e della pace, fremette d'orrore alla vista del parricida fiero del suo misfatto e tutto coperto del sangue di sua figlia. L'ira di Dio non poté sopportarlo più a lungo sulla terra. Egli scendeva dalla montagna, tenendo nelle mani la scure insanguinata, strumento del suo ultimo crimine, esaltando i suoi dei, maledicendo il nome cristiano e compiacendosi dell'omicidio che aveva appena commesso. Tutto a un tratto, in un cielo senza nuvole e mentre il sole risplendeva alla volta del firmamento, un lampo brilla di un fuoco lugubre e, mentre un violento colpo di tuono scuote la montagna e sparge ovunque lo spavento, il fulmine colpisce il colpevole, lo consuma in un istante e, in un nero turbine, dissipa talmente le sue ceneri impure che non ne restano vestigia. Il governatore Marciano, che si era associato così crudelmente allo stesso misfatto, fu avvolto nello stesso castigo. Il fuoco del cielo ne fece ugualmente giustizia.
Culto, iconografia e reliquie
Protettrice contro i fulmini e patrona di numerosi mestieri, il suo culto si è particolarmente sviluppato a Metz e in Lorena.
Santa Barbara viene rappresentata: 1° con accanto cannoni, barili di polvere, micce, bombe, granate, spiegheremo tra poco il perché; — 2° mentre porta un ciborio o un calice sormontato dall'ostia, come se portasse o garantisse il santo Viatico a coloro che la implorano. Secondo la sua leggenda, la Santa, al momento del suo ultimo supplizio, aveva chiesto precisamente a Dio questo favore per coloro che si fossero raccomandati a lei, e una voce celeste le aveva garantito l'effetto della sua preghiera; — 3° appoggiata contro una torre traforata da tre finestre; abbiamo detto il perché; — 4° con ai piedi suo padre atterrato dal fulmine.
Si invoca principalmente santa Barbara contro il fulmine e la morte improvvisa (per allusione a quella di suo padre); di conseguenza è la patrona naturale di tutti gli artigiani il cui mestiere espone alla morte improvvisa: artificieri, artiglieri, fonditori, armaioli, copritori, carpentieri, muratori, minatori. Anche i giocatori di pallacorda e i racchettieri onoravano santa Barbara come patrona, senza dubbio perché il gioco della pallacorda è abbastanza rischioso per la vita umana quando è condotto vigorosamente. Un gioco di parole, come ne esistono parecchi nelle nostre devozioni popolari, ha fatto scegliere santa Barbara come patrona dei spazzolai, dei setolai e dei cappellai (perché spazzole e cappelli si fanno con diverse specie di peli; il che conduce naturalmente all'idea di barba).
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Il corpo e la testa della gloriosa Martire furono imbalsamati da un pio cristiano, chiamato Valentiniano, poi sepolti con rispetto in un luogo chiamato Gelasio, a dodici miglia da Eucaita, città vicina a Nicomedia, o, secondo altri, a Eliopoli. Numerosi miracoli rivelarono l'esistenza di questo tesoro, e malati senza numero vi ottennero guarigioni così eclatanti, che il luogo della sua sepoltura acquisì, fin dal VII secolo, una grandissima celebrità. Tanti prodigi spinsero i popoli ad arricchire Nicomedia delle sue reliquie. Le collocarono in un'urna, che coprirono di lamine d'oro e d'argento e di pietre preziose. La sospesero alle volte del tempio, con catene alle quali erano attaccate lampade sempre accese e dove bruciavano preziosi aromi. Il corpo della Santa fu trasferito, secondo alcuni, da Nicomedia a Roma e da Roma a Piacenza. Secondo altri, la cui opinione è molto più probabile e meglio sostenuta, la traslazione delle sue reliquie ebbe luogo da Nicomedia a Costantinopoli e da Costantinopoli a Venezia.
Santa Barbara è la patrona del paese messinese. Il suo culto risale verosimilmente all'epoca delle crociate e alle spedizioni dei veneziani, dei genovesi e dei pisani, che, portando dall'Oriente un gran numero di corpi di Santi, ne resero il culto celebre nelle nostre contrade. Da diversi secoli, santa Barbara aveva un santuario celebre, a poca distanza da Metz, nel vill aggi Metz Città dove il santo ha ricevuto la sua formazione teologica. o che porta ancora oggi il suo nome. Vi si vedevano accorrere, tutti gli anni, numerose schiere di pellegrini, soprattutto durante le feste di Pentecoste. I messinesi la invocavano in tutte le calamità che affliggevano la città. I signori e i duchi di Lorena visitavano anche frequentemente il suo santuario all'inizio o alla fine di qualche grande impresa. Questi pellegrinaggi si accompagnavano con tutta la pompa ducale; la maestà dei principi lorenesi si stabiliva in tutto il suo splendore per rendere più onore alla patrona del paese messinese; Metz-la-Riche li accoglieva magnificamente; la nobiltà messinese li scortava, faceva loro doni e gli onori della loro opulenta città. Nel 1449, Giovanni di Calabria, figlio del buon re Renato, governatore per suo padre dei ducati di Bar e di Lorena, al ritorno dalla sua brillante campagna di Normandia, dove aveva combattuto sotto gli occhi di Carlo VII, venne a Sainte-Barbe, in grande compagnia di signori, cavalieri, gentiluomini e scudieri. Fece offerta di un cero di venti libbre di cera e di una corona d'oro. Nel 1472, Nicola I, duca di Lorena, al ritorno dal suo viaggio nelle Fiandre, passò a Sainte-Barbe con le sue truppe e volle ascoltarvi la messa. Tre anni dopo, il giovane duca Renato II vi venne pe r invoc René II Duca di Lorena e protettore di Hugues des Hazards. are il soccorso dell'illustre patrona contro Carlo il Temerario, duca di Borgogna, che minacciava i suoi Stati. Nel 1494, Filippa di Gheldria, la sua pia sposa, volendo compiere un voto, vi venne con un seguito di duecento persone, signori e dame delle più alte case di Lorena. Il 23 febbraio 1515, Claudio di Guisa, figlio di Renato II e di Claude de Guise Nobile lorenese che compì un pellegrinaggio dopo la battaglia di Marignano. Filippa di Gheldria, e padre dell'illustre Francesco di Guisa, il difensore di Metz, si recò a Sainte-Barbe prima della sua partenza per l'Italia, dove doveva accompagnare Francesco I con l'élite della nobiltà lorenese. Prese parte alla battaglia di Marignano alla testa dei lanzichenecchi. Dopo il combattimento fu ritrovato sotto un mucchio di morti, il corpo coperto di ventidue ferite e calpestato dai piedi dei cavalli. Nel mezzo di un pericolo così pressante, il giovane eroe promise a Dio, se lo avesse liberato, di fare il pellegrinaggio di Sainte-Barbe e di Saint-Nicolas-de-Port, a piedi e armato come il giorno della battaglia, e di offrire un cero di cera del suo peso. Claudio di Guisa arrivò a Metz l'8 maggio 1519, e il giorno seguente fu condotto a Sainte-Barbe da diversi signori della città. Offrì inoltre la sua statua in legno a grandezza naturale. Tuttavia, la chiesa di Sainte-Barbe era lontana dal rispondere alla celebrità del luogo e all'affluenza dei pellegrini. Claudio Baudoche, signore del luogo e ultimo gentiluomo di questa illustre e opulente famiglia che aveva dato tanti magistrati alla Repubblica, concepì il disegno di elevare alla patrona del paese messinese un santuario più degno di lei e degli omaggi dei popoli. Nel 1516, si gettarono le fondamenta della nuova chiesa; i piani furono presi dalla chiesa dei Grandi Carmelitani, opera di Pierre Perrat, il grande architetto messinese. Nulla fu risparmiato per farne uno dei più magnifici santuari del paese. Valentin Bousch, che creò così sontuose vetrate alla cattedrale di Metz, fu incaricato, allo stesso tempo, di eseguire quelle di Sainte-Barbe. Quando la chiesa era in costruzione, fu visitata, nel 1523, dal buon duca Antonio di Lorena e dalla duchessa Renata di Borbone, sorella del conestabile di Francia. Antonio era accompagnato dal suo giovane fratello Francesco, conte di Lambesc, a malapena diciassettenne, che doveva soccombere qualche mese dopo alla battaglia di Pavia. Gli illustri pellegrini vi furono ben accolti dai signori della città. Dopo aver ascoltato la messa, il duca e la duchessa fecero ricche offerte a santa Barbara. Il capitolo della cattedrale, che aveva fatto l'acquisizione del santuario, alla morte di Claudio Baudoche, lo offrì all'abbazia di Saint-Arnaud, che ne prese possesso nel 1634, e vi fondò un priorato che sussistette fino al 1790. La chiesa, risparmiata dalle rivoluzioni, è caduta, nel 1823, sotto il piccone dei restauratori a nuovo, che le hanno sostituito una delle loro chiese-granaio. Il campanile è l'unico resto di questa magnifica chiesa. Alcuni frammenti delle vetrate sono stati salvati dall'ignoranza barbara degli iconoclasti del secolo, e trasportati alla cattedrale, per servire al restauro delle sue sontuose vetrate.
Ci siamo serviti, per comporre questa biografia, della Storia di santa Barbara, dell'abate Villemot, e di Note locali dovute alla cortesia dell'abate Noël, del clero di Metz.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Reclusione in una torre da parte del padre Dioscoro
- Conversione al cristianesimo e corrispondenza con Origene
- Battesimo miracoloso da parte di San Giovanni Battista
- Distruzione degli idoli paterni e aggiunta di una terza finestra alla torre
- Fuga miracolosa attraverso una roccia
- Serie di supplizi sotto il prefetto Marciano
- Decapitazione per mano del proprio padre su una montagna
Miracoli
- Sorgente scaturita nella torre per il suo battesimo
- Apparizione di San Giovanni Battista e di Gesù Cristo
- La roccia si spacca per lasciarla passare
- Guarigioni istantanee delle sue ferite durante il martirio
- Splendore divino che la vela quando viene esposta nuda
- Fulmine che colpisce Dioscoro e Marciano
Citazioni
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Martyr dedit Spanso rosas, Dedique virgo lilia.
Santeuil, Inno di santa Barbara -
Signore, rimetto la mia anima nelle vostre mani
Ultime parole della santa