Santa Fara di Champigny
BADESSA DI FAREMOUTIER, NELLA DIOCESI DI MEAUX.
Vergine e Badessa
Santa Fara, figlia del signore Agneric, si consacrò a Dio fin dall'infanzia sotto l'influenza di san Colombano. Dopo aver resistito con la malattia e la fuga ai progetti di matrimonio del padre, divenne la prima badessa di Faremoutier. Diresse il suo monastero con grande santità per diversi decenni fino alla sua morte nel 655.
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SANTA FARA DI CHAMPIGNY, VERGINE,
BADESSA DI FAREMOUTIER, NELLA DIOCESI DI MEAUX.
Vocazione e primi voti
Da bambina, Fara incontra san Colombano a Meaux; toccata dalle sue parole e favorita da visioni mistiche, consacra la sua verginità a Dio nonostante la giovane età.
A Meaux, egli fu sorpreso di vedere tra le sue mani delle spighe di grano già mature, sebbene non fosse ancora la stagione; ammirando questo prodigio e ancor più quello della sua precoce santità, la prese spesso in disparte, le parlò della conoscenza e dell'amore di Nostro Signore Gesù Cristo, le rappresentò le sue bellezze e le sue adorabili perfezioni, e le fece conoscere i segreti obblighi che aveva di darsi tutta a Lui e di fare perpetuamente attenzione a evitare tutto ciò che gli dispiace e a fare tutto ciò che gli è gradito. La giovane contessa, toccata da queste parole, gli disse un giorno nella sua ingenuità di bambina: «Mi sveli, la prego, Padre mio, dove troverò questo divino Maestro, affinché io possa servirlo. Non è forse lui che ha la bontà di mostrarsi talvolta a me durante la notte, ora sotto la forma di un bambino di una bellezza meravigliosa che mi rivolge amabilissimi sorrisi, ora sotto quella di un uomo pieno di maestà, ma straziato da colpi di frusta, coronato di spine, legato a una croce e che ha sua madre in sua compagnia, ora tutto risplendente e tutto circondato di luce?». San Colombano ammirò le fam Saint Colomban Fondatore dell'abbazia di Luxeuil e amico di san Niceto. iliarità dello Sposo delle vergini con la piccola Fara e, prendendo da ciò spunto per istruirla ancora più perfettamente sui segreti del divino amore, la esortò a consacrarsi interamente e senza riserve a Colui che l'attirava con favori così straordinari.
Mentre parlava, Dio toccò talmente il cuore della nostra Santa, che essa prese la risoluzione di fare voto di verginità ai suoi piedi. Gli disse dunque, con le mani giunte e gli occhi elevati al cielo: «Mi offro a Gesù Cristo, mio venerabilissimo Padre; gli dono il mio corpo e la mia anima, e voglio essere tutta sua sia per il tempo che per l'eternità. Pregate affinché egli mi riceva come sua serva e affinché confermi con la sua benedizione il dono che ho appena fatto a lui». Se queste parole furono udite dalle sue seguaci, esse le presero senza dubbio solo per sentimenti infantili che non avevano alcuna conseguenza; ma sant'Eustasio, c he accompagna saint Eustase Successore di Colombano a Luxeuil, guarì Fara e intervenne presso suo padre. va san Colombano, ne giudicò ben diversamente e riconobbe che Dio aveva agito nell'anima di questa piccola in una maniera straordinaria e tutta soprannaturale, per il ministero del suo beato Padre.
Conflitto familiare e miracolo
Opponendosi al progetto di matrimonio del padre Agneric, Fara si ammala e diventa cieca prima di essere miracolosamente guarita da sant'Eustasio.
Santa Fara, vedendosi annoverata tra le vergini e le spose di Gesù Cristo per questa consacrazione anticipata, si sforzò di non fare nulla che la rendesse indegna di un così grande onore. Cresceva ogni giorno in grazia e virtù, e non ometteva nulla per compiere l'opera della sua perfezione. La sua condotta saggia e discreta dava consolazione ai suoi genitori e ammirazione a coloro che venivano al castello. Impiegava una parte della giornata nella preghiera e negli esercizi di pietà, e il resto del tempo lo occupava in qualche lavoro manuale, consono al suo sesso e alla sua condizione. Tuttavia, avendo raggiunto l'età di quattordici anni, suo padre volle maritarla, e la concesse effettivamente a un giovane signore del suo rango, che era considerato un partito molto vantaggioso. La Santa, venuta a conoscenza di questo disegno, ne fu addolorata al punto da piangere tanto da perdere la bellezza e la vista, e cadde in un estremo languore. Rimase in questo stato senza che i medici potessero porvi rimedio, fino alla fine di tre anni, quando sant'Eustasio, passando di n saint Eustase Successore di Colombano a Luxeuil, guarì Fara e intervenne presso suo padre. uovo per Pipimisium, le fece visita e la guarì perfettamente, sia dal suo languore che dalla sua cecità, sulla parola che il signore Agner ic, suo padre, g seigneur Agneric Padre di santa Fara, conte e signore di Pipimisium. li diede, che non l'avrebbe più pressata a sposarsi, ma le avrebbe lasciato la sua libertà.
Fuga e persecuzione
Dopo un tentativo di fuga in una cappella, Fare subisce i duri trattamenti del padre prima che l'intervento di Eustasio le ottenga finalmente la libertà religiosa.
Santa Fare, guarita, non pensava che a impiegare la sua salute per lodare e benedire il medico celeste che gliel'aveva donata. Ma suo padre, dimenticando la sua parola e non volendo mancare di fede a colui al quale aveva promesso sua figlia, riprese la questione del matrimonio e portò la cosa così avanti che il giorno delle nozze era già stato fissato. Cosa farà la nostra casta vergine in un così grande pericolo di essere strappata suo malgrado dalle braccia del suo celeste Sposo? Ella prende interiormente consiglio da lui e, avendo trovato un'occasione favorevole, si sottrae dalla casa di suo padre e va a nascondersi in una cappella dedicata a san Pietro, vicino a Meaux. Lì, sciogliendosi in lacrime e con il volto incollato a terra, fece questa umile preghiera: «Apostolo di Gesù Cristo, che, per il potere che avete ricevuto dalle sue mani, aprite ai giusti il regno dei cieli e lo chiudete ai peccatori, mi getto tra le braccia della vostra carità e vi supplico di ricevermi nel numero delle vergini della Chiesa; e voi, mio ammirevole Gesù, che avete tanta compassione degli afflitti quando si avvicinano a voi con un cuore contrito e umiliato, conservate, vi supplico, il fiore della mia verginità che vi ho votato per vostra ispirazione fin dal tempo della mia più tenera infanzia». Non si può concepire la collera di Agnerico quando seppe che sua figlia si era allontanata. Inviò i suoi domestici alla sua ricerca, con l'ordine di riportarla con la forza, o addirittura di metterla a morte se avesse opposto troppa resistenza per non obbedire. La trovarono in quella cappella, tutta disposta a perdere piuttosto la vita che l'inestimabile tesoro della sua castità. La portarono via, la condussero al castello e suo padre, avendola fatta rinchiudere, le fece subire per sei mesi interi i più duri trattamenti che si possano far subire a una ragazza della sua condizione.
Alla fine di questo tempo, sant'Eustasio ripassò per la terza volta a Pipimisium. Fu molto sorpreso di apprendere le violenze e gli oltraggi che erano stati fatti e che si facevano ancora a santa Fare; e, non potendo trattenere il suo zelo, ne fece una severa reprimenda a quel padre irragionevole, minacciandolo dei castighi della giustizia di Dio se non si fosse pentito del suo crimine e non lo avesse riparato rendendo una perfetta libertà alla sposa di Gesù Cristo. Agnerico, spaventato dalle sue parole, riconobbe finalmente la sua colpa e non solo ruppe il matrimonio che aveva voluto fare senza il consenso di sua figli a, e acconsentì che ella Gondoald, évêque de Meaux Vescovo di Meaux che diede il velo a santa Fara. ricevesse il velo di vergine e di religiosa dalle mani di Gondoaldo, vescovo di Meaux (614), ma risolse anche di costruire in sua considerazione un monastero. In attesa che fosse terminato, el la si rit Champeaux Luogo di origine della famiglia di Guillaume. irò con due ragazze, una di Parigi, l'altra di Soissons, in un luogo chiamato Champeaux, dove iniziò a praticare tutti gli esercizi della vita religiosa.
L'abbaziato di Faremoutiers
Fara fonda un monastero a Champeaux e poi a Faremoutiers, diventando un'abbadessa esemplare la cui virtù attrae numerose discepole da tutta la Francia.
Fu poi condotta in questa nuova casa dallo stesso vescovo di Meaux, in compagnia di diverse fanciulle che vollero, sul suo esempio, abbandonare il mondo per non vivere più che in Gesù Cristo. Questo prelato la nominò abbadessa e, avendo consacrato la sua chiesa sotto il titolo della santa Vergine e del principe degli Apostoli, le diede la benedizione abbaziale. Fu più superiore per la preminenza delle sue buone opere che per l'autorità dei suoi comandamenti. La si vedeva per prima al coro, la più fervente nella salmodia, la più costante nell'orazione e la più esatta in tutte le osservanze regolari. Non si può lodare abbastanza il suo rispetto e la sua modestia durante gli uffici divini, la sua umiltà in tutte le sue azioni, la sua carità verso le sue figlie, la sua dolcezza e la sua affabilità verso coloro che avevano la fortuna di avvicinarla. Tutto parlava in lei, e il suo silenzio non era meno eloquente dei suoi discorsi. Il suo approccio ispirava pace, i suoi sguardi calmavano gli spiriti più agitati, la serenità e l'aria di devozione che apparivano sul suo volto portavano alla pietà e al raccoglimento. Infine, si scorgeva in lei qualcosa di divino, che, rendendola amabile, faceva anche amare la divina bontà, che ne era il principio. Numerose vergini, tanto dalla Francia quanto dai paesi stranieri, attirate dall'odore ammirevole delle sue virtù, vennero a porsi sotto la sua guida; principesse stesse e contesse preferirono l'austerità del chiostro ai piaceri pericolosi del mondo. Gi ona, monaco di Luxeuil, Jonas, moine de Luxeuil Monaco di Luxeuil e biografo contemporaneo di santa Fara. ne ha segnato una parte nel suo terzo libro degli Atti di san Colombano e di sant'Eustasio, e diverse di questo numero hanno meritato un culto pubblico nella Chiesa, come santa Sisctrude, santa Hercantrude e santa Gibitrude.
Vita comunitaria e prodigi
La santa dispensa consigli di purezza e fiducia in Dio, mentre la vita del monastero è segnata da visioni celesti e guarigioni miracolose.
Tra i consigli che santa Fara dava loro, raccomandava particolarmente una grande purezza di cuore in tutte le loro azioni, una fedeltà sempre costante nel corrispondere ai movimenti della grazia e alle ispirazioni dello Spirito Santo, un'estrema diffidenza di sé stesse per riporre la propria fiducia in Dio solo, un allontanamento generale da tutto ciò che era capace di diminuire e indebolire in loro gli ardori del divino amore, un'adorazione perpetua di Dio presente e operante nel profondo delle loro anime, una perseveranza invincibile nel fare tutto il bene che sapevano essergli gradito, senza mai rilassarsi, anche nelle cose più piccole, e una contemplazione assidua delle sue adorabili perfezioni, al fine di stimolarsi ad amarlo sempre più e a non mancare mai alle promesse che gli avevano fatto. Per rendere le sue esortazioni più efficaci, poneva spesso davanti ai loro occhi l'esempio della gloriosa santa Genoveffa, che aveva diffuso da un secolo il profumo delle sue virtù a Parigi, a Meaux e nei dintorni.
Le sue religiose si elevarono attraverso la pratica di questi insegnamenti a una tale santità che erano ordinariamente favorite da visioni celesti, soprattutto nell'ora della morte, come Giona scrive nel passo che abbiamo già citato. Essendo la nostra Santa caduta così malata che si disperava interamente della sua guarigione, santa Gibitruda, che era sua stretta par sainte Gibitrude Parente di Fara, religiosa che si offrì in sacrificio per la sua guarigione. ente, sapendo quanto la sua presenza fosse necessaria alle sue figlie, pregò istantemente Nostro Signore di lasciarla ancora sulla terra e di togliere piuttosto lei stessa da questo mondo al suo posto. Mentre faceva questa preghiera, udì una voce dal cielo che l'assicurò di essere stata esaudita; in effetti, santa Fara guarì, e quanto a lei, fu colta da una febbre di cui morì. La sua anima fu portata all'istante dagli angeli davanti al tribunale di Gesù Cristo, per ricevervi il suo giudizio finale; ma esso fu sospeso, e un'altra voce uscì dal trono del giudice che le ordinò di ritornare nel suo corpo per espiarvi, attraverso la penitenza, delle colpe di cui non si era liberata interamente nel mondo, come alcuni risentimenti contro le sue sorelle che l'avevano offesa e alcuni disgusti e viltà nel servizio di Dio. Ritornò dunque in vita e visse ancora sei mesi con un'innocenza e una purezza ammirevoli, dopo i quali, essendo stata avvertita dell'ora del suo decesso, spirò molto santamente. La sua cella fu allora riempita di un odore così gradevole che si sarebbe detto che il balsamo distillasse da ogni parte, e dopo trenta giorni, secondo la testimonianza dello stesso Giona, che era presente mentre si celebrava una messa solenne per lei, secondo la consuetudine della Chiesa, si sentirono nella basilica odori così soavi che superavano tutti i profumi della terra. Accaddero ad altre simili meraviglie, e ve ne fu una che, essendo in estasi durante l'esortazione della santa badessa, fu chiamata al cielo da Nostro Signore; ma ritornò un momento in sé per chiedere la benedizione e il permesso di morire alla sua beata superiora, e morì effettivamente subito dopo averlo ricevuto.
Se Dio preveniva con tanti favori le buone religiose di questo monastero, era d'altronde molto severo nel punire quelle che si allontanavano dal loro dovere e trasgredivano le ordinanze della loro Regola. Ve ne furono due che si lasciarono talmente sedurre dagli artifici del demonio che, non potendo assoggettarsi a una santa pratica prescritta da san Colombano, che era quella di scoprire tre volte al giorno i propri cattivi pensieri alla Madre spirituale, facevano questa scoperta solo in apparenza e per dovere. Caddero dunque a poco a poco in una tale durezza di cuore che, stancandosi del rigore della vita religiosa, fuggirono di notte dal convento e si ritirarono presso i loro parenti. La Santa, essendosi accorta della loro assenza, le fece cercare. Le trovarono, le presero e le riportarono indietro. Le altre sorelle fecero ciò che poterono per portarle alla penitenza, ma inutilmente. Infine morirono miseramente. Per tre anni, si vedeva di tanto in tanto sopra la loro tomba un turbine di fuoco a forma di scudo e si udivano due voci nella confusione di molte altre, che dicevano ciascuna urlando in modo spaventoso: « Guai a me, guai a me! » Questo terribile castigo fece un bene meraviglioso a questo monastero, e deve anche insegnare a tutte le persone religiose con quale esattezza e sincerità debbano adempiere a ciò che è loro ordinato dalla loro Regola e dalle loro Costituzioni, o dalla lodevole consuetudine della loro Congregazione.
Ultimi giorni ed eredità
Dopo aver influenzato suo fratello san Faron, Fara morì nel 655 a più di 80 anni, lasciando i suoi beni al suo monastero e alla sua famiglia.
San Faron fu debitore a santa Fara della risoluzione che prese di lasciare il mondo e gli imbarazzi del matrimonio per abbracciare lo stato clericale. Ella fu causa anche di molte altre benedizioni spirituali di cui piacque a Dio di colmare tutta la sua famiglia, di modo che gli fu incomparabilmente più utile che se avesse messo al mondo molti figli che ne avessero sostenuto la gloria elevandosi alle prime cariche dello Stato e distinguendosi nella carriera militare. Infine, all'età di più di ottant'anni, prevedendo, a causa di una febbre che la colse, che l'ora della sua morte non era lontana, vi si preparò con un fervore ammirevole. Non c'è nulla di più toccante delle esortazioni che fece alle sue figlie. «Amate Dio sopra ogni cosa», disse loro, «e custodite fedelmente la sua santa legge. Abbiate una perfetta cordialità le une per le altre; aiutatevi e sopportatevi a vicenda, affinché la pace e la concordia regnino eternamente in questa casa. Raccomandate spesso a Dio i nostri amici e i nostri benefattori. Portate compassione ai poveri e ai peccatori e pregate Nostro Signore di supplire con la sua misericordia al soccorso che voi non potete rendere loro. Fate al vostro prossimo tutto il bene che vorreste fosse fatto a voi. Non seguite mai il vostro giudizio personale. Non disprezzate nessuno se non voi stesse. Occupatevi sempre di Dio e gettatevi tra le sue braccia in tutte le vostre pene. Fate voti e versate lacrime per coloro che vi perseguitano. Sopportate le afflizioni che vi giungono con sottomissione di spirito e letizia, e non stimatevi mai più felici che quando sarete circondate da croci e provate dalle più grandi tentazioni». Indirizzò anche dei colloqui molto amorosi a Gesù Cristo e a Maria davanti alle loro sante immagini; poi, facendo il segno della croce e mettendo la mano sinistra sul cuore, rese lo spirito tra le braccia del suo Sposo celeste, il 7 dicembre 655. Si invoca questa grande Santa per i mali agli occhi. Nel suo testamento, lasciò una parte dei suoi beni ai suoi fratelli e a sua sorella; ma la parte più grande fu donata al suo monastero. Parlando di questa seconda porzione dei suoi beni, fa menzione delle sue terre di Champeaux; ma nulla prova che avesse fondato un altro monastero, e sembra che l'abbazia di Faremoutiers fece in seguito costruire a Champeaux un priorato conventuale che fu, alla fine del abbaye de Faremoutier Monastero fondato da santa Fara. l'XI secolo, sostituito da un Capitolo di canonici secolari, situato nella diocesi di Parigi.
Culto e miracoli postumi
Il culto di santa Fara si sviluppa attraverso le sue reliquie, illustrato in particolare dalla guarigione spettacolare della cieca Charlotte Le Bret nel 1622.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Nel 695, le reliquie di santa Fara furono racchiuse in un reliquiario e si verificarono diversi miracoli per sua intercessione. Ne riporteremo uno dei più celebri.
C harlotte Le Bret, Charlotte Le Bret Religiosa di Faremoutier guarita miracolosamente dalla cecità nel 1622. figlia del primo presidente e tesoriere generale di Francia presso l'ufficio delle finanze nella generalità di Parigi, perse l'occhio sinistro all'età di sette anni; ciò non le impedì di ritirarsi a Faremoutier, dove prese l'abito nel 1609. Indebolendosi la vista di giorno in giorno, perse anche l'occhio destro e divenne completamente cieca nel 1617. Si recò due volte a Parigi per consultare i più abili oculisti, i quali dichiararono unanimemente che i suoi occhi erano morti e che non avrebbe mai recuperato la vista. Per liberarla dai dolori che provava frequentemente, le fecero morire le pupille a forza di rimedi, tanto che non provava più alcuna sensazione, nemmeno con l'applicazione di aceto, sale o qualsiasi altro mordente. Se le capitava di piangere, si accorgeva delle sue lacrime solo quando le scorrevano sulle guance.
Nel 1622, le reliquie di santa Fara furono estratte dal reliquiario che le conteneva, affinché tutte le religiose potessero venerarle. Charlotte Le Bret non si accontentò di baciarle, ma le fece applicare anche sui suoi occhi. Vi sentì subito del dolore, mentre da quattro anni non soffriva più nulla. Appena furono ritirate le reliquie, un umore fuoriuscì dai suoi occhi. Pregò che gliele applicassero una seconda e una terza volta, e, alla terza volta, esclamò che vedeva. La vista le fu infatti restituita nello stesso istante e distinse tutti gli oggetti che la circondavano. Si prostrò per rendere grazie all'autore della sua guarigione e tutta l'assemblea si unì a lei. Il vescovo di Meaux fece constatare giuridicamente i fatti e dichiarò nella sua ordinanza, emessa il 9 dicembre 1622, che la guarigione era miracolosa.
Le reliquie di santa Fara, che sono sfuggite alle profanazioni rivoluzionarie, sono ora conservate nella chiesa parrocchiale di Faremoutier e in quella di Champeaux. Quest'ultima chiesa appartiene oggi alla diocesi di Meaux.
Santa Fara è patrona di Aveloy. Il suo culto non si diffuse al di fuori della diocesi di Meaux prima del XII secolo, epoca in cui si iniziò a distribuire le sue reliquie a diverse chiese.
Tratto dalla Vita di santa Fara, di Giona, religioso di Luxeuil; dalla Storia della Chiesa di Meaux, di Duplezeste, e dai Monaci d'Occidente, del conte di Montalembert.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Consacrazione precoce da parte di san Colombano
- Voto di verginità nell'infanzia
- Perdita della vista e della bellezza per rifiutare un matrimonio a 14 anni
- Guarigione miracolosa per intercessione di sant'Eustasio
- Fuga in una cappella dedicata a san Pietro per sfuggire al matrimonio forzato
- Ricezione del velo dalle mani di Gondoaldo nel 614
- Fondazione e direzione del monastero di Faremoutier
- Morta a più di ottant'anni
Miracoli
- Apparizione di spighe di grano mature fuori stagione tra le sue mani di bambina
- Guarigione dalla cecità per intercessione di sant'Eustasio
- Guarigione di santa Fara tramite il sacrificio di santa Gibitrude
- Soavi profumi emanati dal suo corpo e dalla sua chiesa dopo la morte
- Guarigione miracolosa della cieca Charlotte Le Bret nel 1622
Citazioni
-
Fatemi scoprire, vi prego, Padre mio, dove troverò questo divino Maestro, affinché io possa servirlo.
Parole della fanciulla Fare a san Colombano -
Amate Dio sopra ogni cosa e osservate fedelmente la sua santa legge.
Ultime esortazioni