Nobile ufficiale alla corte d'Austrasia, Romarico rinunciò agli onori dopo rovesci politici per abbracciare la vita monastica a Luxeuil. Sotto l'influenza di sant'Amato, fondò sulle sue terre dei Vosgi il monastero doppio di Remiremont, dove terminò i suoi giorni come abate. È riconosciuto per la sua profonda umiltà, avendo servito i suoi antichi servitori divenuti suoi fratelli in religione.
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SAN ROMARICO O REMIRÉ,
MONACO DI LUXEUIL
Origini e giovinezza a corte
Proveniente da una stirpe nobile, Romarico crebbe nel lusso dei palazzi coltivando al contempo una profonda pietà e un'attrazione per le reliquie e l'elemosina.
San Romarico Saint Romaric Nobile d'Austrasia divenuto monaco e fondatore del monastero di Remiremont. era di estrazione nobile e persino reale, secondo alcuni storici. Suo padre si chiamava Romulfo e sua madre Romulinda. Non abbiamo dettagli sulla sua infanzia; sappiamo solo che, sebbene cresciuto in un palazzo, in mezzo a tutti gli splendori del lusso, ricevette nondimeno un'istruzione cristiana, che lo tenne al riparo dai pericoli del mondo. Il gusto per la pietà era cresciuto in lui con l'età; provava soprattutto un piacere singolare nel visitare i monasteri e le basiliche che custodivano le reliquie dei Santi. Amava anche elargire l'elemosina ai poveri; e in un senso più vero dell'imperatore pagano, ripeteva spesso che considerava perduto il giorno in cui non aveva avuto occasione di sollevare qualche membro sofferente di Gesù Cristo. Il suo ruolo era importante alla corte di Teodeberto, re d'Austrasia, e vi aveva stretto una profonda amicizia con un nobile signore di nome Arnolfo, anch'egli al servizio di quel principe. Ta nto pii Arnould Amico intimo di Romarico e vescovo di Metz. quanto coraggiosi, i due ufficiali, pur adempiendo con scrupolosa fedeltà alle funzioni del loro incarico, riservavano nondimeno i loro cuori a un Maestro più degno. Convinti della vanità degli onori, aspiravano a spogliarsene e a consacrarsi a Dio nel ritiro.
Prove ed esilio
Fedele al re Teodeberto durante la guerra contro Teodorico, Romarico perde i suoi beni e suo padre prima di subire l'umiliazione del vescovo Aridio.
L'opinione più probabile è che san Romarico fosse sposato con una donna di nobile origine, il cui nome è rimasto sconosciuto. Secondo gli autori che sostengono questa tesi, da questo matrimonio avrebbe avuto tre figlie, chiamate Asselberga, Adsalsuda o Adzaltruda, e Segeberga. Già distaccato egli stesso dalle cose terrene, si sforzò di ispirare lo stesso spirito alle sue figlie. Due di loro, rispondendo ai suoi desideri, si dedicarono alla vita monastica nel convento stesso fondato dal padre, a Remiremont. La maggiore, Asselberga, preferì rimanere nel mondo e, contro il parere del padre, sposò un ricco signore franco, chiamato Bethilinus.
Tuttavia Teodorico, re di Borgogna, aveva dichiarato guerra a suo fratello Teodeberto e lo aveva sconfitto vicino a Toul. Avendolo poi inseguito alla testa di un numeroso esercito, lo batté di nuovo a Tolbiac. Teodeberto, tradito dai suoi, fu consegnato a quel principe crudele, che lo rimise alla loro Brunehaut Regina d'Austrasia e di Burgundia, principale oppositrice politica di Colombano. comune ava Brunechilde, per ordine della quale fu dapprima torturato e poi messo a morte. Gonfio della sua vittoria, Teodo rico Metz Città dove il santo ha ricevuto la sua formazione teologica. avanza verso la città di Metz, fa uccidere al suo passaggio il padre di Romarico e costringe quest'ultimo a fuggire; poiché, sempre fedele al suo signore, Romarico aveva preferito la rovina e l'esilio a un vile tradimento. Tutti i suoi beni furono confiscati. Fuggì a Metz e andò a trovare il vescovo Aridio, uomo brutale e interamente devoto agli interessi di Brunechilde. Si gettò ai suoi piedi e lo pregò di intercedere presso quella principessa, affinché gli facesse restituire il suo patrimonio; ma quell'indegno prelato respinse la sua richiesta e, addirittura, in un moto d'ira, gli diede un calcio. Allora Romarico si rialza e va a prostrarsi nella chiesa di San Martino, dicendo: «O beato Martino, mi sono messo sotto la vostra protezione. Dove siete dunque? Cosa fate? Venite in aiuto a uno sventurato, se volete che si abbia ancora fiducia in voi!»
La sua preghiera non fu vana; poco tempo dopo, si apprese la morte di Teodorico e le cose cambiarono volto a tal punto che i vincitori della vigilia divennero i vinti del giorno dopo. Aridio e la stessa Brunechilde si videro ridotti a pregare umilmente Romarico di voler favorire la loro fuga da Metz: cosa che egli fece generosamente, senza ricordare in alcun modo le ingiurie che aveva ricevuto. Gli furono restituiti il suo palazzo e i suoi beni; Clotario stesso, ereditando l'amicizia di Teodeberto per lui, gli diede un posto distinto alla sua corte.
Conversione e vita a Luxeuil
Sotto l'influsso di sant'Amato, Romarico rinuncia alle sue ricchezze per entrare nel monastero di Luxeuil, dove si distingue per la sua umiltà e il suo lavoro manuale.
Questi eventi avevano contribuito non poco a distaccare interamente Romarico dai beni della terra. Aveva appena ricevuto una lezione lampante dell'instabilità delle cose di quaggiù. Fin dalle sue prime relazioni con sant'Arnolfo, aveva formato con lui il progetto di recarsi a Lerino; vari ostacoli si opposero all'esecuzione del loro disegno e, per quanto riguarda Arnolfo, divenne visibile che la Provvidenza li aveva suscitati. Poiché, dopo la morte di Pappolo, vescovo di Metz, egli fu, all'unanimità e nonostante la sua resistenza, designato per sostituirlo. Era il secondo anno del regno di Clotario su tutte le Gallie, nel 614. Romarico, privato del suo amico, non pensava forse più ad eseguire il suo progetto, quando un incidente, predisposto dal cielo, lo ricondusse sulla via in cui doveva impegnar Saint Amé Monaco di Luxeuil e cofondatore di Remiremont insieme a Romarico. si.
Sant'Amato, monaco di Luxeuil, evangelizzava allora alcune città dell'Austrasia. Avendo senza dubbio sentito parlare della pietà di Romarico, andò a chiedergli ospitalità. Invitato, durante il pasto, a parlare delle cose di Dio, il Santo prese come soggetto il distacco assoluto, consigliato dal Vangelo, tuonò contro le ricchezze, preda della ruggine e dei vermi, e parlò con tanta eloquenza che Romarico sentì fissarsi tutte le sue incertezze. Distribuì immediatamente quasi tutti i suoi beni ai poveri, prese con sé quelli dei suoi servitori che vollero accompagnarlo, dando agli altri la libertà, e partì con Amato p er il monastero di L monastère de Luxeuil Antico castello romano divenuto una metropoli monastica di grande importanza sotto Colombano. uxeuil.
Sant'Eustasio lo dirigeva allora; e tale era il fervore che vi regnava, che si poteva giustamente chiamarlo il vivaio dei Santi. Romarico non si mostrò affatto indegno di questa gloriosa falange. Aveva portato all'abbazia la maggior parte della sua fortuna e condotto parecchi dei suoi servitori: ora, tale era la sua umiltà, che lo si vide obbedire con perfetta docilità a quelli stessi tra loro che avevano ricoperto nel suo palazzo le più vili funzioni. Si notava la sua premura nel ricercare gli impieghi bassi e penosi: come se avesse avuto bisogno di espiare con l'umiliazione la sua antica grandezza. Tutti gli esercizi della penitenza gli erano dolci. La coltivazione dell'orto aveva soprattutto attrattiva per lui, perché era l'occupazione dei novizi; ma, pur dedicandosi a questo lavoro, trovava modo di esercitare il suo spirito, imparando i salmi a memoria. In poco tempo, Romarico giunse a un'alta perfezione.
La stretta amicizia che si era formata tra Romarico e Amato non aveva fatto che crescere nel chiostro e, nonostante la purezza d'intenzione che ne era il principio, non mancò di diventare, per Romarico, un'occasione di caduta. Essendosi sant'Amato lasciato, fino a un certo punto, trascinare nello scisma di Agresti no, la sua autorit schisme d’Agrestin Monaco scismatico che influenzò temporaneamente Amato e Romarico. à vi trascinò anche il suo discepolo. Alcune negligenze su certi punti della regola attirarono ad Amato e a Romarico dei rimproveri da parte di Eustasio. Non sappiamo se fu in questa occasione, o in seguito a un disegno già premeditato, che i due monaci uscirono da Luxeuil per l'oggetto che stiamo per dire.
Fondazione del Saint-Mont
Romarico e Amato fondano il monastero di Habendi (Remiremont) nei Vosgi, stabilendo una comunità femminile e poi maschile secondo la regola di san Colombano.
Del suo immenso patrimonio, Romarico aveva conservato una tenuta nei Vosgi, probabilmente su consiglio di sant'Amato, e con lo scopo di stabilirvisi in seguito. Questo luogo era un antico castello o castrum chiam ato Hab Habendi Monastero fondato da Romarico nei Vosgi. endi, o Habundi, situato su una montagna, vicino alla Mosella. Quando giunse il momento, e forse a causa dei dissensi sorti tra loro ed Eustasio, i due monaci vi fondarono dapprima un convento di donne, alla cui guida posero la vergine Mactefelde o Mactefede. Amato, pur portando il titolo di abate, ne lasciò la direzione a Romarico. Presto le religiose vi affluirono; due delle stesse figlie di Romarico vi presero il velo: un'ammirevole fervore animava questa comunità nascente; e i santi fondatori videro riprodursi nel sesso più debole l'ammirevole spettacolo che aveva offerto loro Luxeuil, con i suoi seicento monaci, che camminavano con lo stesso passo sulle vie della perfezione. Mactefelde univa i suoi sforzi e i suoi esempi ai loro, per imprimere a questa creazione un impulso vigoroso; la stabilì sul fondamento più solido possibile: la vita e la morte di una Santa; poiché la governò solo per poco tempo: Dio avendola chiamata presto a godere della gloria eterna.
Alla sua morte, Romarico, temendo che, in seguito, cattive scelte imposte dall'esterno potessero portare disordini nel monastero, volle garantirgli una piena indipendenza. Stabilì dunque che l'badessa sarebbe stata eletta unicamente dalla comunità, che sul piano temporale Habendi avrebbe risposto solo all'autorità reale, e, su quello spirituale, alla sede di san Pietro. Che se, per caso, il soggetto eletto si fosse mostrato poco degno del suo incarico, la comunità aveva il diritto di rimostranza; e, nel caso in cui lo scandalo avesse varcato la soglia del monastero, spettava al sovrano Pontefice solo porvi rimedio. Questo regolamento fu approvato dal re Clotario; il papa Giovanni IV lo confermò più tardi, con lettere scritte di suo pugno.
Abbiamo detto che due delle figlie di san Romarico entrarono come religiose ad Habendi. La terza, Asselberga, informata della decisione presa da suo padre, risolse di attirare a sé ciò che poteva restare dell'eredità paterna, alla quale, secondo un autore, non aveva avuto alcuna parte. Inviò dunque a suo padre un primo figlio che le era nato, nella speranza che Romarico si lasciasse intenerire e restituisse alla nipote ciò che aveva rifiutato alla figlia. Il Santo ricevette con gioia questo dono di nuova specie, battezzò il bambino, gli diede il nome di Tecte o di Gertrude, e affidò alle sue religiose il compito di educarlo. Ma le vedute mondane della madre furono deluse; non solo non ottenne ciò che desiderava, ma sua figlia stessa non le tornò più. Restò al convento, vi prese il velo, e ne divenne l'badessa in seguito.
Poco dopo la fondazione di questo monastero, i Santi ne costruirono un secondo per gli uomini. Gli diedero, come al primo, la Regola di San Colombano. Amato ne abbandonò ancora la direzione al suo discepolo. Quanto a lui, ritirato in una grotta, scendeva solo ogni domenica allo scopo di spiegare la Sacra Scrittura ai suoi figli e alle sue figlie, e di dare loro consigli per il loro progresso spirituale. Del resto, Romarico non si regolava che secondo i suoi consigli; la loro unione era sempre più intima: al punto da formare, per così dire, una sola anima in due corpi.
Agrestino, essendo venuto, sotto la maschera dell'umiltà, a chiedere posto a Remiremont, fu abbastanza abile da risvegliare nel cuore di Amato ricordi forse già spenti. È certo che l'illustre solitario si immischiò più o meno nello scisma di questo pericoloso settario, ma solo per quanto riguardava alcuni punti accessori della Regola di San Colombano. Ora, tale era l'attaccamento di Romarico per il suo maestro, che non fece alcuna difficoltà a seguirlo, anche quando si smarriva. Aveva incorso come lui i rimproveri dell'abate Eustasio; come lui prestò orecchio alle perfide suggestioni di Agrestino. Ci mancano dettagli su questa circostanza della vita del nostro Santo; ignoriamo, di conseguenza, in quale misura egli prese, anch'egli, parte allo scisma, e quanto tempo vi perseverò. Probabilmente, il suo errore durò poco; e come aveva seguito Amato nella sua colpa, lo imitò anche nel suo pentimento.
Amicizie spirituali e famiglia
Romarico mantiene un legame stretto con sant'Arnolfo di Metz e veglia sull'educazione spirituale di suo nipote Adelfo, futuro santo.
Poco prima del 623, Romarico apprese che il s uo amico Arnolfo, vesco Arnould, évêque de Metz Amico intimo di Romarico e vescovo di Metz. vo di Metz, aveva appena abdicato alla sua carica con l'intenzione di vivere da solitario. Si ricordò che era a lui, dopo Dio, che doveva il primo pensiero di abbracciare la vita monastica. Andò a trovarlo a Metz, lo accompagnò durante tutto il viaggio, che fu segnato da numerosi miracoli; e, nel desiderio di avvicinarlo a sé, lo condusse in un luogo chiamato secondo alcuni Horemberg, secondo altri Adventins, e distante dal Saint-Mont circa duemila passi. Era lì che lui stesso gli aveva preparato un ritiro. Sant'Arnolfo acconsentì al desiderio del suo amico, e questo riavvicinamento non fece che confermare la vecchia amicizia che li univa.
Tuttavia Asselberga non aveva affatto rinunciato ai suoi progetti, e un primo tentativo fallito non le impedì di farne un secondo. Avendo avuto un figlio, si affrettò a inviarlo a suo padre, nella speranza di essere più fortunata della prima volta. Ma la sua ambizione fu di nuovo delusa. Romarico accettò, con una gioia ancora più grande, il nuovo deposito che gli veniva affidato; battezzò lui stesso suo nipote, a cui sant'Amato volle fare da padrino, l o chiam Adelphe Nipote di Romarico e suo successore come abate. ò Adelfo, e lo inviò, quando fu in età, al suo amico Arnolfo, affinché lo educasse nella conoscenza e nel timore del Signore. Dio benedisse ancora le pie intenzioni del suo servo. Adelfo crebbe in virtù, ancor più che in età, e meritò di sostituire il suo avo: la Chiesa lo onora come Santo.
Governo e miracoli
Divenuto abate, moltiplica i prodigi per nutrire i suoi monaci e cura personalmente i lebbrosi con carità eroica.
Dopo la morte di sant'Amato, Romarico gli succedette come abate dei due monasteri. Fece in modo che non ci si accorgesse affatto del cambio di superiore. Interamente dedito al bene delle sue comunità, si dedicava persino a lavori manuali per provvedere ai loro bisogni, sebbene fosse di temperamento molto debole. E se accadeva talvolta che il necessario venisse a mancare, la sua consuetudine era di rivolgersi a Gesù Cristo e di dirgli tra le lacrime: «Voi avete abbastanza, Signore, e persino sovrabbondantemente: venite dunque in aiuto al vostro povero servo, di cui conoscete i bisogni». E sempre la sua viva fiducia era esaudita: i soccorsi arrivavano in tempo. Si racconta che un giorno degli operai impiegati in lavori pesanti vennero a chiedergli della carne per ristorare le loro forze esaurite, ed egli disse loro: «Attendete un momento, il Dio che può tutto ve ne procurerà». All'istante stesso, il cane del convento si lanciò attraverso la foresta e stanò un cervo che venne a cadere dall'alto della roccia, rompendosi la testa. Lo portarono al servo di Dio, che disse agli operai: «Dio non ci è venuto meno più del solito. Prendete e mangiate la carne di questo animale, e lasciate la pelle per le nostre sorelle che ne hanno bisogno».
Un'altra volta, trovandosi presso un abitante dei Vosgi, che visitava spesso, la moglie di costui, che era molto pia, si lamentava con lui di non avere bevanda da offrirgli, essendo la sua provvista di birra esaurita dal giorno prima. «Non abbiate inquietudine», le disse Romarico; «ma abbiate fede: poiché Dio può procurare cibo e bevanda anche nel deserto. Entrate nella vostra stanza». Ella entrò e trovò il suo vaso di birra riempito fino all'orlo. Lo conservò religiosamente e dichiarò più tardi che molti malati avevano recuperato la salute bevendone.
Romarico aveva stabilito vicino al monastero delle religiose un alloggio per quelle tra loro che erano colpite dalla lebbra. Una di queste povere lebbrose, essendo riuscita a procurarsi in segreto dell'acqua di cui egli aveva fatto uso per lavarsi, ne strofinò le sue membra e fu perfettamente guarita. Visse a lungo dopo, proclamando ad alta voce il miracolo di cui era stata oggetto.
Romarico aveva anche stabilito un lebbrosario per uomini, vicino al convento dei suoi religiosi, e si era incaricato lui stesso di servirlo. Curava e fasciava i malati con le sue proprie mani. L'aspetto di quelle piaghe così orribili, di quelle membra putrefatte, non scoraggiava affatto quest'uomo cresciuto nelle delicatezze del lusso. La carità di Gesù Cristo aveva vinto in lui tutte le ripugnanze della natura, e il suo esempio eccitava gli altri a imitarlo. Romarico spandeva così attorno a sé il buon odore delle sue virtù. Tutti avevano l'occhio fisso su di lui, come su un modello e una guida; una santa emulazione trascinava tutti sui suoi passi.
Ultima missione e trapasso
Dopo un'ultima iniziativa politica presso Grimoaldo, Romarico muore nel 653, circondato da segni celesti che confermano la sua santità.
L'ora della ricompensa si avvicinava per Romarico. Tuttavia, la sua carità gli dettò un passo che merita di essere menzionato. Dopo la morte del duca Pipino, il re Sigeberto aveva nominato su o figlio Grimoald Maestro di palazzo d'Austrasia ammonito da Romarico. Grimoaldo, maestro di palazzo. Essendo morto a sua volta Sigeberto, lo stesso Grimoaldo fece tonsurare suo figlio Dagoberto, incaricò Didone, vescovo di Poitiers, di condurlo in Irlanda e pose il proprio figlio sul trono. Questa azione sollevò nel regno un malcontento universale. Romarico stesso se ne commosse nel profondo del suo ritiro; e, nonostante l'età e le difficoltà del cammino, si recò alla corte per annunciare al re ciò che Dio gli aveva rivelato sul futuro. Tale era la reputazione del Santo che Grimoaldo, sapendo che sarebbe venuto a vederlo durante la notte, prese egli stesso una torcia e fece metà strada per andargli incontro. Colto da timore al suo apparire, come se avesse scoperto in lui un segno celeste, prese a tremare; poi, abbracciandolo con rispetto, ascoltò i rimproveri e le sinistre predizioni che il Santo aveva da fargli, così come ai grandi della corte. Ben lungi dall'adirarsene, promise di riparare i suoi torti e rimandò Romarico colmo di doni. Il biografo aggiunge che, prima di rientrare, il santo vecchio percorse ancora, per quanto le sue forze glielo permisero, tutte le terre del monastero, rivolgendo ai coloni pii avvertimenti, esortandoli a perseverare nella dottrina che aveva loro insegnato e a occuparsi prima di tutto della salvezza della loro anima.
Non appena rientrato, la febbre lo colse; ma la sua lingua benedetta non era per questo meno attiva nel lodare Dio o nell'insegnare la verità. Il male peggiorò a poco a poco e l'ora della sua liberazione si avvicinava. Un santo diacono, trasportato in spirito al cielo, vi aveva visto immensi preparativi, come per un grande banchetto; e avendo qualcuno chiesto perché i convitati non si mettessero a tavola, il santo pontefice Arnolfo, morto da poco, rispose: «Attendiamo nostro fratello Romarico, che deve venire oggi a raggiungerci». D'altro canto, dei giovani, che vegliavano all'ingresso del monastero, avevano visto una nube densa avvolgere la montagna e la cella del moribondo. Era una domenica, il 6 delle idi di dicembre (8 dicembre) 653. Le Mattutine erano finite e il giorno cominciava a spuntare, quando alcuni religiosi, avvicinandosi al giaciglio di Romarico per voltarlo, lo videro venir meno tra le loro braccia. Un sacerdote, che era presente, gridò: «Attendete dunque, mio venerabile maestro, che vi sia stato portato il santo Viatico». Immediatamente il morente tornò in sé, levò la mano destra verso il cielo e fece il segno della croce su di sé e sui presenti. Non appena ebbe ricevuto la santa Eucaristia, chiuse egli stesso le labbra con la mano, poi gli occhi, e si addormentò pacificamente nel Signore. Subito la nube che copriva la sua cella si squarciò e, mentre i religiosi intonavano i salmi, si vide un bagliore sfolgorante apparire nell'aria e illuminare la montagna. Poi un globo di fiamme se ne staccò e si elevò maestosamente verso il cielo. Nessuno dubitò che fosse un segno del beato ingresso di Romarico negli splendori dell'eternità.
Culto e canonizzazione
Le sue reliquie furono traslate nel 910 e in seguito fu ufficialmente canonizzato da papa Leone IX nel 1051 durante il suo passaggio in Lorena.
Fu sepolto accanto a sant'Amato. Dopo la distruzione dell'antico monastero, il suo corpo fu traslato nel nuovo, verso l'anno 910, insieme a quelli dei santi Amato e Adelfo, da Drogone, vescovo di Toul. Nel 1051, papa Leone IX, giunto i pape Léon IX Papa che visitò il sepolcro del santo nel 1049. n Lorena, canonizzò san Romarico, effettuò una nuova traslazione delle sue reliquie e ordinò che fossero esposte alla venerazione pubblica. Numerosi miracoli si verificarono presso la sua tomba immediatamente dopo la sua morte e nel corso dei secoli. Il suo nome è inserito nel martirologio romano e in quello di Francia.
È rappresentato: 1° in piedi, in abito religioso, mentre tiene un rosario; 2° con ai piedi uno scettro e una corona; 3° mentre guarisce un ossesso; 4° talvolta senza altro attributo che un libro aperto.
Tratto dalla Vie des Saints de Franche-Comté, a cura dei professori del collegio Saint-François-Xavier di Besançon.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ufficiale alla corte di Teodeberto, re d'Austrasia
- Esilio e rovina dopo la sconfitta di Teodeberto da parte di Teodorico
- Ritorno in grazia sotto Clotario
- Conversione alla vita monastica sotto l'influenza di San Amato
- Ingresso nel monastero di Luxeuil
- Fondazione del monastero doppio di Habendi (Remiremont)
- Successione a sant'Amato come abate
- Intervento politico presso Grimoaldo per il figlio di Sigeberto
Miracoli
- Apparizione miracolosa di un cervo per nutrire degli operai
- Moltiplicazione della birra per una donna pia
- Guarigione di una lebrosa tramite l'acqua delle sue abluzioni
- Visione celeste del suo arrivo in cielo da parte di un diacono
- Globo di fiamme che si eleva dalla sua cella alla sua morte
Citazioni
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O beato Martino, mi sono messo sotto la vostra protezione. Dove siete dunque? Cosa fate? Venite in aiuto a un disgraziato, se volete che si abbia ancora fiducia in voi!
Preghiera a San Martino dopo l'affronto di Aridio