L'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
DI NOSTRA SIGNORA.
Dogma di fede
L'8 dicembre 1854, Papa Pio IX definì solennemente il dogma dell'Immacolata Concezione nella Basilica di San Pietro. Questo atto conferma che la Vergine Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Questa proclamazione fu il culmine di secoli di devozione, particolarmente sostenuta dalla Spagna e dall'episcopato mondiale.
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DEFINIZIONE DEL DOGMA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE
DI NOSTRA SIGNORA.
I primordi storici del dogma
La Spagna e diversi papi dei secoli XVII e XVIII, come Innocenzo XII e Clemente XI, operano per il riconoscimento ufficiale dell'Immacolata Concezione.
La storia della definizione del dogma dell 'Immacolata Concezio Immaculée Conception Privilegio mariano e dogma centrale che struttura l'identità della congregazione. ne è troppo importante perché non la si riporti qui in sintesi. La Sp agna fu c L'Espagne Luogo di missione di Giuda Barsaba. ostantemente alla guida di tutti i paesi cattolici per ottenere dalla Santa Sede una definizione dogmatica: i suoi passi nel XVIII secolo furono continui.
Uno dei suoi re, presso il quale la devozione verso Maria era ereditaria, Carlo II, chiese che l'ufficio dell'Immacolata Concezione con ottava fosse reso obbligatorio per tutto l'universo cattolico. Innocenzo XII, con la sua Bolla *In excelsa*, del 15 maggio 1693, accolse tale richiesta. Questa misura fu completata quando Clemente XI, nel 1708, rese la festa della Concezione obbligatoria per tutta la Chiesa. Benedetto XIV, che si era proposto di incoraggiare la devozione verso la Vergine Immacolata, aveva, si dice, manifestato l'intenzione di pubblicare una Bolla a questo proposito; ma tale progetto non ebbe alcuna esecuzione. Ordinò soltanto che nella festa dell'Immacolata Concezione vi fosse la cappella papale alla presenza del sovrano Pontefice e di tutta la sua corte. Ma il monumento più celebre dell'Immacolata Concezione è, senza dubbio, una lettera del Léonard de Port-Maurice Santo la cui lettera profetica invocava la definizione del mistero. beato Leonardo da Porto Maurizio, che viene considerata come l'espressione di uno spirito profetico. Essa testimonia il desiderio più ardente di vedere definito questo grande mistero, e presagisce i beni più grandi per l'epoca in cui la Santa Sede crederà di poter pronunciare questa definizione.
Lo slancio del XIX secolo e le petizioni mondiali
Sotto i pontificati di Pio VII e Gregorio XVI, le richieste di definizione dogmatica affluiscono da tutto il mondo, portate dai vescovi e dagli ordini religiosi.
Passiamo al XIX secolo. I Frati Francescani del regno di Napoli sollecitarono dalla Santa Sede il permesso di celebrare l'Immacolata Concezione della santa Vergine nel prefazio della messa, cosa che, fino ad allora, era inaudita.
Pio VII acconsentì ai loro desideri il 17 maggio 1806. Questo favore eccitò la santa ambizione delle diocesi di Siviglia, di Lione e di una folla di altre; esse si unirono a questa concessione, così come un gran numero di Ordini religiosi, tra gli altri, quello di San Domenico, che si associò infine alla credenza comune. Un'altra devozione diede un nuovo slancio alla pietà dei fedeli verso Maria Immacolata. Il 29 settembre 1829, la Congregazione dei Riti accordò, con due rescritti, a Monsignor il vescovo di Forlì e a Monsignor il vescovo di Gaeta, il permesso di aggiungere alle litanie lauretane, che ricordano così bene le prerogative della nostra buona madre, questa bella invocazione: *Regina concepita senza peccato, prega per noi!* In poco tempo, questa santa pratica divenne generale. Il papa Gregorio XVI, nel 1840, riceve le suppliche di cinquantadue cardinali, arcivescovi e vescovi, che insistevano sull'utilità e la necessità morale di pronunciare il giudizio definitivo. Poco tempo dopo arrivarono una quarantina di richieste simili dalle Missioni asiatiche, dall'America meridionale, dalla Spagna, dall'Italia, dalla Savoia, dal la Nuova Granada e Sa Sainteté Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. dalla Boemia. Sua Santità Pio IX ricevette, prima del 2 febbraio 1849, quaranta richieste dai vescovi del regno di Napoli, con una nuova istanza di Sua Maestà il re delle Due Sicilie; dieci richieste dagli arcivescovi e vescovi di Francia; ottanta richieste dagli arcivescovi e vescovi di tutte le parti del mondo, senza contare le suppliche degli Ordini religiosi, dei Capitoli e delle chiese particolari. Il Santo Padre non poteva rimanere indifferente a questi voti unanimi dell'episcopato cattolico, lui che, come dichiarò nella sua Bolla *Ineffabilis*, era stato, fin dai primi giorni del suo pontificato, preoccupato di questo grave affare. Negli anni 1847 e 1848, nominò una commissione di consultori scelti tra i prelati e i teologi più distinti della Chiesa romana, e sottopose loro la questione di sapere se la pia credenza nell'Immacolata Concezione potesse, secondo gli usi della Chiesa cattolica, essere solennemente definita. Alla fine del 1848, Pio IX, cacciato da Roma dalla rivoluzione, si rifugiò a Gaeta; fece continuare i lavori della commissione sulla terra d'esilio.
L'esilio a Gaeta e la consultazione universale
Pio IX, esiliato a Gaeta, lancia una consultazione mondiale presso l'episcopato nel 1849 per verificare l'unanimità della fede su questo mistero.
A più riprese riunì i cardinali esiliati come lui e chiese il loro parere sul progetto di definire la prerogativa della Madre di Dio. Fu da Gaeta che indirizzò, il 2 febbraio 1849, a tutti i vescovi del mondo, la celebre enciclica con la quale li invitava ad elevare al cielo le più ferventi preghiere, affinché illuminasse il Capo della Chiesa su questa importante questione, chiedendo loro allo stesso tempo quale fosse, riguardo all'Immacolata Concezione della santa Vergine, la credenza del loro gregge e la loro credenza personale.
Il Santo Padre voleva constatare il consenso unanime di tutta la Chiesa. Il suo scopo non era affatto quello di provocare nuove dimostrazioni del mistero; tuttavia, un gran numero di prelati motivarono così bene la loro fede, esposero con tanta profondità ed erudizione le prove della pia credenza, che le risposte dell'episcopato racchiudono, nel loro insieme, una dimostrazione completa e irrefutabile del mistero. È impossibile leggerle senza concepire la più alta idea della scienza e della pietà dell'episcopato cattolico, senza ammirare il suo attaccamento alla Santa Sede e la sua devozione alla causa della Madre di Dio. L'unanimità dei vescovi è anche una cosa delle più rimarchevoli. Su circa settecentocinquanta cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e vicari apostolici, che la Chiesa conta nel suo seno, più di seicento avevano risposto al Santo Padre prima che questi promuovesse la definizione. Se si tiene conto delle dimenticanze, dei casi di malattia, di morte, di vacanza di sedi, di lettere smarrite a causa delle grandi distanze, si può dire che l'episcopato cattolico tutto intero ha risposto all'enciclica del 2 febbraio 1849, e manifestato così il vivo interesse che prendeva alla questione della definizione.
La preparazione dottrinale e le commissioni
Teologi come Dom Guéranger e il Padre Passaglia pubblicano opere importanti mentre una commissione speciale esamina i fondamenti scritturali e tradizionali.
All'episcopato e ai fedeli si unirono i teologi e i dottori che consacrarono la loro penna alla gloria di Maria; bisogna citare, tra i più celebri, il R. P. Ravignan, il cardinale Lambruschini, il R. P. Perrone, il R. P. Mariani, Spada, il R. P. Biancheri, il R. P. Bigoni, ecc. Il *Mémoire* di Dom Guéranger, ab ate di Solesm Dom Guéranger Abate di Solesmes, autore di un influente saggio sul mistero. es, è un piccolo volume pieno di senso e di ragione, che ha un carattere del tutto originale. L'autore ha saputo appropriarsi degli argomenti antichi, in modo tale che appaiano nuovi sotto la sua penna; ha fatto giustizia anche, e in maniera trionfante, delle difficoltà che venivano sollevate allora sia contro il mistero stesso che contro la sua definibilità.
Ma tra tutti gli scritti apparsi prima della definizione, non ve n'è alcuno che, per la sua estensione, la sua importanza e la sua solidità, possa essere paragonato al gr ande lavoro del R. P. Passaglia Teologo gesuita la cui opera servì da base per la bolla di definizione. R. P. Passaglia, che in seguito fece un così triste naufragio nella fede, oggi fortunatamente riparato. La Bolla di definizione è stata ricalcata su quest'opera. Il Papa volle che queste pubblicazioni fossero riprodotte in seguito alle risposte dei vescovi, come documenti contemporanei della grande causa che stava per giudicare. Furono dunque raccolti, come tutti gli altri documenti, nella curiosa collezione dei *Pareri*, che raggiunse così il numero di dieci volumi, e di cui un esemplare completo fu consegnato a tutti i vescovi presenti a Roma durante la solennità della definizione.
Quando i consultori ebbero espresso la loro opinione per iscritto, il Santo Padre fece stampare questi pareri in tre volumi distinti, al fine di sottoporli ai venti consultori, una commissione speciale che si riunì diverse volte nel corso degli anni 1852 e 1853, sotto la presidenza del cardinale Fornari. Il verbale delle sedute fu redatto con la massima cura sotto il titolo di *Breve esposizione degli atti della commissione speciale nominata da Sua Santità Pio IX, per esaminare il soggetto dell'Immacolata Concezione della santissima Vergine Maria*.
Ad eccezione di due membri, che avevano fatto parte della commissione dei venti consultori, tutti i teologi riuniti furono dell'avviso che il privilegio della santa Vergine fosse solidamente provato da argomenti tratti dalla santa Scrittura, dai monumenti della tradizione, dalla dottrina, dal magistero e dallo spirito della Chiesa, e dalla dichiarazione del Concilio di Trento.
Tutti, ad eccezione di uno solo, giudicarono che la Santa Sede potesse, senza derogare alle regole ordinarie, pronunciare la definizione del mistero dell'Immacolata Concezione di Maria. Fu anche l'avviso unanime dei cardinali.
La proclamazione solenne a San Pietro
L'8 dicembre 1854, durante una grandiosa cerimonia nella basilica di San Pietro, Pio IX pronuncia ufficialmente il decreto dogmatico.
Nei primi mesi dell'anno 1854, si seppe che il Sommo Pontefice aveva preso la risoluzione di definire il mistero dell'Immacolata Concezione della santissima Vergine e di dare a questo atto solenne tutto lo splendore che le circostanze comportavano. Tutto l'episcopato cattolico si sarebbe recato a Roma se il Santo Padre lo avesse desiderato. Ma, sia che non abbia voluto imporre una vedovanza simultanea a tutte le Chiese del mondo, sia che abbia temuto di recare qualche ombra alle potenze, sia che abbia avuto altri motivi, si limitò a invitare i cardinali stranieri e un piccolo numero di prelati di ogni nazione cattolica. Molti altri si recarono a Roma per assistere a questa festa. Tre cardinali furono incaricati di presiedere questa augusta assemblea.
Uno di loro, il cardinale Brunelli, espose le intenzioni del Sommo Pontefice, che erano, non già di riunire i vescovi in Concilio, né di autorizzare una discussione sul fondo della questione o sull'opportunità della definizione, due punti sui quali l'assenso dell'episcopato cattolico gli era già noto, e dei quali si riservava il giudizio; ma di ascoltare il loro parere sul progetto di Bolla che, già preparato, non rispondeva ancora del tutto al suo pensiero. Si esaminarono dunque i testi della Scrittura, i monumenti della tradizione che dovevano figurare nella Bolla, e la forma che le si doveva dare.
Dopo aver consultato i vescovi, il Santo Padre consultò i cardinali della Chiesa romana, che riunì in concistoro segreto il 1° dicembre seguente; quando ebbe il loro assenso unanime, felice di questo accordo, risolse di pronunciare la definizione dell'Immacolata Concezione l'8 dicembre.
Quando il giorno così impazientemente atteso arrivò, la città santa era ingombra di pii pellegrini accorsi da tutte le parti del mondo, e il popolo romano, fedele alla sua antica fama, si apprestava a onorare degnamente la Madre di tutti i fedeli.
Alle otto del mattino, i vescovi si riunirono nella grande sala ducale, al palazzo del Vaticano, per prendervi i loro ornamenti pontificali. Rivestiti della cappa bianca e della mitra di tela bianca, si recarono nella cappella Sistina, dove il Sommo Pontefice arrivò poco dopo. Il Santo Padre, arrivando, si inginocchiò ai piedi dell'altare, e recitò a voce alta l'antifona: *Sancta Maria et omnes sancti tui, quæsumus, Domine, ne nos deseras, ut dum eorum merita recolimus, patrocinio sentiamus*.
In seguito i cantori intonarono le litanie dei Santi; al versetto: *Sancte Michael*, i vescovi si misero in fila, per ordine di anzianità, e scesero processionalmente la grande scala del palazzo, per recarsi nella basilica di San Pietro. I cardinali in casula e m itra preziose precedevano basilique de Saint-Pierre Luogo di sepoltura del santo a Roma. il Santo Padre, che chiudeva la processione. Era ombreggiato da un baldacchino bianco. Arrivati al centro della basilica, i vescovi si disposero a semicerchio davanti alla cappella del Santissimo Sacramento, e vi attesero il Sommo Pontefice con il quale si inginocchiarono tutti. Sua Santità recitò dapprima una breve preghiera particolare, e poi cantò le tre orazioni: *Deus qui nobis sub sacramento*, ecc.; *Deus refugium nostrum*, ecc.; e *Actiones nostras*, che terminarono le litanie. Finite queste preghiere, la processione formò nuovi ranghi, e i vescovi, seguiti dai cardinali e dal Santo Padre, si recarono a due a due al coro che era disposto dietro l'altare maggiore della basilica, con il trono pontificale in fondo, come per le cappelle papali ordinarie. Non appena i cardinali, i vescovi e i prelati ebbero preso posto, il Sommo Pontefice si sedette sul trono preparato vicino all'altare, dal lato dell'epistola, per ricevere l'obbedienza del clero. I cardinali fecero davanti a lui una profonda inclinazione prima di baciare il suo anello. E dopo averlo baciato, i vescovi fecero la genuflessione sul primo gradino del trono; inginocchiandosi su un cuscino posto ai piedi del Santo Padre, baciarono rispettivamente l'anello che egli presentava loro, ricoperto dalla sua stoffa; lasciandolo, fecero una seconda genuflessione e un'inclinazione del capo, a destra e a sinistra, verso i cardinali assistenti. Non descriveremo i riti magnifici dell'ufficio pontificale, così come viene celebrato dal Sommo Pontefice nella basilica di San Pietro, innanzitutto perché queste cerimonie non appartengono al nostro soggetto, poi perché sono state spesso descritte altrove. Aggiungeremo solo che, tra i dodici vescovi assistenti al trono pontificale, figurava il venerabile arcivescovo di Parigi, monsignor Sibour. Portò il candelabro durante la messa pontificale e mentre il Santo Padre pronunciava la definizione.
Quando il santo Vangelo fu stato cantato in latino e in greco, secondo il rito usato nell'ufficio del Sommo Pontefice, i diaconi dei due riti si recarono insieme fino al trono del Santo Padre in fondo al coro, per presentargli il libro dei Vangeli e ricevere la sua benedizione; poi ritornarono all'altare maggiore sul quale deposero il volume sacro.
Erano le undici del mattino.
Il venerabile cardinale Macchi, decano del Sacro Collegio, si avanzò allora, nonostante la sua tarda età, verso i l trono del Som cardinal Macchi Decano del Sacro Collegio che ha presentato la supplica finale al Papa. mo Pontefice, in fondo al coro, accompagnato dal decano degli arcivescovi e dal decano dei vescovi presenti alla cerimonia, e anche dall'arcivescovo di rito greco e dall'arcivescovo di rito armeno, e rivolse in latino, al Santo Padre, la seguente supplica:
« Beatissimo Padre,
« Ciò che la Chiesa cattolica desidera ardentemente e chiede con tutti i suoi voti, vale a dire che l'Immacolata Concezione della santissima Vergine Maria, Madre di Dio, sia definita da un giudizio supremo e infallibile di Vostra Santità, al fine di accrescere le lodi, la gloria e la venerazione di Maria, veniamo, a nome del Sacro Collegio, dei cardinali, dei vescovi, del mondo cattolico tutto intero, e di tutti i fedeli, a supplicare umilmente e istantemente Vostra Santità di compierlo in questa solennità della Concezione della beata Vergine, e di colmare così i voti di tutti. A tal fine, degnatevi, o Santo Padre, nel mezzo della celebrazione del sacrificio incruento, iniziato in questa grande chiesa consacrata al Principe degli Apostoli, alla presenza di un'assemblea così maestosa di vescovi e di fedeli, di elevare la vostra voce apostolica e pronunciare il decreto dogmatico dell'Immacolata Concezione di Maria, decreto che farà nascere una nuova gioia in cielo, e che riempirà il mondo intero di letizia ».
Il Santo Padre rispose che accoglieva volentieri questa richiesta del Sacro Collegio, dell'Episcopato e dei fedeli; ma che bisognava, prima di soddisfarla, invocare il soccorso dello Spirito Santo. Subito tutta l'assemblea si mise in ginocchio, e intonò con un insieme ammirevole l'inno *Veni Creator*, il cui canto animato fece risuonare le volte sacre di pii echi e commosse tutti i cuori. Dopo aver cantato l'orazione, il Sommo Pontefice, stando in piedi davanti al suo trono, cominciò, nel mezzo di un profondo silenzio, a pronunciare con voce forte, chiara e distinta, la definizione del mistero dell'Immacolata Concezione.
Quando il Santo Padre giunse a queste parole solenni: *A maggior gloria della Madre di Dio, per l'autorità dei santi Apostoli Pietro e Paolo e per la nostra...*, tutto compreso della grandezza dell'azione che compiva, toccato dall'impaziente attesa del clero e dei fedeli che tenevano i loro sguardi fissi sulla sua persona e ascoltavano con avidità ciascuna delle sue parole, portandosi senza dubbio anche, con il pensiero, al celeste soggiorno dove la gioia degli angeli rispondeva a quella degli eletti della terra, il Sommo Pontefice, commosso fino al fondo delle sue viscere, sentì la sua voce venir meno e i suoi occhi riempirsi di lacrime. Ma, facendo uno sforzo sulla natura e dominando il suo turbamento, continuò presto con voce forte, ma commossa e commovente, il suo discorso, e, dopo aver ceduto ancora una volta all'impero della sua sensibilità, terminò la lettura del decreto nel mezzo di un sentimento di gioia universale.
I fondamenti della Bolla Ineffabilis Deus
Il testo della bolla dettaglia le figure bibliche e la tradizione dei Padri della Chiesa che sostengono la preservazione di Maria dal peccato originale.
## PIO, VESCOVO,
## SERVO DEI SERVI DI DIO,
A perpetua memoria.
« Dio, che è ineffabile, le cui vie sono misericordia e verità, la cui volontà è la stessa onnipotenza, la cui sapienza raggiunge con forza da un capo all'altro e dispone tutto con dolcezza, prevedendo nella sua prescienza, fin dall'eternità, la rovina lamentabile di tutto il genere umano, conseguenza della trasgressione di Adamo, e avendo, nel mistero nascosto fin dall'origine dei secoli, decretato che, per il sacramento ancora più misterioso dell'incarnazione del Verbo, avrebbe compiuto l'opera primitiva della sua bontà, affinché l'uomo, spinto al male dalla perfidia dell'iniquità diabolica, non perisse contro il disegno della sua misericordia; e che ciò che doveva cadere nel primo Adamo fosse risollevato nel secondo con una felicità più grande di questa sventura; scelse e preparò, fin dal principio e prima dei secoli, una Madre per il suo Figlio unico, affinché da lei fatto carne, nascesse nella felice pienezza dei tempi, e l'amò tra tutte le creature di un tale amore, che pose in lei sola, per una sovrana predilezione, tutte le sue compiacenze. Elevandola incomparabilmente al di sopra di tutti gli spiriti angelici, di tutti i Santi, la colmò dell'abbondanza dei doni celesti, tratti dal tesoro della divinità, in modo così meraviglioso che, sempre e interamente pura da ogni macchia di peccato, tutta bella e tutta perfetta, essa aveva in sé la pienezza dell'innocenza e della santità più grande che si possa concepire al di sotto di Dio e tale che, eccetto Dio, nessuno può comprenderla. E certamente, era del tutto conveniente che essa brillasse sempre degli splendori della santità più perfetta, e che interamente esente dalla macchia stessa della colpa originale, riportasse il più completo trionfo sull'antico serpente, questa Madre così venerabile, a cui Dio Padre ha voluto dare il suo Figlio unico, generato dal suo seno, uguale a lui, e che ama come se stesso, e darlo in modo tale che egli è naturalmente un solo e medesimo e comune Figlio di Dio Padre e della Vergine, Lei che il Figlio stesso ha scelta per essere sostanzialmente sua Madre, Lei dalla quale lo Spirito Santo ha voluto che per sua operazione fosse concepito e nascesse Colui dal quale egli stesso procede.
« Questa innocenza originale dell'augusta Vergine è perfettamente in armonia con la sua ammirabile santità e con la dignità sublime di Madre di Dio, la Chiesa cattolica che, sempre istruita dallo Spirito Santo, è colonna e sostegno della verità, agendo come maestra della dottrina divinamente ricevuta e contenuta nel deposito della rivelazione celeste, non ha mai cessato di spiegarla, di favorirla ogni giorno di più per tutte le vie e con atti luminosi. Questa dottrina, in vigore fin dai tempi antichi, profondamente incisa nelle anime dei fedeli e propagata in modo meraviglioso in tutto l'universo cattolico per le cure e gli sforzi dei sacri pontefici; questa dottrina, la Chiesa stessa l'ha infatti molto chiaramente insegnata quando non ha esitato a proporre la Concezione della Vergine alla venerazione e al culto pubblico dei fedeli. Con questo atto solenne, l'ha presentata per essere onorata come straordinaria, ammirabile, pienamente differente dagli inizi del resto degli uomini e del tutto santa; poiché la Chiesa non celebra con giorni di festa se non ciò che è santo. Ed è per questo che essa ha l'abitudine di impiegare, sia negli uffici ecclesiastici, sia nella liturgia sacra, i termini stessi delle divine Scritture che parlano della Sapienza increata e rappresentano le sue origini eterne, e di farne l'applicazione agli inizi di questa Vergine, che era stata, nei consigli di Dio, l'oggetto dello stesso decreto dell'Incarnazione della Sapienza divina.
« Tutte queste cose, conosciute ovunque dai fedeli, mostrano sufficientemente con quanta cura la Chiesa romana, madre e maestra di tutte le chiese, si sia applicata a propagare questa dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine; ma questa Chiesa, centro della verità e dell'unità cattolica, nella quale sola la religione è stata inviolabilmente custodita e dalla quale è necessario che tutte le altre chiese traggano la tradizione della fede, ha una dignità e un'autorità tali che conviene ricordarne gli atti in dettaglio. Essa non ha mai avuto nulla più a cuore che sostenere, proteggere, promuovere e difendere per le vie più luminose l'Immacolata Concezione della Vergine, il suo culto e la sua dottrina. È ciò che attestano e proclamano tanti atti solenni dei Pontefici romani, nostri predecessori, ai quali, nella persona del principe degli Apostoli, Nostro Signore Gesù Cristo ha egli stesso divinamente affidato l'incarico e il potere supremo di pascere gli agnelli e le pecore, di confermare i loro fratelli, di reggere e governare la Chiesa universale.
« I nostri predecessori, infatti, si fecero gloria di istituire nella Chiesa romana, in virtù della loro autorità apostolica, la festa della Concezione con un ufficio e una messa propri, dove la prerogativa dell'esenzione dalla sozzura ereditaria era affermata nel modo più chiaro e manifesto. Si applicarono inoltre ad accrescere lo splendore di questa festa e a propagare con ogni mezzo il culto istituito, sia arricchendolo di indulgenze, sia autorizzando le città, le province, i regni, a porsi sotto il patrocinio della Madre di Dio, onorata sotto il titolo dell'Immacolata Concezione, sia approvando confraternite, congregazioni, comunità religiose istituite in onore della Concezione Immacolata, sia eccitando con le loro lodi la pietà di coloro che erigevano monasteri, ospedali, altari, templi sotto questo titolo, o che si impegnavano sulla fede del giuramento a difendere energicamente l'Immacolata Concezione della Madre di Dio. Furono soprattutto felici di ordinare che la festa della Concezione fosse celebrata in tutta la Chiesa come quella della Natività, e poi che la si celebrasse con ottava nella Chiesa universale, poi, che fosse messa al rango delle feste di precetto e santamente osservata ovunque; infine, che ogni anno, il giorno consacrato alla Concezione della Vergine, vi fosse cappella pontificia nella nostra basilica patriarcale liberiana. Desiderando inculcare ogni giorno più profondamente nelle anime dei fedeli questa dottrina dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio, ed eccitare la loro pietà a onorare e venerare la Vergine concepita senza peccato, fu con grande gioia che permisero di proclamare la Concezione Immacolata della Vergine nelle Litanie di Loreto e nella prefazione stessa della messa, come per stabilire la legge della preghiera. Per Noi, camminando sulle tracce di un così gran numero dei Nostri Predecessori, non solo abbiamo ricevuto e approvato ciò che essi hanno così saggiamente e piamente stabilito; ma ancora, ricordandoci del decreto di Sisto IV, abbiamo rivestito della sanzione della Nostra autorità un ufficio proprio dell'Immacolata Concezione, e con grande consolazione della Nostra anima, ne abbiamo accordato l'uso alla Chiesa universale.
« Ma, poiché le cose che appartengono al culto tengono strettamente e con un legame intimo all'oggetto stesso del culto, e poiché esse non possono mantenersi determinate e fisse, se questo oggetto rimane in uno stato di dubbio e di ambiguità, i Nostri predecessori i Pontefici romani, mettendo tutte le loro cure ad accrescere il culto della Concezione, si applicarono con sollecitudine a dichiararne e a inculcarne l'oggetto e la dottrina. Insegnarono dunque chiaramente e apertamente che la festa aveva per oggetto la Concezione della Vergine, e proscrissero, come falsa e contraria allo spirito della Chiesa, l'opinione di coloro che pensavano e affermavano che non è la Concezione, ma la santificazione che la Chiesa onora. Non credettero di dover agire con maggiore riguardo verso coloro che, per rovinare la dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine, avevano immaginato una distinzione tra il primo e il secondo istante della Concezione, dicendo che la Chiesa, in verità, celebra la Concezione, ma che non intende onorarla nel suo primo istante o primo momento. I Nostri predecessori, infatti, considerarono come loro dovere proteggere e propagare con il massimo zelo, non solo la festa della Concezione della beata Vergine, ma ancora la dottrina che la Concezione, fin dal primo istante, è il vero oggetto di questo culto. Di qui queste parole del tutto decisive con le quali il Nostro predecessore, Alessandro VII, dichiarò la vera intenzione della Chiesa: « È l'antica e pia credenza dei fedeli cristiani, che l'anima della beata Vergine Maria, fin dal primo istante della sua creazione e della sua unione al corpo, sia stata, per grazia e privilegio speciale di Dio, e in vista dei meriti di Gesù Cristo, suo Figlio, Redentore del genere umano, preservata ed esente dal peccato originale, ed è in questo senso che essi onorano e celebrano con solennità la festa della sua Concezione. »
« I Nostri predecessori si applicarono soprattutto, con cura gelosa e vigilanza estrema, a mantenere inviolabile e al riparo da ogni attacco la dottrina dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio. Non solo non soffrirono mai che questa dottrina fosse in alcun modo censurata e oltraggiata; ma, andando molto oltre, proclamarono, con dichiarazioni formali e reiterate, che la dottrina in virtù della quale Noi confessiamo l'Immacolata Concezione della Vergine è pienamente in armonia con il culto ecclesiastico: e che questa dottrina antica e universale, tale quale la Chiesa romana l'intende, la difende e la propaga, è degna sotto ogni aspetto di essere formulata nella Sacra Liturgia stessa e nelle solennità della preghiera. Non contenti di ciò, affinché questa dottrina della Concezione Immacolata della Vergine rimanesse inviolabile, proibirono, sotto pene severe, di sostenere sia pubblicamente, sia in privato, la dottrina contraria, volendo, con i colpi ripetuti portati a quest'ultima, farla soccombere. E, affinché queste dichiarazioni luminose e reiterate non apparissero vane, le rivestirono di una sanzione. Il Nostro predecessore Alessandro VII, che abbiamo appena citato, ha ricordato tutte queste cose in questi termini:
« Considerando che la santa Chiesa romana celebra solennemente la festa della Concezione di Maria senza macchia e sempre Vergine, e che un tempo aveva ordinato un ufficio proprio su questo mistero, secondo la pia e devota disposizione del Nostro predecessore Sisto IV; volendo a Nostra volta favorire questa lodevole devozione, così come la festa e il culto che ne è l'espressione, il quale non è mai cambiato nella Chiesa romana da quando è stato istituito, e desiderando sull'esempio dei pontefici romani, Nostri predecessori, proteggere e favorire questa pietà e questa devozione che consistono nell'onorare e celebrare la beata Vergine, come essendo stata, per l'azione dello Spirito Santo, preservata dal peccato originale; infine, per conservare il gregge di Cristo nell'unità di spirito e nel legame della pace, per estinguere le dissensioni e far scomparire gli scandali; sulle istanze e le preghiere dei Vescovi soprannominati, così come ai capitoli delle loro Chiese, così come sulle istanze e le preghiere del re Filippo e dei suoi regni, Noi rinnoviamo le costituzioni e i decreti che i Pontefici romani, Nostri predecessori, e specialmente Sisto IV, Paolo V e Gregorio XV hanno emanato in favore del sentimento che afferma che l'anima della beata Vergine Maria, nella sua creazione e nella sua unione con il corpo, è stata provvista della grazia dello Spirito Santo e preservata dal peccato originale, e anche in favore della festa e del culto della Concezione della Madre di Dio, i quali sono stati stabiliti, come è detto più sopra, nel senso di questa dottrina, e Noi comandiamo che si osservino le suddette costituzioni e decreti sotto le pene e censure che vi sono specificate.
« Inoltre, quanto a tutti e a ciascuno di coloro che cercano di interpretare queste costituzioni e decreti in modo da diminuire il favore che ne risulta per la dottrina in questione, e che si sforzano di mettere in discussione la festa o il culto reso nel senso di questa dottrina, di farne l'oggetto dei loro attacchi, sia direttamente, sia indirettamente, come sotto il pretesto di esaminare se questa dottrina possa essere definita, di commentare o di interpretare la Scrittura sacra, o i santi Padri o i Dottori; tutti coloro, in una parola, che avessero l'audacia, per qualsiasi motivo che si possa essere e in qualsiasi modo che si possa essere, di parlare, di predicare, di trattare, di disputare contro di essa, per iscritto o a voce, determinando questo o quello, affermando, facendo valere argomenti o lasciando senza soluzione gli argomenti allegati, o qualunque possa essere il mezzo impiegato allo stesso scopo; quanto a tutti costoro, oltre alle pene e alle censure contenute nelle costituzioni di Sisto IV, alle quali Noi intendiamo sottoporli e li sottoponiamo con le presenti, Noi vogliamo che, per questo solo fatto e senza altra dichiarazione, essi siano privati del potere di predicare, di fare lezioni pubbliche o di insegnare e di interpretare, così come di ogni voce attiva o passiva in ogni elezione: essi saranno dunque per il fatto stesso, e senza altra dichiarazione, colpiti a perpetuità di incapacità per predicare, leggere in pubblico, insegnare e interpretare, e non potranno essere sollevati o dispensati da queste pene se non da Noi stessi o dai Nostri successori; e Noi intendiamo sottoporli ancora alle altre pene che Noi, o i Pontefici romani Nostri successori, potremo loro infliggere, come Noi li vi sottoponiamo con le presenti, rinnovando le costituzioni o decreti sopra ricordati di Paolo V e di Gregorio XV.
« Quanto ai libri nei quali la dottrina suddetta, la festa o il culto reso nel senso di questa dottrina si trovasse revocato in dubbio, o nei quali, in qualsiasi modo che si possa essere, qualcosa fosse scritto contro di essa, o che contenessero discorsi, dispute o trattati destinati a combatterla, Noi proibiamo tutti quelli che sono stati pubblicati posteriormente al decreto citato di Paolo V o che sarebbero pubblicati in futuro, e ciò sotto le pene e censure specificate all'indice dei libri proibiti, e Noi comandiamo e vogliamo che siano tenuti e considerati come espressamente proibiti per il fatto stesso e senza alcuna dichiarazione ».
« Ora, tutto il mondo sa con quale zelo questa dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine, Madre di Dio, sia stata professata, sostenuta e difesa dagli Ordini religiosi più illustri, dalle accademie di teologia più celebri e dai Dottori più versati nella scienza sacra. Tutto il mondo sa ugualmente quanto i vescovi siano sempre stati gelosi, anche nelle assemblee ecclesiastiche, di dichiarare apertamente e pubblicamente che la santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, per i meriti del Signore e Redentore Gesù Cristo, non è mai stata sottomessa al peccato originale, ma che essa è stata interamente preservata dalla sozzura originale e in tal modo riscattata in modo più ammirabile. A tutte queste autorità si aggiunge l'autorità più grave e più elevata, quella del Concilio di Trento. Nel formulare il decreto dogmatico sul peccato originale, dove, conformemente alle testimonianze delle sante Scritture, dei santi Padri e dei più accreditati Concili, ha stabilito e definito che tutti gli uomini nascono sozzati dalla colpa originale, il Concilio ha dichiarato solennem ente che non era Concile de Trente Concilio ecumenico citato per aver escluso Maria dalla generalità del peccato originale. nelle sue intenzioni comprendere in questo decreto e in questa generalità della sua definizione la beata e Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio. Con questa dichiarazione, i Padri di Trento hanno mostrato, quanto i tempi e le circostanze lo rendevano opportuno, che la beata Vergine Maria è stata esente dalla macchia originale, ed hanno così espresso chiaramente che nulla nelle divine Lettere, nulla nella tradizione né nell'autorità dei Padri, può essere validamente allegato che, in qualsiasi modo che si possa essere, rechi offesa a questa grande prerogativa della Vergine.
« E nulla è più vero: celebri monumenti della venerabile antichità, tanto della Chiesa orientale quanto della Chiesa occidentale, provano infatti con evidenza che questa dottrina dell'Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, che è stata, in modo così luminoso, spiegata, dichiarata e confermata ogni giorno di più, che si è propagata in modo così meraviglioso presso tutti i popoli e tra tutte le nazioni del mondo cattolico, con il fermo assenso della Chiesa, per il suo insegnamento, il suo zelo, la sua scienza e la sua sapienza, è sempre stata professata nella Chiesa come ricevuta di mano in mano dai nostri padri e rivestita del carattere di dottrina rivelata. Poiché la Chiesa di Cristo, vigilante custode e protettrice dei dogmi che le sono affidati, non vi cambia nulla, non ne diminuisce nulla, non vi aggiunge nulla; ma, trattando con attenzione scrupolosa, con fedeltà e con sapienza le cose antiche, se ve ne sono che l'antichità abbia abbozzato e che la fede dei Padri abbia indicato, essa si studia di liberarle, di metterle in luce, in modo tale che questi antichi dogmi della dottrina celeste prendano l'evidenza, lo splendore, la nettezza, pur conservando la loro pienezza, la loro integrità, la loro proprietà, e che si sviluppino, ma solo nella loro propria natura, cioè conservando l'identità del dogma, del senso, della dottrina.
« I Padri e gli scrittori della Chiesa, istruiti dagli oracoli celesti, non hanno avuto nulla più a cuore nei libri che hanno composto per spiegare le Scritture, per difendere i dogmi, per istruire i fedeli, che di celebrare a gara e di esaltare in mille modi ammirabili la sovrana santità della Vergine, la sua dignità, la sua integrità da ogni macchia di peccato e la sua luminosa vittoria sul crudele nemico del genere umano. È per questo che, quando riportano le parole con le quali Dio, agli inizi del mondo, annunciando i rimedi preparati nella sua misericordia per rigenerare i mortali, confuse l'audacia del serpente seduttore e risollevò meravigliosamente la speranza della nostra razza dicendo: « Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua », i Padri insegnano che, con questo oracolo, è stato chiaramente e apertamente annunciato il misericordioso Redentore del genere umano, il Cristo Gesù, Figlio unico di Dio, e che la sua beata Madre la Vergine Maria vi è anche designata, che l'inimicizia del Figlio e della Madre contro il demone vi è ugualmente e formalmente espressa. È per questo che, così come il Cristo, l'Edificatore di Dio e degli uomini, avendo preso la natura umana, cancella il sigillo della sentenza che era contro di noi, e l'attacca in vincitore alla croce, così la santissima Vergine, unita a lui da un legame stretto e indissolubile, con lui e per lui esercitando ostilità eterne contro il serpente velenoso, e trionfando pienamente di questo nemico, ha schiacciato la sua testa con il suo piede immacolato.
« Questo trionfo unico e glorioso della Vergine, la sua innocenza eccellentissima, la sua purezza, la sua santità, la sua integrità preservata da ogni sozzura di peccato, la sua ineffabile ricchezza di tutte le grazie celesti, di tutte le virtù, di tutti i privilegi, la sua grandezza, gli stessi Padri ne hanno visto l'immagine, ora in quest'arca di Noè, che, dopo essere stata stabilita da Dio, scampò pienamente sana e salva al comune naufragio del mondo intero; ora in questa scala che Giacobbe vide elevarsi dalla terra al cielo sui gradini della quale gli angeli di Dio salivano e scendevano, mentre Dio stesso si appoggiava sulla sommità; ora in questo roveto che Mosè vide tutto in fuoco in un luogo sacro, e che, in mezzo alle fiamme ardenti, lungi dal consumarsi o dal soffrire la diminuzione anche la più leggera, verdeggiava meravigliosamente e si copriva di fiori; ora in questa torre inespugnabile di fronte al nemico, alla quale sono sospesi mille scudi e l'armatura completa dei forti; ora in questo giardino chiuso che non saprebbe essere violato e dove nessuna astuzia può introdurre la corruzione; ora in questa luminosa città di Dio, che ha i suoi fondamenti sui monti santi; ora in questo augustissimo tempio di Dio, che, brillando degli splendori divini, è pieno della gloria del Signore; ora in una folla di altri simboli della stessa natura, attraverso i quali, secondo la tradizione dei Padri, la dignità sublime della Madre di Dio, la sua innocenza senza macchia e la sua santità preservata da ogni attacco, erano state ammirabilmente figurate e predette.
« Per descrivere questo stesso insieme, questa abbondanza dei doni divini e questa integrità originale della Vergine, da cui è nato Gesù, questi stessi Padri, servendosi delle parole dei Profeti, hanno celebrato l'augusta Vergine stessa come la colomba pura, la santa Gerusalemme, il trono sublime di Dio, l'arca di santificazione e la casa che la Sapienza eterna si è costruita; come questa regina, che, colma di delizie e appoggiata sul suo diletto, uscì dalla bocca dell'Altissimo tutta perfetta, tutta bella, tutta cara a Dio. E considerando nel loro cuore e nel loro spirito che la beata Vergine Maria è stata, in nome di Dio e per suo ordine, chiamata piena di grazia dall'angelo Gabriele quando le annunciò la sua incomparabile dignità di Madre di Dio, i Padri e gli scrittori ecclesiastici hanno insegnato che, con questa singolare e solenne salutazione, di cui non vi è altro esempio, è dichiarato che la Madre di Dio è la sede di tutte le grazie divine, che essa è stata ornata di tutti i doni dello Spirito Santo; ben più, che essa è come il tesoro infinito dell'abisso inesauribile di questi doni, di modo che essa non è mai stata raggiunta dalla maledizione, e che, partecipando, in unione con suo Figlio, alla benedizione eterna, ha meritato di sentire dalla bocca di Elisabetta, ispirata dallo Spirito Santo: Tu sei benedetta tra tutte le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno.
« Anche, è loro sentimento, non meno chiaramente espresso che unanime, che la gloriosa Vergine ha brillato di un tale splendore di tutti i doni celesti, di una tale pienezza di grazia e di una tale innocenza, che essa è stata come un miracolo ineffabile di Dio, o piuttosto il colmo di tutti i miracoli, e in una parola Madre di Dio, e che, avvicinata a Dio quanto lo comporta la natura creata e più di tutte le creature, essa si eleva a un'altezza che non possono raggiungere le lodi né degli uomini né degli angeli. Per attestare questo stato d'innocenza e di giustizia nel quale è stata creata la Madre di Dio, non solo l'hanno spesso paragonata a Eva, vergine innocente e pura, prima che cadesse nelle insidie mortali dell'astuto serpente, ma ancora l'hanno messa al di sopra di lei, trovando mille modi ammirabili per esprimere questa superiorità. Eva, infatti, obbedendo miserabilmente al serpente, perse l'innocenza originale e divenne sua schiava; ma la beata Vergine, aumentando senza sosta i suoi doni d'origine, lungi dal prestare mai l'orecchio al serpente, distrusse interamente, per la virtù divina che aveva ricevuto, la sua forza e la sua potenza.
« È per questo che non hanno mai cessato di chiamare la Madre di Dio: Vergine immacolata e immacolata sotto ogni aspetto, — innocente e l'innocenza stessa, — integra e di un'integrità perfetta, — santa ed esente da ogni sozzura di peccato, tutta pura, tutta casta, il tipo stesso della purezza e dell'innocenza, — più bella della bellezza, di una grazia al di sopra di ogni specie di fascino, — più santa della santità, la sola santa, — purissima d'anima e di corpo, Vergine che ha superato ogni castità e ogni verginità, — la sola che sia stata fatta tutta intera, il tabernacolo di tutte le grazie dello Spirito Santo, colei che, al di sotto di Dio solo, è al di sopra di tutte le creature, che per natura è più bella, più perfetta, più santa dei Cherubini e dei Serafini, che tutta l'armata degli Angeli, e di cui, né sulla terra, né nel cielo, nessuna lingua può degnamente celebrare le lodi. Questo linguaggio, nessuno lo ignora, è passato naturalmente nei monumenti della santa liturgia e negli uffici ecclesiastici; lo si ritrova qua e là, vi regna e vi domina; la Madre di Dio vi è invocata e lodata come la sola colomba di bellezza, esente da corruzione; come la rosa sempre nello splendore del suo fiore; come interamente e perfettamente pura, e sempre immacolata e sempre felice, ed essa vi è celebrata come l'innocenza che non ha sofferto alcun attacco, come un'altra Eva che ha dato alla luce l'Emmanuele.
« Non vi è dunque luogo di stupirsi se questa dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio, consegnata nelle divine Scritture, al giudizio dei Padri, che l'hanno trasmessa con le loro testimonianze così espresse e in così gran numero, dottrina che esprimono ed esaltano tanti illustri monumenti della venerabile antichità, e che la Chiesa ha proposto e confermato con il più grave giudizio, non vi è luogo di stupirsi se questa dottrina ha eccitato tanta pietà, sentimenti religiosi e amore presso i pastori stessi della Chiesa e presso i popoli fedeli, che si sono glorificati di professarla in modo di giorno in giorno più luminoso, e che nulla è loro più dolce e più caro che onorare, venerare, invocare e celebrare ovunque, con una devozione ardente, la Vergine Madre di Dio, concepita senza macchia originale. Anche, fin dai tempi antichi, i Pontefici, i membri del clero, gli Ordini religiosi, gli imperatori stessi e i re hanno chiesto istantemente a questa Sede apostolica di definire l'Immacolata Concezione della santissima Madre di Dio come dogma della fede cattolica. Queste richieste sono state rinnovate ai nostri giorni; sono state indirizzate soprattutto al Nostro predecessore Gregorio XVI, di felice memoria, e a Noi stessi, sia dai vescovi, sia dal clero secolare, sia dagli Ordini religiosi e dai popoli fedeli.
« Anche, conoscendo perfettamente tutte queste cose, trovandovi per Noi stessi i motivi della più grande gioia e facendone l'oggetto di un serio esame, appena siamo stati, nonostante la Nostra indegnità, portati, dai disegni misteriosi della divina Provvidenza, su questa cattedra sublime di Pietro, per prendere in mano il timone di tutta la Chiesa, che, nel sentimento di venerazione, di pietà e d'amore di cui fummo fin dalla Nostra infanzia penetrati per la santissima Vergine Maria, Madre di Dio, non abbiamo avuto nulla più a cuore che fare tutto ciò che poteva ancora desiderare la Chiesa per onorare maggiormente la beata Vergine e dare un nuovo splendore alle sue prerogative. Ma, volendo apportare in ciò tutta la maturità possibile, costituimmo una Congregazione particolare formata da diversi dei Nostri venerabili Fratelli i Cardinali della santa Chiesa romana, distinti per la loro pietà, la loro prudenza e la loro scienza nelle cose divine; scegliemmo inoltre, tanto nel clero secolare quanto nel clero regolare, uomini profondamente versati nelle scienze teologiche, affinché tutto ciò che concerne l'Immacolata Concezione della Vergine fosse esaminato da loro con la massima cura, e che ci esponessero il loro proprio sentimento. E sebbene il gran numero delle richieste che Ci erano state indirizzate di definire finalmente l'Immacolata Concezione della Vergine, Ci facesse vedere chiaramente quale fosse su questo punto il sentimento della maggior parte dei pastori della Chiesa, inviammo a tutti i Nostri venerabili Fratelli i vescovi del mondo cattolico una lettera enciclica data a Gaeta il 2 febbraio 1849, per chiedere loro di indirizzare a Dio preghiere, e di farci sapere poi per iscritto quale fosse la pietà e la devozione dei loro fedeli verso la Concezione Immacolata della Madre di Dio, e soprattutto cosa pensassero loro stessi della definizione da portare; quale fosse su questo punto il loro desiderio, al fine di rendere il Nostro giudizio supremo con tutta la solennità possibile.
« Non è stata, certamente, una debole consolazione per Noi quando le risposte dei Nostri venerabili Fratelli Ci sono arrivate. Mettendo nello scriverci l'impazienza di una gioia e di una felicità inesprimibili, non solo ci hanno confermato di nuovo i loro pii sentimenti e il pensiero che li anima, loro tutto particolarmente, e il loro clero, e il popolo fedele, verso la Concezione Immacolata della beata Vergine, ma ancora hanno sollecitato da Noi, come per l'espressione di un voto comune, che l'Immacolata Concezione della Vergine fosse definita dal supremo giudizio della Nostra autorità. Non provammo meno gioia quando i nostri venerabili fratelli i Cardinali della S. R. C. che componevano la Congregazione speciale di cui abbiamo parlato, e i teologi consultori scelti tra noi, dopo aver maturamente esaminato tutte le cose, Ci chiesero con lo stesso zelo e la stessa impazienza questa definizione della Concezione Immacolata della Madre di Dio.
« Seguendo le tracce gloriose dei Nostri predecessori, e desiderando procedere conformemente alle regole stabilite, abbiamo poi convocato e tenuto un Concistoro dove, dopo aver parlato ai Nostri venerabili fratelli i Cardinali della santa Chiesa romana, abbiamo avuto l'estrema gioia di sentirli chiederci di voler emettere una definizione dogmatica al soggetto dell'Immacolata Concezione della Vergine, Madre di Dio.
« Pieno di fiducia in Dio e persuaso che il momento opportuno fosse giunto di definire l'Immacolata Concezione della santissima Vergine, Madre di Dio, che attestano e mettono meravigliosamente in luce gli oracoli divini, la venerabile tradizione, il sentimento permanente della Chiesa, l'accordo ammirabile dei pastori cattolici e dei fedeli, gli atti luminosi e le costituzioni dei Nostri predecessori; dopo aver esaminato tutte le cose con la massima cura e offerto a Dio preghiere assidue e ferventi; Ci è parso che non dovessimo più differire di sanzionare e di definire con il Nostro giudizio supremo l'Immacolata Concezione della Vergine, e di soddisfare così ai piissimi desideri del mondo cattolico e alla Nostra propria devozione verso la santissima Vergine, al fine di onorare sempre più in Lei il suo Figlio unico Nostro Signore Gesù Cristo, poiché tutto ciò che si rende d'onore e di lode alla Madre ritorna alla gloria del Figlio.
La formula di definizione e le sue conseguenze
Il Papa definisce che la dottrina dell'Immacolata Concezione è rivelata da Dio e deve essere creduta fermamente da tutti i fedeli sotto pena di esclusione.
« Perciò, dopo aver continuamente offerto, nell'umiltà e nel digiuno, le Nostre preghiere particolari e le preghiere pubbliche della Chiesa a Dio Padre per mezzo del suo Figlio, affinché si degnasse di dirigere e fortificare la Nostra anima con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver ancora implorato l'assistenza di tutta la Corte celeste e invocato con i nostri gemiti lo Spirito consolatore; agendo oggi sotto la sua ispirazione, per l'onore della santa e indivisibile Trinità, per la glorificazione della Vergine Madre di Dio, per l'esaltazione della Fede cattolica e per l'incremento della Religione cristiana; con l'autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei beati Apostoli Pietro e Paolo, e con la Nostra, dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina secondo la quale la beatissima Vergine Maria fu fin dal primo istante della sua Concezione, per una grazia e un privilegio speciale di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, preservata e immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio, e che di conseguenza deve essere creduta formalmente e costantemente da tutti i fedeli. Se dunque alcuni, che Dio non voglia, avessero la presunzione di pensare nel loro cuore diversamente da quanto è stato da Noi definito, sappiano e intendano che, condannati dal loro stesso giudizio, hanno fatto naufragio nella fede e si sono allontanati dall'unità della Chiesa; e inoltre, che, se con la parola, con lo scritto o con qualsiasi altro mezzo esteriore avessero espresso tali sentimenti del loro cuore, incorrerebbero per il fatto stesso nelle pene stabilite dal diritto.
« Le Nostre labbra si aprono nella gioia e la Nostra lingua parla nell'esultanza! Rendiamo e non cesseremo mai di rendere le più umili e le più ardenti azioni di grazie a Cristo Gesù Nostro Signore, che, nonostante la nostra indegnità, ci ha fatto la singolare grazia di offrire e di conferire questo onore, questa gloria e questa lode alla sua santissima Madre, e riposiamo con una fiducia intera e assoluta nella certezza delle Nostre speranze. La beata Vergine, che, tutta bella e immacolata, ha schiacciato il capo velenoso del crudele serpente e ha portato la salvezza al mondo; che è la lode dei Profeti e degli Apostoli, l'onore dei Martiri, la gioia e la corona di tutti i Santi, che, rifugio sicuro e ausiliatrice invincibile di chiunque è in pericolo, mediatrice e conciliatrice onnipotente della terra presso il suo Figlio unico, gloria, splendore e salvaguardia della santa Chiesa, ha sempre distrutto le eresie; che ha strappato alle calamità più grandi e ai mali di ogni specie i popoli fedeli e le nazioni, e che ha liberato noi stessi dai pericoli senza numero da cui eravamo assaliti, la beata Vergine farà con il suo potente patrocinio che, rimossi tutti gli ostacoli e vinti tutti gli errori, la santa Chiesa cattolica, nostra Madre, si fortifichi e fiorisca ogni giorno di più presso tutti i popoli e in tutte le contrade; che regni da un mare all'altro, dalle rive del fiume fino ai confini della terra; che goda pienamente della pace, della tranquillità, della libertà, affinché i colpevoli ottengano il perdono, i malati il rimedio, i deboli la forza dell'anima, gli afflitti la consolazione, coloro che sono in pericolo il soccorso; affinché tutti coloro che errano, vedendo dissiparsi le tenebre del loro spirito, ritornino al sentiero della verità e della giustizia, e vi sia un solo gregge e un solo pastore.
« Che tutti i Nostri diletti figli della Chiesa cattolica ascoltino le nostre parole; che perseverino, e con un ardore ancora più vivo di pietà, di religione e di amore, nell'onorare, invocare e pregare la beata Vergine Maria, Madre di Dio, concepita senza macchia originale, e che ricorrano con intera fiducia a questa dolce Madre di grazia e di misericordia in tutti i loro pericoli, le loro angosce, le loro necessità, i loro timori e le loro paure. Non c'è nulla da temere, non c'è mai motivo di disperare, quando si cammina sotto la guida, sotto il patrocinio e sotto la protezione di Colei che, avendo per noi un cuore di madre, e facendosi carico della causa della nostra salvezza, estende la sua sollecitudine a tutto il genere umano. Stabilita dal Signore Regina del cielo e della terra, esaltata al di sopra di tutti i cori degli angeli e di tutti gli ordini dei Santi, seduta alla destra del suo Figlio unico Nostro Signore Gesù Cristo, le sue preghiere materne hanno una forza potentissima; ciò che ella vuole, lo ottiene; non può chiedere invano.
« Infine, affinché questa definizione dell'Immacolata Concezione della beata Vergine Maria giunga a conoscenza di tutta la Chiesa, abbiamo voluto pubblicare questa lettera apostolica, che ne conserverà per sempre la memoria; ordinando che le copie o gli esemplari, anche stampati, di questa lettera, se sottoscritti da un notaio pubblico o muniti del sigillo di una persona costituita in dignità ecclesiastica, facciano fede per tutti, come se fosse prodotto l'originale stesso.
« Non sia dunque lecito ad alcun uomo infrangere questo testo della Nostra dichiarazione, decisione e definizione, o con audacia temeraria contraddirlo e opporvisi. Se qualcuno non teme di commettere questo attentato, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.
« Dato a Roma, presso San Pietro, l'anno dell'incarnazione di Nostro Signore milleottocentocinquantaquattro, il sei delle idi di dicembre, del Nostro pontificato l'anno nono ».
Reazioni e festeggiamenti a Roma
La proclamazione è accolta da salve d'artiglieria, dal suono delle campane e da un'immensa fervore popolare che riunisce 50.000 persone.
PIO IX, PAPA PIE IX, PAPE Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. . Conclusa questa lettura, il cardinale decano si prostrò di nuovo ai piedi del Santo Padre, per ringraziarlo del decreto di definizione che aveva appena pronunciato e per pregarlo di renderlo pubblico tramite una Bolla autentica. Allo stesso tempo, i protonotari apostolici si presentarono e il promotore della fede, in qualità di avvocato concistoriale, pregò il Santo Padre di ordinare che venisse redatto un verbale di questo atto solenne; il sommo Pontefice diede subito i suoi ordini a tal fine. Queste ultime cerimonie furono appena notate dal pubblico e dal clero, che erano tutti assorbiti dal dolce pensiero di aver udito pronunciare la definizione dogmatica del grande privilegio della Madre di Dio. Appena le ultime parole della definizione furono sfuggite dalle labbra del Pontefice, il cannone di Castel Sant'Angelo annunciò, a colpi raddoppiati, il grande evento alla città santa e alle contrade vicine. Tutte le campane di Roma furono messe in movimento e le case ornate come per incanto. Dopo la lectio missa est, il Santo Padre intonò il Te Deum, che fu cantato alternativamente dai cantori della cappella papale e dal coro. Il tono con cui si cantò questo cantico attestava, per la sua vivacità e il suo splendore, la gioia dolce e profonda di cui tutte le anime erano penetrate, e aggiungeva un nuovo lustro alla festa. Il Santo Padre, dopo l'orazione di ringraziamento, diede la benedizione pontificale, recitò l'ultimo Vangelo e, ornato della sua tiara, benedisse sul suo trono la corona d'oro, carica di pietre preziose, che doveva porre sul capo dell'immagine della santa Vergine, dipinta sulla cappella dell'altare del capitolo di San Pietro. L'incoronazione ebbe luogo alla presenza dei vescovi e della folla immensa che riempiva la basilica. Si è stimato in cinquantamila il numero delle persone che assistettero alla cerimonia della definizione; questo numero non è esagerato. La chiesa di San Pietro era riempita in ogni sua parte, al punto che la circolazione vi era divenuta impossibile. Non si ricordava, a Roma, di aver mai visto una simile folla riunita sotto le volte di San Pietro.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Bolla In excelsa di Innocenzo XII (1693) che rende l'ufficio obbligatorio
- Decreto di Clemente XI (1708) che rende la festa obbligatoria per tutta la Chiesa
- Enciclica di Pio IX da Gaeta (2 febbraio 1849) per consultare i vescovi
- Concistoro segreto (1° dicembre 1854)
- Definizione solenne del dogma da parte di Pio IX a San Pietro in Vaticano (8 dicembre 1854)
Miracoli
- Preservazione dalla macchia originale per grazia speciale
- Schiacciamento della testa del serpente
Citazioni
-
Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione... sia stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è rivelata da Dio.
Bolla Ineffabilis Deus, Pio IX