Il testo narra la storia miracolosa della traslazione della casa di Nazareth, dove avvenne l'Annunciazione. Trasportata dagli angeli nel 1291 in Dalmazia e poi nel 1294 a Loreto in Italia, la dimora fu oggetto di molteplici miracoli e riconoscimenti pontifici. Scavi archeologici e testimonianze storiche hanno cercato di confermare la sua origine galilea e la sua struttura priva di fondamenta.
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TRASLAZIONE DELLA CASA DELLA BEATA VERGINE
DA NAZARETH IN DALMAZIA, E DALLA DALMAZIA A LORETO
Prima traslazione in Dalmazia
Nel 1291, di fronte alla minaccia maomettana in Terra Santa, la casa di Nazareth viene trasportata dagli angeli sulle rive dell'Adriatico, a Tersatto.
Verso la fine del tredicesimo secolo, la notizia improvvisa e terribile che la Terra Santa era perduta per i cristiani diffuse una profonda tristezza nelle anime pie; ma nello stesso tempo un'altra notizia, silenziosa e calma, venne a rallegrare le anime pie e le rallegra ancora: la santa casa di Nazareth, dove la Vergine Maria concepì il Verbo fatto carne, è stata trasportata dagli angeli in Dalmazia, e di lì nella Marca di Ancona, vicino a Recanati, a Loreto, dove si tro Lorette Luogo di pellegrinaggio in Italia dove Olier fu guarito. va ancora.
Era il 1291; i luoghi santi della Palestina erano invasi; la magnifica chiesa che l'imperatrice Elena aveva eretto a Nazareth era appena caduta sotto il martello distruttore dei Maomettani; la santa casa che essa racchiudeva stava forse per avere la stessa sorte, quando Dio ordinò ai suoi angeli di trasportarla sulle terre felici della fedele Dalmazia. Si era al 10 del mese di maggio; alla seconda veglia della notte, il santuario di Nazareth era stato deposto sulle rive dell'Adriatico, tra Tersatto e Fiume, in un luogo chiamato vol garment Tersatz Primo luogo di deposito della casa in Dalmazia. e Rauniza dagli abitanti del paese. Niccolò IV governava allora la Chiesa, e Rodolfo d'Asburgo, l'impero; la città di Tersatto obbediva a Niccolò Frangipane, discendente dall'antica stir pe degli Anici, la Nicolas Frangipane Governatore di Tersatz che ha condotto l'indagine sull'origine della casata. cui autorità si estendeva sulle terre della Croazia e della Schiavonia. Al levar dell'aurora, alcuni abitanti scorsero con stupore il nuovo edificio, posto in un luogo dove mai si era visto fino ad allora né casa né capanna. La voce del prodigio si diffuse presto; si accorre, si esamina, si ammira l'edificio misterioso, costruito di piccole pietre rosse e quadrate, legate insieme dal cemento; ci si stupisce della singolarità della sua struttura, del suo aspetto di antichità, della sua forma orientale; non si riesce soprattutto a spiegare come essa si tenga in piedi, posata sulla terra nuda senza alcun fondamento.
Descrizione del santuario
Il testo descrive l'architettura orientale della casa, il suo arredamento modesto, il suo altare attribuito a san Pietro e la sua statua della Vergine in cedro.
Ma la sorpresa aumenta quando si penetra all'interno. La stanza formava un quadrato oblungo. Il soffitto, sormontato da un piccolo campanile, era di legno, dipinto color azzurro e diviso in diversi scomparti, cosparso qua e là di stelle dorate. Attorno alle pareti e al di sotto delle perline, si notavano diversi semicerchi che si arrotondavano l'uno vicino all'altro e sembravano intrecciati con vasi variamente diversificati nelle loro forme. Le pareti, spesse circa un cubito, costruite senza regola e senza livello, non seguivano esattamente la linea verticale. Erano ricoperte da un intonaco dove si vedevano dipinti i principali misteri di questo luogo sacro. Una porta abbastanza larga, aperta in una delle parti laterali, dava ingresso in questo misterioso soggiorno. A destra si apriva una stretta e unica finestra. Di fronte si ergeva un altare costruito in pietre forti e quadrate, che era dominato da un'antica croce greca, ornata da un crocifisso dipinto su una tela incollata al legno, dove si leggeva il titolo della nostra salvezza: Gesù il Nazareno, re dei Giudei.
Vicino all'altare, si scorgeva un piccolo armadio di un'ammirevole semplicità, destinato a ricevere gli utensili necessari a una povera casa; racchiudeva alcuni piccoli vasi simili a quelli di cui si servono le madri per dare il nutrimento ai loro figli. A sinistra, una specie di camino o focolare, sormontato da una nicchia preziosa sostenuta da colonne ornate di scanalature e volute, e terminata da una volta arrotondata, formata da cinque lune che si univano e si concatenavano mutuamente. Lì era posta una statua di cedro, rappresentante la beata Vergine in piedi che porta il bambino Gesù tra le braccia. I volti erano dipinti di una specie di colore simile all'argento, ma anneriti dal tempo e senza dubbio dal fumo dei ceri bruciati davanti a queste sante immagini. Una corona di perle posta sulla testa di Maria esaltava la nobiltà della sua fronte; i suoi capelli, divisi alla Nazarena, fluttuavano sul collo e sulle spalle. Il suo corpo era vestito di una veste dorata che, sostenuta da un'ampia cintura, cadeva fluttuante fino ai piedi; un manto blu ricopriva il suo dorso sacro; l'uno e l'altro erano cesellati e formati dallo stesso legno della statua stessa. Il bambino Gesù, di una taglia più grande di quella dei bambini ordinari, con un volto in cui respirava una divina maestà, e che abbelliva una capigliatura divisa sulla fronte, come quella dei Nazareni, di cui portava l'abito e la cintura, alzava le prime dita della mano destra, come per dare la benedizione, e, con la sinistra, sosteneva un globo, simbolo del suo potere sovrano sull'universo. L'immagine della santa Vergine, al momento del suo arrivo, era coperta da una veste di lana di colore rosso, che si conserva ancora oggi e rimane senza alterazione. Tale era la disposizione della santa cappella, quando venne a riposare in Dalmazia.
La rivelazione al vescovo Alessandro
Il vescovo Alessandro di Modruzia viene miracolosamente guarito e riceve una visione della Vergine che conferma l'origine sacra della dimora.
Lo stupore era generale; ci si chiedeva l'un l'altro quale potesse essere questa dimora sconosciuta, quale mano avesse tracciato quelle figure, quale potenza avesse fatto apparire in un istante questo nuovo santuario; tutti interrogavano, nessuno poteva rispondere, quando tutto d'un tratto si slancia in mezzo al popolo il venerabile pastore della chiesa di San Giorgio, il vescovo Alessandro, nativo di Modruzia. La sua presenza suscita un grido generale di sorpresa; lo si sapeva gravemente malato, quasi senza speranza di guarigione; eppure eccolo pieno di vita e di salute; il male è scomparso; la febbre non ha lasciato la minima traccia.
La notte, nel suo letto di dolore, aveva sentito il più ardente desiderio di andare a contemplare con i propri occhi il prodigio di cui aveva appena appreso la notizia; in quel momento si vota a Maria, di cui gli era stata descritta la miracolosa immagine. Improvvisamente il cielo si è aperto ai suoi occhi, la santissima Vergine si mostra in mezzo agli angeli che la circondano, e con una voce la cui dolcezza rapisce interiormente il cuore: «Figlio mio», gli dice, «tu mi hai chiamata; eccomi per darti un efficace soccorso e svelarti il segreto di cui desideri la conoscenza. Sappi dunque che la santa dimora portata recentemente su questo territorio è la casa stessa dove ho preso nascita e ricevuto quasi tutta la mia educazione. È lì che alla notizia portata dall'arcangelo Gabriele, ho concepito per opera dello Spirito Santo il divino fanciullo. È lì che il Verbo si è fatto carne! Perciò, dopo il mio trapasso, gli Apostoli hanno consacrato questo tetto illustre per così alti misteri, e si sono contesi l'onore di celebrarvi l'augusto sacrificio. L'altare, trasportato nello stesso paese, è quello stesso che eresse l'apostolo san Pietro. Il crocifisso che vi si nota, vi fu posto un tempo dagli Apostoli. La statua di cedro è la mia i saint Luc Evangelista a cui è attribuita la scultura della statua della Vergine. mmagine fatta per mano dell'evangelista san Luca, che, guidato dall'attaccamento che aveva per me, ha espresso, con le risorse dell'arte, la somiglianza dei miei tratti, per quanto è possibile a un mortale. Questa casa, amata dal cielo, circondata per tanti secoli d'onore in Galilea, ma oggi privata di omaggi nel mezzo del venir meno della fede, è passata da Nazareth su queste rive. Qui nessun dubbio: l'autore di questo grande evento è quel Dio presso il quale nessuna parola è impossibile. Del resto, affinché tu ne sia tu stesso il testimone e il predicatore, ricevi la tua guarigione. Il tuo ritorno improvviso alla salute nel mezzo di una così lunga malattia farà fede di questo prodigio».
Così parlò Maria, e, elevandosi verso il cielo, scomparve, lasciando la stanza inebriata di un odore celeste. Il ministro fedele sentì il male svanire, la febbre spegnersi, la forza rinascere; alzarsi, gettarsi in ginocchio, benedire la sua benefattrice, correre all'augusto santuario per presentarle le sue azioni di grazie, furono tutto insieme sia il bisogno della sua riconoscenza che la prova che questa visita soprannaturale non era una chimera partorita in un cervello smarrito dal dolore.
L'inchiesta di Nicola Frangipane
Il governatore Nicola Frangipane invia una delegazione a Nazareth che conferma l'assenza della casa dalle sue fondamenta originali.
Nicola Frangipane, che governava allora quella contrada, era assente; aveva seguito in guerra Rodolfo d'Asburgo: nel mezzo di questa spedizione militare, riceve la notizia di questo prodigioso evento. Il principe gli dà il permesso di lasciare il campo per andare ad accertarsi della verità. La lunghezza del cammino non lo ferma affatto; viene di persona a Tersatto, dove, senza lasciarsi trascinare da un primo entusiasmo, prende le più minuziose informazioni. Non è ancora questa ai suoi occhi una dimostrazione abbastanza sicura: quattro dei suoi sudditi, scelti di sua mano, uomini saggi e prudenti, tra i quali si notavano, oltre al vescovo Alessandro, Sigismondo Orsich e Giovanni Gregoruschi, si recarono a Nazareth, per esaminare e confrontare le circostanze di questo fatto straordinario. La loro commissione sarà adempiuta con tanta fedeltà quanta diligenza. Il loro rapporto sarà conclusivo: a Nazareth di Galilea, la casa natale della santissima Vergine non si trovava più; era stata staccata dalle sue basi, che esistevano ancora; nessuna differenza tra la natura delle pietre rimaste nelle fondamenta e la qualità di quelle che componevano il santo edificio; conformità perfetta nelle misure per la lunghezza e la larghezza dell'edificio. La loro testimonianza è redatta per iscritto; è confermata da un solenne giuramento; è autenticata secondo le forme volute dalla legge.
Più dubbi, più incertezze. La devozione ha preso un rapido slancio; i popoli accorrono da ogni parte. Le province della Bosnia, della Serbia, dell'Albania, della Croazia sembrano svuotarsi per riversare i loro abitanti su questa terra favorita dal cielo. Per facilitare l'afflusso dei pellegrini, Frangipane fece circondare le mura benedette da grosse travi ricoperte con assi, secondo il gusto del paese, dove le costruzioni di questo genere erano ancora in uso, e prodigò le ricche offerte per aumentare lo splendore di questo venerabile santuario man mano che la fama ne diffondeva più lontano la conoscenza.
Arrivo in Italia e peregrinazioni
Nel 1294, la casa lascia la Dalmazia per l'Italia, cambiando più volte luogo prima di fissarsi definitivamente sulla via pubblica a Loreto.
Tre anni e mezzo dopo il suo arrivo a Tersatto, la casa di Nazareth, portata dalle mani degli angeli, si sollevò di nuovo nell'aria e scomparve agli sguardi di quel popolo desolato. Il principe fece costruire nello stesso luogo e sulle stesse vestigia una piccola cappella, dove si legge ancora oggi: «Qui è il luogo dove fu un tempo la santissima dimora della beata Vergine di Loreto, che ora è onorata sulle terre di Recanati». Sul cammino, si fece incidere questa iscrizione in lingua italiana: «La santa casa della beata Vergine venne a Tersatto l'anno 1291, il 10 maggio, e si ritirò il 10 dicembre 1294». I sovrani Pontefici accordarono diverse grazie alla cappella commemorativa di Tersatto. Il clero e il popolo continuano a cantare in essa questo inno: «O Maria! qui siete venuta con la vostra casa, per dispensare la grazia come pia Madre di Cristo. Nazareth fu la vostra culla, ma Tersatto fu il vostro primo porto, quando cercavate una nuova patria. Avete portato altrove la vostra dimora sacra, ma non per questo siete rimasta meno con noi, o Regina di clemenza. Ci felicitiamo di essere stati giudicati degni di conservare la vostra presenza materna».
Da quell'epoca fino ai nostri giorni, si vedono ogni anno i Dalmati attraversare a schiere il mare Adriatico, e venire a Loreto, tanto per deplorare la loro vedovanza quanto per venerare la culla di Maria. Sempre sulla loro bocca sono queste parole solenni: «Ritornate a noi, Maria, ritornate». L'anno 1559, più di trecento pellegrini di quella contrada con le loro mogli e i loro figli arrivarono a Loreto, portando torce accese, si fermarono dapprima alla grande porta, dove si prostrarono per implorare il soccorso di Dio e della sua santa Madre, poi furono tutti in ginocchio ordinati dai sacerdoti che avevano condotto con loro, ed entrarono così nel loro tempio gridando a una sola voce nel loro idioma naturale: «Ritornate, ritornate a noi, o Maria! Maria, ritornate a Fiume!». Il loro dolore era così vivo, e la loro preghiera così fervente, che il testimone che ne scrisse la storia cercava di imporre loro silenzio, temendo, dice, che così ardenti suppliche fossero esaudite, e che la santa cappella fosse rapita all'Italia per andare a Tersatto a riprendere la sua antica posizione. Anche il sovrano Pontefice volle favorire la devozione di questo buon popolo, fondando a Loreto un ospizio per ricevere diverse famiglie di Dalmazia che non avevano potuto determinarsi a ritornare nel loro paese lasciando la Vergine di Nazareth, e non consideravano più come loro patria che il luogo che essa stessa aveva degnato scegliere per la sua residenza.
Quanto alla storia della nuova traslazione, ecco in quali termini un eremita del tempo e del paese, Paolo Della Selva, la scrisse al re di Napoli, Carlo II.
«L'anno dell'Incarnazione del Signore 1294, il sabato 10 dicembre, quando tutto era immerso nel silenzio, e la notte nel suo corso era a metà del suo cammino, una luce uscita dal cielo venne a colpire gli sguardi di diversi abitanti dei lidi del mare Adriatico, e una divina armonia, risvegliando la saggezza dei più assonnati, li trasse dal sonno per far loro contemplare una meraviglia superiore a tutte le forze della natura. Videro dunque e contemplarono a loro agio una casa circondata da uno splendore celeste, sostenuta nelle mani degli angeli, e trasportata attraverso l'aria. I contadini e i pastori si fermarono stupefatti alla vista di una così grande meraviglia, e caddero in ginocchio in adorazione, nell'attesa del termine e della fine dove sarebbe approdato questo prodigio. Tuttavia questa santa casa portata dagli angeli fu posta in mezzo a un grande bosco, e gli alberi stessi si inchinarono come per venerare la Regina del cielo. Oggi si vedono ancora piegati e ricurvi come per testimoniare la loro allegrezza. Si dice che in questo luogo fosse un tempo un tempio dedicato a qualche falsa divinità, e circondato da una foresta di lauri, il che gli ha fatto dare il nome di Loreto, come lo si chiama ancora oggi. Appena il mattino fu giunto, i contadini si affrettarono ad andare a Recanati, per raccontare ciò che era accaduto, e tutto il popolo si affrettò ad accorrere al bosco dei Lauri, per assicurarsi della verità di questa narrazione. Tra i nobili e il popolo, diversi restavano muti di stupore, diversi non potevano risolversi a credere al miracolo. I meglio disposti piangevano di gioia, e dicevano con il Profeta: «L'abbiamo trovata nei campi della foresta»; e ancora: «Non ha trattato così tutte le nazioni». Onorarono questa piccola e santa casa, e, penetrando all'interno con devozione, resero i loro omaggi alla statua di legno della divina Vergine Maria, che teneva il suo Figlio tra le braccia. Di ritorno a Recanati, riempirono la città di una santa gioia; il popolo lasciava spesso la città per andare a venerare la santa cappella; era un concorso perpetuo di fedeli che si incrociavano sulla strada.
«Tuttavia la beata Vergine Maria moltiplicava i prodigi e i miracoli. Il rumore di una così grande meraviglia si estendeva nelle contrade lontane, come nelle province vicine, e tutti accorrevano alla foresta dei Lauri, che si riempì presto di diverse abitazioni in legno, per servire da rifugio ai pellegrini. Mentre questi eventi accadevano, il leone infernale che gira senza sosta, cercando qualche preda da divorare, suscitò dei briganti, le cui mani empie contaminavano il bosco sacro con furti e omicidi, di modo che la devozione di molti si raffreddò per il timore dei malfattori.
«Dopo otto mesi, il primo miracolo fu confermato da un secondo prodigio. La santa casa lasciò la foresta profanata, e fu posta dal ministero degli angeli in mezzo a una collina, appartenente a due nobili fratelli, i conti Stefano e Simone Rainaldi de Antiquis, di Recanati. Tuttavia la devozione dei fedeli cresceva, e la piccola e santa dimora si arricchiva con grandi doni e numerose offerte. I nobili e pii fratelli ne erano i depositari; ma presto cedettero all'avarizia, si appropriarono dei doni, e lasciarono pervertire il loro giudizio fino a giungere a scandalose discussioni per sapere chi dei due avrebbe prevalso sull'altro.
«Allora la santa casa si ritirò, quattro mesi dopo il suo arrivo, dalla collina dei due fratelli, e per un terzo miracolo fu portata dagli angeli in un nuovo sito distante all'incirca un tiro di pietra, in mezzo alla via pubblica che conduce da Recanati al lido del mare, ed è là che la vedo ancora oggi e che contemplo con i miei propri occhi le grazie continue che accorda a coloro che vengono a farvi le loro preghiere».
Il miracolo delle mura protettrici
Le mura di protezione erette dagli abitanti si separano miracolosamente dalla santa casa per mostrare che essa non dipende da alcun sostegno umano.
Tuttavia i cittadini di Recanati vedevano con ansia la debolezza delle sante mura; posate sulla terra, non avevano alcun fondamento per sostenerle. Non era forse da temere che, subendo a poco a poco gli effetti del tempo, esse finissero per crollare e privare così il paese dei suoi più bei ornamenti? Ciò che aumentava ancora la loro paura era la situazione stessa del luogo, esposto a violenti vortici e a frequenti temporali, dove i torrenti di pioggia sembravano cospirare con il furore dei venti. Si decisero, di conseguenza, a erigere attorno a questo fragile edificio una forte muraglia stabilita su basi solide e costruita in mattoni induriti al fuoco. Fecero di più, e, istruiti ogni giorno dai numerosi miracoli che Dio operava per la virtù di questa santa casa, chiamarono abili pittori per rappresentare con il pennello, su questa muraglia, particolarmente dal lato nord, tutti i dettagli della prodigiosa storia, al fine di dare a tutti, e soprattutto agli ignoranti, la facilità di comprendere questa meraviglia e di renderne grazie alla santissima Vergine.
Ora, ecco ciò che accadde, secondo la testimonianza di uno storico, il Padre Riera: «La voce pubblica», dice, «ha propagato nelle province di Ancona, come un grande miracolo, che nel momento in cui l'opera era stata terminata, si trovarono le nuove mura talmente separate dalle antiche, che un bambino piccolo poteva passarvi facilmente con una torcia in mano, per mostrare alla folla, quando l'occasione si presentava, la verità di questo distanziamento. Questo prodigio colpì vivamente gli spiriti, tanto più che si sapeva con certezza che in precedenza esse erano così strettamente unite, che non vi era tra le due lo spessore di un capello. Da qui questa opinione comune che nulla assolutamente può restare attaccato alle mura dell'augusta casa di Loreto, volendolo la santa Vergine, per impedire di credere che essa abbia bisogno del soccorso degli uomini per sostenere la sua venerabile dimora. Qualunque sia la causa di questo fenomeno, la verità del fatto è al di sopra di ogni controversia; poiché ancora oggi vivono diversi testimoni che hanno contemplato con i propri occhi questo mirabile spettacolo. Così, quando, al tempo di Clemente VII, Rainero Nerucci, architetto della santa cappella, e che da allora è rimasto con me in una dolce intimità, volle, per ordine del Pontefice, abbattere questo muro di mattoni, che il tempo aveva già quasi rovesciato, per erigere al suo posto questo magnifico monumento in marmo che si vede oggi, notò, non senza un grande stupore, che, contro le regole dell'architettura e i piani dell'arte umana, tutte le pietre estranee alla santa casa si erano allontanate come per renderle giusti omaggi. Lo stesso Rainero, così come molti altri, mi hanno ugualmente raccontato che questi muri aggiunti si erano, da diversi anni, talmente aperti, che attraverso lunghe fessure, si poteva facilmente contemplare l'antico edificio e godere delle ammirabili delizie che sembrano emanare dalla sua santità».
Sviluppo del culto da parte dei papi
Diversi papi, da Pio II a Leone X, concessero privilegi, indulgenze e ordinarono lavori di fortificazione e abbellimento.
All'inizio del XIV secolo, gli abitanti di Recanati eressero a Loreto un tempio per racchiudervi la Santa Casa. Attorno ad esso si formò una città, alla quale i Sommi Pontefici non cessarono di prodigare favori spirituali e temporali. Nell'anno 1464, il papa Pio II offrì a Nostra Signora di Loreto un calice d'oro per ottenere la guarigione da una malattia, che vi ottenne effettivamente. Lo stesso anno, il suo successore, Paolo II, che eresse una nuova basilica attorno alla Santa Casa, diceva in una bolla del 15 ottobre: «Non si può dubitare che Dio, per la preghiera della santissima Vergine, madre del suo divino Figlio, non conceda ogni giorno ai fedeli che le rivolgono piamente i loro voti delle grazie singolari, e che le chiese dedicate in onore del suo nome non meritino di essere onorate con la più grande devozione; tuttavia quelle devono ricevere omaggi più particolari, nelle quali l'Altissimo, per l'intercessione di questa augusta Vergine, opera miracoli più evidenti, più eclatanti e più frequenti. Ora, è manifesto, per esperienza, che la chiesa di Santa Maria di Loreto, nella diocesi di Recanati, a causa dei grandi, inauditi e infiniti miracoli che vi fa risplendere la potenza di questa Vergine benedetta, e che noi abbiamo provato noi stessi nella nostra persona, attira nel suo recinto i popoli di tutte le parti del mondo».
Sisto IV, successore di Paolo II, dichiarò Loreto proprietà della Santa Sede; tutte le persone addette al servizio della chiesa dipenderanno immediatamente da lui e saranno esenti da ogni altra giurisdizione; due soggetti capaci saranno nominati dal Sommo Pontefice: uno, per prendersi cura dello spirituale, sotto il nome di vicario; l'altro, per vegliare agli interessi temporali, con il titolo di governatore. Il vicario istituirà otto cappellani obbligati alla residenza e incaricati di cantare ogni giorno una messa solenne, chiamata da allora messa votiva: i penitenzieri aggiungeranno ai poteri di assolvere già concessi quello di dispensare dai voti, o piuttosto di commutarli in buone opere e soccorsi applicati ai bisogni della Santa Casa. I Carmelitani, incaricati della custodia dei Luoghi santi della Palestina, furono chiamati a custodire la santa camera della Madre di Dio.
Leone X rinnova tutti i privilegi passati e ne concede di più preziosi e abbondanti. Fu stabilita una collegiata con dodici canonici, dodici sacerdoti mansionari e sei coristi; le indulgenze delle stazioni apostoliche a Roma furono estese al santuario di Loreto, dove si guadagnava nella visita di una sola chiesa ciò che si poteva ottenere solo con la visita di diverse chiese nella capitale del mondo cristiano; i mercati d'autunno ad Ancona, a Pesaro e altrove furono soppressi, per dare più lustro a quello che si teneva a Recanati all'epoca della Natività; dove si videro non solo cattolici, ma anche Greci e Armeni, sebbene scismatici, gareggiare in devozione per Maria con i fedeli figli della Chiesa cattolica. Il voto di compiere un pellegrinaggio a Loreto fu riservato al Papa, come quelli di visitare le tombe dei santi Apostoli o il sepolcro di Gesù Cristo. Il famoso scultore Sansovino fu incaricato di circondare con un magnifico lavoro in marmo bianco di Carrara il prezioso santuario. Il governatore ricevette il privilegio di celebrare la messa in abiti pontificali e dare al popolo la benedizione episcopale. Furono dati ordini per fortificare il castello e costruire baluardi, bastioni e fossati difesi da grossi pezzi d'artiglieria, al fine di mettere il tempio al riparo da sorprese e attacchi.
I lavori di Clemente VII e Ventura Perini
L'architetto Nerucci viene colpito da paralisi nel tentativo di forare le mura; è il chierico Ventura Perini a riuscire nell'operazione dopo essersi preparato con la preghiera.
Clemente VI Clément VII Papa menzionato come possessore di una reliquia del santo. I realizza il piano sublime formato dal suo predecessore e parente Leone X, il piano delle magnifiche decorazioni che dovevano rivestire all'esterno con sculture in marmo bianco le umili mura della santa casa. Egli chiama per questo grande lavoro i più illustri artisti, affinché gareggiassero in talento e genio nel compimento di una così nobile opera. Stabilisce come architetto capo, sia per la chiesa che per il portico, il famoso Nerucci. Già i marmi erano stati tagliati, già gli ornamenti erano pronti per essere messi in opera. Nerucci fa abbattere la muraglia antica, che si trovò, come è stato detto, discosta dai muri fragili della camera miracolosa. Per diversi giorni, essa rimase esposta in tutta la sua semplicità agli sguardi bramosi della devozione e della curiosità popolare. Ognuno poté accertarsi che essa era posata senza fondamenta sul suolo nudo. Si vedeva al di sotto una terra polverosa e frantumata, simile a quella di una via frequentata e di passaggio; vi si notava persino un rovo che si era trovato preso sotto il santo fardello deposto dagli Angeli; tutto annunciava una strada pubblica, conformemente alla testimonianza costante della tradizione. Tuttavia fu necessario iniziare gli scavi necessari alla costruzione delle basi che dovevano sostenere i marmi preziosi; e allora fu facile convincersi senza alcun dubbio che le sante mura erano posate come in sospeso su un terreno irregolare e polveroso. Girolamo Angelita, nel suo rapporto ufficiale allo stesso papa Clemente VII, fa una menzione particolare di tutti questi fatti prodigiosi, che non si potrebbero revocare in dubbio.
Le fondamenta uscivano già da terra, ma il piano stabilito da Leone X, e approvato da Clemente VII, esigeva che l'unica porta della santa casa fosse murata, e che se ne aprissero altre tre al suo posto, per evitare gli incidenti che accadevano ogni giorno a causa dell'ingombro dei pii pellegrini in uno spazio così stretto. A questa notizia, il popolo fu nella costernazione; un mormorio improvviso si levò da ogni parte. Chi oserebbe violare con i colpi di un audace martello queste mura che i secoli stessi hanno rispettato? Tuttavia l'ordine del Papa era pressante; il bene comune ne chiedeva l'esecuzione; la bellezza del lavoro lo esigeva imperiosamente. L'architetto Nerucci si arma di coraggio, leva la mano, sferra un primo colpo; all'istante impallidisce, trema, sente venir meno le sue forze, cade senza conoscenza; lo portano a casa sua; il pericolo è imminente, la sua vita stessa appare compromessa. La sua pia sposa, vedendolo in questo stato funesto, si prostra ai piedi di Maria, invoca l'augusta patrona di Loreto; i suoi voti sono esauditi, la mortale letargia si dissipa presto, e l'imprudente architetto è felicemente restituito alla sua famiglia e ai suoi lavori.
Tuttavia ci si affretta a far partecipe il Pontefice di questo meraviglioso evento, e a chiedergli la sua decisione in un caso così difficile. Egli risponde in questi termini: «Non temete di forare le mura dell'augusto santuario e di aprire le porte: così ordina Clemente VII». Un comando così formale, e tutta l'autorità della Sede apostolica non poterono determinare l'architetto Nerucci a deporre il suo timore e a obbedire. Invano lo si incita, invano ci si sforza di persuaderlo; tutti i tentativi sono inutili. Da un lato, l'ordine del Papa premeva il lavoro; dall'altro, lo stupore pubblico ne arrestava l'esecuzione. Tutto a un tratto, contro ogni aspettativa, un uomo si presenta per un'opera che sembrava così pericolosa; era chierico e addetto al coro del santuario, il suo nome era Ventura Perini Ventura Perini Chierico che riuscì a penetrare le mura della casa dopo il fallimento dell'architetto. . Egli prende dapprima tre giorni per prepararsi a questa impresa con ferventi preghiere e un digiuno rigoroso; l'ultimo giorno, verso sera, avanza verso il Santo luogo, circondato da una folla innumerevole di popolo; piega le ginocchia, bacia e ribacia mille volte le sante mura, prende il martello; ma prima di colpire, con il braccio sospeso in aria, si rivolge a Maria, e le dice con fiducia: «Perdonate, o santa casa della più pura delle Vergini! non sono io che vi foro, è Clemente, vicario di Gesù Cristo, nell'ardore che lo anima per il vostro abbellimento. Permettetelo, o Maria! e soddisfate il buon desiderio del suo cuore». A queste parole, sferra un primo colpo, seguito da molti altri, senza risentirne alcun danno; gli altri operai riprendono coraggio, lo imitano nel suo lavoro come nella sua devozione; le porte si aprono, le pietre raccolte con rispetto sono impiegate a richiudere l'unica apertura che in precedenza dava ingresso nel prezioso santuario; la trave che serviva da architrave è conservata nell'edificio come un monumento e un ricordo dell'antica disposizione di questo luogo, e il nuovo piano con le sue magnifiche sculture riceve la sua esecuzione.
Consacrazione liturgica e Martirologio
I papi successivi istituiscono le litanie lauretane, iscrivono la festa nel Martirologio romano e fissano l'ufficio proprio della traslazione.
Sisto V, divenuto papa nel 1585, considerando, dice, che la città di Loreto è celebre in tutta la terra e che racchiude nel suo recinto un'insigne chiesa collegiata sotto l'invocazione della beata Vergine Maria; considerando quanto sia venerabile questa chiesa, nel mezzo della quale si erge l'augusta casa consacrata dai divini misteri, dove questa Vergine pura è nata, è stata salutata dall'angelo e ha concepito dallo Spirito Santo il Salvatore del mondo; considerando che questa casa è stata trasportata in questo luogo dal ministero degli angeli, che dei miracoli vi si operano ogni giorno per l'intercessione e i meriti di questa potente patrona, e che i fedeli servitori di Gesù Cristo vi accorrono da tutte le parti del mondo per soddisfare la loro devozione con pii pellegrinaggi, Sisto V elevò la città di Loreto al rango di città, diede alla sua chiesa il titolo di cattedrale e vi stabilì un vescovado.
Clemente VIII, divenuto Papa nel 1592, fece di persona il pellegrinaggio di Loreto, e proibì di cantare altre litanie che quelle di cui la Chiesa fa ora uso e che si chiamano volgarmente le litanie di Loreto, perché è in questa chiesa che furono cantate per la prima volta, secondo la redazione del cardinale Savelli, a cui sono comunemente attribuite, sulla fede di una lamina d'argento dove furono incise, l'anno 1483, con questa iscrizione che si legge in calce: « Paolo Savelli, principe di Albano e deputato imperiale ».
Clemente IX, papa nel 1667, prescrisse, dopo un severo esame della Congregazione dei riti, con un decreto solenne, di annotare nel Martirologio romano, al 10 dicembre, la storia del grande prodigio di Loreto con queste parole memorabili: « A Loreto, nel territorio di Ancona, traslazione della santa casa di Maria, Madre di Dio, nella quale il Verbo si è fatto carne ». Innocenzo XII, nel 1691, assegnò un ufficio e una messa particolare per questa grande solennità, e fece aggiungere nel breviario romano, alla fine della sesta lezione, la storia di questo prodigio.
Difensore tanto dotto quanto zelante della santa casa, Benedetto XIV, p rima della Benoît XIV Papa che ha beatificato Girolamo Emiliani. sua elevazione al Soglio Pontificio, aveva stabilito vittoriosamente la sua identità con l'umile e modesta dimora di Nazareth contro le critiche del protestante Casaubon e degli altri avversari della verità. Perciò non abbiamo motivo di stupirci che abbia conservato tutte le esenzioni e i privilegi dei suoi predecessori, e lavorato all'abbellimento dell'augusto santuario con l'erezione della massa imponente del grande campanile e con il completamento della bella terrazza del palazzo apostolico.
L'esame archeologico del 1751
Uno scavo sotto Benedetto XIV conferma che la casa poggia senza fondamenta su un terreno stradale polveroso, convalidando la tradizione della traslazione.
Ma il regno di questo grande Pontefice non offre nulla di più notevole riguardo a Loreto, che il restauro del pavimento della santa casa e le conseguenze che risultarono dall'esame fatto in quell'epoca. Era l'anno 1751; Giovanni Battista Stella, bolognese, governava la città; sul punto di far iniziare i lavori agli operai, credette giustamente di doversi circondare dei testimoni più rispettabili. Pregò monsignor Alessandro Borgia di venire ad assisterlo in questa importante occasione, e chiamò contemporaneamente altri quattro prelati, i vescovi di Jesi, di Ascoli, di Macerata e di Loreto. Mandò d'ufficio un architetto e quattro maestri muratori, ai quali si unirono per circostanza tre architetti stranieri, giunti in città per venerare la santa casa. Essendo tutti presenti, si iniziarono gli scavi; si arrivò presto alla fine delle sante mura, infossate meno di un piede sotto il pavimento; gli architetti e i maestri muratori, scesi per primi nell'apertura, ne trassero una terra superficiale e disseccata, mescolata a piccoli ciottoli mezzo frantumati, simili a quelli che si trovano nei sentieri battuti e nelle vie pubbliche.
Tuttavia uno dei più abili architetti si applicò fortemente al disegno di scavare più in basso, per vedere a quale profondità si trovasse la terra vergine, sulla quale si è soliti stabilire le fondamenta per assicurarne la solidità. Già si era talmente infossato sotto uno dei lati, che scomparve interamente nell'escavazione. Il custode Saverio Monti cominciò a tremare; il muro della santa casa è così sottile, non cadrà forse in rovina? non si spaccherà forse in qualche punto? Invano espresse i suoi timori; il curioso artista continuò le sue ricerche. Gli scavatori erano già arrivati alla profondità di otto o nove piedi, quando si levò un grido: La terra vergine! la terra vergine! Ne raccolse una manciata e, uscendo tutto gioioso, la mostrò a tutti gli assistenti, che si ritirarono benedicendo Dio, la cui mano sostiene, contro tutte le leggi dell'architettura, da tanti secoli e nonostante le scosse dei terremoti, la semplice e umile dimora di santa Maria.
La santa casa non è costruita, come alcuni hanno pensato, in mattoni cotti al fuoco, ma è composta di pietre vive e lavorate, leggere, rossastre, porose e impregnate di un certo odore di antichità. È edificata con materiali sconosciuti in Italia e comuni a Nazareth; tutti gli oggetti che racchiude hanno un carattere evidente di antichità e di orientalismo che non permette di fissarne l'origine in Occidente; le dimensioni della sua estensione si rapportano con intera esattezza alle fondamenta rimaste a Nazareth; essa sussiste in maniera miracolosa, rimanendo in piedi in mezzo alle rovine delle costruzioni più solide, sebbene posta senza fondamenta e senza piombo sulla terra nuda; sempre ha conservato un'intera inviolabilità, senza che mai si sia potuto impunemente rapirne la minima parte; dunque la casa di Loreto non è un edificio ordinario; dunque essa è un recinto protetto dalla mano onnipotente di Dio; dunque non si è primitivamente elevata sulle terre d'Italia, ma vi è stata trasportata da oltre i mari, dunque essa è veramente la camera le cui basi sono rimaste come testimoni in Galilea, vale a dire la camera di Maria, la camera dove si è compiuto il più augusto dei nostri misteri.
Per perpetuare per sempre la memoria del prodigio della traslazione della santa casa della Vergine Maria, Clemente VII (1378-1394) permise di celebrarne la festa nella basilica di Loreto. Urbano VIII (1623-1644) estese questa solennità a tutte le chiese della Marca d'Ancona. Innocenzo XII (1691-1700) approvò un ufficio proprio per questa festa; nel 1724, Benedetto XIII la estese a tutto lo Stato ecclesiastico. Questa festa è popolare in Francia, e un buon numero dei nostri vescovi l'ha fatta iscrivere nel Proprio delle loro diocesi.
Rohrbacher, Vie des Saints.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Concezione del Verbo a Nazareth
- Traslazione della Santa Casa in Dalmazia il 10 maggio 1291
- Traslazione a Loreto il 10 dicembre 1294
- Apparizione al vescovo Alessandro per confermare l'origine della casa
- Traslazione miracolosa della casa tra diversi siti a Recanati
Miracoli
- Trasporto della casa da parte degli angeli attraverso i mari
- Guarigione istantanea del vescovo Alessandro
- Miracoloso distanziamento dei muri di mattoni aggiunti dagli uomini
- Levitazione della casa su un terreno privo di fondamenta
- Paralisi dell'architetto Nerucci dopo aver tentato di perforare i muri
Citazioni
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Sappi dunque che la santa dimora portata recentemente in questo territorio è la casa stessa dove sono nata e ho ricevuto quasi tutta la mia educazione.
Parole della Vergine al vescovo Alessandro -
Introibimus in tabernaculum ejus, adorabimus in loco ubi steterunt pedes ejus.
Sal 131, 7