Vergine nobile di Siracusa nel IV secolo, Lucia consacrò la sua vita a Dio dopo la guarigione miracolosa di sua madre presso la tomba di sant'Agata. Denunciata dal fidanzato respinto, rimase immobile nonostante i buoi e le fiamme prima di morire di spada nel 303. Le sue reliquie, a lungo conservate a Metz, riposano oggi principalmente a Ottange.
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SANTA LUCIA O LUCE, VERGINE E MARTIRE,
A SIRACUSA, IN SICILIA
Giovinezza e rifiuto del matrimonio
Proveniente da una nobile famiglia di Siracusa, Lucia rifiuta un matrimonio pagano per consacrarsi a Gesù Cristo, nonostante i progetti di sua madre Eutichia.
Santa Lucia apparteneva a una famiglia nobile e cristiana e perse il padre quando era ancora molto giovane; sua mad re, chia Eutychie Madre di santa Lucia, guarita miracolosamente presso il sepolcro di sant'Agata. mata Eutichia, che, sebbene fosse tra i fedeli, non mancava di avere ancora attaccamenti al mondo e di pensare alla sistemazione della sua casa, la promise a un giovane gentiluomo pagano che sembrava possedere tutte le qualità degne di lei. Lucia, venutane a conoscenza, ne fu addolorata e, poiché nutriva un'incredibile avversione per gli idolatri e desiderava ardentemente non avere altro sposo che Gesù Cristo, rimandò la faccenda il più possibile, sperando che Nostro Signore facesse nascere qualche occasione favorevole che la rompesse definitivamente. In effetti, mentre rimandava di giorno in giorno il consenso a questo matrimonio, sua madre fu colpita da un flusso di sangue che la mise nell'impossibilità di perseguire il suo disegno. Trascorsero quattro anni senza che potesse guarire da questo male, sebbene non risparmiasse rimedi e si facesse curare dai medici più abili.
Il miracolo di Catania
Durante un pellegrinaggio alla tomba di sant'Agata per guarire sua madre, Lucia riceve una visione della santa che le annuncia la sua futura gloria.
Tuttavia, la fama dei miracoli che avvenivano continuamente a Catania, presso la tomba di sant'Agata, sainte Agathe Santa patrona del monastero di Crépy. si diffuse talmente in tutta la Sicilia che vi si recavano da ogni parte e persino i pagani vi accorrevano per essere soccorsi nelle loro infermità. Così, Eutichia e la nostra Santa decisero di intraprendere un viaggio per implorare l'assistenza di questa grande Santa, illustre per tanti prodigi. Mentre si trovavano lì, fu letto il Vangelo della donna tormentata dall'emorragia che fu guarita toccando il lembo della veste di Nostro Signore; questo esempio fece concepire a santa Lucia una ferma speranza che sua madre sarebbe stata sollevata toccando la tomba della vergine di Gesù Cristo. La pregò dunque di rimanervi per qualche tempo in orazione; e, in effetti, dopo che tutto il popolo si fu ritirato, entrambe si prostrarono davanti a quel prezioso sepolcro e iniziarono a sollecitare la bontà di Dio con molti gemiti e lacrime, per l'intercessione di questa potente avvocata degli infelici. Poiché la preghiera durò a lungo, Lucia fu sorpresa da un dolce sonno, durante il quale le apparve sant'Agata circondata da una schiera di angeli, tutta coperta di diamanti e perle preziose, e le disse: «Lucia, mia carissima sorella, vergine consacrata a Dio, perché mi chiedi ciò che tu stessa puoi ottenere immediatamente per tua madre? Sappi che la tua fede le ha meritato la salute e che, come Gesù Cristo ha reso la città di Catania celebre per mio riguardo, renderà anche quella di Siracusa splendente e gloriosa p er mezzo Syracuse Città natale del santo. tuo, perché gli hai preparato una dimora perfettamente gradita nella tua purezza verginale». Lucia si svegliò a queste parole e, rivolgendosi a Eutichia: «Sei guarita, madre mia», le disse, «e Dio, per i meriti della sua Sposa, ti ha concesso una perfetta salute; ma concedimi anche un'altra grazia, di non parlarmi più di matrimonio e di lasciarmi la libertà di donarmi tutta intera al mio divino Sposo». Essendosi Eutichia arresa al suo desiderio, ella aggiunse: «Ti supplico dunque anche, madre mia, di darmi i beni che dovevano servirmi da dote, affinché io li impieghi nel sollievo dei poveri che sono le membra di colui che possiede tutto il mio cuore». — «Sai, figlia mia», replicò Eutichia, «che da nove anni, da quando tuo padre è morto, ho piuttosto aumentato che diminuito i beni che ti ha lasciato; te li darò tutti e ne disporrai come ti piacerà; per quelli che appartengono a me, sono ben lieta di conservarli finché sarò in vita, e quando mi avrai chiuso gli occhi ne sarai anche la padrona». Lucia le mostrò allora che non era un gran che fare per Dio, donargli solo ciò che non si può più trattenere, e che, se voleva testimoniargli amore, doveva fargliene un sacrificio durante la sua vita e non aspettare la sua ultima ora, in cui le sue elemosine non potevano apparire che forzate.
Confronto con Pascasio
Denunciata dal suo pretendente respinto, Lucia affronta il prefetto Pascasio, affermando la sua fede e il suo rifiuto di sacrificare agli idoli.
Eutichia si lasciò convincere da questo rimprovero e, quando furono tornate a Siracusa, entrambe iniziarono a fare grandi distribuzioni delle loro ricchezze ai poveri. Ora vendevano pietre preziose, ora mobili preziosi, ora buone eredità, e tutto il ricavato veniva impiegato per riscattare i prigionieri, liberare i carcerati, soccorrere le vedove e gli orfani e far sussistere ogni sorta di bisognosi. Il giovane nobile a cui Lucia era stata promessa, molto irritato da questa condotta, andò subito a lamentarsi con Pascasio, prefetto della città, dicendogli che questa dissipazione der ivava da Paschase Arcivescovo di Vienne che ordinò sacerdote Massimo. l fatto che Lucia, che doveva essere sua sposa, si era lasciata coinvolgere nelle superstizioni del cristianesimo. Questo giudice la fece arrestare all'istante e, quando fu davanti al suo tribunale, non risparmiò nulla per persuaderla a offrire un sacrificio ai suoi dei. «Il sacrificio santo e perfetto che dobbiamo offrire», disse Lucia, «è visitare le vedove e gli orfani e assistere gli infelici nei loro bisogni. Sono tre anni che offro questo sacrificio al Dio vivente, e non mi resta che sacrificare me stessa a Lui come una vittima dovuta alla Sua divina maestà». — «Dite questo ai cristiani», replicò Pascasio, «e non a me, che sono obbligato a osservare gli editti degli imperatori, miei padroni». — «Voi volete», riprese Lucia, «osservare le leggi dei principi della terra, io voglio osservare i comandamenti del Re del cielo. Voi temete la severità dei vostri sovrani, io temo la giustizia del mio Dio; voi non volete offendere gli imperatori, io non voglio irritare Colui che ha nelle sue mani le chiavi della vita e della morte. Voi vi sforzate di piacere a uomini mortali, io non temo nulla quanto dispiacere a Gesù Cristo, che è un Dio onnipotente e immortale. Fate tutto ciò che vi piacerà; quanto a me, farò ciò che so essere più vantaggioso per la mia salvezza».
Pascasio le rimproverò poi di aver dissipato le sue grandi ricchezze con i suoi amanti. Ma la Santa gli fece vedere, con un eccellente discorso, che non aveva altro amante che il suo Salvatore e che si era sempre preservata dalle insidie di coloro che corrompono l'anima e il corpo. Questo giudice, non potendo sopportare la saggezza delle sue repliche, le disse allora: «Non parlerete più così tanto quando passeremo alle percosse». — «Le parole», rispose Lucia, «non possono mancare a coloro ai quali Gesù Cristo ha dato questo insegnamento: Quando sarete condotti davanti ai re e ai governatori, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire; non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi». — «Credete dunque», disse Pascasio, «che lo Spirito Santo sia in voi e che sia lui a fornirvi i discorsi che fate?». — «Ciò che credo», replicò la Santa, «è che coloro che vivono castamente sono i templi dello Spirito Santo». — «Ebbene!», disse il prefetto, «vi farò condurre in un luogo infame, dove perderete la vostra castità, affinché lo Spirito Santo vi abbandoni e cessiate di essere il suo tempio». — «Egli non mi abbandonerà per questo», aggiunse Lucia, «perché la violenza esterna fatta al corpo non toglie la purezza dell'anima; al contrario, la aumenta e la rende degna di una doppia ricompensa».
Il martirio della vergine
Miracolosamente protetta dall'infamia e dal fuoco, Lucia muore dopo essersi fatta trafiggere la gola, non senza aver predetto la pace della Chiesa.
Il tiranno, furibondo, ordinò ai carnefici di prendere questa innocente fanciulla e di trascinarla con la forza in una stanza dove tutti i libertini della città avessero il permesso di abusarne. Ma cosa può la potenza degli uomini, e persino del demonio, contro un tesoro che la potenza di Dio vuole preservare? Lo Spirito Santo rese Lucia così ferma e immobile nel luogo in cui si trovava, che né i carnefici che avevano l'ordine di portarla via, né un numero maggiore di ufficiali che vi impiegarono tutte le loro forze, fino a sudare a grosse gocce, né diverse paia di buoi, ai quali fu legata con delle corde, riuscirono mai a farla muovere. Non si può esprimere la vergogna e lo sconcerto di Pascasio quando vide questo meraviglioso prodigio; tuttavia, non essendone affatto cambiato, fece preparare attorno alla Santa un grande braciere e la fece cospargere di pece, resina e olio bollente, affinché il fuoco la consumasse in un istante. Ma il suo Sposo la conservò ancora in mezzo alle fiamme, senza alcuna ferita, come un tempo conservò tre dei suoi servitori nella fornace di Babilonia. Ciò fece sì che i carnefici la tormentassero in molti altri modi e che, infine, le trafiggessero la gola con un colpo di spada. Ella non morì tuttavia all'istante, ebbe il tempo di parlare familiarmente ai fedeli che vennero a ricevere i suoi ultimi respiri. Predisse loro la fine della persecuzione e la lunga pace di cui avrebbe goduto la Chiesa dopo la morte di Diocleziano e Massimiano, e sotto l'impero di Costantino il Gran de. Li rassicurò ch Constantin le Grand Imperatore romano la cui conversione pose fine alle persecuzioni cristiane. e la loro città sarebbe stata illustre per la gloria del suo martirio, come Catania lo era per i trionfi che sant'Agata aveva riportato sull'idolatria. Infine, si dice che ricevette persino il santo Viatico dalle mani dei sacerdoti che erano in città. Così, essendo già coronata dal merito di tante elemosine, sofferenze e sante azioni, rese il suo spirito a Dio, per ricevere la corona di una gloria che non finirà mai. Fu il 13 dicembre 303.
Rappresentazioni e devozioni
Analisi degli attributi iconografici della santa, in particolare gli occhi, e dei suoi vari patronati legati alla vista e alla salute.
Santa Lucia di Siracusa viene rappresentata: 1° mentre prega per la guarigione di sua madre sulla tomba di sant'Agata: quest'ultima le appare; 2° mentre porta due occhi sulla mano o su un vassoio. Questa caratteristica, riprodotta in una moltitudine di dipinti e stampe, sembrerebbe indicare che i carnefici abbiano strappato gli occhi alla nostra Martire; ma nulla nella storia di santa Lucia di Siracusa fa allusione a un tale supplizio. Bisogna forse cercare la soluzione di questo problema in un semplice gioco di parole.
Poiché il nome della nostra Santa esprime l'idea di Luce, ci si è rivolti a lei nelle malattie della vista (da qui il nome di acqua di santa Lucia dato a un rimedio che si ritiene guarisca i mali agli occhi). Tuttavia, secondo altri, la martire di Siracusa avrebbe beneficiato di un fatto che appartiene alla vita di un'altra Lucia (santa Lucia la Casta), della quale si racconta che, vedendosi frequentemente seguita da un giovane che fingeva di accompagnarla ovunque non appena usciva di casa, gli chiese infine cosa lo legasse così fortemente ai suoi passi: avendo egli risposto che era la bellezza dei suoi occhi, la giovane se li cavò dall'orbita e disse al suo persecutore che poteva prenderli e cessare le sue importunità; 3° tirata da buoi che si sforzano inutilmente di farla muovere; 4° con il collo trafitto da un pugnale; 5° con tre corone in mano (quella della nobiltà, quella della verginità e quella del martirio, probabilmente); 6° in gruppo, con le vergini più illustri dei primi secoli: Tecla, Agnese, Caterina, Agata, Marta, Barbara.
Santa Lucia è la patrona di Siracusa; la si invoca contro i mali agli occhi, il flusso di sangue, la dissenteria e le emorragie di qualsiasi tipo; e per i contadini.
Traslazioni delle reliquie
Resoconto complesso del trasferimento dei suoi resti da Siracusa a Costantinopoli, Venezia, poi Metz e infine Ottange.
## CULTO E RELIQUIE.
Il suo corpo fu sepolto a Siracusa, luogo del suo martirio, e, non appena la pace fu resa alla Chiesa, furono eretti due santuari in suo onore: uno in città, dove furono collocate le sue preziose spoglie e che fu il luogo più abituale dei suoi miracoli; l'altro, fuori città, nel luogo in cui aveva sopportato tanti tormenti. Il breviario romano assicura che in seguito le sue ossa sacre furono trasferite a Costantinopoli e che, di lì, furono portate a Venezia. Ma ciò deve intendersi al massimo per una parte; poiché apprendiamo dalla Storia dei vescovi di Metz, tratta da Sigeberto di Gemb Metz Città dove il santo ha ricevuto la sua formazione teologica. loux, che, nel VII secolo, Farnoldo, duca di Spoleto, essendosi reso padrone della Sicilia, grazie alle armi di Liutprando, re dei Longobardi, fece rimuovere da Siracusa il corpo di santa Lucia, per arricchire la città di Corsino, nel suo ducato; che in seguito questo ricco deposito vi rimase molto a lungo; ma infine che Teodorico, quarantasettesimo vescovo di Metz, essendosi recato in Italia con l'imperatore Ottone I, suo cugino, ottenne, per suo tramite, una folla di reliquie, di cui arricchì l'abbazia di San Vincenzo, che aveva fon abbaye de Saint-Vincent Abbazia fondata dal vescovo Teodorico dove furono depositate le reliquie di Lucia. dato nel 968. Ottenne in particolare il corpo di santa Lucia, che fece ricevere a Corfù (970) e che depositò in un oratorio della nuova chiesa di San Vincenzo, di cui fece solennemente la dedicazione nel 972. Sigeberto di Gembloux, che abitò a lungo nell'abbazia di San Vincenzo, ci ha lasciato la relazione di questa traslazione. Compose inoltre tre scritti in lode di santa Lucia. Il primo, in versi alcaici, conteneva gli atti del suo martirio; il secondo era una difesa della predizione, nella quale santa Lucia annunciava i giorni di pace che stavano per sorgere per la Chiesa, all'avvento di Costantino; infine, il terzo scritto era un discorso in lode di santa Lucia.
Nel 1042, l'imperatore Enrico III chiese a Teodorico II, vescovo di Metz, alcune reliquie di santa Lucia, per l'abbazia di Liutbourg (antico diocesi di Spira), che suo padre Corrado il Salico aveva fondato. Il prelato fece dono all'abbazia di un braccio dell'illustre Martire, di cui fece egli stesso la traslazione.
Poppone, vescovo di Metz, depositò, nel 1094, le reliquie di santa Lucia in un'urna molto più ricca di quella in cui riposavano. Nella ricostruzione della chiesa abbaziale di San Vincenzo, nel XIII secolo, monumento che suscita ancora ammirazione per le sue belle ed eleganti proporzioni, fu riservato un posto distinto all'illustre vergine e martire di Siracusa; è lì che ricevette per diversi secoli gli omaggi del popolo di Metz, che portava giornalmente i suoi voti e le sue offerte al suo altare. La si invocava soprattutto per i mali agli occhi: i fedeli, nella loro fede semplice e fiduciosa, si lavavano gli occhi con la polvere raccolta dai pilastri che sostenevano l'urna e che scioglievano in un po' d'acqua. L'autore delle Cronache generali dell'Ordine di San Benedetto assicura che si compiva un gran numero di miracoli al santuario della Santa.
La chiesa di San Vincenzo è oggi privata della reliquia sacra, che è stata così a lungo il suo più prezioso tesoro. Ma, per un'eccezione rara e consolante, il corpo dell'illustre vergine è stato salvato da mani pie dal furore sacrilego dei rivoluzionari. Il conte d'Homilstein, essendone diventato il felice proprietario, ne fece dono alla chiesa di Ottange (Mosella), dove riposa oggi. Ogni anno, il 13 dicembre, c'è un grande concor Ottange Comune della Mosella che attualmente custodisce il corpo di santa Lucia. so di stranieri all'urna di santa Lucia. Molti si confessano e si accostano alla Mensa santa.
VITE DEI SANTI. — TOME XIV.
La chiesa di Ottange possiede quasi tutto il corpo di santa Lucia, ma in gran parte ridotto in polvere. Bisogna eccettuare tuttavia un braccio che la Repubblica di Venezia ottenne da Costantinopoli e che sembra esserne stato distratto molto tempo prima della traslazione, avvenuta nel 976. Bisogna ancora eccettuare il braccio trasferito all'abbazia di Liutbourg da Teodorico II. Quanto all'autenticità di questo prezioso deposito, non si potrebbero sollevare contro di essa dubbi fondati. Essa è attestata da una folla di testimonianze, in particolare dalle lettere patenti rilasciate dall'imperatore Carlo IV, e dal rapporto redatto da Menrisse, vescovo di Madoune e suffraganeo del vescovo di Metz, Enrico di Borbone. Si possiede ancora una parte degli antichi verbali. Monsignor Dupont des Loges, vescovo di Metz, colpito da tutti i caratteri di autenticità di cui questo deposito sacro si trova rivestito, ha dichiarato egli stesso, in una visita che fece a Ottange, «di non aver trovato in tutta la sua diocesi nulla di più autentico».
Il parroco di San Vincenzo si prepara a restaurare nella sua chiesa il culto di santa Lucia. Una parte delle reliquie dell'illustre Martire gli è stata promessa, e presto, speriamo, andrà a riprendere possesso del santuario dove ha ricevuto per diversi secoli gli omaggi e i voti del popolo messinese. Una bella vetrata ne ritrae già agli occhi dei fedeli la casta ed eroica immagine.
Abbiamo completato questo racconto con Note dovute all'abate Noel, della diocesi di Metz, e alle Caratteristiche dei Santi di Padre Cahier.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Pellegrinaggio alla tomba di sant'Agata a Catania per la guarigione di sua madre
- Voto di verginità e distribuzione dei suoi beni ai poveri
- Denuncia da parte del fidanzato al prefetto Pascasio
- Immobilità miracolosa di fronte ai carnefici e ai buoi
- Sopravvivenza al rogo di pece e olio
- Martirio per un colpo di spada alla gola
Miracoli
- Guarigione dal flusso di sangue di sua madre Eutichia
- Immobilità soprannaturale di fronte alla forza umana e animale
- Insensibilità alle fiamme del rogo
- Dono di profezia riguardante la pace della Chiesa
Citazioni
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Coloro che vivono castamente sono i templi dello Spirito Santo.
Risposta al prefetto Pascasio