21 agosto 17° secolo

Santa Giovanna Francesca di Chantal

BARONESSA DI CHANTAL,

Baronessa di Chantal, Fondatrice e prima religiosa della Visitazione di Santa Maria

Festa
21 agosto
Morte
13 décembre 1641 (naturelle)
Categorie
vedova , fondatrice , religiosa
Epoca
17° secolo

Vedova a ventotto anni dopo la morte accidentale del marito, Giovanna Francesca Frémyot si dedicò all'educazione dei figli e ai poveri prima di incontrare san Francesco di Sales. Sotto la sua direzione, fondò l'Ordine della Visitazione ad Annecy nel 1610. Trascorse il resto della vita a estendere questo istituto in tutta la Francia, unendo una profonda vita mistica a una carità eroica.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

SANTA GIOVANNA FRANCESCA FRÉMYOT,

BARONESSA DI CHANTAL,

Vita 01 / 09

Giovinezza e matrimonio

Giovanna Francesca, orfana di madre, cresce in una fervente pietà prima di sposare Christophe de Rabutin, barone di Chantal, nel 1602.

FONDATRICE E 1ª RELIGIOSA DELLA VISITAZIONE DI SANTA MARIA.

romana, e al Padre comune dei fedeli, tanto più degno allora di venerazione e di amore, quanto più il suo carattere sacro era misconosciuto e insultato. L'anima della nostra santa bambina si apriva con felicità a questo insegnamento vivificato dalla fede, e la si vedeva, ancora giovanissima, fremere a turno di gioia e di indignazione, quando suo padre raccontava i trionfi o i dolori della Chiesa.

Si cominciava anche a notare in lei, fin dalla prima infanzia, quella tenera compassione per i poveri che più tardi avrebbe generato tanti prodigi. La vista di un infelice la faceva piangere. Se ne incontrava uno coperto di stracci, le sembrava di vedere Nostro Signore che non aveva una pietra su cui posare il capo.

Una tenera devozione alla santa Vergine coronava tutte le sue virtù nascenti. Orfana fin dalla culla, non appena ebbe l'età della ragione e poté sentire cosa significhi non avere più una madre, si rivolse a Maria, supplicandola di accettarla come sua figlia. Da allora si compiacque di chiamarsi sua figlia, la consultò come noi consultiamo le nostre madri, e la chiamò in suo aiuto in tutte le sue imprese e in tutti i suoi pericoli. Tra le altre grazie, le dovrà presto quella di conservarsi senza macchia in mezzo alle seduzioni pericolose alle quali sarà esposta la sua giovinezza.

Quando fu in età da marito, la sua mano fu richiesta dai più illustri signori del Poitou. Di questo numero era un signore calvinista, amico di suo cognato. Sua sorella Margherita la sollecitava ad accettare questa richiesta, che l'avrebbe stabilita nel suo vicinato. Ma, conoscendo l'inviolabile attaccamento di Giovanna alla fede cattolica, le aveva nascosto che quel signore era calvinista. Giovanna lo intuì: «Ieri», disse a sua sorella un giorno che le faceva più pressanti istanze, «ieri era a due passi dalla cancellata quando il santo Viatico è passato davanti. Non solo non ha piegato il ginocchio, ma non si è nemmeno scoperto. L'ho visto dalla mia camera; ringrazio Dio di avermi illuminata... non lo sposerò mai».

All'età di vent'anni, sposò, nel timore di Dio e per volontà di suo padre, Christophe de Rabutin, barone di Chantal, signore di Bourbilly e d i Monthelon, gentiluomo della camera de Christophe de Rabutin, baron de Chantal Sposo di Giovanna di Chantal, morto accidentalmente durante una battuta di caccia. l re e maestro di campo di un reggimento di fanteria. Discendeva, per parte di madre Françoise de Cossé, da santa Umbelina, sorella di san Bernardo. Aveva combattuto con distinzione nelle file cattoliche; Enrico IV lo onorava del suo favore.

Vita 02 / 09

La vita al castello di Bourbilly

In qualità di baronessa, gestisce il dominio di Bourbilly con rigore, instaurando una disciplina cristiana tra i suoi domestici e praticando una carità attiva.

L'obbligo di seguire il marito fece sì che andasse a dimorare con lui nel suo castello di Bou château de Bourbilly Residenza principale di Giovanna durante il suo matrimonio. rbilly. Ivi si applicò a regolare bene i costumi e a ristabilire il buon ordine nei beni del suo sposo, abbandonati fino ad allora nelle mani degli intendenti, mentre il barone era a corte o alle armi. La prima riforma che intraprese fu quella dei domestici. Persuasa che l'esempio valga più della parola, e al fine di sorvegliarli più da vicino, prese la decisione di alzarsi di buon mattino, alle cinque, non appena loro. Faceva lei stessa la preghiera e voleva che potessero tutti i giorni ascoltare la santa messa. A tal fine, ordinò che la messa di fondazione che si doveva dire nella cappella del castello, ma che non si diceva più dalla morte di sua suocera, fosse celebrata ogni giorno e di buon mattino. In tal modo, tutti potevano ascoltarla, anche coloro che dovevano andare a lavorare in campagna. La sera, prima di coricarsi, si rendeva conto del lavoro compiuto. Spesso, nel mezzo della giornata, prendeva il suo lavoro e veniva a cucire o filare accanto ai domestici, approfittando di quel momento per elevare dolcemente, con pie e amabili conversazioni, i loro spiriti rozzi alla conoscenza e all'amore di Dio. La domenica, li conduceva tutti alla messa parrocchiale, e affinché potessero aiutare a cantare più solennemente il Credo, esercitava lei stessa quelli la cui voce era bella. Accadeva talvolta che durante questo canto, che aveva luogo nelle cucine o nei granai, non potesse contenere il suo entusiasmo.

Santa Chantal aveva non solo l'anima troppo virtuosa, ma lo spirito troppo grande per cadere in eccessi. Il suo abbigliamento, così modesto prima del matrimonio, lo divenne ancora di più in seguito. Vedendosi in campagna, e a capo di una grande casa, lasciò gli abiti più preziosi della sua giovinezza, le vesti di seta che aveva il diritto di portare in qualità di dama nobile, e si vestì delle stoffe più comuni.

Nello stesso tempo in cui rinunciava alla vanità, si votò al lavoro. Le sue dita, dice un biografo, non riposavano. Quando al mattino, dopo aver ascoltato la messa, aveva visitato le cucine, i cortili, talvolta anche le fattorie più lontane, e dato a tutte le cose quello sguardo del padrone che fa prosperare ogni cosa, la si vedeva rientrare lieta e graziosa, e riprendere il suo lavoro. Non lo interrompeva che per necessità, quando riceveva visite, e ancora bisognava che il rango delle persone l'obbligasse; altrimenti si faceva portare il suo tavolino da lavoro e, dopo essersi graziosamente scusata, continuava a lavorare.

La sua carità verso il prossimo apparve mirabilmente in una grande carestia di cui la provincia fu afflitta. Dava lei stessa ogni giorno pane e minestra a un gran numero di poveri che venivano da sei a sette leghe di distanza a chiederle la carità, e dava ai poveri vergognosi secondo la loro necessità. Accadeva talvolta che dei poveri, avendo ricevuto l'elemosina, facessero il giro del castello, poi venissero una seconda volta a chiedergliela. Se ne accorgeva bene; ma non li respingeva per questo, dicendo tra sé: «Mio Dio, io mendico continuamente alle porte della vostra misericordia: e che! vorrei forse essere rifiutata alla seconda e alla terza volta? Voi avete mille volte sopportato la mia importunità, perché non vorrei soffrire quella della vostra creatura?». Così, per un grande miracolo, il suo grano e la sua farina si moltiplicarono nel suo granaio, e ciò che non sarebbe bastato per la sua famiglia, fu sufficiente per sei mesi per lei e per un'infinità di poveri che considerava come i suoi propri figli.

La sua dolcezza e la sua bontà erano anche assai rimarchevoli. Quando suo marito aveva fatto mettere in prigione alcuni contadini, lei li faceva segretamente uscire la sera, e li metteva a dormire in un buon letto; e al mattino, avendoli rimandati in prigione, lavorava per procurare loro la libertà presso quel signore. Si nota che negli otto anni in cui è stata sposata, e nove in cui è rimasta vedova nel mondo, non ha quasi mai cambiato domestici. Durante i lunghi viaggi che il signor di Chantal faceva a corte, viveva in un ritiro del tutto esemplare: il che edificò talmente quel saggio signore che, volendo prender parte a questa benedizione, lasciò interamente la corte e i grandi vantaggi che vi poteva attendere dalle buone grazie del re, per non uscire più dalla sua casa. Ivi cadde malato nel 1601, e, durante questa malattia che durò sei mesi, vi fece, per i buoni consigli di sua moglie, delle santissime riflessioni per la propria perfezione. Infine, essendo tornato in convalescenza, fu ferito mortalmente, a caccia, da un colpo di archibugio che uno dei suoi amici gli diede per sbadataggine. Alla notizia di questo incidente, Giovanna accorse tutta in lacrime. Allora, alla vista della sua sventura, il suo dolore esplode: «Colpevole imprudenza! infelice Chazelles!» esclama. — «Giovanna», le dice suo marito stringendo le sue mani nelle proprie, «mia cara Giovanna, questo colpo di archibugio viene dall'alto! Adoriamo i disegni di Dio, e che mai una parola di rimprovero sia rivolta al mio caro cugino». Dio concesse al ferito nove giorni per disporsi alla morte; si confessò nei sentimenti della più grande pietà e non cessò, fino all'ultimo momento, di esortare la sua pia compagna alla perfetta sottomissione alle volontà divine. Quando il momento fatale fu arrivato, e la nostra Santa ebbe ricevuto con i suoi figli l'ultimo addio e le ultime benedizioni del morente, la si sentì ripetere il primo grido del suo dolore: «Mio Dio, che la vostra volontà sempre adorabile si compia su di me in tutta la sua estensione!». Poi, colmando i suoi cari figli delle sue più tenere carezze, inondandoli delle sue lacrime: «Ve li offro, mio Dio, siatene il padre!»

Conversione 03 / 09

La vedovanza e la prova di Monthelon

Dopo la morte accidentale del marito, fa voto di castità e si stabilisce dal suocero a Monthelon, dove sopporta sette anni di umiliazioni.

Il dolore di Giovanna fu immenso. Quando gli occhi del suo sposo furono chiusi dalla morte, ella si ritirò nella solitudine più profonda. Il suo castello non le sembrava abbastanza deserto. Spesso ne fuggiva di nascosto, e la sua unica consolazione era di recarsi in un piccolo bosco poco lontano, per piangere a suo agio. Invano le dame dei castelli vicini, invano le sue zie e le sue cugine di Semur venivano a Bourbilly per cercare di consolarla. Ne era toccata e riconoscente; ma la sera, quando era rientrata nella sua camera: «Ah!» diceva, «perché non mi si lascia piangere a mio agio! si crede di sollevarmi, e mi si martirizza». Cadeva allora in ginocchio singhiozzando, e passava la notte tra le lacrime. Aveva nel cuore una di quelle ferite che, nelle grandi anime, non si chiudono mai. E tuttavia è da questa sventura che nascerà per lei una vita nuova. Attingerà da questo dolore, che sentì all'eccesso, ma che sopportò eroicamente, una forza, delle luci, un ardore tutto divino, un distacco assoluto dalle creature, e infine quella morte a se stessa e quel totale abbandono a Dio che ne fecero, tra le sue mani, lo strumento di così grandi cose.

Santa Chantal era dunque vedova a ventotto anni. Dopo aver avuto il raro dono di incontrare uno sposo degno di lei, era stata strappata dalle sue braccia da un orribile incidente. Dei sei figli di cui Dio, in otto anni, aveva benedetto il suo matrimonio, due erano morti nella culla; le restavano quattro figli, un maschio di cinque anni e tre figlie ancora più piccole, l'ultima delle quali aveva appena tre settimane. Il dolore della vedova si accresceva così con le inquietudini della madre. Il presente le era di peso per la sua solitudine; l'avvenire la spaventava per la sua responsabilità. Sono questi i grandi dolori della vita ai quali nulla si può paragonare e davanti ai quali sono impotenti tutte le consolazioni umane. Dio, che stima abbastanza un'anima da imporle una croce così pesante, può solo anche aiutarla a portarla. Egli stesso asciuga tali lacrime; Egli solo cicatrizza ferite così profonde. Giovanna non tardò a provarlo. Delle consolazioni, sconosciute alle anime che non hanno sofferto, si mescolarono improvvisamente ai suoi più amari dolori. Vive luci riempirono il suo spirito. Provò grandi ardori di lasciare tutto, poiché tutto appassiva e si rompeva così in fretta, e di consacrarsi tutta intera a Dio.

Appena riavutasi dal primo stupore nel quale si cade dopo colpi così folgoranti, si ricordò dei pii colloqui del marito durante la sua ultima malattia, e, mossa da quel tenero ricordo, volendo conservargli la grande fedeltà e dare a Dio il grande amore, fece voto di castità perpetua. In seguito a questo voto, distribuì ai poveri gli abiti del signor di Chantal e i propri, quelli che avevano indossato l'uno e l'altra nei giorni della loro unione terrena. Non conservò nemmeno gli ornamenti che aveva ricevuto all'epoca del suo matrimonio, e li donò alle chiese, non volendo più, diceva, altra veste nuziale che quella richiesta per entrare alle nozze dell'Agnello. Fu anche in quest'epoca che fece voto di impiegare sempre il lavoro delle sue mani per gli altari e per i poveri; il che era, ai suoi occhi, un duplice e santo modo di rivestire Gesù Cristo. Il tenore della sua casa fu ridotto, e congedò una parte dei suoi domestici, dopo averli largamente ricompensati. Regolò anche l'impiego delle sue giornate, e il tempo che, per compiacere il marito, aveva l'abitudine di dedicare alla caccia, al gioco, alle compagnie, decise di impiegarlo d'ora in poi alla preghiera, alla lettura, alle visite ancora più frequenti ai poveri e ai malati, e soprattutto all'educazione dei suoi figli.

Per condurre una vita così completamente consacrata a Dio, sentì il bisogno di un direttore che potesse condurla attraverso i sentieri sempre così difficili della pietà in mezzo al mondo. La sua orazione, del resto, fino ad allora fervente, ma molto semplice, diventava più elevata; provava un'unione con Dio la cui intimità la stupiva; in certi momenti, si sentiva trasportata verso regioni superiori che non sospettava. Visioni miracolose si mescolavano in lei ad ardenti affetti per Dio. Si allarmò, e comprendendo che le era impossibile avanzare senza guida attraverso simili cammini, il suo unico pensiero fu di trovare un direttore; e, mentre pregava Dio istantemente di sceglierne uno che fosse colmo delle sue luci e del suo amore, glielo fece vedere in una visione, e le disse, senza tuttavia dichiararle ancora chi fosse: «Ecco l'uomo benamato da Dio e dagli uomini, tra le mani del quale devi riporre la tua coscienza».

Tuttavia i dolori di santa Chantal non cessavano di crescere. La sua salute deperiva. Suo padre, avendolo appreso, le scrisse per rimproverarla vivamente di abbandonarsi così al suo dolore, ricordandole che doveva conservarsi per i suoi quattro figlioletti, ed esigendo che lasciasse Bourbilly e tornasse, almeno per qualche mese, a Digione. Sperava dai rumori della città e dalla compagnia dei suoi parenti qualche sollievo a un così grande lutto. Giovanna partì subito, e tornò a Digione verso la fine di marzo 1602. Vi ritrovò alcune delle sue amiche d'infanzia; ed è con loro, in questa cerchia di amiche intime, che terminò lontano dal mondo il primo anno della sua vedovanza. Coloro che hanno molto sofferto sanno quanto sia dolce questa semi-solitudine dove non penetrano che poche rare persone che comprendono i nostri dolori, e nell'anima delle quali i nostri gemiti risvegliano sempre un'eco.

Tuttavia le vacanze del parlamento di Borgogna erano aperte, il presidente Frémyot, secondo il suo uso, andò a passare alcuni mesi a Thotes en Auxois; santa Chantal partì con suo padre e si recò a Bourbilly, dove la chiamavano del resto la cura dei suoi affari, i raccolti da finire, le vendemmie da p président Frémyot Padre di Giovanna di Chantal, presidente al parlamento di Borgogna. reparare. Questa vedova inconsolabile non poté rivedere i luoghi testimoni delle sue gioie e dei suoi dolori senza versare torrenti di lacrime. Tutti i suoi desideri per una vita più santa aumentarono anche nella solitudine, con un desiderio più vivo di incontrare finalmente un direttore. Un giorno che, nella cappella di Bourbilly, effondeva la sua anima in presenza di un'immagine della santa Vergine, e che chiedeva a Dio di farle conoscere la sua volontà, tutto a un tratto, nel momento in cui pregava con la massima attenzione, si vide circondata da una moltitudine innumerevole di vergini e di vedove, e udì una voce dal cielo che le disse: «Ecco la generazione che ti sarà data e al mio servo fedele; generazione casta e scelta, e voglio che sia santa». Giovanna non comprese nulla di questa visione; ma le ne restò un dolce ricordo, che per qualche tempo diminuì l'amarezza delle sue pene.

In questo frattempo, ricevette una lettera che non poté leggere senza un restringimento di cuore. Suo suocero, il barone di Chantal, che abitava il castello di Monthelon, a una lega da Autun, le scriveva che stava invecchiando, e che voleva che venisse a dimorare con lui. Giovanna, che conosceva il carattere del vecchio barone, i disordini della sua casa, quelli ancora più grandi della sua condotta, intravvedeva subito l'amarezza del calice che sarebbe stata obbligata a bere. Ma la speranza di strappare il suocero al male e di prepararlo a una morte cristiana la fece passare sopra tutte le sue ripugnanze. «Così», dice un vecchio biografo, «ella non esitò. Ricevette per via di obbedienza questo comando, e, unendo il suo cuore a questa croce, andò a dimorare presso suo suocero con i suoi quattro figli, per farvi un purgatorio di circa sette anni e mezzo».

L'anno 1602 volgeva al termine quando la signora di Chantal e i suoi quattro figli arrivarono a Monthelon. Il vecchio barone di Chantal, davanti al quale tutto doveva piegare, era caduto sotto la dipendenza di una serva, senza il consenso della quale non avrebbe osato fare un movimento, e che, giunta a dominarlo, co mandava d Monthelon Luogo in cui Giovanna visse la sua vedovanza sotto la tutela del suocero. a padrona al castello. Appena arrivata, la Santa, il cui colpo d'occhio era al tempo stesso così rapido e così giusto, e che possedeva in un grado superiore le qualità di una padrona di casa, si accorse che i beni di suo suocero erano sperperati. Provò a fare un'osservazione, ma già la serva, scontenta dell'arrivo della nostra Santa, e temendo di essere allontanata da lei, aveva indisposto lo spirito del vecchio contro la nuora.

Assai vissuta, ingiuriata persino al castello di Monthelon, Giovanna apparve più grande e fu più santa ancora di quando era libera e felice a Bourbilly. Unicamente occupata della sua grande opera, la conversione di suo suocero e quella della sua indegna serva, si applicò a vincerli entrambi a forza di dolcezza. Non vi erano né passi né sacrifici che le costassero nella speranza di ricondurli a Dio. Giunse persino a quel grado di eroismo di curare i figli di questa serva come i propri, dandosi la pena non solo di istruirli, ma talvolta di vestirli, di pettinarli, di pulire i loro vestiti e di rendere loro con le proprie mani i servizi più abietti.

Non è che non le costasse molto accettare una vita così umiliata; tutto il suo sangue si rivoltava, soprattutto nei primi tempi. Ha confessato che era colta dalla più profonda indignazione quando vedeva i figli di questa serva camminare sullo stesso rango dei suoi, e spesso essere loro preferiti. Ma soffocava queste grida della natura, e a tutte le insolenze non opponeva che un cuore dolce e un volto grazioso. Verso suo suocero, era la stessa condotta. Approfittava di tutte le occasioni per fargli del bene, e nessuna violenza fu mai capace di diminuire il suo rispetto, né di scoraggiare la sua pazienza. A questo motivo così elevato, che la sostenne per sette anni in questa vita così eroica, se ne aggiunse un altro che non le prestò un minor appoggio. Naturalmente era un po' altera; aveva attinto dal sangue paterno non so che di fiero e di un po' imperioso che voleva soffocare a ogni costo. L'occasione le sembrava buona per diventare umile a forza di umiliazioni. Vi riuscì al di là di tutto ciò che si può dire. È in questa rude scuola, meglio che nel più severo noviziato, che Dio le fece acquisire quella rara umiltà e quella perfetta obbedienza, che ne faranno presto, sotto la mano di san Francesco di Sales, lo strumento di così grandi cose.

Missione 04 / 09

L'incontro con san Francesco di Sales

Nel 1604 incontra Francesco di Sales a Digione, che diventa il suo direttore spirituale e con il quale progetta la fondazione di un nuovo ordine.

Piena di questi pensieri di umiltà, compì, nel mese di aprile 1603, un atto di grande importanza. Il mondo, nel XVII secolo, era ancora popolato, come nel Medioevo, da una folla di giovani donne, vedove, persone sposate, che, trattenute nel secolo dall'età o dai doveri, si associavano alle preghiere e alle penitenze dei grandi Ordini religiosi, ne accettavano la Regola, l'ufficio, lo spirito e persino una parte dell'abito, a condizione di partecipare ai loro meriti e alle loro buone opere, e, non potendo recarsi al monastero, lo chiamavano in qualche modo a sé e lo introducevano nel focolare domestico. Due terzi ordini erano soprattutto popolari tra tutti: quello di San Domenico e quello di San Francesco. Il primo spingeva più specialmente le anime alla penitenza, il secondo all'umiltà e alla povertà. Giovanna preferì quest'ultimo, e vi si fece ricevere il 6 aprile 1603.

L'anno 1604, essendo san Francesco di S ales venuto a predicare saint François de Sales Modello di dolcezza al quale il venerabile viene paragonato. la Quaresima a Digione, ella vi andò per ascoltarlo; riconobbe che quello era l'uomo caro al cielo che Dio le aveva mostrato, e che doveva essere la sua guida nelle vie strette della vita spirituale. I tratti del predicatore, la sua statura, gli abiti stessi che portava, tutto le ricordava le sue antiche visioni di Bourbilly; dal canto suo, san Francesco di Sales, a cui Dio aveva ispirato il santo pensiero di fondare l'Ordine della Visitazione, e mostrato, in una simile visione, la dama che destinava al compimento di quest'opera, la riconobbe durante il suo sermone, e rivolgendosi ad André Frémyot, che era appena stato nominato all'arcivescovado di Bourges: «Caro signore», gli disse, «conoscete la giovane dama vestita da vedova, posta di fronte al pulpito, e che ascoltava così attentamente la parola di verità?» — «È mia sorella, Monsignore», rispose, «la baronessa di Chantal, le cui virtù sono incomparabili. Spero che il signor mio padre avrà l'onore di presentarvela». — «Sarò lieto di conoscerla», riprese il vescovo di Ginevra.

Giovanna ebbe in effetti spesso occasione di incontrare san Francesco di Sales presso suo padre. Ebbe dunque sante conferenze con lui, e ne approfittò meravigliosamente per seguire l'attrazione che lo Spirito Santo le dava. Non lo prese tuttavia ancora del tutto come suo direttore; ma lo prese in seguito durante un viaggio che fece a Saint-Claude, dove

VIES DES SAINTS. — TOME XIV. 18

questo santo prelato si trovava; e, poco tempo dopo, essendo a Notre-Dame d'Etang, il 2 settembre 1604, fece il suo primo voto di obbedirgli; l'anno seguente andò a trovarlo a Sales, dove, nei dieci giorni in cui vi dimorò, ricevette dalla sua bocca istruzioni ammirevoli per la sua condotta. Di là tornò a Monthelon presso suo suocero, dove praticò accuratamente tutto ciò che le era stato ordinato. Si alzava per tutto l'inverno alle cinque del mattino senza fuoco e senza aiuto, e d'estate ancora prima, poi si metteva in orazione. In seguito ascoltava la messa, leggeva le costituzioni che il suo beato direttore le aveva dato, catechizzava e istruiva i suoi figli e tutti i domestici, e metteva un buon ordine in tutta la sua casa. La sera, riuniva anche tutta la casa per fare la preghiera e l'esame; e, ritiratosi il mondo, continuava ancora a intrattenersi con il suo Dio. Si rifaceva da sola il letto e la camera; e, per non perdere tempo a pettinarsi e a vestirsi, si tagliò i capelli e prese abiti ancora più semplici e modesti di prima: seguiva in ciò il consiglio del santo vescovo, che, avendole chiesto un giorno se avesse intenzione di risposarsi: «Oh! per questo no», aveva risposto vivamente. — «Allora, Madame, giù l'insegna».

Vita 05 / 09

Carità eroica e rinuncia

Si dedica anima e corpo ai malati e ai poveri, rifiutando ogni nuovo matrimonio e arrivando a incidere il nome di Gesù sul proprio petto.

Digiunava solitamente il venerdì e il sabato; ma era sempre così ingegnosa nel mortificarsi nel mangiare, che il pasto era per lei una croce e una penitenza assai dura. Il suo affetto per i poveri cresceva di momento in momento. Un giorno ne incontrò tre che avevano un aspetto molto sano. Non aveva denaro con sé per fare l'elemosina; ma per non congedarli, diede loro, per tutti e tre, un anello d'oro che aveva sfilato dal dito di suo marito alla sua morte, e che per questo le era molto caro. In quello stesso momento fu colta da un grande sentimento della presenza di Dio. Si gettò ai piedi di quei poveri e li baciò. Quando si rialzò, essi erano scomparsi, senza che si potesse sapere da dove fossero passati. Da allora, rimase così innamorata dei poveri, che fece voto di non rifiutare mai l'elemosina, quando le fosse chiesta per amore di Dio. Non contenta di questo voto e di quello che aveva precedentemente fatto di lavorare sempre per i poveri, mise una cura maggiore nel visitarli nei loro tuguri. Vi andava ogni giorno, anche durante gli eccessivi calori dell'estate o tra le nevi dell'inverno. Uscendo dal castello, diceva alle persone che l'accompagnavano, per eccitare la loro fede e la sua: «Andiamo a visitare Nostro Signore sul monte del Calvario, o al giardino degli Ulivi, o al Santo Sepolcro», diversificando le stazioni, al fine di fornire ogni giorno un alimento divino alla sua pietà.

Quando la malattia si univa alla povertà, la carità di santa Chantal diventava ancora più rispettosa e più tenera. Aveva al castello una piccola stanza appartata dove teneva acque, unguenti, rimedi che preparava lei stessa per i poveri. Prima di uscire, si muniva dei rimedi di cui credeva di aver bisogno; e, giunta presso i malati, lavava le loro piaghe con le sue stesse mani, toglieva il pus e la carne corrotta, e li fasciava con cura e devozione. Rifaceva poi i loro letti, spazzava le loro stanze, si sedeva accanto a loro per qualche istante; poi, dopo aver asciugato loro il viso, se avevano la febbre, diceva loro addio con un'aria così affettuosa, che si sarebbe detto una madre che avesse appena curato il proprio figlio. Si prendeva anche cura di assistere coloro che erano in agonia, di preparare e seppellire i morti. E quando qualcuno moriva in sua assenza, si andava al più presto ad avvertirla, perché, dicevano i contadini, «seppellire i defunti è un diritto che la Signora si è riservato».

Aveva abiti di riserva che prestava ai più bisognosi, e tuttavia prendeva i loro stracci, li puliva, li rammendava accuratamente e li restituiva loro in condizioni migliori. Tra i malati che assisteva, ve ne furono principalmente due che esercitarono straordinariamente la sua carità. Uno era un povero giovane di Autun, tutto coperto di lebbra e di tigna, che fu trovato steso nelle siepi vicino al suo castello. Lo prese con sé e gli rese tutti i doveri che avrebbe reso al proprio figlio; infine, lo assistette alla morte e lo inviò, come Lazzaro, nel seno di Abramo: dopo di che lo seppellì con le sue stesse mani. L'altra fu una donna che aveva sul viso un cancro così orribile, che ne era tutta sfigurata al punto da fare orrore. La nostra Santa le prodigò le cure più tenere: per moderarla fu necessaria la proibizione assoluta di suo padre, che temeva che lei contraesse quel male e lo comunicasse ai suoi figli.

Mentre rivelava così ogni giorno, in atti di così bella dedizione, la grandezza del suo amore per i poveri, un viaggio che fece a Bourbilly la chiamò improvvisamente a un eroismo ancora più grande. Era verso la fine di settembre. Era appena arrivata a Bourbilly per sorvegliare la vendemmia, quando la dissenteria scoppiò improvvisamente nel villaggio, e presto vi fu un gran numero di morti e di morenti. La nostra Santa, mossa a pietà per quei poveri malati, che mancavano di tutto, si consacrò subito, con un ardore tutto divino, al loro servizio. Ogni mattina, prima del sorgere dell'aurora, e dopo aver fatto la sua ora di orazione mentale, andava a visitare tutti i malati, a portare loro rimedi e a pulire le loro immondizie. Assisteva poi alla messa, dopo la quale tornava a servire i malati delle case più lontane. La sera, faceva una seconda visita in tutte le case del villaggio, e al ritorno chiedeva conto dei lavori della giornata e dello stato dei suoi beni; poiché mai le sue devozioni la resero meno vigilante nel conservare e accrescere il bene dei suoi figli. Spesso accadeva che la sera, nel momento in cui rientrava esausta di fatiche, la venissero a cercare per assistere un morente, ed ella passava la notte in ginocchio ai piedi del suo letto, pregando con lui, servendolo come una madre ed eccitandolo a morire santamente. Sette settimane trascorsero così durante le quali non vi fu giorno in cui non lavasse e seppellisse con le sue stesse mani tre o quattro cadaveri.

Ella soccombette infine. La febbre e la dissenteria la ridussero presto a un tale stato, che si disperò dei suoi giorni. In questa estremità, fece scrivere a suo suocero per chiedergli perdono e affidargli i suoi quattro piccoli orfani; dopo di che, abbandonata alla santa volontà di Dio, gli offrì il sacrificio della sua vita. Ma l'ora non era giunta. Una notte, essendo all'ultima estremità, nel momento in cui tutti aspettavano che entrasse in agonia, fu ispirata a fare un voto alla santa Vergine; e tutto subito la vita le fu resa. Si alzò dunque e, dopo aver messo ordine ai suoi affari, montò a cavallo e se ne andò a Monthelon. Vi fu ricevuta con una gioia difficile da descrivere dai suoi quattro figlioletti, che non avevano fatto che piangere da quando si era ricevuta la lettera che annunciava la sua malattia, e anche da suo suocero, che non si poteva consolare all'idea di perderla; poiché, nonostante le persecuzioni che aveva ricevuto al castello di Monthelon, vi era guardata e tenuta come una Santa. D'altra parte, appena seppero del suo arrivo, gli abitanti di Monthelon accorsero in gran numero, non sapendo come esprimere la loro gioia. Le donne, i bambini si stringevano attorno a lei, baciandole le mani, e i poveri benedicevano Dio per aver reso loro la loro madre.

Tuttavia i figli di santa Chantal cominciavano a crescere, e più avanzavano in età, più si vedeva crescere la sollecitudine della loro madre; ella non li lasciava né il giorno né la notte; lavorava con uno zelo instancabile a formare il loro spirito, il loro cuore, la loro coscienza; sentendo che non avevano più un padre, riversava su di loro tutto l'amore che aveva avuto per lui; li copriva di una tenerezza che è una delle meraviglie più ammirabili forse, ma finora le meno notate, di una vita così feconda di meraviglie. Sposa inconsolabile, anche dopo sei anni di vedovanza, piangeva tutti i giorni della sua vita, nonostante il suo intero distacco da ogni cosa, lo sposo che aveva tanto amato. Invano si consacra al servizio di Dio con tutta l'impetuosità della sua natura; invano sparge a grandi flutti sui poveri tutta la tenerezza di cui il suo cuore è capace; nulla può velare nella sua anima l'immagine sempre presente del suo sposo scomparso. Gli conserva un tenero, profondo e perseverante amore. Lungi dal distruggere gli affetti della sposa e della madre, l'amore di Dio li ringiovanisce e li vivifica: e così ci è rivelato questo ineffabile mistero, che il distacco non è l'insensibilità, e che i veri cuori di spose, di madri, di figlie, sono i cuori di Sante.

Tuttavia le era più facile dimenticare il mondo che farsi dimenticare da esso. Era giovane ancora; aveva un bel nome, una grande fortuna, ammirabili qualità di spirito e di cuore, grandi attrattive esteriori, con non so che di compiuto che la virtù aggiunge alla bellezza. Così, a stento passava un anno che non si vedesse ricercata e chiesta in matrimonio. Nell'anno 1606 soprattutto, se ne parlò fortemente. Alle prime avances, rispose nettamente che non ci si pensava più, che la cosa era impossibile. Quindici giorni dopo, per chiudere questa faccenda, venne a Digione presso il presidente Frémyot, e dovette sostenere i più dolorosi assalti; ma nulla poté scalfire la sua risoluzione. Un po' più tardi, le insistenze ricominciarono. Tutti i parenti della nostra Santa entrarono in lega, e si risolse di prendere d'assalto il suo consenso. Monsieur il presidente Frémyot impiegò a turno preghiere, lacrime, ordini, il che martirizzava la nostra santa baronessa. Un giorno in particolare, gli assalti furono così lunghi, così dolorosi, che sembrava al povero cuore di questa santa vedova che stesse per soccombere. Allora, scappando dall'assemblea dei suoi parenti, salì nella sua stanza, si gettò in ginocchio, pregò a lungo con torrenti di lacrime, e decisa infine a compiere un atto a cui pensava da molto tempo, si armò di un punteruolo, lo fece scaldare al fuoco, scoprì il suo petto e vi tracciò in lettere profonde il nome di Gesù all'altezza del cuore, per segnare che rinunciava decisamente a ogni altra alleanza che a quella di Gesù Cristo. Il ferro entrò così a fondo, che non sapeva più come fermare il sangue che scorreva abbondantemente da quella piaga eroica. Intinse allora una penna nel suo sangue e scrisse di nuovo i suoi voti e la promessa rinnovata di consacrarsi unicamente al puro amore di Dio.

Fondazione 06 / 09

La fondazione della Visitazione

Nonostante le lacerazioni familiari, lascia Digione per Annecy nel 1610 per fondare l'Ordine della Visitazione di Santa Maria.

Contemporaneamente al fatto di incidere sul proprio cuore il nome di Gesù in segno di consacrazione assoluta a Dio, ella cominciava a provare desideri sempre più forti di lasciare tutto, di abbandonare il mondo e la sua famiglia, e di ritirarsi nella solitudine. I suoi desideri di vita religiosa, ancora vaghi nel 1605, più precisi nel 1606, divennero improvvisamente, nel 1607, molto vivi e ardenti.

Dio la riservava per la fondazione dell'Ordine della Visitazione. Sarebbe troppo lungo riferire tutte le circostanze di questa grande impresa, i sentimenti che Dio le donò per disporla a un disegno così importante, le luci e gli ardori di cui la colmò, e le vie che le aprì per prepararne l'esecuzione. Il progetto fu stabilito ad Annecy, in due diversi viaggi che ella vi fece per vedere san Francesco di Sales e conferire con lui. Egli le propose dapprima altre congregazioni già stabilite, nelle quali poteva entrare, al fine di mettere alla prova la sua rassegnazione; ma, vedendola sottomessa a tutto, le fece infine l'apertura di questo nuovo istituto che la Sapienza divina gli aveva ispirato. Ella rinnovò dunque i suoi voti nelle sue mani; e, in attesa che fosse giunto il tempo di formare una comunità, ritornò da suo padre a Digione. Il demonio, che prevedeva il gran numero di anime che l'Ordine della Visitazione gli avrebbe sottratto, non tralasciò nulla per ostacolare questa santa impresa.

Prima di partire per Annecy, fece sposare la sua figlia maggiore, Marie-Aimée de Chantal, al barone di Thorens, Bernard de Sales, fratello di san Francesco di Sales; affidò la cura del figlio al presidente Frémyot, suo padre; abbracciò tutti i suoi domestici e fece loro doni generosi: compì anche, passando per Autun, molte azioni pie, tra le quali voti a san Bernardo e a Nostra Signora d'Etang, che adempì immediatamente. Ripassò per Digione, dove tutta la sua famiglia era riunita presso suo padre, al fine di consolarlo e di curarlo nel momento della separazione tanto temuta. L'emozione stringeva tutti i cuori, la generosa donna soffriva un martirio che solo Dio giudicava, ma che tradivano suo malgrado all'esterno i suoi occhi pieni di lacrime. Celse-Bénigne de Chantal, suo figlio, accorgendosi del suo turbamento, e sperando senza dubbio che ella fosse scossa, si gettò ai suoi piedi, la scongiurò di lasciarsi vincere da tante afflizioni, e, mentre sua madre faceva un passo fuori dal salone per andare ad abbracciare suo padre, egli si stese di traverso sulla porta dicendo: «Ebbene! Madre mia, se non posso trattenervi, almeno passerete sul corpo di vostro figlio». A queste parole, ella sentì il suo cuore spezzarsi e, non potendo più sostenere il peso del suo dolore, si fermò e lasciò scorrere liberamente le sue lacrime. Un santo ecclesiastico, che assisteva a questa scena straziante, temendo che la Santa vacillasse nel momento supremo: «E come! Signora», le disse, «le lacrime di un bambino potranno scuotervi?» — «No», riprese la Santa sorridendo tra le lacrime; «ma che volete, sono madre!» E, con gli occhi al cielo, novella Abramo, passò sul corpo di suo figlio.

La nostra Santa si gettò alle ginocchia di suo padre e gli chiese la sua benedizione: «Mio Dio», esclamò egli, «non mi appartiene di combattere più a lungo ciò che avete deciso: vi acconsento con tutto il cuore, e vi immolo questa figlia che mi è cara quanto Isacco lo era al vostro servo Abramo». La benedisse poi, la rialzò, l'abbracciò e le disse: «Andate dunque, figlia mia, dove Dio vi chiama, e arrestiamo l'uno e l'altra il corso delle nostre giuste lacrime, per fare un omaggio più completo alla divina volontà, e anche affinché il mondo non sia scandalizzato nel vedere la nostra costanza scossa». È così che, in queste anime sante, la natura fu vinta e che la grazia riportò un trionfo splendente.

Giovanna arrivò felicemente ad Annecy, il 4 aprile, giorno de lle Pa Annecy Città centrale del suo ministero episcopale. lme, e vi fu accolta con gioia da tutti. San Francesco di Sales acquistò, per lei e per la sua comunità, una casa nel sobborgo; e il 6 giugno 1610, le diede il velo e lo diede contemporaneamente a due damigelle raccomandabili per la loro nascita e per la loro pietà, ovvero: a Marie-Jacqueline Favre, figlia del dotto Antoine Favre, primo presidente di Savoia; e a Charlotte de Bréchard, di un'illustre famiglia di Borgogna. Nominò la santa fondatrice superiora, ed ella ne compì la prima funzione leggendo alle sue nuove figlie le costituzioni che aveva ricevuto dalla mano di quel santo direttore, e che la Chiesa chiama ammirevoli per la loro saggezza, la loro discrezione e la loro soavità. Il loro numero si moltiplicò durante il noviziato, e salì presto fino a dieci, delle quali tuttavia la maggior parte era di debole costituzione e inferma. La povertà fu il primo tesoro della loro casa, e ne sentirono gli effetti con la privazione delle cose necessarie alla vita; ma Dio fece moltiplicazioni miracolose per nutrire e sostenere le sue spose. Alla fine dell'anno, Giovanna Francesca rinnovò i suoi voti, e le altre due fecero i loro per la prima volta. Non furono tuttavia ancora che voti semplici, e la povertà stessa non ne faceva parte, ma solo la castità e l'obbedienza, senza alcun obbligo di clausura; al contrario, queste ferventi religiose uscivano per visitare i malati e rendere loro ogni sorta di assistenza con una carità meravigliosa.

Missione 07 / 09

Espansione dell'Ordine e viaggi

Moltiplica le fondazioni in tutta la Francia (Lione, Parigi, Moulins) e gestisce l'ordine dopo la morte di Francesco di Sales nel 1622.

Il signor Frémyot, padre della Madre Giovanna Francesca, morì in quel tempo, e poiché questa morte portava un grande cambiamento nella sua famiglia, san Francesco di Sales volle che ella facesse un viaggio a Digione e nelle sue terre, per regolarne gli affari e provvedere al riposo dei suoi figli. Fece questo viaggio con lo stesso raccoglimento e la stessa esattezza in tutti i suoi esercizi, come se fosse stata nel suo monastero; mise ordine a tutto, con tanta prudenza, equità e dolcezza, che non vi era nessuno che non riconoscesse che ella era guidata dallo Spirito Santo. Essendo pronta a partire per ritornare, ebbe un rapimento durante la messa, dove Dio le ispirò di promettere con voto di fare sempre ciò che avrebbe conosciuto essere il più perfetto e il più gradito ai suoi occhi divini; e san Francesco non fece alcuna difficoltà, quando ella gli ebbe parlato, a darle il permesso, perché riconosceva la purezza ammirevole del suo cuore, e che ella non aveva altro desiderio che di piacere al suo Sposo celeste.

Essendo nella sua casa religiosa, si applicò con uno zelo e un coraggio del tutto nuovi al soccorso dei poveri, lasciati e abbandonati nelle loro malattie; guadagnò un medico per loro, e andava, col velo abbassato, con una compagna, nelle loro mansarde e nelle loro capanne per alleviarli. Le sue figlie facevano lo stesso secondo il suo ordine, e le si vedeva con edificazione passare per le strade, cariche di rimedi, di vivande, di biancheria per i malati. Nulla era più sorprendente del coraggio della Santa nel medicare le loro piaghe, nel pulire le loro immondizie, nel rammendare i loro abiti e nel trarli dalla sporcizia dove a volte li trovava come sepolti. Spesso il cuore delle sue figlie ne sussultava; ma ella si era talmente abituata a questi esercizi, che li faceva senza alcuna ripugnanza. Vi riceveva grandi grazie dal cielo, e Nostro Signore la ricompensava da se stesso per ciò che ella faceva per lui nelle sue membra sofferenti e afflitte. La sua cura principale era di far loro ricevere i sacramenti, per procurar loro una buona morte, e un gran numero le sono debitori di non essere deceduti senza questi soccorsi e di aver fatto, in questa estremità, una penitenza che non avevano voluto fare durante la loro vita.

Subito dopo la fondazione del suo Ordine, santa Chantal divenne molto inferma, e fu attaccata da malattie così straordinarie, che i medici non vi capivano nulla; furono costretti a dire che ella era più malata per la violenza dell'amore di Dio, che la consumava, che per alcuna alterazione del suo corpo; ella sopportò tutti questi mali con una forza invincibile e con un tale abbandono di se stessa, che non se ne dava più pena che se fosse stata in piena salute; e d'altronde non perse mai la sua libertà per le funzioni dello spirito, e, nelle sue più grandi languidezze, non tralasciava di applicarsi generosamente al servizio delle sue figlie. Così si può dire che ella è stata tutta la sua vita la serva delle sue case; non comandava nulla senza darne l'esempio; si abbassava ai più vili ministeri della sua comunità; nulla era troppo basso per lei, poiché la sua umiltà e il suo amore non avevano confini. Il numero delle sue religiose essendo aumentato, esse entrarono, nel 1612, in una grande casa situata nella città. Questo cambiamento non avvenne senza molte opposizioni e traversie; ma la loro costanza ebbe la meglio su tutti gli artifici dello spirito maligno.

Tuttavia, avendo Dio chiamato da questo mondo il barone di Chantal, suocero della nostra religiosa, ella fu costretta a fare ancora un giro a Monthelon, per sbrogliare gli affari della sua successione, che il cattivo governo di quella donna di servizio, di cui abbiamo parlato, aveva estremamente imbrogliato: vi andò, e impedì, con la sua prudenza, grandi contese che stavano per nascere: ma ciò che è ammirevole, è che, ben lungi dal cacciare vergognosamente questa cattiva domestica, da cui aveva ricevuto così cattivi trattamenti, la colmò al contrario di benefici e la fece pranzare alla sua tavola, come una persona delle sue amiche.

Appena si fu recata ad Annecy, che il cardinale di Marquemont, arcivescovo di Lione, scrisse a san Francesco di Sales, per avere delle sue figlie nella sua città arcivescovile. Il Santo giudicò opportuno inviarvi la Madre con altre quattro. Ella vi si recò, occupò una casa, e vi ricevette delle novizie, tra le altre Madame d'Auxerre che ne era fondatrice. Il cardinale fece lui stesso la cerimonia della benedizione della casa e della presa di possesso. Non dobbiamo omettere qui un evento dei più straordinari: siccome si volle servirsi per questo stabilimento di alcune lettere patenti che il re aveva dato per un convento di religiose della Presentazione, che non aveva avuto successo, appena le si furono prese per scrivervi della Visitazione, si trovò che il dito di Dio vi aveva già scritto queste parole che si desideravano: Congregazione della Visitazione di Santa Maria. Questa casa non fu esente dalle prove ordinarie alle nuove fondazioni. I parenti di Madame d'Auxerre, la fondatrice, avendo sequestrato i suoi beni per dispetto del fatto che ella li impiegava in questa buona opera, la santa Madre si vide a volte in una grande miseria. Un giorno, che non aveva nemmeno pane per la sua comunità, fece dire un Pater, per chiedere a Dio il pane di ogni giorno, e nell'ora stessa uno sconosciuto suona alla porta, e rimette a Madame de Chantal un pacchetto, dicendole: «Madame, colui che vi invia questa elemosina vi chiede di pregare per lui». Poi, si ritira senza voler rispondere ad alcuna domanda. Il pacchetto conteneva ottanta scudi d'oro.

Nella sua estrema povertà, la casa non aveva che un ciborio di stagno. La nostra Santa supplicò il divino Salvatore di prendersi da se stesso tanta cura quanta ne prendeva delle sue spose, e di darsi un ciborio d'argento. Il giorno seguente, un nuovo sconosciuto portò alla comunità un ciborio d'argento dorato. Dopo nove mesi, ella ritornò ad Annecy, lasciando le sue care compagne a Lione con sette novizie. Fu allora che Monsignor il cardinale di Marquemont consigliò a san Francesco di Sales di erigere la sua Congregazione in un Ordine religioso, con i tre voti solenni e la clausura.

Egli ricevette questo avviso come venuto dal cielo; ne fece la Costituzione, e la santa Madre, che aveva già in particolare fatto voto di povertà, lo fece solennemente con gli altri due voti: ciò che fecero anche tutte queste care figlie. Poco tempo dopo, ella cadde in un così grande rinnovamento dei suoi mali, che era costretta a stare in camera. Ciò le impedì di assistere in persona alla fondazione del convento di Moulins, che Monsignor il cardinale di Lione e il maresciallo di Saint-Géran procurarono alla sua Congregazione; ma ella guarì poco dopo, per un colpo straordinario della divina bontà.

Perse poi il signor e la signora di Thorens, suo genero e sua figlia, che morirono molto cristianamente. Ne risentì un vivo dolore come madre, ma si sottomise interamente agli ordini di Dio, come sua fedele sposa. Non appena questa prova fu finita, Dio le ne inviò un'altra, ovvero una febbre così violenta che si disperava già della sua vita.

Ebbe parte in questo stato al timore della morte che Nostro Signore ebbe nel giardino degli Ulivi; ma lo superò con una rassegnazione ammirevole. San Francesco di Sales, che sapeva quanto ella fosse ancora necessaria alla sua Congregazione, fece un voto per lei a san Carlo Borromeo, e le applicò delle sue reliquie; e per questo mezzo ella recuperò in un momento la salute.

Non era per riposarsi, ma per lavorare e per estendere la sua Congregazione nei luoghi che la divina Provvidenza le avrebbe indicato: la estese, in effetti, dapprima a Grenoble, poi a Bourges, in seguito a Parigi e a Digione. Soffrì ovunque grandi pene e durissime traversie, e a Parigi stessa si vide ridotta con le sue figlie a una così grande povertà, che, non avendo né alloggio comodo, né mobili, né provviste, vi soffrirono molto la fame e il freddo, e furono costrette a dormire su delle fascine, in un granaio dove si trovavano a volte al mattino coperte di neve. Ma la sua pazienza e la sua perfetta fiducia in Dio la misero al di sopra di tutti questi mali. Si facevano durante questo tempo altrove altre fondazioni del suo Istituto, come a Orléans, a Nevers, a Valence e a Belley; era una vigna mistica che estendeva da ogni parte i suoi rami con una benedizione sorprendente. Dopo che ebbe fatto quella di Digione, di cui lasciò il signor Favre come superiore, si recò a Lione, nel 1622, dove trovò felicemente san Francesco di Sales. Gli disse con una certa premura: «Padre mio, il mio cuore ha grande bisogno di essere visto dal vostro». Il Santo represse nell'ora stessa quell'ardore: «Cosa», le disse, «siete ancora a questo punto? Avete ancora dei desideri?». Ella abbassò gli occhi, non rispose nulla, e soffrì che invece di parlarle di ciò che desiderava, egli le parlasse solo degli affari della sua Congregazione.

Si recò poi a Belley, e fu in questa città che apprese la morte di quell'uomo celeste, che le era più che un padre e una madre. La sua costanza e la sua rassegnazione in questo terribile colpo furono ammirevoli: pianse qualche tempo, ma senza turbamento, e tutta la sua occupazione fu di adorare i decreti della divina Provvidenza, che dispone di noi quando gli piace e nel modo che gli conviene. Già da Grenoble, aveva udito una voce che le diceva: «Non è più»; ma l'aveva interpretata della morte e dell'annientamento mistico del santo prelato. Ricevette il suo corpo ad Annecy con tutta la pompa e il rispetto che meritava una così preziosa reliquia, e prese una cura particolare di raccogliere i suoi libri, i suoi sermoni e le sue lettere, per comunicarli al pubblico, e, per questo mezzo, imbalsamarne tutta la Chiesa. Le religiose di Annecy si riunirono al Capitolo prima del suo arrivo, e la elessero come loro superiora perpetua; ma ella rinunciò a questa nomina, e non volle soffrire nella sua Congregazione altra elezione che per tre anni, né altra continuazione in una stessa casa che per un secondo triennio. Convocò poi, nello stesso luogo, le principali Madri dell'Istituto, e raccolse con esse tutto ciò che il loro santo fondatore aveva detto o scritto per la formazione del loro Ordine: ne compose un Consuetudinario, che accompagnò poi con chiarimenti per una perfetta intelligenza, tanto dello stesso Consuetudinario che delle Regole e delle Costituzioni.

Sarebbe troppo lungo seguire la Santa in tutti i viaggi che intraprese per fondare nuovi monasteri, descrivere le azioni eroiche che vi compì, le assistenze soprannaturali che vi ricevette, e la pazienza con cui sopportò tutte le opposizioni che vi si incontrarono. Andò per questo a Chambéry, a Tournon, a Remilly, a Besançon e a Pont-à-Mousson. Passò anche a Torino, capitale del Piemonte, e fece ancora tre volte il viaggio di Parigi. La si onorava ovunque come una Santa. Le persone della più alta qualità si affrettavano ad alloggiarla presso di loro, e ne ricevevano tanto più consolazione, quanto si vedeva in lei un'immagine vivente di tutte le virtù di san Francesco di Sales.

Miracolo 08 / 09

Ultimi sacrifici e miracoli

Perde i suoi figli e i suoi cari uno dopo l'altro, operando al contempo guarigioni miracolose e preparando la canonizzazione del suo mentore.

L'arcivescovo di Bourges, l'ex vescovo di Belley e altri commissari, nominati dalla corte di Roma per istruire il processo di canonizzazione di san Francesco di Sales, erano riuniti il giorno dell'Assunzione dell'anno 1627, nel parlatorio della Visitazione. La nostra Santa vi si era recata: «Madre mia», le disse il vescovo di Ginevra, «abbiamo notizie della guerra; c'è stato un duro scontro nell'isola di Ré! Prima di andarvi, il barone di Chantal si è confessato, ha ascoltato la santa messa, ha fatto la comunione...» — «Ed è morto, Monsignore?» aggiunse lei.

Il prelato scoppia in lacrime e non può rispondere. La Santa cade in ginocchio, le sue lacrime scorrono abbondanti, prende il suo crocifisso, lo bacia con amore e, dopo aver dato sfogo al suo dolore: «Mio Redentore, accetto i vostri colpi con tutta la sottomissione dell'anima mia, e vi prego di ricevere questo figlio tra le braccia della vostra infinita misericordia. Vi rendo grazie per avermelo preso mentre combatteva per la religione dei suoi padri, e per avergli fatto l'onore di suggellare col suo sangue la fedeltà che i suoi antenati hanno sempre conservato verso la Chiesa». Perse anche, quasi colpo su colpo, la baronessa di Chantal, sua nuora, il signor di Toulongeon, suo altro genero, il signor di Bourges, suo fratello, e molte delle prime Madri della sua Congregazione. «Ecco molti morti», disse ancora con le lacrime nella voce, «o piuttosto molti pellegrini che si affrettano ad andare alla dimora eterna: riceveteli, mio Dio, tra le braccia della vostra misericordia!». A ciascuna di queste dolorose perdite, soprattutto a quella dei suoi figli, la Santa, dopo aver fatto un atto di rassegnazione alla volontà di Dio, diventava silenziosa, abbattuta per diversi giorni, «avendo un cuore molto sensibile alle perdite di coloro che amava».

Dio elevò il suo merito attraverso azioni miracolose. Il signor di Granieux, essendo oppresso da un mal di testa continuo, venne a trovarla: lei pose la sua mano sul male ed egli guarì all'istante. Essendo scoppiato un incendio presso Mademoiselle de Saint-Julien, lei implorò il soccorso del cielo e, nello stesso istante, si spense. Trovandosi a Orléans, liberò una suora da un dolore al fianco che era stato ritenuto incurabile. A Parigi, guarì un'altra suora da una paralisi che rendeva il suo volto tutto deforme, e anche una dama molto sofferente si trovò guarita, dopo aver messo la sua mano nella di lei. Passando da casa di sua figlia di Toulongeon, trovò il nipotino in pericolo di morte; pregò per lui ed egli tornò in salute. Lavorava molto per far svolgere le informazioni per la canonizzazione di san Francesco. I commissari vennero a tale scopo ad Annecy e fecero aprire la tomba di quel beato prelato, il 4 agosto 1632. Il corpo fu trovato perfettamente conservato, sebbene fosse sepolto da dieci anni. I commissari avevano espressamente vietato di toccare il santo corpo. La Madre di Chantal ottenne tuttavia il permesso di velare con un taffetà bianco il volto del santo vescovo e testimoniò umilmente il desiderio di baciargli le mani: le fu concesso. Chinando allora il capo, pregò uno dei commissari di posarvi sopra quella mano venerata. Si acconsentì a questo nuovo desiderio: all'istante, alla vista di tutti, la mano si allungò da sola, si appoggiò sulla testa di santa Chantal e la premette fortemente, come per testimoniarle una tenerezza paterna. Si conserva ancora nel monastero di Annecy, come una reliquia, il velo di cui era coperto il capo della Santa. Un giorno, mentre pregava, udì una voce che le disse: «Guarda Dio e lascialo fare», e, un'altra volta, ricevette avviso dal cielo di leggere un passo delle opere di sant'Agostino.

Si era trovata in rapporto, a Parigi, in occasione delle fondazioni ch e vi era andata a far saint Vincent de Paul Superiore generale delle comunità della Visitazione a Parigi. e, con san Vincenzo de' Paoli. Lo scelse come superiore generale per le sue comunità nascenti e ottenne che inviasse ad Annecy alcuni sacerdoti della Missione.

Culto 09 / 09

Morte e riconoscimento

Muore a Moulins nel 1641. Il suo corpo viene riportato ad Annecy e viene canonizzata nel 1767 da Clemente XIII.

Infine il tempo si avvicinava in cui la Santa avrebbe ricevuto la ricompensa di tante fatiche e delle virtù più pure e perfette. Era prossima a raggiungere il suo settantesimo anno; le forze del suo corpo diminuivano, senza che tuttavia il suo spirito avesse perso nulla del suo vigore e della sua attività. Fu costretta ad andare a visitare la comunità di Moulins, dove si era rifugiata la principessa des Ursins, vedova del duca Enrico di Montmorency, che aveva appena pagato con la testa il crimine di aver sguainato la spada del primo barone cristiano contro la bandiera del suo sovrano. Di lì, fu chiamata a Parigi dalla regina Anna d'Austria che la onorò della sua fiducia.

Il 2 dicembre 1641 riprese la str Moulins Luogo di morte della santa. ada per Moulins, dove fu accolta con più gioia che mai. L'8, fu colpita da una violenta infiammazione al petto: comprese che era il segnale della sua liberazione. Seguendo l'esempio di san Francesco di Sales, desiderò avere un Padre della Compagnia di Gesù per assisterla nei suoi ultimi momenti. Fece al Padre de Lingende la sua confessione generale con un'intera libertà di spirito. L'11, dopo aver ricevuto il santo Viatico, fece scrivere sotto sua dettatura, a tutte le superiore dell'Ordine, una lettera, sorta di testamento spirituale, in cui raccomanda alle sue care figlie l'umiltà, la semplicità, il distacco, lo spirito di unione e l'osservanza delle Regole. Firmò questa lettera dichiarando che non aveva più nulla da dire. Il 13, verso le otto del mattino, ricevette l'Estrema Unzione con gioia. Verso sera, si affievolì sensibilmente; si recitarono le preghiere dei moribondi alle quali rispose con tanta calma quanta fervore. Alle sette, il Padre de Lingende, vedendo arrivare il momento, le disse: «Orsù, mia cara madre, ecco lo Sposo che viene: volete andare incontro a lui?» — «Sì, oh! sì, padre mio... Ci vado... Gesù! Gesù! Gesù!» La bella anima di santa Chantal volò via pronunciando per la terza volta questo dolce nome di Gesù.

Aveva settant'anni, di cui ne aveva passati trentadue nella sua Congregazione. Il suo volto non mutò affatto, e rimase bello dopo la sua morte come durante la sua vita. Non ci soffermeremo qui

oltre a farne l'elogio. Tante azioni eroiche, tante imprese gloriose per l'avanzamento dell'onore di Dio, tante fondazioni fatte da lei stessa, o per sua cura, e ciò che è ancora ben notevole, questa sorprendente propagazione del suo Ordine dopo il suo decesso, e soprattutto questa eminente pietà e questo zelo dell'osservanza regolare che vi si mantengono da ogni parte senza alcuna alterazione né rilassamento, lo completano molto meglio di quanto potremmo fare noi.

Numerosi miracoli seguirono la morte di santa Giovanna Francesca di Chantal. Abbiamo riportato alcuni di quelli che ha operato durante la sua vita. Cinque miracoli essendo stati riconosciuti, attestati, provati giuridicamente, fu beatificata da Benedetto XIV, il 13 novembre 1751, e canonizzata il 17 agosto 1767, da Clemente XIII, che fissò la sua festa al 21 agosto.

## CULTO E RELIQUIE.

Il corpo della Santa Clément XIII Papa che concesse indulgenze per il culto di san Gregorio. rimane esposto alla venerazione dei fedeli, nella chiesa della Visitazione di Annecy, fino al 1793. A quell'epoca, i signori Burquier, Amblet, Rochette e Ruleydieu, rimossero la sua bara e quella di san Francesco di Sales, per sottrarle a mani sacrileghe. Al ristabilimento del culto, nel 1804, Monsignor de Mérinville, vescovo di Ginevra e di Chambéry, ne fece il riconoscimento. Nel 1806, queste preziose spoglie furono riconosciute di nuovo da Monsignor de Sales, che fece collocare solennemente l'urna di san Francesco di Sales nella cattedrale di Annecy, e quella di santa Chantal, nella chiesa di San Maurizio della stessa città.

Nel 1826, sotto Monsignor Thiollez, che aveva ristabilito (1824), ad Annecy, un monastero della Visitazione, le sante reliquie degli illustri fondatori furono trasportate con la massima pompa nella chiesa di questo convento, alla presenza delle LL. MM. il re e la regina di Sardegna, di diversi prelati, della famiglia de Sales e di un immenso concorso di ecclesiastici e di popolo.

La devozione a santa Giovanna Francesca è sempre viva, soprattutto in Savoia, dove si trasmette di generazione in generazione. Numerose grazie ottenute per i suoi meriti testimoniano ogni giorno quanto sia grande e potente davanti a Dio colei che ha saputo lasciare tutto, sacrificare tutto, per obbedire alla sua voce.

Il monastero della Visitazione, a Nevers, possiede il cuore e i due occhi di santa Chantal.

Ci siamo serviti, per completare questa biografia, della Storia di santa Chantal, dell'abate Bougand.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Matrimonio con Christophe de Rabutin nel 1592
  2. Vedovanza in seguito a un incidente di caccia nel 1601
  3. Incontro con san Francesco di Sales a Digione nel 1604
  4. Voto di castità e incisione del nome di Gesù sul petto
  5. Fondazione dell'Ordine della Visitazione ad Annecy il 6 giugno 1610
  6. Decesso a Moulins nel 1641

Miracoli

  1. Moltiplicazione del grano e della farina durante una carestia a Bourbilly
  2. Guarigione istantanea del signor de Granieux tramite imposizione delle mani
  3. La mano di san Francesco di Sales si allunga per benedire il suo capo durante l'apertura della tomba nel 1632
  4. Moltiplicazioni miracolose di cibo per la comunità di Annecy

Citazioni

  • Mio Dio, che la vostra volontà, sempre adorabile, si compia in me in tutta la sua estensione! Grido di dolore alla morte del marito
  • Io sono madre! Risposta data al momento della sua partenza per Annecy, passando sopra il corpo di suo figlio

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo