Pastore di Cipro divenuto vescovo di Tremitonte nel IV secolo, Spiridione univa una semplicità evangelica a una straordinaria potenza miracolosa. Sopravvissuto alle persecuzioni di Massimino, si distinse al Concilio di Nicea per la sua fede umile che confuse i filosofi. È celebre per aver guarito l'imperatore Costanzo e per aver brevemente resuscitato la figlia Irene per ritrovare un deposito affidatogli.
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SAN SPIRIDIONE DI CIPRO, VESCOVO E CONFESSORE
Giovinezza e vita pastorale
Nato a Cipro in una famiglia povera, Spiridione conduce una vita da pastore solitaria e virtuosa, fuggendo dal mondo per conversare con Dio.
La divina Provvidenza si serve quando le piace delle cose più deboli per operare le sue più grandi meraviglie; ha persino scelto talvolta dei pastori per farli capi e guide del suo popolo. Mosè e Davide, i due più grandi principi che siano mai esistiti, pascolavano greggi quando essa li chiamò alla guida degli Israeliti. Si sono visti anche simili esempi nella legge della grazia, e ne vedremo uno ammirevole in san Spiridione. Egli nacque nell'isola di Cipr o e fu impiegat saint Spiridion Vescovo di Tremitonte e taumaturgo del IV secolo. o dai suoi genitori , che erano p île de Chypre Luogo di conservazione della croce del buon ladrone. overi, alla custodia delle greggi. Poiché sapeva che il mondo è il più pericoloso nemico dell'innocenza cristiana, e che al contrario la solitudine ne è la sicura custode, si compiacque meravigliosamente in questa professione, la quale, ritirandolo dalla compagnia degli uomini, gli dava maggiore libertà di conversare con Dio. La saggia semplicità dell'infanzia di Nostro Signore appariva in lui in modo straordinario. La sua dolcezza era incomparabile, la sua carità sempre pronta a rendere servizio a coloro che avevano bisogno di lui, il suo fervore continuo, la sua affabilità affascinante, la sua temperanza gradevole, la sua umiltà profonda; in una parola, possedeva le virtù a un grado così eminente che il suo storico ci assicura che poche persone erano capaci di imitarlo.
Matrimonio e carità esemplare
Sposato e padre di due figli, trasforma la sua casa in un rifugio per i poveri e manifesta una dolcezza miracolosa, anche verso i ladri.
Quando fu in età da marito, prese moglie dalla quale ebbe due figli, ovvero: una figlia, chiamata Irene, e un fi glio Irène Figlia di San Spiridione. di cui non si conosce il nome. La sua casa era aperta ai poveri e ai pellegrini; li riceveva cordialmente, dava loro da mangiare, li serviva a tavola, lavava loro i piedi e rendeva loro i servizi più umilianti con più affetto di quanto i servi non facciano con coloro da cui attendono una ricompensa. Si riporta di lui questo ammirevole esempio di dolcezza: dei ladri, essendo venuti di notte al suo ovile per rubare qualche animale, vi si trovarono miracolosamente legati e come inchiodati, avendo le mani legate dietro la schiena e i piedi talmente immobili che non potevano cambiare posto. Spiridione, trovandoli al mattino in quello stato, comprese bene quale ne fosse la causa. Li riprese per la loro cattiva volontà e li minacciò dei giudizi di Dio se avessero continuato i loro brigantaggi; ma li mise in libertà e diede loro persino una pecora, dicendo sorridendo che era per la fatica che avevano avuto di vegliare tutta la notte attorno al suo ovile.
Il vescovo taumaturgo e confessore
Eletto vescovo di Tremitonte, compì numerosi miracoli sulla natura prima di subire il martirio sotto Massimino, perdendo un occhio per la sua fede.
Tremitonte, Trémithonte Sede episcopale di San Spiridione. oggi Nicosia, o Leucosia, una delle principali città dell'isola di Cipro, avendo perso il suo vescovo, volse lo sguardo verso il nostro Santo, il cui merito era conosciuto ovunque, per elevarlo a questa sede episcopale. Si sottrasse solo con grande fatica alla sua cara solitudine, dove gustava le dolcezze di una vita privata, per esporsi ai pericoli della prelatura; ma non poté resistere agli ordini della divina Provvidenza, e fu costretto a sottomettersi all'elezione del popolo, perché Dio lo voleva e glielo comandava. Sebbene non portasse in questo incarico uno spirito coltivato dalle scienze profane, non mancò di adempierne perfettamente tutte le funzioni; poiché Dio, che non manca mai di dare a coloro che eleva alle dignità i talenti necessari per assolverle bene, lo riempì della scienza dei Santi. Nessuno poteva resistere allo spirito che parlava in lui, perché non ordinava nulla di cui non desse esempi viventi nelle sue azioni. La sua vita era una predicazione efficace, che portava i più dissoluti all'amore della mortificazione; e il potere che sembrava avere sulla natura per la grazia dei miracoli, gliene diede uno meraviglioso sul cuore degli uomini. Tutti gli afflitti avevano in lui un rifugio pronto e sicuro. Avendo appreso che un uomo molto virtuoso e suo amico era stato ingiustamente condannato a morte, partì subito per salvargli la vita; ma, avendo trovato sul suo cammino un fiume che doveva attraversare e che era straripato, gli comandò di dividersi e di lasciargli il passaggio libero. Alla sua parola, le onde si separarono, e questa meraviglia fece tanto rumore in città prima che vi arrivasse, che il giudice, essendone spaventato, mise in libertà colui che aveva deciso di condannare ingiustamente. Coloro che lo accompagnavano passarono con lui in mezzo ai flutti, i quali, per obbedire all'uomo di Dio, rimasero sospesi come forti mura ai loro lati. Un'altra volta aprì le sorgenti del cielo per farne cadere un'abbondante pioggia, di cui la terra aveva bisogno dopo una lunga siccità; così possiamo dire che fu il Giosuè e l'Elia del suo tempo, poiché in effetti comandò con un impero sorprendente alle acque che sono sopra i cieli e a quelle che sono sulla terra. Ma, se fu un Elia, trovò il suo Acab nella persona di Massimino, il quale, dopo avergli fatto cavare l'occhio destro e tagliare il tendine sinistro, lo condannò a lavorar Maximin Imperatore persecutore. e nelle miniere con molti altri servitori di Gesù Cristo, sui quali aveva esercitato la stessa crudeltà.
Il trionfo della fede a Nicea
Al Concilio di Nicea, la sua semplicità disarma un filosofo sofista e converte degli eretici ariani, attirandosi il rispetto dell'imperatore Costantino.
Cessata la persecuzione e godendo la Chiesa di una pace completa sotto il regno di Cos tantino il Grande, Constantin le Grand Imperatore romano la cui conversione pose fine alle persecuzioni cristiane. il papa sa n Silvestro con saint Sylvestre 33º papa della Chiesa cattolica, noto per aver battezzato Costantino. vocò il Conci lio generale di Nicea co Concile général de Nicée Concilio ecumenico del 325 al quale partecipò Leonzio. ntro gli errori di Ari o. Il Arius Eretico la cui dottrina negava la divinità di Cristo. nostro Santo vi si recò e fu tra i trecentodiciotto vescovi che lo composero, ai quali il pio imperatore fornì la somma necessaria per affrontare il viaggio. Molte persone di qualità, non solo fedeli, ma anche idolatri e persino alcuni filosofi, vi si recarono per curiosità per vedere un'assemblea così celebre. I filosofi discussero della loro religione e ve ne fu uno, tra gli altri, che attaccò i nostri santi misteri con tanta sottigliezza ed eloquenza da mettere in imbarazzo tutti i vescovi con i suoi sofismi. Spiridione, vedendo che la verità faticava a difendersi dalla menzogna contro un avversario così astuto, si offrì di discutere con lui. Dapprima si temette che la buona causa corresse il rischio di perdersi, essendo difesa da un avvocato così poco abile. Ma la conoscenza che si aveva della sua eminente pietà prevalse su questa diffidenza. I Padri credettero che questo nuovo Davide, con la spada che Dio metteva nella sua bocca, vale a dire con la sua parola, avrebbe potuto facilmente vincere questo fiero Golia, che confidava solo nella forza dei suoi sofismi e nella sua eloquenza capziosa. Sapevano che era un uomo apostolico e non dubitavano che potesse confondere, come avevano fatto gli Apostoli, la scienza umana con la follia della croce. Gli fu dunque permesso di entrare in discussione con quel filosofo. Si rivolse a lui e gli comandò, nel nome di Gesù Cristo, di ascoltarlo. Il tono della sua voce ebbe qualcosa di soprannaturale e dai suoi occhi uscì una luce celeste che stupì quell'orgoglioso sofista e lo riempì di tanto rispetto per quel venerabile vecchio quanto disprezzo aveva avuto per gli altri vescovi. Gli recitò semplicemente la confessione di fede della Chiesa, così come l'avrebbe insegnata a un bambino piccolo; e, dopo averla terminata, aggiunse: «Non vi sembra, o filosofo, che tutto ciò che vi ho appena detto sia vero?». Il sofista rimase per qualche tempo interdetto e senza poter rispondere; ma, subito dopo, per una meraviglia della grazia che aveva operato nella sua anima, man mano che Spiridione gli parlava, esclamò che in futuro non avrebbe avuto altra fede che quella; e, rivolgendosi ai suoi discepoli e a tutti i suoi uditori che lo avevano ammirato in precedenza, disse loro: «Quando si è usata contro di me la forza del ragionamento, mi sono difeso con le regole della mia arte; ma, da quando al posto delle ragioni umane si è opposta alle mie sottigliezze una virtù tutta celeste, e ci si è serviti della semplicità della parola di Dio per svelarmi i misteri ineffabili della vera religione, non ho vergogna di confessare di essere vinto, e consiglio a tutti coloro che mi hanno ascoltato di non resistere alla verità, ma di credere in Gesù Cristo e di seguire la dottrina di questo vecchio che ha parlato come gli altri uomini, e che, tuttavia, non ha proferito che parole divine». Gregorio di Cizico, uomo molto dotto e molto eloquente, ma infettato dall'ere sia di Ario, fu tal Grégoire de Cizique Eretico convertito da Spiridione. mente spaventato da questa meraviglia che rinunciò al suo errore e riprese la fede ortodossa che aveva abbandonato. Così, i pagani persero la vittoria, quando credevano di essere sul punto di trionfare. E la vanità del loro avvocato, così gloriosamente confusa, confuse anche la loro insolenza e fece tacere la loro empietà. Tutti i prelati del Concilio venerarono Spiridione come un uomo celeste. Costantino, che era presente, gli rese grandi onori, baciò mille volte la ferita dell'occhio che aveva perso nella persecuzione e si raccomandò istantemente alle sue preghiere. Ma, tra questi applausi, egli rimase sempre umile ai propri occhi e non attribuì che a Dio tutto il vantaggio e tutta la gloria del suo trionfo.
Il dialogo con la figlia defunta
Di ritorno a Cipro, interroga la figlia Irene nella sua tomba per ritrovare un deposito affidatole, dimostrando il suo potere sulla morte.
Durante il suo viaggio a Nicea, sua figlia morì senza aver restituito un ricco gioiello che una donna le aveva dato in deposito. Qualche tempo dopo il suo ritorno a Cipro, questa donna venne a chiederglielo. Il Santo lo cercò per tutta la casa; ma, non potendolo trovare, andò, seguito da diverse persone, alla tomba di sua figlia; e, parlandole come se fosse stata piena di vita, le disse: «Ir ene, Irène Figlia di San Spiridione. dove avete messo il deposito che vi era stato affidato?». Come se la defunta non fosse stata che addormentata, ella gli rispose distintamente: «Padre mio, l'ho messo in tale luogo della casa, e voi lo troverete lì». Vi si andò, e lo si trovò effettivamente. Questo miracolo fu subito seguito da un altro: poiché, come se Spiridione fosse stato il padrone della vita e della morte, disse allora a sua figlia: «Dormi dunque, Irene, fino alla risurrezione universale», e subito ella si riposò di nuovo nel Signore.
Incontro con l'imperatore Costanzo
Chiamato ad Antiochia, guarisce miracolosamente l'imperatore Costanzo e gli impartisce lezioni di distacco e giustizia sociale.
Mentre governava in pace la sua chiesa, fu costretto a lasciarla per recarsi dall'imperatore Costan zo, succe Constance Imperatore romano che esiliò Eusebio per la sua opposizione all'arianesimo. duto a suo padre Costantino. Questo principe, caduto in una malattia che i medici giudicarono incurabile secondo la loro arte, ricorse a Dio attraverso la preghiera; e, dopo averlo invocato con grande fervore, ebbe una visione durante la notte, in cui un angelo gli mostrava diversi vescovi e, tra gli altri, gliene indicava due da cui poteva sperare la guarigione; ma non essendogli stati detti né i nomi di questi prelati né le loro diocesi, tutto ciò che poté fare fu chiamare a corte i vescovi più rinomati per santità. Spiridione, come uno dei più celebri, fu convocato insieme agli altri. Non fu sorpreso da quest'ordine, perché Dio gli aveva rivelato la visione dell'imperatore. Si recò dunque ad Antiochia di Celesiria, dove si trovava Cost Antioche de Célésyrie Antica città dove risiedeva santa Publia con la sua comunità. anzo; ma si presentò alla porta del palazzo con un aspetto così povero che le guardie gli rifiutarono l'ingresso. Una di esse andò persino oltre e gli sferrò un forte schiaffo sulla guancia. Questa ingiuria non turbò affatto Spiridione; egli si ricordò allora del consiglio del Vangelo e subito porse la guancia sinistra a colui che lo aveva colpito sulla destra. Questa pratica così poco comune colmò di ammirazione quel disgraziato; egli credette che quel povero abbigliamento nascondesse senza dubbio un uomo celeste, poiché non aveva mostrato alcun risentimento umano per il più grande affronto che si possa fare a un uomo. Si informò dunque su chi fosse e, avendo appreso che era un vescovo, si gettò ai suoi piedi e gli chiese perdono. La facilità con cui lo ottenne fu, in un certo senso, una severa punizione per la sua colpa; poiché provò tanta vergogna per aver offeso un uomo così degno di rispetto, che un castigo rigoroso gli sarebbe stato più sopportabile. Non appena l'imperatore scorse Spiridione, riconobbe che era colui che l'angelo gli aveva mostrato nel medesimo aspetto in cui lo vedeva. Si alzò dalla sua sedia e, nonostante lo splendore della sua porpora, gli andò incontro con profonda umiltà, mostrando così quale sia la differenza tra un re che detiene questa dignità solo per un tempo e un Santo, che è per sempre il favorito del Re dei re. Pianse ai suoi piedi, lo scongiurò di avere pietà di lui e chinò il capo affinché il vescovo lo toccasse con la sua mano; Spiridione lo fece e nello stesso istante l'imperatore recuperò una perfetta salute. Questo miracolo gli attirò gli applausi di tutta la corte. Non si parlava che di Spiridione; era una gara a chi lodasse la sua virtù e a chi godesse della sua conversazione.
Non si accontentò di aver restituito a quel principe la salute del corpo, non risparmiò nulla per procurargli anche quella dell'anima. Sapeva che favoriva gli Eusebiani, difensori degli errori di Ario. Gli fece notare che, per riconoscere la grazia che Dio gli aveva concesso per sua intercessione, doveva mostrare grande zelo per la purezza della fede e non permettere mai che si facesse la minima cosa contro l'onore della Chiesa. Lo esortò anche alla clemenza, alla misericordia, alla dolcezza e alla carità verso i suoi sudditi, dei quali doveva considerarsi padre e tutore. Costanzo gli offrì forti somme d'oro; ma il Santo gli fece a tal proposito questa saggia rimostranza: «Non è così, signore, che Vostra Maestà deve ricompensarmi; mi permetterà di dirle che vuole pagarmi male lo zelo che ho dimostrato per servirla. Ho lasciato la mia casa e ho attraversato il mare, sul quale ho sopportato il rigore dell'inverno e la violenza dei venti; e, per ricompensarmi delle pene che ho preso volentieri per voi, volete che io riceva dell'oro, che è la fonte di tutti i mali e un metallo capace di corrompere i più giusti. Mi condannerei da solo se avessi commesso questa colpa». Tuttavia il principe insistette così tanto che Spiridione, vedendo bene che lo avrebbe scontentato enormemente se avesse persistito nel rifiutare il suo dono, lo accettò, ma non uscì dal palazzo senza aver distribuito quella grande somma, facendo vedere con questa condotta che un vescovo, per conservare la sua libertà, non deve ricevere doni né possedere ricchezze. Quando l'imperatore seppe ciò, esclamò: «Non mi stupisco che quest'uomo, che disprezza così i beni della terra, compia miracoli così grandi». Del resto, le parole del Santo fecero tanta impressione sul suo spirito che egli fece grandi elemosine ai poveri e si rese protettore delle vedove e degli orfani. Tuttavia, non perseverò in questi buoni sentimenti; poiché, essendosi infine lasciato corrompere dagli Ariani, divenne il persecutore della Chiesa e di tutti i vescovi ortodossi.
Zelo per la purezza del testo sacro
Rimprovera severamente il vescovo Trifillio per aver modificato una parola del Vangelo per amore dell'eloquenza, affermando il rispetto dovuto alla parola divina.
Sozomeno, nel libro I, cap. XI, della sua Storia ecclesiastica, riporta ancora un altro esempio dello zelo ammirevole del nostro Santo e della sua fedeltà inviolabile nel conservare il testo della Scrittura nella sua purezza. Trifillio, v Triphylle, évêque de Lèdre Vescovo di Ledra e discepolo di Spiridione. escovo di Ledra, nell'isola di Cipro, che san Girolamo, nel suo De viris illustribus, confessa essere stato l'uomo più eloquente del suo secolo, arringando in un'assemblea di prelati e spiegando quel passo del capitolo II di san Marco, dove Nostro Signore dice al paralitico: «Prendi il tuo letto e cammina», al posto di «sôre», come c'era nel testo greco, e che si tradurrebbe alla lettera, nella nostra lingua, letto di riposo, disse «saïm», che significa letto basso, il che è quasi la stessa cosa. San Spiridione non poté tollerare questo cambiamento, sebbene leggero in apparenza; e, dopo avergli rimproverato che non era più illuminato dell'Evangelista per cambiare così la parola di Dio, uscì dall'assemblea; insegnando con ciò il rispetto che si deve avere per il Testo sacro, e che bisogna citarlo con modestia e non secondo le delicatezze dell'eloquenza umana. Trifillio aveva insegnato a lungo il diritto civile nella città di Berito; ma, avendo appreso i miracoli e la vita innocente di questo grande Santo, che non era che un pastore e un uomo senza lettere, non aveva affatto arrossito di farsi suo discepolo, qualità che preferiva persino a quella di dottore in legge. Baronio non ha omesso di riportare questo fatto nei suoi Annali sull'anno 325.
Ultime opere e trapasso
Dopo aver distrutto degli idoli ad Alessandria e compiuto ultimi miracoli, muore a metà del IV secolo predicando la carità.
Oltre ai miracoli che abbiamo riportato di questo santo uomo, se ne trova ancora un così gran numero nella storia della sua vita, che ci è impossibile raccontarli qui. Risuscitava i morti, scopriva i segreti delle coscienze, prevedeva le cose future e conosceva quelle assenti. Un giorno, essendo entrato nella chiesa di un borgo chiamato Eritra, poco lontano da Costanza, a Cipro, per farvi la sua preghiera, ordinò al suo diacono di fare una lettura pubblica. Questi leggeva lentamente e con enfasi, perché, credendo di avere una bella voce, prendeva vanità dal farsi ascoltare. Il Santo, penetrando il fondo del suo cuore, gli disse di tacere, e subito divenne muto. Gli abitanti lo pregarono con istanza di guarirlo; egli lo fece, ma in modo tale che in seguito quel diacono non ebbe più che una voce debole, rauca e balbettante, e non si lasciò mai andare alla temerità di gloriarsi di un talento che non aveva ricevuto che dalla sola benevolenza di Dio.
Il patriarca di Alessandria aveva assemblato un sino do dei ves Alexandrie Luogo di rifugio e di studio durante la persecuzione. covi della sua giurisdizione, dove si decise di fare preghiere continue per la distruzione degli idoli che erano ancora in gran numero nella città. I prelati si misero in orazione e ottennero da Dio ciò che chiedevano, eccetto il rovesciamento di una statua che la Provvidenza riservava a san Spiridione. In effetti, il patriarca, pregando una notte in chiesa, ebbe una visione in cui gli fu fatto conoscere che quell'idolo non sarebbe stato rovesciato che dal vescovo di Tremitonte. Gliene scrisse e lo pregò di recarsi ad Alessandria per operare questa meraviglia. Il Santo, che non perdeva alcuna occasione di lavorare alla gloria della Chiesa, s'imbarcò subito per andarvi; e, non appena fu arrivato, si mise in preghiera, e nell'ora stessa la statua e parecchi templi caddero a terra e furono ridotti in polvere.
Quando si vide vicino a morire, assemblò il più possibile i suoi diocesani e predisse loro parecchie cose che dovevano accadere dopo la sua morte; poi diede loro belle istruzioni sui doveri dei veri cristiani e le virtù che devono praticare. Infine, dopo aver raccomandato loro singolarmente la carità, rese l'anima facendo l'elogio di questa regina delle virtù che aveva così ben praticato durante tutta la sua vita. Fu il 14 dicembre, verso la metà del IV secolo. La sua memoria è segnata in tutti i martirologi latini, e i Greci ne parlano con molto onore.
Lo si rappresenta: 1° seduto, benedicente; 2° in piedi, tenendo un libro chiuso. — Si può anche rappresentarlo: 1° mentre fa cadere la pioggia sulla terra disseccata; 2° mentre interroga una donna morta per sapere in quale luogo avesse nascosto un ricco deposito che le era stato affidato e che si cercava invano.
Questo racconto è di Padre Giry. — Cfr. Metafraste, Surio, Dem Celliler.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Custode di greggi durante l'infanzia
- Matrimonio e nascita di due figli
- Elezione alla sede episcopale di Tremetousia
- Persecuzione sotto Massimino: occhio destro cavato e garretto sinistro tagliato
- Condanna ai lavori forzati nelle miniere
- Partecipazione al Concilio di Nicea (325)
- Guarigione miracolosa dell'imperatore Costanzo ad Antiochia
- Distruzione di un idolo ad Alessandria
Miracoli
- Ladri miracolosamente immobilizzati nel suo ovile
- Divisione delle acque di un fiume in piena
- Ottenimento di una pioggia abbondante dopo una siccità
- Resurrezione temporanea della figlia Irene per localizzare un gioiello
- Guarigione istantanea dell'imperatore Costanzo tramite l'imposizione delle mani
- Punizione di un diacono vanitoso divenuto muto e poi balbuziente
- Abbattimento di un idolo e di templi ad Alessandria tramite la preghiera
Citazioni
-
Dormi dunque, Irene, fino alla risurrezione universale
Testo fonte (parole rivolte alla figlia) -
L'oro è la fonte di tutti i mali e un metallo capace di corrompere anche i più giusti
Testo fonte (rimostranza all'imperatore Costanzo)