14 dicembre 6° secolo

San Fortunato di Douplable

VESCOVO DI POITIERS

Vescovo di Poitiers

Festa
14 dicembre
Morte
600 (naturelle)
Categorie
vescovo , poeta , confessore
Epoca
6° secolo

Nato in Italia nel 530, Venanzio Fortunato fu un poeta latino e vescovo di Poitiers. Dopo aver riacquistato la vista miracolosamente grazie a San Martino, si stabilì in Gallia dove divenne amico e consigliere di Santa Radegonda. Autore di celebri inni liturgici come il Vexilla Regis, terminò la sua vita come pastore devoto della Chiesa di Poitiers.

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Sezioni di lettura: 6

SAN FORTUNATO DI DOUPLABLE,

VESCOVO DI POITIERS

Vita 01 / 06

Origini e formazione intellettuale

Nato nel 530 a Doupable, Fortunato riceve un'educazione latina classica ad Aquileia e poi a Ravenna, dove si distingue in retorica e poesia.

*Ingenio clarus, sensu celer, ore suavis, Cujus dulce melos pagina malin canit.*

Spirito penetrante, intelligenza pronta, poeta incantevole, Fortunato ci ha lasciato pagine numerose segnate dal segno del più meraviglioso talento.

Paolo, diacono di Aquileia, *Epitafio di S. Fortunato*.

* Venantius Honorius Clementianus Fortunatus Venantius Honorius Clementianus Fortunatus Poeta latino, sacerdote e poi vescovo di Poitiers nel VI secolo. * nacque nel 530, a Doupabl Doupable Luogo di nascita di Fortunato vicino a Treviso. e (*Duplavilis*, *Duplavenis*) in Italia, non lontano da Treviso. I suoi due cognomi erano *Honorius Clementianus*, che indicano chiaramente che i suoi parenti erano di origine latina o che abitavano in Italia da molto tempo. Vi aggiunse più tardi quelli di *Venantius*, in memoria di un santo abate di Turenna che si era proposto come modello, e di *Fortunatus*, a causa della sua fiducia nel martire di questo nome che aveva sofferto ad Aquileia. È quest'ultimo che gli è rimasto in seguito, e sotto il quale è meglio conosciuto. La sua nascita lo legò al cristianesimo. I suoi studi lo portarono presto ad Aquileia, dove forse studiò sotto la direzione di Paolino, allora legato alle scuole di questa città, e che più tardi ne divenne vescovo senza cessare di esserne amico. Paolino avrebbe voluto legarlo alla Chiesa; ma il giovane non vi era ancora chiamato, e, dopo aver ricevuto da lui gli elementi della fede cristiana e della scienza, andò a studiare a Ravenna la reto Ravenne Città natale del santo e luogo della sua ultima missione. rica e la poesia, che dovevano fargli occupare un posto così bello tra i suoi contemporanei.

Miracolo 02 / 06

Il miracolo di Ravenna

Colpito da una malattia agli occhi, Fortunato viene miracolosamente guarito a Ravenna utilizzando l'olio di una lampada che ardeva davanti all'altare di san Martino.

Mentre studiava in quella città, dove i suoi successi non furono così poco notevoli come la sua umiltà si compiacque di dire, l'assiduità del suo lavoro affaticò talmente la sua vista che temette presto di esserne privato interamente. Preoccupato per questa prospettiva, un giorno pregava nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo davanti a un altare e retto a san Martino d saint Martin de Tours Modello spirituale di Aquilino. i Tours, la cui fama e i cui miracoli erano celebri in tutto il mondo. Improvvisamente un moto di fede si impadronì del suo cuore. Una lampada ardeva vicino all'immagine del santo vescovo. Egli vi si avvicinò, si strofinò gli occhi con un po' d'olio che vi prese, e improvvisamente fu guarito. Lo stesso miracolo fu ripetuto nello stesso momento per Felice, un suo amico che, soffrendo dello stesso male, lo aveva accompagnato, e che divenne poco tempo dopo vescovo di Treviso.

Vita 03 / 06

Viaggio verso la Gallia e incontro reale

Fuggendo dall'invasione longobarda, intraprende un pellegrinaggio verso Tours e soggiorna alla corte di Sigeberto I in Austrasia prima di raggiungere il Poitou.

Questo favore, si comprende, non poteva che accrescere nel giovane il sentimento di devozione che aveva nutrito fino ad allora per san Martino, e di cui era così generosamente ricompensato. Da quel momento, risolse di compiere appena possibile un viaggio in Francia, e di ringraziare il glorioso taumaturgo nella sua celebre basilica di Tours. I torbidi d'Italia vennero presto ad affrettare l'esecuzione di questo disegno. I Longobardi minacciavano quella bella contrada, dove entrarono nel 568. La loro barbarie devastava tutto, e già si tremava nella previsione di un'invasione imminente, tanto più temibile in quanto il nome cristiano era loro più odioso. Fortunato non volle attendere tali sventure; si allontanò nel 566 e, dopo essersi fermato qualche tempo a Douplable per vedere la sua famiglia, continuò il suo lungo cammino ora a piedi, ora a cavallo, a seconda che il passaggio frequente di montagne, pianure o fiumi rendesse più comodo l'uno o l'altro mezzo.

Durante questo difficile tragitto, l'interessante viaggiatore faceva numerose soste presso personaggi di rilievo, dai quali il suo talento per la poesia, che già coltivava con successo, lo faceva notare e trattenere. Ci si compiaceva nel fargli raccontare ciò che aveva visto. Il fascino della sua narrazione, la vivacità del suo spirito incantavano i suoi ospiti. A questa ammirazione per il suo genio si aggiungeva una sincera stima per la purezza della sua condotta e la dolcezza dei suoi modi. Di modo che, grazie a queste relazioni letterarie, che legano così facilmente coloro che le amano, si fece ovunque amici tanto quanto ammiratori.

Sigeberto I, uno dei principi più illuminati, se non dei più virtuosi di quel tempo, regnava in Austrasia. Ricevette con benevolenza Fortunato, che ebbe la fortuna di conquistarlo e di farsene un amico: avrebbe voluto persino trattenerlo alla sua corte e gli fece offerte seducenti. Ma il saggio viaggiatore si accorse presto che il re era mal consigliato dai suoi cortigiani; temette un soggiorno per il quale la sua virtù non era fatta, e si scusò adducendo lo scopo principale del suo viaggio che doveva condurlo a Tours. Sigeberto volle almeno dargli una prova onorevole della sua amicizia e del suo rammarico, facendolo accompagnare da uno dei suoi ufficiali, che doveva provvedere per tutto il resto del viaggio ai suoi bisogni e alla sua sicurezza. Poiché questo principe era molto legato a santa Radegonda, e poiché credeva di vedere in Fortunato un uomo che avrebbe potuto servirla nei suoi affari, che non erano sempre privi di gravi difficoltà, volle che, dopo aver soddisfatto la sua pietà verso san Martino, si recasse a Poitiers e presentasse da parte sua all'umile e illustre regina una lettera di raccomandazione.

Vita 04 / 06

L'amicizia con santa Radegonda

Arrivato a Poitiers, stringe una profonda amicizia spirituale con santa Radegonda e l'abbadessa Agnese, decidendo di stabilirsi definitivamente nella città.

Fortunato arrivò a Tours e vi assolse i suoi doveri verso il suo santo protettore, probabilmente nel 568. San Eufronio ne era allora vescovo: tra lui e Fortunato iniziò fin da quel momento una stretta unione di sentimenti che non cessò più, e che li portò a considerarsi reciprocamente d'ora in poi come figlio e padre l'uno dell'altro.

Santa Radegonda non era che a trenta leghe da Tours dove, come Fortunato, era giunta nei giorni delle sue prove per testimoniare la sua fiducia a san Martino e lasciare in una fondazione monastica un monumento della sua regale pietà. Da più di dieci anni viveva nel suo monastero di Santa Croce, da dove il profumo delle sue virtù, la fama del suo sapere, la delicatezza del suo spirito attiravano verso di lei gli sguardi del mondo. A tanti titoli, il poeta e il cristiano doveva sentirsi desideroso anche di conoscerla. D'altronde l'Italia era in fiamme sotto i tizzoni dei suoi selvaggi conquistatori. Il viaggiatore era diventato un esule. Troppi svaghi gli erano lasciati lontano dalla sua patria. E d'altronde Dio dirigeva nei suoi disegni nascosti il cammino di questa esistenza che voleva fissare. Comunque sia, risoluto a ritardare il suo ritorno a Trevi so, venn Poitiers Città dove la santa si stabilì e visse come reclusa. e a Poitiers, visitò, ascoltò e ammirò santa Radegonda. Dal canto suo, la grande Santa scoprì in Fortunato l'alleanza così rara di una pietà illuminata che si accordava alla sua, e di un genio elevato che non le piaceva di meno. Una dolce e pia simpatia legò dunque presto queste due anime che il cielo destinava a non essere più separate che dalla morte. Quando Fortunato, dopo aver gustato per qualche tempo questa amabile i ntimità di c sainte Agnès Prima badessa del monastero di Santa Croce a Poitiers. ui l'abbadessa sant'Agnese ebbe anche una meritata parte, volle infine tornare a Tours che gli faceva amare san Eufronio, le due religiose unirono le loro istanze per determinarlo a non lasciarle. La sua alta intelligenza, la stima che si aveva di lui alla corte, la santità della sua vita, indicavano loro in effetti in Fortunato un uomo il cui credito poteva essere di grande vantaggio per i loro affari temporali. Quanto a lui, non vi erano anche persuasive ragioni per attaccarsi a questa prospettiva di una posizione grave, rispettata, utile, nella sua età già matura e in quel disgusto che aveva provato per le vanità del mondo e che non aveva potuto diminuire al contatto delle grandi virtù delle nostre due Sante? Si decise, e così già poitevino per il cuore, lo divenne per la risoluzione di non allontanarsi più.

Vita 05 / 06

Sacerdozio e influenza letteraria

Ordinato sacerdote dal vescovo Pascentius, divenne amministratore del monastero di Santa Croce e compose numerose opere agiografiche e poetiche.

L'abate di Saint-Hilaire, Pascentius, era salito nel 564 sulla cattedra di Poitiers. Non tardò a conoscere e ad apprezzare il santo uomo e, sebbene fosse straniero, il che lo rendeva canonicamente inabile all'ordinazione, il prelato ritenne che quella solida virtù, che in lui si poggiava sulla pietà delle abitudini e dei sentimenti, divenisse una garanzia sufficiente per il futuro: non esitò dunque ad ammetterlo nel suo clero, dove, dopo le prove e gli intervalli canonici, giunse attraverso i gradi inferiori della chiericato alla dignità sacerdotale. Questo carattere doveva rientrare nei desideri di santa Radegonda. Da quel momento poté amministrare, insieme al temporale della sua comunità, i soccorsi spirituali di cui essa non aveva minor bisogno. Da quel momento si moltiplicarono anche quelle sante e amabili relazioni nelle quali si trova molto spesso il poeta cedere, per un innocente trascinamento, al genio che colora per lui le più piccole circostanze della vita intima; e tuttavia il negoziatore serio tratta allo stesso tempo, con tutto l'interesse che meritano, gli affari della più alta gravità. Mentre questo spirito distinto si dedica alla composizione di grandi poemi o di numerose composizioni in prosa sulla vita e i miracoli di sant'Ilario, di san Martino e di altri illustri personaggi cari alla Chiesa, o a mille piccole poesie intrise di delicatezza e di reali bellezze, non per questo tratta meno con i re che lo rispettano e lo ascoltano, con i più santi vescovi che ha per amici, le cose più importanti del monastero. Entra in negoziazioni, intraprende viaggi presso varie corti, difende Santa Croce dalle spogliazioni dei grandi, vi mantiene lo spirito della regola; e tra tanti dettagli ai quali non basterebbe un uomo ordinario, non lavora meno per se stesso allo studio dei santi Libri, si dedica alla teologia, legge con frutto i Padri e si fa nella letteratura latina, che stava scomparendo ai suoi tempi, una reputazione immortale, aggiungendo così il prestigio del sapere umano allo splendore delle sue virtù religiose. Perciò, i suoi più illustri contemporanei avevano una sola voce per lodarlo: era una bella gloria meritare, come una prima corona della sua santità, l'approvazione di santi prelati come Germano di Parigi, Felice di Nantes, Niceto e Magnerico di Treviri, Eufronio di Tours e Avito di Clermont.

Sebbene san Fortunato non avesse ancora ricevuto tutte queste testimonianze di stima universale nel 570, quando si ricevette a Santa Croce la preziosa reliquia dovuta alle istanze di santa Radegonda e alla generosità dell'imperatore Giustino II, non vi è dubbio che egli si occupasse già degli affari del convento, poiché in quell'occasione compose il bell'inno così noto in tutta la Chiesa: Vexilla Regis prodeunt, e che indirizzò come ringraziamento a Giustino e all'imperat rice Sofia una lettera Vexilla Regis prodeunt Celebre inno composto per la ricezione della reliquia della Vera Croce. in versi a nome di santa Radegonda e delle sue sorelle.

Vita 06 / 06

Episcopato e fine della vita

Eletto vescovo di Poitiers nel 599 dopo una lunga vita di servizio, morì nel 600 dopo aver redatto importanti trattati teologici.

È così che, divenuto tanto raccomandabile per la sua eminente pietà quanto per la sua erudizione e la sua eloquenza, il buon sacerdote visse, ora nella cura di un'amministrazione complicata, ora nel ritiro e nello studio, addolcendo le difficoltà del doppio ministero delle coscienze e delle cose del mondo con il fascino di un'amicizia innocente che le grandi anime preferiscono sempre a tutti i piaceri. Ma profondi dolori, tristi inquietudini lo provarono. Vide morire santa Radegonda, poi poco dopo santa Agnese, poi ancora santa Disciola, l'amabile e pia emula delle loro virtù. Vide i torbidi scandalosi portati nella famiglia di Santa Croce dalla detestabile ambizione di due principesse orgogliose, Chrodicide e Basina; ma i Santi traggono profitto dalle avversità come dalle consolazioni per santificarsi, e giungendo a una vecchiaia avanzata, il nostro poteva rendere grazie a Dio per il fatto che tanti anni, trascorsi al suo servizio in favore dell'illustre monastero di Poitiers, vi avevano prodotto almeno in molte anime fatte per il cielo frutti di benedizione che nulla avrebbe potuto sottrarre loro.

Il suo ministero sacerdotale si prolungò sotto tre vescovi che si succedettero dal suo arrivo nel Poitou fino alla fine del VI secolo; Maroveo, che non aveva sempre favorito, secondo il voto pubblico, la bella impresa di santa Radegonda, aveva sostituito Pascentio II e Platone Maroveo. Le opere del poeta sacro, dove questi nomi venerati da quattordici secoli ritornano spesso con gli elogi che meritano, provano in quali rapporti di sottomissione filiale, di santa familiarità e di servizi utili Fortunato restò sempre con loro.

Nel 599 aveva sessantanove anni, e quasi la metà della sua vita era trascorsa in questo continuo esercizio di virtù modeste e di buone opere, che ne avevano fatto agli occhi di tutti un modello di prudenza amministrativa, di zelo caritatevole e di santa dedizione. Non appena dunque Platone, che sedeva da sette anni, ebbe lasciato quello stesso anno una vita che Fortunato ha lodato degnamente, non si esitò affatto sulla scelta del suo successore. Fortunato fu nominato all'unanimità. Da quel momento, si applicò con lo zelo e l'attività della giovinezza ai grandi doveri di un pastore compiuto. Si affrettò a lavorare, come se avesse sentito che il tempo gli sarebbe presto mancato. Non doveva conservare, infatti, che a stento un anno intero la cura del suo ufficio, troppo forte forse per un vecchio settantenne. Compose allora la sua spiegazione del Simbolo e quella del Padre Nostro, destinate in forma di omelie al popolo che doveva nutrire con la parola di Dio. Queste opere ci sono rimaste e testimoniano, insieme a molte altre, che quella bella immaginazione che aveva così spesso e su tanti soggetti ispirato il suo linguaggio poetico, non era meno improntata ai grandi e solenni pensieri che rendono le cose della fede sotto tratti capaci di farla amare.

San Fortunato morì nel 600, probabilmente il 14 dicembre, giorno in cui si è celebrata la sua festa da sempre nella chiesa di Poitiers. Fu sepolto nell'abside della basilica di Sant'Ilario. Paolo, diacono di Aquileia, essendo passato a Poitiers verso la metà del secolo successivo, visitò la sua tomba, onorata dalla devozione popolare. Su richiesta di Aper, allora abate del monastero, compose un epitaffio per il pontefice, di cui si gloriava di essere compatriota. Vi faceva un bell'elogio del suo genio e della santità della sua vita.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita nel 530 a Douplable
  2. Studi ad Aquileia e Ravenna
  3. Guarigione miracolosa della vista tramite l'olio di san Martino
  4. Partenza per la Francia nel 566 per sfuggire ai Longobardi
  5. Incontro con il re Sigeberto I in Austrasia
  6. Arrivo a Tours nel 568 e incontro con sant'Eufronio
  7. Insediamento a Poitiers presso santa Radegonda
  8. Ordinazione sacerdotale per mano del vescovo Pascentius
  9. Composizione dell'inno Vexilla Regis nel 570
  10. Elezione a vescovo di Poitiers nel 599
  11. Morto nel 600

Miracoli

  1. Guarigione improvvisa della vista strofinandosi gli occhi con l'olio di una lampada davanti all'altare di san Martino a Ravenna

Citazioni

  • Ingenio clarus, sensu celer, ore suavis, Cujus dulce melos pagina malin canit. Paolo Diacono, Epitaffio di S. Fortunato
  • Vexilla Regis prodeunt Inno composto da Fortunato

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo