Religioso francescano del XIV secolo nella diocesi di Quimper, Giovanni lo Scalzo si distinse per un'austerità estrema, camminando sempre a piedi nudi e praticando numerosi digiuni annuali. Dotato di spirito profetico, annunciò le calamità della Bretagna prima di morire nel 1349, vittima della peste mentre soccorreva i malati. È tradizionalmente invocato per ritrovare gli oggetti smarriti.
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IL BEATO GIOVANNI LO SCALZO,
RELIGIOSO DI SAN FRANCESCO, NELLA DIOCESI DI QUIMPER
Ascetismo e generosità sacerdotale
Giovanni si distingue per il suo rifiuto di ogni comodità, viaggiando sempre a piedi e senza scarpe, e consacrando l'integralità delle rendite della sua chiesa ai poveri.
di cui era come il precursore, andando davanti a loro a piedi, per disporre i popoli, con le sue predicazioni e con il sacramento della penitenza, a ricevere da lui la confermazione. Non si servì mai di cavallo né di lettiga; ma andava sempre a piedi e senza calzature, cosa che praticò per tutta la vita; da cui gli è rimasto il soprannome di Discalceat o Scalzo.
Un uomo così austero e di così poca spesa come lui avrebbe potuto mettere del denaro da parte, se l'avarizia avesse esercitato su di lui lo stesso impero che ha avuto talvolta su altri ecclesiastici di vita dura e di esteriore regolato; ma egli si considerava il minore tra i suoi poveri; persuaso che il bene della sua chiesa fosse loro, lo dava loro tutto intero, e, generoso verso gli indigenti, dimenticava spesso se stesso.
Ingresso nell'Ordine di San Francesco
Nel 1316, rinuncia alla sua cura pastorale per unirsi ai Frati Minori a Quimper, opponendosi persino alla nomina del proprio fratello che giudicava indegno.
Dopo aver governato la sua parrocchia fino al 1316, si sentì così fortemente attratto dall'Ordine di San Francesco che, risoluto al sacrificio che Dio gli ispirava, andò a rimettere la sua cura nelle mani del suo vescovo, chiedendogli il permesso di abbracciare l'istituto dei Frati. Il vescovo non poté ricevere senza lacrime una dimissione che lo privava di un soggetto di un merito così straordinario. Avendo inutilmente cercato di distogliere Giovanni dalla sua risoluzione, volle almeno mostrargli la sua considerazione conferendo la cura a suo fratello. Ma Giovanni, interamente distaccato dai legami della carne e del sangue, e che conosceva d'altronde l'indegnità del soggetto, si fece un dovere di scoprirne i difetti al vescovo e di pregarlo di scegliere un altro Pastore.
Munito della benedizione del suo Prelato, entrò, nel 1316, nell'Ordine di San Francesco, nel convento di Quimper. Se aveva amato la povertà prima di farne una professione pubblica, vi si dedicò con ardore quando essa divenne un obbligo per lui. I suoi abiti erano sempre i peggiori; e, se gliene si chiedeva la ragione, rispondeva che era perché era il più imperfetto di tutti, e di conseguenza indegno di essere vestito decentemente e di nuovo. Persuaso che la sua Regola promettesse qualche benedizione particolare a coloro che non disdegnavano di rammendare essi stessi i propri abiti, si faceva un piacere di cucire delle toppe al suo; e più queste toppe apparivano sgradevoli e mal poste, più la sua umiltà vi trovava soddisfaz ione. Frat Frère Jean Sacerdote secolare divenuto frate francescano, celebre per il suo ascetismo e la sua carità. e Giovanni, ancora più povero dei poveri volontari, i suoi confratelli, non vedeva nella propria indigenza ragioni per chiudere il suo cuore alla misericordia e le sue mani alla propensione che lo portava a fare l'elemosina. La sua carità industriosa trovava risorse per sollevare i miserabili; ne era senza sosta circondato e li consolava tutti efficacemente. Dava loro talvolta il proprio mantello e il suo cappuccio, e non temeva per questo che il suo Padre san Fr ancesco disconosces Père saint François Fondatore dell'Ordine dei Frati Minori. se, per la mancanza di qualche livrea di penitenza, uno dei suoi rivestito interiormente dell'uomo nuovo.
Devozione e ministero presso i malati
La sua vita in convento è scandita da un lavoro incessante, da prolungati uffici liturgici e dalla visita quotidiana ai malati della città.
La carità di questo eccellente religioso non riteneva che l'impotenza fosse un pretesto sufficiente per dispensarlo dal fare del bene ai poveri, soprattutto quando le miserie pubbliche aumentavano i bisogni dei singoli. Allora il suo zelo, prendendo nuove forze, lo portava a fare dolci violenze alle persone ricche; insinuava loro così vivamente i grandi vantaggi che la religione promette all'elemosina, e la necessità che il Vangelo impone di farla, che lo stesso fuoco di cui egli ardeva si accendeva anche nei loro cuori.
Il tempo gli era caro e prezioso; non ne concedeva un solo istante all'ozio; le sue giornate erano piene, e lo si trovava senza sosta occupato nel lavoro, nella preghiera o in qualche esercizio di pietà. Si alzava ogni notte molto prima degli altri: i suoi occhi aperti a Dio precedevano sempre le veglie della notte e, finite le Mattutine, faceva fatica ad allontanarsi dal santuario; il giorno lo sorprendeva spesso nella continuazione della sua orazione. Non appena aveva celebrato la messa, entrava in confessionale o andava a visitare i malati della città. Il resto della giornata, con una buona parte della notte, lo passava in preghiera. Non bastava alla sua fervente pietà dire l'ufficio canonicale in coro con la comunità, lo diceva ancora in privato, il più delle volte da solo, talvolta con qualcuno dei suoi confratelli, sempre a capo scoperto, con un rispetto profondo e un'attenzione affettuosa. Oltre al grande Ufficio, recitava inoltre quello della Croce, quello dello Spirito Santo, i Salmi graduali e quelli della penitenza, l'Ufficio dei defunti, un gran numero di litanie, inni e cantici in onore della santa Vergine.
Lotte contro il demonio e miracoli
Provato da attacchi demoniaci, utilizza la preghiera e i salmi come armi spirituali, manifestando al contempo doni di guarigione.
Si riportano alcuni effetti miracolosi delle sue preghiere per la guarigione dei corpi e degli spiriti; e non c'è da stupirsi che un uomo così pieno di fede sia stato esaudito. La sua virtù fu provata, come quella di Giobbe, dagli attacchi interiori ed esteriori del demonio, che ora voleva gettarlo nello scoraggiamento e nella tiepidezza, ora si scagliava contro il suo stesso corpo, già estenuato dai rigori della penitenza. Lo scudo della fede e la spada dello spirito, che è la parola di Dio, erano le armi di cui, sull'esempio del suo Salvatore, si serviva per vincere e scacciare questo pericoloso nemico. I divini cantici del figlio di Iesse avevano un tempo smorzato gli sforzi dello spirito maligno che tormentava Saul: essi fornivano anche a questo santo religioso di che riportare simili vittorie. Talvolta diceva: «O Dio! libera la mia anima dalla spada, libera da questi furiosi quest'anima desolata»; e, per marcare il disprezzo che nutriva per il suo tentatore, usava spesso il termine di cane. Altre volte diceva: «Non toccate i miei consacrati, e non fate alcun male ai miei profeti»; oppure: «Ritiratevi da me, voi tutti che commettete l'iniquità, poiché il Signore ha udito la voce delle mie lacrime»; o queste altre parole: «Che tutti i miei nemici siano interamente confusi».
Una rigorosa penitenza corporale
Pratica digiuni quasi permanenti organizzati in otto quaresime annuali e si infligge supplizi corporali tramite cilici e l'accettazione di ferite infette.
Ma, per timore che il nemico esterno intrattenesse rapporti con il nemico domestico, il beato Giovanni si applicò particolarmente a domare quest'ultimo con austerità straordinarie. Passò sedici anni interi senza bere vino, eccetto all'altare, e senza mangiare carne, a meno di esservi costretto dalla malattia, dalle prescrizioni dei medici e dai comandi dei suoi superiori. Mangiava persino molto raramente il pesce. Si nutriva di pane grosso d'orzo o di fave, che lasciava appositamente ammuffire, per trovarlo meno gradevole. Evitava il piacere persino nell'acqua che beveva, e ne corrompeva il sapore mescolandovi qualche liquido aspro o amaro, in memoria dell'aceto e del fiele con cui era stato abbeverato il suo Salvatore sul Calvario. Mangiava solo una volta al giorno, a meno che non fosse malato e costretto a letto; fatta eccezione per quaranta giorni, digiunava per tutto il resto dell'anno, che aveva diviso in otto Quaresime, la prima delle quali iniziava il giorno dopo l'Epifania e durava quaranta giorni, durante i quali viveva solo di pane, il più delle volte del tutto secco, e talvolta inzuppato nel brodo, e beveva solo acqua. La seconda Quaresima era quella della Chiesa; la osservava interamente, digiunando a pane e acqua. La terza, che chiamava Quaresima di Mosè, durava anch'essa quaranta giorni e, fatta eccezione per tre giorni a settimana in cui prendeva del passato di verdure, per tutto il resto, così come nei dieci giorni prima della Pentecoste, digiunava a pane e acqua. La quarta Quaresima, che era in onore degli apostoli san Pietro e san Paolo, iniziava quaranta giorni prima della loro festa, e vi digiunava spesso a pane e acqua. La quinta era quella di Nostra Signora, che durava fino alla sua Assunzione, e quella era dura quanto la grande Quaresima. Osservava la stessa austerità durante la sesta, in onore dei santi Angeli, che terminava a San Michele. La settima durava fino a Ognissanti, con le austerità della terza. L'ultima, che è quella della Regola dei Frati Minori, la iniziava il gior no dei Morti e la contin Règle des Frères Mineurs Ordine globale nel quale è onorato Raniero. uava fino al giorno di Natale, sempre a pane e acqua.
Possedeva tre tipi di cilici, uno dei quali era tessuto con grossa stoppa di canapa, che in Bretagna chiamano reparon, e che forma una tela più adatta a scorticare la pelle più dura che a servire da indumento. L'altro era di crine di cavallo; e il terzo, che questo santo uomo, ingegnoso nel tormentarsi, aveva inventato lui stesso, era di pelle di maiale, il cui pelo era tagliato a due o tre linee dalla superficie; ciò gli causava dolori ai quali non si può pensare senza fremere. Ma che diremo della costanza con cui lasciava nei suoi piedi sempre nudi i chiodi che vi si conficcavano per caso camminando? Gli si sono visti spesso i piedi pronti a marcire, a causa di incidenti di questa natura, senza che si lamentasse di ciò che soffriva, e senza che si preoccupasse di rimuovere la causa del male, se gli ordini espressi dei suoi superiori non lo avessero costretto.
Il parassita è una specie di flagello che spesso fa fallire la pazienza dei più perfetti, i quali credono di soddisfare solo ciò che richiede l'onestà pubblica, quando forse è fin troppo vero che si sottraggono con piacere a una penitenza importuna che non è di loro scelta. Grandi Santi hanno visto più merito in questa penitenza involontaria che in quelle in cui l'amor proprio può compiacersi dell'invenzione. Il beato Giovanni, al loro esempio, rispettava il dito di Dio in questi piccoli carnefici domestici e, ben lungi dal distruggerli, si considerava il loro pastore e rimetteva nell'ovile quelli che erano in pericolo di smarrirsi e di perdersi.
Doni profetici e contesto storico
Predisse le sventure della guerra di successione bretone, l'assedio di Quimper da parte di Carlo di Blois e le conseguenti carestie.
I maestri della vita spirituale stimano molto il dono delle lacrime e della compunzione; e in effetti, se uno dei caratteri degli empi, secondo san Paolo, è di non avere affetto, perché non dovremmo considerare come un favore che Dio fa ai suoi eletti quello di donare loro un cuore di carne, un'anima sensibile alle cose dell'altra vita, e un tenero e facile effondersi di lacrime, alla considerazione degli oggetti degni di pietà? Era secondo questi principi di una tenerezza santa e soprannaturale che il beato Giovanni spargeva così abbondanti lacrime nella preghiera, nell'esercizio della sua funzione di confessore e sui mali pubblici che lo spirito profetico gli faceva prevedere. Fu così che, prevedendo un giorno, durante la refezione comune in cui le vivande non avevano alcuna parte nell'attenzione del suo spirito, i mali che avrebbe causato la guerra civile in Bretagna dopo la morte del duca Giovanni III, non solo inzuppò il suo pane con le sue lacrime, ma passò il resto del giorno a piangere con una tale effusione che si sarebbe detto che i suoi occhi fossero diventati due fontane. Previ de e annunciò l'assedio e la siège et la prise de Quimper Città dove risiede il re Grallon e dove furono trasferite le reliquie. presa di Quimper, e la crudele carestia che doveva segu irli, prima anco Charles de Blois Pretendente al ducato di Bretagna che assediò Quimper. ra che Carlo di Blois avesse formato il disegno di quell'assedio. La città fu presa nel 1344; i vincitori vi commisero grandi crudeltà e la carestia non mancò di arrivare al seguito della guerra, nel 1346. Allora il buon religioso, che aveva predetto l'una e l'altra, non avendo potuto distogliere gli effetti della prima, rese quelli della seconda tollerabili ai poveri grazie alla cura e alla fortuna che ebbe di persuadere efficacemente i ricchi che essi non erano, in tali occasioni, che i dispensatori dei propri ben i. Dio gli rivelò allo st peste qui désola la ville Epidemia di peste nera che colpì Quimper e causò la morte di Jean. esso modo la peste che desolò la città e il paese di Quimper nel 1349. Ne ebbe conoscenza fin dall'anno precedente mentre era in coro con i suoi confratelli. Gli altri religiosi, vedendolo piangere amaramente, gli chiesero il motivo di un così vivo dolore. Non disse loro altro se non che la città sarebbe stata afflitta di lì a poco da una nuova calamità. In effetti, fin dall'estate successiva, il contagio portò via un gran numero di persone.
Sacrificio finale durante la peste
Nel 1349, muore di peste dopo essersi dedicato anima e corpo al servizio degli appestati di Quimper.
Il beato Giovanni, in tale circostanza, offrì a Dio la sua vita in sacrificio e la espose caritatevolmente con l'assiduità che prestò alle persone colpite dalla peste, alle quali amministrò i sacramenti e le consolazioni spirituali e corporali, con uno zelo e un affetto che furono ricompensati da una santa morte, causata dallo stesso male che ogni giorno ne portava via tante altre. Così il beato Giovanni terminò, negli esercizi della carità, una vita che aveva trascorso in quelli della penitenza e della preghiera. Morì all'età di circa sessantanove anni, dopo aver portato a lungo l'abito di San Francesco e averne osservato costantemente tutte le regole fino al minimo iota, come si esprime l'autore della sua vita; ciò che, secondo il parere di un grande Papa, tiene luogo dei più insigni miracoli e basta a canonizzare un figlio di San Francesco.
Venerazione e posterità
Inumato a Quimper, rimane invocato per la guarigione dei malati e il ritrovamento di oggetti smarriti, nonostante la perdita dei suoi resti mortali.
Il corpo di questo santo religioso fu inumato nella chiesa del convento del suo Ordine, a Quimper, e nella cappella che si trovava vicino alla porta del coro, sotto il pontile, dal lato del Vangelo. Fu in seguito estratto dalla bara che era servita per la sua sepoltura e posto in un reliquiario più onorevole che, per qualche tempo, fu conservato sotto una piccola cupola a forma di cappella, composta da tralicci e grate di ferro. Infine, fu rimosso anche da lì per essere collocato nella cappella che formava l'ala destra del coro. Sebbene questo santo corpo sia oggi perduto, la città di Quimper ha sempre una grande fiducia nel beato Giovanni, e si assicura che molti malati siano stati guariti per sua intercessione. Si vede nella cattedrale la sua statua, davanti alla quale i fedeli fanno voti e offerte. Si invoca soprattutto questo servo di Dio per ritrovare gli oggetti smarriti.
Estratto da Saints de Bret agne, di Dom Dom Lubineau Agiografo e storico della Bretagna, autore della fonte. Lubineau e l'abate Tressaux.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Governa la sua parrocchia fino al 1316
- Ingresso nell'Ordine di San Francesco nel convento di Quimper nel 1316
- Predisse la guerra civile in Bretagna dopo la morte del duca Giovanni III
- Predisse l'assedio di Quimper (1344) e la carestia (1346)
- Predisse la peste del 1349
- Muore di peste all'età di 69 anni mentre assisteva i malati
Miracoli
- Guarigioni del corpo e dello spirito per sua intercessione
- Dono di profezia (guerra, carestia, peste)
- Dono delle lacrime
Citazioni
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Allontanatevi da me, voi tutti che compite l'iniquità, poiché il Signore ha ascoltato la voce del mio pianto
Salmi (citato dal soggetto)