Beata Maria degli Angeli
DELL'ORDINE DELLE CARMELITANE SCALZE
Carmelitana Scalza
Nata nella nobiltà torinese, Maria Anna Fontanella entrò nel Carmelo di Torino con il nome di Maria degli Angeli dopo un'infanzia segnata dalla pietà. Mistica favorita da doni straordinari, fu una figura centrale della riforma carmelitana nell'Italia del Nord. Morì nel 1717 dopo una vita di penitenza e di carità eroica.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
LA BEATA MARIA DEGLI ANGELI,
DELL'ORDINE DELLE CARMELITANE SCALZE
Origini e pietà precoce
Maria Anna Fontanella nasce a Torino nel 1661 in una famiglia nobile legata a san Luigi Gonzaga e manifesta fin dall'infanzia un desiderio di penitenza e di solitudine.
«Mi propongo di calpestare ogni considerazione umana e ogni motivo umano, e di agire in tutto col solo scopo di piacere a Dio.»
Massima della Beata.
La nostra Beata nacque a Torino, l'8 gennaio 1661, e quattro giorni dopo ricevette, presso il fonte battesimale della parrocchia dei Santi Simone e Giuda, con l'onda salutare, il nome di Maria Anna, che scambi ò più tard Marie-Anne Carmelitana scalza di Torino, mistica e taumaturga. i con quello di Maria degli Angeli, al suo ingresso nell'Ordine della serafica Teresa. Ebbe per padre Giovanni Donato Fontanella, conte di Baldissero, e per madre Maria di Tana, marchesa di Santena, della città di Chieri in Piemonte, cugina di terzo grado, dal lato materno, di san Luigi Gonzaga. Fu l'ultima nata dei dieci figli (sette saint Louis de Gonzague Santo gesuita, modello per la gioventù dell'Opera. femmine e tre maschi) che ebbero questi fortunati e virtuosi sposi e che si mostrarono fino alla fine fedeli agli insegnamenti e agli esempi della casa paterna.
Fece vedere, fin dalla culla, che Dio l'aveva prevenuta con l'abbondanza delle sue benedizioni. Obbediente fino all'abnegazione di sé ai minimi segni e ai minimi ordini dei suoi genitori e dei suoi maestri, piena di deferenza nei confronti dei suoi fratelli, delle sue sorelle, dei suoi domestici.
LA BEATA MARIA DEGLI ANGELI. 331 Anzi, aveva per tutti coloro che l'avvicinavano attenzioni e premure che di solito l'infanzia non conosce affatto. Come Tobia, come il suo angelico parente, non fece nulla di puerile a quell'età. Il suo piacere più grande era di intrattenersi il più frequentemente possibile con uno dei suoi fratelli sulle grandezze di Dio e sulle cose sante, o di insegnare gli obblighi del cristiano alle sue piccole compagne. A quattro anni, si disperava di non poter ancora nutrirsi del pane degli Angeli, e a sei anni, per imitare un Santo di cui aveva sentito leggere la storia, prese la generosa risoluzione di fuggire nella solitudine e di farvi penitenza fino alla fine dei suoi giorni. Come si può ben pensare, fu fermata nell'esecuzione del suo disegno; ma ne fu così afflitta da questo contrattempo, che cadde malata al punto di aver bisogno del soccorso della santa Vergine stessa per ritornare in salute.
Guarigione e prima comunione
Condannata dai medici, viene guarita da un'apparizione della Vergine Maria e ottiene di fare la sua prima comunione all'età eccezionale di undici anni.
Ecco cosa accadde in quella circostanza. Avendo i medici dichiarato incurabile la malattia di questa ammirevole bambina, la contessa, sua madre, su sollecitazione di un religioso francescano, fece un voto per la sua guarigione in onore dell'Immacolata Concezione, e, nel momento stesso di una crisi che l'aveva ridotta agli estremi, le fece dire: Maria, venite in mio aiuto. All'istante, il male scomparve come per incanto: e consolata allo stesso tempo da un'apparizione soprannaturale della Madre di misericordia che teneva il suo divin Figlio tra le braccia, colei che si era trovata alle porte della tomba si alzò, piena di vita e di salute, tra la gioia indescrivibile della sua famiglia e dei suoi amici.
Questo miracolo fu per lei un nuovo motivo per spronarsi alla virtù e per raddoppiare soprattutto l'amore verso Nostro Signore Gesù Cristo e la sua santissima Madre. Il desiderio ardente che aveva per la divina Eucaristia crebbe ugualmente, e non vi fu sorta di istanze che non facesse, sia al suo confessore, sia a sua madre, per essere autorizzata a fare la sua prima comunione. Aveva undici anni e otto mesi, quando questa felicità le fu finalmente accordata, e nonostante la sua età, il suo confessore che sapeva perfettamente che in lei la pietà aveva preceduto gli anni, le permise da allora di accostarsi tre volte alla settimana alla Santa Mensa.
Il tentativo presso le Cistercensi
Tenta di entrare nel monastero cistercense di Saluzzo ma deve lasciarlo dopo un anno per motivi di salute, ritornando presso la madre vedova.
Un anno dopo, essendo stata condotta dalla madre a Saluzzo per assistere alla presa d'abito di una delle sue sorelle accolta tra le Cistercensi del monastero di Santa Maria della Stella, credette l'occasione favorevole per eseguire il progetto che aveva formato da tempo di lasciare il mondo. Per questo motivo, alcuni minuti prima della cerimonia, ottenne dall'Abbadessa il permesso di entrare nel coro, con il pretesto di vedere più facilmente e più attentamente i dettagli della vestizione, e quando dovette lasciare il convento, manifestò con tanta fermezza ed energia a sua madre la sua risoluzione ben ferma di consacrarsi a Dio nel chiostro, che quest'ultima dovette sottoscrivere al suo voto e ritornarsene tutta sola a Torino. Dio tuttavia non la chiamava alla professione Cistercense. Dopo un anno, una grave indisposizione la costrinse a lasciare il monastero di Saluzzo, con grande dispiacere delle religiose di cui era di edificazione, e ritornò presso sua madre, che la morte del conte di Baldissero, suo sposo, aveva appena reso vedova.
L'incontro decisivo e l'ingresso al Carmelo
Durante un'ostensione della Sacra Sindone a Torino, incontra un carmelitano che la indirizza verso il monastero di Santa Cristina, dove entra nel 1676.
In quel periodo ebbe luogo a Torino l'ostensione solenne della S acra Sindone Saint Suaire Lenzuolo di Cristo conservato a Torino. , nella quale Giuseppe d'Arimatea avvolse il corpo di Nostro Signore, alla sua deposizione dalla Croce, reliquia preziosa che, dopo essere stata donata, nel 1148, dal gran maestro dei cavalieri di Rodi al conte Amedeo III di Savoia, fu venerata successivamente in Borgogna, a Chambéry, a Vercelli e a Nizza. La nostra Beata, che trascorreva in campagna il tempo del lutto della sua famiglia, volle tornare nella sua città natale per soddisfare, in presenza di un monumento così notevole delle sofferenze dell'Uomo-Dio, la sua devozione alla dolorosa Passione di questo adorabile Salvatore. Durante la processione che si tenne in quell'occasione, si trovò sullo stesso balcone di due Carmelitani Scalzi, di cui uno, il Padre Francesco Antonio di Sant'Andrea, era considerato a ragione un grande servitore di Dio. Questo santo religioso non ebbe appena scorto la giovane damigella, che scoprì, con l'aiuto della grazia di Dio, sia i tesori di virtù che racchiudeva la sua bella anima, sia l'alta perfezione alla quale il cielo la chiamava. Entrò subito in conversazione con lei; la interrogò sui suoi progetti futuri e, dopo aver appreso dalla sua bocca le circostanze della sua uscita dal monastero di Saluzzo, le suggerì l'idea di presentarsi a quello delle Carmelitane di Carmélites de Sainte-Christine Convento delle Carmelitane a Torino dove la santa emise la professione. Santa Cristina, nella città stessa di Torino. Non ci volle altro per determinarla ad abbracciare le austerità del Carmelo riformato; così, pochi giorni dopo questo incontro evidentemente predisposto dalla divina Provvidenza, si affrettò a scrivere alle Cistercensi di Saluzzo per congedarsi da loro, ringraziarle delle loro bontà e far loro vedere il dito di Dio nella grande questione della sua vocazione. Firmò la sua lettera con le parole Suor Maria, Carmelitana indegna, esattamente come se avesse già fatto professione tra le figlie di Santa Teresa. A partire da quel momento, non pensò più che a domare il suo corpo, a mortificarlo, a ridurlo in servitù. Discipline, cilici, digiuni, nulla la scoraggiò; e sebbene si vedesse obbligata, a causa della sua rara destrezza nell'amministrazione delle cose di questo mondo, a supplire sua madre nella cura dei suoi fratelli e delle sue sorelle, e nel governo della sua casa, si applicò nondimeno a diventare, nel bel mezzo del mondo, una Carmelitana consumata. E vi riuscì così bene che nel 1676, quando, dopo aver regolato tutti i suoi affari di famiglia, rifiutato diversi matrimoni considerevoli e superato tutte le opposizioni della tenerezza e dell'amicizia, rivestì a Santa Cristina la veste grossolana del Carmelo, non trovò dietro le grate del chiostro nulla di sorprendente né di nuovo per lei. Era abituata a tutte le penitenze, era fatta a tutte le mortificazioni e le minime prescrizioni della Regola le erano familiari come se avesse passato anni in convento.
Vita mistica e irradiazione
Conduce una vita di estrema austerità, segnata da doni mistici e da una carità attiva verso i poveri, i prigionieri e i peccatori.
Nel mezzo dei rigori della vita religiosa, *in claustro rigidioris observantiae*, come dice uno dei decreti pontifici preparatori alla sua beatificazione, ella andò ogni giorno di virtù in virtù. Non ci soffermeremo a fare il racconto degli atti eroici per i quali si distinse tra le sue virtuose compagne. Si sa cosa sia quaggiù la vita delle Carmelitane, di questi angeli che vivono sulla terra come se non vi fossero e la cui conversazione è tutta nei cieli; basti dunque ridire che Maria degli Angeli camminò a passi da gigante, al seguito della serafica Teresa, in quella via di sacrifici che aveva appena percorso, con la doppia aureola della santità e dei miracoli, la nobile, l'illustre, la grande Madame Acarie, quella via che illustrava allora con la sua gloriosa penitenza, sotto il nome di Louise de la Miséricorde, la celebre Mlle de La Vallièr e, e sulla quale in Mlle de La Vallière Antica favorita di Luigi XIV divenuta carmelitana. fine, qualche anno più tardi, la figlia stessa dei nostri re, Madame Louise di Francia, doveva gettare lo splendore incomparabile della sua nascita e il lustro ancora più grande delle sue virtù.
Altrettanto ferventi nel servizio del Signore quanto le loro sorelle di Francia, di Spagna e d'Italia, e simili a quelle api laboriose che distillano senza sosta, nel seno dei loro alveari nascosti, il succo odoroso dei fiori, le Carmelitane del convento di Santa Cristina ammassavano ogni giorno nel segreto della loro solitudine tesori per l'eternità; e tuttavia, si può dire della nostra eroina, come della donna forte della Scrittura, che le ha superate tutte. Obbediente fino all'annientamento della propria volontà, povera fino al più completo spogliamento della sua persona, casta fino a rifiutare nelle sue malattie l'assistenza dell'infermiera stessa, non smentì un solo istante la reputazione di umiltà che il suo ingresso in religione le aveva fatto, né i segni rimarchevoli di pietà che aveva dato nel mondo. Il libro della Regola del Carmelo era tutto per lei: la sua occupazione principale consisteva nel fare i suoi sforzi per non scostarsi di uno iota dalla lettera e dallo spirito delle costituzioni del suo Ordine; così ha meritato che, fin dall'anno 1778, il Papa Pio VI, di gloriosa memoria, dichiarasse con scienza certa che aveva praticato ad un alto grado eroico le virtù teologali e le virtù cardinali.
Dio tuttavia si compiacque di provarla in tutti i modi: le inviò croci in abbondanza. La malattia si abbatté più volte su di lei; fu in preda a lungo a pene di coscienza, e il demonio, non contento di tormentarla con tentazioni spaventose, si mostrò più di una volta visibilmente ai suoi occhi. Purificata in tal modo dal crogiuolo delle sofferenze, a somiglianza dell'oro nella fornace, arrivò alla più alta perfezione, e Dio, per ricompensarla della sua fedeltà nel giorno della tribolazione, la gratificò dei suoi favori più straordinari: dono di orazione, dono di profezia, dono di penetrazione nel fondo dei cuori, dono di estasi, dono dei miracoli, ebbe tutte le grazie in sorte, fino a quella dell'apparizione frequente della santissima Vergine e del suo divino Figlio. Aveva, d'altronde, tanta devozione verso la Passione di questo adorabile Salvatore, verso il Sacramento del suo amore e verso la sua Augusta Madre, che sembra giusto che ricevesse fin da quaggiù, tramite le loro visite, un anticipo delle gioie del Paradiso. Onorava anche in modo del tutto speciale san Giuseppe, santa Teresa, san Francesco Saverio, e soprattutto l'arcangelo san Raffaele, di cui si sforzò di propagare il culto con tutti i mezzi possibili.
Non possiamo tacere qui la carità di cui arse durante tutta la sua vita il suo cuore così compassionevole in favore del prossimo, e del prossimo infelice. Il rumore degli uomini muore di solito sulla soglia di un monastero del Carmelo: la grata, tutta irta di punte di ferro, vi è una barriera il più delle volte insormontabile tra il secolo e il chiostro, e le pie solitarie non si ricordano di essere ancora sulla terra dei viventi se non per offrirsi esse stesse in olocausto al Signore per flettere la sua ira e disarmare il suo braccio levato sui peccatori. Tuttavia la beata Maria degli Angeli non aveva, entrando in convento, perduto il ricordo di coloro che aveva conosciuto nel mondo, e questi, dal canto loro, non avevano potuto dimenticare che la giovane persona più compiuta della società torinese si era sottratta alla loro ammirazione per nascondersi e annientarsi nell'umiltà religiosa. È questo che fu causa che molto spesso si venne a bussare alla porta del suo monastero.
È impossibile dire quante persone ricorsero a lei a viva voce o per iscritto, sia per ottenere dalla sua pietà consolazioni spirituali, sia per prendere i consigli della sua prudenza. I malati, gli infelici, gli indigenti ricevevano dalle sue mani, o per la sua potente intercessione, i soccorsi che reclamava la loro sventura; le fanciulle povere venivano maritate per le sue cure, o, se preferivano darsi a Dio, si vedevano, sulle sue raccomandazioni pressanti, ammesse nei monasteri di loro scelta. I peccatori erano ugualmente oggetto della sua sollecitudine; non solo pregava e faceva pregare per loro, ma impiegava anche per la loro conversione tutti i mezzi che potevano fornirle l'alta posizione che aveva lasciato e le conoscenze con le quali non aveva dovuto rompere.
Non mancarono i prigionieri che risentirono gli effetti della sua immensa carità. Si racconta che, avendo fatto chiedere senza successo al suo sovrano la grazia di un soldato condannato a morte per crimine di diserzione, si gettò ai piedi di un'immagine rappresentante Nostro Signore nell'Orto degli Ulivi: «O mio dolce Salvatore», esclamò, «se mi fossi rivolta a voi, non avreste mancato di esaudire la mia preghiera; ah! lo vedo bene, non bisogna mettere la propria fiducia nei principi della terra». Appena finiva queste parole, che si venne ad annunciarle che alla fine la sua preghiera era stata ascoltata e che il suo protetto non sarebbe stato strappato alla sua numerosa e infelice famiglia.
Si impiegava ancora così efficacemente per il sollievo delle anime del Purgatorio, che al processo della sua Beatificazione, è riferito che quelli dei membri della Chiesa sofferente che aveva liberato con le sue preghiere dalle fiamme espiatrici, venivano visibilmente a ringraziarla, prima di volare al cielo.
Intercessioni e miracoli pubblici
Interviene presso il re Vittorio Amedeo II, ottiene la fine di un'epidemia in Piemonte e favorisce la successione reale con le sue preghiere.
Ottenne anche, con le sue lacrime ai piedi del crocifisso, l'allontanamento di un'epidemia pestilenziale di cui la giustizia di Dio minacciava il Piemonte, ed è certo che procurò ugualmente la cessazione della sterilità di Anna d'Orléans, sposa de l re Vittorio Amedeo roi Victor-Amédée II Duca di Savoia, poi re di Sicilia e di Sardegna. II, al quale ottenne ancora dal cielo, al trattato di Utrecht, la corona reale di Sicilia. Ma quattro anni dopo, nel 1717, questo principe scambiò la Sicilia con la Sardegna.
Transito e fondazione di Moncalieri
Dopo aver fondato il convento di Moncalieri e servito come priora, muore nel 1717 a Torino, circondata da un'immediata fama di santità.
Tuttavia la nostra Beata era matura per il cielo: gli Angeli, di cui non portava invano il nome, invidiavano la sua bella anima alla terra, e l'Agnello immacolato la chiamava alle caste delizie delle nozze eterne. Stava per terminare il cinquantasettesimo anno della sua vita, quando una febbre ardente venne a rapirla in sette giorni all'amore delle sue sorelle.
Spirò il 16 dicembre 1717, verso le undici prima di mezzanotte. Si dice, e uno dei decreti della sua beatificazione ne fa fede, che, pochi istanti prima di rendere l'ultimo respiro, udì la voce del suo celeste Sposo che la invitava a seguirlo, e come vergine saggia, portando tra le mani la sua lampada piena dell'olio della carità, si alzò per andargli incontro. Aveva allora quarantuno anni di vita religiosa e cinquantasei anni di età. Quattro volte era stata eletta priora del suo monastero, e più spesso ancora maestra delle novizie. Aveva, inoltre, presieduto alla fondazione del convento del suo Ordine, a Moncalieri.
La notizia della sua morte mise in movimento tutta la città di Torino. Da ogni punto di questa grande città non vi fu che un grido: La Santa è morta! Si accorse in folla alla chiesa del suo monastero per contemplare le sue spoglie venerabili, tanto che si dovette dapprima differire di due giorni la loro inumazione, e che si dovette in seguito far custodire la sua bara dalla forza armata, per impedire al popolo di spartirsi i suoi vestiti. Questa bara fu deposta nella tomba comune, senza alcun segno distintivo. Il 10 ottobre 1722, giorno in cui fu fatta la prima ricognizione del corpo, i commissari apostolici lo fecero collocare in un luogo a parte; e il 19 giugno 1733, a seguito della seconda visita, fu trasportato nella chiesa del monastero. Essendo questo convento stato destinato a un uso profano all'inizio di questo secolo, il corpo della Beata fu trasportato, il 20 settembre 1802, per ordine dell'arcivescovo di Torino, nella chiesa dei Carmelitani Scalzi della stessa città, e collocato a destra dell'altare maggiore; è in questo luogo che è rimasto fino a questi ultimi tempi.
Riconoscimento della Chiesa
Diverse guarigioni miracolose, tra cui quella di un cancro, portano alla sua beatificazione da parte di Papa Pio IX nel 1865.
Ma la pietra sepolcrale, sottraendo le sue reliquie alla venerazione pubblica, non portò via la sua memoria nelle profondità e nelle oscurità della tomba. La fama della sua santità si diffuse prontamente da ogni parte; del resto, il clamore dei miracoli attribuiti alla sua intercessione non contribuì poco a propagarla e ad accrescerla.
Tra tutti questi miracoli, i più notevoli sono la guarigione istantanea di madre Felicita-Teresa di San Giuseppe, religiosa carmelitana, affetta da una dolorosa emicrania; — quella di una giovane di vent'anni, chiamata Maria-Antonia Masotti, ridotta all'estremo da una pleurite; — quella del medico Gianotti, sofferente di nefretici dolori viscerali; — quella di Anna-Cristina Auda, liberata da una lunga palpitazione cardiaca dal solo tocco dello scapolare della Beata, e soprattutto i due prodigi approvati dalla Sacra Congregazione dei Riti per la sua Beatificazione.
Uno riguarda Maddalena Cavassa di Torino, dama di alto lignaggio e della famiglia della Beata. Questa nobile e pia donna, più che sessantenne, soffriva di dolori spaventosi causati da un enorme polipo gangrenoso che, da più di un anno, aveva invaso le fosse nasali. Vedendosi perduta, decise di ricorrere alla potente intercessione della sua santa parente. «Nel mese di aprile 1788», disse, «ebbi all'improvviso l'ispirazione di raccomandarmi alla venerabile Suor Maria degli Angeli, e subito, mettendomi in ginocchio nella mia camera: Venerabile Maria», esclamai, «rivolgete uno sguardo su colei che è prostrata ai vostri piedi per pregarvi di sollecitare dalla santissima e adorabile Trinità la grazia della mia guarigione, ve ne serberò un'eterna riconoscenza. E feci questa preghiera con la ferma e incrollabile fiducia che sarei guarita». E infatti, avendo iniziato subito una novena in onore della Beata, non ebbe il tempo di terminarla che il suo polipo si staccò dalle carni, da solo e senza dolore, e cadde a terra nel mezzo di una forte emorragia nasale. Inoltre, la malata, che la sofferenza aveva quasi interamente privato dell'uso delle gambe, poté camminare con facilità: la sua prima corsa fu verso la tomba della sua celeste benefattrice, e in quella circostanza, il glorioso sepolcro le sembrò (e anche le persone che l'accompagnavano se ne accorsero) esalare un odore delizioso, come non ne aveva mai respirato.
L'altro è più sorprendente: è la scomparsa del cancro di cui era affetta suor Maddalena di San Francesco, religiosa conversa nel convento delle Agostiniane di Caprarola, vicino a Roma. Questa pia figlia era quasi all'estremo, quando, nella sera del 20 luglio 1844, le applicarono sul corpo una reliquia e un'immagine della nostra Beata. Si addormentò quasi subito di un sonno così calmo e tranquillo che durò fino al mattino seguente alle otto. «Mi svegliai», ha deposto al processo di Beatificazione, «con le idee chiare e lucide, senza dolore, senza alcun risentimento di malattia. Sono guarita», mi dissi, «la Santa mi ha fatto questa grazia, alziamoci e andiamo a fare la santa comunione». All'istante, si alzò e indossò i suoi abiti, non provando altra sensazione all'interno del corpo che quella di una mano che le avesse strappato qualcosa dallo stomaco, e, all'esterno, quella di un impulso che le avesse impresso dal lato di una croce posta nella sua cella una forza superiore alla sua; allo stesso tempo vomitò una massa di carni corrotte, e udì distintamente queste parole: «Tu sei guarita; poiché ecco ai tuoi piedi il cancro che ti divorava». Cadde subito in ginocchio davanti al suo crocifisso, e dopo aver reso grazie a Dio e alla sua liberatrice per un'ora intera, scese in coro per fare la santa comunione in mezzo alle sue sorelle penetrate da stupore e gioia.
Avendo dunque il Signore permesso che l'alta santità della sua umile e casta serva fosse ancora esaltata in tal modo, agli occhi degli uomini, dal fulgore e dallo splendore dei miracoli, la Chiesa, nostra santa Madre, ha voluto proporla ai suoi figli che gemono e piangono in questa valle di lacrime, come un nuovo modello da imitare, come una nuova patrona da invocare. Ed è ben a proposito, si può dire; poiché non viviamo forse in un tempo tempestoso in cui il furore degli empi e dei miscredenti sembra scatenarsi di preferenza contro questi asili di pace, di innocenza e di carità, dove la vergine cristiana, come un tempo Mosè sul monte di Refidim, eleva notte e giorno le braccia verso il cielo per placare la sua ira, dove ella perora senza sosta con le sue preghiere e le sue penitenze la causa dei peccatori presso la giustizia dell'Altissimo giustamente irritato dai crimini della terra.
Maria degli Angeli è stata beatificata da Papa Pio IX, il 14 maggio 1865.
Questa nota, che dobbiamo alla estrema cortesia dell'abate Duchssain, canonico di Angoulême, è la riproduzione quasi integrale della nota pubblicata ad Artigues nel 1865. — Cfr. Vie de la bienheu pape Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. reuse Marie des Anges, del canonico Labis, professore al seminario di Tournai (H. Casterman, 1867).
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Torino l'8 gennaio 1661
- Guarigione miracolosa all'età di 6 anni per intercessione dell'Immacolata Concezione
- Ingresso temporaneo tra le Cistercensi di Saluzzo a 12 anni
- Ingresso nel Carmelo di Santa Cristina a Torino nel 1676
- Eletta quattro volte priora e maestra delle novizie
- Fondazione del convento di Moncalieri
- Beatificazione da parte di Pio IX il 14 maggio 1865
Miracoli
- Guarigione istantanea di un polipo gangrenoso in Madeleine Cavassa
- Scomparsa di un cancro in suor Maddalena di San Francesco
- Cessazione della sterilità di Anna d'Orléans
- Allontanamento di un'epidemia pestilenziale in Piemonte
- Apparizioni delle anime del Purgatorio venute a ringraziarla
Citazioni
-
Mi propongo di calpestare ogni considerazione umana e ogni motivo umano, e di non agire in tutto se non con lo scopo di piacere a Dio.
Massima della Beata