17 dicembre 1° secolo

San Lazzaro di Betania

PRIMO VESCOVO DI MARSIGLIA E MARTIRE

Primo vescovo di Marsiglia e Martire

Festa
17 dicembre
Morte
Ier siècle (martyre)
Epoca
1° secolo

Amico di Gesù resuscitato da lui a Betania, Lazzaro si esiliò in Provenza dopo l'Ascensione. Divenuto primo vescovo di Marsiglia, evangelizzò la regione per trent'anni prima di subire il martirio per decapitazione. Le sue reliquie, a lungo contese tra Marsiglia e Autun, sono oggetto di grande devozione.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SAN LAZZARO DI BETANIA,

PRIMO VESCOVO DI MARSIGLIA E MARTIRE

Miracolo 01 / 07

La risurrezione a Betania

Il testo narra il racconto evangelico della malattia, della morte e della risurrezione di Lazzaro per opera di Gesù a Betania, quattro giorni dopo la sua sepoltura.

Il Vangelo racchiude un gran numero di racconti pieni di grandezza e di semplicità: non ne conosciamo di più calmi e di più potenti, di più familiari e di più divini, di quello della risurrezione di Lazzaro, l'amico di Ge sù. Ascoltiamo il Vang Lazare, l'ami de Jésus Amico di Gesù, da lui risuscitato, divenuto vescovo di Marsiglia e martire. elo:

«C'era un malato chiamato Lazzaro, che era del borgo di Betania, dove dimoravano Maria e sua sorella Mar ta. E Marie Santa per la quale Zita nutriva una grande devozione. ra quella Ma ria ch Marthe Sorella di Lazzaro, testimone della sua risurrezione. e aveva cosparso di profumi il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli. Lazzaro, il malato, era suo fratello.

«Le due sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore», gli fecero sapere, «colui che tu ami è malato». — «Questa malattia non porta alla morte», rispose Gesù a questa notizia; «ma avviene per la gloria di Dio, vale a dire affinché il Figlio di Dio sia glorificato per suo mezzo».

«Ora Gesù amava Marta, e Maria sua sorella, e Lazzaro. Eppure, quando ebbe appreso che era malato, rimase, nonostante ciò, ancora due giorni nel luogo in cui si trovava. Dopo aver lasciato trascorrere questo lasso di tempo:

«Torniamo in Giudea», disse ai suoi discepoli. «Maestro», gli risposero, «proprio in questi giorni i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi di nuovo andare a metterti nelle loro mani?» — «Non ci sono forse dodici ore nel giorno?» replicò loro Gesù. «Se qualcuno cammina durante il giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina durante la notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Tali furono le sue parole. Poi aggiunse: «Il nostro amico Lazzaro dorme; ma io vado a svegliarlo dal suo sonno». — «Signore», gli dissero allora i suoi discepoli, «se dorme sarà salvato». Ma Gesù aveva parlato della sua morte; ed essi credettero che parlasse del sonno ordinario. Allora Gesù si spiegò apertamente. «Lazzaro è morto», disse; «e mi rallegro, per causa vostra, di non essermi trovato là, affinché crediate. Ora, andiamo da lui». A questa parola, Tommaso, chiamato Didimo, rivolgendosi agli altri discepoli: «Andiamo anche noi!» esclamò; «andiamo anche noi, per morire con lui!»

«Giunto Gesù, trovò Lazzaro sepolto da quattro giorni nel sepolcro. E poiché Betania non distava da Gerusalemme che circa quindici stadi, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle riguardo alla perdita del loro fratello. Marta, non appena ebbe appreso che Gesù arrivava, corse incontro a lui. Maria invece rimaneva seduta in casa. «Signore», disse Marta a Gesù, «se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; ma so che, anche in questo momento, tutto ciò che chiederai a Dio, Dio te lo concederà». Gesù le rispose: «Tuo fratello risorgerà». — «Sì», rispose Marta, «so che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». — «Io sono la Risurrezione e la Vita», riprese Gesù. «Chi crede in me, anche se morto, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?» — «Sì, Signore», gli rispose lei, «credo che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, che sei venuto in questo mondo». E, dette queste parole, si allontanò e andò a chiamare sua sorella: — «Il Maestro è qui, e ti chiama», le disse sottovoce. A queste parole, Maria si alzò precipitosamente e andò verso Gesù; poiché egli non era ancora entrato nel villaggio, e si trovava sempre in quel medesimo luogo dove Marta lo aveva incontrato.

«Intanto i Giudei che erano con Maria in casa e la consolavano, avendola vista alzarsi così in fretta e uscire, la seguirono. «Va senza dubbio a piangere al sepolcro», dissero. Appena giunta nel luogo dove era Gesù, Maria, scorgendolo, si gettò ai suoi piedi. «Signore», disse, «se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». Gesù, vedendola piangere, e piangere anche i Giudei venuti con lei, fu scosso dal fremito dello Spirito e si turbò egli stesso. «Dove lo avete deposto?» disse. «Vieni e vedi», gli risposero. E Gesù pianse. I Giudei dissero allora: «Vedi come lo amava!» — «Ebbene!» replicavano tuttavia alcuni di loro, «non poteva dunque impedire che morisse, lui che ha aperto gli occhi al cieco nato?»

«Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, giunse al sepolcro. Era una caverna la cui entrata era chiusa da una pietra tombale. «Togliete la pietra», disse Gesù. «Signore», gli disse Marta, la sorella del morto, «già manda cattivo odore, perché è morto da quattro giorni». — «Non ti ho assicurato», le disse allora Gesù, «che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?» Tolsero la pietra. Allora Gesù, elevando i suoi occhi verso il cielo:

«Padre mio», disse, «ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Per quanto mi riguarda, sapevo bene che mi ascolti sempre; ma parlo così a causa di questo popolo che mi circonda, affinché si abbia fede che sei tu che mi hai mandato». E dette queste parole, gridò a gran voce: «Lazzaro, esci dal sepolcro!» E improvvisamente il morto si alzò e apparve. I suoi piedi e le sue mani erano legati dalle bende, e il suo volto avvolto nel sudario. «Scioglietelo e lasciatelo andare», disse Gesù. Allora molti dei Giudei che erano venuti a vedere Maria e Marta, e che si trovarono testimoni di ciò che Gesù aveva fatto, credettero in lui».

Missione 02 / 07

L'esilio e l'arrivo in Provenza

Dieci anni dopo l'Ascensione, Lazzaro e i suoi compagni vengono abbandonati in mare dai Giudei e approdano a Marsiglia, dove Lazzaro diviene il primo vescovo.

Richiamando Lazzaro alla vita, Gesù voleva ben meno conservarsi un amico che procurarsi uno zelante propagatore dei suoi sublimi insegnamenti. La vocazione del nuovo eletto era miracolosa, egli non doveva affatto venir meno; del resto la persecuzione è la prova ordinaria delle vocazioni elevate: essa non mancò all'amico di Gesù. Circa dieci anni dopo l'Ascensione di Nostro Signore, Lazzaro fu gettato dai Giudei su una nave senza vele e senza remi, con le sue sorelle Marta e Ma ddalena, Madeleine Santa per la quale Zita nutriva una grande devozione. con santa Marcella, san

Massimino e altri cristiani. Esposta così senza risorse alla mercé dei flutti, questa fragile imbarcazione doveva, nello spirito dei Giudei, affondare a pochi passi dalla riva e inghiottire con essa tutte le speranze della nascente schiera dei fedeli. Ma i malvagi furono delusi e la nave che avevano votato al naufragio, condotta dalla mano di Colui che aveva diretto l'arca di Noè, approdò felicemente sulla terra ospitale della Provenza. Marsiglia gli aprì il suo po Marseille Città natale del santo. rto e acclamò Lazzaro suo vescovo.

Martirio 03 / 07

Episcopato e martirio marsigliese

Dopo trent'anni di apostolato, Lazzaro viene arrestato dalle autorità pagane, torturato su una graticola e infine decapitato per essersi rifiutato di sacrificare agli idoli.

Il nuovo apostolo piantò su questa terra la bandiera della fede e, attorno a questo stendardo di Cristo, lavorò per trent'anni interi a riunire una folla compatta di neofiti. Il paganesimo si spaventò dei progressi del Vangelo e gli infedeli, essendosi impadroniti della persona di Lazzaro, lo condussero davanti al giudice della città. Questi gli intimò di sacrificare seduta stante agli idoli: se avesse rifiutato, sarebbe dovuto morire. Il venerabile vegliardo rispose che era servitore di Gesù Cristo, dal quale era già stato risuscitato una volta, e che non avrebbe mai riconosciuto altro Dio che lui con il Padre suo, Creatore di tutte le cose. Questa confessione così generosa meritò al beato apostolo la palma del martirio. Gli lacerarono il corpo con pettini di ferro, gli gettarono sulle spalle una corazza di ferro infuocata, lo stesero violentemente, per essere arrostito, su una graticola rovente, sul suo petto scagliarono diverse frecce che tuttavia furono impotenti a penetrare le carni; infine la sua testa rotolò sotto la spada del carnefice.

Eredità 04 / 07

Rappresentazioni e patronati

Descrizione degli attributi iconografici di Lazzaro (bara, abito episcopale, nave) ed elenco delle città di cui è santo patrono.

San Lazzaro viene rappresentato: 1° mentre esce dal sepolcro alla voce di Nostro Signore; 2° in abito episcopale, mentre tiene sulla mano una piccola bara che ricorda la sua risurrezione; 3° in gruppo con le sue due sorelle Marta e Maddalena; 4° abbandonato sul mare in una nave alla deriva. Il santo è patrono di Autun, Avallon, Carcassonne e Marsiglia.

Culto 05 / 07

Tracce archeologiche a Marsiglia

Analisi dei luoghi di culto primitivi a Marsiglia, in particolare la cripta di San Vittore e la prigione di place de Linche, che confermano l'antichità della tradizione.

## CULTO E RELIQUIE. — MONUMENTI.

L'apostolato di san Lazzaro in Provenza, al quale si era smesso di credere nel secolo scorso, non è più in dubbio dopo le prove perentorie fornite dall'abate Faillon . Riassumeremo ci M. l'abbé Faillon Autore di un'opera che difende l'autenticità dell'apostolato di Lazzaro in Provenza. ò che la sua opera contiene di più interessante riguardo al nostro santo vescovo.

Negli Atti molto sinceri e molto autentici del martirio di sant'Alessandro di Brescia, si dice che, sotto l'impero di Claudio (41-54), Alessandro si recò a Marsiglia presso il beato Lazzaro, vescovo di quella città, e di lì ad Aix, presso il beato vescovo Massimino. È certo, d'altro canto (l'abate Faillon lo dimostra molto bene), che, prima delle devastazioni dei Saraceni e degli altri barbari che spogliarono Marsiglia dei suoi monumenti, dei suoi titoli scritti, delle sue reliquie, il corpo di san Lazzaro, risuscitato da Gesù Cristo e martire, era inumato e onorato a Marsiglia, nella chiesa di San Vittor e. Il nome di questa c église de Saint-Victor Ordine monastico che possedette la chiesa di Saint-Tropez a partire dal 1056. hiesa risale al IV secolo: quanto alle cripte, sono state costruite in più riprese; la cripta è visibilmente più antica del resto e la sua origine risale a un'epoca anteriore all'impero di Antonino (138-161). È lì che san Lazzaro si nascondeva con i suoi neofiti, durante la persecuzione, per gli esercizi della religione. Vi si vede a sinistra dell'altare un seggio di pietra, scavato nella roccia e che si venera come quello servito a san Lazzaro nell'amministrazione dei Sacramenti. Se ne notano di simili nelle catacombe di Roma. — Al di sopra si delinea una figura grossolana che sembra risalire al VI secolo e rappresenta san Lazzaro con la palma del martirio e il bastone pastorale. Si vede inoltre, nella volta, l'alfa e l'omega che si ritrovano anche nelle catacombe di Roma. Essendo l'apostolo di Marsiglia stato sepolto in questa cripta, la sua sepoltura ha reso questo luogo caro ai marsigliesi e ha dato origine al cimitero sotterraneo che vi si è formato in seguito, come è accaduto a Roma e in molte altre città: «La consuetudine di farsi seppellire accanto ai Martiri», dice sant'Agostino, «aveva come fine quello di attirare i suffragi dei Santi sui defunti».

Fuori da questo luogo, ecco un altro monumento altrettanto prezioso sulla massa di edifici che componevano l'antica abbazia di San Salvatore. È situato in place de Linche, in una posizione sotterranea rispetto alla piazza posta al livello delle strade inferiori. Scendendo verso il porto, si trovano delle cantine che gli antichi autori hanno designato con il nome di «cantine di San Salvatore»: esse consistono in sette sale tutte uguali e parallele, circondate su tre lati da una galleria di ritorno. Tutta questa costruzione è in pietre da taglio di grandi dimensioni, disposte a paramento. Erano, secondo il parere unanime degli archeologi, prigioni pubbliche, con un alloggio per i soldati incaricati di vegliare alla guardia dei prigionieri. Sul lato orientale della galleria, all'angolo nord-est e fuori dalle mura, si trova una piccola stanza quadrilatera, che viene chiamata la prigione di San Lazzaro. È infatti una tradizione immemorabile e confermata da molti documenti che «Lazzaro, avendo rifiutato di sacrificare agli idoli, fu battuto con verghe fino al sangue, trascinato per tutta la città e rinchiuso infine in questa prigione oscura e sotterranea». Per rispetto verso questo luogo, vi si stabilirono delle religiose Cassianite, così come si era affidata la custodia della sua tomba e della sua cripta a religiosi dello stesso Ordine. Quando questa prigione fu data alle religiose, era già trasformata in oratorio, il che prova allo stesso tempo la certezza e l'antichità della tradizione che attestava l'incarcerazione di san Lazzaro in questo luogo. Aggiungiamo a questa prova che questo oratorio aveva il titolo di san Lazzaro.

Secondo la stessa tradizione, san Lazzaro fu decapitato nella prigione stessa, o almeno in place de Linche, molto vicino alla prigione. Ecco perché, nella processione solenne in cui si portano le reliquie di questo Santo, si fa su questa piazza, vicino all'angolo di rue de Radeau, una stazione durante la quale il clero canta un'antifona o un responsorio in onore del santo vescovo, come per congratularsi con lui per aver ottenuto in questo luogo la palma del martirio.

Culto 06 / 07

Traslazione delle reliquie ad Autun

In seguito alle invasioni saracene, il corpo di Lazzaro fu trasferito ad Autun, mentre Marsiglia conservò il suo capo (cranio) nella cattedrale della Major.

Durante le devastazioni dei Saraceni e di altri barbari, devastazioni di cui abbiamo già parlato, le reliquie di san Lazzaro furono trasportate da Mars iglia Autun Diocesi borgognona legata alla sepoltura del santo. ad Autun, dove fu costruita, per conservare felicemente questo santo corpo, la chiesa di San Lazzaro, che divenne in seguito la cattedrale. Marsiglia conservò tuttavia la mascella e la testa del suo santo apostolo. Un'altra testa fu abilmente adattata da un prete marsigliese al corpo del Santo, che i Borgognoni portarono via. Il capo era conservato a parte in un reliquiario d'argento; rimasero anche a Marsiglia alcuni frammenti del corpo di san Lazzaro: uno di questi frammenti fu deposto nell'altare della Certosa di Nuntrieux, nel 1252. La testa del santo Martire fu posta in un nuovo reliquiario nel 1356, e in un altro nel 1389. Per racchiudere questo reliquiario, fu costruito un monumento di marmo che servì anche da cappella di San Lazzaro nella cattedrale che un tempo aveva portato il suo nome e lo aveva sostituito con quello di Notre-Dame de la Major; fu completato nel 1481. Dalla Rivoluzione francese, la Chiesa di Marsiglia non possiede più un prezioso reliquiario, ma con serva ancora il capo chef du saint Martyr Reliquia del cranio di Lazzaro conservata a Marsiglia dopo il trasferimento del corpo ad Autun. del santo Martire.

Abbiamo detto che, nel XII secolo, fu costruita ad Autun una chiesa per conservare il corpo di san Lazzaro; essa è tutta impregnata delle tradizioni della Provenza: costruita a forma di croce latina, si compone di una navata lunga duecentosette piedi, larga settantaquattro e accompagnata da due navate laterali, terminate, come la navata centrale, ciascuna da un'abside. La navata centrale è dedicata a san Lazzaro; una delle navate laterali a santa Maddalena, l'altra a santa Marta, sue sorelle. Su uno dei quattro capitelli del portale laterale, situato dal lato di Saint-Nazaire, si vede ancora la figura del Salvatore, che ha davanti a sé santa Maddalena che gli bacia i piedi, e, dietro, Lazzaro che egli riporta in vita. Delle campane, una, che si vede ancora, fu benedetta sotto il nome di Santa Marta, e un'altra sotto quello di Santa Maddalena.

Il corpo di san Lazzaro fu trasferito in questa chiesa il 29 ottobre 1447. Fu racchiuso in un magnifico mausoleo di marmo bianco e nero, posto dietro l'altare maggiore: vi si compirono numerosi miracoli, soprattutto in favore dei lebbrosi.

Contesto 07 / 07

Scetticismo moderno e profanazione rivoluzionaria

Nel XVIII secolo, la critica storica indebolì il culto prima che la Rivoluzione profanasse le reliquie, salvate in parte dai fedeli prima della loro restaurazione nel 1803.

Dalla traslazione di san Lazzaro, nel 1447, fino al XVIII secolo, non risulta che sia mai stato aperto il feretro che racchiudeva le reliquie del nostro Santo. Tuttavia, nel XVIII secolo, avendo gli scritti di Baillet e di Tillemont indebolito considerevolmente lo zelo per il suo culto, si risolse infine, nel 1727, per dissipare i dubbi che tali opere avevano diffuso negli animi, di procedere all'apertura della sua tomba. Essa ebbe luogo il 29 giugno di quell'anno. Si trovò, nella cripta del santo Martire, una bara di piombo con un'iscrizione che indicava trattarsi del corpo di san Lazzaro, quel morto resuscitato dopo quattro giorni, e che era stato deposto in quel luogo il 13 delle calende di novembre dell'anno 1147...

Per soddisfare la devozione dei fedeli, si posero provvisoriamente le sante reliquie in un'urna e, per quindici giorni, rimasero esposte alla loro venerazione. Si giunse da ogni parte ad Autun per onorarle e, dopo la quindicina, furono portate in processione per tutta la città. Questo evento fu noto non solo nei dintorni, ma in tutta la Francia, avendo il Capitolo di Autun indirizzato una circolare a tutte le chiese cattedrali per darne notizia. Il vescovo di Autun scrisse egli stesso a quello di Marsiglia, Henri de Belzunce, per sapere se, negli archivi della M ajor, vi fosse qu Henri de Belzunce Vescovo di Marsiglia nel XVIII secolo, difensore delle tradizioni locali. alche documento antico riguardante la traslazione del corpo di san Lazzaro ad Autun. Monsignor de Belzunce gli rispose che, avendo i Saraceni devastato la città di Marsiglia nel IX secolo, gli archivi erano interamente periti e che non si conservava nulla di anteriore al XIII secolo; ma che la tradizione costante, confermata dagli storici di Marsiglia, era che i Borgognoni avessero sottratto il corpo di san Lazzaro, senza che si potesse assegnare con precisione l'anno di tale evento; che, al momento del furto, il sacerdote sacrestano della cattedrale e un canonico avevano preso la testa del santo Martire e ne avevano sostituita un'altra, che fu portata via con il corpo dai Borgognoni. «Ciò che è particolare», aggiungeva Monsignor de Belzunce, «è che non abbiamo la mascella inferiore, il che fa credere che quei due sacerdoti avessero messo, con le preziose reliquie del santo Martire, una testa che ne fosse anch'essa priva, affinché coloro che portavano via le reliquie non vi trovassero alcun cambiamento». Il vescovo di Marsiglia chiese in quell'occasione, con molta insistenza, e ottenne dal Capitolo di Autun alcune piccole ossa del santo fondatore della sua Chiesa. Istituì una festa particolare della traslazione di tali reliquie a Marsiglia, fissandola al venerdì della quarta settimana di Quaresima, giorno in cui si celebrava nella sua cattedrale la memoria della risurrezione di questo santo patrono.

Tuttavia il vescovo di Autun, incaricato nel frattempo di diversi affari importanti, non si affrettò a rimettere le reliquie di san Lazzaro nella tomba. Esse rimasero nell'urna dove erano state poste per farle venerare ai fedeli, finché infine, il 18 luglio 1731, ne furono ritirate e riposte nell'antico feretro, dove si rinchiuse anche il verbale di quanto era avvenuto nel 1727 e quello redatto il giorno stesso. Dopo che la bara fu circondata da sette fasce di ferro, così come lo era in origine, fu portata in processione dai canonici nel mausoleo e ricollocata al suo posto antico. Per perpetuare la memoria di un così felice evento, si istituì una festa che ci si proponeva di celebrare ogni anno; ma il seguito non rispose a questo primo stato per il culto del santo Martire. I principi dei nuovi critici accreditandosi insensibilmente tra gli ecclesiastici di Autun, questi ultimi, per una fiducia troppo cieca nelle pretese scoperte di Tillemont e di Chastelain, si lasciarono persuadere che san Lazzaro non fosse stato vescovo, che non fosse mai venuto nelle Gallie e che le sue reliquie fossero in Oriente. Di conseguenza, il culto che si era sempre reso a questo Santo nella Chiesa di Autun diventando, per quei riformatori, una sorta di scandalo, essi soppressero dal Breviario diocesano tutto ciò che sembrava consacrare tali pretese errori popolari; e, per una conseguenza necessaria, si giunse fino a proscrivere i monumenti di scultura che contraddicevano questa nuova liturgia. Con il pretesto di riparazioni o miglioramenti, si fecero scomparire dai ritratti tutte le figure in cui san Lazzaro era rappresentato in abiti vescovili, e anche molte altre che rappresentavano santa Maddalena e santa Marta, e accompagnavano quella di san Lazzaro, resuscitato da Gesù Cristo. Ma, ciò che non si saprebbe rimpiangere abbastanza, è il mausoleo di marmo di san Lazzaro, che fu avvolto in questa proscrizione, l'anno 1765. Si addusse come motivo il disegno di sostituire a quella tomba decorazioni di gusto migliore. Tuttavia, poiché quello era solo un pretesto per distruggerlo, invece di trasportarlo in qualche cappella, si annientarono, con una risoluzione che si stenta a comprendere, tutte quelle statue e il mausoleo stesso, di cui non restano che pochi frammenti.

Infine, pochi anni dopo e verso la fine del 1793, il corpo stesso di san Lazzaro, così venerato ad Autun da nove secoli, fu profanato come la maggior parte degli altri corpi santi. Le reliquie del santo Martire, estratte dall'urna e gettate alla rinfusa sul pavimento della chiesa, servirono per alcuni istanti da oggetto di divertimento a una banda di bambini che le trascinavano qua e là, quando, per un resto di religione, gli autori stessi della spoliazione trasportarono le reliquie nel vestibolo che conduce dalla sacrestia all'antica camera del Tesoro, e le gettarono sul pavimento, dove rimasero diversi giorni. Lì, mentre si faceva la vendita pubblica degli effetti della sacrestia, una donna chiamata Jeanne Moreau, vedendosi sola nel vestibolo, raccolse improvvisamente la testa detta di san Lazzaro; e altre persone di Autun sottrassero successiva mente diverse Jeanne Moreau Donna di Autun che salvò la testa di san Lazzaro durante la profanazione rivoluzionaria. ossa del santo Martire. Tornata la calma in Francia, tutte queste persone si affrettarono a rimettere a Monsignor de Fontange, vescovo di Autun, le reliquie di san Lazzaro di cui erano depositarie, e quel prelato, dopo averne constatato l'identità, ordinò, il 18 agosto 1803, che fossero rinchiuse in un'urna e trasportate in processione nella chiesa cattedrale, il 3 settembre seguente, con tutta la pompa consueta in simili circostanze. L'urna fu portata dai canonici ed esposta nel coro alla venerazione dei fedeli, dai primi vespri della festa fino alla fine dell'ottava del santo Martire.

Abbiamo sostituito il racconto del Padre Giry con quello del Vangelo, completato con il Proprio di Marsiglia, i "Monuments inédits sur l'apostolat de sainte Marie-Madeleine", dell'abate Faillon, della Società di San Sulpizio, e le "Caractéristiques des Saints", del R. P. Caillet.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Resurrezione per opera di Gesù Cristo a Betania dopo quattro giorni nel sepolcro
  2. Espulsione dalla Giudea su una nave senza remi né vele dieci anni dopo l'Ascensione
  3. Arrivo in Provenza ed evangelizzazione di Marsiglia
  4. Episcopato di trent'anni a Marsiglia
  5. Martirio sotto il giudice della città per decapitazione dopo vari supplizi

Miracoli

  1. Resurrezione per opera di Gesù Cristo dopo quattro giorni di morte
  2. Attraversamento miracoloso del mare su una nave senza remi né vele
  3. Guarigioni di lebbrosi presso la sua tomba ad Autun

Citazioni

  • Lazzaro, vieni fuori! Vangelo secondo Giovanni
  • Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Vangelo secondo Giovanni

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo