San Dagoberto II
PATRONO DI STENAY, NELLA DIOCESI DI VERDUN
Re d'Austrasia e martire
Re d'Austrasia nel VII secolo, Dagoberto II fu esiliato da bambino in Inghilterra prima di riconquistare il suo trono. Sovrano pio e giusto, favorì la Chiesa e fondò diversi monasteri in Alsazia. Morì assassinato nel 679 nella foresta di Woëvre, vittima di un tradimento politico orchestrato da Ebroino.
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SAN DAGOBERTO II, RE D'AUSTRASIA, MARTIRE,
PATRONO DI STENAY, NELLA DIOCESI DI VERDUN
Esilio e formazione spirituale
Esiliato in Inghilterra, Dagoberto viene educato da san Wilfrido di York, sviluppando una profonda pietà e una visione cristiana del potere regale.
Ma il cielo vegliò su questo fanciullo e gli diede un padre nella persona di san Wilfrido, vescovo di Yo saint Wilfrid, évêque d'York Vescovo inglese che consacrò Suitberto. rk, che lo fece educare secondo i precetti del Vangelo. Dagoberto acquisì nel suo esilio le qualità necessarie per governare un giorno con saggezza. Questo esilio fu per lui una buona scuola: vi imparò a disprezzare lo splendore di un trono perituro per occuparsi dell'eternità. Man mano che avanzava in età, studiò i precetti della nostra santa religione e fece del Vangelo l'oggetto delle sue frequenti meditazioni. Conobbe in tal modo in che cosa consista la vera grandezza, e queste considerazioni lo portarono a camminare con coraggio nel sentiero della virtù. «Felice», si diceva, «il principe che, prima di comandare agli altri, sa governare se stesso ed esercitare sul proprio cuore un impero severo. E a che gli servirebbe farsi obbedire da migliaia di sudditi, se egli stesso fosse schiavo delle sue passioni, se le sue cattive inclinazioni lo dominassero? E quale vantaggio gli verrebbe dal vedere il suo nome celebre nella storia dei re e dei conquistatori della terra, se il Padre celeste lo cancellasse dal libro dell'immortalità?»
Tali erano i gravi pensieri che occupavano il giovane monarca nella terra della sventura. Se sospirava, come un tempo gli Israeliti, il momento di ritornare in una patria diletta, non era affatto per brillarvi su un trono sfolgorante e ricevervi gli omaggi dei suoi sudditi; era nel desiderio di lavorarvi per il bene del suo popolo, di farvi fiorire la religione e di governarvi da re cristiano. Apprezzava troppo il peso di una corona per ambire a portarla senza adempiere ai doveri che la regalità gli imponeva. La sua tenerezza per i suoi popoli si risvegliò soprattutto quando apprese quanto il bel paese di Francia soffrisse per le vessazioni e gli abusi di alcuni grandi, i quali, col pretesto del bene pubblico, laceravano il seno della loro patria e cercavano solo di saziare i loro odi personali e soddisfare la loro ambizione. Più di una volta fu sul punto di abbandonare la terra ospitale e di ritornare in patria, per annunciare ai popoli che viveva ancora e far valere i suoi diritti: ma allora, moderando il suo nobile ardore, rinunciò al suo progetto, in attesa che la Provvidenza gli fornisse l'occasione di andare a riconquistare l'eredità dei suoi padri, e si accontentò di rivolgere al cielo voti per la sua patria.
Usurpazione e successione politica
Durante la sua assenza, Grimoaldo usurpa il trono simulando la morte di Dagoberto, provocando l'esilio della regina Imnehilde e un'instabilità dinastica in Austrasia.
Appena questo giovane principe scomparve, si sparse ovunque la voce della sua morte. Grimoaldo spinse l'infamia al punto di fargli celebrare magnifici funerali, per ingannare più sicuramente i popoli e coprire così l'odiosità della sua usurpazione: poiché fece quasi subito proclamare re il proprio figlio, sostenendo che Sigeberto lo avesse adottato. I popoli furono ingannati e non riconobbero affatto questa indegna supercheria: ma la regina Imnehilde protestò contro questo infame tradimento e, non potendo, nel momento stesso, istruire i popoli sulla verità, prese il cielo a testimone che non intendeva affatto vedere i suoi esclusi dal trono, e si rifugiò a Parigi presso Clodoveo II, suo cognato. I grandi d'Austrasia non tar darono a Austrasie Regno merovingio di cui Dagoberto II fu sovrano. tornare sui loro passi riguardo all'entusiasmo per l'usurpatore. Poiché le violenze di Grimoaldo alienarono a poco a poco gli animi, e dopo un regno di sette mesi, detronizzarono Childeberto e posero sul trono Clodoveo II, fratello di Sigeberto, che riunì così tutto il regno di Francia sotto il suo scettro: ma questi morì nel 656 e lasciò la monarchia a Clotario III, suo figlio primogenito, che aveva appena cinque anni. Clotario III possedette l'Austrasia fino al 660, epoca in cui fu data a Childerico, il secondo dei figli di Clodoveo, il quale governò questo regno sotto la reggenza di Imnehilde e sposò sua figlia, sorella di Dagoberto.
Ritorno e riconquista
Dopo il suo matrimonio in esilio, Dagoberto torna progressivamente al potere con l'aiuto di Wilfrido, recuperando dapprima l'Alsazia e poi l'integralità dell'Austrasia nel 673.
Questo giovane principe continuava a vivere sconosciuto nel suo esilio, attendendo che il cielo si dichiarasse finalmente in suo favore. Sposò , per interce saint Wilfrid Vescovo inglese che consacrò Suitberto. ssione di san Wilfrido, una principessa sassone, dalla quale ebbe un figlio che chiamò Sigeberto, e quattro figlie, Irmina, Adele, Ratilde e Ragnetrude. Mentre Dagoberto si applicava a dare un'educazione cristiana ai suoi figli, alcuni signori austrasiani, legati a Himneholde e pieni di venerazione per la memoria di Sigeberto, pensarono di richiamarlo. Scrissero a tal fine a san Wilfrido e lo pregarono di rimandare loro il loro re legittimo, per porlo sul trono di suo padre. Il santo prelato raccolse nel paese una forte somma di denaro e impegnò i principi inglesi a dargli soccorso per tornare in Austrasia. Dagoberto partì subito, ma non poté dapprima riconquistare i suoi diritti; allora Himneholde chiese a Childerico l'Alsazia e alcuni cantoni situati oltre il Reno, dove Dagoberto venne a regnare piuttosto come luogotenente di Childerico che come vero sovrano. Essendo quest'ultimo stato assassinato nel 673, Dagoberto recupe rò tutto il regno d royaume d'Austrasie Regno merovingio di cui Dagoberto II fu sovrano. 'Austrasia.
Un regno di giustizia e di fondazioni
Il re governa con saggezza, restaura le province devastate dai barbari e fonda diversi monasteri come Surbourg e Haslach.
I popoli avevano finalmente sentito parlare delle virtù che questo principe aveva praticato in terra straniera; si aspettavano un regno felice e non furono affatto delusi nella loro speranza. Mai monarca vegliò con più cura sugli interessi dei suoi sudditi. Rese loro in ogni occasione una rigorosa giustizia e si fece amare per la dolcezza del suo governo. La pietà era il fondamento delle sue virtù e l'anima di tutte le sue imprese. Si vedeva realizzarsi in lui ciò che l'Apostolo aveva detto un tempo: «che la pietà è utile a tutto; che non solo promette ricompense in questo mondo a coloro che mettono in pratica ciò che essa insegna, ma che assicura loro doni ben più grandi oltre la tomba». La vita di Dagoberto è una risposta energica e inconfutabile a quei detrattori della religione che osano pretendere che la vera pietà restringa il genio, snervi il coraggio e impedisca all'uomo di concepire ed eseguire nulla di grande. Si interroghi la storia, si esaminino i fatti, e si vedrà questo principe lottare con vantaggio contro la barbarie del suo secolo, sforzarsi di cancellare fino alle ultime tracce del furore distruttore dei Vandali e degli Unni, che avevano fatto delle più belle province un orrendo deserto. Dagoberto, persuaso che la religione potesse sola addolcire la sorte dei popoli e guarire le ferite profonde che due invasioni di barbari avevano fatto ovunque, chiamò in suo soccorso la potenza benefica di questa religione e arrestò per mezzo di essa il corso dei mali pubblici. Non contento di adempiere con scrupolosa esattezza ai doveri che il cristianesimo gli imponeva, cercò ancora di far partecipare i suoi popoli all'influenza salutare delle grazie che esso procura, fondando diverse case religiose. È alla sua generosità che i monasteri di Surbourg, di Haslach e di San Sigismondo dovettero la loro esistenza. Trovò in una saggia amminis Haslach Monastero fondato da Dagoberto in Alsazia. trazione delle entrate dello Stato i mezzi per arricchire le sue province di stabilimenti tanto importanti quanto utili in quell'epoca. Il suo palazzo offriva tutta la regolarità di un monastero; era aperto all'ultimo dei sudditi, che poteva in tutta libertà avvicinarsi al suo re ed esporgli la propria situazione. Mai il pio principe ascoltò i suggerimenti degli adulatori; bandì dalla sua corte quegli uomini falsi e scellerati, che si giocano così indegnamente la fiducia dei monarchi e li ingannano. Amava la verità e la diceva allo stesso modo con una franchezza veramente regale.
Relazioni ecclesiastiche e miracolo
Dagoberto si circonda dei santi Arbogasto e Fiorenzo a Strasburgo e offre beni alla Chiesa dopo la guarigione miracolosa di suo figlio Sigeberto.
È al suo zelo per la religione che la diocesi di Strasburgo fu debitrice di due dei suoi più illustri pontefici, san Arbogasto e san saint Arbogaste Vescovo di Strasburgo e consigliere di Dagoberto. Fiorenzo, che godettero della sua più intima fiducia. Il primo di questi prelati ottenne per la sua cattedrale il dominio di Rouffach e il castello di Issenbourg, in riconoscimento dell'insigne beneficio che il Signore aveva concesso a Dagoberto rendendogli un figlio caro, ferito a morte da una caduta da cavallo. Schadée riferisce che Dagoberto fece inoltre alla stessa chiesa magnifici doni, consistenti in diversi reliquiari, un calice d'oro e un libro dei Vangeli guarnito d'oro e di pietre preziose. Riunendo così tutte le virtù cristiane e reali, il monarca d'Austrasia era grande davanti a Dio e davanti agli uomini, e questa grandezza, la doveva tutta intera alla religione: lungi dall'arrossirne, se ne faceva addirittura un vanto. Conduceva una vita molto austera e praticava rigorosamente i digiuni prescritti dalla Chiesa. La sua tavola predicava sempre la sobrietà, anche agli stranieri: preferiva elargire in elemosine le somme che avrebbe potuto spendere in pasti sontuosi e in cibi delicati. Dagoberto aveva preso l'abitudine di accostarsi spesso alla divina Eucaristia. Si preparava sempre con ammirevole fervore alla ricezione di questo augusto sacramento. Il Signore lo colmava ogni volta di grazie particolari: da qui i suoi progressi nella perfezione. L'Eucaristia è sempre stata e ancora oggi è la delizia dei Santi: li ha fortificati nella loro debolezza ed è diventata per loro una fonte di consolazioni in questa valle di lacrime.
Conflitto con Ebroino e Teodorico III
Le ambizioni del maggiordomo di palazzo Ebroino e le spoliazioni di Teodorico III spingono Dagoberto a dichiarare una guerra difensiva per proteggere il suo regno.
Dagoberto aveva perso nell'infanzia il trono dei suoi padri per l'ambizione di un maggiordomo di palazzo; perderà la vita per gli intrighi di un alt ro. Eb Ébroïn Maestro di palazzo responsabile della morte di San Ramberto. roino, uomo crudele e sanguinario, lo stesso che ha immerso le sue mani nel sangue di san Legiero, vescovo di Autun, abusava allora della f iducia di T Thierry III Re dei Franchi che fece donazioni a San Condede. eodorico III e cercava di smembrare il regno d'Austrasia, per aumentare il suo dominio e diminuire quello di Dagoberto. Quest'ultimo, dopo aver appreso la condotta di Ebroino, si rivolse a Teodorico ed espose i suoi motivi di reclamo contro le imprese ingiuste di quell'ambizioso maggiordomo di palazzo. Per mettere dalla sua parte tutta la giustizia, Dagoberto fissò un termine, entro il quale gli si dovevano restituire le province che erano state distaccate dall'Austrasia: ma, scaduto tale termine, Teodorico non si preoccupò affatto di soddisfare la richiesta di Dagoberto. Sebbene questo pio principe sapesse che il flagello più grande con cui il Signore possa punire un impero è quello di inviargli la guerra, credette tuttavia di doverla dichiarare a Teodorico, al fine di mantenersi nel possesso dei suoi Stati e ottenere allo stesso tempo la restituzione delle province che Teodorico tratteneva così ingiustamente. Dagoberto raccomandò tutta questa faccenda a Dio, e lo prese a testimone della purezza delle sue intenzioni. Convocò i grandi del suo regno e li istruì sui motivi che avevano dettato la sua risoluzione. Tutti furono del parere di respingere con le armi le pretese di Teodorico e di strappargli con la forza le province che non voleva cedere al buon diritto.
Martirio nella foresta di Woëvre
Attratto in un'imboscata con il pretesto della pace, Dagoberto viene assassinato dal suo figlioccio Grimoaldo nella foresta di Woëvre il 23 dicembre 679.
Dagoberto si preparò alla guerra come un re cristiano. Mentre l'esercito si radunava con i suoi capi, il pio re, coperto da un rude cilicio, praticava digiuni e austerità, per rendersi il cielo propizio. Mettendo poi tutta la sua fiducia in Dio, avanzò alla testa del suo esercito. Sull'esempio di Davide, poteva dire: «Quelli sperano nel numero dei loro carri e nella velocità dei loro destrieri; ma noi, noi invocheremo il nome del Signore nostro Dio». Questo esercito, che era animato dagli stessi sentimenti del suo re, si faceva notare per la severità della sua disciplina. Non era affatto un corpo che si radunava per la speranza di un ricco bottino; si era armato solo per sostenere i diritti legittimi del suo principe. I due eserciti, giunti ai confini della Lorena e della Champagne, attendevano da un momento all'altro il segnale del combattimento. Dagoberto vi si preparava di nuovo con una preghiera fervente, quando vide arrivare nel suo campo degli inviati che lo invitarono a una conferenza, al fine, si diceva, di terminare questa disputa amichevolmente e impedire così l'effusione di sangue francese. Il saggio monarca testimoniò agli inviati quanto si rallegrasse di poter finire questa faccenda in una maniera ugualmente onorevole e cristiana, e dopo aver dato i suoi ordini ai capi dell'esercito, partì con gli inviati, senza scorta; confidando nell'onore di quei guerrieri, attraversò con loro la foresta di Woëvre, per recarsi nel luogo designato. Ma è dunque necessario che i Santi diventino vittime della perfidia di un vile scellerato? Appena Dagoberto fu abbastanza addentrato nella foresta da non essere più visto dai suoi, cadde in un'imboscata che gli aveva teso Ebroino, e fu spieta tament Ébroïn Maestro di palazzo responsabile della morte di San Ramberto. e massacrato per mano di Grimoaldo, suo figliocci o, il 23 dicembre de Grimoald son filleul Figlioccio di Dagoberto e suo diretto assassino. ll'anno 679. È così che un principe magnanimo, che aveva fatto la felicità dei suoi sudditi, terminò la sua carriera, vigliaccamente assassinato da un vile mercenario, nel momento in cui, senza guardie, si era recato, sulla fede giurata, nel luogo dove doveva terminare questa disputa.
Si cercò dapprima di nascondere questa morte, al fine di occultarne la vergogna, che ricadeva su Teodorico e i suoi consiglieri criminali. Ma quando l'esercito di Dagoberto l'ebbe appresa, entrò in un furore straordinario e volle all'istante vendicare il suo capo sfortunato. Gli ufficiali ebbero difficoltà a reprimere quel nobile corruccio; ma esposero che, essendo questo principe vittima di un'infame tradimento, godeva già in cielo del frutto delle sue virtù, e che non bisognava di conseguenza insanguinare la vittoria che aveva appena riportato; che d'altronde la religione che il re aveva professato con tanto coraggio, vietava un'effusione di sangue che non portava ad alcun vantaggio. Queste considerazioni calmarono l'effervescenza dei soldati; le grida di furore e i lamenti lasciarono il posto all'ammirazione. Ognuno si compiaceva di raccontare le belle qualità di un principe degno di una sorte migliore, e di fare l'elogio delle sue virtù. La voce pubblica collocò Dagoberto nel numero dei Santi, e il genere della sua morte lo fece considerare come martire.
Culto e destino delle reliquie
Il suo corpo, inizialmente a Rouen e poi a Stenay, fu oggetto di grande devozione fino alla profanazione della sua urna da parte degli Ugonotti nel 1591.
## CULTO E RELIQUIE.
Sant'Ouen, arcivescovo di Rouen, ottenne con difficoltà il corpo del santo monarca e lo fece trasportare nella sua chiesa. Fu trasferito più tardi nella chiesa di Saint-Remi di Stena Stenay Luogo di sepoltura principale e centro del culto di Dagoberto. y, che prese presto il suo nome. Lì attirò i fedeli che giungevano dall'Austrasia e dal Belgio per implorare la protezione del loro amato monarca. Nell'872, l'arcivescovo Incmaro di Reims esumò san Dagoberto e pose le sue ossa in un'urna; ma, nel 1591, gli Ugonotti saccheggiarono la chiesa di Stenay e portarono via la sua urna d'argento, ornata di gigli d'oro.
Si fa menzione di Dagoberto, re e martire, nell'antico martirologio gotico della cattedrale di Verdun e in quello antico che si trova all'inizio del salterio della regina Emma, sposa di Lotario; il suo nome si legge parimenti nel martirologio di Adone. Sembra che un tempo se ne celebrasse la festa nell'abbazia di Haslach; poiché l'abate Luigi, nella sua Vita di san Fiorenzo, ci parla di un antico manoscritto, conservato ai suoi tempi negli archivi di quel Capitolo, che conteneva un compendio della vita di san Dagoberto, nella forma delle lezioni che si recitano nell'Ufficio di Malines. A Stenay si cel ebrava Stenay Luogo di sepoltura principale e centro del culto di Dagoberto. anche il giorno della sua traslazione, fissato al 2 settembre. Questa festa attirava sempre un concorso immenso di popolo e diversi prelati delle città vicine vi si recavano ogni anno per raccomandare il loro gregge al beato re, che era patrono di diverse province.
Estratto dalla Storia dei Santi d'Alsazia, dell'abate Hunckler; e dalla Storia di Verdun e del territorio verdunese, dell'abate Clouët.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Esilio in Inghilterra presso san Wilfrid di York
- Matrimonio con una principessa sassone
- Ritorno in Austrasia e regno parziale in Alsazia
- Riconquista dell'intero regno d'Austrasia nel 673
- Assassinato nella foresta di Woëvre dal suo figlioccio Grimoaldo
Miracoli
- Guarigione miracolosa di suo figlio Sigeberto dopo una caduta da cavallo
Citazioni
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Beato il principe che, prima di comandare agli altri, sa governare se stesso.
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