25 dicembre 1° secolo

Gesù Cristo

La Natività

Salvatore, Verbo incarnato, Figlio di Dio

Festa
25 dicembre
Categorie
Redentore , Messia
Epoca
1° secolo

Nato a Betlemme in una stalla per compiere le profezie, Gesù Cristo, il Verbo incarnato, viene deposto in una mangiatoia tra un bue e un asino. La sua nascita è annunciata dagli angeli ai pastori e segnata da segni miracolosi in tutto il mondo. La festa della Natività celebra questo mistero dell'Incarnazione e della Redenzione.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 8

LA NATIVITÀ DI NOSTRO SIGNORE

Teologia 01 / 08

Il mistero della doppia nascita

Distinzione tra la nascita eterna del Verbo e la sua nascita temporale nella carne per la redenzione degli uomini.

Dalla creazione del mondo 5199.

Hunc aetra, tellus, aquora, Hunc anna quod anlo subest, Salatis auctorem nova Novo salutat cantica.

Che gli astri in questo giorno, che la terra, che l'Oceano stesso e tutte le creature che si muovono sotto la volta dei cieli, vengano a salutare l'evento del Liberatore e a intonare in sua lode un cantico degno di lui.

Liturgia romana.

Questa festa è così augusta e il popolo fedele si porta da sé con tanto ardore e devozione a celebrarla che tradiremmo la sua attesa se non ci soffermassimo un po' sul grande mistero che vi si onora, al fine di dargliene una più perfetta conoscenza. Non si tratta propriamente della nascita per la quale il Verbo divino procede dall'intelletto del Padre suo: nascita permanente, nascita eterna, nascita che non ha mai avuto inizio e che non avrà mai fine; nascita che non ha giorno determinato, perché è prima di tutti i giorni e tuttavia non vi sono giorni che essa non racchiuda; nascita che ha dato, che dà e che darà eternamente, senza successione e senza difetto, a questo Verbo adorabile la natura stessa di suo Padre che è la sua divinità. È vero che la Chiesa ce la propone nella terza messa di questo giorno, poiché vi fa leggere il primo capitolo della Lettera agli Ebrei e l'inizio del Vangelo secondo san Giovanni, che sono i luoghi in cui la Sacra Scrittura ne parla con più luce e profondità, ma è costante che la sua principale intenzione sia di riverire la seconda nascita del suo Salvatore, quella per la quale è nato da una Vergine nella pienezza dei tempi, per illuminare il mondo con la sua pr esenza Vierge Madre di Gesù, apparsa a Bertrand. e per iniziare tra gli uomini la grande opera della loro redenzione, dopo essere stato concepito dallo Spirito Santo nel seno di questa Vergine e racchiuso per nove mesi, secondo il corso ordinario delle generazioni umane.

È nella visione di questo mistero che essa canta nei suoi uffici: «Oggi, la vera pace è discesa a noi dal cielo. Oggi i cieli sono diventati fonti di miele per tutto il mondo. Oggi, il giorno di una redenzione nuova, di una riparazione antica e di una felicità eterna, è sorto per noi». Ed è ciò che fa dire a san Leone, papa, nel primo sermone della Natività: «Nostro Signore è nato oggi, miei diletti, rallegriamoci; poiché non è per saint Léon, pape Papa che intrattenne una stretta corrispondenza con Costantino e i vescovi gallici. messo rimanere tristi, quando la vita prende nascita. Nessuno è escluso dalla partecipazione di questa allegrezza; tutto il mondo ha motivo di prendervi parte, perché Nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno esente dal crimine, è venuto per riscattare e affrancare tutti gli uomini. Che il giusto sussulti di gioia, perché è vicino a ricevere il salario della sua giustizia; che il peccatore si consoli nella sua miseria, perché gli si offre il perdono delle sue offese; che il gentile stesso riprenda coraggio, perché è chiamato per dargli la vita».

Contesto 02 / 08

Il compimento delle promesse

La nascita di Cristo realizza le promesse fatte ai patriarchi e ai profeti dell'Antico Testamento.

In effetti, vediamo in questa nascita predetta tanti secoli prima, il compimento di tutto ciò che Dio aveva promesso a Noè, ad Abramo, a Giacobbe, a Mosè, a Davide, a Isaia e ai resti della cattività di Babilonia. Aveva promesso a tutti loro un vero Salvatore che avrebbe liberato il genere umano dalla schiavitù del peccato e dalla tirannia del demonio. Ecco finalmente che è nato; gli angeli ce lo annunciano con i loro canti di gioia e con un'armonia celeste. I cieli ce lo indicano con una stella nuova e straordinaria. La terra ce ne dà conferma con un gran numero di meraviglie che vi si compiono da ogni parte. Andiamo noi stessi a riconoscerlo, corriamo con i pastori a Betlemme, entriamo nella stalla in loro compagnia e consideriamo lì, secondo l'avvertimento dell'angelo, questo bambino nato da Dio nell'eternità e nato dalla Vergine nel tempo, avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia.

Da quando l'angelo del Signore ebbe rivelato a san Gi useppe l'ine saint Joseph Patrono particolare della Congregazione. ffabile mistero dell'Incarnazione del Verbo, Giuseppe e Maria non fecero altro insieme che elevarsi a Dio per benedire, adorare, lodare e ringraziare la sua inestimabile carità verso i peccatori e per pregarlo istantemente di compiere il disegno della sua misericordia, donando a tutto il mondo, con una felice nascita, Colui che aveva già dato loro con una concezione verginale. Essi compirono in se stessi, per disporsi a questo insigne favore, ciò che ancora mancava ai desideri infuocati dei Patriarchi, alle preghiere istanti dei Profeti, alle grida e ai sospiri dei giusti, alla speranza di tutti i secoli e all'attesa di tutta la natura, la quale, gemendo sotto la cattività del peccato, attendeva con impazienza la venuta di un liberatore; e lo fecero con tanta più perfezione quanto più Maria, già madre del Bambino, e Giuseppe, suo custode, suo tutore e suo nutrice, avevano in tale qualità una conoscenza sovrana del suo merito e un amore per lui proporzionato all'eminenza della loro dignità. D'altronde la Vergine sapeva, per rivelazione dell'angelo, che, avendo concepito per opera dello Spirito Santo, avrebbe anche partorito per questa stessa operazione, la quale non solo avrebbe conservato il sigillo della sua verginità, ma gli avrebbe dato anche un nuovo splendore, di modo che il Bambino avrebbe potuto dire ciò che il re-Profeta gli mette in bocca: *Tu es qui extraisiti me de ventre*; «Sei tu, Signore, che, per un prodigio della tua potenza e per un'opera tutta singolare della tua sapienza, mi hai tratto dal seno di mia madre». Così, ella si legava e si univa senza sosta alle disposizioni sante della divina Provvidenza, senza altra cura che quella di ricevere le sue impressioni e di seguire i movimenti della sua grazia.

Vita 03 / 08

Il viaggio verso Betlemme

Sotto l'editto di Cesare Augusto, Giuseppe e Maria si recano a Betlemme per il censimento della tribù di Davide.

Tuttavia giunse il tempo di dare alla luce questo divino Bambino, e poiché egli voleva un giorno essere giustiziato a Gerusalemme, alla presenza di tutta la terra, per soffrire una maggiore confusione, volle anche nascere senza alcuno splendore, nella piccola città di Betlemme, per insegnarci, nascendo così come morendo, ad umiliarci; egli fece nascere, per questo motivo, un'occasione per i suoi genitori di recarsi in quella città che i Profeti avevano predetto dover essere la culla del Messia. Questa occasione fu che Cesare Augusto, imperatore del mondo, volendo conoscere le forze del suo impero, il numero delle famiglie e delle persone che lo componevano e riscuotere un tributo capitale dai suoi sudditi, emanò un editto con il quale veniva ordinato a tutti i governatori delle province di farne ovunque un censimento esatto, e a ogni privato di farsi iscrivere nei registri che ne sarebbero stati fatti nel luogo in cui si trovava il capo della sua famiglia. San Giuseppe, che era della casa e della tribù di Davide, il cui ceppo era a Betlemme, si vide costretto per questo a recarvisi per obbedire al comando del principe.

Partì da Nazareth, secondo il testo del Vangelo; si mise in cammino per Betlemme, e vi condusse sua moglie incinta, per farsi iscrivere con lei. Questa città, già molto popolata di per sé, traboccava di stranieri in quell'epoca. Giuseppe e Maria, a causa Marie Madre di Gesù, apparsa a Bertrand. della loro povertà, non potendo trovare posto nelle locande, uscirono dal recinto di Betlemme. Davide, divenuto re, aveva costruito una fortezza a Betlemme che era stata la sua culla, dove aveva condotto al pascolo le greggi di suo padre e dove Samuele lo aveva consacrato re: questa fortezza caduta in rovina serviva da riparo ai viaggiatori, per loro e per le loro bestie da soma, ai pastori che vi si rifugiavano con le loro greggi. È lì, in una grotta sotterranea, che Maria, esausta per le fatiche del viaggio così duro per la sua età (aveva solo quattordici anni), fu costretta a ripararsi con il suo sposo, contro i rigori della stagione; era una specie di stalla con una mangiatoia, della paglia e del fieno. Non si può concepire un alloggio più umile; tuttavia la sapienza di Dio l'aveva scelto da tutta l'eternità per la sua nascita; poiché allora, dice san Luca, *impleti sunt dies Maria ut pareret*: «giunsero i giorni in cui Maria doveva partorire»; non solo il tempo che la natura richiedeva, secondo l'ordine della generazione umana, ma anche il tempo segnato prima di tutti i secoli nell'ordine dei disegni di Dio, il tempo dell'ultima disposizione del mondo a ricevere un così grande beneficio, e il tempo in cui Maria era arrivata all'ultimo grado di grazia che doveva avere per mettere al mondo questa luce infinita, e questo specchio senza macchia della bellezza e della bontà di Dio.

Vita 04 / 08

La nascita verginale

Racconto della nascita miracolosa in una grotta, che preserva la verginità di Maria secondo i Padri della Chiesa.

Ella fu avvertita per rivelazione di questo momento e, ritiratasi nella parte più profonda della grotta, che ebbe cura di pulire, si mise in ginocchio rivolta verso Oriente, per attendere in quella postura umiliata la meraviglia che lo Spirito Santo stava per operare in lei. Fu allora colmata di uno splendore straordinario. Fu elevata in una contemplazione inusitata delle grandezze di Dio e delle eccellenze del suo Verbo incarnato; fu infiammata da un fuoco d'amore così grande e veemente, che non ne aveva mai sentito uno simile; infine, entrò in una partecipazione ammirabile delle perfezioni del Padre eterno che genera il suo Figlio, di cui lei aveva l'onore di essere la Madre. Santa Brigida scrive nelle sue Rivelazioni che, per umiltà, si tolse le scarpe, depose il velo dal capo e il mantello bianco che indossava, spiegò le piccole fasce e le lenzuola che aveva preparato, le quali, sebbene grossolane e di vile stoffa, erano assai pulite e disposte con ordine, e, avendo le mani e gli occhi elevati verso il cielo, tutta colma di un'unzione e di una soavità celeste, rivolse questa preghiera a Dio: «Padre eterno, che mi avete fatto l'onore di scegliermi come Madre del vostro Figlio unico; che avete racchiuso nel mio seno il Tesoro inestimabile della vostra sapienza, e che avete nascosto nel mio corpo, come in una conchiglia misteriosa, la perla senza prezzo della vostra figura, vi prego di far apparire ora al mondo questa perfetta immagine della vostra infinita bontà, affinché per essa tutti gli uomini siano attirati alla vostra conoscenza. Che il Creatore del cielo e della terra esca dalla sua creatura, la fonte dal suo ruscello, il germoglio dalla sua radice, la vite dal suo tralcio, il sole dal suo raggio e lo sposo dal suo letto nuziale. Che il mondo veda il suo autore, l'angelo il suo re, il giusto la sua vita, il peccatore il suo rimedio, il gentile la sua luce, il giudeo la sua gloria e l'afflitto la sua consolazione. Infine, che la vostra umilissima Serva veda il suo Figlio unico e il suo Beneamato».

Dopo questa preghiera, o qualche altra più eccellente che la debolezza del nostro spirito non saprebbe immaginare, il divino Bambino apparve davanti ai suoi occhi con una grazia e una bellezza rapimenti, portato dalla sua stessa virtù. Alcune sante anime hanno saputo, per rivelazione, che egli si sostenne dapprima un poco sollevato da terra e che si posò poi dolcemente sul pavimento. Il bambino era uscito dal suo seno senza violare il sigillo della sua chiusura verginale, con la stessa purezza con cui i desideri escono dal cuore, con cui i pensieri nascono dallo spirito, con cui il raggio scaturisce dal sole e passa attraverso un vetro perfettamente limpido per illuminare un'intera sala.

È così che lo insegnano tutti i santi Padri della Chiesa e i Dottori scolastici, contro i pagani, i giudei e gli eretici. Lo provano contro i pagani, attraverso gli oracoli delle sibille, le quali, essendo illuminate dallo spirito di profezia, hanno predetto quasi tutte che il Salvatore che sarebbe venuto al mondo sarebbe stato concepito e nato da una Vergine: sant'Agostino si serve di questo argomento nel libro XVIII della Città di Dio, cap. XIII. Lo provano contro i Giudei attraverso belle figure e testimonianze evidenti dell'Antico Testamento. Se il primo Adamo, dice sant'Ireneo, è stato formato da una terra vergine, che la pioggia non aveva ancora bagnato e che la mano dell'uomo non aveva lavorato, perché il secondo Adamo non avrebbe dovuto essere formato e non sarebbe dovuto uscire da una Madre Vergine: *Nullâ ex parte corruptâ virginitate*: «senza che la sua verginità avesse ricevuto la minima alterazione»? Se delle sterili hanno concepito, aggiungono san Cirillo di Gerusalemme e lo stesso sant'Agostino; se la verga di Aronne, senza essere annaffiata, ha prodotto foglie e fiori; se si è vista la terra carica di frutti senza essere stata seminata, diamo questa gloria a Dio, che ha potuto fare in modo che una vergine mettesse al mondo un figlio senza perdere nulla della sua integrità verginale. Non è forse ciò che aveva predetto il profeta Isaia, cap. VII: *Ecce Virgo concipiet et pariet filium et vocabitur nomen ejus Emmanuel*: «Ecco che una vergine concepirà e partorirà un figlio, e sarà chiamato Emmanuele»? E non bisogna tradurre con i Giudei e gli eretici: Ecco che una giovane; ma con i Settanta: Ecco che una vergine. Poiché è ciò che significa propriamente il termine ebraico: *alma*; e, come nota molto bene Origene, il profeta Isaia vuole dare in questo luogo un segno straordinario e miracoloso della potenza divina; ora, non sarebbe un miracolo che una giovane concepisca e partorisca per la via del matrimonio; ma il miracolo è che una vergine abbia concepito e abbia partorito rimanendo sempre vergine. Non è forse ancora ciò che ci insegna il profeta Ezechiele, attraverso quella porta della casa di Dio che egli vide sempre chiusa, sebbene il Signore, il Dio d'Israele, vi fosse passato? *Quid est porta illa clausa in æternum*, dice sant'Agostino nel sermone XIV sulla Natività, *nisi Maria Virgo ante partum, Virgo in partu, Virgo post partum*? «Che cos'è questa porta sempre chiusa, se non Maria Vergine prima del parto, Vergine nel parto, Vergine dopo il parto?»

Infine, lo provano in particolare contro gli eretici che ricevono il Vangelo attraverso le parole dell'angelo Gabriele, il quale, avendo assicurato Maria che avrebbe concepito e partorito un Figlio, e avendo la Vergine chiesto come l'uno e l'altro sarebbero avvenuti, le disse che sarebbe stato per la virtù dell'Altissimo e per l'operazione ineffabile dello Spirito Santo. Da cui è facile concludere che lo Spirito Santo non ha agito meno per conservare la sua purezza nel mistero della nascita di questo adorabile Figlio, che in quello della sua concezione. Il simbolo degli Apostoli, regola della nostra fede, ci insegna anche questa importante verità, poiché vi facciamo una professione e un'ammissione solenne che Gesù Cristo è nato da una Vergine: *Natus ex Mariā virgine*. La troviamo similmente, o supposta come un punto i ncontestabile, o defini saint Concile de Latran Concilio sotto Martino I che afferma la verginità di Maria. ta nei Concili: «Se qualcuno», dice il santo Concilio Lateranense, sotto papa Martino I, «non riconosce la gloriosa Madre di Dio, sempre Vergine e Immacolata, come colei che lo ha concepito e partorito senza corruzione, e la cui verginità è rimasta inviolabile anche dopo il parto, sia anatema!». È vero che questo miracolo è grande, e che Teofilatto lo preferisce alla risurrezione dei morti; è così singolare che non è mai stato fatto che una volta; ma c'è qualcosa di impossibile a Dio, e la nascita del suo Verbo sulla terra non meritava forse che egli facesse un capolavoro della sua potenza, affinché vi nascesse in una purezza conforme a quella della sua nascita eterna? «Nascere da una Vergine», dice sant'Agostino nella sua Epistola 137 a Volusiano, «è stato un così grande miracolo in Gesù Cristo, che non se ne potrebbe attendere da Dio uno più grande. Se se ne potesse penetrare il segreto, non sarebbe più ammirevole; se se ne potesse produrre un esempio, non sarebbe più singolare: diamo questa gloria a Dio, che egli può ciò che, per nostra stessa ammissione, non possiamo concepire. In queste opere soprannaturali, tutta la ragione che se ne deve addurre è la onnipotenza dell'artefice». Ci siamo un po' dilungati su questa materia, per fortificare i fedeli in questo articolo della loro credenza e per illuminare gli eretici che potrebbero gettare lo sguardo su quest'opera, i quali osano contestare a Maria l'augusta qualità di Vergine e di sempre Vergine, che le è stata attribuita fin dai tempi antichi, con un consenso così solenne e unanime, che è diventata come il suo nome proprio.

Vita 05 / 08

L'annuncio ai pastori

L'angelo Gabriele annuncia la lieta novella ai pastori che vengono ad adorare il bambino nella mangiatoia.

Non ci accingiamo ora a descrivere gli atti che compì questa augusta Madre con il suo sposo, san Giuseppe, alla prima vista del divino Bambino che riconoscevano come il Figlio del Padre eterno e come il Creatore e il Signore di tutte le cose. Si possono consultare a tal proposito le pie Meditazioni di san Bernardo, di san Bonaventura, di Luigi di Granada e degli altri santi Dottori che hanno eccelso in questi sentimenti di devozione. Tutto ciò che possiamo dire è che il nostro intelletto non saprebbe concepire nulla che non sia infinitamente al di sotto di tutto ciò che il cuore e lo spirito di questi due sposi produssero in tale occasione. Furono adorazioni, omaggi, annientamenti profondissimi, lodi, sentimenti infiammati d'amore, azioni di grazie, abbandoni di se stessi alla guida di questo amabile Bambino, proteste di servirlo con tutto l'ardore e la riverenza che fosse loro possibile; ma compirono questi atti in un modo assai superiore alla nostra portata, e che è meglio onorare con il nostro silenzio piuttosto che indebolire con le nostre espressioni. D'altronde, il Bambino che si offriva da un lato al suo Padre eterno, per essere la vittima della sua giustizia, e che deplorava dall'altro le miserie in cui il peccato aveva precipitato il genere umano, rivolse loro un amabile sorriso per ricompensare il loro fervore e per iniziare a riconoscere i favori che stava per riceverne.

La Vergine non lo lasciò a lungo in quello stato, in cui, essendo nudo, risentiva violentemente il rigore della stagione: lo sollevò da terra, lo strinse al seno, si prese la libertà di dargli un bacio rispettoso, lo avvolse in fasce e panni, e lo adagiò nella mangiatoia. La Chiesa dice che fu su del fieno; in effetti, non aveva né lana, né cotone, né piume, né piumino per coricarlo. Quello fu il letto del Re dei re, di colui che riposa eternamente nel seno del Padre eterno. «Augusto ed Erode», dice san Bernardo, «erano nati in un palazzo, ma Gesù Cristo nasce in una stalla; Augusto ed Erode alla loro nascita erano stati coricati mollemente in culle preziose, ma Gesù Cristo, alla sua, è duramente coricato in una vile mangiatoia, dove mangiavano le bestie». — «Bisognava bene», aggiunge san Gregorio di Nissa, «che la Sapienza divina, che è il pane di vita, si mettesse nella mangiatoia degli animali, poiché l'uomo, di cui voleva farsi nutrimento e vita, si era messo al rango delle bestie senza ragione ed era divenuto loro simile».

È una tradizione indubitabile della Chiesa che egli vi sia stato riscaldato dal fiato di un bue e di un asino. San Gregorio di Nazianzo, sant'Ambrogio, san Girolamo, san Paolino e san Pietro Crisologo lo deducono da questo passo di Isaia: «Il bue ha riconosciuto il suo Signore, e l'asino la mangiatoia del suo Padrone», e san Cirillo di Gerusalemme applica a questo stesso soggetto le parole del profeta Abacuc, secondo la versione dei Settanta: In medio duorum animalium: «Sarete visto in mezzo a due animali». E tutte le pitture del nostro mistero, fatte secondo la tradizione dei primi secoli, ce lo hanno sempre rappresentato in questo modo.

L'Evangelista san Luca, proseguendo la storia di questa Natività, aggiunge che vi erano allora nei dintorni di Betlemme dei pastori che vegliavano la notte per custodire i loro greggi. Il venerabile Beda dice che erano tre e che dimoravano nella torre di Ader, a mille passi dalla città, dove un tempo Giacobbe faceva pascolare il suo bestiame. L'angelo del Signore, trovandoli svegli, apparve loro; allo stesso tempo una grande luce li circondò da ogni parte, il che li riempì di timore: «Non temete», disse loro quell'angelo, che, secondo san Crisostomo e san Girolamo, era san Gabriele; «poiché ecco che vi annuncio una notizia ben lieta che darà gioia a tutto il popolo. È che un Salvatore, che è il Cristo e il Signore, vi è nato oggi nella città di Davide, e questo è il segno che ve ne do; troverete il bambino avvolto in fasce e in una mangiatoia». Ecco veramente dei segni ben vili e ben spregevoli per designare un così grande principe, ma non essendosi Nostro Signore Gesù Cristo vergognato di coprirsene, questo ambasciatore divino non si vergogna di indicarli. Appena Gabriele ebbe terminato il suo discorso, una grande schiera della milizia celeste si unì a lui per lodare l'Onnipotente. Cantarono dunque in presenza dei pastori, che furono testimoni della loro armonia: «Gloria a Dio nei luoghi più alti, e che la pace sia data agli uomini di buona volontà!»

L'Evangelista ci segna solo queste due frasi; ma è facile giudicare che esse non furono che l'inizio e come il tema del loro cantico. Lo proseguirono con una letizia meravigliosa, e infiammarono il cuore di questi pastori di un così santo ardore, che non appena l'armonia cessò, si dissero l'un l'altro: «Andiamo fino a Betlemme, e vediamo ciò che è accaduto e ciò che il Signore ci ha rivelato». Vi andarono in fretta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino coricato nella mangiatoia. Per questo conobbero la verità del discorso che l'angelo aveva tenuto loro su questo bambino, lo divulgarono, e tutti coloro che li sentirono parlare furono molto rallegrati da ciò che dicevano loro. Questo è all'incirca il testo del Vangelo. Non ci spiega affatto cosa fecero questi pastori nella stalla, in che modo si comportarono verso il bambino e verso questa madre adorabile che lo aveva messo al mondo, cosa dissero a san Giuseppe e le offerte di servizio che gli fecero per la sua santa Famiglia. Ha lasciato tutte queste cose alle nostre meditazioni, e possiamo formarne tali sentimenti che la pietà ci ispirerà; ma bisogna fare molta attenzione a non immaginarci nulla su questo soggetto che non sia santo e che non risponda alla maestà di un così grande mistero.

Miracolo 06 / 08

Segni e prodigi a Roma e a Delfi

Evocazione di miracoli contemporanei alla nascita, come la caduta del palazzo di Romolo e il silenzio dell'oracolo di Delfi.

La stalla di Betlemme è stata, dalla nascita del Cristianesimo fino ai nostri giorni, oggetto di stupore e di ammirazione per tutti i Santi. Vi hanno contemplato la sorprendente unione di cose che appaiono le più incompatibili: l'Eterno, nato da un momento; il Tutto-Potente, legato, avvolto e come incatenato da fasce; l'Immenso, ristretto nella povertà di una stalla; il governatore del mondo, dipendente dalla condotta di una madre; la gioia del paradiso, che versa lacrime in abbondanza; il nutrizio degli uomini e degli animali, bisognoso di latte per il suo nutrimento, e il Salvatore del genere umano, incapace di muoversi e di procurarsi alcun soccorso. Vi hanno riconosciuto allo stesso tempo le più alte lezioni della dottrina del Vangelo e la pratica di tutte le virtù che Gesù Cristo era venuto a insegnare al mondo: la povertà, l'obbedienza, l'umiltà, il desiderio delle croci e delle sofferenze, la semplicità del cuore, il disprezzo e il distacco da tutte le cose della terra, l'amore di Dio, la misericordia verso il prossimo e molte altre. Infine, vi hanno ammirato la forza incomparabile e gli sforzi sorprendenti che questo stato umiliato del Figlio di Dio produce in noi, poiché la sua povertà ci arricchisce, la sua semplicità ci illumina, la sua debolezza ci fortifica, il suo annientamento ci solleva, e poiché egli non è meno terribile per il demonio e per i re superbi nella sua mangiatoia, di quanto non lo sarà compiendo miracoli nel mezzo di Gerusalemme.

Del resto, Dio non compì prodigi solo a Betlemme e in Giudea per far conoscere la nuova nascita di suo figlio. San Pier Damiani riferisce che il re Romolo, avendo detto, nel costruire la città di Roma, che un palazzo che stava facendo edi Rome Città natale di Massimiano. ficare non sarebbe caduto finché una vergine non avesse partorito, questo edificio crollò la notte stessa in cui Gesù Cristo apparve al mondo. Verso lo stesso tempo, il celebre Apollo di Delfi, secondo il resoconto di Suida, divenne muto e cessò di rendere oracoli; Augusto, avendolo pressato a dichiarare la ragione del suo silenzio, rispose che un fanciullo ebreo, padrone degli dei, gli chiudeva la bocca e lo costringeva a confinarsi negli inferi. Niceforo aggiunge che questo principe, essendo tornato a Roma, fece erigere per questo un altare nel Campidoglio con questa iscrizione: *Ara primogeniti Dei*: «Altare del primogenito di Dio». Altri autori scrivono che lo stesso imperatore scorse tra le nubi una vergine che teneva un bambino tra le braccia. Paolo Orosio riporta altri segni della venuta del Redentore: tra gli altri, che, nell'ospizio dei vecchi soldati a Roma, una fontana d'olio sgorgò per un'intera giornata, senza che si sapesse da dove potesse uscire. Questo ospizio è stato in seguito trasformato in una chiesa sotto il nome di Santa Maria in Trastevere.

Culto 07 / 08

Venerazione del luogo e delle reliquie

Storia della grotta di Betlemme, della chiesa della Natività e del trasferimento delle reliquie della mangiatoia e delle fasce.

Riguardo alla grotta sacra, dove il Salvatore ebbe i natali, essa è sempre stata in grandissima venerazione tra i cristiani. È vero che l'imperatore Adriano vi fece costruire sopra un tempio ad Adone, in odio ai fedeli, sperando che tale profanazione ne abolisse interamente la memoria; ma ciò non impedì che i pagani stessi mostrassero sempre quel luogo con rispetto, dicendo: «Ecco il luogo dove il Dio dei cristiani ha voluto nascere». In seguito, cessate le persecuzioni, vi fu costruita una chiesa magnifica: fu coperta di lamine d'argento e le mura incrostate di marmi; si ornò anche molto riccamente la santa caverna. Questa chiesa fu poi accompagnata da diversi monasteri, sia di uomini che di donne, e da diversi ospedali per l'alloggio e il nutrimento dei pellegrini che vi giungevano da ogni parte. San Girolamo si legò tra i primi a questo santo luogo, e fu l'autore di tali istituzioni sacre. Gli portava tanto rispetto che invitava tutti a compiere il pellegrinaggio e a scegliervi la propria dimora. Vi attirò santa Paola e santa Eustochio, che vi riunirono delle religiose, come egli vi aveva riunito dei religiosi. Nella sua lettera a santa Marcella, dama romana, la esorta, con parole piene di maestà e di unzione celeste, a lasciare quei palazzi sfolgoranti, quei soffitti dorati, quegli arredi preziosi, quelle compagnie affascinanti, quei piaceri sempre nuovi della città di Roma, per venire a rifugiarsi in questo piccolo ridotto consacrato dalla nascita del Re del cielo e della terra. Santa Paola, che egli vi aveva attirato, imitò la sua devozione e il suo fervore. Entrandovi, disse: «Questo è il luogo del mio riposo, perché è la patria del mio Dio». Vi dimorò vent'anni con trasporti di gioia inesplicabili.

Quanto alla mangiatoia dove il divino Bambino fu deposto, essendo divenuta per il su o cont crèche Reliquia della culla di Gesù, conservata a Santa Maria Maggiore. atto una reliquia preziosissima, un frammento fu portato a Roma, nel corso del tempo, e lo si vede in Santa Maria Maggiore, chiamata per questo motivo *Santa Maria ad præsepe*.

Anche le fasce del bambino Gesù furono conservate molto preziosamente, q uando la Chiesa fu in pa langes de l'enfant Jésus Reliquie degli indumenti della natività, trasportate a Costantinopoli e successivamente a Parigi. ce. Furono portate a Costantinopoli, dove fu costruito un tempio magnifico per custodirle. Si cel ebrava la fest Constantinople Città in cui il santo esercita il suo ministero e il suo patriarcato. a della dedicazione di questo tempio il 31 agosto. Abbiamo ancora degli eccellenti sermoni che san Germano, patriarca di Costantinopoli, pronunciò in tale solennità. Questo tesoro fu trasportato a Parigi verso la metà del XIII secolo, avendone fatto dono l'imperatore Baldovino II al re san Luigi, e questo principe lo fece riporre nella Sainte-Chapelle.

Culto 08 / 08

Le tre messe di Natale

Spiegazione della tradizione delle tre messe (mezzanotte, aurora, giorno) e dell'origine storica della data del 25 dicembre.

Non possiamo concludere senza rendere infinite azioni di grazie al Verbo divino, per essersi donato a noi in modo così dolce e tenero. Cosa poteva fare di più per spingerci al suo amore? E qual è il cuore abbastanza barbaro da non amarlo, dopo segni così autentici e favorevoli della sua stimabile carità? Cosa poteva fare di più per convincerci della vanità di tutti i beni e di tutti i piaceri della terra, e per distaccarne interamente il nostro cuore? «O Gesù Cristo si inganna», dice eccellentemente san Bernardo, «o il mondo è nell'errore; poiché egli ama, sceglie e ricerca cose direttamente opposte: Gesù Cristo, la povertà; il mondo, le ricchezze; Gesù Cristo, l'obbedienza; il mondo, la superiorità e l'indipendenza; Gesù Cristo, l'umiliazione e il disprezzo; il mondo, la stima, l'applauso e le lodi; Gesù Cristo infine, i dolori; e il mondo, le delizie; ora, è impossibile che Gesù Cristo si inganni, poiché egli è la sapienza di Dio, e sa rigettare il male e scegliere il bene. Il mondo è dunque nell'illusione, prende per bene ciò che è male, e per male ciò che è bene; così, è una grande follia attaccarsi ai suoi sentimenti. Attacchiamoci piuttosto a quelli di questo divino fanciullo; consideriamolo nella sua mangiatoia come un maestro nella sua cattedra, riceviamo le divine lezioni che egli ci dà; mettiamole fedelmente in pratica; e siamo convinti che non vi sarà salvezza per noi se non nella misura in cui ci conformeremo alla sua dottrina e ai suoi esempi. Questo è il frutto che dobbiamo trarre dalla contemplazione di questo mistero, e che ne trarremo molto facilmente, se ci renderemo devoti alla mangiatoia, alla stalla, all'infanzia, alle debolezze e alle umiliazioni del Verbo-Bambino».

Ci resta da notare che si celebrano tre messe in questo giorno, secondo l'uso antichissimo della Chiesa, riportato da san Gregorio, papa, nell'Omelia VIII sui Vangeli: una a mezzanotte, in relazione alla nascita temporale di Nostro Signore nella stalla di Betlemme, avvenuta, secondo un Profeta: *Dum silentium tenerent omnia, et nox in suo cursu medium iter haberet*; «quando tutta la natura era in un profondo silenzio, e la notte era a metà del suo corso»; l'altra allo spuntar del giorno, in relazione alla sua risurrezione, avvenuta verso il sorgere del sole; la terza, in pieno giorno, in relazione alla sua nascita eterna, che fu senza tenebre, ma in uno splendore inaccessibile.

Si è potuto vedere nel Martirologio romano un'esposizione molto pia di questo mistero; ma bisogna notare che per il tempo del suo compimento, esso segue il calcolo dei Settanta, che non è il più comune né il più probabile.

## LA MANGIATOIA DI NOSTRO SIGNORE.

## NOTA CRITICA SULL'ANTICHITÀ DELLA FESTA DI NATALE.

I. Bisogna distinguere tra la mangiatoia propriamente detta (*præseptum*, come dice il Vangelo), specie di incavo praticato nella roccia viva della grotta, e la santa culla (*santo rudio*) formata da assi, fatta da san Giuseppe, per trasportare più comodamente il divino Bambino in esilio.

Generalmente si confondono queste due sante reliquie: è dunque necessario dire una parola dell'una e dell'altra.

La mangiatoia propriamente detta dove il Salvatore fu deposto dopo la sua nascita su un po' di paglia, si conserva ancora ai nostri giorni a Betlemme, nella grotta della Natività, la stalla primitiva. È un incavo scavato nella parete della roccia, e la cui base è sostenuta da una colonna di marmo che sostituisce diverse pietre della mangiatoia donate a certe chiese. Una di queste pietre, abbastanza considerevole, fu trasportata a Roma, e, ancora ai nostri giorni, la si venera nella basilica di Santa Maria Maggiore, sull'Esquilino; essa è incastonata nell'altare della cripta della magnifica cappella del Santissimo Sacramento. Su questa pietra così preziosa, è stato praticato un incavo, dove si vede rappresentato il santo bambino Gesù coricato sulla paglia, la santa Vergine e san Giuseppe in ginocchio nell'atteggiamento della contemplazione.

A Betlemme, per preservare la mangiatoia dalle pie attenzioni dei pellegrini, la si è rivestita di marmo bianco, in forma di culla di una lunghezza di quattro piedi per due di larghezza. Una volta all'anno, i RR. PP. Francescani, che officiano la chiesa della Natività, rimuovono il marmo e, con un pennello, raccolgono e distribuiscono i piccoli frammenti che se ne staccano naturalmente.

La santa culla (*santa culla*) fu trasportata dalla Terra Santa a Roma, l'anno 642, e fu depositata nella basilica Liberian a. Il magni santa culla Reliquia della culla di Gesù, conservata a Santa Maria Maggiore. fico reliquiario che la racchiude può avere sei piedi di altezza. Si compone di un piedistallo di circa un metro di lunghezza e di un'altezza uguale, e di un'urna contenente i pezzi della santa culla. Il piedistallo è in porfido, ornato sugli angoli da belle sculture in argento, e davanti da un bassorilievo, anch'esso in argento, rappresentante l'adorazione dei Magi. Si legge sulla base di questo piedistallo, scritto in lettere d'oro: *Gloria in excelsis Deo et in terra pax*.

L'urna, che è di forma ovale, è sostenuta da statuette di angeli e decorata da festoni dorati; essa è formata da due superbe conchiglie in cristallo, che simulano una culla, incastonate in montature in argento riccamente scolpite. Si vedono molto bene attraverso il cristallo le cinque piccole assi che formavano la santa culla, cerchiate da legami in argento dorato e circondate da nastri con sigilli in cera; queste assi possono avere cinquanta centimetri di lunghezza.

L'urna è formata da un coperchio a forma di cupola, sormontato da un piccolo letto che imita la paglia, sul quale è a metà coricata una graziosa statuetta in argento dorato del bambino Gesù.

La vigilia di Natale, questa preziosa reliquia è esposta in una piccola cappella attigua alla sacrestia della basilica, e per tutto il pomeriggio il pubblico è ammesso a contemplarla e a venerarla. Pio IX ha appena fatto costruire, sotto l'altare maggiore della basilica, una cappella sontuosamente ornata, simile a quella della Confessione di san Pietro. Il 17 aprile 1864, ne ha fatto la consacrazione e vi ha depositato la *santa culla* che vi rimane chiusa ora e ne viene ritirata solo per la festa di Natale.

Nella cripta, sotto la cappella del Santissimo Sacramento, di cui abbiamo già parlato, si conserva una parte delle fasce di cui il Salvatore fu avvolto e del fieno sul quale fu coricato. Il mantello di cui si servì san Giuseppe per coprirlo e proteggerlo dal freddo è venerato nella chiesa di Sant'Anastasia, e la basilica di Santa Croce in Gerusalemme ha il vantaggio di avere dei capelli del santo bambino Gesù.

Nella cattedrale di Aquisgrana, si conservano ugualmente una parte di queste stesse fasce, donate da sant'Elena; esse hanno il colore dell'esca.

II. L'opinione comune è che la festa di Natale sia più antica nelle Chiese d'Occidente che in quelle d'Oriente, e che queste ultime l'abbiano presa dai Latini solo verso il IV secolo. Se ne crede di vedere la prova nell'omelia di san Crisostomo per il giorno della Natività. Infatti, questo Padre, rivolgendosi al popolo di Antiochia, gli ricorda che dieci anni prima questa festa gli era sconosciuta; e, dopo una discussione abbastanza lunga sul giorno della nascita del Salvatore, afferma che la Chiesa di Roma possiede a questo riguardo le informazioni più sicure, e che è da questa Chiesa che l'uso della festa della Natività è passato in Oriente.

Ma forse san Crisostomo non vuole parlare che della pratica consistente nel celebrare questa festa isolatamente il 25 dicembre. Poiché non è dubbio che le Chiese orientali non l'abbiano celebrata fin dai primi secoli, ma il 6 gennaio e congiuntamente con l'Epifania. Il più delle volte, infatti, i Padri greci designano la festa dell'Epifania con il nome di Teofania, nome che, secondo la testimonianza di san Gregorio di Nazianzo, era ugualmente dato alla Natività, poiché significa propriamente apparizione di Dio. Si spiegherebbe così perché non vi fosse anticamente una festa speciale della Natività presso gli Orientali. Cassiano lo afferma formalmente per le Chiese d'Egitto, e nota anche in modo preciso la differenza che esisteva tra gli Occidentali, che celebrano, dice, le due feste separatamente, e gli Orientali, che le solennizzano simultaneamente il 6 gennaio. Testimonianze analoghe si trovano per la Chiesa di Cipro in sant'Epifanio, per quella di Antiochia e le altre orientali in san Crisostomo, e infine per quella di Gerusalemme e della Palestina in numerosi documenti che Cotelier ha riunito nelle sue note alle Costituzioni apostoliche.

Al contrario, le Chiese latine, quelle d'Africa, e anche le altre dei Greci tennero sempre per il 25 dicembre, come se ne trova la prova in san Girolamo, sant'Agostino, e anche in san Crisostomo, san Gregorio di Nazianzo e san Basilio.

Tuttavia l'uniformità sembra essersi stabilita fin dal IV secolo tra le diverse Chiese dell'Oriente e dell'Occidente, che tutte adotteranno definitivamente il 25 dicembre. Si trova negli Atti del Concilio di Efeso un'omelia di Paolo, vescovo di Efeso, che fu pronunciata il 29 del mese di chojos (25 dicembre) nella grande chiesa di Alessandria, alla presenza di san Cirillo, la quale ha per titolo: *De Nativitate Domini et Salvatoris nostri Jesu Christi*.

Da sempre, la Chiesa solennizzò con grande apparato la festa della Natività di Gesù Cristo. Alcuni monumenti epigrafici sembrano autorizzarci a pensare che, da tutta antichità, questa festa porti il nome che la Chiesa le dà oggi; sono quelli che offrono la parola *Nativis* isolatamente. Tale è l'epitaffio di una bambina morta all'età di cinque anni, *PRIDIE NATALIS*, la vigilia della *Nascita* per eccellenza. Vediamo che, fin dal tempo di sant'Agostino, la liturgia di questa festa iniziava con la notte che precede il 25 dicembre. Tutti i fedeli erano tenuti a recarsi in chiesa durante questa notte santa. Era proibito celebrare i santi Misteri negli oratori privati o nelle chiese rurali; ma tutti dovevano assistere nella chiesa cattedrale e comunicarsi, alla liturgia celebrata dal vescovo, e ciò sotto pena di una scomunica di tre anni.

I più antichi sacramentari della Chiesa romana, quello di san Gelasio, per esempio, e quello di san Gregorio, hanno tre messe per quel giorno; e san Gregorio constata ancora questo fatto nella sua ottava omelia su san Matteo. Le antiche liturgie gallicane e mozarabiche ne hanno una sola; lo stesso era per l'ambrosiana, come appare dal messale di Milano, edito da Pamelius. Nelle Gallie, vi erano già due messe al tempo di san Gregorio di Tours. L'uso delle tre messe si introdusse in Spagna solo nel XIV secolo, e dopo il XV a Milano.

Il giorno di Natale, secondo le *Costituzioni apostoliche*, i servitori erano dispensati dai loro lavori ordinari, il digiuno severamente proibito, come ci apprendono il papa san Leone e il Concilio di Praga. Una legge di Teodosio il Giovane proibiva in questo santo giorno il digiuno e gli spettacoli.

Abbiamo completato il racconto del Padre Giry, principalmente con le *Tre Rome*, di Mons. Gaxmo; e il *Dizionario delle Antichità cristiane*, dell'abate Martigny.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Editto di Cesare Augusto per il censimento
  2. Viaggio da Nazareth a Betlemme
  3. Nascita in una grotta/stalla
  4. Adorazione dei pastori
  5. Annuncio agli angeli

Miracoli

  1. Concepimento verginale per opera dello Spirito Santo
  2. Parto senza violazione della verginità
  3. Stella nuova che guida verso Betlemme
  4. Fonte d'olio che scorre a Roma
  5. Crollo del palazzo di Romolo a Roma

Citazioni

  • Gloria in excelsis Deo et in terra pax Cantico degli Angeli / Liturgia
  • Ecce Virgo concipiet et pariet filium Isaia VII

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo