27 dicembre 1° secolo

San Giovanni Apostolo ed Evangelista

Apostolo, Evangelista, Discepolo prediletto

Festa
27 dicembre
Morte
vers l'an 101 ou 102 (sous Trajan) (naturelle)
Epoca
1° secolo

Discepolo prediletto di Gesù, Giovanni è l'evangelista della divinità del Verbo. Dopo aver vegliato sulla Vergine Maria, predicò in Asia, sopravvisse miracolosamente a un martirio a Roma e fu esiliato a Patmos. Concluse la sua vita a Efeso, predicando instancabilmente l'amore fraterno.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 10

SAN GIOVANNI, APOSTOLO ED EVANGELISTA

Vita 01 / 10

L'identità del discepolo amato

San Giovanni è definito dal suo legame unico con Gesù, essendo designato come il discepolo che il Signore amava, simbolo di purezza e carità.

Filioli, diligite invicem. Figlioli miei, amatevi gli uni gli altri. Precetto favorito di san Giovanni.

Come evangelista, san Giovanni è stato un oracolo di verità; come apostolo, è stato un modello di fedeltà; come discepolo di Gesù, è stato un esempio di carità.

Du Jarry, Essais de panégyriques.

Il solo nome di discepolo che Gesù amava, che il Vangelo attribuisce a questo divino Apostolo in quattro luoghi diversi, e trattando dei nostri più augusti misteri, racchiude in sé tante eccellenze, che non c'è bisogno di cercare altri elogi per esaltare il suo merito e per farlo apparire come uno dei più grandi Santi che siano mai stati sulla terra. Poiché Gesù non lo avrebbe amato così singolarmente se non fosse stato degno di questo amore, o piuttosto se amandolo non lo avesse reso degno; e, quale purezza, quale innocenza, quale grado di grazia, di virtù e di santità bisogna avere per meritare la preminenza dell'amore di questa Sapienza adorabile che non ama nulla che non renda buono, e che non ama nulla per preferenza, che non renda eminentemente buono. Crediamo dunque di aver detto molto, e di aver detto tutto di san Giovanni chiamandolo per eccellenza il discepolo che Gesù amava. Ma ciò non ci dispensa dal riportare qui le sue più gloriose azioni e dal fare un compendio della sua vita, che non è stata che una catena perpetua di favori celesti e di opere degne di un favorito di Dio.

Vita 02 / 10

Vocazione e legami fraterni

Il testo ricorda gli episodi comuni con suo fratello Giacomo il Maggiore, in particolare il loro soprannome di Boanerghes e la loro presenza alla Trasfigurazione.

Non riferiremo qui ciò che gli è comune con san Giacomo il Maggiore, suo fratello saint Jacques le Majeur Fratello maggiore di san Giovanni, apostolo. maggiore; vale a dire ciò che riguarda il suo paese, i suoi genitori, la sua vocazione al seguito di Nostro Signore, la sua elezione alla dignità di Apostolo, il nome di Boanerghes o di figlio del tuono, che gli fu dato; la sua assistenza alla risurrezione della figlia di Giairo e al mistero della Trasfigurazione; il suo zelo contro coloro che avevano rifiutato l'ingresso della loro città al suo divino Maestro; la richiesta che fece fare da sua madre per uno dei primi posti nel suo regno, né la libertà che si prese, con altri tre, di informarsi da lui, la settimana della sua Passione, quando sarebbero accadute le cose che diceva loro riguardo al suo secondo avvento. Abbiamo trattato molto a lungo tutti questi punti nella vita dello stesso san Giacomo, il 25 luglio, e non abbiamo affatto separato questi due fratelli, che il testo sacro del Vangelo ha ovunque molto strettamente unito.

Vita 03 / 10

Dall'Ultima Cena ai piedi della Croce

Giovanni riceve il privilegio di riposare sul petto di Cristo durante l'Ultima Cena e rimane l'unico apostolo fedele ai piedi della croce durante la Passione.

La prima volta che ne parla in particolare, è quando si trattò di preparare la Cena che Nostro Signore voleva consumare con i suoi Discepoli, prima di istituire l'Eucaristia e di dare il suo sangue per la salvezza del mondo. San Giovanni fu incaricato di ciò insieme a san Pietr saint Pierre Apostolo menzionato per la fissazione della data della processione. o, per indicarci che la contemplazione, significata da san Giovanni, e la buona condotta, rappresentata da san Pietro, devono essere unite insieme quando ci si vuole preparare degnamente alla Cena mistica. Egli assolse molto bene questo incarico e preparò una grande sala, dove, dopo che Gesù ebbe mangiato l'Agnello pasquale con i suoi Apostoli, lavò loro i piedi e si rimise a tavola per renderli partecipi dell'alimento celeste del suo corpo e del suo sangue prezioso.

È propriamente qui che iniziano i favori singolari di questo grande Maestro verso il suo discepolo; è qui che egli dà motivo, per la prima volta, di chiamarlo «il Discepolo che Gesù amava». In questo pasto misterioso, lo fece sedere accanto a sé, come colui che, essendo vergine, era anche il più degno di avvicinarsi alla sua persona e di familiarizzare con lui; e, poiché questo caro Discepolo fu sollecitato da san Pietro a chiedergli segretamente chi fosse colui della compagnia che lo avrebbe consegnato nelle mani dei Giudei, questo amabile Salvatore, per parlargli più confidenzialmente, gli permise, come una madre al suo bambino, di riposare sul suo petto e di appoggiare la testa sulla sua spalla. Ma la grazia che ricevette in quel momento superò di gran lunga quella che Salomè, sua madre, aveva osato chiedere per lui, poiché ebbe l'onore di avere il volto appoggiato sul suo cuore, laddove lei aveva solo chiesto che fosse seduto alla sua sinistra, cedendo senza dubbio la destra al fratello maggiore.

I santi Padri fanno riflessioni ammirevoli su questo favore. Alcuni dicono che Giovanni si addormentò su questo letto misterioso, che è la sede della sapienza; ma ciò va inteso come il sonno della contemplazione e dell'estasi. Così ne parla san Lorenzo Giustiniani, al capitolo V del libro De Agone. Sant'Agostino ripete, in diversi luoghi, che, essendosi avvicinato a questa fonte di luce, vi attinse i più alti segreti dei nostri misteri, dei quali ha reso partecipe tutta la Chiesa; è per questo che, sul Salmo CXLIV, lo chiama Avidissimus epulator, cui non sufficit ipsa mensa Domini, nisi discumberet supra pectus ejus, et de arcano ejus liberet divina secreta. L'autore dell'Epistola sull'Uomo perfetto, tra le opere di san Girolamo, dice che egli riposò la testa sul petto del Salvatore, come sull'Arca dell'Antico e del Nuovo Testamento, e che, per questo mezzo, entrò non solo nell'atrio dell'oracolo divino, ma nel santuario e nel luogo più misterioso: ecco perché gli dà il nome di Diligens Inquisitor e di familiaris Sacerdos.

Chiese dunque al suo Maestro chi fosse il perfido e il traditore che si sarebbe reso colpevole del suo sangue. Gesù Cristo voleva ancora risparmiare l'onore di colui che non voleva risparmiare la sua vita; ma, non potendo rifiutare nulla al suo beneamato, glielo indicò in segreto, dicendogli che era colui al quale avrebbe dato un boccone di pane, e ne presentò subito uno a Giuda. Gli altri Apostoli non si accorsero di ciò che voleva dire; e anche quando disse al traditore: «Ciò che devi fare, fallo al più presto», si persuasero che gli raccomandasse di acquistare le cose necessarie per la festa, o di fare qualche elemosina ai poveri, perché egli era come il procuratore del sacro Collegio. Appare, dal seguito della vita del Salvatore, che dopo l'istituzione della Cena e il ringraziamento reso al Padre, egli iniziò quell'ammirevole discorso di cui solo san Giovanni ha reso partecipe la Chiesa, nei capp. XIII, XIV, XV, XVI e XVII del suo Vangelo. Andò poi sul monte degli Ulivi e, volendo farvi la sua preghiera in segreto, prese con sé solo san Pietro, san Giacomo e il nostro beato Apostolo. La tristezza e l'amarezza di cui la sua anima era colma, a causa di ciò che aveva appena appreso del tradimento di Giuda, lo sopraffecero a tal punto che si addormentò per tre volte, insieme agli altri due Apostoli.

Egli mostrò ancora della viltà alla cattura del suo caro Maestro, poiché san Marco non lo esenta da questa proposizione generale: Tunc discipuli ejus relinquentes eum, omnes fugerunt: «Allora i suoi discepoli, abbandonatolo, fuggirono tutti».

Se san Giovanni commise una viltà in quell'occasione, la riparò presto con il suo fervore e con l'assiduità che prestò al suo adorabile Maestro e alla santa Vergine, sua Madre, in tutto il resto della sua Passione. Venne alla casa di Ca la sainte Vierge Madre di Gesù, affidata alla custodia di Giovanni ai piedi della croce. ifa; e, sebbene vi fosse conosciuto e avesse di conseguenza motivo di temere di esservi arrestato, non tralasciò di entrarvi e persino di farvi entrare san Pietro. Vi è molta probabilità che vi sia rimasto tutta la notte e che ne sia uscito solo per andare ad avvertire la santa Vergine di tutto ciò che accadeva riguardo al suo Figlio beneamato. La consolò nel suo dolore e, come per compiere ogni giustizia, poiché ella doveva assistere alle ultime violenze della sua Passione, la condusse fino al Calvario. Fu il solo di tutti gli Apostoli che vide crocifiggere e immolare questa innocente vittima, fu il solo che rimase ai piedi della croce fino al momento della sua morte, fu il solo su cui ricaddero le gocce del suo sangue prezioso, fu il solo a cui questo amabile Salvatore rivolse la parola per dargli gli ultimi pegni del suo amore. Ma che cosa gli disse e che cosa fece in suo favore?

Teologia 04 / 10

Figlio adottivo della Vergine Maria

Sulla croce, Gesù affida sua madre a Giovanni, instaurando una relazione di maternità spirituale estesa a tutti i fedeli.

Ecco ciò che supera ogni nostro pensiero e innalza san Giovanni al di sopra di tutte le grandezze e di tutte le dignità immaginabili. Egli lo fece vicario del suo amore verso la Madre, gli diede il suo posto, volle che la riconoscesse come propria, gli disse: Ecce Mater tua: «Ecco tua Madre. È stata la mia, è e sarà d'ora in poi la tua; te la do come Madre e ti faccio suo figlio; desidero che ella abbia per te tutto l'affetto, tutta la tenerezza e tutta la benevolenza che una madre ha per il proprio figlio, e voglio anche che tu le porti rispetto e amore, e che le renda l'assistenza e l'obbedienza che un figlio deve a sua madre». Alcuni Dottori hanno creduto che Gesù, per un effetto della sua onnipotenza, producesse allora in Maria e in Giovanni rapporti fisici di matern ità e Marie Madre di Gesù, affidata alla custodia di Giovanni ai piedi della croce. di filiazione, che li rendessero realmente Madre e Figlio; è così che ne parla san Tommaso da Villanova, in un mirabile sermone che ha fatto su san Giovanni. Ma non è affatto necessario ricorrere a questo miracolo: basta dire che Giovanni fu allora penetrato da tutti i sentimenti di figlio verso Maria, e che Maria fu anch'ella penetrata da tutti i sentimenti di madre verso Giovanni. L'Evangelista aggiunge che da quel momento quel discepolo prediletto la prese con sé, e che la prese sotto la sua custodia: Accepti eum discipulus in sua.

I Padri notano che questo grande Apostolo rappresentava in quell'incontro tutti i fedeli, e che così Maria ci fu data come Madre, e che noi fummo dati a lei come figli; ma Giovanni fu il primogenito in questa adozione; così, sebbene Maria sia la Madre di tutti i fedeli, ella guarda tuttavia, dopo Gesù Cristo, il glorioso san Giovanni come il primo e il più caro di tutti i suoi figli; da ciò dobbiamo concludere che, se egli è stato «il discepolo che Gesù amava», è stato anche il figlio che Maria amava. Non abbiamo parole abbastanza eloquenti per esprimere l'eccellenza del tesoro che gli fu dato nella persona di questa Vergine delle vergini: poiché Maria valeva più da sola di tutte le altre creature insieme, e poiché Gesù l'amava più di quanto amasse tutti gli angeli e tutti gli uomini, è certo che il dono che fece al suo discepolo fu al di sopra di tutti i doni, e il più grande che potesse fargli dopo aver dato se stesso a lui; e come parlando di lui a Nicodemo, esclamò con ammirazione: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito per la sua redenzione e la sua salvezza»; allo stesso modo, considerando questo beneficio inestimabile, abbiamo motivo di esclamare in un santo stupore: «Gesù Cristo ha amato Giovanni fino al punto di dargli sua Madre per sua consolazione e sua felicità».

Ma questo insigne favore fu accompagnato da un grandissimo martirio; poiché, che cosa non soffrì il nostro Apostolo vedendo il suo caro Maestro, il suo adorabile Benefattore appeso alla croce, ed esalante l'ultimo respiro in mezzo a tanti obbrobri, tormenti e ignominie; quale dolore per lui vedere tutti i tormenti del Figlio ricadere sulla santa Vergine che gli era stata data come Madre? Non dubitiamo che, in quell'occasione, egli abbia avuto più parte alla passione della Madre e del Figlio di tutti gli altri martiri; che, secondo la predizione di Nostro Signore, egli abbia bevuto tutta l'amarezza del suo calice e sopportato un martirio più doloroso e più nobile di coloro che hanno sofferto la morte per i tormenti dei carnefici. L'amore per il Figlio e per la Madre ha fatto in lui ciò che i flagelli, gli scorpioni, gli uncini di ferro, i colpi di freccia, gli oli bollenti e i letti infuocati hanno fatto nelle altre vittime di Gesù Cristo.

Il Salvatore del mondo, avendo esalato l'ultimo respiro, ebbe il fianco trafitto da un colpo di lancia per la crudeltà di un soldato che voleva provare se fosse morto. Allora san Giovanni, nonostante il suo dolore eccessivo, attento a tutto ciò che accadeva sul Calvario, vide uscire da quella santa piaga sangue e acqua. Egli considerò questo mistero con ammirazione; esso fu, in effetti, il simbolo di due dei nostri Sacramenti: ed egli è il solo Evangelista che l'abbia rivelato alla Chiesa; su ciò egli fa questa protesta così autentica: «E colui che ha visto ne ha reso testimonianza, e la sua testimonianza è vera». È ancora da credere che egli si trovasse ai piedi della croce, quando si depose il corpo del Salvatore, che lo ricevette tra le sue braccia, che lo mise in quelle della santa Vergine, che lo lavò con le sue lacrime, che lo baciò con una devozione straordinaria, e che aiutò a deporlo nel sepolcro.

Missione 05 / 10

Testimone della Risurrezione e prime missioni

Giovanni è il primo a correre al sepolcro e accompagna Pietro nei primi miracoli e predicazioni a Gerusalemme e in Samaria.

Da allora, fu il primo a dare segni sensibili dell'amore che nutriva per Lui. Poiché, avendo saputo da Maria Maddalena che non era più nel sepolcro, vi corse in fretta con san Pietro, e vi arrivò pe saint Pierre Apostolo menzionato per la fissazione della data della processione. r primo; e, se non vi entrò prima dell'arrivo di quel principe degli Apostoli, fu solo per umiltà e per rispetto verso la sua età e verso la dignità alla quale era designato. Inoltre, quando Nostro Signore apparve a un piccolo numero dei suoi discepoli che predicavano sul mare di Tiberiade, Giovanni fu il solo che lo riconobbe subito; su ciò san Girolamo dice molto bene: Solus virgo Virginem agnovit: Giovanni, essendo il solo che fosse vergine, fu anche il solo che, per una divina simpatia, riconobbe Gesù Cristo, il Re delle vergini. In questa apparizione, il Salvatore mangiò con loro, prese del pane e del pesce e li distribuì loro; e, dopo il pasto, stabilì san Pietro pastore dei suoi agnelli e delle sue pecore; gli predisse che doveva morire con le braccia distese, vale a dire che doveva morire su una croce per la confessione del suo nome, e andandosene gli disse: «Seguimi». Mentre questo Apostolo lo seguiva, scorse san Giovanni venire dietro di lui, e volendo sapere cosa sarebbe diventato un discepolo così caro e prezioso, chiese a Nostro Signore cosa avesse intenzione di fare di lui; Gesù, per togliergli questa inquietudine, gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Seguimi». Gli altri discepoli, interpretando queste parole come riferite all'ultimo avvento e come se Nostro Signore non le avesse dette condizionatamente, ma assolutamente, ne inferirono che Giovanni non sarebbe morto: questa opinione è ancora seguita da alcuni autori, che non lo credono effettivamente morto, ma riservato per venire con Enoch ed Elia a combattere l'Anticristo alla fine dei secoli. Tuttavia, questa interpretazione dei discepoli non fu affatto accolta da san Giovanni; e sembra che sia stato per escluderla e per impedire che avesse corso, che egli ha fatto notare nel suo Vangelo che Gesù Cristo non disse: «Questo discepolo non morirà»; ma solo: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, tu non devi preoccupartene». Non abbiamo nulla di più sul nostro beato discepolo nel testo del Vangelo. Negli Atti degli Apostoli, san Luca ne parla ovunque con molto onore e lo nomina sempre immediatamente dopo san Pietro. Assistette questo primo degli Apostoli in tre occasioni memorabili che abbiamo descritto nella sua vita. La prima fu la guarigione di uno storpio alla porta del tempio, chiamata la porta bella. Questo storpio chiese l'elemosina a entrambi, ed essi gli diedero come elemosina l'uso delle gambe che non aveva avuto da quarant'anni che era al mondo. La seconda fu quando i sacerdoti e i magistrati del tempio li fecero arrestare per chiedere loro ragione di un così grande miracolo e dello zelo con cui predicavano la gloria di Gesù Cristo. Comparvero con una costanza meravigliosa davanti al loro tribunale, dissero loro che non si poteva essere salvati che per la fede in Gesù Cristo, che essi avevano fatto sacrificare; e, avendo quei sacerdoti proibito loro di parlare mai di questa dottrina, essi risposero con la stessa fermezza: «Giudicate, se vi piace, se dobbiamo piuttosto obbedire al vostro comando che a quello di Dio». Infine, la terza occasione fu quando i Samaritani, avendo creduto alla parola di Dio e ricevuto il battesimo dalle mani di san Filippo, diacono, si trattò di conferire loro lo Spirito Santo attraverso il sacramento della Confermazione, la cui amministrazione è riservata ai vescovi. Gli Apostoli, che erano rimasti a Gerusalemme, ne deferirono l'onore a san Pietro e a san Giovanni, e l'imposizione delle loro mani fu così efficace che lo Spirito Santo non discese solo invisibilmente su questi nuovi cristiani, ma anche in modo sensibile, così come era disceso a Pentecoste sugli apostoli. San Paolo, nell'epistola ai Galati, cap. II, dice che essendo venuto a Gerusalemme, vi trovò Giacomo, Pietro e Giovanni, che erano come le colonne della Chiesa, e che lo ricevettero nella loro società per la predicazione del Vangelo, raccomandandogli solo che, predicando ai Gentili, avesse cura di portarli all'assistenza dei poveri della Giudea.

Missione 06 / 10

L'apostolato in Asia e l'esilio a Patmos

Stabilito a Efeso, evangelizza l'Asia Minore prima di essere esiliato sull'isola di Patmos sotto Domiziano, dove redige l'Apocalisse.

Bisogna ora trarre dalla Storia ecclesiastica e dall'Apocalisse di san Giovanni il resto dei suoi Atti fino alla sua morte. In primo luogo, è certissimo che la sua cura principale, insieme a quella della conversione dei popoli, fu di provvedere ai bisogni della santa Vergine per tutto il tempo in cui ella visse, di tenerle compagnia e di renderle tutti i doveri che la qualità di figlio di una tale madre, istituito da Gesù Cristo stesso un momento prima della sua morte e mentre versava il suo sangue per il suo amore, poteva esigere da lui. È ciò che fece non solo a Gerusalemme e nella Giudea, ma in Asia, e particolarmente nella città di Efeso , dove Éphèse Città principale dell'apostolato di Giovanni in Asia Minore. questa vergine adorabile si ritirò per qualche tempo, quando la Chiesa nascente fu dispersa dalla persecuzione di Erode. L'Epistola sinodale che il Concilio generale, tenutosi in questa stessa città, scrisse al clero di Costantinopoli, fa fede di questo ritiro. Non è possibile riportare qui tutte le grazie che egli ricevette, per suo mezzo, durante il tempo in cui dimorò con lei, le luci che ella versò nella sua anima con le sue parole, gli ardori dell'amore divino che ella accese nel suo cuore con i suoi esempi, e i favori che ella gli attirò dal cielo con le sue preghiere; poiché, se ella è così liberale e così benefica verso coloro che l'invocano e che ricorrono a lei, sebbene non siano che suoi servitori, che cosa non avrà fatto per un figlio adottivo, di cui Gesù Cristo suo figlio unico l'aveva stabilita Madre? E se la sua sola presenza ha prodotto effetti così prodigiosi in coloro che hanno l'onore di avvicinarla per poco tempo, come in san Giovanni Battista, in san Zaccaria e in santa Elisabetta, che cosa non avrà operato in colui che viveva con lei, che era testimone delle sue azioni e dei suoi passi, che la sentiva parlare dei nostri misteri, che la vedeva pregare e comunicarsi, e che spesso la comunicava lui stesso e pregava con lei? Di quali splendori il suo spirito non era allora illuminato, di quali fiamme la sua anima non era infiammata, e con quale umiltà e quale fervore non passava la sua vita in una così santa compagnia? Sono segreti che bisogna piuttosto ammirare che voler rappresentare con la debolezza delle nostre parole.

Nella spartizione del mondo che gli Apostoli fecero tra loro per intraprenderne la conquista, l'Asia Minore toccò a san Giovanni, e questo fu forse il motivo per cui condusse Maria a Efeso, che ne era una delle più grandi città. È vero che percorse ancora altre parti dell'Oriente, tra le quali si mette il paese dei Parti, perché la sua prima epistola aveva un tempo per iscrizione: Ai Parti. I Gesuiti che, in questi ultimi secoli, hanno annunciato il nome di Gesù Cristo nelle Indie, riportano che egli penetrò fino alle estremità del Levante, e che i Bassores pretendono di aver ricevuto la fede per suo ministero. Ma è costante che il suo più lungo soggiorno fu in Asia. Si ritiene che dimorò a Ierapoli, città della provincia di Frigia, fino alla venuta di san Filippo. I vescovi di Efeso, altra città di questa provincia, si dicevano suoi successori e suoi discepoli, e si fondavano sulla sua autorità per non celebrare la Pasqua lo stesso giorno in cui la Chiesa romana la celebra; san Girolamo assicura persino che ne fondò e ne governò tutte le chiese: *totas Asie fundavit rexitque Ecclesias*; ma ciò non impedisce che san Pietro vi abbia anche predicato, e che san Paolo, verso l'anno 55, abbia stabilito san Timoteo vescovo di Efeso. In effetti, vediamo nell'Apocalisse che questo amato discepolo del Salvatore scrisse ai vescovi delle sette principali chiese di questa provincia, ovvero: ai vescovi di Efeso, di Smirne, di Pergamo, di Tiatira, di Filadelfia, di Sardi e di Laodicea, che egli chiama angeli, a causa della cura che dovevano avere dei popoli che la divina Provvidenza aveva loro affidato.

Non ripetiamo qui ciò che abbiamo detto il 6 maggio del suo martirio a Roma, dove, essendo stato condotto per ordine dell'imperatore Domiziano, fu frustato e immerso in una caldaia d'olio bollente; né del suo esilio nell'isola di Patmos, una delle Sporadi, dove scrisse quell'ammirabile libro, chiamato *Apo calisse*, il q île de Pathmos Isola dell'esilio di Giovanni dove scrisse l'Apocalisse. uale, al giudizio di san Girolamo, non contiene meno misteri che parole, e Apocalypse Libro profetico scritto da Giovanni a Patmos. che rappresenta sotto figure ancora sigillate tutte le persecuzioni della Chiesa, fino alla venuta dell'Anticristo e alla fine del mondo. Annunciò anche agli abitanti di quest'isola la verità del Vangelo e li attirò alla fede di Gesù Cristo. Dopo la morte di Domiziano, Nerva, suo successore, principe molto mite, avendo annullato tutti i suoi atti, a causa della loro troppa crudeltà, e richiamato dall'esilio tutti coloro che aveva bandito, il nostro beato Apostolo ebbe la libertà di ritornare a Efeso, per riprendere la guida delle Chiese d'Asia, che questa persecuzione aveva interrotto. Metafraste dice che prima della sua partenza i cristiani di Patmos lo pregarono di lasciare loro per iscritto la dottrina della salvezza che aveva loro insegnato, e che, per soddisfarli, compose il suo Vangelo, che dettò a san Procoro, uno dei primi sette diaconi che lo avevano seguito.

Eredità 07 / 10

Redazione del Vangelo e delle Epistole

Tornato a Efeso, redige il suo Vangelo per combattere le eresie nascenti, concentrandosi sulla divinità del Verbo.

Aggiunge che, prima di intraprendere questa grande opera, ordinò un digiuno a tutti i fedeli, che egli stesso osservò con estremo rigore; che in seguito si ritirò con il suo discepolo Procoro su un'alta montagna, dove, stando in piedi come Samuele e con le braccia tese verso il cielo come Mosè, entrò in una elevatissima contemplazione delle verità eterne; che, essendo così rapito in Dio, si videro lampi spaventosi e si udirono furiosi colpi di tuono, e che dopo un grande fragore si udì una voce che diceva: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio»; che infine, dopo queste parole che fece scrivere, continuò a dettare il suo Vangelo a san Procoro , che eb Évangile Quarto vangelo, incentrato sulla divinità del Verbo. be l'onore di essere il suo segretario per un'opera così ammirevole. Doroteo di Tiro, Teofilatto e Niceforo concordano con Metafraste sul luogo di queste meraviglie; ma sant'Ireneo, san Girolamo, sant'Agostino, sant'Isidoro, san Gregorio di Tours e la maggior parte degli altri autori, dopo Eusebio di Cesarea, dicono che esse avvennero in Asia, e che fu lì che san Giovanni compose la sua Storia evangelica, su richiesta dei vescovi del luogo, a causa delle eresie nascenti di Cerinto ed Ebione, i quali dicevano che Ges Cérinthe Eretico contemporaneo di Giovanni che negava la divinità di Cristo. ù Cristo non era che un puro uomo. Ciò avvenne dunque verso l'anno 98, sotto l'impero di Nerva o di Traiano, e sotto il pontificato di san Clemente I.

In q uesto libro egli saint Clément Ier Papa contemporaneo dell'ultima parte della vita di Giovanni. si dedica più a riportare i discorsi di Nostro Signore che a descriverne le azioni, e si sofferma maggiormente sui primi due anni della sua predicazione, sui quali i tre Evangelisti che avevano scritto prima di lui non avevano fatto che accennare di sfuggita, piuttosto che sui successivi. Vi inculca principalmente la dottrina della filiazione divina e della sua unità con il Padre; e lo fa in un modo così sublime che ha meritato dai più antichi Padri della Chiesa il nome di Teologo per eccellenza e di Aquila degli Evangelisti: come, infatti, è rappresentato in Ezechiele e nell'Apocalisse sotto il simbolo di un'aquila. Fin dalla prima pagina, fa capire abbastanza che era volato fino al seno della Divinità, per scoprirne i segreti più profondi. Vi parla della generazione eterna del Verbo, della sua dimora immutabile in Dio e della sua perfetta consustanzialità con Dio, e con ciò distrugge le eresie di Sabellio, di Ario e di Acacio. Vi spiega la creazione del mondo per mezzo di questo Verbo, e come tutte le cose, avendo avuto la vita in lui come nel loro principio, abbiano ricevuto per lui la vita in se stesse. Vi annuncia il mistero dell'Incarnazione, dicendo che questo Verbo coeterno e consustanziale al Padre è stato fatto carne: il che rovescia gli errori di Paolo di Samosata, di Nestorio e di Eutiche. Vi insegna il mistero della giustificazione, assicurando che coloro che l'hanno ricevuto hanno avuto il potere di essere fatti figli di Dio mediante una generazione che non è della carne e dell'uomo, ma tutta divina. Infine, non c'è quasi nessuna verità cattolica di cui non dia i principi e non getti le fondamenta.

È vero che san Paolo, elevato al terzo cielo, scoprì segreti che ci sono impenetrabili; ma queste rivelazioni furono solo per lui; poiché confessa che nel momento in cui gli furono comunicate, ebbe il divieto di pubblicarle ad altri. Ma il nostro divino Evangelista fu istruito a favore di tutto il mondo, e queste luci soprannaturali gli furono messe in mente solo per farne parte alla Chiesa universale. Gli angeli stessi, secondo san Giovanni Crisostomo nella sua prima omelia su questo Vangelo, ne hanno appreso cose che non sapevano, in conformità con quanto dice l'Apostolo agli Efesini, capitolo III, che le diverse industrie della sapienza di Dio sono state conosciute ai principati e alle potenze nel cielo dalla Chiesa che è sulla terra. I filosofi pagani furono in una così grande ammirazione per la profondità e l'eminenza di queste prime parole: «In principio era il Verbo, ecc.», che alcuni le inserirono interamente nei loro libri, come una dottrina al di sopra di tutte le altre. Sant'Agostino dice persino che un platonico voleva che fossero scritte in lettere d'oro nel luogo più eminente delle assemblee. Bisogna vedere questo santo dottore nelle sue *Confessioni*, lib. VII, cap. IX, e nel lib. X della *Città di Dio*, cap. XXIX. Infine, la Chiesa ha una così grande venerazione per il Vangelo di san Giovanni, che ne fa recitare ogni giorno il primo capitolo alla fine della messa; e Maldonado riporta, nel suo commentario, che al tempo della furia degli Ariani, i cattolici lo portavano sempre con sé, per distinguersi da quegli eretici, come si porta ora un rosario per distinguersi dai Calvinisti, e per avere continuamente in mano armi per combatterli. Oltre all'Apocalisse e al Vangelo, il nostro Santo ha scritto tre Epistole; la prima, ai fedeli in comune, sebbene un tempo portasse il titolo "ai Parti", come abbiamo già detto; la seconda, a una dama chiamata Eletta, illustre per la sua pietà e per la sua nobiltà. La terza a Gaio, che era un cristiano molto caritatevole e grande ospitaliere. Uno dei suoi principali intenti in queste lettere, oltre allo zelo che vi dimostra contro gli eretici che negavano la divinità di Gesù Cristo, come Cerinto ed Ebione, o la verità della sua carne, come Basilide, è quello di portare tutti alla carità verso il prossimo, essendo questa virtù il segno più sicuro dell'amore che si ha per Dio e della professione del Cristianesimo. Ne spiega il precetto che chiama antico e nuovo; ne dichiara i vantaggi, che sono quelli di ottenere facilmente da Dio tutto ciò che si chiede e di avere una felice comunione con lui; ne segna le qualità, e dice che è sincera, veritiera e benefica; che non si accontenta di parole, ma che passa ai fatti. È ciò che fa principalmente nella sua prima Epistola. Mostra, nella seconda, quanto si debba essere attenti a fuggire la conversazione degli eretici; e lo prova con il suo esempio, poiché, sebbene non dovesse temere che lo corrompessero, non tralasciava di fuggirli e di evitarne l'incontro; si dice persino che, avendo un giorno trovato Cerinto ed Ebione nei bagni pubblici dove andava a lavarsi, secondo l'usanza di quel tempo, se ne ritirò immediatamente con i suoi discepoli, dicendo loro: «Usciamo di qui, figli miei, per paura che l'edificio non crolli su di noi, a causa di una così cattiva compagnia». Non si sa né il luogo né il tempo in cui queste lettere furono scritte. È verosimile che l'Apostolo fosse già molto vecchio quando le compose, poiché nella prima parla ai fedeli come ai suoi figlioli, *filioli*, e che nelle altre due si chiama *senior*, il vecchio.

Miracolo 08 / 10

La conversione del capo dei briganti

Un celebre racconto illustra la carità di Giovanni che insegue e converte un giovane divenuto capo di briganti.

La celebre conversione di un giovane, che si era fatto capo di briganti, è quanto di più certo abbiamo di ciò che fece dopo il suo ritorno. Lo aveva preso in affetto prima del suo esilio e, volendo farne un buon servitore di Dio, lo aveva messo sotto la guida di un vescovo, al quale aveva vivamente raccomandato di vegliare su di lui, di dargli una buona educazione e di gettare nel suo cuore i semi di tutte le virtù cristiane. Questo prelato vi si applicò per qualche tempo; ma, dopo avergli dato le prime nozioni del Cristianesimo, averlo battezzato, cresimato e disposto al sacramento dell'Eucaristia, lo trascurò a tal punto che, non vedendosi più illuminato, frequentò cattive compagnie e divenne libertino con i libertini. Di lì, per avere di che soddisfare le sue dissolutezze, si unì a dei ladri e ne divenne il capo. Il ricordo delle sante istruzioni che aveva ricevuto e i rimorsi della sua coscienza, non essendo ancora del tutto spenti, lo trattennero dapprima e gli impedirono di commettere i crimini più gravi; ma infine soffocò questo resto di buoni sentimenti e si abbandonò a disordini così strani che era il più temibile di tutti i briganti. L'Apostolo, essendo andato a trovare il vescovo al quale lo aveva raccomandato, glielo richiese come un prezioso deposito che gli aveva affidato. «Non l'ho più», disse il vescovo tutto confuso, gettando un gran sospiro. «Non l'ho più, è morto». — «È morto», replicò san Giovanni, «e in che modo è morto?» — «È a Dio che è morto», disse il vescovo, «poiché ha preferito unirsi a dei banditi per derubare i passanti su queste montagne, piuttosto che rimanere in Chiesa nella moderazione e nella modestia». — «A quale custode», gli rispose il santo Apostolo, «avevo affidato mio fratello!... Ma che mi si porti un cavallo, che mi si dia una guida!». Poi, lasciando l'assemblea, partì all'istante.

Quando fu arrivato sulla montagna, incontrò le sentinelle dei banditi che si impadronirono di lui. «Vengo qui», disse loro, «per parlare al vostro capo, e vi supplico di condurmi da lui, perché ho un affare importante da comunicargli». Essi ebbero rispetto per la sua vecchiaia e per quella gravità maestosa che appariva sul suo volto, e lo condussero da colui che chiedeva. Il capo lo riconobbe subito e, non potendo sostenere la vista e la presenza di un uomo così santo, che venerava come suo maestro, si diede subito alla fuga; ma il Santo corse dietro di lui, gridandogli con tutte le sue forze: «Perché, figlio mio, fuggi tuo padre? Cosa temi da un uomo disarmato? Abbi riguardo ai miei capelli bianchi, abbi pietà del fiore della tua giovinezza, non credere che non ci sia più salvezza per te. Fermati, figlio mio, ti supplico, fermati. È Gesù Cristo stesso che mi ha mandato da te». A queste parole il giovane si fermò; teneva gli occhi a terra. Poi gettò le armi e si mise a tremare e a piangere amaramente. Giovanni gli si avvicinò; ma lui, abbracciandogli le ginocchia, non sapeva che pregarlo con i suoi gemiti. Era bagnato dalle sue lacrime come da un secondo battesimo; ma teneva ancora la mano destra nascosta sotto la veste. San Giovanni, di nuovo, lo incoraggia, lo rassicura, gli giura che otterrà la sua grazia dal Salvatore; a sua volta, lo supplica, si mette in ginocchio. Poi, prendendo quella mano ormai purificata, la bacia teneramente. Il giovane fu ricondotto nell'assemblea dei santi. Giovanni pregava con lui. Digiunava con lui, facendo insieme penitenza. Guariva la sua anima con la parola, come con un fascino sovrano, e non lo lasciò più finché non lo ebbe risuscitato e reso alla Chiesa.

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Ultimi giorni, morte e reliquie

Giovanni muore centenario a Efeso sotto Traiano. Il testo dettaglia le sue reliquie conservate a Roma, in particolare a San Giovanni in Laterano.

Simili tratti non avevano analoghi nell'antichità profana. San Giovanni fece vedere con questa condotta di non aver attinto i segreti del cielo solo nel seno del suo Maestro, quando vi si riposò, ma di averne tratto il fuoco della carità e della misericordia verso i peccatori. E come non ne sarebbe stato colmo, lui che lo aveva visto spirare sull'albero della croce per loro? Così, san Girolamo riferisce che, essendo diventato estremamente vecchio e non permettendogli più la sua debolezza di fare lunghi discorsi ai fedeli, quando i suoi discepoli lo portavano in chiesa tra le braccia, non diceva loro che queste parole: *Filioli, diligite alterutrum*; «Figlioli miei, amatevi l'un l'altro». E poiché quegli stessi discepoli, annoiati di sentire sempre la stessa cosa, gli chiesero infine perché ripetesse così spesso quella lezione, egli fece loro, aggiunge san Girolamo, una risposta degna di Giovanni, vale a dire del discepolo che Gesù amava: *Quia præceptum Domini est, et in solum fiat, sufficit*; «Lo faccio perché è il precetto del Signore, e se lo si osserva bene, non occorre altro per essere salvati».

Ecco tutto ciò che abbiamo potuto trovare di autentico su san Giovanni nella Storia ecclesiastica. Non ci resta che parlare del suo beato trapasso. Abbiamo già detto che alcuni autori hanno creduto che egli non fosse morto, ma che Nostro Signore lo avesse riservato con Enoch ed Elia per combattere l'Anticristo alla fine del mondo. È l'opinione di sant'Ippolito, vescovo di Porto, nel suo Trattato sulla consumazione del mondo, ma essa non è sostenibile; poiché, oltre al fatto che san Giovanni stesso la respinge nel suo Vangelo con queste parole: *Et non dixit Jesus: non moritur*; «E Gesù non disse che questo discepolo non doveva morire»; oltre al fatto che nella sua Apocalisse, parlando dei combattimenti contro l'Anticristo, egli fa menzione solo di due testimoni, che predicheranno milleduecentosessanta giorni, rivestiti di sacco, e che saranno infine massacrati dalla bestia, tutta l'antichità non ha mai dubitato della sua morte, così come di quella degli altri Apostoli. Il Menologio dei Greci la segna al 26 settembre. Policrate, vescovo di Efeso, ne parla chiaramente nella sua Epistola al papa Vittore; Tertulliano nel suo Trattato dell'anima; san Crisostomo nell'Omelia dei dodici Apostoli; sant'Ambrogio, san Girolamo, sant'Agostino, sant'Isidoro, san Gregorio di Tours, Niceforo Callisto, Metafraste e un'infinità di altri. Il papa san Celestino I, nell'Epistola ai Padri del Concilio di Efeso, parla anche delle sue reliquie, che erano onorate in quella città. Infine, il cardinale Baronio, Godeau, vescovo di Vence, e tutti i nostri più dotti storici la ritengono indubitabile.

Non si sa tuttavia in che modo sia morto. Alcuni hanno detto che Traiano lo avesse fatto morire con la violenza dei tormenti; ma

ciò non ha alcun fondamento. La Chiesa crede che la sua morte fu naturale e che, dopo aver bevuto il calice del Signore ai piedi della croce e quando fu gettato a Roma in una caldaia d'olio bollente, spirò pacificamente a Efeso il 27 dicembre. Non manca tuttavia di merit are il Éphèse Città principale dell'apostolato di Giovanni in Asia Minore. titolo e di possedere la corona che ricevono i Martiri, avendo sofferto molto più di loro nel vedere Gesù Cristo sul Calvario. Egli è stato martire del martirio di Gesù Cristo stesso, e gli strumenti che hanno lacerato e trafitto il corpo del Maestro hanno lacerato e trafitto il cuore del discepolo. Vi sono anche diverse opinioni riguardo agli anni che visse. San Girolamo dice che visse sessantotto anni dopo la Passione di Nostro Signore, da cui segue che morì nell'anno 101 o 102, sotto l'imperatore Traiano; ma non è certo che età avesse quand o fu chiamato a empereur Trajan Imperatore romano menzionato per il suo rescritto a Plinio il Giovane. ll'apostolato. Baronio gli dà solo ventidue anni; altri gliene danno ventisette o circa.

La basilica di San Giovanni in Laterano possiede, in una bella urna d'argento dorato, le cate ne con cui san Giova Saint-Jean de Latran Una delle prime basiliche costruite da Costantino. nni fu legato quando fu condotto da Efeso a Roma. Nella cappella di San Francesco si vede la coppa o tazza nella quale san Giovanni bevve, per ordine di Domiziano, un veleno mortale, che però, per permesso di Dio, non gli fece alcun male. Sotto l'altare maggiore, nella Confessione, che era la prigione dove fu detenuto, si espone anche la tunica, racchiusa in una cassetta d'argento dorato, con la quale il Santo risuscitò i ministri dell'imperatore, morti improvvisamente per aver assaggiato quello stesso veleno di cui egli aveva bevuto impunemente. Giovanni, diacono, nella Vita di san Gregorio Magno osserva particolarmente che, quando la si spiegava in un tempo di siccità, si otteneva la pioggia, così come riportava il bel tempo quando le piogge erano troppo abbondanti; infine, che le lampade davanti all'altare dove era stata posta questa preziosa reliquia si accendevano talvolta da sole e bruciavano senza che l'olio si consumasse. San Gregorio di Tours dice che non pioveva mai nel luogo in cui aveva dettato il suo Vangelo, sebbene fosse all'aperto.

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Simbolismo e rappresentazioni

L'apostolo è tradizionalmente raffigurato con un'aquila o un calice contenente un serpente, simboli della sua elevata teologia e della sua sopravvivenza al veleno.

Tutti i Padri della Chiesa e gli scrittori ecclesiastici gli tributano grandissime lodi che si possono riscontrare nelle loro opere e che sono tratte dalle ammirevoli luci e dai favori straordinari che egli ha ricevuto dal cielo. Basterà, per concludere questa vita, notare che egli ha racchiuso in sé tutte le distinzioni dei santi, intendiamo dire che è stato profeta, apostolo, evangelista, dottore, martire e vergine. Ma, soprattutto, è stato il Discepolo che Gesù amava, il discepolo più caro al suo Maestro, il discepolo meglio istruito dal suo Maestro, il discepolo più affezionato al suo Maestro: *Hic est discipulus ille*.

San Giovanni è rappresentato accompagnato da un'aquila. Storico, se così si può dire, della generazione eterna del Verbo e dell'azione divina del Figlio di Dio al di fuori dell'Incarnazione, è stato paragonato all'aquila che fissa lo sguardo sul sole senza battere ciglio; poiché mai linguaggio umano aveva raggiunto tali altezze di dottrina, né le aveva rese in termini così sfolgoranti di luce. Gli si pone talvolta in mano un calice, dal quale esce un serpente. È probabile che questo attributo sia tratto da una leggenda poco certa in cui si narra che l'Apostolo sarebbe stato condannato, a Efeso, a bere del veleno che, d'altronde, non gli avrebbe fatto alcun male. Altri pensano che questo calice raffiguri il calice dell'Eucaristia di cui egli ha parlato in modo così ammirevole: il serpente, che presso gli antichi era il simbolo della vita, significherebbe la vita eterna che si attinge nel Santissimo Sacramento.

Questo racconto è di Padre Giry, rivisto e completato. — Cfr. l'Histoire de l'apôtre Saint Jean, dell'abate Bannard, canonico onorario di Orléans.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Vocazione da parte di Gesù Cristo
  2. Riposo sul petto di Gesù durante l'Ultima Cena
  3. Presenza ai piedi della Croce e adozione da parte di Maria
  4. Esilio nell'isola di Patmo e redazione dell'Apocalisse
  5. Sopravvivenza miracolosa alla caldaia di olio bollente a Roma
  6. Redazione del Vangelo a Efeso per combattere le eresie

Miracoli

  1. Sopravvivenza alla caldaia di olio bollente
  2. Innocuità di un veleno mortale bevuto per ordine di Domiziano
  3. Resurrezione dei ministri dell'imperatore con la sua tunica
  4. Trasformazione di bacchette in oro (menzionato come apocrifo)
  5. Conversione di un capo dei briganti tramite la persuasione

Citazioni

  • Filioli, diligite invicem (Figlioli miei, amatevi gli uni gli altri). Tradizione riportata da San Girolamo
  • In principio erat Verbum (In principio era il Verbo). Vangelo secondo San Giovanni

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo