Principe carolingio e cugino di Carlo Magno, Adelardo rinunciò alla corte per diventare monaco a Corbie. Nonostante il suo desiderio di oscurità, divenne un abate influente, consigliere dei re e fondatore di monasteri in Sassonia. Dopo un ingiusto esilio di sette anni, morì nell'826, lasciando l'immagine di un santo sapiente, umile giardiniere di Dio e protettore dei poveri.
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SANT'ADELARDO, NONO ABATE DI CORBIE
E CONFESSORE
Origini illustri e conversione
Nato intorno al 751 in una famiglia principesca legata ai Carolingi, Adalardo lasciò la corte di Carlo Magno a vent'anni per diventare monaco giardiniere a Corbie.
751-826. — Papi: Stefano II; Eugenio II. — Re di Francia: Pipino il Breve; Ludovico il Pio.
Nel terreno che coltivava, il principe giardiniere vedeva il simbolo dell'anima che non può produrre buoni frutti se non sotto lo sforzo di un lavoro assiduo. Vi riconosceva l'immagine del paradiso terrestre e si immaginava di esserne il nuovo Adamo, sottomesso da Dio alla prova perpetua dell'obbedienza. (Vita di san Adalardo.)
Due Santi, entrambi dotti personaggi: san Pascasio Radberto, abate di Corbie, e san Giraldo, abate di Grand-Sauve, in Guienna, hanno scritto la vita di questo santo Confessore, ed è a queste due fonti che attingeremo ciò che stiamo per riportare. Non indicano distintamente il tempo della sua nascita, ma è facile concludere dal seguito della sua storia che nacque verso l'anno 751, a Huysse, vicino ad Audenarde, nell'attuale diocesi di Gand. Il suo sangue non poteva essere più illustre. Ebbe per padre Bernardo, figlio di Carlo Martello, il più grande dei nostri maestri di palazzo; per zio Pipino il Breve, primo re di Francia della seconda dinastia, e per cugino primo Carlo Magno, anch'egli re di Francia e imperatore. Quest'ultimo lo fece venire alla sua corte e lo nominò conte di palazzo. Sebben e Adala Adélard Abate di Corbie e maestro spirituale di Ilduino. rdo fosse ancora giovane, non smise di temere la corruzione del mondo. Tutto allarmava la sua coscienza. Fu soprattutto scandalizzato dal fatto che Carlo Magno ripudiò sua moglie Ermengarda, figlia di Desiderio, re dei Longobardi, per sposare Ildegarda. Dopo aver espresso liberamente i suoi sentimenti a riguardo, si ritirò dalla corte e si fece religioso di San Benedett abbaye de Corbie Monastero che ha acquisito le reliquie di san Precordo. o, nell'abbazia di Corbie; non aveva ancora vent'anni. Il primo incarico che gli fu dato fu di coltivare l'orto del monastero, al fine di far morire nel suo cuore, attraverso questo lavoro umile e faticoso, le inclinazioni all'orgoglio e alla mollezza che avrebbe potuto ereditare dalla sua nascita. Non si potrebbe credere all'abbondanza delle grazie che ricevette per il modo in cui assolse al suo compito. Tutte le cose gli servivano da materia per elevarsi verso Dio; nel terreno che coltivava vedeva il simbolo dell'anima, che non può produrre buoni frutti se non attraverso un lavoro assiduo. Acquisì in brevissimo tempo un grado di contemplazione molto sublime, al quale il suo lavoro esteriore non poneva alcun ostacolo.
Fuga a Montecassino e ritorno a Corbie
Cercando l'anonimato a Montecassino, viene richiamato da Carlo Magno ed eletto abate di Corbie nonostante le sue reticenze.
La sua qualità di principe del sangue imperiale faceva sì che fosse visitato dai più grandi del regno; per evitare tale importunità, si recò in Italia e si r itirò a Mon mont Cassin Monastero di riferimento per la regola benedettina. tecassino, capo di tutto l'Ordine di San Benedetto. Sperava di poter nascondere la sua nascita e vivere nell'oscurità; ma un anacoreta, giunto a chiedere ospitalità a Montecassino, rivelò il nome e la patria di Adalardo; d'altro canto, Carlo Magno, che sentiva vivamente la perdita subita dal suo Stato con il ritiro di un così grande personaggio, inviò dei deputati appositamente a Montecassino per richiederlo e riportarlo a Corbie. Fu invano che Adalardo supplicò il superiore di quel celebre monastero di permettergli di fuggire più lontano, in qualche luogo dove potesse rimanere sempre sconosciuto; dovette arrendersi alle volontà del re e riprendere, con i deputati, la strada per la Francia, dove la divina Provvidenza lo destinava a grandi incarichi per il servizio del suo Ordine, dello Stato e di tutta la Chiesa. Appena rientrato a Corbie, per elezione di tutto il monastero, l'abate si dimise dal suo incarico in suo favore. Fece tutto il possibile per esentarsene: le sue resistenze e le sue preghiere servirono solo a farlo giudicare più degno di tale onore. Il grande bene che fece questo nuovo abate, tanto con i suoi esempi quanto con la sua parola, colma di una forza, di una dolcezza e di un'unzione tutte celesti, mostrò presto che questa elezione era un'ispirazione della divina Provvidenza.
Ruolo politico e missione del Filioque
Consigliere dei re, viene inviato dal concilio di Aquisgrana presso papa Leone III per difendere l'aggiunta del Filioque al Simbolo.
La sua devozione era ammirevole. Era sempre interiormente raccolto, non solo nel suo monastero e nelle sue funzioni regolari, ma anche nei suoi viaggi; manteneva il silenzio persino nel trattare gli affari temporali più spinosi. Quando si recava agli uffici divini, metteva da parte così perfettamente ogni pensiero sulle cose terrene, che vi era occupato solo da Dio. Possedeva il dono delle lacrime a un grado così elevato che Pascasio assicura di non aver mai conosciuto nessuno che ne avesse una fonte così abbondante. Infatti, scorrevano in ogni momento dai suoi occhi, soprattutto durante l'orazione, la salmodia e l'ascolto del canto armonioso della Chiesa. La sua carità era così estesa che non solo i suoi figli, ma anche tutti gli infelici avevano posto nel suo cuore: nessuno ha mai potuto lamentarsi di essersi rivolto a lui invano; perciò era solito dire che era segno di avarizia temere di dare troppo. Un giorno, il cellario del monastero, facendogli notare che i religiosi soffrivano per la sua profusione e che ciò che aveva fatto dare ai poveri era necessario per il loro nutrimento, il Santo gli rispose, con la sua dolcezza abituale, che Dio vi avrebbe provveduto; e, in effetti, si trovarono alla porta del monastero delle provviste che vi erano state portate miracolosamente. La sua prudenza apparve con grande splendore nei saggi consigli che dava a Carlo Magno e ai suoi figli, soprattutto a Pipino il Giovane, il suo primogenito, re d'Italia, di cui fu primo ministro, così come del suo successore e figlio Bernardo; sotto il regno di quest'ultimo, seppe placare una violenta discordia tra le città di Spoleto e Benevento. Adelardo fu inviato da Carlo Magno e dal Concilio di Aquisgrana dell'809, al quale aveva assistito, presso papa Leone III, per far approvare dalla Santa Sede l'a ggiunta, al S pape Léon III Papa che donò le reliquie di Ippolito a Carlo Magno. imbolo, di queste due parole, *filioque*, destinate a esprimere più chiaramente che l o Spirit filioque Controversia teologica sulla processione dello Spirito Santo. o Santo procede sia dal Padre che dal Figlio, come da un unico principio.
Il Papa concepì tanta stima per la probità del nostro Santo, che non dubitò mai della verità delle sue parole né della giustizia delle sue imprese, e gli disse un giorno ridendo che se fosse stato ingannato dalla sua persona, non avrebbe mai potuto avere fiducia in alcun francese.
La prova dell'esilio
Sospettato di tradimento da Ludovico il Pio dopo la rivolta di Bernardo d'Italia, viene esiliato per sette anni sull'isola di Noirmoutier.
Ma non bastava che san Adalardo possedesse in grado eminente le prime sette beatitudini, era necessario che avesse parte anche all'ottava, che è quella di essere perseguitati per la giustizia, affinché la sua virtù si purificasse, come l'oro, nel crogiolo della tribolazione, e la sua pazienza trionfasse più gloriosamente in mezzo alle tempeste e alle afflizioni. Pipino, re di Lombardia, era morto nell'810: lasciava un figlio di nome Bernardo, di dodici anni, che mise sotto la guida del Santo. Qualche anno dopo, Bernardo, che, in qualità di figlio di Pipino, il primogenito di Carlo Magno (morto nell'814), aveva pretese alla corona imperiale, prese le armi per far valere i suoi diritti; ma fu sfortunato in questa guerra, che gli costò la corona e la vita. Ludovico il Pio, prevenuto dai discorsi avvel Louis le Débonnaire Re dei Franchi che nominò Aldrico suo consigliere e comandante del palazzo. enati di alcuni adulatori, sospettò Adalardo di aver favorito segretamente le pretese di Bernardo, suo allievo, e lo condannò all'esilio. Tutta la sua famiglia, vale a dire due fratelli e due sorelle che aveva, fu coinvolta in questo ingiusto decreto. Wala, il più anziano dei due fratelli, che era un principe molto considerato a corte, fu relegato a Corbie. Bernario, il più giovane, che ne era religioso, fu esiliato a Lérins. Si lasciò Teodrada, una delle sorelle, nell'abbazia di Soissons, dove si era ritirata per consacrare a Dio la sua vedovanza, e si inviò Gundrada, l'altra sorella, vergine molto coraggiosa, a quella di Poitiers, fondata da santa Radegonda; quanto al santo abate, che era la causa innocente di questa persecuzione, gli fu assegnato, come luogo del suo bando, il monastero dell'isola di Noirmoutier, in Aqu itania. Pa île d’Héro Luogo di esilio di Adélard in Aquitania. rtì, non senza versare lacrime nel vedersi strappato alla compagnia dei suoi cari figli, ma senza lamento né mormorio, e con un coraggio che suscitava ammirazione in coloro che sapevano quanto questo procedimento contro di lui fosse ingiusto.
Rimase sette anni in esilio, con una perfetta tranquillità di spirito e una gioia che non poteva dissimulare; essa era tanto più grande in quanto aveva finalmente trovato, in quella solitudine, il genere di felicità a cui aspirava da molto tempo. L'abate del monastero, ben lungi dal trattarlo come un bandito o come uno straniero, lo guardò sempre come suo maestro, di modo che il Santo era imbarazzato dalla sua deferenza e da quella di tutti i suoi religiosi; così l'unica mortificazione che ebbe in quest'isola fu che non vi trovò tutte le pene che accompagnano ordinariamente l'esilio e la disgrazia. La sua soddisfazione era così visibile che due arcivescovi dissero un giorno all'imperatore che aveva obbligato Adalardo più inviandolo in quell'isola che se gli avesse fatto dono della sua corona. Impiegò tutte le ore del suo tempo libero, durante il suo soggiorno, a intrattenersi continuamente con Dio e a praticare la sua santa regola; poiché era fedele nell'osservarla nei suoi viaggi, e poiché in mezzo ai cammini aveva le sue ore di orazione e di silenzio così come nel chiostro, si può giudicare che approfittò del tempo del suo ritiro con una cura incredibile.
Ritorno e fondazione della Nuova Corbie
Richiamato nell'821, fonda l'abbazia di Corvey in Sassonia e promuove una rigorosa povertà monastica di fronte all'abbondanza delle ricchezze.
Al termine dei suoi sette anni, nell'821, fu richiamato; ciò fu motivo di meravigliosa contentezza per i suoi figli e di sensibile rammarico per coloro che lasciava. Quando si recò dall'imperatore, fu ricevuto con tutte le testimonianze di stima che la sua virtù meritava, e quel principe gli mostrò tanto rammarico per l'ingiustizia che aveva commesso nei suoi confronti, che egli stesso fu costretto a consolarlo. Tutti gli esiliati furono richiamati con lui: Wala e Gundrada non vollero affatto abbandonare la professione religiosa che l'occasione del loro bando li aveva portati ad abbracciare. Ripreso il governo della sua abbazia, per l'insistenza dei suoi confratelli, e in seguito quello dello Stato per volontà assoluta del principe, vi riparò tutto ciò che era stato fatto di male durante il suo esilio. Prese parte attiva alle diete di Attigny-sur-Aisne (822) e di Compiègne (823). Tuttavia, come se il punto della regola di san Benedetto, che esenta i vecchi dalle austerità comuni a causa della debolezza della loro età, non fosse stato per lui, non si rilassò in nulla nella severità dell'osservanza e non si concesse nemmeno i sollievi che avrebbe facilmente accordato ai più giovani. Il credito di cui godeva presso l'imperatore Ludovico il Pio gli servì per fondare in Sassonia, pre sso il Weser, una nuova abbazia alla quale diede anch'egli nouvelle abbaye à laquelle il donna aussi le nom de Corbie Monastero in Sassonia, destinazione finale delle reliquie nell'836. il nome di Corbie, dove stabilì, con zelo instancabile, la stretta osservanza della regola. Ma quando la vide sufficientemente dotata dalla liberalità dei grandi del regno, non volle più che vi si ricevessero le eredità che le venivano offerte; era solito dire a questo proposito che «l'abbondanza delle ricchezze serviva a ingannare non solo i superiori delle chiese e dei monasteri, ma anche i privati, e che li costringeva a impegnarsi di nuovo nel secolo, loro che dovevano esservi morti; che era questa abbondanza di beni temporali a obbligare gli Stati a estendere le imposte fino alle persone ecclesiastiche, perché, essendo stati troppo impoveriti dalla loro avidità, non potevano più sussistere senza il loro soccorso». Soprattutto proibiva ai suoi di accettare mai doni, quando avessero motivo di temere che coloro che li facevano potessero pentirsene o che gli eredi ne fossero notevolmente danneggiati.
Ultimi istanti e esequie
Muore nell'826 dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti da Ilduino di Beauvais e viene sepolto nella chiesa di San Pietro a Corbie.
Era così geloso della perfezione dei suoi figli, che non passava settimana senza parlare loro in privato, né giorno senza rivolgere loro un'esortazione in generale. Ciò servì molto a farli crescere nell'amore per il loro stato; poiché sarebbe stato ben difficile conferire spesso con quell'angelo di fuoco senza esserne infiammati. Infine, giunta l'ora della sua morte, o piuttosto della sua ricompensa, fu colto da una febbre violenta durante la quale non passò un solo giorno senza ascoltare la messa o comunicarsi nell'oratorio di San Martino, dove si faceva condurre. Ilduino, vescovo di Beauvais, che era stato suo discepolo, gli amministrò l'Estrema Unzione; e Nostro Signore, non contentandosi di essersi dato a lui attraverso il sacramento dell'Eucaristia, volle mostrargli un saggio della gloria che avrebbe presto posseduto apparendogli nello splendore della sua umanità. In seguito il santo vecchio pronunciò il cantico di san Simeone: Nunc dimittis, ecc.; e, rimasto per qualche tempo in un profondo silenzio, rese infine pacificamente la sua anima alle tre del pomeriggio, ora in cui Nostro Signore spirò sulla croce. Fu il secondo giorno di gennaio dell'anno 826, data la più probabile. Il vescovo di Beauvais lo seppellì con le proprie mani e celebrò le sue esequie. Fu sepolto nella chiesa di San Pietro, che era la principale del monastero di Corbie.
Miracoli e posterità del culto
La sua memoria è onorata da numerosi miracoli e da un'esumazione solenne nel 1040, sebbene la Rivoluzione abbia danneggiato il suo santuario.
La sua memoria era in benedizione nel cuore dei suoi figli; ma Dio volle farla risplendere attraverso grandi prodigi. Un ricco pellegrino fu trattenuto sulla sua tomba, senza poter andare via, finché non ebbe promesso di farne costruire una più magnifica. Una donna paralitica e tutta deforme vi fu guarita in un istante, mentre i religiosi cantavano il Mattutino; altri malati vi recuperarono pure una perfetta salute. Avendo papa Giovanni XX permesso l'esumazione del suo corpo, la solennità ne fu celebrata nell'anno 1040 da Drogone, vescovo di Thérouanne; e, il giorno di questa cerimonia, si operò un gran numero di miracoli, che si rinnovarono ancora in seguito in due celebri occasioni, in cui si portò la sua cassa in processione, una volta verso Amiens, e un'altra volta nelle Fiandre, ai tempi del conte Roberto, spogliatore dei beni dell'abbazia di Corbie; si può leggere questo fatto per esteso nell'*Année bénédictine*.
Il culto di sant'Adelardo, interrotto a Corbie dalla Rivoluzione francese, non è stato ristabilito nella chiesa abbaziale, divenuta parrocchiale: il signor Douillet, parroco di Corbie, che ci trasmette tutte queste informazioni, ha chiesto a Roma l'autorizzazione di continuare un culto un tempo così solenne. (Il Proprio dei Santi dell'abbazia ne fa fede.) La diocesi di Gand, invece, celebra la memoria di sant'Adelardo.
Non restano più a Corbie, delle reliquie di sant'Adelardo, che il cranio e alcune particelle di ossa.
Quanto agli edifici, si ammira ancora la navata della chiesa e la porta principale del monastero: il resto è stato demolito, gli edifici dell'abbazia alla fine della Rivoluzione; il coro e il transetto della chiesa con la sua guglia, solo nel 1817 e nel 1818.
Una strada pubblica, passando per la porta dell'abbazia, attraversa tutto l'ubicazione di questo monumento dell'antica pietà. Una via occupa il posto di quei bei chiostri dove hanno meditato tanti santi personaggi: come vedere una tale desolazione senza avere l'anima straziata? Il recinto, circondato dalle sue mura, appartiene a un privato che lo coltiva.
Ancora una parola sulle innumerevoli reliquie che arricchivano l'abbazia di Corbie, ed erano conservate nella cappella absidale (che veniva chiamata la Cappella dei Corpi santi). Sebbene molte siano scomparse, se ne possiedono ancora di molto preziose: oltre a quelle di sant'Adelardo, si può visitare una particella considerevole della vera croce; un santo volto bizantino, detto di san Luca; una parte del cranio di sant'Antonio; i resti quasi interi di san Pascasio Radberto; un dito di san Nicola di Mira; reliquie di san Pietro, apostolo; di santa Maddalena, di santa Coletta, ecc.
L'Agostino del suo secolo
Sapiente poliglotta, formò discepoli come Pascasio Radberto e Ansgario, segnando la storia della lingua romanza.
San Adalardo fu soprannominato l'Agostino, l'Antonio, il Geremia del suo secolo, per esprimere i diversi tratti di somiglianza che aveva con questi grandi uomini. (Alcuino gli indirizzò una lettera sotto questo titolo: Ep. 107. Lo chiama suo figlio: il che ha fatto credere che san Adalardo fosse stato discepolo di questo celebre maestro.) Poiché possedeva vaste conoscenze, era più di chiunque altro in grado di ravvivare l'amore per i buoni studi nei suoi monasteri. Si interessò vivamente al progresso delle sacre lettere; e si annoverano tra i suoi discepoli san Pascasio Radberto, sant'Ansgario, senza contare molti altri. Pascasio ci rappresenta Adalardo come un uomo molto abile. Dice che sapeva istruire ugualmente in latino, in tedesco e in francese volgare. Da ciò si deve concludere che la lingua francese (romanza) costituiva fin d'allora una lingua a sé stante. La stessa cosa è provata dall'autorità di Nitardo, che serviva negli eserciti di Ludovico il Pio, e che scrisse la storia delle divisioni che sorsero tra i figli di questo principe. In questa storia si trova in lingua romanza il giuramento originale dell'accordo che i due fratelli, Carlo il Calvo, re di Francia, e Ludovico, re di Germania, fecero tra loro a Strasburgo, il 14 febbraio 842, per opporsi alle imprese dell'imperatore Lotario. L'abate Grandidier, Hist. de l'Egl. de Strasbourg, tomo II, Pièc. justific., n. 116, p. 216 e segg., ne ha dato un'edizione corretta, con la traduzione dello stesso giuramento in francese, in tedesco, in latino, in dialetto linguadociano, in guascone, in patois artesiano, in patois alsaziano e in patois lorenese. Si veda il Recueil des Historiens de France, di Duchesne, tomo II, p. 351; e l'Hist. litt. de la France, tomo V, p. 206.
La maggior parte dei Martirologi fa menzione del nostro Santo. Socius e Hollandus riportano le vite composte da san Pascasio e da san Gecardo. Abbiamo parlato nel corso di questo racconto delle altre fonti da cui abbiamo attinto: esse sono d'altronde tutte riassunte nella sapiente e pia agiografia di Amiens, dell'abate Corblet, che ci è servita maggiormente per correggere e completare questa biografia.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita intorno al 751 a Huysse
- Nominato conte di palazzo da Carlo Magno
- Ingresso nel monastero di Corbie all'età di 20 anni
- Ritiro a Montecassino in Italia
- Elezione ad abate di Corbie
- Missione diplomatica presso papa Leone III nell'809
- Esilio nell'isola di Héro per sette anni (814-821)
- Fondazione della nuova abbazia di Corbie in Sassonia
- Partecipazione alle diete di Attigny (822) e di Compiègne (823)
Miracoli
- Porto miracoloso di provviste alla porta del monastero
- Apparizione di Cristo sul suo letto di morte
- Guarigione di una donna paralitica sulla sua tomba
- Immobilizzazione miracolosa di un pellegrino sulla sua tomba
Citazioni
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Era segno di avarizia temere di dare troppo.
Fonte -
L'abbondanza delle ricchezze serviva a ingannare non solo i superiori delle chiese e dei monasteri, ma anche i privati.
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