Principessa spagnola convertita, Colomba fuggì dalle persecuzioni per recarsi in Gallia dove fu battezzata a Vienne prima di stabilirsi a Sens. Nel 274, rifiutò di abiurare davanti all'imperatore Aureliano e sopravvisse miracolosamente a un tentativo di violenza grazie a un'orsa, poi a un rogo spento dalla pioggia. Morì infine decapitata, diventando una delle più illustri martiri del territorio di Sens.
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SANTA COLOMBA, VERGINE E MARTIRE A SENS
Giovinezza ed esilio di santa Colomba
Nata in una famiglia reale pagana in Spagna, Colomba si convertì segretamente e fuggì verso le Gallie a sedici anni per vivere liberamente la sua fede.
Durante le sanguinose persecuzioni con le quali si tentò di arrestare i progressi del Cristianesimo in Spagna, molti fedeli soffrirono il martirio con costanza, talvolta persino con sollecitudine; si incontrarono anche anime non meno ardenti, ma che certe circostanze particolari spingevano a seguire questa parola del Vangelo: «Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra». Queste si decisero a lasciare la propria patria per andare a cercare in terra straniera il modo di seguire liberamente le luci della grazia. Or, è precisamente ciò che accadde alla giovane eroina di cui andremo a ripercorrere la storia. La beata vergine Colomba, nata in Spa gna da una famiglia reale, ma la bienheureuse vierge Colombe Principessa spagnola martirizzata a Sens nel III secolo. pagana, f u talme Espagne Luogo di missione di Giuda Barsaba. nte illuminata fin dalla sua più tenera giovinezza dagli splendori della luce divina, e infiammata dalle fiamme di un così grande amore di Dio, che non poté mai essere indotta, dai suoi genitori, né a pregare, né ad adorare gli idoli. Di più, sebbene avesse allora solo circa sedici anni, non esitò a lasciare la casa paterna, all'insaputa della sua famiglia, per venire nelle Gallie, con un coraggio tanto ammirevole quanto straordinario, al fine di abbracciarvi il cristianesimo, in compagnia di san Sanzio, di sant'Agostino, di santa Beata, sua parente, e di molti altri, sacr ificando cos sainte Béate Parente e compagna di viaggio di santa Colomba. ì da sé stessa i piaceri dei sensi, gli onori che l'attendevano e, cosa ancor più importante, l'amore dei suoi cari genitori.
Battesimo a Vienne e insediamento a Sens
Dopo aver fatto scaturire una fonte miracolosa, viene battezzata a Vienne prima di raggiungere Sens, attratta dal fervore della comunità cristiana locale.
Pressata da una sete ardente nel mezzo di questo lungo cammino, ottenne miracolosamente, con la sua preghiera, che una fontana scaturisse nel luogo stesso in cui ci si era riposati un istante, a causa della fatica del viaggio. Poi, essendo arrivata alla città di Vienne, nel Delfinato, vi fu purificata nelle acque sacre del battesimo. Lì si vede ancora, come monumento di questo fatto, nella chiesa dell'insigne monastero delle religiose dell'Ordine di San Benedetto, consacrato a Dio a causa della nostra Santa, una cappella costruita sul luogo dove fu battezzata, e che porta questa iscrizione: *Baptisterium sanctæ Colombe*.
Il Signore richiese alla nostra Santa nuovi sacrifici ispirandole di allontanarsi ancora di più dalla sua patria.
Apprendendo che il culto della religione cristiana fi oriv Sens Sede arcivescovile occupata da Sant'Aldrico. a a Sens, più che in ogni altro luogo delle Gallie, vi giunse con coloro che l'accompagnavano, e lì si dedicavano interamente alle veglie, alle preghiere, ai digiuni e alla visita delle tombe dei Santi.
L'imperatore Aureliano e la persecuzione
L'imperatore Aureliano arriva a Sens nel 274 e ordina l'arresto dei cristiani stranieri, tra cui Colomba e i suoi compagni.
Ma un così gran numero di stranieri, che conducevano un tale genere di vita, non mancò di attirare l'attenzione degli abitanti della città e di eccitare la suscettibilità dei pagani. C osì, appena l'imper l'empereur Aurélien Nobile gallo-romano e ambasciatore di Clodoveo. atore Aureliano fu arrivato nella città di Sens, «dove fece il suo ingresso il 25 dicembre, giorno in cui la religione onora e venera la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, gli furono denunciati questi nuovi cristiani». Non era la prima volta che questo principe veniva in Gallia, né la prima volta che spargeva il sangue dei discepoli di Gesù Cristo. Già nel 250, essendo governatore della città di Troyes, aveva ordinato la morte di diversi cristiani, e tra gli altri del santo martire Patroclo; tornò poi nel Senonese nel 273, per ricevervi la sottomissione di Tetrico che lo aveva chiamato segretamente. Di ritorno a Roma vi ricevette gli onori del trionfo, e fu in seguito ai suoi brillanti successi, di cui la gloria lo inebriava ancora, che passò una terza volta nelle Gallie, l'anno 274, ed eseguì egli stesso gli editti di proscrizione che aveva lanciato contro i cristiani.
Colomba, Beata, Sanzio e gli altri, che li avevano seguiti, circa in numero di venti, compaiono dunque davanti all'autore della nona persecuzione. «Aureliano si informa con cura della loro condotta, ma, trovandoli fermi e incrollabili nella professione della religione cristiana, ordina che siano messi a morte dopo essere stati tormentati dai più atroci supplizi. Colomba, tuttavia, fu risparmiata. Il tiranno conosceva la nobiltà della sua origine, aveva notato la rara bellezza, l'aria di grandezza che la distingueva, e sperava bene che la vista dei supplizi in cui gli altri stavano per morire sotto i suoi occhi, avrebbe piegato la sua costanza».
È a circa un miglio a nord-est della città di Sens, vicino alla strada che conduce al villaggio di Saligny, che si compì il loro martirio.
Un dialogo di fede di fronte al tiranno
Colomba rifiuta le promesse di matrimonio e di ricchezza di Aureliano, affermando la sua fedeltà esclusiva a Cristo e denunciando l'inanità degli idoli.
La nostra giovane eroina era stata testimone della morte crudele dei suoi compagni, desiderava invano mescolare il suo sangue al loro. Aureliano, per darle tutto il tempo di riflettere su ciò che aveva visto e sulla sorte che l'attendeva se non si fosse arresa ai suoi desideri, la fece gettare in prigione. Una tradizione costante colloca nel mezzo della città questo carcere sotterraneo sul quale la pietà dei fedeli elevò una delle prime chiese costruite in onore della nostra Santa, quella di Santa Colomba la Piccola.
Che cosa accadde in quella dimora oscura? Chi ci dirà il fervore delle preghiere della vergine cristiana e la visita di Colui che scende nelle prigioni per consolare i giusti...! Tutto ciò che possiamo sapere è che Colomba vi attinse una nuova energia per sostenere nuovi combattimenti.
L'imperatore, avendola dunque fatta comparire di nuovo, ella si presentò senza amarezza e con una nobile semplicità davanti al tribunale del tiranno, conservando così l'autorità del suo rango. Aureliano, gettando su di lei uno sguardo irritato, le disse: «Qual è il tuo nome?» — «Mi chiamo Colomba, fortificata come sono dall'amore di Cristo». — «La tua prima risposta dà già appiglio contro di te; perché ti lasci ingannare da una falsa credenza?» — «Non saprei credere a un altro Dio se non a colui che, all'origine del mondo, ci ha creati a sua immagine, e nel suo Figlio unico Nostro Signore, che si è fatto vedere sulla terra per la nostra salvezza, che crediamo abbia sofferto sotto Ponzio Pilato, e che, dopo la sua risurrezione, ha illuminato la sua Chiesa con la venuta dello Spirito Santo: confesso che egli è vero Dio prima dei secoli e che ha preso nel tempo la vera forma dell'immagine dell'umanità». — «Non conosci i nostri decreti?» — «Quali?» — «Che tutti i cristiani abbandonino la loro superstizione, si presentino davanti a me, capo del governo degli uomini, e adorino i miei dei».
La vergine rispose: «Gli dei fatti dalla mano degli uomini periranno con coloro che li adorano; sono invenzioni del demonio, non hanno né sentimento, né movimento, non si devono adorare, ma piuttosto bruciare, per paura che, per la persuasione del demonio, questa falsa venerazione trascini a essi il cuore degli insensati. Per quanto mi riguarda, devo adorare e venerare il Signore mio Dio, il Cristo che degna di promettermi la vita, che vede gli angeli sottomessi al suo impero nel cielo, e tutti gli elementi tremare davanti a lui».
Aureliano, vedendola inflessibile, ricorse alle promesse più lusinghiere e fece brillare davanti a lei tutti i vantaggi e tutta la gloria di un'illustre alleanza, assicurandola che, a causa dei vezzi della sua bellezza e della nobiltà della sua origine, ciascuno, nel suo palazzo, si affretterebbe a obbedire alla sua voce; poi aggiunse: «Quale perversità potrebbe dunque ancora trattenerti nella tua ostinazione?» — «Non mi è difficile disprezzare la perfidia delle vostre promesse quando ricordo gli esempi del Vangelo: l'antico nemico, di cui seguite le tracce, attaccò il mio maestro con tre tentazioni, e, conducendolo sulla cima di un monte elevato, gli mostrò tutti i regni del mondo e gli disse: Se, cadendo ai miei piedi, vuoi adorarmi, ti darò tutte queste cose. Ma il Signore gli rispose: Ritirati, Satana, poiché sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo, e servirai lui solo. Al suo esempio, voi impiegate ogni sorta di mezzi per farmi partecipare alla vostra dannazione; volete, o tiranno, separarmi dall'amore di Gesù Cristo, mio celeste Sposo; ma non riuscirete mai a strapparmi ai suoi eterni abbracci. E voi che, con questo fidanzamento, vorreste trascinarmi nella corruzione di un amore terreno, meritate supplizi eterni con il demonio di cui seguite le ispirazioni, e che credete falsamente essere Dio, a meno che prima del passaggio della prima morte non plachiate il Cristo, mio Signore, con la confessione della fede. Per quanto mi riguarda, mi sento destinata a un regno eterno, poiché mai i beni passeggeri che promettete potranno distogliermi dall'amore del mio Dio; legata come sono a uno sposo eterno, come potrei subire le leggi di un uomo mortale?» — «Le parole vengono con estrema abbondanza», disse l'imperatore, «ma infine se non sacrifichi ai miei dei, come ti ho detto, non ci sarà più d'ora in poi tregua per te; ti farò disonorare, e perirai tra le fiamme». — «Dio è abbastanza potente», dice Colomba, «per proteggere la sua serva, conservarla pura e condurla alla palma della verginità. Sono pronta, per confessare il suo nome, ad affrontare le insidie e tutti i tormenti che vorrete farmi soffrire, affinché egli degni di incoronarmi alla presenza degli abitanti della corte celeste, e di annoverarmi tra i suoi martiri».
Protezioni miracolose nell'anfiteatro
Un'orsa protegge Colombi da un tentativo di stupro, poi una pioggia torrenziale spegne il rogo acceso dall'imperatore per bruciarla viva.
Aureliano, vedendo che non poteva ottenere nulla, né con le promesse né con le minacce, entrò in furore e ordinò che Colombi fosse caricata di catene e condotta all'anfiteatro, per esservi severamente custodita in una stretta prigione. Poi, fatto cercare un giovane dai costumi infami: «Va'», gli disse, «dove è rinchiusa la vergine Colombi, te la consegno». Colmo di una gioia brutale nell'udire queste parole, egli corre all'anfiteatro, ed era già vicino alle porte del carcere, quando la giovane cristiana, gettando su di lui uno sguardo pieno di dignità, gli disse: «Perché, giovane, avanzate qui con tanta ferocia? Trattenuta dalla debolezza del mio sesso, non saprei lottare contro di voi; ma ecco che invoco il mio Signore e mio sposo Gesù Cristo, che può strapparmi alle vostre insidie e alle vostre violenze».
Tuttavia, poiché la porta era aperta, egli entra; ma la vergine casta e coraggiosa lo respinge dicendogli: «Ascoltate, giovane, e preparate il vostro cuore a ciò che sto per dirvi: Il mio Signore e mio Dio, che mi sono impegnata a servire con la purezza dei miei costumi, non permetterà che io cada nell'ignominia. Badate che la vendetta divina non vi colpisca all'improvviso, in questo stesso istante, e che non siate preda di una morte eterna».
Queste parole, che avevano fatto indietreggiare per lo spavento il corruttore, erano appena terminate che un'orsa, inviata dalla Provvidenza in soccorso della vergine, entra nella prigione, salta addosso al giovane, lo rovescia a terra e, tenendolo sotto le sue zampe, guarda Colombi tremando, per sapere da lei cosa bisognasse fare. Colombi, sapendo che è per sua difesa che questo animale è inviato da Dio, gli ordina nel nome di Cristo di non esercitare alcuna vendetta su quel giovane e di lasciarlo affinché ella possa parlargli; l'orsa obbedisce subito alla voce della vergine Colombi e, lasciando la sua preda, va a mettersi di traverso alla porta come per impedirgli di uscire e per fermare coloro che volessero entrare.
La beata vergine, riprendendo allora la parola, gli disse: «Dovete comprendere ora quale potenza si trovi nell'invocazione del nome di Cristo, poiché vedete che questa bestia feroce è stata inviata dal Signore per difendermi e respingere le vostre infamie. Essa obbedisce al suo Creatore, lei creatura irragionevole, e voi, uomo creato con la ragione, siete lontano dalla conoscenza di Cristo; ebbene! ora promettete che diventerete cristiano, oppure, se lo rifiutate, darò a questo animale il permesso di divorarvi». Allora il giovane, penetrato di contrizione, fa esplodere la sua fede con queste parole: «Che colui che non confessa Cristo non esca di qui con la vita; quanto a me, confesso apertamente che non vi è altro Dio se non quello nel quale la beata Colombi fa professione di credere». Quando ebbe terminato queste parole, l'orsa lasciò libera la porta del carcere che sembrava custodire per ordine di Dio e gli diede la libertà di uscire.
Trasportato dalla gioia di vedersi così salvato, questo giovane se ne andava per tutta la città gridando che non vi era altro Dio dell'universo se non quello per il cui nome la beata Colombi sopportava tanti e così grandi tormenti, e raccontava tutte le meraviglie che il Signore aveva operato in suo favore. Sembra che egli sia stato martirizzato fuori dalla città a causa della sua fermezza nella fede. E tuttavia l'orsa restava nell'anfiteatro per continuare a proteggere Colombi. Apprendendo queste cose, Aureliano, trasportato dall'ira, ordinò ai soldati di strappare Colombi dall'anfiteatro e di condurla davanti al suo tribunale. La trovarono in preghiera nella sua prigione e l'orsa accanto a lei, il che li colse di tale spavento che non osarono avvicinarsi alla Santa e se ne tornarono a dire all'imperatore che era stato loro impossibile condurla, perché un'orsa che si trovava con lei nel suo carcere non li aveva lasciati entrare.
Allora Aureliano fece ammassare del legno attorno alle mura della prigione e ordinò che vi si appiccasse il fuoco, al fine di far perire contemporaneamente Colombi e l'orsa che la proteggeva. Questo animale, vedendo avvicinarsi le fiamme a poco a poco e temendo senza dubbio la morte, si mise istintivamente a emettere ruggiti. Ma Colombi, toccata da pietà per lei, la rassicura con le sue parole e le promette che non solo non perirà per il fuoco, ma ancora che non sarà presa e morirà naturalmente, perché tutte le cose accadevano così solo per la gloria di Dio. A queste parole, l'orsa viene a più riprese a leccare i piedi della vergine potente, poi, scappando attraverso un'apertura, fugge tutta tremante e fende la folla del popolo, riguadagnando il suo rifugio attraverso mille pericoli.
Ma Colombi, che ne sarà di lei in mezzo alle fiamme ardenti che stanno per divorarla? «Delle nubi essendosi ammassate sopra l'anfiteatro per ordine del Signore, versarono torrenti d'acqua che spensero le fiamme dell'incendio». È in memoria di questo fatto miracoloso che si rivolge questa bella preghiera a Dio, nel giorno della festa della nostra Santa: «Mio Dio, che avete voluto inviare dal cielo una pioggia abbondante per spegnere le fiamme di cui la beata Colombi, vergine e martire, era circondata, vi preghiamo di inviarci, per sua intercessione, la rugiada salutare della vostra misericordia, per garantirci dai dardi infuocati dell'antico serpente».
L'imperatore, informato di tutto ciò che accadeva, non poté fare a meno di essere colpito da stupore; ma invece di riconoscervi le opere meravigliose della divina Provvidenza, perseverò nell'indurimento del suo cuore e, facendo chiamare di nuovo Colombi davanti a lui: «Qual è dunque il tuo segreto», le disse? «Quali sono i malefici di cui ti servi per operare simili incantesimi, per far accorrere con tanta prontezza una bestia feroce in tuo soccorso e ottenere che una pioggia abbondante venga a spegnere l'incendio che ti era preparato? Per quale potenza puoi dunque così avere la meglio su di me?»
Colombi rispose che operava questi prodigi invocando non il demonio, ma Nostro Signore Gesù Cristo, poi rimproverò a quel tiranno la sua crudeltà.
Il supplizio della decapitazione
Condannata a morte, Colombi viene decapitata il 31 dicembre 274 alla Fontana d'Azon dopo aver pregato per i suoi carnefici.
Aureliano, trasportato da un'indicibile furia, ordina ai carnefici di colpirla con le verghe, di straziarla con pettini di ferro e di condurla al primo cippo miliare, fuori dalla città, affinché la sua testa sia troncata dal gladio.
Ma, prima di essere portata via dalla presenza di Aureliano, la beata Colombi ebbe la forza di dirgli: «Io non temo affatto la tua sentenza di condanna, porterò a termine il mio martirio con nuovo ardore. Il nostro Signore e Redentore ci esorta a ciò nel suo Vangelo: "Chi ama la propria anima", ci dice, "la perderà, e chi perderà la propria anima a causa mia la troverà per la vita eterna". Ma è anche con tremore che penso a quella sentenza del giudizio futuro che Cristo pronuncerà contro gli empi: "Via da me, maledetti, andate al fuoco eterno che il Padre mio ha preparato per il demonio e i suoi angeli". È per meritare di ricevere questa sentenza che tu lavori senza sosta, per non cessare poi di essere il compagno di Satana e dei suoi angeli in quelle fiamme eterne. Questa condanna che tu emani contro di me mi sembra ben piccola e ben leggera in confronto a questo eterno supplizio. Poiché, sebbene tu possa separare la mia anima dalle mie membra, tuttavia, dopo l'esecuzione del mio corpo, nessuno avrà potere sulla mia anima, se non colui che l'ha posta in me, il quale, dopo la risurrezione futura, può richiamarla di nuovo nelle mie membra riunite dalla sua potenza. Tu dunque che sei senza Dio e che comprendi la malvagità delle tue opere, guarda attentamente il mio volto, e quando davanti al tribunale di Cristo verrò ad accusarti, ti ricorderai allora, alla presenza del mio Sposo, di quale gloria mi hai incoronata con le stesse cose che ti preparano pene eterne». Dopo queste parole, pronunciata la sentenza, i ministri della morte obbedirono agli ordini del crudele imperatore.
Quando l'ebbero condotta al luogo designato, Colombi, nel momento di ricevere il colpo fatale, chiede alcuni istanti per rivolgere a Dio la sua preghiera prima di uscire da questa vita. Ma quei feroci esecutori le rifiutano ogni indugio; ella sospende la sua preghiera per offrire loro, con una pia supplica mista a lacrime, il mantello nuovo che indossava, dicendo loro: Ricevete questo e concedetemi il permesso di pregare.
Guadagnati da questo dono, le concedono il permesso che chiedeva. Allora la beata Colombi, prostrandosi a terra e riversandosi tutta nel Signore, pregava dicendo: «Signore Gesù Cristo, Dio onnipotente, voi sapete che è per la confessione del vostro nome che soffro questi tormenti, prestatemi il soccorso della vostra bontà, o immenso, o misericordioso, affinché la seconda morte, cioè la pena eterna, non abbia potere su di me! Ma fate che, sostenuta dalle vostre misericordie, io sia destinata alla gloria eterna».
In quell'istante stesso questa fervente preghiera penetrò le misteriose profondità del cielo e si udì una voce divina che diceva: «Vieni, Colombi, i cieli ti sono aperti, il coro degli spiriti celesti e il coro delle vergini pieni di gioia avanzano incontro a te; il Figlio di Dio ti attende e ti prepara la corona dell'eternità; gli angeli ti riceveranno e ti condurranno nella città dei Santi, nella Gerusalemme celeste».
Poi, mentre presentava il capo al ferro del carnefice che stava per colpirla, imitò ancora l'esempio del Maestro, dicendo: «Voi sapete, Signore, che i desideri che provavo di testimoniarvi il mio amore sono oggi colmati; non imputate loro questa furia, perché peccano contro di voi per ignoranza».
Queste ultime parole risuonavano ancora sulle sue labbra quando la sua voce fu interrotta dai colpi del carnefice, il cui gladio le troncò la testa. E così questa illustre martire, bagnata nel suo sangue verginale, volò gioiosa verso la gloria eterna! Fu il 31 dicembre dell'anno di grazia 274 che avvenne questa morte gloriosa.
La guarigione di Aubertus e l'origine del culto
Il generale Aubertus riacquista la vista grazie al sangue della santa e fa erigere la prima chiesa sulla sua tomba.
Torniamo alle spoglie mortali della santa martire e diciamo in poche parole cosa ne fu. «Al tempo del martirio di santa Colomba», dice il R. P. Durteau, «viveva in un castello molto piacevolmente situato, nel mezzo di una bella pianura, sulla riva destra dell'Yonne, a un miglio a nord della città, un principe di illustre famiglia, chiamato Aubertus , che er Aubertus Generale senone guarito dalla cecità dal sangue della santa. a generale della regione senonese. Sia a causa dei suoi crimini (poiché era ancora idolatra), sia per far meglio risplendere la gloria di Dio e la potenza di santa Colomba attraverso la guarigione di questa infermità, da molto tempo era già privo della vista.
«In effetti, la voce delle meraviglie che si operavano attorno al corpo della vergine cristiana, che i carnefici avevano lasciato senza sepoltura affinché diventasse preda delle bestie selvatiche, giunse presto fino a lui. A questa notizia, la sua anima è improvvisamente illuminata dallo Spirito Santo che non conosce né lentezza né ritardo, ed egli concepisce allo stesso tempo la speranza di ritrovare il beneficio della vista. Si fa dunque condurre a questa fontana sacra, e piegando le ginocchia si prostra a terra nel modo più supplichevole e venera profondamente il corpo della vergine martire, che esalava il più soave odore; poi, prendendo del sangue, di cui la gloria della sua passione l'aveva decorata, ne tocca con fede, pietà e religione i suoi occhi spenti e riacquista all'istante la vista. Tutti gli astanti sono nello stupore e nella gioia, ed egli, pieno di riconoscenza per questo favore divino e per Colomba, così cara sposa di Cristo, fa trasportare questo corpo pudico, come un prezioso tesoro, nel suo palazzo, e lo seppellisce onorevolmente. Sulla tomba stessa della vergine, fece costruire a sue spese una chiesa. Donò per il suo mantenimento un vasto prato la cui ubicazione è segnalata, nei documenti più antichi, sotto il nome di Pré Aubert, nome che porta ancora oggi; esso tocca quasi la fontana di Azon.»
L'ascesa dell'abbazia di Santa Colomba
I re Clotario II e Dagoberto dotano l'abbazia, mentre sant'Eligio realizza una preziosa teca per le reliquie.
L'affluenza dei pellegrini alla tomba di santa Colomba era diventata troppo numerosa perché i sacerdoti secolari legati alla chiesa fondata da Aubertus potessero bastare ad accoglierli. Clotario II, re dei Franchi, vi fondò un monastero nell'anno 620. Lo dotò con magnificenza reale cedendogli una terra del suo dominio chiamata Cuy (Custacum), con tutti i diritti che ne dipendono. Due anni dopo, san Desiderio, vescovo di Auxerre, lasciò, per testamento, una terra chiamata Viaela che doveva essere divisa tra le due basiliche di Santa Colomba e di San Lupo, costruite vicino alla città di Sens.
L'illustre san Lupo aumentò ancora con magnificenza le rendite di questa abbazia, facendole dono della terra di Sarmoïse che aveva ereditato dalla sua famiglia. Fu sepolto in una tomba scavata sotto la grondaia di questo edificio. Avendo dei miracoli rivelato la santità di questo umile pastore, la sua tomba fu posta vicino a quella della vergine martire. D'ora in poi queste due tombe saranno inseparabili, lo stesso tempio le coprirà, gli stessi onori saranno loro resi, e saranno considerate entrambe come le due più potenti protezioni del paese senone.
Il re Dagoberto fece dono alla basilica di Santa Colomba di una terra chiamata Grand-Champ nel Gâtinais, e nominò come amministratore dei beni di questo monastero, al quale portava il più vivo interesse, il celebre sant'Eligio.
Fu una vera c onsolazion saint Éloi Fondatore del monastero e consigliere spirituale di sant'Aura. e per quest'uomo di Dio essere incaricato di un tale ufficio, così egli mise tutta la sua cura nell'arricchire la basilica di Santa Colomba che colmò di mille doni. Tra le opere che volle realizzare con le proprie mani, si distingueva particolarmente una teca magnificamente ornata d'argento, d'o ro e di pietre preziose, le châsse magnifiquement ornée Prezioso reliquiario realizzato da sant'Eligio. cui spese erano state sostenute dal re. Essa fu saccheggiata dai Normanni e non ne resta oggi che il *feretrum* o sarcofago che racchiude ancora le reliquie della Santa.
I religiosi, volendo impiegare per la gloria di Dio una parte delle ricchezze di cui quest'abbazia era stata liberalmente dotata, in onore di santa Colomba, si pensò verso la metà del IX secolo di costruire una nuova basilica, per sostituire la prima, che senza dubbio cadeva in rovina, e che certamente era diventata troppo piccola per il concorso dei fedeli. Essa fu solennemente consacrata l'11 delle calende del mese di agosto dell'anno 853, da Wenilon, arcivescovo di Sens, in onore di santa Colomba, vergine e martire, di san Lupo, confessore, e anche della Santa Croce. Il giorno dopo questa consacrazione, i corpi di santa Colomba e di san Lupo furono sollevati da terra, vale a dire che le sante reliquie furono estratte dalla cripta dove erano rinchiuse, al di sotto del suolo della chiesa, per essere collocate in un luogo più elevato. Questa cerimonia si compì con la massima solennità in mezzo a un immenso concorso di clero e popolo.
La nuova chiesa fu qualche anno dopo abbellita da Betton, uno dei monaci, che morì vescovo di Auxerre. Nato a Sens stessa, era prevosto a Santa Colomba, nello stesso tempo in cui Riccardo il Giustiziere ne era abate laico. Con l'aiuto di quest'ultimo, elevò le mura di cinta fino ai merli e le protesse con forti torri. Poi, volendo soddisfare anche la sua pietà verso santa Colomba, si applicò a decorare la sua chiesa e la teca dove erano racchiuse le sue reliquie, con sontuosi ornamenti d'oro e d'argento.
Nell'867, Guelfo, abate laico di Santa Colomba e di Saint-Riquier, vicino ad Abbeville, fece dono di una reliquia della nostra Santa a quest'ultimo monastero.
Il 19 delle calende di febbraio (936), l'illustre re Rodolfo, che tenne lo scettro dei Franchi con tanta gloria, nella pace come nella guerra, morì ad Auxerre e fu sepolto nel convento di Santa Colomba. Aveva fatto dono a quest'abbazia della sua stessa corona e l'aveva arricchita di terre e di doni magnifici, come sante reliquie, calici, pietre preziose, libri decorati d'oro e d'argento e altri ornamenti.
Dalla Rivoluzione alla restaurazione moderna
Dopo la distruzione dell'abbazia durante la Rivoluzione, il culto viene restaurato nel XIX secolo dalla congregazione della Santa Infanzia.
Durante la Rivoluzione francese, tutti i beni e tutti gli edifici dell'abbazia reale di Santa Colomba, dopo essere stati confiscati, come tutti i beni ecclesiastici, a profitto della nazione, o piuttosto di coloro che li acquistarono a vil prezzo, furono miseramente venduti per essere dati in pasto alla più spaventosa cupidigia. Ora, questa magnifica chiesa, una delle meraviglie del territorio senonese, non poté trovare grazia davanti al martello rivoluzionario! Fortunatamente, dopo circa mezzo secolo di desolazione, giorni migliori cominciarono a sorriderle su questa terra devastata; essa divenne proprietà della nascente congregazione dei religiosi della Santa Infanzia di Gesù e di Maria, la cui Casa Madre si stabilì sulle rovine dell'antica abbazia. Così fu restaurato, dopo alcuni anni di interruzione, il culto di santa Colomba che fioriva in questi luoghi da circa milleseicento anni.
Quanto alle reliquie della Santa, trasportate al tesoro della cattedrale di Sens al momento della Rivoluzione, esse vi erano state spogliate della loro magnifica cassa in argento, ma vi erano rimaste intatte nel sarcofago in legno che le racchiudeva e che la tradizione, così come i dati della scienza, attribuiscono a sant'Eligio. Sono state in seguito collocate in una nuova cassa.
Nel 1833, Monsignor de Cosnac, dopo aver visitato i preziosi resti della Santa, ne ritirò alcuni frammenti per essere distribuiti a diverse chiese. Nel 1847, una delle sue reliquie fu concessa alla parrocchia di Sainte-Colombe (Côte-d'Or). Una preziosa reliquia, quella che era stata concessa, nel 1699, dall'antica abbazia al capitolo metropolitano di Sens, fu riportata al nuovo monastero di Santa Colomba, martedì 29 luglio 1847. Una reliquia fu concessa, nel 1849, alla chiesa di Santa Colomba della città di Saintes.
La fontana di Azon, così celebre per il martirio della nostra Santa, è stata restituita alla sua prima destinazione.
Degli scavi praticati nell'ubicazione del santuario delle antiche basiliche successivamente costruite sulla tomba di Santa Colomba, hanno messo a nudo i resti di una cripta che offre gli indizi della più alta antichità. Essa è larga due metri e lunga quattro, e ne restano, tutto intorno, circa trenta centimetri delle antiche mura.
L'abate Brullée dimostra molto bene che si tratta della cripta primitiva, quella che sarebbe stata costruita quando il corpo della Santa fu portato dalla fontana di Azon al castrum del generale della regione senonese; quella dove sant'Eligio trovò le preziose reliquie quando venne a fabbricare la meravigliosa cassa che doveva racchiuderle.
L'abate Brullée ha risollevato questa cripta venerabile, conservandone i detriti con religioso rispetto. Due iscrizioni, poste su ogni lato dell'altare, ricorderanno, l'una la storia della cripta, e l'altra i nomi dei principali benefattori della chiesa di Santa Colomba, che si moltiplicheranno per la costruzione di una nuova chiesa di cui questa cripta non è in qualche modo che la pietra d'attesa.
Abbiamo, per questa biografia, riassunto la Vita di santa Colomba, dell'abate Brullée.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita in Spagna in una famiglia reale pagana
- Fuga verso le Gallie all'età di sedici anni
- Battesimo a Vienne nel Delfinato
- Arrivo a Sens per praticare la religione cristiana
- Comparizione davanti all'imperatore Aureliano nel 274
- Protezione miracolosa da parte di un'orsa nell'anfiteatro
- Spegnimento miracoloso di un rogo tramite una pioggia celeste
- Martirio per decapitazione alla fontana di Azon
Miracoli
- Sorgente zampillante sulla via delle Gallie
- Intervento di un'orsa per proteggere la sua verginità
- Pioggia miracolosa che spegne il rogo
- Guarigione dalla cecità del generale Aubertus tramite il suo sangue
Citazioni
-
Mi chiamo Colomba, fortificata come sono dall'amore di Cristo.
Interrogatorio da parte di Aureliano -
Vieni, Colomba, i cieli ti sono aperti...
Voce divina al momento del martirio