Santa Melania la Giovane
RELIGIOSA A GERUSALEMME
Vedova, Religiosa a Gerusalemme
Proveniente da un'illustre famiglia romana, Melania la Giovane rinunciò a un'immensa fortuna per vivere nella povertà e nella continenza con il marito Piniano. Dopo aver viaggiato in Africa e in Egitto distribuendo i suoi beni, si ritirò a Gerusalemme dove fondò monasteri e si consacrò all'orazione e alla copia di manoscritti sacri.
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SANTA MELANIA LA GIOVANE, VEDOVA,
RELIGIOSA A GERUSALEMME
Origini e matrimonio forzato
Figlia di un'illustre famiglia romana, Melania viene data in sposa a Piniano contro la sua volontà, nonostante il suo desiderio di verginità.
Santa Melania la Giovan Sainte Mélanie la Jeune Santa romana del V secolo, modello di rinuncia e di vita monastica. e, chiamata così per distinguerla da Melania l'Anziana, sua nonna, era figlia di Urbano e aveva per madre Albina, una delle più grandi dame della città di Roma. Fu anche l'unico frutto di questo matrimonio, il che fece sì che i suoi genitori, che possedevano beni immensi, non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, in Spagna, in Africa, in Egitto e in quasi tutte le province dell'impero romano, pensassero presto a maritarla. Ella desiderava ardentemente rimanere vergine e non avere altro sposo che Gesù Cristo; ma fu infine costretta, per soddisfare i loro desideri, a sposare Piniano, uno dei partiti più ricchi e i llustr Pinien Sposo di Melania la Giovane, divenuto suo compagno di ascesi. i dell'impero. Egli aveva solo diciassette anni, ed ella quattordici; ma ella fece il possibile per obbligarlo a mantenere la verginità nel matrimonio. Piniano aveva pietà e amore per Dio; tuttavia il desiderio di avere eredi che sostenessero la sua casa e succedessero alle sue cariche e ai suoi beni, gli impedì di accordarle ciò che ella chiedeva. Ebbero dapprima una figlia che Melania, già morta al mondo e per la quale il mondo era morto, offrì subito a Gesù Cristo per essere sua discepola e sua sposa. Ebbero in seguito un figlio, ma Dio lo tolse loro non appena ebbe ricevuto il battesimo. Questa morte avrebbe impedito a Piniano di accordare alla moglie di vivere insieme nella continenza, se una malattia pericolosa in cui ella cadde non lo avesse obbligato a farne lui stesso voto per ottenerne la guarigione.
Conversione alla vita ascetica
Dopo la perdita dei loro figli e una malattia, la coppia fa voto di continenza e si ritira per condurre una vita di preghiera e di elemosina.
Non appena fu ristabilita in perfetta salute, entrambi non pensarono più che a condurre sulla terra una vita celeste e libera da ogni affetto dei sensi. Molte persone, e persino i loro parenti più stretti, combatterono questa risoluzione; in effetti, era una cosa straordinaria che due giovani sposi, di cui uno aveva solo ventiquattro anni e l'altra ventuno, e che erano tra i primi di Roma, calpestassero così il mondo sotto i piedi, quando avrebbero potuto goderne con tanta pace e soddisfazione. Ma essi disprezzarono tutte queste voci e non smisero di obbedire alle ispirazioni del cielo. Dopo la morte di Urbano, padre di Melania, a cui questa condotta causava maggior dolore, si ritirarono in una casa di campagna, vicino alla città, per applicarsi con maggiore libertà agli esercizi spirituali che si erano prescritti. Eccellevano nelle tre specie di sante opere che compongono la vita cristiana, ovvero: la preghiera, che comprende tutte le pratiche di devozione rivolte a Dio; il digiuno, che comprende tutte le macerazioni e le austerità di cui ci si serve per affliggere e domare il corpo, e l'elemosina, che comprende tutte le azioni di carità e di misericordia verso i poveri e i pellegrini. Pregavano giorno e notte, e poiché fuggivano la conversazione degli uomini, la loro conversazione era quasi sempre nel cielo. Lasciarono gli abiti sfarzosi e gli ornamenti preziosi che erano loro permessi, secondo la loro condizione, per non indossarne più che di semplici e di una stoffa vile e grossolana. La loro astinenza era estrema, e univano un digiuno all'altro, per spegnere le fiamme della concupiscenza che la loro giovinezza faceva sempre temere. La loro casa era un ospizio pubblico dove i poveri e i pellegrini erano ben accolti. Andavano nelle prigioni a consolare e soccorrere i criminali e a liberare coloro che erano prigionieri solo per debiti. Infine, il loro più grande desiderio era di spogliarsi interamente per rivestire le membra di Gesù Cristo.
Conflitti familiari e protezione imperiale
Melania ottiene la protezione dell'imperatrice di fronte alle brame del cognato Severo sui suoi beni.
Uno dei fratelli di Piniano, di nome Severo, vedendo che tale distribuzione lo avrebbe privato dei beni che poteva sperare dalla sua successione, si impossessò di alcune delle sue eredità e intentò una causa per ottenerne altre. Essi sopportarono pazientemente questa persecuzione e lo lasciarono padrone di ciò che aveva usurpato, rimettendosi per il resto che egli voleva avere alla disposizione della divina Provvidenza. Dio prese in mano la loro causa; poiché l'imperatrice, che aveva sentito parlare di Melania come di una donna di una pietà incomparabile, avendola fatta venire nel suo palazzo, fu talmente affascinata dalla sua modestia angelica, dal suo perfetto distacco dalle cose di quaggiù e dai suoi discorsi celestiali, che si dichiarò sua protettrice. Voleva persino far punire l'usurpatore: ma Melania, per la sua grande bontà, glielo impedì e, in seguito, la pregò di lasciargli ciò che aveva già preso, assicurandole che era solo per riguardo verso i poveri, ai quali tutti quei beni erano consacrati, che accettava la sua protezione affinché non ne fossero interamente spogliati.
Esilio di fronte all'invasione barbara
Il gruppo lascia Roma prima del sacco di Alarico, viaggiando in Sicilia, a Cartagine e a Tagaste dove fondano dei monasteri.
Quando questi santi sposi si videro in piena libertà di disporre della loro eredità, vendettero innanzitutto i beni che possedevano in Italia e impiegarono il denaro per soccorrere i poveri delle diverse province. Lo inviarono in Mesopotamia, in Fenicia, in Siria e in Egitto, dove sapevano che la miseria dei poveri era estrema. Fondarono monasteri di uomini e di donne, adornarono chiese, fornirono vasi e ornamenti preziosi ai sacerdoti per la celebrazione dei santi Misteri, e non vi fu quasi alcun luogo in Oriente e in Occidente che non risentì delle loro liberalità. Nell'anno 407 o 408, lasciarono Roma con Melania l'anziana, nonna della nostra Santa, e Albina, sua madre, in seguito a una predizione che questa capitale del mondo sarebbe stata presto presa e saccheggiata dai barbari, come infatti avvenne, nel 409, per mano di Alarico, re dei Visigoti.
Andarono dapprima a Nola a vedere san Paolino, che consideravano come il loro padre spirituale. Di lì passarono in Sicilia per vendervi le terre che vi possedevano. Quest'isola era talmente impoverita dalle concussioni del prefetto che l'aveva governata, che non mancarono occasioni per esercitare la loro carità. Di lì, presero la rotta per Cartagine; ma essendosi levata una furiosa tempesta, si videro in pericolo di naufragare. La Santa, giudicando da ciò che Dio li volesse altrove, ordinò ai marinai di lasciare andare la nave al capriccio dei venti. Non appena ciò fu fatto, la divina Provvidenza li condusse in una piccola isola che i pirati avevano appena devastato, e dove avevano fatto una quantità di schiavi. I nostri Santi li riscattarono e distribuirono in tutta l'isola grandi somme per far sussistere gli abitanti. Si può dire che la bontà di Dio li avesse condotti lì solo per quest'opera di misericordia; poiché, rimessisi in mare, ebbero sempre il vento favorevole e arrivarono senza difficoltà a Cartagine, che era il porto dove volevano approdare. Da Cartagine, andarono a Tagaste, di cui sant'Alipio, discepolo e amico di sant'Agostino, era ves Tagaste Città dell'Africa dove la santa ha soggiornato e fondato monasteri. covo. A nche questo saint Alype Vescovo di Tagaste, discepolo di sant'Agostino. paese partecipò alle loro grandi liberalità, e la stima che nutrivano per questo dotto e virtuoso prelato fece sì che vi dimorassero abbastanza a lungo. Vi fondarono due monasteri: uno di religiosi e l'altro di religiose.
Rigore ascetico in Africa
Per sette anni in Africa, Melania pratica digiuni estremi, studia le Scritture e converte gli eretici.
Fu allora che Melania raddoppiò le sue austerità. Iniziò a digiunare ogni giorno, facendo un solo pasto verso sera, che consisteva soltanto in un pezzo di pane duro e talvolta in una zuppa fatta con olio. Quanto al vino, non ne beveva affatto e, dopo aver a lungo sopportato la sete, si accontentava di un bicchiere d'acqua in cui mescolava un po' di miele. Si abituò poi a mangiare solo ogni due giorni, poi prolungò il suo digiuno fino a tre giorni; infine, portò la sua astinenza fino a mangiare una sola volta alla settimana. Nonostante questo digiuno, non tralasciava di adempiere rigorosamente a tutti i suoi esercizi spirituali. Dormiva solo due ore e il suo letto non era che terra coperta da un sacco. Passava il resto della notte in orazione e, quanto al giorno, lo impiegava a leggere i libri santi e a farne delle copie, in cui superava i migliori scrivani. Si imponeva dure penitenze per una parola inutile, per un'azione troppo precipitosa, per un riso un po' immoderato e per un pensiero frivolo, perché temeva che, rendendosi accessibile a tutte queste cose che sembravano leggere, si levassero nella sua anima nubi pericolose che la rendessero incapace delle impressioni divine.
Leggeva tre volte l'anno tutta la Sacra Scrittura e ne acquisì una intelligenza molto perfetta. Il suo colloquio rapiva tutti coloro che l'ascoltavano; tanto che i filosofi stessi si affrettavano a godere per qualche momento della felicità della sua conversazione. Aveva un amore così tenero e così ardente per Gesù Cristo che, non potendolo racchiudere nel suo cuore, si studiava di comunicarlo a tutti, pubblicando le bellezze e le eccellenze del suo Benefattore. Non c'era nulla di così affascinante come la sua semplicità, la sua dolcezza e la sua affabilità. Tuttavia, non poteva soffrire gli eretici, né che si parlasse di loro in sua presenza. Impegnò nella virtù, per la forza delle sue esortazioni, molti giovani e numerose fanciulle che, al suo esempio, abbracciarono le pratiche della penitenza. Convertì anche eretici, Samaritani e idolatri. Infine, il suo zelo per la solitudine e per la mortificazione giunse a tal punto che si fece costruire una cella così bassa che non poteva starvi in piedi, e così stretta che riusciva a stento a girarvisi. Vi fece fare solo un piccolo foro, attraverso il quale parlava alle persone che venivano a beneficiare delle sue istruzioni. Albina, sua madre, la visitava spesso; ma quando la trovava in orazione, attendeva, per rispetto, che l'avesse terminata. Ecco quali furono le virtù che praticò Melania la Giovane durante i sette anni che dimorò in Africa.
Pellegrinaggio in Terra Santa ed Egitto
Melania si reca a Gerusalemme e poi visita gli eremiti del deserto d'Egitto, spogliandosi totalmente delle sue ricchezze.
Trascorso questo tempo, intraprese il pellegrinaggio a Gerusal Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. emme per visitarvi i luoghi santi. Albina e Piniano l'accompagnarono, avendoli Melania l'Anziana già preceduti. Passando per Alessandria ebbero la consolazione di vedere san C irillo, nipot saint Cyrille Patriarca di Alessandria incontrato dalla santa. e di Teofilo, che ne era patriarca, e un grande servitore di Dio chiamato Teodoro, che aveva il dono della profezia. Di lì, si recarono in Palestina, dove, avendo ricevuto il denaro dei beni che avevano dato incarico di vendere, lo distribuirono ai poveri, al numero dei quali si ridussero infine con le loro elemosine. Ma il guadagno che Melania ricavava trascrivendo libri era sufficiente per il loro sostentamento, nell'ammirevole mediocrità con cui vivevano.
Dopo aver onorato i luoghi santi, tornarono in Egitto per visitarvi i solitari. Avevano riservato loro una parte dei loro tesori e glieli offrirono; ma questi generosi servitori di Gesù Cristo disprezzavano talmente l'oro e l'argento che non vollero riceverli. Tra gli altri, sant'Efestion, accortosi che Melania aveva gettato segretamente nella sua cella alcune monete d'oro che aveva rifiutato, le prese e, correndo dietro a lei, la pregò di riprenderle. Melania lo supplicò di tenerle per i suoi bisogni, o di distribuirle agli altri monaci che erano nel bisogno; ma egli non volle affatto e gettò quella somma nel fiume, per timore che gli fosse motivo di tentazione; così, mentre la gente del mondo litiga tra sé per avere ricchezze, questi santi personaggi gareggiavano per non averne affatto e per spogliarsene.
Ritiro e fondazione sul Monte degli Ulivi
Stabilitasi sul Monte degli Ulivi, fonda un monastero per novanta vergini e insegna la purezza del cuore.
Dopo che Piniano e Melania ebbero così percorso tutti i deserti fino alle montagne di Nitria, ritornarono a Gerusalemme, dove Albina, che vi era rimasta a causa della sua vecchiaia, faceva costruire un eremitaggio per sua figlia, sul Monte degli Ulivi mont des Oliviers Luogo della cella e del monastero di Melania a Gerusalemme. . Al loro arrivo, Melania vi si rinchiuse e desiderò di non essere più vista da nessuno, eccetto, una volta alla settimana, da sua madre, da Piniano, che non guardava più se non come suo fratello, e da una parente che aveva sottratto allo sfarzo della grandezza romana, per farla entrare nelle vie della santità. Rimase quattordici anni in questo stato, conducendo una vita tutta celeste; ma alla morte di sua madre, che avvenne in quel tempo, uscì da quella cella per mettersi in un'altra ancora più segreta e più austera. Vi passò un anno intero tra le lacrime e negli altri esercizi della penitenza.
Ma per quanta cura ponesse nel nascondersi agli occhi del mondo, non poté impedire che la sua virtù si diffondesse da ogni parte e che attirasse alla sua grotta un'infinità di persone che venivano a chiederle istruzioni e che volevano mettersi sotto la sua guida. Questo concorso di anime scelte dal cielo la impegnò a far costruire un monastero nel quale accolse novanta vergini e un gran numero di donne che volevano rinunciare alle voluttà del secolo. Prescrisse loro regole di una sapienza celeste; ma non volle mai esserne la superiora, non stimandosi neppure degna di essere la loro serva. Nelle esortazioni che faceva loro spesso, raccomandava particolarmente la purezza del cuore, che consiste nel non ammettere alcun desiderio né alcun pensiero cattivo o inutile, e il raccoglimento e il fervore durante la preghiera; poiché se si compone così bene il proprio volto e tutto il proprio corpo, diceva, quando si va ad apparire davanti ai re della terra, quale cura non si deve porre nel comporre la propria anima, quando si è chiamati nel gabinetto del Re del cielo?
Accorgendosi che alcune delle sue figlie avevano una grande inclinazione per l'astinenza e il digiuno e temendo d'altronde che facessero
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Matrimonio forzato con Piniano all'età di 14 anni
- Perdita di due figli in tenera età
- Voto di continenza con il marito dopo una malattia
- Vendita dei suoi immensi beni in tutto l'Impero a favore dei poveri
- Fuga da Roma prima del sacco di Alarico (409)
- Soggiorno in Africa (Tagaste) per sette anni
- Pellegrinaggio e insediamento a Gerusalemme
- Fondazione di un monastero di novanta vergini sul Monte degli Ulivi
Miracoli
- Guarigione miracolosa in seguito al voto di continenza del marito
- Protezione divina durante una tempesta in mare
Citazioni
-
La continenza è come il vertice e il coronamento di tutte le virtù.
Lectoure (citato in epigrafe) -
Se si cura così bene il proprio volto e tutto il corpo quando ci si presenta davanti ai re della terra, quanta cura non si deve avere nel comporre la propria anima, quando si è chiamati al cospetto del Re del cielo?
Esortazioni alle religiose