2 febbraio 4° secolo

San Marco, solitario di Scete

Solitario

Festa
2 febbraio
Morte
2 février, IVe siècle
Epoca
4° secolo

Discepolo dell'abate Silvano nel deserto di Scete nel IV secolo, Marco si distinse per un'obbedienza assoluta e un distacco totale dal mondo. È celebre per aver interrotto la scrittura di una lettera al primo richiamo del suo maestro e per aver ricevuto la comunione dalla mano di un angelo. Morì pacificamente il 2 febbraio, poco prima che la sua comunità fuggisse dalle invasioni barbariche verso la Siria.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 6

SAN MARCO, SOLITARIO DI SCETE

Vita 01 / 06

L'eccellenza dell'obbedienza

Nel IV secolo, Marco si distingue tra i discepoli dell'abate Silvano nel deserto di Scete per la sua obbedienza assoluta, dimostrata davanti agli altri monaci per la sua prontezza nell'abbandonare il suo lavoro di scrittura.

IV secolo. Parmi i discepoli di Silvano, abate di un monastero nel deserto di Scete, gli storici ecclesiastici fanno un'onorevole menzione di san Marco . La virtù saint Marc Solitario del deserto di Scete nel IV secolo, celebre per la sua obbedienza. nella quale eccelleva, e che costituiva il carattere della sua santità, era l'obbedienza; per questo il suo maestro lo amava più di tutti gli altri che erano sotto la sua guida. Questa preferenza scontentò estremamente i Padri del deserto, e, giudicando che vi fosse del disordine in questo affetto particolare, risolsero di fargli le loro rimostranze. Infatti, andarono a trovarlo nel suo eremitaggio, gli parlarono con fermezza e gli fecero notare il cattivo esempio che dava ai solitari quella grande amicizia che nutriva per Marco. Il santo vecchio, che era illuminato da una luce più pura, fece loro vedere con molta dolcezza che potevano essersi ingannati essi stessi e aver fatto un giudizio temerario sul loro prossimo; e, per disingannarli interamente e mostrare loro che la virtù merita di essere amata, li condusse attraverso tutte le celle dei suoi discepoli e, bussando alla porta, li chiamò tutti l'uno dopo l'altro, come se avesse bisogno di loro. Ma essi erano così attenti al loro lavoro, e avevano tanta premura di terminare ciò che avevano iniziato, che nessuno uscì a quella prima voce del santo abate. Giunse infine a quella del discepolo Marco, che non appena udì la voce del suo maestro, si presentò a lui per ricevere i suoi ordini. Allora san Silvano, inviandolo a qualche ministero della casa, fece entrare i solitari nella cella del virtuoso discepolo. Furono molto sorpresi di vedere che, quando il santo abate lo aveva chiamato, egli stava iniziando a scrivere un quaderno (era la sua occupazione ordinaria nella quale eccelleva mirabilmente) e aveva lasciato una lettera incompiuta per obbedire alla voce del suo superiore. I solitari, del tutto edificati dalla prontezza con cui Marco gli obbediva, dissero al santo vecchio: «Veramente, padre mio, avete motivo di amare questo buon religioso più di tutti gli altri; la sua virtù ce lo rende amabile a noi stessi, e confessiamo ora che egli è amato da Dio e che merita di essere amato dagli uomini».

Vita 02 / 06

La rinuncia ai legami naturali

Marco manifesta un distacco totale dal mondo rifiutandosi di guardare sua madre durante la sua visita al monastero, privilegiando i suoi doveri religiosi e la sua clausura spirituale.

Oltre alla perfetta obbedienza di questo santo solitario, si è notato ancora che egli era talmente morto a tutte le cose del mondo, da non avere più il minimo attaccamento ai suoi genitori; e si può dire che questo legame sia l'ultimo che rimane nell'uomo religioso. Un giorno sua madre, seguita da un grande seguito, venne al monastero per avere la consolazione di vedere questo virtuoso figlio; il santo abate ordinò a Marco di andare a salutarla. Il beato discepolo obbedì subito; e, poiché svolgeva allora l'ufficio di cuoco, andò, nell'equipaggiamento che si può immaginare, fino alla porta del monastero, e lì, chiudendo gli occhi per non vedere nessuno, non disse a tutta la compagnia che queste tre parole: *Dio vi guarda*; poi si ritirò, senza che sua madre né alcuno del suo seguito lo riconoscesse. Per questo la madre insistette nel chiedere al santo abate di farle vedere suo figlio. Silvano, che non sapeva cosa avesse fatto il suo discepolo, gli ordinò una seconda volta di andare a trovare sua madre alla porta del monastero. Ma questo modello di obbedienza, facendogli conoscere in che modo se ne fosse già acquittato, lo supplicò di non esigere altro da lui, per timore di risvegliare sentimenti naturali che aveva avuto tanta pena a superare. Silvano, edificato dal distacco del suo discepolo, fece sapere alla buona madre che colui che l'aveva salutata era suo figlio, e che si accontentasse di questo: cosicché ella fu obbligata a ritornarsene, molto triste per non aver avuto la consolazione di intrattenersi con lui, ma anche molto edificata dalla sua grande santità.

Miracolo 03 / 06

Una vita di purezza e di favori celesti

Riconosciuto per il suo ascetismo e la sua dolcezza, Marco riceve regolarmente la comunione dalla mano di un angelo, segno della sua eccezionale santità agli occhi dei suoi pari.

Queste virtù eroiche del nostro santo Solitario non furono senza ricompensa già in questa vita, poiché spesso, alla messa, riceveva la comunione dalla mano di un angelo, di cui solo il braccio era visto da tutta l'assemblea. Questo insigne favore del cielo lo faceva guardare, dagli altri Padri del deserto, come uno spirito celeste. In effetti, si può dire che la sua vita fosse tutta angelica, per una purezza inviolabile, per un'astinenza quasi continua, per le sue austerità senza tregua, per la sua costanza instancabile nel lavoro e per una dolcezza che incantava tutti coloro che godevano della sua conversazione.

Vita 04 / 06

Transito nel deserto di Scete

Durante un'invasione barbara, Marco predisse la propria morte e si spense pacificamente il 2 febbraio, poco prima che la sua comunità dovesse esiliarsi in Siria.

Fu nella pratica di queste virtù che il beato Marco visse fino al tempo in cui i Barbari, facendo irruzione nel deserto di Scete, costrinsero quei santi eremiti a cercare altrove un luogo di ritiro. Per questo l'abate Silvano, per cedere a questa tempesta, decise di ritirarsi in Siria. Ma il suo disce polo Syrie Regione di origine delle sante. Marco, appreso il suo disegno, lo supplicò di differire la partenza di tre giorni, per assisterlo nella sua morte; ed effettivamente, al termine di questo tempo, egli si addormentò pacificamente nel Nostro Signore, il secondo giorno di febbraio, così come è segnato nel catalogo dei Santi. Il martirologio romano, compilato da F errarius, Ferrarius Agiografo che menziona la festa del santo il 13 febbraio. e quello di C anisius, Canisius Autore del Thesaurus monumentorum ecclesiasticorum. hanno omesso la memoria del nostro Santo.

Contesto 05 / 06

Confusione con Marco il Taumaturgo

Il testo distingue Marco di Scete da un altro Marco anacoreta festeggiato il 5 marzo, celebre per aver guarito il piccolo di una iena e per la sua erudizione biblica.

Ci resta da avvertire qui il pio lettore di non confondere il nostro Santo con un altro san M arco, anch'egli anacoreta, c saint Marc, aussi anachorète Altro san Marco, festeggiato il 5 marzo, spesso confuso con Marco di Scete. he i Greci chiamano Taumaturgo nei loro grandi Menei, dove ne fanno memoria il 5 marzo. È colui del quale si racconta che rese la vista al piccolo di una iena che glielo aveva portato cieco nel suo eremitaggio; che sapeva a memoria l'Antico e il Nuovo Testamento, e che si comunicava per mano di un angelo, così come colui del quale abbiamo appena dato la vita.

Poiché non faremo menzione al 5 marzo di questo secondo solitario di nome Marco, daremo qui alcune informazioni iconografiche che lo riguardano:

1° I Greci lo dipingono sia con un angelo, sia con una mano celeste che gli presenta l'Eucaristia, secondo quanto abbiamo appena detto. Il braccio che esce dalla nube e che amministra l'Eucaristia tiene una specie di cucchiaio di cui ci si serve in Oriente per distribuire ai fedeli l'Eucaristia sotto le due specie.

2° La madre del lupacchiotto che egli ha guarito ritorna il giorno seguente per portargli una pelle di pecora, come onorario della sua cura. Marco ne fece dono a sant'At anasio, che a saint Athanase Patriarca di Alessandria, difensore dell'ortodossia contro l'arianesimo. sua volta la rimise a santa Melania.

Eredità 06 / 06

L'opera dello Scriptor Antiquarius

A Marco vengono attribuite diverse opere ed è soprannominato lo scrittore antiquario per il suo lavoro di conservazione e copia di testi antichi.

Vi sono, nella biblioteca dei Padri, alcune opere sotto il nome di Marco, anacoreta, che si ritiene siano state composte, o almeno copiate dal nostro Santo, per essere conservate ai posteri. Da qui deriva il soprannome, nella *Storia ecclesiastica, Scriptur Ant iquarius*, scrittore Scriptur Antiquarius Solitario del deserto di Scete nel IV secolo, celebre per la sua obbedienza. antiquario, vale a dire di cose antiche e già compiute da altri.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.