Venerabile Frate Egidio da San Giuseppe
Religioso francescano della riforma di San Pietro d'Alcantara
Religioso francescano del XVIII secolo, Egidio da San Giuseppe si distinse per la sua umiltà e carità a Napoli. Frate cercatore per oltre cinquant'anni, divenne celebre per i suoi numerosi miracoli e la sua devozione alla Madonna del Pozzo. Morì in odore di santità nel 1812.
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IL V. FRATE EGIDIO DA SAN GIUSEPPE,
Giovinezza e apprendistato
Fin dall'infanzia, Francesco si distinse per una pietà precoce e una virtù esemplare durante il suo apprendistato professionale.
La sua pietà penetrava nel suo cuore, di modo che la sua virtù era sempre in armonia con lo sviluppo del suo spirito. Perciò fu trovato degno di accostarsi ai divini Sacramenti. Fu allora che cessò di essere un bambino e fece tali progressi nella virtù, che la sua condotta attirò tutti gli sguardi.
Non conosceva passatempo più piacevole che dedicarsi alle pratiche pie, e gli esercizi religiosi costituivano le sue più care delizie. La pietà era diventata il suo elemento, e i doveri che essa impone la soddisfazione di un pressante bisogno del suo cuore. Posto in apprendistato presso un padrone dalla condotta irreprensibile e colmo di sentimenti d'onore e di religione, fu il modello degli altri apprendisti per la sua regolarità, la sua obbedienza agli ordini del suo maestro, il profondo rispetto che gli mostrava in ogni circostanza, e la sua affabilità verso tutti. Terminato il suo apprendistato, non fu insensibile al piacere di vedersi padrone delle proprie azioni e di poter disporre del suo tempo un po' meglio a suo piacimento; ma ciò fu per consacrare ore più lunghe al raccoglimento e alla preghiera. I piaceri fallaci che il mondo promette, e che offrono alla gioventù insensata attrattive così irresistibili, non sfiorarono mai il suo nobile cuore. Inaccessibile a ogni soddisfazione sensibile e grossolana, tenne sempre i suoi affetti così in alto, che le creature non vi ebbero mai parte. Questa ardente aspirazione verso la virtù ispirò l'ordine secondo il quale regolò tutte le azioni della sua giornata. La sua prima occupazione, al mattino, era di andare ad ascoltare la santa messa, dopo di che si sentiva più forza per sopportare la fatica. Passava la giornata in una gioia pacifica, offrendo a Dio il suo sudore in spirito di penitenza e unendo il lavoro alla preghiera. La sera, rientrava prontamente nella sua stanza, e là, lontano dal tumulto e dal rumore, si immergeva nel raccoglimento e nell'orazione, come in un bagno vivificante. Parlava al suo Dio, si umiliava alla sua presenza, esaminava nella luce divina tutte le sue azioni con rigore, espiava le sue colpe lievi con atti di una contrizione viva e profonda. La sua anima, purificata da quelle mancanze inerenti alla fragilità umana, si elevava senza ostacoli verso il suo Dio, e Dio si chinava misericordiosamente verso di essa. In queste comunicazioni ineffabili, l'anima di Francesco dimenticava la terra, e volava verso il cielo sulle ali della contemplazione e dell'amore.
Vocazione ed entrata in religione
Dopo la morte del padre e le seconde nozze della madre, entra nell'Ordine di San Pietro d'Alcantara a Lecce nel 1734.
Ma il Signore, che perfeziona i suoi eletti nelle tribolazioni, gli riservò una prova assai sensibile. Fra ncesco e François Religioso francescano alcantarino, taumaturgo a Napoli. ra appena nel suo diciottesimo anno quando perse il padre. Il dolore che provò, in seguito a questa crudele perdita, fu inesprimibile. Fortunatamente la pietà gli venne in aiuto, e, invitandolo a guardare verso il cielo, dove aveva un Padre immortale, sparse un balsamo divino su quella piaga bruciante. Per provvedere ai bisogni della sua famiglia che aveva appena perso il suo principale sostegno, Francesco si mise al lavoro con un'ardore instancabile; ma il Signore, che aveva disegni ben più elevati su di lui, non tardò a manifestare i suoi adorabili propositi ritirandolo dal mezzo del secolo nel momento in cui sembrava esservi stato incatenato dai legami di un dovere sacro e rigoroso. Essendosi la madre risposata, Francesco risolse di entrare in un Ordine religioso e di consacrarsi ivi interamente al servizio di Dio. Fedele alla voce del Signore, sollecitò il favore di essere ammesso nell'Ordine di San P ietro d'Alcantara; ciò che avvenn Ordre de Saint-Pierre d'Alcantara Ramo riformato dell'ordine francescano. e nel corso del mese di febbraio 1734, nel convento della città di Lecce. Fr ancesco aveva ville de Lecce Città in cui fu ammesso nell'ordine religioso. allora ventiquattro anni e due mesi. Il giorno seguente si recò a Galatone, dove s i trovav Galatone Luogo del noviziato. a il noviziato della provincia di Lecce. Venti giorni dopo il suo ingresso in questa casa, rivestì il saio dell'Ordine serafico e prese il nome di Frate Egidio della Madre di Dio.
Vita da novizio e virtù
Il giovane religioso si fa notare per la sua semplicità, la sua obbedienza assoluta alla Regola e la sua carità fraterna.
Non tardò a diventare oggetto di stupore e di ammirazione per tutti i religiosi. La bella virtù della semplicità brillò in lui di uno splendore incomparabile. Questa virtù era stata uno dei più preziosi ornamenti della sua giovinezza; in religione, essa sbocciò come un fiore trapiantato sotto il cielo a lui favorevole. A forza di candore, divenne, per così dire, tutto trasparente; i sentimenti più profondi del suo cuore venivano a dipingersi da soli sul suo volto, e la sua fronte era lo specchio fedele della sua anima. La sua fede gli mostrava l'occhio di Dio aperto su di lui ovunque si trovasse, e questo pensiero lo rendeva in qualche modo incapace di peccare. La santa Regola era per lui una legge sacra e inviolabile di cui non credeva possibile dispensarsi. Non distingueva mai tra i punti di grande o piccola importanza. Non appena sapeva che una cosa era proibita o comandata, tutto era detto per lui. Camminava là dove il dovere tracciava la sua strada, e non deviava né a destra né a sinistra nella via del bene. La virtù dell'obbedienza sembrava essergli del tutto naturale; i suoi superiori lo impiegavano in tutto, senza mai incontrare un'ombra di resistenza. Nel pensiero che è la virtù dell'obbedienza a fare il religioso, non aveva altra volontà che compiere quella altrui.
La carità fraterna, la cui pratica, secondo sant'Agostino, costituisce la pri ncipale penite saint Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. nza del religioso, non gli presentava nemmeno ostacoli da vincere. Amava realmente e dal profondo del cuore il suo prossimo come se stesso, ed era sempre pronto a sacrificarsi per i suoi bisogni e per i suoi gusti. La sua felicità era fare il bene, e gli si rendeva servizio fornendogli numerose occasioni. La sua umiltà lo rendeva insensibile alle offese; colmo di bassi sentimenti verso se stesso, credeva sinceramente di meritare ogni sorta di disprezzo. La minima testimonianza di riguardo lo confondeva, e gli faceva vedere un motivo di edificazione in colui che glielo rendeva.
La preghiera costituiva il fascino di quest'anima così pura. Aveva sempre amato conversare con Dio, gli angeli e i Santi; ma, non appena si vide rivestito delle livree serafiche, fu in un trasporto quasi continuo di amore e di riconoscenza. La sua preghiera scaturiva dal suo cuore come le fiamme dalla fornace. Quando appariva davanti al santissimo Sacramento o in presenza della Madonna, la sua fede ingenua gli mostrava Dio, la santa Vergine e i Santi presenti come se li avesse visti con i propri occhi. Si rivolgeva a Dio come al più tenero dei padri, a Maria come a una Madre da cui sapeva di poter attendere tutto, e ai Santi come ad amici e fratelli vivamente desiderosi di soccorrerlo. I religiosi del monastero di Lecce non poterono vedere senza ammirazione tante virtù in un giovane novizio.
Missione e miracoli a Napoli
Dopo i suoi voti nel 1755, viene inviato a Napoli dove diventa portinaio e poi questuante, operando numerosi miracoli.
L'anno del noviziato non era ancora trascorso, che i superiori del monastero lo avvertirono di prepararsi al grande giorno in cui doveva contrarre con il Signore un'alleanza eterna. La notizia di un favore che colmava tutte quelle che aveva già ricevuto, lo fece fremere di felicità. Fu il 28 febbraio 1755 che pronunciò i suoi voti solenni e che, secondo l'uso della famiglia alcantarina, cambiò nome e si fece chiamare fra Egidio di San Giuseppe. Alcu ni giorni dopo, i suoi super frère Egidio de Saint-Joseph Religioso francescano alcantarino, taumaturgo a Napoli. iori lo inviarono al convento di Squizzano, piccolo borgo nei dintorni della città di Nardò, dove ricevette l'incarico di aiuto-cuoco. Questa occupazione gli permise di godere a suo agio delle dolcezze della solitudine, e di dare l'ultimo tocco alla sua santificazione attraverso la pratica di un raccoglimento perfetto e di un'orazione continua. Ma il reverendo Padre Provinciale avendogli ordinato di uscire da quel convento e di recarsi a Napoli in quello di San Pasquale Baylon, l'umile Frate si recò in tutta fretta nel luogo che gli era stato assegnato e vi ricoprì il medesimo ufficio.
I religiosi di San Pasquale non tardarono a notare in lui una grande pietà e un'alta perfezione. Lo vedevano di un umore sempre uguale, il sorriso sulle labbra, attivo nei doveri del suo impiego, calmo e senza fretta nelle sue azioni. Non sentivano mai una lamentela uscire dalla sua bocca né un mormorio. Era buono e caritatevole verso tutti; nessuno sembrava importunarlo, e ognuno lo trovava disposto a servirlo con tanto zelo come se avesse dovuto accontentare solo lui; in una parola, offriva a tutti gli sguardi il modello compiuto di una virtù provata. I Padri della riforma di san Pietro d'Alcantara, vedendo che riuniva tutte le qualità che costit Pères de la réforme de saint Pierre d'Alcantara Ramo riformato dell'ordine francescano. uiscono il perfetto religioso, posarono gli occhi su di lui per ricoprire l'incarico di portinaio. In questo impiego, le sue virtù iniziarono a fissare l'attenzione del pubblico: in poco tempo, il suo nome fu sulla bocca di tutti, e si veniva da ogni parte a raccomandarsi alle sue potenti preghiere. Questo concorso raddoppiò, quando si sparse la voce che aveva ottenuto la salute ai malati, fatto prosperare affari disperati, convertito peccatori incalliti. Da allora, le famiglie ricche di Napoli vollero averlo nei loro palazzi, e i malati ai piedi del loro letto di dolore. Un evento così inatteso determinò i superiori del convento ad applicare fra Egidio a un impiego che gli permettesse di rispondere alla fiducia che le sue virtù gli avevano acquisito: lo nominarono dunque Frate questuante. Fu allora l'inizio di un numero infinito di miracoli che operò nella città di Napoli per più di cinquant'anni.
Devozioni e vita interiore
Coltiva un'intensa devozione per l'Eucaristia, la Vergine Maria sotto il titolo di Nostra Signora del Pozzo e san Giuseppe.
Appena si vide incaricato di questo ufficio, mostrò un grande zelo per la decorazione della Chiesa e la magnificenza del culto. Tuttavia, il culto esteriore non era ciò che lo preoccupava maggiormente. Per quanto ardente apparisse il suo zelo per la bellezza della casa di Dio, quello che dispiegava per procurarle adoratori in spirito e verità era ancora più grande. Nei giorni in cui aveva la felicità di fare la santa comunione, diventava per l'intera comunità uno spettacolo toccante di edificazione. L'espressione che assumeva il suo volto nel momento in cui si avvicinava alla santa mensa colpiva tutti gli sguardi. Assomigliava a un angelo del cielo che si fosse avvicinato con timore e amore al trono della Maestà divina. Dopo essersi unito a Dio, sembrava aver dimenticato questo mondo e essersi immerso nelle profondità della Divinità. Non sapeva più cosa accadesse attorno a lui: la presenza del suo Dio lo assorbiva, non vedeva altro che la grandezza del suo Beneamato e non gustava altro che il sommo Bene.
Non era possibile che Fratel Egidio amasse così vivamente il divino Figlio di Dio senza concepire una tenera affezione per la sua celeste Madre. L'amore senza misura di cui era consumato per Nostro Signore generò nel suo cuore un'incomparabile tenerezza per la santissima Vergine. Dopo aver sollecitato e ottenuto dai suoi superiori un quadro rappresentante Nostra Signora del Pozzo, lo collocò su un altare e ne introdusse la festa negli usi del convento. Essa veniva celebrata la quarta domenica del mese di agosto. Aveva anche una devozione tutta particolare per il glorioso patriarca san Giuseppe, per san Francesco d'Assisi, san Pietro d'Alcantara e san Pasquale Baylon. Questo commerc io familiare che av saint Pascal Baylon Santo francescano verso il quale Egidio nutriva una devozione. eva con i Santi gli faceva gustare
in anticipo qualcosa della felicità del cielo. Sebbene le necessità della vita lo tenessero prigioniero sulla terra, egli abitava in spirito tra i Beati. Li vedeva con gli occhi della fede, parlava loro, li invocava senza sosta. Trattava con loro come con amici e fratelli; ne aveva fatto i compagni e i consolatori del suo esilio.
Spirito di penitenza
La sua vita è segnata da un'ascesi rigorosa, dall'uso di discipline e da una dedizione costante nonostante la fatica.
Lo spirito di penitenza non era da meno rispetto alle altre virtù nel venerabile Fratello. La sua astinenza, rigorosa nei tempi ordinari, raddoppiava ancora nei giorni in cui la Regola francescana ne fa un precetto speciale per tutti i membri della famiglia serafica. Portava lo spirito di mortificazione in tutta la sua condotta: concedeva poco riposo al suo corpo, e per di più aveva trovato il segreto di diminuirne quanto più possibile la dolcezza con la durezza del suo giaciglio. Oltre alle discipline di regola, ne praticava ancora in segreto. Un uomo del mondo, con il quale era in confidenza, essendo entrato nella sua cella, gli chiese perché, oltre alla sua disciplina di corde, ne vedesse un'altra di lame di ferro. Il Santo si mise a sorridere e gli rispose: «Quando il demonio mi sferra solo piccoli assalti, uso la disciplina di corde; ma quando i suoi attacchi sono violenti, afferro la disciplina di ferro e lo costringo davvero a fuggire». Ma la sua grande mortificazione era la vita che conduceva: la sua intera esistenza era un martirio tanto crudele quanto silenzioso. Le sue corse incessanti in tutti i quartieri della città di Napoli, la sua sobrietà estrema, la perseveranza in un'imperturbabile equanimità in mezzo a tante richieste e importunità, il costante oblio di sé, l'attenzione perpetua ai bisogni degli altri, l'esatta pratica di una Regola austera, una fedeltà irreprensibile nelle grandi come nelle piccole cose, la custodia continua dei suoi sensi e del suo cuore in mezzo a una folla entusiasta, ecco ciò che suscitava l'ammirazione di tutti e elevava Fratel Egidio al rango dei più grandi penitenti.
Malattia e trapasso
Colpito da un'idropisia toracica, muore santamente il 7 febbraio 1812, circondato da una fama di taumaturgo.
Non vi sono virtù solide senza una profonda umiltà che serva loro da base; così il Signore, che misura sempre all'uomo le sue grazie secondo la parte che deve avere nel compimento dei suoi disegni, aveva favorito il suo servo di un'umiltà incomparabile. Frate Egidio operava i miracoli più sorprendenti, suscitava l'ammirazione universale, senza accorgersi che potesse essere qualcosa in queste grandi meraviglie. Non vedeva in ciò che l'onnipotenza di Dio, agli occhi del quale le grandi e le piccole cose sono ugualmente facili, e non poteva concepire che gli uomini fossero abbastanza ciechi da fermarsi al debole strumento di cui Egli degnava servirsi. Il venerabile Frate aveva acquisito la reputazione di un Santo, di un taumaturgo, di un uomo potente presso Dio, quando il Signore, giudicando che la terra non ne fosse più degna, gli inviò una malattia mortale e lo chiamò a sé per ricompensarlo. Era l'anno 1812. Gli sopravvenne un'idropisia toracica che lo costrinse a mettersi a letto per non rialzarsene più. Presto la malattia fece progressi spaventosi, e i dolori che il malato sopportava erano intollerabili. Le belle virtù del venerabile Frate Egidio non brillarono mai tanto quanto sul suo letto di morte. Aveva sempre amato la santa povertà come il gioiello più prezioso dell'Ordine francescano; volle darle un ultimo pegno della sua stima e del suo affetto, pregando il reverendo Padre guardiano di scegliergli l'abito più povero e più logoro affinché ne fosse rivestito dopo il suo trapasso. La sua fede era così viva, che gli mostrava le cose future come se fossero state presenti. La sua speranza era passata allo stato di una fiducia dolce e sicura, che non permette più il timore né un'ombra di dubbio. Parlava del cielo come della sua casa paterna; si preparava ad andarvi perché lo si attendeva. Le fiamme della divina carità lo divoravano, e riusciva a stento a contenerle. Si vedeva sul punto di andare a vedere Gesù, il cui nome tornava senza sosta sulle sue labbra, Maria che amava come la più tenera delle madri, il glorioso san Giuseppe, che era stato il protettore della sua vita e l'autore della sua vocazione religi glorieux saint Joseph Protettore della sua vita e autore della sua vocazione. osa. Infine, munito dei Sacramenti della Chiesa, rese l'anima a Dio il 7 febbraio 1812.
Culto e posterità
Il suo corpo viene esumato nel 1836 e la sua causa di beatificazione progredisce a fronte dell'afflusso di miracoli postumi.
Non appena si diffuse la notizia della sua morte, fiumi di popolo iniziarono subito a dirigersi verso il con vento di San Pasquale p couvent de Saint-Pascal Convento dove visse a Napoli. er contemplare un'ultima volta il volto dell'amico di Dio. Le sue sante spoglie furono esposte per diversi giorni nella chiesa per soddisfare la devozione dei fedeli, che fecero a pezzi i suoi abiti per conservarli come reliquie. Il quinto giorno, i religiosi celebrarono segretamente i funerali del venerabile Fratello e lo seppellirono nella tomba comune; ma, nel 1836, il corpo fu esumato con grande solennità e collocato in un modesto monumento eretto vicino alla porta della chiesa. La causa di beatificazione del venerabile servo di Dio è già molto avanzata. I miracoli che ha operato dopo la sua morte sono, per così dire, senza numero. Le sue ossa fioriscono, secondo il linguaggio della Scrittura; e i frutti che producono sono frutti di grazia e di salvezza.
Per comporre questa biografia, ci siamo serviti degli Annales de la sainteté ou XIXe siècle Annales de la sainteté ou XIXe siècle Fonte bibliografica utilizzata per il testo. .
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ingresso nell'Ordine di San Pietro d'Alcántara nel febbraio 1734
- Vestizione dell'abito nel noviziato di Galatone con il nome di Frate Egidio della Madre di Dio
- Professione dei voti solenni il 28 febbraio 1755
- Nomina a frate questuante a Napoli
- Decesso a Napoli nel 1812 a causa di un'idropisia toracica
- Esumazione solenne nel 1836
Miracoli
- Guarigioni di malati
- Successo in affari disperati
- Conversione di peccatori incalliti
- Numerosi miracoli postumi
Citazioni
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Quando il demonio mi sferra solo piccoli assalti, uso la disciplina di corda; ma quando i suoi attacchi sono violenti, prendo la disciplina di ferro e lo costringo davvero a fuggire.
Tradizione orale riportata nel testo