Filippa di Gheldria
DUCHESSA DI LORENA, POI RELIGIOSA NEL CONVENTO DELLE CLARISSE DI PONT-À-MOUSSON
Regina di Sicilia, Duchessa di Lorena, Religiosa Clarissa
Duchessa di Lorena e regina di Sicilia, Filippa di Gheldria governò i suoi Stati con saggezza prima di ritirarsi presso le Clarisse di Pont-à-Mousson nel 1519. Modello di pietà e umiltà, visse ventisette anni nella penitenza monastica. Morì nel 1547 dopo aver predetto l'ora del suo trapasso.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
FILIPPA DI GHELDRIA, REGINA DI SICILIA,
DUCHESSA DI LORENA, POI RELIGIOSA NEL CONVENTO DELLE CLARISSE DI PONT-À-MOUSSON
Giovinezza e formazione spirituale
Nata nel 1462 e rimasta presto orfana, Filippa viene educata dalla zia Caterina di Gheldria in una rigorosa pietà, sviluppando precocemente virtù di modestia e devozione.
La moglie di Renato II, vincitore di Carlo il Temerario, e madre di Antonio, vincitore dei Rustauds, nacque nel 1462 da Adolfo, duca di Gheldria, e da Caterina di Borbone, sorella della duchessa di Borgogna. Orfana quasi dalla culla, trovò in Caterina, una delle sue zie paterne, una vera madre, tanto affettuosa e vigilante quanto quella da cui la morte l'aveva separata. Cristiana seria e libera dal vincolo coniugale, Caterina pose tutta la sua attenzione nell'educare la giovane pupilla ai principi della più solida virtù e nel diffondere nella sua anima il seme di una pietà solida e perfettamente illuminata. Filippa ris pose all Philippe Duchessa di Lorena divenuta religiosa clarissa. e cure della sua madre adottiva: il suo cuore, naturalmente portato al bene, si aprì con delizia ai sentimenti più nobili e generosi. Si poté ammirare in lei il fervore e la modestia, che si dipingevano sul suo volto quando si abbandonava alle dolcezze della preghiera, una continua moderazione nelle parole, un fondo di pudore capace di ispirare l'amore per la virtù anche a coloro che si sentivano meno disposti a praticarla. Il suo spirito era penetrante quanto vivace, il suo giudizio solido, il suo cuore retto, sincero, benefico, il che, nel tempo in cui governò la Lorena dopo la morte del duca suo sposo, le fece conferire dai suoi sudditi il titolo così dolce di Buona Madre.
Presto iniziata ai misteri più profondi della religione cristiana, l'obbligo di imitare le umiliazioni e le sofferenze dell'Uomo-Dio le apparve di una necessità talmente indispensabile che, animata dallo spirito della croce e sebbene ancora adolescente, risolse di digiunare il venerdì di ogni settimana, senza alcuna eccezione. Invano la principessa, sua zia, le faceva osservare che, a causa della sua età, questa austera pratica avrebbe potuto compromettere la sua salute e ridurla a uno stato di languore che non le avrebbe più permesso di adempiere ai suoi doveri essenziali: «Ahimè! mia cara zia», le replicava, «posso forse limitarmi troppo nel camminare sulle tracce di un Dio che ha tanto sofferto fin dalla culla? Non sono forse peccatrice fin dalla mia nascita, e tutta la mia vita, che appartiene al sovrano Maestro che mi ha riscattata, non deve forse essergli consacrata attraverso le sofferenze?»
Ebbe anche, fin da quel tempo, una singolare devozione alla Santissima Vergine. Non mancava di onorarla con atti particolari di pietà il sabato, giorno a lei specialmente consacrato. Maria non tardò a darle un segno sensibile della sua protezione. Filippa, colpita da una malattia dolorosa di cui si temeva che le conseguenze le facessero perdere la vista, non ebbe altro ricorso che l'intercessione della sua celeste Protettrice, che le ottenne una pronta e perfetta guarigione.
Matrimonio e vita a corte
Dopo un periodo trascorso alla corte di Francia, sposa Renato II di Lorena. Il testo sottolinea la validità canonica di questa unione dopo l'annullamento del primo matrimonio del duca.
Il duca di Borbone, conte di Beaujeu, suo zio materno, desiderando averla presso di sé, la chiese a Caterina di Gheldria, che gliela affidò. Arrivata a Parigi, Filippa fu ammirata da tutta la corte di Francia, dove si trovava il suo parente. Fu lì che Renato di Lorena René de Lorraine Duca di Lorena e protettore di Hugues des Hazards. la vide, la conobbe, seppe apprezzarla e che, tanto per inclinazione quanto per insinuazione di Madame de Beaujeu, la chiese e la ottenne in sposa, dopo che il suo primo matrimonio con Giovanna d'Harcourt era stato canonicamente annullato. È stato provato, tramite documenti di incontestabile autenticità, che tutte le formalità di tempo, di esame e di dispense erano state rigorosamente osservate, e che mai il matrimonio di Filippa di Gheldria con Renato il Vittorioso fu per un solo momento macchiato da irregolarità.
Una duchessa devota e reggente
Madre di dodici figli, amministra la Lorena con carità, affrontando la peste e la carestia, e fonda istituti ospedalieri a Lunéville e Nancy.
Dodici figli furono i frutti di questa unione che il Signore aveva benedetto. La pia orfana fu madre attenta e vigilante, e l'esemplare attaccamento dei suoi figli alla religione cattolica fu uno dei preziosi risultati dei suoi consigli e dei suoi insegnamenti. Ma per quanto fosse occupata nella cura della sua famiglia domestica, non dimenticava la sua famiglia lorena; trattava i suoi sudditi come i propri figli; la si vide condividere, nei loro confronti, tutta la sollecitudine del suo regale sposo, soprattutto nei tempi di calamità pubbliche, come l'orribile peste del 1505 e, dopo la morte di Renato, la carestia del 1516. Fece costruire, a Lunéville, un convento per le religiose ospedaliere di Santa Elisabetta, poi un secondo, dello stess o Ord Nancy Capitale del ducato di Lorena dove riposano i duchi. ine, a Nancy, per fondarvi, nella capitale degli Stati di Lorena, un asilo per i malati e una scuola di virtù per le fanciulle destinate ad assisterli. Tuttavia la divina Provvidenza non risparmiò l'avversità alla principessa che la rappresentava così mirabilmente in mezzo alle popolazioni dei suoi ducati. Divenuta vedova, si vide sottrarre successivamente una parte della fortuna di suo marito, la sua eredità patrimoniale, infelice conseguenza della perdita del coniuge. Ma se la sua anima fu spezzata, soprattutto dalla morte dell'eroe che aveva tanto e così cristianamente amato, non ne fu affatto scoraggiata; non si elevò verso Dio che con maggiore fiducia e abbandono. Raddoppiò le cure, tanto per l'amministrazione degli Stati di Lorena, di cui Renato II l'aveva istituita reggente, quanto per quella della sua famiglia e della sua casa.
Il ritiro in monastero
Nel 1519, dopo aver assicurato la reggenza e la maggiore età di suo figlio Antonio, si ritira presso le Clarisse di Pont-à-Mousson nonostante le iniziali reticenze della badessa.
Cedendo al desiderio della nobiltà e del terzo stato, Filippa fece proclamare la maggi ore età Antoine Figlio di Filippo e successore di Renato II. di Antonio, erede presuntivo della corona ducale, e riconoscere questo principe come sovrano dei ducati. Ma il giovane duca, novizio nell'arte di governare, pregò sua madre di aiutarlo con la sua esperienza e i suoi consigli, cosa che questa nobile dama non credette di dovergli rifiutare. La vedova di Renato continuò a prendere parte agli affari pubblici, e i lorenesi, che la idolatravano, si facevano un dovere di mostrarle in ogni occasione la loro deferenza e il loro rispetto. Filippa trascorse così undici anni dalla morte di Renato il Vittorioso, preparandosi tuttavia, in silenzio, al compimento di un progetto eroico, al quale i suoi obblighi di madre e di reggente l'avevano costretta a soprassedere. Quando credette giunto il momento, ovvero all'inizio del 1519, con il pretesto di una passeggiata e di un cambio d'aria, la regina-duchessa si recò al convento di Santa Chiara, a Pont-à-Mousson. Avendo chiesto alla badessa un colloquio, in presenza della comunità riunita, le dichiarò la sua intenzione di rinunciare al mondo e di chiudersi nel suo monastero, per attendere più liberamente agli esercizi della vita spirituale. «Madre mia», disse Filippa alla bad essa, che era allora Giovanna, dell'ill Jeanne, de l'illustre maison d'Apremont Badessa del convento di Santa Chiara a Pont-à-Mousson. ustre casa di Apremont, «dalla morte del re, mio sposo, ho compreso che il Signore chiedeva da me gli ultimi giorni della mia vita. Glieli avrei consacrati senza esitare un momento, se le necessità della mia famiglia e dello Stato non avessero prevalso sul desiderio della mia santificazione. Ma ora che questi motivi non sussistono più, che i miei impegni cessano, vengo a supplicarvi di darmi asilo nella vostra casa e di ricevermi nel numero delle vostre figlie, per piangere con loro le colpe della mia giovinezza, e per prevenire, con la penitenza, i castighi della giustizia divina che ho meritato. Che la mia età, che la mia condizione, che la mia fortuna non mi escludano dalla grazia che sollecito, poiché vengo a sacrificarle a Gesù Cristo, che non disdegna le vittime tardive, quando gli sono offerte per amore».
La badessa, tutta interdetta, rimase per qualche tempo senza rispondere. Riavutasi infine dal suo stupore, ringraziò la duchessa della preferenza con cui onorava il suo monastero e la pregò di considerare che l'austerità della regola avrebbe superato le sue forze. Le rappresentò che la sua presenza a corte avrebbe fatto più bene che il genere di vita così oscuro che voleva abbracciare, che i poveri avrebbero perso troppo con il suo ritiro... Che forse la delicatezza della sua costituzione e le sue infermità, tradendo il suo zelo, l'avrebbero costretta a lasciare l'abito nel corso della prova; che valeva molto meglio non tentare l'impresa che esporsi ad abbandonarla per l'impotenza di seguirla. La duchessa comprese le inquietudini della degna superiora e, affrettandosi a dissiparle: «Madre mia», le disse, «non immaginatevi che la mia accoglienza apra la porta al rilassamento; la grazia, che mi spinge a entrare nelle vie della penitenza, mi fortifica per compierne i doveri. Se la disciplina del vostro Istituto è rigida, il Dio che servirò sarà il sostegno della mia debolezza». La badessa e il suo capitolo non poterono resistere all'insistenza della loro augusta postulante, e la ricevettero sebbene con una certa apprensione. La principessa tornò a Nancy, tutta felice e colma di speranza. Vi fece, in segreto, i suoi ultimi preparativi, poi, fin dai primi giorni di novembre 1519, riprese la strada di Pont-à-Mousson, dove era già arrivata, quando si seppe alla corte di Lorena che l'aveva lasciata, ma senza indovinarne ancora il motivo. Da quella città, fece sapere ai suoi figli che desiderava vederli riuniti attorno a lei, la vigilia della Concezione della santa Vergine, allo scopo di trattare insieme un affare importante. Il desiderio di una madre teneramente amata fu un ordine per dei principi docili e affettuosi. Riuniti nel giorno preciso, la regina di Sicilia li ricevette con una tenerezza più viva del solito e li trattò con l'effusione di un cuore vivamente commosso. Dopo il pasto della sera disse loro: «Sapete, figli miei, perché vi ho qui mandati? È per manifestarvi che, con l'aiuto di Dio, sto per farmi religiosa a Santa Chiara». A questa rivelazione inattesa, i principi scoppiano in singhiozzi, versano abbondanti lacrime e, nei termini più teneri e più forti al tempo stesso, scongiurano la loro madre diletta di non abbandonarli. Certamente, fu una scena straziante per il cuore di questa virtuosa principessa; ma la grazia le diede la forza di trionfare sulla natura, e il suo sacrificio fu consumato. Il giorno seguente, 8 dicembre 1519, la duchessa di Lorena, alla presenza dei suoi figli, dei signori e della sua corte, entrò nel monastero, vi fece il suo anno di prova secondo le Regole e l'Istituto di Santa Chiara, camminando a piedi nudi, mangiando nel refettorio, digiunando come le sue compagne, servendo in cucina, osservando esattamente il silenzio e sottomettendosi a tutte le mortificazioni capitolari.
Ventisette anni di vita claustrale
Pronuncia i suoi voti di povertà e obbedienza, vivendo in una totale austerità e rifiutando ogni privilegio legato al suo rango fino alla morte.
Terminato il noviziato, e prima di pronunciare i voti, Philippe chiamò nuovamente i suoi figli attorno a sé e, per entrare nello spirito del distacco assoluto dai beni terreni, consegnò loro tutto ciò che era in suo possesso, fino ai suoi abiti secolari. Fece conoscere loro le sue disposizioni testamentarie e non riservò di tutta la sua fortuna che una modesta pensione, della quale volle inoltre che tutta la Comunità beneficiasse tanto quanto lei stessa. Liberata da ogni preoccupazione terrena, l'illustre novizia pronunciò i quattro voti solenni di povertà, castità, obbedienza e perpetua clausura. Per ventisette anni interi, durante i quali Philippe de Gheldres visse ancora, fu, in mezzo alle religiose sue compagne, un modello compiuto di tutte le virtù cristiane e monastiche: «Soffrirei la morte e che mi si strappassero gli occhi e tutte le membra», ripeteva spesso, «piuttosto che acconsentire a che si facesse alcuna alterazione al nostro Istituto».
Santa morte e doni profetici
Muore sabato 26 febbraio 1547, come aveva predetto. Il testo menziona anche le sue visioni, in particolare quella della sconfitta di Pavia.
Due anni prima della sua morte, nel 1545, la principessa religiosa fu colpita da una malattia che la condusse alle porte della tomba; ne scampò, ma solo per vegetare fino all'Assunzione dell'anno successivo, quando ne fu ripresa con un raddoppio di violenza. Da allora non fece altro che languire, senza perdere tuttavia nulla del suo fervore abituale. «Figlie mie», diceva alle suore che venivano a visitarla, «lasciatemi andare verso il mio Dio, il mio buon sposo... Perché mi trattenete così tanto? Pregate Dio per la salvezza della mia anima e lasciate andare questo povero corpo». Il 24 febbraio 1547, ricevette il sacramento dell'Estrema Unzione con perfetta consapevolezza e angelica pietà. Il giorno seguente, venerdì, la madre superiora, avvicinandosi, le disse: «Nostro Signore vi chiama da questo mondo in un giorno ben degno; è infatti di venerdì che ha versato il suo degnissimo e preziosissimo sangue per lavare la vostra bella anima». La venerabile duchessa rispose: «So che oggi è venerdì; ma so anche che non morirò in questo giorno, poiché tutta la felicità di cui ho goduto in questo mondo mi è giunta di sabato. Sposai il fu buon re Renato di sabato, così feci il mio ingresso nel paese di Lorena di sabato; feci professione di religione di sabato, e il giorno di sabato me ne andrò in Paradiso». La cosa avvenne come aveva predetto. Il sabato 26 febbraio 1547 morì, all'età di ottantacinque anni, Filippa di Gheldria, rive stita dell'abito rel Philippe de Gheldres Duchessa di Lorena divenuta religiosa clarissa. igioso, cinta dalla corda e con il capo coperto dal suo velo di professione.
È acquisito alla storia che il Signore fece rivelazioni alla sua umile serva. Ad esempio, nel 1525, il giorno in cui Francesco I perse la battaglia di Pavia e fu fa tto prigioniero, bataille de Pavie Battaglia del 1525 di cui Filippo ebbe la visione profetica. suor Filippa, allora in orazione, si alzò all'improvviso, accorse verso le religiose e disse loro, emettendo profondi sospiri: «Figlie mie, mettetevi immediatamente in orazione e pregate Dio con ardore, ve n'è grande necessità. Il fiore di giglio è caduto. Mio figlio Francesco (il principe di Lambes c) è morto, e il regno di Francia è in gr Mon fils François (le prince de Lambescq) Figlio di Filippo morto nella battaglia di Pavia. ande desolazione. Tuttavia bisogna soccorrerlo con la preghiera e l'orazione». Verificata la cosa, si constatò che l'evento aveva avuto luogo nel momento stesso in cui la principessa era andata a sollecitare le preghiere della Comunità. I prodigi operati alla sua tomba e i favori ottenuti da persone che l'avevano invocata con fiducia hanno stabilito, nel popolo, la pia credenza che la virtuosa regina-duchessa, divenuta per scelta umile religiosa, goda in cielo della beata immortalità.
Fonti della nota
La biografia si basa sui lavori dell'abate Guillaume e su una pubblicazione del 1859.
Questa nota è dovuta alla cortesia dell'abate Guillaume, cappellano della cappella ducale di Nancy. — L'ultima riproduzione della Vita di Filippa di Gheldria, messa in ordine e completata con nuovi documenti, risale al 1859. È stata pubblicata in un volume in-12 di oltre 400 pagine, ma l'edizione è esaurita.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel 1462
- Matrimonio con Renato II di Lorena
- Reggenza dei ducati di Lorena dopo la morte del marito
- Ingresso nel convento delle Clarisse di Pont-à-Mousson nel 1519
- Professione religiosa solenne nel 1520
- Morta all'età di 85 anni
Miracoli
- Guarigione da una malattia agli occhi per intercessione della Vergine
- Visione profetica della sconfitta di Pavia e della morte di suo figlio nel 1525
- Esatta predizione del giorno della sua morte, un sabato
Citazioni
-
So che oggi è venerdì; ma so anche che non morirò in questo giorno, poiché tutta la felicità di cui ho goduto in questo mondo mi è giunta di sabato.
Testo agiografico