Venerabile Giovanni Battista de La Salle
FONDATORE DEI FRATELLI DELLE SCUOLE CRISTIANE
Fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane
Nato a Reims nel 1651, Giovanni Battista de La Salle rinunciò alla sua fortuna e al suo canonicato per dedicarsi all'istruzione gratuita dei bambini poveri. Fondò l'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, affrontando numerose persecuzioni e prove da parte delle autorità civili e religiose. Morì a Rouen nel 1719, lasciando dietro di sé una grande opera pedagogica e spirituale.
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IL VENERABILE GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE,
FONDATORE DEI FRATELLI DELLE SCUOLE CRISTIANE
Giovinezza e vocazione a Reims
Nato a Reims nel 1651, Jean-Baptiste de La Salle manifestò una pietà precoce e scelse la via del sacerdozio nonostante le aspettative della sua famiglia.
Il venerabile de La Salle nacque nel 1651 a Reims Reims Luogo del battesimo di Clodoveo. , dove suo padre era consigliere presso il tribunale presidiale. Ricevette al battesimo il nome di Giovanni Battista: la sua vita fu innocente e penitente come quella del suo santo patrono. Fin dalla più tenera infanzia, diede segni certi di essere nato per il cielo. I santi nomi di Gesù e di Maria furono i primi che pronunciò distintamente. Sua madre, la cui pietà eguagliava la tenerezza, si applicò a formarlo alla virtù. La preghiera fu la sua sola delizia, la lettura di buoni libri il suo unico svago. Si dilettava a erigere, nelle parti più solitarie della casa paterna, piccole cappelle, ad adornarle di fiori, accuratamente rinnovati secondo le stagioni; a decorarle con sante immagini e pii reliquiari; lì pregava, cantava cantici, imitava con devozione le sante cerimonie della Chiesa. I divertimenti del mondo non ebbero per lui più attrattiva di quelli dell'infanzia: là dove gli altri provavano sentimenti di piacere o di vanità, lui non trovava che una santa tristezza. Così, un giorno in cui, nei salotti di suo padre, una riunione d'élite si dedicava al piacere della danza e ad altri divertimenti, lungi dal prendervi parte, provò all'improvviso un così vivo sentimento di tristezza che scoppiò in lacrime e andò a gettarsi tra le braccia di una persona pia della compagnia, che riuscì a consolarlo solo andando nella sua stanza a leggergli alcune pagine della Vita dei Santi, la sua lettura prediletta.
Quando usciva di casa, era per andare a visitare il Signore nei suoi templi: almeno era sempre lì che lo conduceva il suo cuore. La sua pietà, in chiesa, sembrava quella di un angelo: usciva dal suo raccoglimento solo per prestare attenzione a ciò che accadeva all'altare. Notava tutto e non mancava, al ritorno, di fare domande su ciò che aveva visto. Presto il desiderio di servire egli stesso all'altare, funzioni che gli angeli devono invidiarci e di cui tanti fedeli non sanno apprezzare l'onore, lo portò a imparare il modo di rispondere alla messa: da allora in poi assolse a questa azione di pietà con la fede più viva e un tenero amore per Nostro Signore. Avrebbe considerato come una grande privazione vedersi togliere questa felicità anche solo per un giorno.
Prevenuto da tanta grazia, il nostro pio fanciullo si applicò con ardore agli studi seri, dapprima nella casa paterna, poi all'Università di Reims. Era la gioia dei suoi maestri, che lo vedevano ogni giorno crescere in sapienza e in scienza. I suoi genitori speravano che sarebbe stato il sostegno della sua famiglia. Suo padre si proponeva solo di farne un uomo onesto, un uomo di probità, un magistrato integro; ma Dio lo destinava a qualcosa di più perfetto, egli ascoltò la sua voce e vi fu docile. Dichiarò di sentire una vocazione irresistibile per il ministero sacro. I suoi genitori vedevano in ciò tutti i loro progetti rovesciati; ma, pieni di fede, acconsentirono generosamente a ciò che stava per distruggerli. Giovanni Battista ricevette il loro consenso con gioia e riconoscenza. Lo si vide da allora più raccolto di prima: raddoppiò le sue preghiere e supplicò la santa Vergine di presentarlo lei stessa a suo Figlio e di ottenergli la grazia di essere un degno ministro degli altari.
Formazione e prime responsabilità
Divenuto canonico a 17 anni, studia a Saint-Sulpice sotto la direzione dell'abate Tronçon prima di dover assumere la tutela dei suoi fratelli.
Avendo ricevuto la tonsura clericale, fu provvisto, verso l'età di diciassette anni, di un canonicato della chiesa metropolitana di Reims (9 luglio 1666), e ne prese possesso sei mesi dopo (17 gennaio 1667). Non appena ebbe terminato il suo corso di filosofia, si fece ricevere, secondo l'usanza, maestro delle arti; poi gli venne il pensiero di andare a sostenere la sua tesi di dottorato all'università di Parigi. Cercando, in quella città di dissipazioni e di pericoli, un luogo dove potesse diventare sapiente senza cessare di essere pio, si stabilì al seminario di Saint-Sulpice; quel vivaio di scienza e di fervore aveva allora per superior abbé Tronçon Superiore del seminario di Saint-Sulpice e direttore spirituale. e l'abate Tronçon, considerato a giusto titolo come uno degli oracoli del clero e del suo tempo: i vescovi, Fénelon tra gli altri, educati a quella santa scuola, lo onoravano come un padre, lo consultavano come loro maestro nella teologia, e soprattutto lo prendevano per guida nelle vie spirituali. Jean de La Salle dovette avanzare a grandi passi sotto la direzione di un tale ecclesiastico. Il suo ingresso negli Ordini fu ritardato dalla morte di sua madre (1671) e quella di suo padre che seguì da vicino (1672); sopportò queste due prove con grande rassegnazione, ma dovette tornare a Reims; la cura dei suoi affari domestici e la tutela dei suoi fratelli orfani gli imposero il dovere di strapparsi a se stesso per consacrarsi a esseri così cari, che sua madre e suo padre morenti avevano raccomandato alla sua sollecitudine: era un penoso fardello. Lo sopportò con premura, con intelligenza, con energia; mostrò di buon'ora quella perseveranza che giunge a compimento delle imprese più difficili. Tuttavia, in mezzo alle preoccupazioni che portano necessariamente gli interessi temporali, non perse di vista la sua vocazione per lo stato ecclesiastico. Si preparò a lungo e con la massima cura a ricevere i santi Ordini: «Si può mai essere abbastanza preparati», diceva, «alle funzioni del sacerdozio? Una carica formidabile agli angeli stessi, una dignità il cui peso è parso opprimente ai più santi personaggi, non deve forse far indietreggiare un peccatore come me?». E aggiungeva, ripetendo le parole che era solito ripetere ai suoi discepoli il santo fondatore di Saint-Sulpice: «Bisogna essere ciechi per presentarsi al sacerdozio: ciechi o per le tenebre del peccato e delle passioni, o per un'obbedienza semplice che non sa ragionare». Fu necessario, in effetti, che il santo giovane si lasciasse condurre come un cieco dal suo direttore affinché la sua umiltà acconsentisse al sacerdozio. Fu ordinato il 9 aprile 1678, all'età di ventisette anni. L'aria di santità che si notò in lui, la prima volta che offrì dalle sue mani la celeste vittima, non lo lasciò più d'allora: bastava vederlo all'altare per credere alla presenza reale di Nostro Signore. Vi riceveva tante luci che lo si attendeva all'uscita della chiesa per consultarlo. Ma talvolta era fuori condizione di comunicare con gli uomini: colmo del Dio che portava nel suo petto, intimamente unito a quell'ospite divino, aveva a stento l'uso dei suoi sensi. Quando era malato, trovava spesso nel suo fervore forze inaspettate e forse soprannaturali: più di una volta lo si vide alzarsi dal suo letto di dolore, nonostante il parere dei medici, e farsi trascinare per così dire all'altare, per nutrirsi del pane dei forti. Spesso anche, dopo la comunione, cadeva in estasi: la sua anima rapita verso Dio vi attingeva il disprezzo del mondo e la forza di resistergli. Ma vediamo in che modo il nostro santo sacerdote fu preparato e condotto dalla Provvidenza all'esecuzione dei disegni che aveva su di lui.
La nascita delle scuole cristiane
Sotto l'influenza del canonico Roland e di Padre Barré, si impegna con Adrien Niel nella creazione di scuole gratuite per i ragazzi poveri.
Un virtuoso canonico, di nome Roland, che aveva preso come direttore della sua coscienza, aveva fondato una comunità delle Figlie del Bambin Gesù, per l'istruzione delle orfane e delle bambine; in punto di morte, la raccomandò al suo figlio spirituale, al suo amico, presagendogli persino, senza dubbio per un'ispirazione dall'alto, che avrebbe avuto la gloria di stabilire le vere scuole cristiane. La vita che conduceva era ben adatta ad avviarlo verso questa santa impresa. Aveva imparato a Saint-Sulpice a vincere l'uomo vecchio che vuole scuotere ogni legge, sottomettendo tutte le azioni della sua vita a una regola uniforme. Presso di lui, tutto aveva la sua ora segnata: il risveglio, la preghiera, la meditazione, lo studio, i pasti, le letture spirituali; l'ufficio canonicale era il centro di tutte le azioni della giornata. Le amare critiche dei mondani furono ben lungi dallo scoraggiarlo; esse gli insegnarono a rivedere i vani giudizi del mondo al tribunale sovrano della sua coscienza; divenne ancora più solitario; la sua vita fu più austera, le sue orazioni più frequenti, le sue veglie più lunghe. La cura che dedicò alla parte interiore di se stesso lo rese negligente verso l'esteriore; non fece più uso che delle stoffe più grossolane e adottò da allora l'abito che ha trasmesso ai suoi figli insieme al suo spirito e alle sue virtù. Tutto il tempo che gli lasciavano i suoi esercizi di pietà era consacrato a visitare le famiglie indigenti. Guardando il sonno come un ostacolo ai suoi progressi nella perfezione, si faceva svegliare, in ogni stagione, alle quattro del mattino. Ebbe dapprima molta difficoltà a riportare sulla natura questa prima vittoria della giornata: si alzava ben esattamente, ma una volta sul suo inginocchiatoio, quando si sforzava di elevare la sua anima verso Dio con l'orazione, un profondo assopimento la teneva come sepolta nel corpo, e la sua testa ricadeva pesantemente: mise nel punto in cui era solita ricadere così un sasso irto di asperità: a ogni caduta queste punte lo svegliavano e lo riportavano alla sua preghiera; con questo mezzo eroico si abituò così bene a vegliare che, in seguito, passava facilmente intere notti a pregare, a scrivere o a occuparsi degli affari urgenti del suo Istituto. Alle veglie aggiungeva digiuni rigorosi. Nella settimana santa, per esempio, dal giovedì fino al giorno di Pasqua, non prendeva che un brodo magro, senza pane.
Tuttavia il momento si avvicinava in cui i disegni di Dio stavano per ricevere un inizio di esecuzione: un santo religioso, il P. Barré, dell'Ordine di San Francesco di Paola, aveva stabilito le Figlie della Provvidenza per l'istruzione delle bambine nate da genitori poveri. Aveva anche formato il piano di uno stabilimento di maestri di scuole gratuite per i ragazzi che venivano lasciati senza educazione; ma vi incontrò tanti ostacoli che non poté vincerli. Una dama nobile e ricca, madame de Maillefer, convertita da una vita mondana a una vita di buone opere, si interessava vivamente a questa impresa; inviò da Rouen un pio laico, il signor Adrien Niel, con delle lettere per tentare di st abilire a Reim M. Adrien Niel Pio laico che avviò il progetto delle scuole gratuite a Reims. s una scuola gratuita per i ragazzi. Aveva una lettera per il nostro santo canonico, che veniva pregato di aiutarlo con i suoi consigli, e che lo alloggiò persino nella sua casa. Il progetto gli parve infinitamente lodevole, ma difficile da eseguire; Jean de La Salle se ne interessò, come avrebbe fatto per un'altra opera; era ben lungi dal sospettare che Dio lo destinasse a diventare un fondatore di Ordine: «Se avessi creduto», disse, «che la cura di pura carità che mi prendevo dei maestri di scuola avrebbe dovuto mai farmi un dovere di rimanere con loro, l'avrei abbandonata; poiché, siccome naturalmente mettevo al di sotto del mio valletto coloro che ero obbligato a impiegare nelle scuole, il solo pensiero che mi sarebbe toccato vivere con loro mi sarebbe stato insopportabile». Così si accontentò dapprima di alloggiare due maestri presso il signor Dorigny, parroco di Saint-Maurice di Reims, al quale Dio aveva, nello stesso tempo, ispirato il desiderio di lavorare all'opera delle scuole gratuite, e che guardò come un incontro tanto felice quanto sorprendente che si venisse a fargli questa proposta, e aprirono immediatamente la scuola, nel 1679. Jean de La Salle credette che non ci fosse più nulla da fare per loro se non lodare Dio per le benedizioni che aveva dato alle sue cure, ma dovette ancora aiutare, con i suoi avvisi e con la sua borsa, il signor Niel che aveva una singolare attività per iniziare scuole nuove, ora in una parrocchia, ora in un'altra. Inoltre, nell'assenza spesso reiterata del signor Niel, Jean de La Salle fu obbligato a supplirlo presso i maestri: diede loro un piccolo regolamento, li alloggiò vicino a casa sua, poi nella sua casa, e infine la lasciò per andare a dimorare con loro in un'abitazione estranea. Ciò indispose contro di lui tutta la città di Reims e soprattutto i suoi parenti; in effetti, agli occhi del mondo, non poteva quasi abbassarsi di più; ma si elevava al giudizio di Dio! Tuttavia Niel, che aveva nello spirito più attività che costanza, fece fallire alcune scuole per la sua incostanza; La Salle, che non si proponeva al principio che di supplire alle sue assenze, fu obbligato a caricarsi di tutto, e divenne, senza pensarci, fondatore di un nuovo Ordine religioso.
La scelta della povertà radicale
Per guadagnarsi la fiducia dei suoi maestri, rinuncia al suo canonicato e distribuisce il suo patrimonio ai poveri durante la carestia del 1684.
Già diversi maestri avevano rinunciato a un genere di vita che li disturbava troppo, perché richiedeva una costrizione continua. Coloro che riempirono di nuovo la casa mostrarono, è vero, di voler fare bene; ma lasciarono intravedere anche molti difetti. Fu solo a forza di istruzioni ed esortazioni toccanti che parvero fare progressi nella vita spirituale e portare abbastanza volentieri il giogo di una regolarità mortificante. Si vide nascere in loro una santa emulazione, effetto meraviglioso della vigilanza del loro infaticabile conduttore. La sua pazienza nel sopportare tutti i loro difetti, la sua carità tenera e paterna nell'ascoltarli in ogni momento, nell'entrare nelle loro pene; la sua dolcezza inalterabile nel riprenderli, gli guadagnavano la loro fiducia e il loro cuore. Lo amavano come un padre; si amavano reciprocamente; la pace regnava tra loro. All'improvviso si levò una tempesta che gli fece pagare a caro prezzo il piacere innocente che gustava iniziando a godere del frutto dei suoi lavori.
Delle inquietudini sul futuro agitarono questi uomini ancora attaccati alla terra. A cosa ci condurrà la vita dura che conduciamo, si dicevano l'un l'altro? Non c'è nulla di solido nello stato che abbiamo intrapreso. Perdiamo la nostra giovinezza in questa casa. Cosa diventeremo se il nostro Padre ci abbandona, o se la morte ce lo porta via? Da qui un raffreddamento generale. Il buon Padre ne è spaventato, ma non ne può indovinare la causa: mostra loro più bontà che mai; li interroga. Infine, gli confessarono francamente i timori che avevano. Subito disse loro pieno di zelo: «Uomini di poca fede, chi vi dà l'audacia di prescrivere dei limiti a una bontà infinita che non ne ha alcuno? Poiché è infinita, può forse mancarvi e non aver cura di voi? Volete delle assicurazioni? Il Vangelo non ve ne fornisce? Ne esigete di più forti della parola espressa di Gesù Cristo? È un impegno che ha firmato col suo sangue, ecc.». Questo discorso era molto toccante, ma mancava qualcosa. Gli uditori dicevano a se stessi e tra loro: Se ognuno di noi avesse un buon canonicato o un ricco patrimonio come il nostro Padre, parleremmo anche noi eloquentemente sull'abbandono alla divina Provvidenza; o bene, se il nostro Padre non avesse più di noi, i suoi discorsi ci persuaderebbero maggiormente. A lungo non osarono fargli un'osservazione così strana. Infine, pressati dalle sue esortazioni sempre più veementi, glielo confessarono bruscamente. Il buon Padre, sebbene sorpreso, convenne umilmente che avevano ragione. Da quel momento risolse di disfarsi del suo patrimonio per fondare delle scuole. Consultò il Padre Barré, quel virtuoso Minimo, che si mostrò ben altrimenti severo. Gli consigliò, non solo di dis farsi del Père Barré Religioso dell'Ordine dei Minimi che consigliò il santo sulla povertà radicale. suo patrimonio, ma di darne il prezzo ai poveri; gli consigliò inoltre di rinunciare al suo canonicato, non a suo fratello, che era ecclesiastico, ma a uno straniero. Le volpi, gli disse con Gesù Cristo, hanno le tane, e gli uccelli del cielo hanno i nidi per ritirarsi; ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo; e spiegava così queste parole del Salvatore: «Chi sono queste volpi? Sono i figli del secolo che si attaccano ai beni della terra. Chi sono questi uccelli del cielo? Sono i religiosi che hanno le loro celle per asilo; ma per i maestri e le maestre di scuola, la cui vocazione è di istruire i poveri all'esempio di Gesù Cristo, nessun altro possedimento sulla terra che quello del Figlio dell'Uomo. Nessun altro appoggio che la Provvidenza conviene alle scuole cristiane. Questo appoggio è incrollabile, ed esse rimarranno esse stesse incrollabili, se non avranno altro fondamento».
Certamente, non è la carne e il sangue che rivelano verità così rigide e pure; e ciò che prova bene che erano veramente ispirate dall'alto, è che colui che interessavano, e al quale dovevano apparire estremamente dure, le gustò subito. Il suo cuore acconsentì senza mormorare a sacrifici così difficili. Più ci pensava davanti a Dio, più si sentiva disposto. Ebbe più difficoltà da parte degli uomini: coloro che consultò si trovarono divisi di sentimento: l'arcivescovo di Reims non volle permettergli di lasciare il suo canonicato. Alla lunga ne ottenne il permesso; ma il superiore del seminario gli consigliò, da parte dell'arcivescovo, di rinunciare al canonicato a suo fratello, che ne era degno. La Salle rispose: «Convengo che mio fratello ha tutto il merito che riconoscete in lui; ma è mio fratello, e questa sola ragione mi impedisce di accondiscendere ai desideri di Monsignor l'arcivescovo». Il superiore, colpito da questa risposta, cambiò linguaggio, e disse che approvava d'ora in poi un disegno che si era incaricato di combattere: «A Dio non piaccia», aggiunse, «che io vi consigli mai di fare ciò che tante persone desiderano da voi! Eseguite ciò che lo Spirito Santo vi ha ispirato. Questo consiglio, che vi do adesso, così opposto a quello che vi ho dato all'inizio, è il consiglio dello Spirito di Dio e il solo che bisogna ascoltare».
La Salle, che aveva trentatré anni, rinunciò dunque al suo canonicato a uno straniero. Vendette ugualmente tutti i suoi beni e ne distribuì il prezzo ai poveri, nell'anno disastroso del 1684, a tal punto che si vide lui stesso ridotto a mendicare il suo nutrimento. I suoi discepoli mormorarono del fatto che non avesse riservato nulla per loro. Rispose loro in questi termini: «Ritornate, miei cari fratelli, sui tristi giorni dai quali siamo appena usciti. La carestia ha appena esposto sotto i nostri occhi tutti i mali che causa ai poveri e tutte le brecce che sa fare alla fortuna dei ricchi. Questa città non era più popolata che da miserabili. Vi si recavano da ogni parte e venivano a trascinarvi un resto di vita languente, che la fame stava per terminare. Durante tutto questo tempo, in cui i più ricchi non erano essi stessi sicuri di trovare a prezzo di denaro un pane divenuto tanto raro quanto prezioso, cosa vi è mancato? Grazie a Dio, sebbene non abbiamo né rendite né fondi, abbiamo visto questi tempi infausti passare senza mancare del necessario. Non dobbiamo nulla a nessuno, mentre diverse comunità opulente si sono rovinate con prestiti e vendite svantaggiose, divenute necessarie per farle sussistere». Questo discorso fece loro prestare attenzione ai miracoli che la divina Provvidenza aveva fatto in loro favore. Impararono infine a non diffidarne più in seguito.
Organizzazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane
Definisce le regole, l'abito e i voti della sua nuova società, subendo scherni e le prime persecuzioni sociali.
Da quel momento, La Salle si dedicò interamente alla formazione del suo istituto. Vivendo di elemosine con i suoi maestri di scuola, provava una violenta ripugnanza per certi alimenti. Per vincersi una volta per tutte, si condannò a un'astinenza totale, finché non sentì nascere in sé una fame divorante. Questo mezzo gli riuscì. Un giorno, il cuoco servì per sbaglio una porzione di assenzio. Gli altri si credettero avvelenati e si astennero dal resto. Il Padre, che aveva mangiato tutta la sua porzione senza accorgersi di nulla, fu molto sorpreso di sentir parlare di veleno. Si esaminò la cosa: non era che assenzio. La brava gente se ne divertì durante la ricreazione. Ma il Padre, per insegnare loro a mortificarsi, fece servire una seconda volta la porzione che avevano rifiutato, e dovettero mangiarla tutta.
Riunì poi dodici dei suoi principali discepoli per deliberare con loro sulle costituzioni da dare alla loro piccola società. Presero dapprima il nome di Fratelli delle Scuole Cristia ne e decisero che il loro nutrim Frères de la Doctrine chrétienne Congregazione religiosa docente fondata dal santo. ento sarebbe stato quello del popolo povero. Proposero di fare i voti perpetui di povertà, castità e obbedienza; ma il Padre volle che inizialmente li facessero solo per tre anni, e li fece con loro. Dopo molte riflessioni, diede loro come abbigliamento uniforme quello che portano ancora oggi. Ne fecero oggetto di scherno. Furono fischiati, si arrivò fino a gettare loro del fango in faccia, senza che nessuno pensasse a prendere le loro difese. Lui stesso, il Padre, essendo andato a fare scuola al posto di un Fratello, ricevette schiaffi per strada. Subì questa prova per più di un mese. Non fu l'unica volta in cui dovette soffrire tali oltraggi, lui e i suoi Fratelli.
Per praticare egli stesso l'obbedienza, sull'esempio di Gesù Cristo, si dimise dalla carica di superiore, persuase i Fratelli a eleggerne un altro al suo posto, al quale fu il primo a promettere obbedienza. Ma l'autorità ecclesiastica, venuta a conoscenza di quanto accaduto, lo obbligò a riprendere il primo posto. Nel 1687, il Fratello che era a capo delle scuole di Guise cadde così pericolosamente malato che si disperò per la sua vita. Ricevette gli ultimi sacramenti e fu abbandonato dai medici; si vedeva sul punto di spirare: una sola cosa lo rattristava, quella di non vedere il suo Padre prima di morire. Il buon Padre fece apposta il viaggio, e il Fratello guarì nel vederlo.
Espansione nazionale e opposizioni gianseniste
L'Istituto si estende a Parigi e a Roma, ma si scontra con la gelosia dei maestri di scuola giurati e con l'ostilità degli ambienti giansenisti.
Il santo Istituto si sviluppava, diffondendosi a poco a poco attraverso mille difficoltà, mille persecuzioni, che, umiliando maggiormente gli strumenti di cui si serve, santificandoli di più, attirano su di loro più grazie e rendono più manifesta la provvidenza di Nostro Signore. Nel 1688, il signor de La Chétardie, parroco di Saint-Sulpice, chiamò i Fratelli di La Salle nella sua parrocchia; vi giunsero il 24 febbraio con il loro Padre.
L'antico direttore della scuola parrocchiale li aveva sollecitati lui stesso a venire; ma quando vide il loro successo, ne fu geloso e non omise nulla per danneggiarli; in ciò fu potentemente secondato e persino superato dalla corporazione giurata dei maestri di scuola di Parigi. Il fatto è che le scuole dei Fratelli si moltiplicavano a Parigi e altrove, i bambini vi affluivano senza numero, il popolo li amava. Il Padre aveva stabilito un noviziato a Vaugirard, ma fu costretto a trasferirlo nel sobborgo di Saint-Antoine: i maestri giurati di Parigi lo perseguitarono nel 1704, fino a fargli portare via i mobili. L'arcivescovo di Parigi era il cardinale de Noailles, governat o dai gians Jansénistes Movimento teologico al quale i canonici di San Rufo rimasero opposti. enisti. Essendo il venerabile de La Salle eminentemente sottomesso a tutti i decreti della Santa Sede, lo si tormentava da parte dell'arcivescovo; si volle togliergli l'incarico di superiore e imporne un altro ai Fratelli. In mezzo a queste contraddizioni, le scuole si moltiplicavano in tutta la Francia; vi erano Fratelli a Roma fin dal 1702. I suoi motivi per inviarveli furono, come egli stesso disse: «1° di piantare l'albero della società e di fargli mettere radici nel centro dell'unità, all'ombra, sotto gli occhi e sotto gli auspici della Santa Sede; 2° di fondarla sulla pietra solida, su quella pietra contro la quale le porte dell'inferno non possono prevalere, e di legarla per sempre a questa Chiesa che non può né perire né fallire; 3° di farsi una via per andare ai piedi del Vicario di Gesù Cristo a chiedere l'approvazione delle sue Regole e delle sue Costituzioni, e la grazia per i suoi Fratelli di fare i tre voti solenni di religione; 4° per ottenere la benedizione apostolica sul suo Istituto, per autorizzarlo con la protezione del capo della Chiesa, e prendere da lui la missione di insegnare la dottrina cristiana sotto il beneplacito e l'assenso dei vescovi; 5° infine voleva inviare alcuni dei suoi discepoli nella capitale del mondo cristiano, fonte della comunione cattolica, per esservi i garanti della sua fede, del suo attaccamento inviolabile alla Santa Sede e della sua sottomissione a tutte le sue decisioni in un tempo in cui un così gran numero di persone in Francia sembrava non farne alcun caso». Tali erano e tali furono sempre i sentimenti del venerabile de La Salle. Vi formò i suoi discepoli; non cessò di ispirarli loro in ogni occasione. È perché questi sentimenti erano incisi profondamente nella sua anima, che gli capitava abbastanza spesso di aggiungere al suo nome la qualifica di sacerdote romano.
Sarebbe troppo lungo raccontare qui tutte le tribolazioni di cui questo venerabile fondatore fu abbeverato in molti luoghi, ma soprattutto a Parigi, da dove fu spesso costretto a fuggire: dei nemici si accanirono tutta la vita a perseguitarlo; ma la sua pazienza fu sempre inalterabile. Una volta, tra le altre, un vicario generale dell'arcivescovo di Parigi fu incaricato di mettere un altro superiore al suo posto: quando la comunità fu riunita a questo scopo, il venerabile de La Salle fu il solo a non lamentarsi di un simile affronto: promise persino di calmare l'indignazione dei Fratelli. La più crudele delle sue pene fu senza dubbio vedere i suoi figli soffrire a causa sua.
Il signor de La Chétardie, parroco di Saint-Sulpice, essendosi lasciato accecare da ingiusti pregiudizi, rifiutò di pagare alla comunità, finché l'avesse governata, la pensione che si era impegnato a darle, e che prendeva dalle elemosine che dame pie depositavano nelle sue mani; i suoi discepoli mancavano di pane. Questo epilogo si ripeté diverse volte; ma la Provvidenza ebbe cura di nutrire i suoi figli, e il buon Padre, sacrificando se stesso, non indietreggiò davanti a nessuna umiliazione, non trascurò alcun artificio della carità o dell'umiltà per salvare un Istituto che sapeva essere così utile alla Chiesa.
Gli anni delle grandi prove
Tra l'estrema miseria a Rouen e i tradimenti interni a Mende, il santo mantiene la sua opera attraverso una fiducia assoluta nella Provvidenza.
A Rouen, i Fratelli che erano stati richiesti avevano bisogno, per vivere, di 3.600 lire, senza contare l'affitto della casa. Invece di ciò, la città diede solo 600 lire, di cui 300 venivano assorbite dall'affitto. Jean de La Salle non si tirò indietro di fronte a risorse così disperate; sempre fiducioso nella divina Provvidenza, per il compito di riparare alle ingiustizie degli uomini, affittò una casa e vi si stabilì con dodici Fratelli, ridotto a una pensione di diciassette soldi al giorno per nutrire questa comunità. Dio solo sa come questi martiri abbiano potuto vivere così per venticinque anni. Mancando di tutto, di biancheria, di vestiti, di pane, non sottrassero mai nulla ai loro lavori ordinari, che, come unica ricompensa, attiravano loro solo disprezzo e oltraggio. A stento potevano mostrarsi senza ricevere un insulto; venivano coperti di fango, venivano loro lanciate pietre, venivano picchiati. In balia della fame e del freddo, durante gli anni 1709 e 1710, subirono, fino quasi alla morte, tutto ciò che la carestia e l'inverno hanno di più crudele. Tuttavia, di tanto in tanto, Dio ispirava ad alcune persone virtuose il pensiero di soccorrerli; ma questi aiuti non andarono mai oltre l'assolutamente necessario, come se Dio avesse voluto impedire ai suoi umili servitori di morire di freddo e di fame, senza privarli del merito di soffrire dell'uno e dell'altro.
Le elemosine che ricevevano erano così rare e così minime che i buoni Fratelli considerarono miracoloso l'invio da parte di una persona sconosciuta di una somma di ventidue lire, accompagnata da un biglietto recante queste parole: «Non preoccupatevi di dove provenga questa carità; riponete solo la vostra fiducia in Dio; abbiate cura di servirlo fedelmente, ed Egli stesso vi nutrirà».
Alle sofferenze del venerabile de La Salle, per assomigliare maggiormente al suo Salvatore, mancava la più pungente di tutte, forse, per il cuore di un padre: quella di essere tradito dai suoi. Bevve questa amarezza più di una volta nel calice che la mano del Signore gli presentò. Ne citeremo solo un esempio: a stento i Fratelli furono stabiliti a Mende, che ebbero la presunzione di rompere con la loro comunità, di scuotere il giogo dell'autorità e di vivere al di fuori di ogni regola; il nuovo vescovo e i magistrati della città appoggiarono questa rivolta. Il povero servitore di Dio, invece di intraprendere una lotta incerta, si risolse a vivere per qualche tempo con i suoi discepoli ribelli, sperando di ricondurli a poco a poco al sentimento dei loro doveri. Ma la sua presenza era un rimprovero continuo, il suo esempio era per loro insopportabile. Osarono dirgli che, se voleva continuare a vivere tra loro, doveva pagare la sua pensione. Non rispose nulla, si umiliò come sempre e andò a chiedere asilo alla carità dei Reverendissimi Padri Cappuccini. Raccontando a un altro Fratello che quelli di Mende rifiutavano di riconoscerlo come superiore, aggiungeva: «Hanno proprio ragione, perché sono incapace di esserlo». Quanto ai ribelli, la discordia si insinuò tra loro, il capo della rivolta rimase solo con un altro; commisero entrambi una folla di scandali, e la Giustizia divina, dopo dieci anni, li punì facendoli perire di peste. I Fratelli di Grenoble si mostrarono i degni figli di un così buon padre: è mentre gustava in seno a questa famiglia cara un po' di riposo che fu pubblicata la bolla *Unigenitus* (1714); egli la ricevette e la fece ricevere con la più totale sottomissione. Questa condotta aumentò l'animosità dei Giansenisti, che, in sua assenza, tentarono di governare i Fratelli di Parigi: questi lupi, coperti da una pelle di pecora, stavano per devastare questo gregge, quando egli richiamò il suo pastore. Jean de La Salle rimandava sempre il suo ritorno a Parigi, sperando senza dubbio che si nominasse un altro superiore al suo posto, quando ricevette la seguente lettera:
Ultimi anni e opere spirituali
Si ritira a Saint-Yon, trasmette la direzione a Fratel Bartolomeo e si dedica all'educazione dei prigionieri e alla stesura di opere.
«Signore nostro carissimo Padre. — Noi, principali Fratelli delle scuole cristiane, avendo in vista la maggior gloria di Dio, il maggior bene della Chiesa e della nostra società, riconosciamo che è di estrema importanza che voi riprendiate la cura e la guida generale della santa opera di Dio, che è anche la vostra, poiché è piaciuto al Signore servirsi di voi per stabilirla e guidarla da così tanto tempo: tutti sono convinti che Dio vi abbia dato e vi dia le grazie e i talenti necessari per ben governare questa nuova compagnia, che è di così grande utilità per la Chiesa; ed è con giustizia che rendiamo testimonianza che l'avete sempre guidata con molto successo ed edificazione. Per questo, Signore, vi preghiamo umilissimamente e vi ordiniamo, a nome e per conto del corpo della Società al quale avete promesso obbedienza, di prendere immediatamente cura del governo generale della nostra Società. In fede di che abbiamo firmato. Fatto a Parigi, questo 1° aprile 1714. E siamo con profondissimo rispetto, Signore nostro carissimo Padre, i vostri umilissimi e obbedientissimi inferiori».
Su questa lettera dei suoi figli, il Padre riprese il comando, per obbedienza; ma sempre li pregò di dargli un successore. Nell'attesa, si scaricava della maggior parte degli affari su Fratel Bartolomeo, maestro dei novizi, che era del tutto degno di tale fiducia. Ritornato a Parigi, il Padre vi guarì un ossesso; ma ebbe molto a soffrire da parte dei Giansenisti, che governavano il cardinale di Noailles, soprattutto dopo la morte di Luigi XIV. Questo fu un motivo per lui per riportare i suoi novizi a Rouen, nella casa di Saint-Yon. Tuttavia, egli premeva sempre sui suoi Fratelli affinché accettasser o le sue dimissioni maison de Saint-Yon Casa a Rouen dove il santo trascorse i suoi ultimi anni. e scegliessero un altro superiore. Era vecchio, infermo, e aspirava a un po' di riposo. Ma soprattutto temeva per il futuro della sua Congregazione, temeva che non la si lasciasse governare da sola e che le si imponessero superiori stranieri: già in passato lo si era fatto per alcune case particolari. I Fratelli finirono per acconsentire alle sue istanze e scelsero all'unanimità, come suo successore, Fratel Bartolomeo. Era nei giorni della Pentecoste del 1717. Il buon Padre, con i suoi figli, si occupò di dare una forma definitiva alle loro Costituzioni, affinché potessero essere approvate dalla Santa Sede; ebbe cura di inserirvi che i Fratelli non avrebbero avuto come superiore che uno di loro stessi. Compose alcuni piccoli scritti spirituali, tra gli altri una *Spiegazione del Metodo di orazione*. Ne rivide altri che aveva composto precedentemente: 1° i *Doveri del cristiano verso Dio, e i mezzi per potersene assolvere*; 2° la *Civiltà cristiana*.
Una delle sue occupazioni più care era fare esortazioni ai novizi, per portarli alla perfezione del loro stato; in seguito, visitare i pensionanti della casa di Saint-Yon. Questi pensionanti erano di due tipi. Alcuni erano soggetti difficili, rinchiusi per ordine del re o per volontà dei loro genitori, per fare penitenza dei loro disordini e arrestarne le funeste conseguenze. Gli altri erano bambini i cui padri e madri affidavano l'educazione ai Fratelli. I primi erano molto difficili da ridurre; erano custoditi accuratamente in un quartiere separato, che non comunicava con il resto della casa. Erano, per la maggior parte, giovani libertini che si disperavano nella loro prigione. Tutto ciò che si diceva loro sui giudizi di Dio, sui castighi terribili dell'inferno, non li toccava. Soltanto, alcuni facevano finta di convertirsi per ottenere la loro liberazione. Il santo uomo ebbe pietà di questi infelici; andava a visitarli regolarmente ogni giorno; e poiché Dio legava una grazia particolare alle sue parole, molti diedero segni inequivocabili di un sincero cambiamento. Fu resa loro la libertà, e non si ebbe motivo di pentirsene. Alcuni si fecero religiosi negli Ordini più regolari e più austeri; gli altri rimasero nel mondo e vi edificarono con la saggezza dei loro costumi. I piccoli pensionanti erano la delizia del santo uomo. Li confessava; rispettava in loro l'innocenza della loro età; andava a vederli di tanto in tanto; animava i loro piccoli giochi; poi, adattandosi al loro carattere, raccontava loro storie edificanti e dava loro principi di virtù. Se qualcuno aveva commesso una colpa, lo riprendeva con bontà; per questa via guadagnava la loro fiducia, ed essi ascoltavano volentieri le sue lezioni, che egli proporzionava alla loro portata.
Morte ed eredità spirituale
Muore il Venerdì Santo del 1719, lasciando un testamento che insiste sull'obbedienza alla Chiesa e sull'unione tra i Fratelli.
La casa di Saint-Yon divenne proprietà dei Fratelli nel 1718. Il venerabile de La Salle vi fu provato come ovunque altrove. Il Fratello che gli era stato dato per servirlo nelle sue infermità lo opprimeva con parole grossolane e rimproveri, senza che egli se ne lamentasse mai con nessuno. L'arcivescovo di Rouen si lasciò talmente prevenire che, due giorni prima della morte del santo uomo, gli ritirò tutti i suoi poteri, come a un sacerdote indegno. Le sue infermità aumentarono talmente verso la metà della Quaresima del 1719, che fu costretto a stare a letto. Il pericolo cresceva sensibilmente, e la gioia cresceva allo stesso tempo nella sua anima. «Spero», diceva, «che sarò presto liberato dall'Egitto, per essere introdotto nella vera terra promessa agli eletti». Il 19 marzo, festa di san Giuseppe, patrono dell'Istituto, i suoi dolori cessarono all'improvviso, le sue forze tornarono, e poté dire la messa, come aveva ardentemente desiderato. Appena finita la messa, i suoi dolori e la sua debolezza ripresero. Riceve gli ultimi sacramenti all'inizio della Settimana Santa, e muore della morte dei giusti il Venerdì Santo, 7 aprile 1719, all'età di sessantotto anni. Il suo corpo fu sepolto, senza pompa, nella cappella di Sainte-Suzanne della chiesa parrocchiale di Saint-Sever.
Il giorno in cui ricevette l'Estrema Unzione, vedendo i suoi figli in lacrime attorno al suo letto, rivolse loro questo testamento: «Raccomando a Dio innanzitutto la mia anima, e poi tutti i Fratelli della Società delle Scuole cristiane, ai quali mi ha unito; raccomando loro sopra ogni cosa di avere sempre un'intera sottomissione alla Chiesa, e soprattutto in questi tempi difficili; e, per darne segno, di non disunirsi in nulla dal nostro Santo Padre, il Papa, e dalla Chiesa di Roma, ricordando sempre che ho inviato due Fratelli a Roma, per chiedere a Dio la grazia che la loro Società vi fosse sempre interamente sottomessa. Raccomando loro anche di avere una grande devozione verso Nostro Signore, di amare molto la santa comunione e l'esercizio dell'orazione, e di avere una devozione particolare verso la santissima Vergine e verso san Giuseppe, patrono e protettore della loro Società, e di adempiere al loro impiego con zelo e disinteresse, e di avere tra loro un'unione intima e un'obbedienza cieca verso i loro superiori: ciò che è il fondamento e il sostegno di ogni perfezione in una comunità».
In un altro momento, dopo che furono state recitate le preghiere dell'agonia, riprese conoscenza e aggiunse: «Se volete conservarvi e morire nel vostro stato, non abbiate mai commercio con la gente del mondo; poiché, a poco a poco, prenderete gusto al loro modo di agire, ed entrerete così a fondo nella loro conversazione, che non potrete difendervi, per politica, dall'applaudire ai loro discorsi, sebbene molto perniciosi; il che sarà causa che cadrete nell'infedeltà; e, non essendo più fedeli nell'osservare le vostre regole, vi disgustate del vostro stato, e infine lo abbandonerete».
Il superiore del seminario di Saint-Nicolas du Chardonnet, dove il venerabile de La Salle ricevette ospitalità dal 4 ottobre 1717 al 7 marzo 1718, rende di lui una preziosa testimonianza; non possiamo terminare meglio questa vita che citandolo: «Questo tempo è stato breve, come vedete; ma non ce n'è voluto di più per riconoscere in lui i doni particolari che Dio vi aveva posto, e le grazie stesse che egli si studiava di più a nascondere agli uomini. Abbiamo soprattutto riconosciuto in lui uno zelo e un fervore straordinari per la propria perfezione, un'umiltà profonda e un grande amore per la mortificazione e la povertà. Lo zelo per la propria perfezione è apparso: 1° nel fatto che, non contento di trovarsi tutti i giorni, senza mancarne uno solo, a tutti gli esercizi di pietà, all'orazione del mattino, alle conferenze spirituali, ai divini uffici, mi ha confessato che dedicava ancora regolarmente ogni giorno due ore e mezza o tre ore alla meditazione; 2° nel totale assoggettamento in cui ha voluto vivere al regolamento del seminario, poiché si recava sempre tra i primi a tutti gli esercizi, e non vi era per lui alcun articolo che non fosse importante; non avrebbe voluto, non dico uscire in città, ma nemmeno parlare a un esterno, senza chiederne il permesso. Invano gli ho dichiarato più volte che aveva presso di noi ogni permesso, e che questo punto del regolamento non era stato messo per lui, non è stato possibile fargli accettare la dispensa. La sua umiltà ci è parsa ugualmente ammirevole, ed era universale. Non faceva nulla senza consiglio, e il parere degli altri gli sembrava sempre migliore del suo. Nella conversazione, ascoltava sempre più volentieri di quanto parlasse; non gli si sentiva mai dire nulla a suo vantaggio. Pieno di orrore e di disprezzo per la mondanità che ostentano molti ecclesiastici nel loro aspetto e nei loro abiti, nulla di più semplice dei suoi, che non erano che di saia la più comune. Tutto il resto del suo aspetto vi rispondeva, ed è in parte ciò che mi ha fatto dire che amava la povertà. Questo amore per tale virtù è ancora più emerso nella generosità che ha avuto di rinunciare a tutto e di spogliarsi di tutto per intraprendere e sostenere l'istituzione della sua comunità, e nelle precauzioni che ha preso per ispirare e perpetuare nei Fratelli che la compongono questo spirito di semplicità e il taglio di tutto ciò che non è assolutamente necessario alla vita e al sostentamento. La sua mortificazione, infine, ci confondeva edificandoci. Non volle mai accettare una camera riscaldata quando entrò in seminario; e, invece di scaldarsi con gli altri, almeno durante il tempo della ricreazione, amava meglio intrattenersi nelle sale o nel giardino con alcuni seminaristi, per avere occasione di ispirare loro qualche santa massima e il distacco dalle cose della terra; e poiché la sua modestia, il suo aspetto raccolto e l'unzione dei suoi discorsi non lasciavano dubitare che egli ne praticasse ancora molto più di quanto ne ispirasse, non si saprebbe esprimere il frutto che ha prodotto in questo seminario».
Riconoscimento ufficiale e sviluppo mondiale
L'Istituto viene riconosciuto da Benedetto XIII e da Napoleone, conoscendo una spettacolare espansione mondiale fino al XIX secolo.
Su richiesta dell'episcopato francese e di diversi vescovi d'Italia, la causa di beatificazione e canonizzazione del venerabile servo di Dio è stata introdotta a Roma. Il decreto che l'autorizza fu firmato, l'8 maggio 1840, da papa Gregorio XVI, che gli conferì il titolo di Venerabile. Il 1° novembre 1873 ebbe luogo, in Vaticano, la lettura del decreto che constatava l'eroicità delle sue virtù.
[APPENDICE: NOTA SUI FRATELLI DELLE SCUOLE CRISTIANE.]
La Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane fu riconosciuta civilmente nel 1724 con lettere patenti di Luigi XV, e religiosamente nel 1725 con u na bolla di Benoît XIII Papa che elevò l'Istituto a Ordine religioso nel 1725. Benedetto XIII, che eresse l'Istituto in Ordine religioso, senza cambiare nulla alle Costituzioni del venerabile Padre. All'epoca della Rivoluzione francese, furono esiliati dalla Francia per il rifiuto del giuramento. Dopo il Concordato, Padre Francesco di Gesù, antico maestro dei novizi, organizzò e aprì una scuola a Lione, il 3 maggio 1802.
Nello stesso tempo, altri Fratelli si riunirono a Saint-Germain-en-Laye, al Gros-Caillon (Parigi) e a Tolosa. Il governo autorizzò allora la riapertura delle scuole cristiane, facendo sostenere dall'amministrazione degli ospizi le spese necessarie al loro mantenimento. Tre anni più tardi, ne sorsero ad Ajaccio (Corsica), a Saint-Étienne (Loira), a Trévoux, a Besançon, ecc., ecc.
L'8 settembre 1805, i Fratelli ripresero il loro abito d'Ordine, e l'arcivescovo di Lione ottenne in seguito per loro l'esenzione dal servizio militare. Quando Napoleone organizzò l'Università (1808), il loro Ordine fu ugualmente riconosciuto: fu approvato come corpo insegnante. Sotto la Restaurazione (1819), il governo concesse loro la grande casa del sobborgo Saint-Martin, che fu sostituita più tardi da quella che occupano attualmente in rue Oudinot.
Da allora, il loro Istituto si è sviluppato straordinariamente. Nel 1824, contava già duecentodieci case, che ospitavano quasi milleottocento fratelli. Oggi sono quasi seimila, dirigono diversi pensionati molto fiorenti e un gran numero di scuole gratuite frequentate, nella sola Francia, da circa centotrentamila alunni. Ad eccezione dell'Austria, della Spagna e della Russia, hanno stabilimenti in tutte le contrade dell'Europa, ne possiedono diversi nel Levante, in Algeria, negli Stati Uniti d'America, uno a Singapore e persino in Oceania.
Ci siamo serviti, per comporre questa biografia, della Storia della Chiesa, di Rohrbacher, e della Vita del venerabile de La Salle, 13ª dispensa della Biblioteca della famiglia.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Reims nel 1651
- Nomina a canonico di Reims nel 1666
- Ordinazione sacerdotale il 9 aprile 1678
- Apertura della prima scuola gratuita nel 1679
- Rinuncia al canonicato e distribuzione dei suoi beni ai poveri nel 1684
- Fondazione dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane
- Insediamento a Parigi nel 1688
- Ritiro presso la casa di Saint-Yon a Rouen
- Morto il venerdì santo del 1719
Miracoli
- Guarigione di un Fratello a Guise per la sua sola presenza
- Guarigione di un ossesso a Parigi
- Cessazione improvvisa dei suoi dolori il giorno di San Giuseppe prima della sua morte
Citazioni
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Si può mai essere abbastanza preparati alle funzioni del sacerdozio?
Testo fonte -
Raccomando sopra ogni cosa di avere sempre una totale sottomissione alla Chiesa
Testamento spirituale